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Lacrime nella pioggia: il ritorno di Blade Runner | Fantascienza.com


l'avrò fatta l'antitetanica?

Delos 192 riserva ancora sorprese sul seguito di BladeRunner; in quest’articolo di Arturo Fabra, viene indagata la natura vitale degli androidi, misteriosa al pari di quella umana. Non è una questione da poco, ne discutiamo da decine di migliaia di anni, almeno.

“E tutti questi momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. E’ tempo di morire.”

Trentacinque anni dopo questo inconfondibile monologo la pioggia si è trasformata in neve, in Blade Runner 2049. Così come la città di Los Angeles ha lasciato il posto ad altre location, continuando il progetto iniziato da Scott e Fancher di esplorare il mondo dove i “lavori in pelle” altrimenti detti replicanti, vengono ritirati dalle unità di polizia Blade Runner.
Il film è potente, non scevro da difetti, ma, lasciatemelo dire, è una vera opera di narrativa fantascientifica che riprende le tematiche del precedente film allargandone la visuale e proponendo nuove direzioni ed evoluzioni delle storyline.

Dal noir chandleriano del primo episodio ci troviamo in un gioco di vero/non vero simile ai rivolgimenti spia/controspia di Le Carrè, e anche il ritmo nella prima parte del film può a tratti apparire fin troppo lento e descrittivo, cosa che denota la notevole libertà di cui ha goduto Villeneuve nel girare una storia con mano libera e poterci presentare subito il montaggio definitivo. Tanto libera da far arrivare e gestire il personaggio di Deckard /Harrison Ford in funzione della storia e non del fanservice (si, mi riferisco a Episodio VII!) Se poi avete visto Arrival sarete anche pronti all’accelerazione nell’ultimo quarto del film con conseguenti colpi di scena.

Ma il piacere di scrivere di 2049 è dovuto al notevole lavoro di scrittura che ha elaborato le tematiche del precedente film (e del parzialmente tradito racconto di Dick cui si ispirava) infondendo loro nuova linfa, magari esplicitando in dialoghi quanto nel precedente era solo sottinteso, divertendosi a non risolvere questioni dibattute dall’uscita del primo film.

A un certo punto in una scena Gosling e Ford si incontrano ed è presente un cane al che Gosling chiede: “E’ vero?” E Ford risponde: “Non lo so, chiedilo a lui.” Dunque non è importante sapere chi o cosa è vero e chi o cosa no. Altre frasi mi sono rimaste in mente come: “Nato, non creato.” “Te la cavi bene anche senza. “ “Senza cosa?” “L’anima.” Oppure “La cosa migliore che puoi fare per chi ami alle volte è diventare estraneo.”

I Nexus 6, i replicanti che Deckard ritirava, volevano conoscere date di immissione, durata, provenienza dei ricordi. Quelli che incontriamo in 2049 pur obbedienti, si pongono le stesse domande, con la grigia consapevolezza di essere “umani di serie b” perché non nati e privi di anima.

Si, proprio di anima.

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Tutti i seguiti di Blade Runner | Fantascienza.com


Sul numero 192 di Delos continua la serie di articoli dedicati a BladeRunner2049; Giovanni De Matteo, dopo questo pezzo iniziale, sforna un altro momento topico sul sequel e sull’universo a esso collegato. In particolare, lo affascinano i seguiti del primo film, sparsi tra i media letterari, videogame e citazioni cinematografiche. Metauniversi che prendono vita accanto e dentro noi…

Blade Runner 2049 non rappresenta il primo e unico tentativo di dare un seguito alle vicende di Rick Deckard, il cacciatore di androidi ideato da Philip K. Dick nel romanzo Ma gli androidi sognano pecore elettriche? e poi entrato nel nostro immaginario collettivo con il volto e i modi spicci di Harrison Ford, protagonista del film che Ridley Scott ne ricavò nel 1982. Prima dell’opera di Denis Villeneuve, si contano almeno quattro tentativi ufficiali, ed è interessante notare che se tre di questi sono dei romanzi, il quarto è un videogioco. Ma procediamo per gradi.

Il ritorno di Eymerich e la teoria degli psitroni | OggiScienza


Su OggiScienza si parla di Valerio Evangelisti e del mondo che ruota attorno a Eymerich, universo che noi connettivisti sappiamo bene quanto può aderire al vero, o al verosimile, o alle certezze quantiche. Un estratto della quasi recensione:

Diverse sfumature della letteratura fantastica si incontrano in queste storie, dalle suggestioni arcane tipiche di un certo low-fantasy alle svolte horror che accompagnano molte apparizioni sovrannaturali, dalla struttura classica della detective story fino alle atmosfere da fantascienza post-apocalittica.

L’aspetto interessante, soprattutto per noi di Stranimondi, è che il collante di tutti questi elementi è intriso di scienza. Evangelisti, infatti, costruisce una spiegazione razionale e il più verosimile possibile per tutti i fenomeni sovrannaturali che avvengono nel suo universo narrativo. Al centro di tutto ci sono gli psitroni, un tipo particolare di particelle subatomiche che permeano l’Universo e che, nello stato quantico, possono viaggiare più veloci della luce. Inoltre, l’attività delle sinapsi cerebrali può eccitarli, caricandoli così di informazioni. In sostanza, queste particelle consentono la trasmissione del pensiero, sia individuale sia collettivo, nel tempo e nello spazio. Un pensiero condiviso da molte persone può, grazie agli psitroni, assumere una sua forma definita. Così, nel mondo creato da Evangelisti, si spiegano i fenomeni sovrannaturali, fantasmi, mostri, demoni, fino ad arrivare alle divinità. Sono tutte creazioni dell’uomo, prodotti del suo immaginario collettivo che, tramite gli psitroni, prendono consistenza.

L’esistenza degli psitroni viene introdotta fin dal primo romanzo della saga – Nicolas Eymerich, Inquisitore (1994), vincitore del Premio Urania – tramite uno dei personaggi centrali della serie, il fisico Marcus Frullifer, e sebbene non vengano sempre citati nei romanzi successivi, essi rappresentano chiaramente l’ossatura su cui è costruito il mondo creato da Evangelisti.

Questa invenzione narrativa è strettamente legata alla visione materialistica che l’autore bolognese ha della storia. “Nulla di quanto avviene è dovuto a circostanze esterne, a un intervento divino od altre cose di questo tipo, bensì è frutto di rapporti materiali nelle diverse società”, ha dichiarato in un’intervista rilasciata a settembre. Il tutto si associa a una concezione, ispirata dalla scienza, del tempo come dimensione non necessariamente lineare, lungo la quale si svolge una successione di meccanismi di causa ed effetto.

Tutti questi temi ritornano in Eymerich risorge, dove si mescolano con il concetto di anima e di vita dopo la morte, creando così la base concettuale per un’avventura dell’inquisitore catalano che, dopo alcune storie poco convincenti, culminate proprio nel deludente Rex tremendae maiestatis, torna in grande forma, in un romanzo riuscito che non stona a confronto con i migliori della serie. In attesa del prossimo episodio.

Muse greche | Nomi


Su BooksBlog un compendio di nomi, di Muse greche. Utile per capire quanto quei nomi siano diventati archetipi del nostro modo di sentire, o forse noi siamo i loro archetipi?

Le Muse sono divinità della mitologia greca, figlie di Zeus e di Mnemosine, la titanide della Memoria figlia di Urano e Gea e sorella di Crono e Rea fra gli altri. Tuttavia altre tradizioni indicano che le Muse fossero figlie direttamente di Urano e Gea, altre ancora che la madre fosse Armonia, figlia di Afrodite. La guida delle Muse è Apollo, scelta logica visto che rappresentano l’ideale dell’Arte nel senso di verità del Tutto. Altri nomi alternativi delle Muse erano Eliconie (la loro casa era il monte Elicona in Beozia), Aonie (la Beozia era una regione abitata dagli Aoni), Aganippidi (per via della fonte Ippocrene che si trova sempre vicina al monte Elicona), Pimplee (a causa di una fonte sul ponte Pimpla in Tessaglia) e Pieridi (un’altra tradizione sostiene che siano nate nella Pieria in Macedonia). Comunque rimane Muse il nome più utilizzato.

Tersicore: “colei che si diletta nella danza”, la musa della Danza e della lirica corale. Viene raffigurata con una lira. Spesso in testa ha una corona di allora. Si dice che sia la madre delle Sirene, con padre Acheloo

Lasciami stare


Oh, lasciami stare, mentre non so ancora bene cosa sarà della mia cognizione.

Sfarinarsi finale


Non c’è alcuna movimentazione surreale nel tuo intimo esistere, soltanto le parole che si sfarinano dentro di te per essere redarguite dalla coscienza rimasta affilata, in attesa dello sfarinarsi cognitivo finale.

Filo monomolecolare


Mi distendo sulle linee della cognizione, fino a rendermi sottile e tenace come un filo monomolecolare di carbonio.

Astro-Sirio

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Quel cinema invisibile...

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