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Violente tempeste per ridisegnare il “volto” di Titano – OggiScienza


Su OggiScienza un post che spiega le tempeste di metano liquido su Titano, un paesaggio esotico, affascinante, alieno che ogni volta esalta la mia empatia. Un estratto:

I ricercatori hanno così scoperto che la superficie ghiacciata di Titano è incredibilmente simile a quella del nostro pianeta, con zone desertiche localizzate alle basse latitudini, quelle prossime all’equatore, e regioni caratterizzate da mari e laghi di metano liquido che vengono spazzate da tempeste simili ai monsoni nelle latitudini più alte e in prossimità dei poli. Tempeste simili a quelle terrestri a eccezione di un elemento: a precipitare nelle stesse quantità portate da uragani come Harvey, che si è abbattuto sul Texas questa estate, è metano liquido e non acqua.

Altra similarità con la Terra non è solo la quantità di precipitazioni, ma anche il loro effetto sulla superficie del corpo celeste. Se l’acqua infatti scava coni alluvionali portando via sedimenti e innescando smottamenti e frane nella crosta terrestre rocciosa, il metano liquido scava il ghiaccio di Titano scavando a sua volta coni alluvionali che ne ridisegnano la superficie e che sono stati osservati dagli scienziati e confrontati con i risultati delle simulazioni al computer del gruppo di Mitchell.

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La nuova toponomastica plutoniana – OggiScienza


Su OggiScienza la notizia che alcune zone topiche di Plutone, quelle attualmente più conosciute, hanno ora un nome ufficiale. Mi prenoto per una casupola su Sputink Planitia o, se dovesse fare un filo troppo fresco, nella Virgil Fossae. Ci vediamo lì?

Per esempio, la Tombaugh Regio rende il doveroso tributo a Clyde Tombaugh, che nel 1930 scoprì l’esistenza del pianeta mentre lavorava al Lowell Observatory, in Arizona. Il Cratere Burney, invece, omaggia Venetia Burney, che all’età di 11 anni propose, con successo, di chiamare il pianeta appena scoperto con il nome di una delle principali divinità della mitologia romana: Plutone. Sono molti i nomi che sono stati scelti per celebrare il continuo sforzo compiuto dall’essere umano per superare i limiti e spingersi verso orizzonti inesplorati. È il caso della Sputnik Planitia, che ricorda il primo satellite spaziale lanciato dall’Unione Sovietica nel 1957, oppure della Catena dei Monti Al-Idris, un tributo al geografo arabo Ash-Sharif al-Idrisi che nell’XI° secolo d.C. raccolse i suoi lavori di mappatura delle superficie terrestre fino ad allora conosciuta in un volume dal titolo tradotto come “Il sollazzo per chi si diletta di girare il mondo”.

La toponomastica del pianeta nano ai confini del Sistema Solare celebra anche alcune figure mitologiche come Sleipnir, il potente cavallo a otto zampe che conduce Odino nell’aldilà, e i Djanggawuls, esseri ancestrali descritti dalla mitologia degli indigeni australiani. Non manca un tributo a Virgilio, la guida di Dante nella sua discesa verso gli inferi, a cui è stata intitolata la Virgil Fossae, una profonda cavità dal diametro di 714 chilometri.

Metatron Omega – Heosphoros


Rilievi che viaggiano sulle onde energetiche degli abissi siderali.

Lankenauta | I cosmisti russi. Il futurismo esoterico di Nikolaj Fëdorov e dei suoi seguaci


Interessante recensione al saggio I cosmisti russi. Il futurismo esoterico di Nikolaj Fëdorov e dei suoi seguaci, scritto da George M. Young e segnalato da Lankenauta. Di cosa parliamo? Qui sotto provo a spiegare tramite la recensione stessa.

Da quello che abbiamo potuto capire, anche leggendo attentamente l’ampia bibliografia presente del libro edito da Tre Editori, l’opera di George M. Young sui cosiddetti cosmisti rappresenta il contributo più completo e più organico che fino ad ora sia stato pubblicato nei paesi occidentali. In poco meno di trecento pagine Young è riuscito infatti a delineare, con grande chiarezza e con uno stile accessibile anche ai non esperti, le origini remote e lo sviluppo diversificato di un movimento che non è possibile comprendere davvero se non immergendosi in quella che viene definita la “geografia spirituale” della Russia. Salvo aver sempre presente un contesto religioso, spirituale, esoterico che ha origini remote, il fondatore del cosmismo è possibile individuarlo in un personaggio assolutamente sui generis, un oscuro bibliotecario e filosofo, Nikolaj Fëdorov (1829-1903), votato all’idea di superare la morte attraverso la resurrezione degli antenati. Un pensiero che ha partorito generazioni di “futuristi esoterici”: di fatto gli ispiratori del programma spaziale sovietico, considerati una vera e propria forza occulta che ha contribuito allo sviluppo del pensiero russo dalla fine dell’Ottocento a oggi. Non che le idee Fëdorov si siano tramandate tali e quali: i cosiddetti cosmisti, come ci racconta George M. Young, hanno spesso sviluppato posizioni divergenti, talvolta opposte rispetto il precursore di questo pensiero scientifico ed esoterico; ma la “forza occulta” rimase comunque inalterata: “la conoscenza, spirituale o scientifica, deve essere attiva”. Inoltre tutti “hanno accettato il concetto di totalità: la visione secondo cui l’uomo e il cosmo sono correlati; l’individuo e la comunità si completano reciprocamente: la vita è in un modo o nell’altro presente in tutto il cosmo: una fonte suprema, sostegno di vita e di energia, chiamata Dio o etere o con altri nomi, è presente in tutto il cosmo: e noi e il nostro pianeta non siamo soli. Tutti condividono la sensazione che in tutto il cosmo vi sia più di sconosciuto che di conosciuto; che le attuali conoscenze siano inadeguate; e che cercando nel passato saperi applicabili al futuro, si possa scoprire che le scienze attualmente disprezzate o inimmaginate, cioè le scienze alternative, le “parascienze” o le “pseudoscienze”, possono contribuire alla scoperta di ciò che ci occorre sapere. Dunque nulla dovrebbe essere scartato semplicemente perché è stato ignorato o respinto dal sapere riconosciuto del nostro tempo” […] Inoltre “tutti hanno tratto almeno in parte idee o ispirazione dalle fonti solitamente etichettate come esoteriche o occultiste [..] ed erano profondamente consapevoli della specificità e dell’essenza russe delle loro idee e attività” (pp.281).

Insomma, un esoterismo futurista in odor di olistica, sparato nello spazio siderale dove tutto ha inizio. Niente male, niente male…

Il tempo e lo spazio secondo Greg Egan | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione dell’Urania di questo mese: Greg Egan, Il razzo a orologeria.

Lo scrittore australiano ha infatti dedicato la trilogia detta Orthogonal a un universo dove le tre dimensioni spaziali e il tempo sono sostituite da quattro dimensioni uguali tra loro; questo comporta che il tempo non è una strada a senso unico ma può essere percorsa in entrambe le direzioni. Il cosmo di Orthogonal differisce dal nostro per molti altri aspettia, per esempio la velocità della luce, differente a seconda della lunghezza d’onda, pertanto le stelle non sono puntini luminosi ma strisce multicolori, più lunghe maggiore è la distanza dell’astro dall’osservatore.

Come logico aspettarsi da una premessa del genere anche la vita si è evoluta in forme strane e bizzarre, Il razzo a orologeria, primo romanzo della serie, racconta la storia di una razza di mutaforma minacciata da una catastrofe imminente. A dispetto dai dettagli scientifici e dai grafici, presenti in buon numero, Egan è riuscito a incentrare la storia sui personaggi, in primis la protagonista Yalda e sulla disperata soluzione che l’aliena escogita per evitare la catastrofe terminale.

Egan è un autore che ritengo controverso, estremamente portato a discorsi matematici, astrofisici e inumani, difetta un po’ nel diffondere le sue visioni, assai criptiche, quasi delle formule matematiche aliene. Sono altresì incuriosito da questa sua nuova prova, ci vediamo in edicola…

Una pioggia di diamanti dal cuore di Nettuno al piccolo laboratorio – OggiScienza


Su OggiScienza un resoconto di una particolare ricerca che prova a ricreare le ambientazioni fisiche di pianeti ghiacciati e remoti, tipo Urano. Amo quei paesaggi esotici, da volerci stare per sempre.

Nel cuore dei grandi pianeti ghiacciati, come Urano e Nettuno, le condizioni di alta pressione producono una pioggia di diamanti scintillante. Un nuovo studio ha ricreato in laboratorio le estreme condizioni che si trovano all’interno dei pianeti e ha permesso di osservare il fenomeno in tempo reale.

Nebula in the sea


Caotico assemblaggio frattale degli abissi.

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Cinema was made to reunite the Visible and the Invisible

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