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Di cosa parliamo quando parliamo di cyberpunk: due visioni opposte ma complementari della tecnologia | Holonomikon


Sul blog di Giovanni De Matteo è comparso un post molto articolato in cui ci si confronta su due aspetti del cyberpunk, che in realtà poi è uno solo (anche se le evidenze sembrano divisive): Neuromante, il romanzo di William Gibson che ha aperto la stagione del cp, e Blade Runner, il film di Ridley Scott che pesca da una storia di P. K. Dick e che in realtà è stato il contrafforte su cui Gibson ha fondato la sua carriera letteraria (e che ha dato l’assist a Blade Runner). L’estratto iniziale:

Di cosa parliamo quando parliamo di cyberpunk? La risposta è molto meno scontata di quanto potrebbe sembrare a un approccio superficiale. Il cyberpunk letterario è stato spesso accusato di scarsa originalità, monotonia di fondo e, col tempo, conformismo a tutta una serie di elementi divenuti un po’ dei cliché: il mondo distopico dominato dalle multinazionali, gli hacker solitari in lotta contro il sistema, la vita di strada nei bassifondi delle megalopoli… e potremmo continuare. Ma se prendiamo in considerazione i due titoli che hanno contribuito maggiormente a plasmare la nuova sensibilità della fantascienza dagli anni ’80 in avanti, ci accorgiamo di tutta una serie di differenze anche abissali legate non a elementi di contorno, che tutto sommato sono anche abbastanza sovrapponibili (*) – come dimostrano anche le dichiarazioni di William Gibson sulla sua esperienza come spettatore in sala all’uscita di Blade Runner – ma su un elemento che per il cyberpunk è tutto fuorché accessorio: la tecnologia.

Partiamo da Neuromante, il manifesto letterario del cyberpunk. Uscito nel 1984, è ambientato secondo le stime di Gibson intorno al 2035 (sebbene l’arco della trilogia copra 16 anni e quindi questa datazione vada presa molto con le molle, potendo oscillare, diciamo, tra il 2025 e il 2040… ma tutto sommato ancora dietro l’angolo, a differenza di quanto dedotto invece da un lettore su Vice basandosi su altri elementi interni ai romanzi ma probabilmente più dovuti a sviste dell’autore che non riconducibili alle sue reali intenzioni) e dipinge una tecnologia ormai smaterializzata, micro- e nanometrica, pervasiva.
Nel mondo di Case e Molly, la tecnologia si è ormai integrata in maniera indistricabile con i corpi e la psiche degli utenti: il cyberspazio è un piano dell’esistenza complementare alla realtà fisica, con cui si compenetra in declinazioni che assumono di volta in volta le forme di un’internet ante litteram, della realtà virtuale o di una realtà aumentata, e che assolve al ruolo di vero e proprio ecosistema, con le sue nicchie e i suoi agenti (virus informatici, ICE, costrutti di personalità riconducibili al mind uploading, intelligenze artificiali…).
Case, Molly e gli altri abitanti del futuro come loro non esitano a modificare i propri corpi attraverso impianti prostetici che ne aumentano le facoltà e attivano un feedback con il cyberspazio: non sono più solo agenti, ma la loro psiche e il loro organismo diventa un target su cui la rete e altri agenti possono produrre effetti tangibili. La strada ha trovato il suo uso per la tecnologia uscita dai laboratori, per dirla con Gibson. Anzi, ha trovato mille modi per utilizzarla e piegarla alle necessità dei singoli operatori, attraverso tutto un mercato nero di tecnologie trafugate dai centri di ricerca delle multinazionali o dell’esercito e messe in circolazione da una rete di contrabbandieri, corrieri, rigattieri…

La visione della “Trilogia dello Sprawl” prende forma tra la fine degli anni ’70 e i primissimi ’80, e nel 1982 arriva nelle sale Blade Runner. Un film che si inserisce nel solco di quella visione cupa e pessimistica del futuro che negli stesi anni si andava definendo grazie a pellicole epocali come Mad Max di George Miller (1979) e 1997: Fuga da New York di John Carpenter (1981), o Alien dello stesso Ridley Scott (1979). Ma, con la notevole eccezione di quest’ultimo, i film che stavano ridefinendo l’immaginario del futuro erano prevalentemente accomunati da un basso tasso tecnologico: la tecnologia era o ridotta al puro elemento meccanico (le automobili di Mad Max con cui vivono in simbiosi i sopravvissuti dell’outback australiano) o a strumento di controllo (le bombe miniaturizzate iniettate a Plissken per convincerlo a esfiltrare il presidente dal carcere di massima sicurezza di Manhattan). Lo stesso Alien non è che brilli sotto il profilo dell’estrapolazione tecnologica, ma se non altro, sullo sfondo di una civiltà che è stata comunque in grado di mettere in campo lo sforzo necessario a esplorare rotte spaziali al di fuori del sistema solare, presenta personaggi che sono androidi meccanici indistinguibili dagli esseri umani e computer che rasentano, per autorità anche se non proprio per flessibilità (e qui torniamo alle forme di controllo già citate sopra a proposito di 1997: Fuga da New York), lo status delle IA. Elementi che, con le dovute variazioni, caratterizzano anche Blade Runner, dove ritroviamo appunto una tecnologia pesante: gli avanzamenti nella biotecnologia hanno permesso lo sviluppo di replicanti, androidi biologici indistinguibili dagli esseri umani (anzi, più umani dell’umano), destinati all’impiego in teatri di guerra extra-mondo e a farsi carico di mansioni che richiedono forza e resistenza fisica. L’uso più soft contemplato per i Nexus-6, i replicanti di ultima generazione, è per i modelli femminili, adibiti alla prostituzione nei bordelli delle colonie, non proprio un esempio di visione futuristica sull’impiego del più sofisticato prodotto della tecnologia umana.
In Blade Runner, la tecnologia è sempre separata dai corpi e dalle menti dei suoi utilizzatori umani: l’intermediazione tecnologica nelle relazioni umane è ridotta al minimo, i telefoni sono ancora in cabine pubbliche, i computer quasi nemmeno si vedono e – tralasciando volutamente, per il momento, qualsiasi grande o piccola retcon operata da Blade Runner 2049 – la rete nemmeno esiste. La tecnologia non è bassa, ma è sostanzialmente hard e ha a che fare con la programmazione/manipolazione biologica dei corpi, confinata all’interno di questi (alcune decine o centinaia di migliaia di replicanti sparsi sulle colonie extra-mondo, e pochissimi fuggitivi clandestini sulla Terra), mentre il mondo di fuori è sostanzialmente la fucina di catastrofi ambientali in cui ci troviamo a vivere oggi, con un downgrade della tecnologia attuale a quella degli anni ’80.

Culture e pratiche di sorveglianza. Il nuovo ordine mediale delle piattaforme-mondo – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo di Gioacchino Toni che recensisce in modo ragionato Le piattaforme mondo. L’egemonia dei nuovi signori dei media, di Luca Balestrieri. Un estratto per capire ci cosa si parla:

Attorno alla metà degli anni Dieci del nuovo millennio è emersa con forza l’importanza che nell’odierna economia globale sta assumendo il cosiddetto Platform Capitalism – analizzato pionieristicamente da studiosi come Nick Srnicek1 –, cioè quella particolare forma di business ruotante attorno al modello delle piattaforme web rivelatosi il paradigma organizzativo emergente dell’industria e del mercato grazie alla sua abilità nello sfruttare pienamente le potenzialità della cosiddetta quarta rivoluzione industriale.

In generale, quando si parala di “piattaforma” si fa riferimento a «uno spazio per transizioni o interazioni digitali che crea valore attraverso l’effetto network, il quale si manifesta tramite la produzione di esternalità positive» (p. 14). Visto che la creazione di valore deriva soprattutto dalla conoscenza dei clienti e del mercato, diventa fondamentale la capacità di estrazione e di interpretazione dei dati comportamentali dei consumatori. Essendo la piattaforma a organizzare i flussi di informazione all’interno del network, la sua forza risiede proprio in questa sua capacità di connettere e ottimizzare gli scambi di informazioni tra gli elementi che coinvolge che prima erano invece disseminati lungo una filiera lineare. Si tratta pertanto di una forma organizzativa meglio capace di sfruttare le potenzialità offerte dall’intrecciarsi di intelligenza artificiale, cloud computing e connessioni ultraveloci e che, strada facendo, ha dato luogo a quelle che l’autore definisce come vere e proprie “piattaforme-mondo”:

“ecosistemi che organizzano in rete produzione e consumi, sviluppano e gestiscono la tecnologia con cui governano i mercati e tendono a espandersi attraverso il controllo dei dati. La piattaforma diventa mondo, tende a dilatare sena limiti i suoi servizi e le opportunità che offre. È la versione dell’one stop shop sviluppata, con il massimo di rigore e coerenza, per le prime dalle grandi piattaforme cinesi. Una sorta di paese dei balocchi nel quale il consumatore, idealmente, non deve cercare altrove per soddisfare digitalmente ogni suo bisogno (p. 19)”.

Si sta parlando di colossi statunitensi come Alphabet (gruppo Google), Amazon, Facebook, Apple e Microsoft e cinesi come Baidu, Alibaba e Tencent. A un livello inferiore in questa gerarchia di potenza si collocano invece piattaforme come Netflix e Spotify in quanto impegnate in un segmento di mercato limitato, audiovisivo la prima e musicale la seconda. Per dare un’idea della potenza di fuoco di cui dispongono tali colossi si pensi che nel 2021 tra le dieci imprese a maggior capitalizzazione mondiale figuravano ben sette piattaforme-mondo.
Per comprendere come le piattaforme si siano evolute da semplici sistemi informatici nell’infrastruttura chiave dell’economia globale in grado di erodere le sovranità nazionali, sfruttando la capacità di ottenere ed elaborare dati, lo studioso ritiene sia necessario partire dalle “guerre dello streaming” per il controllo dell’industria audiovisiva statunitense che si sono scatenate negli anni Dieci del nuovo millennio. A una prima fase in cui le piattaforme S-VOD (sevizi video-on-demand richiedenti un abbonamento per una visione senza limiti dei contenuti) sferrano il loro attacco alla televisione multicanale uscendone vincitrici, succede una seconda fase in cui queste piattaforme si scontrano tra di loro per il dominio del mercato in una competizione giocata sul volume di dati raccolti e sull’ampiezza dei servizi che tali dati permettono di proporre in maniera profilata ai consumatori.

Per oltre un trentennio, a partire dagli anni Novanta del Novecento, il sistema della tv via cavo statunitense ha regnato sul sistema mondiale dei media grazie soprattutto alla sua indubbia capacità creativa (che ha portato a fare della serialità la narrazione privilegiata della contemporaneità e del suo immaginario) e all’aver messo in piedi un efficace sistema produttivo e di aggregazione di media company capace di integrare il comparto hollywoodiano tanto a livello creativo che organizzativo. Ne corso degli  anni Dieci le piattaforme streaming hanno dunque saputo assimilare e prendere il controllo tanto della creatività seriale che della base produttiva sviluppata nel frattempo dal sistema della tv via cavo. A risultare vincente, scrive Balestrieri, non è dunque il prodotto in sé (la serialità), che le piattaforme hanno trovato già strutturato dalle cable tv, ma il rapporto con il consumatore, che nello specifico significa la fruizione on demand e la valorizzazione della libertà di scelta. Quando compare Netflix, ad esempio, la cosiddetta complex tv2– la tv della complessità narrativa – era già un dato di fatto così come, almeno parzialmente, le sue innovative modalità produttive. Si potrebbe dire che Netflix arriva quando HBO ha già cambiato la serialità.

Radicalized di Cory Doctorow | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione che Urania Jumbo pubblica questo mese Radicalized, di Cory Doctorow, raccolta di quattro racconti a tema che possono essere più incisivi di un romanzo. La sinossi:

In questo volume sono raccolti quattro racconti di Cory Doctorow che, attraverso il filtro della fantascienza, gettano nuova luce su temi di scottante attualità… con la stessa delicatezza con cui si getta la benzina sul fuoco. Immigrazione clandestina, brutalità della polizia, malasanità, il controllo da parte delle grandi corporazioni su ogni aspetto della nostra esistenza: argomenti che sembrano usciti dai titoli dei giornali, si mescolano tra loro e danno vita a un cortocircuito esplosivo.

Nel primo racconto, ambientato in un futuro rigidamente diviso tra ricchi e poveri, dove l’uso di qualsiasi elettrodomestico è strettamente vincolato al proprio contratto con la rete di fornitura, e controllato tramite il sistema dei big data, una giovane rifugiata dalla fedina penale illibata si ritrova costretta dalla necessità ad hackerare prima gli elettrodomestici, poi gli ascensori di un intero condominio… con conseguenze inattese.

Il secondo racconto è dedicato al supereroe American Eagle, un campione di verità e di giustizia che ricalca da vicino la figura di Superman ed è osannato dalla gente. Almeno fino a quando non interviene per bloccare un brutale pestaggio della polizia ai danni di un uomo di colore, trovandosi catapultato in una prospettiva ribaltata dall’amaro sapore distopico.

Nel terzo racconto, un marito disperato si inabissa nel dark web per aiutare la moglie, colpita da un tipo rarissimo di cancro per cui l’assicurazione sanitaria rifiuta di pagare le cure. Scopre così che la disperazione unisce molte più persone di quanto non si creda, radicalizzandole e andando ad alimentare sentimenti di rabbia, con conseguenze estreme per una società “civile” da cui sono in tanti a sentirsi abbandonati.

L’ultimo racconto ci porta a un altro estremo: una fortezza nel deserto dove un ricco privilegiato geniale cerca rifugio dall’Apocalisse. Ma esiste davvero un luogo protetto da tutto e da tutti, da cui fuggire anche dalle conseguenze delle proprie azioni?

Culture e pratiche di sorveglianza. L’era degli oggetti smart presuppone un’umanità altrettanto smart? – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione estesa al concetto che c’è dietro il saggio Internet of Things. Gli ecosistemi digitali nell’era degli oggetti interconnessi, di Stefano Za. Si parla del controllo sociale o societario perpetrato da enti statali o privati, in modo massivo e spesso subdolo, sull’intera popolazione mondiale; in definitiva, va precisato però, non è la tecnologia stessa a essere il problema, bensì l’uso che se ne fa, che può essere meritorio o criminoso. Un estratto:

Visto che sin dal titolo viene fatto riferimento agli ecosistemi digitali, in apertura di volume l’autore tratteggia una definizione di essi. In generale con ecosistema si intende un insieme di componenti, viventi e non, in grado di influenzarsi vicendevolmente modificando l’ambiente in cui si trovano a operare formando così un unico sistema delineato. Nello specifico, un ecosistema digitale è costituito soprattutto, ma non solo, da “artefatti digitali”. Tale tipo di ecosistema «con le sue componenti e le loro interazioni, ha sia un’entità fisica (tradizionale/materiale) sia un’entità digitale (virtuale), racchiudendo le peculiarità di ciò che viene definito sistema cyber-fisico» (p. 11). Gli elementi smart costituiscono una componente importante di tali ecosistemi digitali e rientrano in quell’ambito di IoT in cui gli oggetti sono in grado di interagire tanto con altri oggetti o macchine quanto con esseri umani attraverso Internet.

Dopo aver ricostruito i passaggi storici dello sviluppo di Internet, Za si sofferma sulla nascita del fenomeno IoT: «una rete di oggetti interconnessi tra loro capaci di raccogliere e scambiare informazioni attraverso l’uso della rete, di Internet» (p. 33). IoT, sostiene lo studioso, assume un ruolo rilevante soprattutto grazie al suo intrecciarsi con il cloud computing, i big data e il machine learning. Nel primo caso si ha a che fare con tecnologie che consentono di elaborare, archiviare e memorizzare dati attraverso risorse hardware e software distribuite in rete. Possono essere software utilizzati dall’utente finale (Software as a Service – SaaS), o che consentono di amministrare la configurazione e le funzionalità di una piattaforma (Platform as a Service – PaaS), oppure server virtuali ove è possibile installare software di sistema e applicativi (Infrasrtucture as a Service – IaaS). In tutti i casi il cloud computing consente di avere in dotazione risorse a capacità computazionale in maniera flessibile senza essere in possesso di particolari hardware potendovi ricorrere ovunque sia presente una connessione Internet.

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SOUNDSCAPES | T.C.W. & L.W. Diary… by Marco Milani


Sul blog di Marco Milani la segnalazione di una sua collaborazione al progetto Soundscape, molto interessante e che si può sintetizzare con un “Storie fantastiche da panorami musicali”. Il dettaglio della pubblicazione acquistabile su Amazon:

Edizioni Scudo ha recentemente promosso un’iniziativa atta a collegare il mondo della musica con quello della letteratura fantastica. Dopo aver addirittura messo le basi per un’etichetta discografica di Edizioni Scudo (iniziativa che in futuro cercheremo di ampliare per portare nel mondo della musica le stesse logiche di libertà editoriale che abbiamo applicato alla letteratura e alla grafica), abbiamo creato una compilation di brani musicali realizzati da ottimi musicisti, chiedendo agli autori di lasciarsi ispirare a scrivere da uno di questi.
Il risultato è un’antologia che ha attirato l’attenzione di molti autori ricchi di esperienza, pubblicazioni e riconoscimenti, forse perché soprattutto un autore di esperienza può comprendere l’intima sfida che gli avevamo proposto.
Godetevi dunque l’effetto di quest’impresa, che alle volte ha visto gli autori mettere in campo persino i musicisti stessi, e che ci conduce verso quei confini della realtà che amiamo solcare ogni volta che ce n’è data occasione.

PINK FLOYD: I BOOTLEG DIVENTANO “UFFICIALI”, COSA STA SUCCEDENDO? | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia un post assai interessante che proviene dal mondo floydiano: riguarda i bootleg, le registrazioni pirata che 40-50 anni fa sono state un po’ il youtube dell’epoca. Vi lascio all’articolo.

Per ogni fan dei Pink Floyd, i Bootleg, rappresentano una miniera d’oro, pecche la band è sempre stata avara di pubblicare live e outtakes dai loro archivi, e in quelle tracce audio si poteva ascoltare quello che succedeva realmente sul palco o nelle prove in studio. La faccenda è leggermente cambiata dalla pubblicazione di “The Later Years 1965-1972”, dove è stato pubblicato molto materiale circolato per anni tra collezionisti sotto forma di bootleg.
Ma dalla data del 10 Dicembre 2021, sulle principali piattaforme streaming dei Pink Floyd quali Spotify, YouTube ecc.. sono apparse 12 Playlist di concerti live dal 1970 al 1972, principalmente del 1971.

In questi giorni i fan si stanno chiedendo il perché, soprattutto per il fatto che sono comparse online senza alcun annuncio precedente, e senza sottovalutare che queste playlist, presenti nel catalogo ufficiale streaming dei Pink Floyd, riportano le copertine dei Bootleg e l’audio contenete, in alcuni casi, non è quello delle ultime versioni scoperte, ma magari prese de bootleg usciti molti anni fa.
Personalmente, mi sono fatto un’idea: se dopo 50 anni decadono i diritti d’autore dei concerti live, i Pink Floyd, con questa mossa, forse, si sono “assicurati i diritti” su queste registrazioni, visto che stavano per raggiungere i 50 anni dall’esecuzione.

I diritti connessi del produttore di fonogrammi e dei musicisti, in assenza di pubblicazione, hanno durata di 50 anni dalla fissazione. Tuttavia, se in questo periodo il fonogramma viene lecitamente pubblicato, i diritti connessi si estinguono soltanto dopo 70 anni dalla pubblicazione”.

Quindi, in attesa di risposte ufficiali sull’accaduto, possiamo solo pensare che i Pink Floyd, abbiano fatto questa mossa solo per questioni “legali”, in modo che detengano i diritti su queste date live, per future pubblicazioni. A ogni playlist creata c’è la scritta “Under exclusive licence to Parlophone Records Limited, ℗ 2021 Pink Floyd Music Ltd“.

Culture e pratiche di sorveglianza. Costruzione identitaria e privacy tra rassegnazione digitale e datificazione forzata – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la segnalazione di un robusto discorso sulla sorveglianza in atto sia sul mondo web che nella cosiddetta realtà usuale. A cura di Gioacchino Toni; un estratto:

Dal 2019 Amazon raccoglie informazioni fisiche ed emotive degli utenti attraverso la profilazione della voce, mentre Google ed Apple stanno lavorando da tempo a sensori in grado di monitorare gli stati emotivi degli individui e tutti questi dati vanno ad aggiungersi a quelli raccolti a scopo di profilazione quando si cercano informazioni sulla salute su un motore di ricerca. Come non bastasse, le Big Tech affiancano alla raccolta dati sulla salute ingenti investimenti nell’ambito dei sistemi sanitari. Qualcosa di analogo avviene nel sistema scolastico-educativo ed anche in questo caso le grandi corporation tecnologiche hanno saputo approfittare dell’emergenza sanitaria per spingere sull’acceleratore della loro entrata in pompa magna nel sistema dell’istruzione.
I media occidentali da qualche tempo danno notizia con un certo allarmismo del sofisticato sistema di sorveglianza di massa e di analisi dei dati raccolti sui singoli individui e sulle aziende messo a punto dal governo cinese tra il 2014 e il 2020 al fine di assegnare un punteggio di “affidabilità” fiscale e civica in base al quale gratificare o punire i soggetti attraverso agevolazioni o restrizioni in base al rating conseguito. All’interesse per il sistema di sorveglianza cinese non sembra però corrispondere altrettanta attenzione a proposito di ciò che accade nei paesi occidentali, ove da qualche decennio «governi e forze dell’ordine stanno utilizzando i sistemi IA per profilarci, giudicarci e determinare i nostri diritti» (p. 122), impattando in maniera importante soprattutto sul futuro delle generazioni più giovani.
Sebbene non sia certo una novità il fatto che governi e istituzioni raccolgano dati o sorveglino i comportamenti dei cittadini, la società moderna ha indubbiamente “razionalizzato” tale pratica soprattutto in funzione efficientista-produttivista rafforzando insieme alla burocrazia statale gli interessi aziendali. In apertura del nuovo millennio, scrive Barassi, anche sfruttando l’allarmismo post attentati terroristici che hanno colpito gli Stati Uniti e l’Europa, molti governi hanno iniziato ad integrare le tecnologie di sorveglianza quotidiana dei dati con i sistemi di identificazione e autenticazione degli individui.

Culture e pratiche di sorveglianza. Tracciati e profilati fin da prima della nascita – Carmilla on line


La tecnologia non è il Male, ma può diventarlo per il modo in cui viene utilizzata. Su CarmillaOnLine.

«Dal momento in cui i bambini vengono concepiti, le loro informazioni mediche sono spesso condivise su app di gravidanza o sui social media, e dopo essere venuti al mondo tutti i loro dati sanitari e educativi vengono digitalizzati, archiviati e molto spesso gestiti da società private. A man mano che crescono, ogni istante della loro vita quotidiana viene monitorato e trasformato in un dato digitale […] I dati dei nostri bambini vengono aggregati, scambiati, venduti e trasformati in profili digitali, e verranno sempre più utilizzati per giudicarli e per decidere aspetti fondamentali della loro vita» (p. 10).
Così scrive Veronica Barassi nell’ambito di una  sua ricerca, pubblicata originariamente da MIT Press in lingua inglese, volta ad approfondire come la trasformazione digitale in atto, grazie anche all’apporto degli sviluppi dell’intelligenza artificiale, stia conducendo alla datificazione di ogni traccia lasciata dall’individuo sin da prima della sua nascita. Per comprendere meglio la portata di tale trasformazione secondo la studiosa conviene concentrarsi sulla prima generazione che ha subito il processo di datificazione digitale sin da prima di venire al mondo. Tale ricerca è stata tradotta e pubblicata in italiano nel volume da poco disponibile in libreria: Veronica Barassi, I figli dell’algoritmo. Sorvegliati, tracciati, profilati dalla nascita (Luiss University Press, 2021).

“Nell’era del capitalismo della sorveglianza non c’è più confine tra i dati del consumatore, raccolti per proporre pubblicità personalizzate, e i dati del cittadino, raccolti per decidere se possiamo avere accesso o meno a determinati diritti […] Il Capitalismo della sorveglianza ci sta trasformando tutti in cittadini datificati e se davvero vogliamo capire questa trasformazione dobbiamo concentrarci sui bambini nati nell’ultima decade: la prima generazione datificata fin da prima della nascita (p. 19)”.

È pertanto sui nativi datificati che si concentra la ricerca di Veronica Barassi. Sui bambini datificati cioè sin da prima di nascere anche a causa della condotta dei genitori che condividono sui social informazioni circa il futuro nascituro, dai resoconti sull’attesa alle loro ecografie, proseguendo poi, una volta venuti al mondo, con la diffusione di immagini e racconti dettagliati dei loro istanti di vita quotidiana a cui si aggiungono i dati raccolti dalle tante app utilizzate dai genitori per monitorare la salute e la crescita dei bambini e dalle apparecchiature smart sempre più diffuse all’interno delle abitazioni [su Carmilla]. Poi il profilo dei bambini sarà aggiornato delle piattaforme educative e da tutto l’armamentario di cui dispone il capitalismo della sorveglianza. In particolare la studiosa si sofferma su quattro tipologie principali di raccolta dati relativi ai bambini: quelli raccolti dagli “assistenti virtuali” presenti nelle abitazioni in cui vivono; quelli immagazzinati dalle scuole attraverso le piattaforme educative on line; quelli relativi alla salute aggregati tanto attraverso app private quanto attraverso l’informatizzazione del sistema sanitario pubblico; quelli raccolti dai social media. Risulta pertanto palese la volontà delle Big Tech di raccogliere il maggior numero di dati personali per poterli aggregare in profili digitali riconducibili a singoli individui attraverso sistemi, anche biomedici, di identificazione e profilazione.

La recente pandemia, ricorda Barassi, ha di certo spinto sull’acceleratore del capitalismo della sorveglianza già in atto, palesando il livello di dipendenza dalle tecnologie digitali e la sempre più difficile distinguibilità tra ambiti privati e pubblici e tra tempi e spazi lavorativi e ricreativi. Se il tracciamento medico del nascituro non è una novità, scrive Barassi, esistono però almeno due grandi differenze rispetto al passato: un’inedita possibilità di concentrazione dei dati raccolti dalle famiglie (informazioni mediche, psicologiche e relative alla routine quotidiana, agli stili di vita e di consumo ecc.) e un’altrettanto inedita diffusione di tali dati attraverso condivisioni su app e social con ciò che ne consegue in termini di profilazione aziendale. Non a caso, come ha esplicitato l’ONG Electronic Frontier Foundation nel report di Quintin Cooper, The Pregnancy Panopticon (2017), Facebook e Google stanno investendo sulla compravendita dei dati raccolti delle app che accompagnano la gravidanza.

La sfida Cnr-Google a colpi di qubit | OggiScienza


Su OggiScienza un articolo che esplora le nuove visioni della computazione quantistica. Il tutto ha quasi sapore di magia, questo aprirsi di porte infinite laddove servano ha un qualcosa di mistico, eppure è tecnologia che parla con fibre d’infinito, e ciò mi rende elettrizzato.

“In questo momento i computer quantistici rappresentano il futuro – spiega Prati, che ha collaborato con l’Università di Milano e il Politecnico meneghino – Non abbiamo ancora un hardware abbastanza potente, ma nel frattempo possiamo costruire dei software che ci permettano di sviluppare al meglio la tecnologia non appena l’infrastruttura sarà pronta”.

Il nucleo della scoperta di Prati e compagni (che è stata brevettata) ruota attorno alle porte logiche: “Nei computer tradizionali, sono circuiti che permettono le operazioni tra i bit. – spiega il ricercatore – A partire da queste operazioni elementari, si costruiscono tutte le operazioni possibili per un computer, come se fossero dei piccoli mattoncini”. Allo stesso modo, un computer quantistico si basa sui bit quantistici, “mattoncini con cui si costruiscono tutte le operazioni di livello più alto”.
In un computer quantistico le porte logiche sono una quantità finita e dunque possono essere “combinate” solo in un certo numero di modi. “Con il nostro metodo, è possibile costruirle in tempo reale: se mentre si sta lavorando a un problema ci si accorge che servirebbe una porta logica per risolvere un calcolo già in corso, la si può creare sul momento. Questo significa modificare il programma in tempo reale, mentre viene eseguito”. Di fatto, si tratta di un compilatore quantistico in grado di programmare un algoritmo su qualsiasi computer quantistico basato su porte logiche. Si tratta di un capovolgimento non da poco: invece di adattare il proprio lavoro a quello che già esiste, si possono creare soluzioni adatte al tipo di calcolo in corso.

Philippe Hallais – Awesome! | Neural


[Letto su Neural]

Philippe Hallais, musicista elettronico e dj onduregno attivo a Parigi anche sotto i moniker Erwan Tarek, B-Ball Joints e Low Jack, è un artista eclettico che non disdegna performance dal vivo nei club e nei circuiti dei festival dedicati all’arte e alla musica digitale. Invitato nel 2017 dal Centre Culturel Suisse (CCS) a esibirsi a latere di una serie di eventi sulle conseguenze dell’intelligenza artificiale nella società contemporanea, collaborerà per l’occasione con il !Mediengruppe Bitnik (leggi – the not mediengruppe bitnik), un duo elvetico di artisti e attivisti cresciuto a Zurigo fra cultura hacker e rave. Carmen Weisskopf e Domagoj Smoljo mantengono ancora vivi i legami con quelle subculture e proprio per questo sono a loro agio nel coinvolgere il manipolatore sonoro transalpino. Alexa, Who is Joybubbles è il risultato di questo incontro, al quale seguirà Alexiety, un’altra installazione che viene implementata a Berlino alla panke.gallery. La prima è un omaggio a Joybubbles, primigenio phone freak, un’icona controculturale della scena hacking, un’opera che s’interroga anche sulla grande influenza che i telefoni cellulari possono aver avuto sulla musica contemporanea di consumo. La successiva, che si condensa in tre songs, c’introduce al concetto di remote execution, la possibilità d’eseguire comandi e interazioni a distanza, cosa che naturalmente è collegata all’automazione sempre più spinta nella quale oggi siamo immersi. Le tre canzoni usano ripetutamente il nome dell’assistente domestico intelligente e quando vengono riprodotte in presenza di uno di questi sistemi, attivano convulsamente l’applicazione. La constatazione implicita è quella che un assistente domestico intelligente è vantaggioso non solo per i consumatori, ma anche per i distributori che raccolgono informazioni private su chi utilizza quei servizi. In Awesome!, che va adesso ad arricchire il catalogo della In Paradisum, etichetta fondata da Guillaume Heuguet e Paul Régimbeau, sono due le tracce presentate, “What Do You Wear When Nobody Is Watching? Nothing” e “But Everybody Is Watching”, composizioni che sono organizzate in guisa d’una coreografia vocale codificata, con domande e affermazioni che vengono ripetute, droni abrasivi e sequenze di beat dissonanti, in un flusso ellittico di trasalimenti, frutto probabilmente anche di montaggi e registrazioni precedenti, rimandi reiterati a una radicalità graffiante, non convenzionale e raffinata.

SUSANNE LEIST

Author of Paranormal Suspense

Labor Limae

- Scritture artigianali -

Federico Cinti

Momenti di poesia

Racconti Ondivaghi

che alla fine parlano sempre d'Amore

Wiersze, poezja, ZagonBzu

Blog poetycki Tomasza Kuciny

Mareducata

Chi volete che io sia?

The Nefilim

Fields Of The Nephilim

AppartenendoMI

Ero roba Tua

AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

ONLINE GRAPHIC DESIGN MARKET

An Online Design Making Site

Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

Legalise Drugs & Murder

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

ADESSO-DOPO

SCIVOLO.

Unclearer

Enjoyable Information. Focused or Not.

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Free listening and free download (mp3) chill and down tempo music (album compilation ep single) for free (usually name your price). Full merged styles: trip-hop electro chill-hop instrumental hip-hop ambient lo-fi boombap beatmaking turntablism indie psy dub step d'n'b reggae wave sainte-pop rock alternative cinematic organic classical world jazz soul groove funk balkan .... Discover lots of underground and emerging artists from around the world.

boudoir77

"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

MITOLOGIA ELFICA

Storie e Leggende dal Nascondiglio

Stories from the underground

Come vivere senza stomaco, amare la musica ed essere sereni

Luke Atkins

Film, Music, and Television Critic

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Una finestra per un altro mondo. Un mondo che vi farà sognare, oppure...

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“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

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un blog di Franco Ricciardiello

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