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Archivio per agosto 25, 2022

Il ciclo di Eymerich, una narrativa popolare che inquieta e non consola /2 – Carmilla on line


Seconda puntata, su CarmillaOnLine, dell’opera principale di Valerio Evangelisti, ma anche del resto della sua produzione: il ciclo dell’inquisitore Eymerich (qui la prima parte); si entra nei dettagli di ciò che il Potere delinea per i suoi sottoposti, le dinamiche, gli esiti di queste obbligazioni, di questo controllo sociale, che determinano il disastro sociale e interiore dei nostri secoli postmoderni.

In Mater Terribilis, in uno dei più classici futuri alla Evangelisti in cui la razionalità di Eymerich dispiega le sue distopiche conseguenze, esiste il Vortex, una stazione satellitare in grado di immagazzinare i sogni e gli incubi di tutta l’umanità e di ritrasmetterli modificati e amplificati alle menti delle persone. Due funzionari di questa stazione dialogano tra di loro:

– La gente “Non riesce più a distinguere tra incubo e realtà. Quanto ai sogni, non sa più nemmeno cosa siano.
“Be’, era proprio questa la finalità del sistema. Spegnere i sogni. I sogni non sono governabili, gli incubi sì. Sovversione e terrorismo nascono dai primi, anche se magari si convertono nei secondi”.

Questo discorso è fatto dal punto di vista del potere e per questo dove sta scritto sovversione e terrorismo possiamo leggere rivoluzione e ribellione. Ciò detto questo brano fa pensare all’Unione Sovietica. Il più grande sogno trasformato in un tremendo incubo. Al di là di questa suggestione, tornando ai romanzi di Eymerich, la gran parte delle eresie che ci presenta Evangelisti rimangono in bilico tra queste due dimensioni: di sogno e di incubo.
Insomma l’immaginario non è soltanto lo scrigno immateriale che custodisce i tesori più preziosi dell’animo umano rimossi dalla razionalità dominante. L’immaginario è strutturalmente ambiguo. Se superiamo le colonne d’Ercole che delimitano la logica del nostro mondo non troviamo automaticamente sogni e pulsioni di libertà. Certamente ci imbattiamo in frammenti di possibili mondi alternativi, ma assemblati in una forma magmatica e per questo utilizzabili anche in modo regressivo da ciarlatani, mestatori e funesti imbonitori.
In Cherudek Eymerich si scontra con Rupescissa, un alchimista che, con il suo elisir, vuole assicurare a folle di infelici l’“accesso a una vita più ricca, in cui il corpo si fa lieve e i beni dello spirito sono condivisi”. Nel condannare la sua eresia, il cinismo dell’inquisitore ha almeno una freccia al suo arco che sembra provenire da una faretra rivoluzionaria:

– “Curioso” commentò Eymerich, un sorrisetto cinico sulle labbra. “Ogni tanto compare qualcuno che promette ai poveri il riscatto. Purché si impegnino a rimanere poveri nella vita ordinaria e cercare soddisfazione nel mondo dei sogni”.

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PINK TURNS BLUE – Not Gonna Take It


Il nuovo singolo dei Pink Turns Blue, mentre lottano nelle ombre di loro stessi.

Simposi frattalizzati


Nel simposio dei tuoi sensi, ti accorgi di essere un ricordo frattalizzato dalle differenze quantiche.

Martina (613-641). Un’imperatrice odiata – TRIBUNUS


Cos’era l’Impero Romano d’Oriente, quando poi divenne l’unico depositario della tradizione e legislazione romana, nell’Alto Medioevo? Ce lo spiega bene Tribunus dedicando una pagina all’imperatrice Martina, imperatrice anche d’intrighi e di devianze che hanno reso i bizantini (termine improprio, ma che indica bene luoghi, persone ed epoca) un unicum potente e bizzarro, longevo e tuttora imperante.

Martina fu forse una delle imperatrici più influenti e allo stesso tempo impopolari della storia dell’Impero Romano. Ella non era molto amata nella capitale per via della natura della sua unione matrimoniale e per via delle pressioni che faceva sull’imperatore per assicurarsi la successione dei propri figli. Suo marito, nonché suo zio, l’imperatore Eraclio (610 – 641) era già stato sposato con Fabia-Eudocia, sovrana ben voluta dal popolo, che morì improvvisamente di epilessia nell’Agosto del 612, lasciando un figlio, Eraclio Costantino (incoronato nel 613 ), e una figlia, Epifania (incoronata nel 611, ad appena un anno di vita). Tanto questa sovrana era amata che, durante il corteo funebre, una serva accidentalmente sputò fuori da una finestra, e la sua saliva colpì proprio il corpo di Fabia-Eudocia, mentre il feretro passava per lei via della città. La giovane fu immediatamente arrestata e bruciata viva dalla popolazione. Un rispetto che, in futuro, nessuno si sarebbe sognato di avere per Martina.

Martina era la figlia di primo letto di Maria, sorella dell’imperatore, e di un certo Martino. La data in cui avvennero le nozze e la cerimonia di incoronazione ad augusta è abbastanza controversa. Teofane colloca il matrimonio poco dopo la morte di Eudocia, tra il 613 e il 614, mentre Niceforo afferma che avvenne nel 623, anno della guerra contro gli Avari.
Molti studiosi, a sostegno di entrambe le ipotesi, portano una moneta raffigurante lo stesso Eraclio: se la figura femminile che compare assieme al sovrano è Martina, il matrimonio deve essere avvenuto prima del 615 o del 616; ma potrebbe anche trattarsi di Epifania-Eudocia, la figlia di primo letto dell’imperatore, incoronata augusta da bambina. Ovviamente, non è da escludere che monete raffiguranti la figliastra continuassero a circolare nell’Impero, anche dopo il matrimonio. Ma che il popolo pensasse che la donna effigiata fosse Martina non ci sono dubbi, come ben dimostrato da una moneta dalla Collezione Dumbarton Oaks, dove l’immagine della sovrana è stata cancellata a martellate. Tuttavia, data la prolungata assenza dell’imperatrice Martina dalla capitale, attorno agli anni venti del 600, e la sua conseguente impopolarità, l’effige della sovrana scomparve del tutto dalle monete nel 629.

Crimes Of The Future – il ritorno di Cronenberg al body horror @ PostHuman


Mario Gazzola su PostHuman recensisce Crimes Of The Future, la nuova fatica di David Cronenberg. Ed è un brivido leggere certe impressioni, per alcuni maestri il tempo sembra davvero non passare mai e anzi, divengono ancora più espressivi, ancora più maestri. Un estratto:

Organi tumorali mutanti, mangiatori di plastica e glaciali performance di body art: dopo l’erotizzazione del video e delle macchine, ora “è la chirurgia il nuovo sesso” nell’ultimo plumbeo capolavoro del Canadese che “installa porte nel futuro”.
Non facile scrivere qualcosa d’intelligente all’altezza di un film cupo e geniale come Crimes Of The Future, filosoficamente lucido quanto visionario sul futuro della nostra specie, come da sempre è il miglior Cronenberg, autore di una filmografia straordinariamente coerente e compatta, anche nelle sue evoluzioni dal body horror (praticamente sua invenzione) ai mostri dei media, della psiche, dai soggetti originali a monumentali riduzioni letterarie e ritorno.

Crimes Of The Future è infatti summa e superamento di eXistenZ, (le porte corporee per il gioco virtuale), Crash da Ballard (il sesso “macchinale”) e su tutti del burroughsiano Naked Lunch: le macchine organiche, il cospirazionismo paranoico dove tutti sono agenti di qualche bizzarra fazione politica.
Persino gli esterni squallidi girati la scorsa estate in un’Interzona di anonimi vicoli ateniesi, fra relitti navali e graffiti urbani, dove ormai non si deambula per comprare una dose di paradiso artificiale o sesso a buon mercato, ma per farsi incidere la pelle. Esterni che ben dimostrano come si possa ricreare un’ambientazione autenticamente minimal-dystopic-cyberpunk anche con gli angoli marginali del nostro mondo mediterraneo e non solo con grattacieli luccicanti.

Del resto, qual migliore set per una storia in cui una frangia d’umanità mutata si scopre in grado di nutrirsi orgogliosamente di plastica – ossia degli scarti della nostra civiltà in procinto di sommergerci – mentre il protagonista Saul Tenser (Viggo Mortensen) passa quasi per un “conservatore” dato che non nasconde il fastidio che gli crea la spontanea generazione di nuovi organi tumorali da parte del suo corpo. Organi che poi si fa rimuovere dall’ex chirurga Caprice (Léa Seydoux) tramite un avveniristico macchinario biotecnologico che pare sbucato da un incubo di Giger, facendo dell’atto estreme performance di body art che ben avrebbero potuto ispirare dei seguiti dell’Outside di Bowie.

Pur essendo una star riconosciuta e coccolata, Saul rifiuta d’arrendersi all’inesorabilità della mutazione della specie umana professata invece da Lang (Scott Speedman), padre del bambino Brecken, il primo nato con la capacità di digerire la plastica ereditata geneticamente senza mutazioni. Bambino ucciso all’inizio del film dalla madre Djuna (Lihi Kornowsky), che non lo riconosce più come “umano”.
Lang ora vuole da Saul un’autopsia-performance del figlio morto, per alzare i riflettori del mondo sulla sua fazione plastivora, mentre la “Nuova Buoncostume” per cui il performer è agente sotto copertura vuole assolutamente arrestare l’azione degli apostoli di quest’evoluzione umana neogastrica.

La sensazione è che – al di là del cupo gelo in cui ti lascia – questo sia IL film del presente, che renderà insignificante qualunque altro film per i prossimi dieci anni. Vedetelo alla svelta quando (da domani) farà capolino nelle sale italiane (distribuito da Lucky Red), perché prevediamo che non resterà in circolazione a lungo. Ma resterà a lungo in chi lo seguirà con la necessaria partecipazione “performativa”.

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