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I Pink Floyd come non li avete mai ascoltati prima – Rockol


Su RockOl un bell’articolo che ripercorre le vicissitudini del remix di Animals, dei Floyd, uscito ieri, articolo arricchito di aneddoti che non conoscevo e che mi gasano davvero, è come se fosse nato un loro nuovo disco, tornando ai tempi in cui erano davvero tosti.

Grazie a James Guthrie, produttore e ingegnere del suono londinese, vero e proprio mago del suono alla corte dei Pink Floyd sin dai tempi di “The Wall”, l’upgrade sonoro completato nel 2018 si è ramificato all’interno di tutto l’album, evidenziando in particolare la limpidezza dei suoni e in particolare delle timbriche della batteria di Nick Mason. È proprio lo storico batterista dei Floyd il primo a dichiararsi soddisfatto del 2018 remix: “Sono contento che l’abbiamo remixato invece di lasciarlo così com’era. Penso che di tutti gli album sia forse quello registrato meno bene. Ha meritato un miglioramento”. Anche Aubrey Powell, che ha curato le grafiche della nuova copertina, esterna la sua approvazione: “So che la band non è mai stata del tutto soddisfatta di “Animals”. Lo realizzarono nel loro studio per la prima volta e hanno avuto un sacco di problemi iniziali. Ora ha preso vita e la grinta è proprio quella immaginata da Roger. È incredibile”.

Bisogna ammettere che “Animals” è un disco di rottura nella discografia dei Floyd, vera e propria linea di demarcazione che separa la musica sognante e onirica di “The Dark Side Of The Moon” e “Wish You Were Here”, i loro due dischi precedenti, dal successivo “The Wall”, vero e proprio tsunami lirico e sonoro. Con “Animals” la band rompe musicalmente col passato: niente musica d’atmosfera, da ascoltare a occhi chiusi: il suono di “Animals” ti tiene sveglio, non te lo godi rilassato sulla sedia a sdraio, non puoi suonarlo con la chitarra davanti a un falò con gli amici, non potrai utilizzarlo all’interno di un documentario sul surf o come colonna sonora per l’acqua minerale, come gran parte delle canzoni dei Pink Floyd. Nulla di tutto questo. “Animals” ti fa riflettere, ti colpisce dritto nello stomaco e ti costringe a reagire, ribellarti, prendere posizione. Non è accomodante, è scomodo. Ed è pericolosamente visionario e attuale. Non è un caso che quarant’anni dopo Roger Waters ne abbia ripescato suoni e iconografia per i suoi concerti dell’”Us+Them” tour del 2018, adattandoli perfettamente alla situazione politica e sociale di quel periodo. Per questo i testi e le musiche di “Animals” suonano ancora più pregnanti oggi, fungendo da perfetta colonna sonora dei tristissimi tempi che stiamo vivendo.

A parte l’impegno in fase d’incisione, c’è da rimarcare il diverso coinvolgimento dei quattro musicisti all’interno dei Britannia Row Studios. Sin dalle prime settimane Nick Mason si è particolarmente attivato producendo ai Britannia Row alcuni musicisti e prendendo confidenza con le attrezzature, prima dell’inizio delle incisioni di “Animals”. Richard Wright, preso da problematiche personali, si pone ai margini delle lavorazioni del disco, vivendo con disagio lo strapotere decisionale del quale si era investito Roger Waters anche grazie alle distrazioni degli altri componenti della band. Infine Gilmour e Waters vivono quelle settimane totalmente presi dalla loro vita privata: freschi sposi, diventano per la prima volta genitori proprio nel 1976, Gilmour ad aprile, Waters a novembre.

I ricordi dei protagonisti raccontano di sedute d’incisione vissute senza troppe difficoltà, nonostante i momenti di tensione causati dalla scarsa conoscenza delle nuove attrezzature di registrazione di cui era stato dotato il nuovo studio. C’è molto entusiasmo tra i musicisti e i loro collaboratori, tanto che le difficoltà e i problemi quotidiani vengono affrontati e risolti da tutti con la massima collaborazione. Ci saranno anche momenti di tensione, vedi il giorno in cui Mason e Waters, in assenza del tecnico Brian Humphries, già con loro sin dal loro disco precedente, provano a smanettare sul nuovo mixer per apporre delle modifiche a “Dogs” e cancellano per errore un lungo solo di chitarra di Gilmour. Il chitarrista, mettendo da parte il suo proverbiale aplomb, perde la pazienza ed è costretto non senza le dovute rimostranze a una nuova incisione.

Sul terzo piano dei Britannia Row, che ospita i locali adibiti agli uffici, Waters ha fatto allestire una specie di sala ricreativa e di relax dotata di un biliardo e di un tavolo da calcio balilla, dove trascorrere le pause tra le registrazioni sfidando il malcapitato di turno. Nel suo libro Mason racconta anche di uno speciale hamburger all’aglio approntato dal custode dello studio che contribuiva a risollevare gli umori dei musicisti nei momenti di sconforto. Si racconta anche che alla fine delle incisioni Waters regalerà a Humphries un quadretto col canovaccio utilizzato con fare maniacale dal tecnico per ripulire ogni giorno il banco di regia!

Previsto tra gennaio e luglio 1977, il tour mondiale che promuove “Animals” dei Pink Floyd sottolinea, soprattutto nella prima parte dello spettacolo dedicata al nuovo album, il clima dalle forti tinte cupe, fortemente cinico e pessimista delle nuove canzoni. Per rendere evidenti le tematiche dei nuovi brani, la band appronta uno spettacolo pieno di trovate sceniche che sono passate alla storia. Oltre a una serie di nuovi effetti luce, i Pink Floyd portano per la prima volta in scena il famoso maiale volante e la “famiglia post-atomica”, realizzata anch’essa in materiale gonfiabile, rappresentata da una coppia di coniugi, i loro due figli e mezzo (come indicavano le statistiche dell’epoca), un’automobile sportiva, un televisore e un frigorifero dal quale fuoriescono degli enormi vermi – un simbolo utilizzato in alcune canzoni dell’album successivo “The Wall” – che lasciano il pubblico a bocca aperta. Dalla formazione vengono messe da parte momentaneamente le coriste, aggiungendo un secondo chitarrista e lasciando il sassofonista Dick Parry per suonare i due bis, “Us and Them” e “Money”, tratti da “Dark Side”.

Nel frattempo gli equilibri all’interno della band stanno mutando velocemente. Si stanno infatti creando evidenti fratture tra i vari componenti, frutto di problemi che avevano origini molto lontane. Quando i Pink Floyd hanno portato “Animals” in tour nel 1977, soprattutto durante i concerti americani tra aprile e luglio, sono crollate tutte le certezze pseudo-socialiste di Roger Waters, già vacillate nel 1973, quando il suo conto bancario è stato letteralmente travolto da una valanga di soldi mai posseduti prima. Perché le date americane del tour di “Animals” hanno portato nelle casse dei musicisti altri milioni di dollari, guadagnati con spettacoli che la band stessa ha definito indegni. Pubblico rumoroso, festante e spesso ubriaco, a tratti violento e certamente non incline ad ascoltare la proposta musicale dei Pink Floyd, generava incassi da record, macchiando indelebilmente, concerto dopo concerto, le coscienze della band.

La misura fu colma soprattutto nel luglio 1977, in occasione dei quattro concerti newyorchesi, disturbati dai tantissimi petardi che una parte del pubblico aveva portato in sala per festeggiare il 4 luglio (giorno dell’Indipendenza), facendoli esplodere pericolosamente anche sul palco tra i musicisti. Sarà soprattutto la data di Montreal (6 luglio) a lasciare il segno: Roger Waters arriva a sputare sul volto di un fan che si dimena scatenato in prima fila, reo di averlo infastidito per gran parte dello spettacolo. Un episodio che sconvolge la band, mettendola davanti alle proprie responsabilità: sono diventati così avidi di danaro che stanno svendendo la loro arte nel peggior modo possibile, pagandone le conseguenze. Somigliano sempre più al maiale che utilizzano come simbolo negativo durante i loro spettacoli e trattano il proprio pubblico come le pecore citate nel disco. Si sono ormai trasformati in veri e propri animali, una sentenza senza appello che li inchioda alle loro responsabilità. Il loro disco successivo, “The Wall”, parte proprio da quello sciagurato episodio avvenuto nello stadio olimpico di Montreal.

Il remix di “Animals” è pronto dal 2018 e sta per essere dato alle stampe. Le bozze della nuova edizione contengono le note di copertina affidate a Mark Blake. Quando sono state sottoposte alla band, c’è stata – a voler essere diplomatici – una forte differenza di venute tra Waters da una parte e la coppia GilmourMason dall’altra. Blake, famoso per il suo imperdibile libro sui Pink Floyd intitolato “Pigs Might Fly”, è anche l’autore dei testi contenuti nelle recenti ristampe del gruppo. Gilmour e Mason hanno bocciato ai voti il suo racconto in quanto, secondo la loro opinione, attribuiva la maggior parte dei meriti di “Animals” a Waters. Ancora una volta così “Animals” è causa di una profonda rottura: i tre membri sopravvissuti della band non hanno trovato un accordo per cui il disco è stato “congelato”. La pubblicazione si è sbloccata perché quelle note sono state “censurate” e a parlare c’è soltanto la musica. E che musica!

Perché si è dovuto intervenire così a fondo tra le varie multitraccia di “Animals”? La storia ha origini antiche. “Animals” è stato preparato nel 1976 con la stessa cura maniacale che ha reso famosi i Pink Floyd, ma dal primo ascolto si capisce che in fase di produzione qualcosa deve essere andato storto. Vuoi per la scarsa conoscenza delle nuove attrezzature o per le difficoltà nelle fasi finali di mastering, la versione originale dell’album ha un suono che lascia molto a desiderare. Gli strumenti risultano impastati, poco chiari nelle dinamiche e sia le voci che i vari effetti del disco sembrano scomparire in un magma sonoro che rende tutto ovattato e poco chiaro. Anche ad un ascolto poco attento è chiaro che i suoni della batteria della versione 1977 e di diversi momenti del disco non sono all’altezza delle aspettative, come se una nuvola avesse oscurato atmosfere che meritavano luci e colori diversi. Anche le successive edizioni remaster di “Animals” non sono riuscite a migliorarne il suono.

La versione remix di “Animals” è stata per anni in cima alle liste d’attesa dei fan dei Pink Floyd. Quando sono state diffuse le prime notizie sull’edizione remix, gli appassionati hanno immaginato scenari diversi sul contenuto di questa speciale edizione: man mano che i mesi trascorrevano senza aggiornamenti, le aspettative sono cresciute a dismisura, dimostrando che l’album, nonostante sia stato spesso bistrattato da esperti e recensori di mezzo mondo, è amatissimo dai fan dei Pink Floyd. Come già accaduto tra il 2011 e il 2012 per gli album “Dark Side”, “Wish You Were Here” e “The Wall”, in molti avrebbero apprezzato un cofanetto speciale dedicato ad “Animals”. I fan hanno fantasticato a lungo su un’uscita che contenesse l’intero concerto live del 1977.

Nonostante esistano fonti certe che confermano l’esistenza delle registrazioni professionali di alcune serate del tour 1977 realizzate dai Pink Floyd, queste sono finite chissà dove nei meandri dei disordinati archivi della band. Gli appassionati avrebbero apprezzato anche un dischetto con le prime versioni in studio di “Raving”, “Gotta” e “Pigs (Three Different Ones)” che circolano da alcuni anni nel mercato dei bootleg. I più fantasiosi ipotizzavano anche un 45 giri con la versione unita di “Pigs On The Wing”, quella cioè che accoppia le versioni 1 e 2 della traccia, legate dal famoso “solo” di chitarra inciso alla fine del 1976 da Snowy White, proposto anche dal vivo durante il tour del 1977. Un bel libro fotografico, alcune cartoline e un paio di poster o replica di memorabilia varia da aggiungere alla confezione e in molti si dichiaravano disposti a spendere anche più di cento euro per potersi accaparrare il fantomatico cofanetto.

L’annuncio ufficiale con i contenuti della versione remix 2018 di “Animals”, avvenuta lo scorso 30 giugno, ha freddato definitivamente le aspettative. La nuova versione di “Animals” che troverete da oggi in tutti i negozi contiene soltanto l’incredibile versione remix dell’album. Messa da parte la delusione, il 22 luglio 2022 è arrivato sul canale Youtube dei Pink Floyd l’ascolto in anteprima della lunga “Dogs” e gli entusiasmi si sono nuovamente accesi. Il giudizio unanime al primo ascolto “ufficiale” è stato altamente positivo. Il lavoro sui suoni dell’edizione 2018 del disco targato 1977 è spaventosamente ben fatto e rende il suono aperto e coinvolgente. Da ieri 15 settembre tutte le canzoni dell’album sono disponibili sulle varie piattaforme digitali del web, comprese Spotify e YouTube.

La chitarra acustica che spazia e la voce chiara e centrale di Waters in primo piano sono i tratti fondamentali di Pigs On The Wing (part 1): pare di essere lì di fronte a lui e di sentirlo suonare a pochi centimetri di distanza. Una presenza e una dinamica molto calda e di sicuro effetto.

Segue Dogs, che rispetto alla vecchia versione propone il suono della chitarra che si muove in lontananza e diventa presente con molta più velocità: la stereofonia della chitarra acustica sincopata di Gilmour gioca con gli effetti delle tastiere di Wright che saltano da un canale all’altro. Anche qui la voce di Gilmour è chiara, decisa. Entra finalmente la batteria ed è un piacere ascoltarla così limpida, con i piatti finalmente in primo piano e col suono limpido e vibrante. Il basso presente e diviso nettamente dal resto, le tastiere raggiungono un suono caldo e coinvolgente. Quando arriva la chitarra di Gilmour questa graffia, è molto incisiva e tutti i suoni sembrano volarle tutto intorno ma ordinatamente e nel giusto equilibrio tra loro. L’effetto lascia estasiati: rispetto al passato, sembra ci sia stato un miglioramento notevole dei suoni, come se fino a questo momento avessimo ascoltato la musica arrivare da un’altra stanza. Dinamico e spaziale, il suono è finalmente quello che ti aspetti da un disco dei Pink Floyd. L’effetto dei cani dal minuto 4:50 è molto più realistico della vecchia versione, mentre le chitarre acustiche gorgheggiano fresche e scintillanti. Il solo che inizia a 5:32 ti taglia a metà per quanto è presente e vibrante. Quando arriva intorno al minuto 8:00 la sezione mediana, si sprofonda in una ubriacatura di suoni ed effetti che non si erano mai palesati con tanta chiarezza nelle nostre orecchie. Posso solo immaginare come suonerà questa sezione nella versione 5.1… Il lavoro sulle tastiere ha reso possibile mettere in evidenza tutte le timbriche e le vibrazioni originali, evidenziando ancora una volta il lavoro pazzesco e spesso sottovalutato per questo disco del compianto Richard Wright.
Nasale ma molto decisa la voce di Waters torna dal minuto 12:15: sembra quasi di vederlo ad occhi chiusi e con le mani sulla cuffia mentre intona le parole cariche d’eco e di emozione. L’atteso solo di Gilmour del minuto 13:27 è a dir poco devastante, con Mason che sembra aver quadruplicato le braccia per quanto picchia velocemente sulle pelli. Mamma mia! Ritorna il ritmo pacato che precede la sezione in cui Waters canta le frasi finali del pezzo, i famosi “Who was”, con Gilmour e Wright che incrociano chitarre e tastiere che è una bellezza. L’Hammond ruggisce rabbioso fino alla fine della traccia: il finale è perfetto e negli ultimi attimi si sentono addirittura le vibrazioni dei piatti di Mason nel vuoto dell’ambiente dello studio! Bravo Guthrie!!!

Non ti sei ancora ripreso dalla canzone che hai quasi dimenticato di essere all’ascolto di un cd e non devi alzarti dalla poltrona per girare il disco sul lato b. Ti parte così “Pigs (Three Different Ones)”, con il grugnito del maiale che ti sorprende dalla destra delle casse. Il basso ti si para al centro dell’ascolto, mentre i piatti di Mason si muovono leggeri, prima che la chitarra di Gilmour si metta a duettare col basso e che il suono possa esploderti dritto in faccia. Sembra impossibile che si sia riusciti a migliorare così tanto quest’altra traccia, che nell’ascolto riserva sorprese continue. Scopri effetti e suoni che non avevi mai notato prima, qualcosa che ti lascia a bocca aperta come la voce di Gilmour al minuto 2:20, così presente che ti sembra di essere lì con lui.
Dopo vari ascolti “Pigs” è la traccia che sembra averci guadagnato di più dal remix, surclassando tutte le altre. Particolarmente coinvolgente ed emozionante la sezione che ha inizio al minuto 4:13, momento in cui nei concerti si palesa davanti al pubblico il maiale, libero di volteggiare nell’aria. I suoni sono micidiali, avvolgenti: ad ogni ascolto individui qualcosa che prima non c’era. L’effetto vocoder è spaventoso e si insinua con violenza tra tastiere e chitarre. I suoni bassi che si irradiano dal minuto 6:12 fanno vibrare i pilastri della tua abitazione, che già ti immagini la protezione civile pronta fuori dalla finestra. L’effetto della voce di Waters che simula il grugnito dei maiali al minuto 9:00 ti fa accapponare la pelle.
A costo di risultare ripetitivo, si continua ad avere la sensazione di aver ascoltato prima del remix soltanto un facsimile dell’opera finale. Questa versione è sicuramente perfetta e vicina a quello che avevano immaginato i Pink Floyd nel 1976. E a costo di risultare ovvio, l’assolo finale di Gilmour su “Pigs” dal minuto 9:38 è potente, violento e raggiunge vertici di inaudita bellezza che nessuno potrà mai immaginare di poter eguagliare. Ti ritrovi in piedi con le braccia alzate che stai urlando la tua approvazione come fossi a un concerto ma poi ti accorgi di essere soltanto a casa… uno dei privilegi nel vivere da solo è di non avere intorno testimoni delle tue malefatte.

Il basso di Gilmour e le tastiere iniziali di “Sheep” sono da Grammy Awards per quanto le senti vibrare fin dentro le ginocchia. Mason picchia duro, ci mette pure i suoni delle sue pelli riprodotte al contrario ed è la fine. La voce di Waters che si trasforma prima in sintetizzatore e poi esplode in un vibrato di corde di chitarra è pazzesco. Gilmour sembra un tarantolato e tira fuori dalla sua chitarra le ritmiche più imprevedibili. La mente mi riporta ai concerti del 1977, quando i loro show iniziavano proprio con questa canzone: posso solo immaginare quanto possa essere stato devastante questo suono mentre circolava intorno allo stadio grazie all’impianto quadrifonico dei Pink Floyd. Dal minuto 3:49 inizia una delle sezioni che ho sempre amato di più: basso che sembra riprendere il riff di One Of These Days, vocoder a palla, chitarra che regala brevi pennellate e tastiere che fremono in attesa di esplodere. Pazzeschi. Unici. E quando Gilmour al minuto 5:15 lancia una veloce citazione alle quattro note di Shine Onvorresti abbracciarlo per quanto è amabile. La sezione dal minuto 5:34 che comprende il famoso Salmo 23 della Bibbia meriterebbe un discorso a sé.
A parte le tastiere che hanno una padronanza di spazio e di tempo mai ascoltata prima, la voce dell’officiante ha una tale presenza e intensità che fai fatica a non metterti in preghiera in ginocchio. Il finale è da infarto: ti vibra tutta la stanza, mentre incroci le dita per la tenuta delle casse del tuo impianto audio. Gilmour ha un conto in sospeso con chi lo definisce un chitarrista lento e poco incisivo e si toglie dei sassolini dalla scarpa grandi quanto una montagna, portando con determinazione a termine la canzone: il resto della band lo sostiene alla grande con mestiere e maestria.

Non fai in tempo a sentire il gregge di pecore che ti sta belando tutto intorno che la musica è andata via e sta tornando l’acustica di Waters: “Animals” si conclude con “Pigs On The Wing (part 2)”, anche qui con la sorpresa della percettibile vibrazione delle corde negli ultimi attimi del brano.

Queste le note di copertina censurate da David Gilmour, che dovevano apparire sull’album e che invece sono uscite in stand alone; grazie a PinkFloydItalia:

Nonostante sia stato registrato a Londra durante la lunga ondata di caldo estivo del 1976, Animals dei Pink Floyd rimane un album oscuro. La sua critica al capitalismo e all’avidità colse l’umore prevalente in Gran Bretagna: un periodo di conflitti industriali, disordini economici, i guai nell’Irlanda del Nord e le rivolte razziali di Notting Hill. L’album è stato pubblicato il 23 gennaio 1977, ma le radici del decimo album in studio dei Pink Floyd risalgono all’inizio del decennio. Dopo il successo di The Dark Side Of The Moon del 1973, i Pink Floyd meditarono sulla loro prossima mossa. Durante una jam session di due o tre settimane all’inizio del 1974, la band ha lavorato su idee per tre nuove composizioni. Da queste sessioni la band ha sviluppato Shine On You Crazy Diamond, (un appassionato tributo a Syd Barrett, parole di Roger Waters. Aggiunto da me, mi dispiace non poterlo fare.) che è diventato il fulcro del prossimo album dei Floyd, Wish You Were Here , e Raving And Drooling (composto da Roger Waters) e You Gotta Be Crazy scritto da Waters e David Gilmour.
Raving And Drooling era una storia di violenti disordini sociali, mentre You Gotta Be Crazy raccontava la storia di un uomo d’affari senz’anima che artigliava e barava per raggiungere la vetta. Entrambi sono stati eseguiti dal vivo per la prima volta durante il tour invernale dei Floyd del 1974. Entrambi sono stati considerati per l’album Wish You Were Here, ma Roger ha insistito sul fatto che nessuna delle due canzoni era rilevante per l’idea generale, che “Wish You Were Here” era essenzialmente sull’assenza, e poiché nessuna delle due canzoni corrispondeva alla sua concezione del tema generale del disco, nessuna canzone doveva essere inclusa. La band alla fine ha acconsentito. Scorri in avanti di due anni e Roger ha avuto un’idea per il prossimo album dei Pink Floyd. Ha preso in prestito dalla storia allegorica di George Orwell, Animal Farm, in cui i maiali e altri animali da cortile sono stati reimmaginati antropomorficamente. Waters ritrae la razza umana come tre sottospecie intrappolate in un circolo vizioso e violento, con pecore al servizio di maiali dispotici e cani autoritari. Gotta be Crazy e Raving And Drooling si adattavano perfettamente al suo nuovo concetto. Nel frattempo, un anno prima, il gruppo aveva acquistato una serie di edifici ecclesiastici in disuso a Britannia Row, Islington, che avevano convertito in uno studio e un magazzino. Prima di questo, ogni uscita in studio dei Pink Floyd era stata in parte o interamente registrata negli studi di Abbey Road. I Pink Floyd avevano anche trovato un nuovo tecnico di registrazione. Brian Humphries, un ingegnere degli studi Pye, che avevano incontrato durante la registrazione della colonna sonora di “More”, un film diretto da Barbet Schroeder. Brian era andato a produrre Wish You Were Here ad Abbey Road, e li aveva anche aiutati in tour, quindi avevano avuto modo di conoscerlo molto bene. L’utilizzo del proprio studio ha segnato un cambiamento significativo nei loro metodi di lavoro. Ci sono state battute d’arresto e problemi iniziali, ma anche un grande senso di libertà.
Seguire l’istinto di Roger riguardo alle nuove canzoni ha dato i suoi frutti, le canzoni avevano un tocco aggressivo molto lontano dai paesaggi sonori lussureggianti di Wish You Were Here. È stato un tempestivo cambio di direzione. A Britannia Row, ha ribattezzato Raving And Drooling, Sheep e Gotta Be Crazy è diventata Dogs. La narrazione è stata completata dall’aggiunta di due nuove canzoni di Waters: Pigs (Three Different Ones) e Pigs On The Wing.
In Pigs (Three Different Ones), il testo ha il nome di Mary Whitehouse, il capo della National Viewers And Listeners Association. Whitehouse era una critica schietta del sesso e della violenza alla televisione britannica e un obiettivo topico per l’ira di Roger. L’argomento era desolante, ma Nick Mason ha ricordato momenti più leggeri durante le aggiunte alle canzoni con effetti speciali e rumori da cortile. Mentre Sheep ha anche fatto spazio alla variazione comica e nera di Roger sul Salmo 23: “Mi fa appendere ai ganci in luoghi alti/ Mi converte in cotolette d’agnello…” La musica e l’esibizione rispecchiavano l’intensità dei testi. I sintetizzatori dal suono inquietante del tastierista Richard Wright e l’organo Hammond hanno aumentato il disagio. Mentre la voce solista condivisa di David Gilmour in Dogs e il suo modo di suonare la chitarra in Animals hanno offerto un sorprendente contrappunto ai testi brutali di Roger. Al contrario, Animals inizia e finisce con una nota ottimista. I versi di Pigs on The Wing sono stati divisi in due e hanno chiuso l’album. I testi e le prestazioni vocali di Roger dell’intro e dell’outro acustici (“Sai che mi importa cosa ti succede/ E so che anche tu tieni a me…”) suggerivano speranza per l’umanità.
Anche l’idea per il maiale volante dei Pink Floyd è stata di Roger. Aveva già commissionato la sua costruzione come dispositivo scenico per il prossimo tour. Storm Thorgerson e Aubrey Powell della società di design Hipgnosis, avevano prodotto una serie di idee di design per una copertina di Animals e le avevano presentate alla band, ma a nessuno della band erano piaciute, e quando Roger ha aggiunto la sua disapprovazione qualcuno ha detto: “Beh, perché allora non ti viene in mente qualcosa di meglio?” Così fece, durante il viaggio da casa sua nel sud di Londra a Britannia Row, passo’ regolarmente davanti alla Battersea Power Station. Fu attratto dall’imponente edificio in mattoni e dal numero quattro. Quattro nella band, quattro camini fallici, e se la centrale era capovolta sembrava un tavolo con quattro gambe. Ha perseguito la sua idea e ha fatto realizzare una maquette, un modello in scala ridotta dell’eventuale maiale gonfiabile a grandezza naturale. Ha quindi scattato fotografie della centrale elettrica di Battersea e ha creato un modello fotografico della copertina di un album. Il resto della band lo adorava. Storm e Po, che avevano disegnato tutte le precedenti copertine degli album dei Pink Floyd, si sono gentilmente offerti di procurarsi fotografi per il servizio fotografico, e lo hanno fatto. Il primo giorno del servizio fotografico, il maiale non si è gonfiato. Il secondo giorno, si liberò dagli ormeggi e scomparve in un bellissimo cielo minaccioso, provocando una chiamata frenetica alla polizia e l’interruzione di tutti i voli in entrata e in uscita da Heathrow. Il maiale alla fine si schiantò nel campo di un contadino nel Kent. Il giorno seguente, le riprese sono andate avanti senza intoppi, ottimi scatti di maiale in situ ma nessun cielo minaccioso. Quindi Storm e Po hanno spogliato il maiale del terzo giorno nel cielo del secondo giorno, bingo! Storia. Animals è stato un successo, raggiungendo il numero 2 nel Regno Unito e il numero 3 negli Stati Uniti. Il maiale dei Pink Floyd, Algie, fece il suo debutto dal vivo durante il loro successivo tour “In The Flesh” nel 1977. Agli spettacoli negli stadi in America, fu aggiunta un’altra idea di Waters, una famiglia nucleare gonfiabile composta da madre, padre e 2,5 bambini, circondati dal bottino di uno stile di vita consumistico: una Cadillac gonfiabile, TV oversize e frigorifero. Roger lo chiamò Electric Theatre. Sia l’album che il tour hanno indicato la strada per la prossima uscita dei Pink Floyd, The Wall, e per le idee sempre più ambiziose di Roger, sia in termini di musica, narrativa, politica e spettacoli teatrali. Ma i suoi temi e le sue idee esplorate su Animals hanno resistito. Più di 40 anni dopo l’album è stato remixato in stereo e 5.1. In tempi difficili e in un mondo incerto, Animals è attuale e attuale come non lo è mai stato.

8 commenti»

[…] I Pink Floyd come non li avete mai ascoltati prima – Rockol […]

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  321Clic wrote @

Animals, Maus.
Mi sono sempre chiesta se siano stati due progetti autonomi e paralleli oppure no.

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  zoon wrote @

Maus?

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  321Clic wrote @

L’olocausto raccontato con personaggi antropomorfi dove l’animale identifica la posizione sociale: gli ebrei sono topi, i nazi sono gatti, i polacchi maiali e cani gli americani. L’unico fumetto ad aver mai vinto un Pulitzer, mi stupisce che tu non lo conosca.

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  321Clic wrote @

Animals è del ‘77, Maus dell’80. Piuttosto vicini.

Piace a 1 persona

  zoon wrote @

Confermo, non conosco, oppure l’ho per qualche ragione rimosso. In realtà credo che anche Maus paghi il tributo a Orwell

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  321Clic wrote @

Più che probabile. Comunque vale la lettura (e secondo me starebbe bene anche nelle scuole)

Piace a 1 persona

  zoon wrote @

Sarebbe tutta salute, è vero

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