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Archivio per Postumanismo

biometric mirror, and if you were perfect? | Neural


[Letto su Neural]

Alla base di ogni studio sullo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale c’è sempre una forte ricerca intorno a chi di artificiale poco ha: l’uomo. L’essere umano e i propri sensi che le IA provano a replicare, l’essere umano e i propri limiti che le IA provano a superare, l’essere umano e le proprie esigenze che le IA provano a soddisfare. La maggior parte delle Intelligenze Artificiali, ad essere cinici, potrebbe essere considerata una manifestazione dell’enorme egocentrismo umano. È forse per questo motivo che l’artista Lucy McRae nella sua Biometric Mirror ci siede davanti ad uno specchio di un futuristico salone di bellezza laddove è il salone stesso a consegnarci una nuova immagine di noi stessi, partorita da un algoritmo. Il progetto nasce qualche tempo addietro quando l’Università di Melbourne ha sviluppato un software di riconoscimento facciale in grado di affidarti un’età, un sesso, una razza ma anche i livelli di attrattività e affidabilità che il tuo aspetto avrebbe prodotto negli altri. Per insegnare al sistema a fare questo, i ricercatori hanno chiesto ad alcuni volontari di giudicare migliaia di foto di volti umani. Da questo flusso di informazioni si è fondata la capacità interpretativa di Biometric Mirror, ma essendo esso basato sulla soggettiva interpretazione dei volontari, anche il software ha mantenuto la stessa umana soggettività. A questa prima capacità si aggiunge l’algoritmo Marquardt Mask che è in grado di creare una versione modificata di noi stessi considerata “perfetta” rispetto ad alcuni diffusi canoni di bellezza. Il risultato? Dal salone di bellezza di Lucy McRae si esce privati della nostra umana unicità, mascherati da un viso devastato da troppa perfezione: un monito nei confronti di tutte le intelligenze artificiali che ci tocca nel vivo dell’immagine più familiare che possiamo avere… quella di noi stessi.

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Messaggi mirati


I messaggi mirati mi raggiungono prima che inizi l’apocalisse cerebrale. Sento di scivolare via, in un rivolo d’inconsistenza cognitiva.

William Gibson nominato Grand Master della SFWA | Holonomikon


Il blog di Giovanni De Matteo è sempre una fucina di idee, info e speculazioni del e sul mondo della SF, e non solo. La notizia, quindi, di William Gibson nominato GrandMaster della SFWA, il massimo organismo mondiale per quanto riguarda la SF.

William Gibson ha coniato la parola cyberspazio nel suo racconto La notte che bruciammo Chrome, sviluppando quel concetto due anni dopo nel romanzo Neuromante. Ha forgiato un corpo di opere che hanno giocato un ruolo di spicco nella definizione del movimento cyberpunk, esercitando un’influenza su decine di autori di cinema, letteratura, giochi, e su creativi di ogni tipo. Non contento di essere uno degli scrittori più autorevoli in un solo sottogenere, ha poi aiutato a definire il genere steampunk con Bruce Sterling nel loro lavoro a quattro mani La macchina della realtà. Gibson continua a produrre opere tese ed evocative che riflettono l’angoscia e le speranze del XXI secolo. Essere un Grand Master della SFWA significa essere un autore di speculative fiction che ha plasmato il genere rendendolo ciò che è oggi. Gibson ricopre abbondantemente questo ruolo.

Non sono un fan strapreparato su Gibson, certo è che il suo contributo innovativo e visionario è innegabile, la sua produzione è sempre incentrata – anche dove non si nota molto – al futuro, alle pieghe di una società che fa continuamente i conti con la tecnologia e con i nuovi modi di vita derivanti. Questa notizia è una festa non solo per la SF mondiale, ma per tutta l’umanità e la cultura che ne deriva.

L’orizzonte postumano della civilizzazione interstellare | Holonomikon


Su Holonomikon, Giovanni De Matteo fa un’analisi approfondita delle possibili dinamiche siderali che potrebbero coinvolgere l’umanità del futuro (o postumanità), considerando vari parametri che si risolvono in una frammentazione piuttosto che in un ecumene di carattere imperiale. Al netto, ovviamente, di qualche artificio che permetta la distruzione del limite fisico della velocità della luce. Qui sotto, infatti, la chiosa condivisibile; lascio a voi le considerazioni che Giovanni analizza precedentemente nel suo post:

A meno di qualche scoperta o invenzione che ci permetta di infrangere la barriera della luce e contrarre così le distanze tra i diversi avamposti della postumanità, la colonizzazione interstellare condurrà a una crescente frammentazione che potrebbe semplicemente rappresentare la naturale evoluzione della situazione già disgregata di partenza, in uno scenario che richiama l’organizzazione in città-stato a cui si riferisce Cirkovic. In una sorta di gioco frattale di autosomiglianza di scala, le differenze potrebbero ripetersi a livello planetario, stellare e interstellare.

Un e-book per i 10 anni di Asino Rosso | estense.com Ferrara


Come segnala Estense.com, Roberto Guerra ha messo online un ebook che storicizza un po’ la storia dell’AsinoRosso, il Giornale Libero on line di/da Ferrara. Questo eBook Asino Rosso X raccoglie e antologicizza i circa 30 autori degli eBook inseriti, una selection cronologica dai loro lavori on line pubblicati, uno per autore, tra un capitolo saggistico, un racconto, un’intervista.

Posso solo aggiungere che ci sono anche io, in ottima compagnia, e quindi ringrazio Roberto e diffondo la notizia.

Vantablack


Misto di frattaglie cibernetiche dall’aspetto truce, ma elegantemente retrò.

Da “Tomorrow Now” a “Shaping Things”: la futurologia di Bruce Sterling – FUTURI


Su FuturiMagazine un articolo che indaga la Futurologia vista dagli occhi di Bruce Sterling.  Un estratto assai significativo:

Nella società postindustriale la tecnica cessa di essere un semplice strumento, qualificandosi piuttosto come un complesso insieme di condizioni e di processi interagenti nel dispositivo sociale. Inoltre, con l’aumento quantitativo e qualitativo dei processi informazionali, di cui internet è massima espressione, il potere di mediazione e di relazione contribuisce a strutturare un nuovo ambiente vitale, che sovrappone biosfera e infosfera, reale e virtuale. Uno dei lati negativi di questo processo è rivelato dalla paradossale credenza di poter consumare all’estremo le risorse della biosfera, preservando però al contempo la libertà assoluta. L’ironia e il sarcasmo di Sterling, talvolta cupo e nichilista, invitano a ragionare su quanto la postumanità si stia avvicinando verso una soglia critica, nel tentativo di rincorrere un nuovo livello di benessere e prosperità, spesso in modo caotico e poco ragionato.

La premessa fondamentale di Tomorrow Now, in cui Sterling dichiara di essere prima di tutto uno scrittore di fantascienza e poi un futurologo, è di «armeggiare col futuro simultaneamente in sette modi diversi» (Sterling, 2004, p. 5). Questi sette modi rimandano a cinque declinazioni in sottogruppi d’interesse, suddivisi in futurologia delle multinazionali, governativa, militare, poliziesca, etica. Non manca una propensione metodologica: «La futurologia al suo meglio raccogliere indicazioni di tendenze, puntando a trarne i paradigmi. È un’arte della ri-percezione: riconosce che la vita muta, deve mutare ed è mutata, e suggerisce il come e il perché di questi cambiamenti, mostrando come vecchie percezioni abbiano perso il loro valore e altre nuove siano ora possibili» (Ivi, p. 10).

Ulteriore precisazione consiste nel distinguere tra i mezzi, le motivazioni e le opportunità. I primi rappresentano le forze vettrici del cambiamento, generalmente di tipo tecnologico e scientifico, secondo l’autore facilmente individuabili. Le seconde costituiscono i desideri profondi dell’umanità, sulla base dei quali si ergono i costrutti politico-economici, ma Sterling designa un posto di spicco anche per la cultura pop, per il suo ampio raggio di diffusione e condivisione, che esprime nella sua interezza il desiderio potenziale della mente collettiva. Infine, le opportunità sono come le nuove strade aperte dall’innovazione, che erode la resilienza delle strutture sociali tradizionali, fino a riconfigurarne le pratiche e i valori. Un passaggio molto significativo è il seguente: «Contraddizioni e ossimori spesso segnalano future opportunità. […] La parola “fantascienza” è un ossimoro. Segnala un cortocircuito tra scienza e letteratura, un’arena dove si scontrano opposte posizioni culturali sulla tecnologia. Allo stesso trucco ricorre la parola-macedonia “cyberpunk”, che coniuga a forza scienza informatica e ribellione bohèmienne» (Ivi, p.6).

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