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Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social | False percezioni


Luigi Milani, sul suo blog, recensisce questa pubblicazione: Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social, di Jaron Lanier. Come non dargli torto? A-Social è la mia bandiera…

Il provvedimento più saggio da adottare sarebbe cancellare i nostri account social. Subito, senza rimpianti né esitazioni. È quanto raccomanda anche Jaron Lanier, un personaggio eccentrico ma geniale, pioniere della realtà virtuale e autentico guru delle complesse problematiche legate all’abuso delle moderne tecnologie.

Il suo ultimo libro è un pamphlet prezioso, da leggere – anzi, se possibile studiare – attentamente. Il titolo dice tutto: Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social. Ne parlo più diffusamente qui.

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Leggere eBook con Android | False percezioni


Pochi giorni fa Luigi Milani proponeva una guida ai lettori ebook per le varie piattaforme tecnologiche; ora, si specializza sul mondo Android: ecco la carrellata dei lettori che girano su questo universo così diffuso.

La piattaforma mobile oggi dominante pare essere Android, ho realizzato un’analoga – anzi, perfino più corposa – disanima delle app per leggere eBook sulla piattaforma del robottino verde, da sempre mascotte del sistema operativo prodotto da Google. Il link alla guida è questo.

Chris Drange – Relics | Neural


[Letto su Neural]

Instagram come fenomeno visivo e sociale, con i suoi settecento milioni di utenti in tutto il mondo, dovrebbe essere uno degli argomenti e degli spazi virtuali preferiti per le tesi di laurea. E a quanto pare lo è se uno di questi studenti ha suscitato l’interesse di un importante editore d’arte (Hatje Cantz) per pubblicare la sua tesi. Il lavoro di Drange è semplice ed efficace. Egli ha accoppiato i post di Instagram di una donna celebre con il commento di un’altra donna. Sono stampati su pagine nere, ne esaltano il formato e il colore e spesso si presentano come un dialogo reale, assurdo, ovviamente inesistente. Nella sua breve introduzione, scrive di una “nuova forma di culto” in cui gli smartphone diventano “shrine device”, e il contenuto selezionato non fa che rafforzare questo concetto. Le celebrità sono le più seguite su Instagram: Miley Cyrus, Selena Gomez, Ariana Grande, Gigi Hadid, Kendall Jenner, Kylie Jenner e Kim Kardashian. L’illusione di un rapporto diretto con loro è il santo Graal per ogni fan serio. L’ambiente lo permette formalmente, con milioni di canali di comunicazione diretta aperti tra le celebrità e i fan. Il registro formale visivo utilizzato da Drange è impressionante, con un confronto schietto fianco a fianco, pagina dopo pagina, tra l’eccitato culto del fan e la star ufficiale in una posa iconica. Infine, possiamo considerare Relics non troppo distante da un classico libro d’artista, che campiona cinicamente la cultura pop digitale e induce il gusto inquieto della modernità.

Quantified Self Portrait (One Year Performance), intimate flows | Neural


[Letto su Neural]

Nella media art c’è un intero filo conduttore nel definire un ritratto non come un volto, ma solo tramite dati intimi collegati in modo univoco alla persona. Poiché la nostra identità burocratica è fatta esclusivamente di dati digitali, come la maggior parte della nostra socialità mediata, questa pratica riflette progressivamente la nostra natura quotidiana. Michael Mandiberg è sempre stato attento ai cambiamenti nelle nostre strutture quotidiane, sviluppando opere d’arte con una cura quasi ossessiva. Nel suo “Quantified Self Portrait (One Year Performance)” mostra un video a 3 canali, fatto di fotografie davanti allo schermo e screenshot prodotti ogni quindici minuti da software personalizzati, per una performance di un anno, e alcune riflessioni testuali chiave. Il risultato è un’identificazione con la prospettiva del laptop e il carico di lavoro, mentre le riflessioni più lente interrompono il flusso dei coinvolgimenti con lo schermo, fornendo una delle possibili strategie di fuga individuali.

Dittatura dei big data: come sopravvivere – Quaderni d’Altri Tempi


Su Quaderni d’Altri Tempi una bella e dettagliata recensione, di Giovanni De Matteo, a Datacrazia, il saggio della D Editore che indaga la realtà dei Big Data, ovvero la capacità di immagazzinare dati personali operata da grandi (ma anche piccole) aziende operanti su Internet. Un estratto della recensione di Giovanni:

“Chi ha in mano i big data sa tutto di noi, della nostra situazione personale, della nostra vita privata, della ricchezza, delle scelte politiche e culturali, delle idee, dei consumi” (de Kerckhove, in Governato, 2017).

In un mondo in cui chiunque si ritrova a portata di mano una quantità di dati maggiore di quanto possa gestire (a meno di non essere una delle aziende che ha fatto dell’estrazione di valore dai dati la sua missione), un libro come questo curato da Daniele Gambetta, matematico e freelance, collaboratore al gruppo di ricerca indipendente HackMedia, può servire da bussola per ritrovare la rotta tra le correnti oceaniche di fake news, i venti di burrasca della post-verità e le insidie del Quadrilatero Digitale.

Il potere dei big data
Le strategie di profilazione adottate dai giganti dell’hi-tech attraverso le pressioni del marketing, specie nella sua emergente combinazione con le neuroscienze e la psicologia, il neuromarketing (si veda il contributo al volume di Giorgio Griziotti, Big emotional data), interagiscono con gli utenti e ne condizionano i comportamenti in maniera tanto diretta ed efficace da trascendere i sogni di qualsiasi governo.
In uno scenario in cui il fatturato combinato delle cosiddette Big Four (o GAFA – dalle loro iniziali: Google, Apple, Facebook, Amazon) ha eguagliato il PIL del Belgio, venticinquesimo paese per ricchezza al mondo secondo il ranking stilato dal Fondo Monetario Internazionale, si può facilmente intuire il pericolo che stiamo correndo legittimando quotidianamente la raccolta dei nostri dati.
Fin dalla sua introduzione, il curatore richiama l’attenzione sull’esposizione che questo comporta: da una parte nei confronti di piattaforme in corso di trasformazione verso “organismi sovranazionali diffusi”, con la loro applicazione di regole e politiche spesso in conflitto con le legislazioni nazionali e internazionali (si pensi all’attualità legata all’entrata in vigore del GDPR, ovvero il General Data Protection Regulation dell’Unione Europea); dall’altra nei confronti delle occasionali convergenze tra questo nuovo platform capitalism e l’ambito politico, come dimostra il ruolo giocato da Cambridge Analytica nelle campagne per l’elezione di Trump e il sostegno al Leave nel referendum sulla Brexit, incentrate su un uso massiccio della sentiment analysis grazie ai dati estratti da Facebook. Scrive Gambetta:

“Identità digitalizzate, geolocalizzazione e registrazione quasi costante di spostamenti, ma anche transazioni finanziare, dati relativi al nostro stato di salute e ai nostri gusti musicali. Mai come ora, nella storia dell’umanità, si è disposto di una quantità così grande di informazioni immagazzinate su fenomeni e comportamenti sociali”.

Datacrazia a cura di Daniele Gambetta | CarmillaOnLine


Su CarmillaOnLine potete apprezzare un’ulteriore segnalazione sparsa per il Web a Datacrazia, raccolta di saggistiche curata da Daniele Gambetta, uscita per D Editore; parliamo del controllo sociale tramite la notevole quantità di dati sensibili raccolti dalle grandi compagnie digitali. Un estratto dall’introduzione:

La peculiarità di questi dati, oltre alla loro quantità, è il fatto di provenire da fonti e metodi di estrazione estremamente variegati, costituendo così dataset infinitamente ricchi ma destrutturati, dai quali estrapolare regolarità e pattern richiede elevate capacità di calcolo ed efficienza algoritmica. Allo stesso tempo i dati non sono raccolti solo da veri e propri addetti ai lavori del settore, ma anche estratti dalle azioni quotidiane di milioni di utenti, autisti, lavoratori diffusi.
La pervasività delle nuove tecnologie apre la strada del possibile a scenari fino ad ora considerati fantascientifici. La polizia di Los Angeles sta già implementando un programma, Predpol, che grazie all’analisi di dati online dovrebbe riuscire a prevedere i futuri crimini, come nella dickiana Precrimine di Minority Report (e non mancano le distorsioni dovute ai pregiudizi razziali), mentre negli ultimi mesi del 2016 si è molto discusso di una proposta del partito comunista cinese che vorrebbe fornire un voto complessivo di ogni cittadino basandosi sui dati online, secondo un metodo di social credit system che a tanti ha ricordato l’episodio Caduta libera di Black Mirror.
Un testo molto recente, che analizza in maniera dettagliata vari casi di usi e abusi dell’analisi dati e degli algoritmi in vari ambiti sociali, dall’istruzione al luogo di lavoro, è Armi di distruzione matematica di Cathy O’Neil, dove l’autrice mette giustamente a nudo le disparità economiche e i soprusi sociali al tempo della “dittatura degli algoritmi”.
È importante sottolineare, in questo contesto, che i processi di controllo sociale, di valutazione come strumento disciplinare, di estrazione di valore dalla vita quotidiana, non sono certo fenomeni nati con i social network. Si può invece provare a ragionare di come le nuove tecnologie, ai tempi della datacrazia, costituiscano spesso una lente di ingrandimento per studiare le dinamiche di questi processi.

Free Universal Cut Kit for Internet Dissidence, f.u.c.k. – i. d. | Neural


[Letto su Neural]

Le battaglie per la libertà di Internet sono iniziate nel momento in cui è diventato un fenomeno globale. Dal rifiuto dei cookies alla difesa della Net Neutrality, i diritti dei cittadini di internet hanno sistematicamente ceduto sotto il potere delle lobby aziendali. In questo contesto, artisti come César Escudero Andaluz hanno accettato il compito di rivendicare questi diritti attraverso un gesto anarchico: tagliare i cavi internet sottomarini utilizzando meccanismi 3D stampabili. Il suo progetto F.U.C.K.- ID. Free Universal Cut Kit for Internet Dissidence è una raccolta di dispositivi, illustrati da brevi video e file .stl scaricabili, da assemblare e da collegare ai cavi, utilizzando l’energia delle correnti marine per funzionare. Lungi dall’essere un gesto luddista, è un meccanismo meccanico, autosostenibile, lento e distruttivo, che mina l’infrastruttura economica e sociale più strategica, che paradossalmente è cruciale per rendere possibile il gesto stesso.

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