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Il deserto del reale e l’inversione tra fatti e finzione | L’INDISCRETO


Su L’indiscreto un articolo di Roberto Paura che indaga alcuni perversi meccanismi che si instaurano tra realtà e fakenews, generando un causa-effetto che si riflette nelle opere cinematografiche in primis, ma soprattutto nella cultura del reale, che si autoinfluenza con suggestioni e complottismi: un’iperrealtà che buca qualsiasi considerazione sulla coscienza di ciò che abbiamo intorno, e dentro. Un estratto:

Ad arrivare è il giorno in cui la fiction esce dal mondo virtuale di Internet ed entra nella realtà. Il giorno in cui la capacità di inventare storie invade il mondo reale e lo trasforma. Il giorno in cui i simulacri teorizzati da Jean Baudrillard trasformano il reale in simulazione. Il sociologo francese aveva già previsto tutto molto tempo fa. In Simulacres et simulation, influente testo apparso per la prima volta nel 1981, Disneyland assurgeva, nel discorso di Baudrillard, a incarnazione dell’iperreale: un posto del mondo reale in cui l’invenzione fittizia ha preso il sopravvento, nella forme di aree a tema come Frontierland, Tomorrowland, Fantasyland, simulacri provenienti dalla fiction (nella fattispecie dalla fiction inventata dagli studi di Walt Disney) che rimpiazzano “appezzamenti” di realtà, sostituendosi ad essi, producendo “simulazioni” nelle quali spendiamo volentieri intere giornate della nostra esistenza. Come nella recente Trilogia dell’Area X di Jeff VanderMeer, in cui un diverso livello di realtà, del tutto alieno, si sostituisce a quello ordinario e familiare, dapprima in un punto preciso del pianeta (la costa di un remoto arcipelago), poi gradualmente minacciando di invadere il mondo intero, operando la sua subdola opera di sostituzione del reale con il suo simulacro. Nell’età iperreale, sostiene Baudrillard, non c’è più spazio per la fiction, ma nemmeno per il reale: queste vecchie categorie hanno ceduto il posto a un mondo nuovo, «i modelli non costituiscono più l’immaginario in relazione al reale, sono essi stessi un’anticipazione del reale». Nel suo libro La stella nera. Magia e potere nell’era di Trump (2017), Gary Lachman analizza le credenze della Chaos magick (termine coniato da Aleister Crowley), una forma di occultismo postmoderno, nei gruppi online che hanno appoggiato l’elezione di Trump. Di fondo, l’idea che è sia possibile operare attraverso la Rete con particolari invenzioni memetiche, per esempio la celebre “Pepe the Frog”, la rana verde antropomorfa diventata un simbolo dell’alt-right americano, per influenzare e modificare la realtà. Alla base c’è la convinzione, tipica del New Thought, che il pensiero positivo possa far avverare i propri desideri, idea diventata vera e propria concezione pseudoscientifica con la “legge di attrazione”. La Chaos magick fa di più: opera su un piano evidentemente virtuale, ma in cui è possibile intervenire in modo fisico (la Rete), con la convinzione che il modello possa anticipare il reale, per usare l’espressione di Baudrillard. Spiega Lachman: «La meme magick ha a che fare con il momento in cui ciò che accade nel cyberspazio produce effetti sul mondo “reale”. Si tratta (…) di un aggiornamento tecno-alfabetizzato dell’antica credenza per la quale ciò che succede nell’immaginazione può avere conseguenze reali. I pensieri sono cose. E anche i meme». La conseguenza è che questo tipo di persone diventa particolarmente sensibile al meccanismo dell’inversione tra fatti e finzione. Opere di fiction vengono prese per reali o per prefigurazioni del reale. Per esempio, il romanzo Il campo dei santi di Jean Raspail, apparso in Francia nel 1973 e ambientato in un vicino futuro in cui l’Europa è invasa da un’intera flotta di disperati provenienti dall’India, che grazie al sostegno di “liberali benpensanti” riescono a insediarsi nel Vecchio Continente mettendolo a ferro e fuoco, diventa una prefigurazione della moderna, presunta invasione di immigrati verso l’Europa, o di quella delle carovane che dall’America Latina muovono verso il confine statunitense, provocando notti insonni nei bianchi conservatori dei villaggi della Bible Belt. In Russia, l’ex viceministro della difesa dell’autoproclamata repubblica popolare di Doneck, in Ucraina, sotto protettorato russo, è uno scrittore di fantascienza, Fyodor Berezin, convinto che la nostra realtà sia una simulazione informatica realizzata all’interno di un buco nero, e che sia possibile, attraverso la fiction, sfruttare i glitch – gli errori di codice – di questa matrix «per spostare i confini della realtà ammissibile». Barkun, del resto, ci aveva avvisato, quando scriveva che il meccanismo di inversione fatti-finzione si basa sul convincimento che «il mondo dei fatti è in realtà una finzione e ciò che sembra finto è in realtà un fatto».

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Il potere di una storia | Holonomikon


Sul blog di Giovanni De Matteo una considerazione netta e precisa che parte dal finale di Games of Thrones e che affonda nella percezione del reale, e dell’inner space, di ognuno di noi. Incollo il ragionamento:

“Cosa unisce le persone? Eserciti? Ricchezze? Vessilli? Storie. Non c’è niente di più potente a questo mondo di una buona storia. Niente riesce a fermarla. Nessun nemico può sconfiggerla. E chi può vantare una storia migliore di Bran Lo Spezzato? Il ragazzo che è precipitato dall’Alta Torre ed è sopravvissuto. È lui la nostra memoria, il custode di tutte le nostre storie. Chi meglio di lui può guidarci verso il futuro?”

Siamo – tutti, senza distinzione – le storie di cui ci nutriamo. In misura più o meno marcata sono le storie che guardiamo, che leggiamo, che ascoltiamo, a cui ci affezioniamo al punto da programmare le nostre giornate sugli orari degli spettacoli, da pensare alle nostre vacanze per vedere in prima persona i luoghi in cui si sviluppano o prendono forma, a definire chi siamo. Ed è un discorso sulla nostra identità che fa anche il paio con la memoria e con il futuro, perché ciò che tratteniamo dentro di noi dopo i titoli di coda finisce inesorabilmente per cambiarci.

Siamo le storie che ci vengono raccontate e possiamo farci ben poco. A parte sceglierle responsabilmente.

Siamo la nostra cultura, altresì, e non meravigliamoci se i tempi che stiamo vivendo siano così truci e atroci: cosa potrebbe scaturire, sennò, da momenti di trivialità, ignoranza, e decadenza delle nozioni storiche?

Creato in laboratorio un batterio con Dna completamente sintetico – Repubblica.it


Su Repubblica un articolo che per chi segue il Transumanesimo (e per i lettori cyberpunk) sfonda sì una porta aperta, ma che comunque la dice lunga su quali prospettiva ci aspettino da qui a venti anni, nei pressi della Singolarità: la sostituzione, nel DNA, di sezioni sintetiche alle parti naturali.

Come l’economia dell’attenzione indirizza le vostre vite | L’INDISCRETO


Su L’indiscreto un lungo articolo che tratteggia le caratteristiche business del design, nelle modalità assunte in questi ultimi decenni. Un estratto:

Tutto il design è ‘persuasivo’, in un senso lato dirige i nostri pensieri o azioni in un modo o nell’altro. Non esiste tecnologia ‘neutrale’: tutti i progetti incorporano certi obbiettivi e valori; tutto il design dà forma al mondo in qualche modo. Una tecnologia è neutrale quanto lo è un governo, e non a caso ‘cibernetica’ e ‘governo’ derivano entrambi dalla stessa radice greca: kyber, ‘reggere il timone’ o ‘guidare’, usato in origine nel contesto della navigazione marina ( e questa metafora nautica offre un’adeguata illustrazione di quello che intendo: l’idea di un timone ‘neutrale’ è incoerente: certamente un timone mantenuto dritto può aiutarti a tenere la rotta – ma non porterà la tua nave da qualche parte. Né, allo stesso modo, lo farà nessuna tecnologia).

In ogni caso, un certo design è ‘persuasivo’ in un senso ancora più stretto: ha una forma che deriva direttamente da una specifica rappresentazione dei pensieri o dei comportamenti degli utenti che il designer vuole modificare. Questa specie di design persuasivo non è in nessun modo tipico delle tecnologie digitali; gli esseri umani hanno da lungo tempo progettato ambienti fisici con scopi persuasivi. Considerate, per esempio, il posizionamento delle scale mobili nei centri commerciali, la musica nei supermercati o la disposizione delle città. Eppure, ciò che Churchill disse sull’architettura – “noi diamo forma ai nostri edifici, ed essi danno forma a noi” – è parimenti vero delle architetture delle informazioni in cui passiamo così tanta parte delle nostre vite.

Per la maggior parte della nostra storia il design persuasivo in senso stretto ha costituito un’impresa di natura più o meno artigianale, ha avuto il carattere di un’arte più che di una scienza. Di conseguenza non ci siamo preoccupati troppo del suo potere su di noi, ma abbiamo tenuto d’occhio il design coercitivo invece di quello persuasivo. Come ha notato Postman, ci siamo sintonizzati di più sulle minacce orwelliane alla nostra libertà che su quelle huxleyane.

Ma ora il vento è cambiato e, mentre eravamo distratti, la persuasione si è industrializzata. Nel Ventesimo secolo il settore pubblicitario moderno è maturato e ha cominciato ad applicare sistematicamente nuove conoscenze di psicologia umana e sui processi decisionali. In parallelo, l’ambito della pubblicità si è espanso al di là della mera fornitura di informazioni, per includere il modellamento dei comportamenti e delle attitudini. Alla fine del ventesimo secolo, nuove forme di media elettronici hanno offerto ai pubblicitari piattaforme e strategie per la persuasione, eppure la vera efficacia dei loro sforzi era ancora difficile da misurare. Poi è arrivato internet e ha posto termine al ciclo di retroazione delle misurazioni. È emersa rapidamente un’infrastruttura senza precedenti, formata da analitiche, esperimenti, messaggistica, personalizzazione e automazione, creata allo scopo di rendere possibili le pratiche di pubblicità digitale. Per di più, i computer stavano diventando sempre più portatili e connessi, e le persone ci passavano sempre più tempo. I designer hanno cominciato ad applicare tecniche e infrastrutture sviluppate per la pubblicità digitale allo scopo di portare avanti obbiettivi di persuasione nelle stesse piattaforme e nei servizi. La scalabilità e la maggiore fruttuosità della pubblicità digitale ha reso questo un modello di business, e dunque una struttura di incentivi, base per le piattaforme e i servizi digitali. Di conseguenza, gli obbiettivi e le metriche utili agli scopi della pubblicità sono diventati gli obbiettivi e le metriche dominanti nella progettazione dei servizi digitali. Nel complesso tali metriche implicavano la cattura di quanto più tempo e attenzione degli utenti fosse possibile. Pur di vincere la feroce concorrenza globale per la nostra attenzione, il design è stato costretto a rivolgersi ai nostri istinti più bassi e a sfruttare le nostre vulnerabilità cognitive.

Ecco come è cominciato il Ventunesimo secolo: con una persuasione sofisticata che si allea con una tecnologia sofisticata per spingere gli obbiettivi più insignificanti possibili nelle nostre vite. È cominciato con l’applicazione dell’IA che ha battuto il campione mondiale al gioco da tavolo Go ed è arrivato al sistema di raccomandazione di video che mi mantiene più a lungo fisso su YouTube.

Vent’anni fa prendevamo la pillola rossa di Matrix | OggiScienza


Su OggiScienza un lungo articolo che celebrai venti anni di Matrix. Un estratto:

Bologna, cinema Odeon di via Mascarella. Appena terminata la proiezione, ci accalchiamo  sotto il portico: tutti abbiamo una faccia un po’ sbigottita, stralunata. Ci guardiamo l’un l’altro, non trovando le parole adatte, ma avendo in testa mille domande, mille gridolini di eccitazione. Perché è il maggio del 1999 e abbiamo appena visto qualcosa sullo schermo che non pensavamo si potesse vedere.

Abbiamo assistito a un momento storico della rappresentazione fantascientifica che segnerà – lo sentiamo, lo sentiamo subito – un prima e un dopo. Ci ha colpito il mix esplosivo di filosofia, religioni orientali, paranoia e pessimismo cyberpunk, e ci vorranno mesi per digerire tutto, catalogare i riferimenti così copiosi e così precisi. Ma prima di mille discussioni tra amici, in cui continuavamo a citarci a vicenda le battute di Neo, Morpheus, Trinity e tutti gli altri personaggi, siamo colpiti dalle scene di combattimento, da quegli slow motion che mostravano mosse da arti marziali impossibili per un comune mortale, fosse anche stato un incrocio tra Bruce Lee e Jean-Claude Van Damme.

Oggi, a vent’anni da quel momento storico, dopo che i fratelli Wachowski sono diventati le sorelle Wachowski e hanno raccontato altre storie per immagini (non ultima, quella della coraggiosa serie Sense8), di film che si rifanno a quella rappresentazione del mondo ne abbiamo visti fino alla nausea, al punto che alcune delle innovazioni visive di The Matrix sono diventate comuni anche fuori dalla fiction.

Un’isola del futuro al Salone del libro di Torino | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di un interessante dibattito, molto articolato e riguardante il futuro ad ampio spettro, che si svolgerà al Salone del Libro di Torino dal 9 al 13 maggio. Eccone un piccolo riassunto:

Intelligenze Artificiali, Big Data, stampanti 3D, Quantum Computing, Editing Genetico e delle Smart Cities: sono solo alcune delle tecnologie del nostro tempo presente, che rendono sempre più labile il confine tra realtà e fantascienza. E i libri, in tal senso, rappresentino le armi migliori per accendere l’immaginazione e dare indizio a qualsiasi trasformazione, che sia politica, culturale, tecnologica o sociale.

È con queste motivazioni che l’Italian Institute for the Future ha organizzato, insieme a Future Fiction e Alkadia, all’Istituto Confucio dell’Università di Torino, alla Scuola Internazionale di Comics di Torino e alla casa editrice di fumetti ManFont, e con il contributo di Fondazione Unipolis, Lody e AirGreen, l’Isola del Futuro al Salone del Libro di Torino, uno spazio per dibattiti sul presente e sul futuro delle nuove tecnologie e sulla fantascienza.

Oltre alle ultime novità e l’intero catalogo dell’Italian Institute for the Future e degli espositori partner, l’Isola del Futuro ospiterà per tutta la durata del Salone – da giovedì 9 a lunedì 13 maggio – un ciclo di incontri, dibattiti e tavole rotonde sul futuro dell’umanità e in particolare sulle molteplici (e spesso imprevedibili) conseguenze del nostro rapporto con la tecnologia: da imprenditori visionari come Elon Musk, passando per l’estetica del cyberpunk divenuto fenomeno globale, i cambiamenti climatici simboleggiati dal concetto di Antropocene, gli artigiani digitali delle stampanti 3D che stanno rivoluzionando dal basso e in modalità peer-to-peer l’industria di massa, fino ad arrivare alle applicazioni della blockchain e della realtà aumentata in ambito lavorativo, alle tecniche di editing genetico come il CRISPR-Cas9 che pongono enormi questioni etiche e morali e ancora film, graphic novel e serie TV di successo come Black Mirror, WestWorld, The Handmaid Tale, Mr. Robot, Humans e Altered Carbon, troverete questo e altro ancora all’Isola del Futuro, paglione 3 stand R23-Q24 – Lingotto Fiere, Torino.

Delos Science Fiction 206 – Distopia


Numero imponente il 206 di Delos, dedicato ai concetti distopici che attraversano l’universo SF e, soprattutto, il nostro presente. In questo contesto vorrei segnalare alcuni articolo, davvero imperdibili:

Leggete approfonditamente, è tutta salute. Grazie ancora a Carmine Treanni, il curatore di Delos.

La Sindrome del Colibrì

The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

Terracqueo

multa paucis

Il maestro dei sogni

"Tutti siamo fatti della stessa sostanza dei sogni"

Il Bistrot dei Libri

"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso" Daniel Pennac

Astro Orientamenti

Ri Orientarsi, alla ricerca del nostro baricentro interiore

Fantasy al Kilo

L'osteria del Fantasy e Sci-Fi

Medio Oriente e Dintorni

Storie, cultura e sport dal Medio Oriente e e Dintorni

Gli Archivi di Uruk

Database di genere in italiano

ˈGŌSTRAK

In Absentia Lucis Tenebrae Vincunt

PostScripts

Il Blog di Francesca Sabatini

Rosa Frullo

Rosa Frullo. Un poeta e un filosofo tra Spleen e Masochismo

BREAKFAST COMICS

Il fumetto quotidiano di Michele Nuzzi. Poche parole... solo per le opere per cui vale la pena spenderle... Sponsored by CSBNO

Il Caos dentro

...che genera una stella danzante

Aquilone di pensieri

And into the fields I go to lose my mind and find my soul

3... 2... 1... Clic!

E’ un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa. (Henri Cartier-Bresson)

B-Movie Zone

recensioni di film horror, thriller, gialli, poliziotteschi, sci-fi, exploitation, erotika

I tesori di Amleta

Qualcosa appare e scompare tra tanto buio e luce

VOCI DAI BORGHI

PERDERSI TRA LE EMOZIONI DEI BORGHI ITALIANI

Duplex Ride

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di Ruderi e di Scrittura

Storie della trazione popolare italiana

ORME SVELATE

la condivisione del dolore è un dono di amore da parte di chi lo fa e di chi lo riceve

francesca del moro

La differenza tra prosa e poesia è che la prosa dice poco e ci mette molto tempo, la poesia dice molto in pochissimo tempo. C. Bukowski

Istanze & Fantasmi

poesie seminate, di Martina Campi

Astro-Sirio

Astra inclinant non necessitant

The Twittering Machine

Racconti di fantascienza (e altro) di Piero Schiavo Campo

Quel cinema invisibile...

Cinema was made to reunite the Visible and the Invisible

Crudo e Cotto

Blog di cucina vegana

Il Calamaio Elettrico

Versi di Mauro De Candia e influenze varie

ON THE ROAD

Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti

Evelyn

🇮🇹 27 y/o ♍ ✏ Drawing artist 📚 Cover artist Edizioni Underground? / Edizioni Open 🗨 Cartoonist 🌋 Sicilian blood ♥ Goth lover 📨evelynartworks@virgilio.it 👩🎨 Facebook / Twitter / Instagram: @EvelynArtworks

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