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Archivio per Digitalizzazioni

edited by Rebekah Modrak and Marialaura Ghidini – #exstrange: A Curatorial Intervention on Ebay | Neural


[Letto su Neural]

Storicamente eBay è stato un territorio difficile per i net artisti, nonostante abbia rappresentato la prima vera piattaforma “e-commerce per tutti”. A parte alcune prime azioni concettuali, tipicamente troppo descrittive, o una manciata di opere per lo più estetiche, ci sono solo pochi artisti che hanno deciso di dedicarsi a questo. Il progetto #extrange ha in qualche modo compensato questa mancanza, creando un’azione unica, ampia e articolata, invitando undici curatori e un sacco di artisti a creare “opere d’arte come aste”, tra il 15 gennaio e il 15 aprile 2017. Curata da Rebekah Modrak e Marialaura Ghidini questa mostra estremamente dinamica è stata in grado di decostruire e ridefinire la relazione tra l’acquisto e la vendita online. Efficientemente organizzato, nonostante il numero di persone coinvolte, ha utilizzato un sistema di tag per la ricerca e la partecipazione ad ogni azione, o solo ad una in particolare con una costante comunicazione. Questo “catalogo” presenta i saggi dei curatori e documenta le opere, inclusi i dati, le strutture, la narrazione e, a volte, le altrettanto importanti circostanze dietro l’asta. Diventa sia un archivio stampato di documenti, sia una sorta di manuale per creare un’ asta contemporanea su eBay. Oltre ad alcuni noti artisti della rete, che abbracciano diverse generazioni, ci sono molti interventi che utilizzano strategie artistiche diverse, adattate all’intero meccanismo di offerta. #extrange rappresenta quindi una delle più significative iniziative di net art degli ultimi anni, sviluppando opere d’arte online critiche e creando un sistema simbolico completamente aggiornato.

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Climoji, climate change emoji set | Neural


[Letto su Neural]

Chiamare un medium emoji non pare troppo eccessivo adesso. I nuovi emoji sono stabiliti dall’Unicode Consortium, un gruppo di società di hardware e software e volontari appassionati di software, codifica e linguistica, con sede nella Silcon Valley. Ricevono molti contributi, ma rilasciano solo un centinaio di nuovi emoji ogni anno. Attualmente ci sono 2600 emoji differenti in tutto il mondo, e secondo Facebook sessanta milioni di loro sono utilizzati ogni giorno sulla sua piattaforma. Vengono considerati come medium da Viniyata Pany, Marina Zurkow and Manuja Waldia. Il loro “Climoji” è un insieme di immagini emoji che ha lo scopo di collocare la questione sul cambiamento climatico al centro della nostra comunicazione personale e pubblica, inserendosi in uno dei media più usati. Vengono pubblicati come pacchetto di adesivi, ma anche come un poster in PNG. La riappropriazione semiotica di uno degli elementi cruciali della nostra comunicazione istantanea è incorporata in questo progetto, che dovrebbe essere incoraggiato per diventare un caso di una teoria discussa.

Claire Tolan – Shush Tones | Neural


[Letto su Neural]

Shush Tones, che si presenta a prima vista nella forma d’un tradizionale cartonato 12”, è in realtà un’edizione limitata a sole 100 copie – e fin qui niente di rilevante – che al posto del vinile custodisce però una lastra quadrata di acrilico trasparente incolore (plexiglass) con sovraimpresso un numero di codice per il download dell’opera. Nelle intenzioni del collettivo della panke.gallery questo design intende enfatizzare il carattere di oggetto digitale da collezione – quindi ancora d’arte – non mancando tuttavia allo stesso tempo di diffonderne i contenuti sostanziali, naturalmente anche questi imbevuti di contemporanea creatività, a loro volta e in maniera meticolosa adesso organizzati da Claire Tolan. Insomma, attivismo digitale, net art e club culture convergono negli interessi della crew elettronica che guarda a tali edizioni come a una delle possibilità per sostenere gli artisti e l’intensa progettualità della galleria. Per questa edizione Claire Tolan ha prodotto nuovi set esclusivi di SUSH Tones, sistemi di suoni e suonerie per iOS e Android, che prendono i nomi di SHUSH Basilisk, Truth To SHUSH, Bayesian SHUSH, Rare Earth Tones, SHUSH Vuln e SHUSH Yoke. Nella costruzione di specifici immaginari tecnologici si allude a sistemi complessi, a una coscienza collettiva riformattabile e alla comunicazione su scala planetaria. I telefoni cellulari, che sono onnipresenti e sempre più pervasivi nella nostra vita quotidiana, diventano allora il mezzo d’elezione per questi esperimenti, con toni che in qualche maniera “drammatizzano” le nostre giornate e stimolano differenti e non convenzionali suggestioni. Le suonerie, per lungo tempo utilizzate al fine di fidelizzare un marchio o per sottolineare la propria aderenza a determinati memi culturali, ricevono qui una sorta di reinterpretazione critica, proprio relazionandosi alla cultura di massa e a quello spazio sottocategorizzato dei sistemi d’allarme (alcuni dei toni creati sono per avvisi specifici mentre altri, invece, non sono riferiti a qualcosa di preciso, attingendo a una “narrazione” ancora più astratta ed evocativa). SHUSH, insomma, vuole rimodellare la nostra percezione: non sappiamo se ci riuscirà, ma almeno ogni messaggio è insinuante, ogni avviso è meditativo, una piccola goccia di straniamento sintetico in un oceano di parole spesso troppo banalmente conformate.

Body Paint series, the edge of the recent | Neural


[Letto su Neural]

Dal momento in cui hanno deciso di lavorare insieme dopo aver lasciato l’università nel 1996, il duo di artisti giapponesi Sembo Kensuke e Yae Akaiwa, conosciuti meglio come exonemo, hanno incarnato in maniera essenziale l’abilità di attraversare pratiche ibride dei media, indagando e spingendo verso confini dualistici in maniera concettuale, le interfacce e gli interstizi. Gli adattamenti nel capire il posto che occupano i media nella nostra vita negli ultimi vent’anni possono essere percepiti lungo la linea temporale dello sviluppo della loro pratica, fin dai primi tentativi con i software dai circuiti hardware alterati, oppure con l’uso analogico quando in genere le persone utilizzano il digitale, per arrivare a vari esperimenti col suono e con video, alla creazione dei video col GPS, alle performance partecipative usando l’ASCII e i simboli buddisti, le installazioni costruite a mano, la condivisione internazionale del loro modello Internet Yami-Ichi e il più recente utilizzo della pittura, insieme al video, per riaffrontare le questioni sulla corporalità e la materialità. Osservatori acuti delle tendenze (all’interno del circuito dei media) i loro progetti discutono costantemente la nostra relazione con la tecnologia, con tutte le sue ambiguità e compulsioni. Ultima tra queste manifestazioni è la loro esibizione “Milk on the Edge” presso la galleria hpgrp di Greenwich a New York dove hanno vissuto fino al 2015, con sede nell’incubatore NEW Inc. istituito dal New Museum. La mostra include progetti delle loro “Body Paint series” (esibite all’Ars Electronica del 2014) in aggiunta ai nuovi progetti creati usando schermi a LED verniciati con molta pittura, ma è il codice sottostante che la dice lunga. Qualcosa qui viene azzerato. In un’intervista di Rachel Lim a newinc.org riguardo all’esibizione gli artisti hanno affermato: “Sembra che tutto stia tornando indietro alla cornice quadrata per quello che riguarda la timeline dei social media. Nonostante ciò, gli esperimenti nell’arte del software e nell’arte interattiva hanno cercato di andare oltre il limite stesso. Penso che la cornice o il bordo della cornice sia l’intersezione di una nuova realtà. Ecco perché stiamo cercando di dipingere sul monitor per provare che cosa possiamo provare attraverso esso. Quel confine è il limite di un nuovo senso della realtà”. Nella loro descrizione artistica per l’esibizione ampliano ancora il concetto: “Che interfacce inaffidabili sono i nostri corpi! Oggi, costantemente legati al mondo attraverso la tecnologia, i nostri corpi stanno allargando le loro frontiere e cercando di toccare il mondo oltre la cornice stabilita. I territori di confine appena oltre gli schermi e i nuovi confini poco chiari sono contrassegnati dallo spruzzo di latte marcio”. Qui, gli exonemo mantengono la posizione di artisti della new media art fin dalla metà degli anni novanta nonostante permettano di essere visti – nudi e castrati – all’interno dei telai dipinti della galleria, artificialmente sottomessi, controllati, costretti, limitati e su un livello nuovo, contemporanei. Questo ha le sfumature di “Blue Man Group” che incontra “Butoh dancer” unito a qualcosa di irreale: come l’ombra dei dati umani contenuta all’interno della sua astrazione spettrale. Nell’intervista affermano anche come percepiscono la scomparsa delle precedenti linee di confine tra la media art e l’arte contemporanea, visto che gli artisti contemporanei utilizzano i media restando contemporanei (mentre gli artisti dei media si confondono nella storia dell’arte o i loro sé non lineari vengono inglobati fra il lignaggio e la cornice della galleria). È chiaro che gli exonemo sanno cosa stanno facendo. Se a un certo punto stanno vendendo, non si stanno svendendo.

Zavoloka – Transmutatsia | Neural


[Letto su Neural]

Arriva ancora a marchio Kvitnu, etichetta di casa per l’artista, l’ultima fatica di Zavoloka, Transmutatsia, excursus sonoro dagli accenti industrial e noise, composizione di quasi sei minuti che echeggia d’atmosfere space e oniriche digressioni dai toni assai suggestivi ed inneggianti, ambientali ed ellittici. Gli immaginari che sono agitati in questo EP non risuonano quietisti e rassicuranti come in altre occasioni per questa sperimentatrice che ama la commistione fra antiche tradizioni e moderne tecnologie elettroniche. Stavolta l’approccio risulta più cibernetico e distopico, decisamente vorticoso e tecnoide, tutti elementi che comunque non sono affatto estranei al background multisfaccettato di questa manipolatrice sonora, musicista free form e performer. Non è un caso allora che per un congruo remix sia chiamato Cluster Lizard, musicista che abbiamo sentito ultimamente su Le Cabanon, sempre a suo agio nell’apparecchiare un sound-design crudo e vibrante, dalle evoluzioni science fiction e techno, per l’occasione rese molto evocative, scure e cinematiche. Come al solito per Zavoloka – che è anche una valente graphic designer – è elegantemente curato anche l’artwork dell’uscita, impressivo nella sua scarlatta guisa cartonata che sottolinea l’ispirazione ipnotica e concentrica dei suoni. Mutazioni e accumulo, la creazione di nuove forme espressive, trattamenti cangianti e risucchi, maggiormente serrate armonie ed accenti lo-fi: anche il titolo sembra alludere ad un perenne divenire ma non ci è dato di sapere se per la sperimentatrice ucraina di base a Vienna questo rappresenterà l’inizio di un nuovo corso o solo un momento di passaggio, un ritorno occasionale ad ispirazioni d’inizio carriera. Il risultato è nel complesso interessante e i suoni distorti, assieme alle frequenze urticanti e iterate danno vita a nuove ibride evoluzioni musicali, in bilico fra non convenzionali strutture ritmiche e un viaggio ad alta tensione, a tratti sussurrante e dalle trame analogiche che sottendono ad un approccio piuttosto mentale e raffinato. Entrambe queste due produzioni sono downloadabili liberamente ma oltre la CD version era anche disponibile una limitatissima tiratura in 10” vinile con annessa t-shirt e sticker della Kvitnu (acquisto che dava diritto anche a uno speciale sconto del 95% sull’intera produzione della label valido per tutto il 2017).

edited by Ruth Catlow, Marc Garrett, Nathan Jones, and Sam Skinner – Artists Re:thinking the Blockchain | Neural


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Per molti la tecnologia blockchain è oscura e inafferrabile, ma è anche quella più promettente ad avere un impatto assai rilevante sul mondo reale (di nuovo) ed è quella molto spesso messa in discussione. Blockchain, in poche parole, è una “piattaforma di fiducia distribuita”, la cui immutabilità ha un grande potenziale economico per contenuti digitali fragili o mutevoli, e non a caso è la tecnologia alla base dei database e degli scambi Bitcoin. Ma nonostante l’enorme interesse manifestato dall’industria finanziaria, blockchain possiede un’infrastruttura astratta che può potenzialmente avere un impatto decisivo sui settori sociali e ambientali. Il gruppo Furtherfield di Londra ha dedicato un impegno considerevole per lo studio dei vari aspetti culturali del blockchain attraverso la produzione di una mostra (New World Order), un film di Pete Gomez (“The Blockchain: Change Everything Forever”) e questo grande libro collettivo. Ogni numero ha un elenco diversificato di scrittori ed è diviso in tre sezioni: Documenti, Fiction e Teorie, che contengono rispettivamente testi esplicativi, narrativi e speculativi. Tra questi ultimi collaboratori, Hito Steyerl elabora l’arte come se fosse essa stessa una valuta alternativa, mentre Rachel O’Dwyer delinea un’analisi sistematica degli imminenti sistemi strutturali basati sul blockchain, e Rob Myers sottolinea l’importanza strategica e quindi l’uso della fiducia e del “consenso in rete”. Oltre a loro è stato coinvolto un gran numero di collaboratori e insieme hanno prodotto un lavoro degno di nota.

Demagógiaprotektor™, mechanically induced reaction | Neural


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La passività indotta dalla retorica dei politici è stata gloriosamente celebrata dalla biologia all’arte e alla teoria dei mass media, ma non è mai stata accreditata così tanto come dopo le ondate populiste che si sono verificate nel 2016. La diffusa disillusione del grande pubblico ha profondamente risuonato in tutti i tipi di media partecipativi, perpetuati in maniera diversa, più e più volte. Demagógiaprotektor™ di Dániel Cseh prende come riferimento questi sentimenti e atteggiamenti diffusi, utilizzando una strategia strutturata dei makers. Si tratta di un esoscheletro per dito medio stampato in 3D regolabile al portatore e alimentato da un servomotore usando il riconoscimento vocale di Google. Quando viene riconosciuto un set di frasi predefinite ed aggiornabili, solleva il dito per un po’ di tempo. Quello a cui letteralmente si assiste è una minima reazione forzata, che certifica allo stesso tempo la passività di chi guarda, ma riesce sicuramente a risvegliare la sua capacità di reagire come se fosse un tentativo disperato di rivitalizzare un malato gravemente compromesso.

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Michele Valente |Blog

Blogger e studente di Comunicazione e ricerca sociale. Scrivo di geopolitica, diritto e tematiche ambientali, attraverso un'ottica globale sulla società europea ed internazionale.

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