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Archivio per settembre 4, 2022

Non fa tutto il computer: il ritorno di vecchie perplessità nell’arte digitale – L’INDISCRETO


Il contributo di Francesco D’Isa, su L’Indiscreto, alla discussione di quest’estate, se cioè TTI (“Text To Image”, il software IA che, partendo da un dettagliato testo, realizza delle immagini sbalorditive) può danneggiare o meno la creatività degli artisti grafici (e in futuro magari degli scrittori, dei musicisti, di ogni forma di arte che l’umanità ha sempre conosciuto. Vi lascio ad alcuni brani del suo intervento e v’invito a leggere poi tutto l’articolo, a farvi un’idea che non sarà mai banale, qualsiasi opinione vi facciate.
PS – L’immagine qui sopra è di Alessandro Bavari, che anni fa illustrò il penultimo numero di NeXT, il 17: pur filtrata da una IA, la sua resa è esattamente ciò che ci si attenderebbe da Bavari.

È ormai un cliché dire che la nascita delle tecnologie TTI (text-to-image) che permette la creazione di immagini attraverso comandi testuali sia una rivoluzione tecnologica pari a quella della fotografia – l’ho ripetuto spesso anch’io, in recenti articoli sugli aspetti filosofici ed estetici di questi strumenti. La reazione del mondo dell’arte davanti a questa novità è stata anch’essa prevedibile: entusiasmo da un lato e rifiuto dall’altro. Di recente un fumettista che stimo, Lorenzo Ceccotti, ha scritto un lungo testo in cui dà voce a dubbi e critiche piuttosto diffusi sia qua che all’estero, contro i quali si schierano altrettanti “entusiasti” dei TTI di cui faccio parte, sebbene non voglia ignorarne le evidenti criticità. Abituato a letture filosofiche so bene che si può trovare un testo proficuo e interessante anche se non si condivide molte delle tesi di fondo; i temi affrontati da Ceccotti sono importanti e valgono la lettura, ma voglio argomentare le ragioni del mio accordo e disaccordo, considerato che le tesi sostenute dal fumettista si ritrovano spesso anche altrove.
Ceccotti sembra dividere la produzione di arte visiva principalmente in due prassi. La prima (la conceptual visual art) «è una forma di speculazione puramente visiva, che prende ispirazione da un brief per sviluppare un concetto visivo originale: permette ad altri di visualizzare le immagini vicine a quelle nella mente dell’artista, non le parole del brief». L’autore pare  suggerire che la creazione coincida con la rappresentazione fedele di un’immagine mentale, una specie di “sbobinamento visivo dell’immaginazione”.

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Strani giorni: Jean Baudrillard


“Il lavoro (anche sotto forma di tempo libero) invade tutta la vita come repressione fondamentale, come controllo, come occupazione permanente in luoghi e in tempi regolati; secondo un codice onnipresente. Bisogna sistemare la gente dappertutto, a scuola, in fabbrica, sulla spiaggia o davanti al televisore nel riciclaggio: mobilitazione generale permanente. Ma questo lavoro non è più produttivo nel senso originario. Non è più lo specchio della società, il suo immaginario,  il suo principio fantastico di realtà. Pulsione di morte, forse.”

Il post di Ettore Fobo si regge da solo, è stato estrapolato da Lo scambio simbolico e la morte, di Jean Baudrillard; continuiamo a correre verso il nulla, continuiamo…

The Quiet Club – The Telepathic Lockdown Tapes | Neural


[Letto su Neural]

La confezione si presenta con una cassetta di due tracce di venti minuti per lato, contenuta in una elegante e stilizzata scatola pieghevole di carta assieme a un set di quattro intriganti illustrazioni fotografiche. Le stesse quattro tracce, più altre quattro tracce bonus, assieme a un libretto di grafica in pdf, sono disponibili in download tramite un codice contenuto in una scheda allegata. The Telepathic Lockdown Tapes è il risultato dell’incontro di Mick O’Shea e Danny McCarthy, duo irlandese formatosi nel 2006 e che utilizza per questo progetto improvvisativo e di sound art il moniker The Quiet Club. È un’ampia gamma di dispositivi per la creazione del suono quella che ci sorprende all’ascolto, che vanno da pietre, strumenti fatti in casa, elettronica, trame amplificate, theremin e field recording. L’effetto complessivo è invero piuttosto straniante, seducente, scuro ma non neghittoso, seppure una certa inquietudine serpeggi in tutti i centosessanta minuti presentati. Le registrazioni sono state effettuate dal duo durante il lockdown, in giorni e orari prestabiliti nei quali insieme – ognuno dal proprio studio – partecipava alle sessioni. Il tutto è stato poi mixato senza aggiunta alcuna o editing. Quello che sorprende di un siffatto setting è al contrario proprio l’interazione tra i due artisti, che diventa ancora più avvincente, documentando di fatto un periodo di tempo specifico che non è stato dei migliori per l’arte in generale e la condivisione d’esperienze spettacolari e produttive. A questo s’aggiunge inoltre che il duo non abbia l’abitudine di discutere in anticipo né una linea comune, né quelli che saranno i dettagli dei rispettivi interventi, regola abbastanza singolare anche in ambito improvvisativo e che predispone ad un vasto bagaglio di strumentazione e di materiali pre-registrati, focalizzando quindi sia i punti di convergenza della propria azione che quelli di differenza. Naturalmente a monte d’un simile approccio vi è una grande familiarità, una musicalità tesa ma gentile, in forte relazione comunicativa. Dice Mick O’Shea, “abbiamo avuto dei silenzi molto belli, interessanti, intensi” così come ci sono state delle sovrapposizioni altrettanto significative, “pensavo molto all’altra persona che suonava in un certo modo, ma non c’era alcuna possibilità di dirlo finché non abbiamo ascoltato entrambi i pezzi”. Insomma, “non c’erano le solite soluzioni o reazioni di fronte un’altra persona che suonava”, dice ancora O’Shea, sottolineando l’insolito setting del processo. Anche il racconto di McCarthy a riguardo delle stesse registrazioni è più o meno simile: consapevole di ciò che l’altro componente del combo potesse suonare e dei punti in cui sonorità e trame probabilmente entravano in conflitto o si completavano a vicenda. Il potenziale per la creatività risiede evidentemente in ogni situazione e questo The Quiet Club lo ha reso un fatto compiuto.

Alphaxone – Exotic Matter


Glie eventi accadono per la ricerca di solitudini lontane.

Empatia sensata


Nei cristalli olografici il senso della tua percezione karmica.

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Gerarchia di un’ombra

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