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Archivio per Postumanismo

IL FILO A PIOMBO DELLE SCIENZE > I MILLENNIALS E IL CONTESTO


Un discretamente lungo articolo di Marco “Antares666” Moretti sui Millennials, le generazioni cresciute all’ombra del digitale e della connessione perenne. Un estratto:

In questo macrosistema possiamo identificare la Generazione Y, o Millennials, come quella che prova a emergere, ritagliandosi tra mille difficoltà uno spazio fra le consolidate gerarchie lavorative e sociali. Questa generazione è quella composta da ragazzi nati dal 1980 fino ai primi anni 2000. Si parla di giovani che hanno goduto di ottime condizioni di partenza e hanno potuto dedicarsi allo studio; infatti una buona percentuale di loro è laureata ed è depositaria di un sapere e un saper fare ignoti ad altri gruppi di popolazione.

Cosa impedisce ai Millennials di prendere il posto che spetterebbe loro di diritto? Tra le tante cause possibili c’è senz’altro la situazione di contesto. La tecnologia e la globalizzazione hanno contratto lo spazio e il tempo e stanno trasformando la società da stazionaria (lavoro a tempo indeterminato, casa di proprietà, comunità locali) a nomade (lavoro a progetto, continui traslochi, comunità online). Questo influisce fortemente sulle abitudini delle nuove generazioni, che faticano a trovare stabilità economica, sociale, affettiva, spirituale ed emotiva. Come osserva Zygmunt Bauman: “La generazione meglio equipaggiata tecnologicamente di tutta la storia umana è anche quella afflitta come nessun’altra da sensazioni di insicurezza e d’impotenza.”

Seguono conclusioni dettate da convinzioni personali, che in questa fase sono altrettanto validi dei percorsi cognitivi ufficiali, che magari celebrano quest’ondata connettiva che può rinnovare il nostro modo di vivere; e voi, cosa ne pensate?

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Umanità sotto attacco | L’indiscreto


Ancora sulle Intelligenze Artificiali, che hanno preso possesso del terreno scacchistico e di altri giochi enigmatici affini. C’è speranza? O la speranza è una trappola inventata dai padroni? Su L’indiscreto

23, 25 e 27 maggio 2017. Segnatevi queste date perché potrebbero finire nei libri di storia: non segnano ancora lo spartiacque della singolarità tecnologica, che spaventa molti, ma il definitivo passaggio di consegne tra intelligenza umana e artificiale sul campo dei giochi scacchistici. Negli scacchi propriamente detti, di nobile tradizione occidentale, il cervello dell’Homo Sapiens ha alzato bandiera bianca da almeno dieci anni, col potentissimo motore di Fritz che metteva in imbarazzo il campione Vladimir Kramnik. Troppo semplice la struttura del gioco, troppo limitati gli spazi sulla scacchiera per impensierire i moderni processori alimentati da una serie di algoritmi sempre più vasta; se n’era già accorto Garry Kasparov quando strappò un pareggio a Deep Blue, ormai preistoria in quanto a potenza di calcolo, tra 1996 e 1997. Caduti gli scacchi l’ultimo baluardo restava il go, antico gioco cinese diffuso in tutto l’estremo oriente: su una griglia 19×19, per un numero di posizioni calcolabile in 2,08×10^170,  si dispongono pietre bianche e nere allo scopo di conquistare porzioni del campo di battaglia. Una guerra di logoramento di cui solo l’istinto umano può cogliere le più intime sfumature, si diceva, grazie alla vastissima gamma di aperture disponibili che impediva alla macchina di trovare la soluzione vincente per tentativi, col cosiddetto metodo della forza bruta. Più che la ricerca ossessiva del vantaggio numerico, specialità del computer, sulla tavola da go serve il coup d’oeil dei migliori generali. Di questo erano convinti gli esperti, prima dell’avvento di AlphaGo.

La speranza è una trappola inventata dai padroni | Fantascienza.com


Il mio contributo per il numero 191 di Delos: La speranza è una trappola inventata dai padroni.

Non c’è differenza tra l’arte umana e quella prodotta dall’intelligenza artificiale | L’indiscreto


Su L’indiscreto un articolo di Oliver Roeder che parla della creatività delle IA. Sarà il caso di farci l’abitudine, e di prenderci anzi le misure, è qualcosa che nel prossimo futuro devasterà le nostre ambizioni creative, finché riusciremo a essere responsabili del processo creativo, almeno…

Le più grandiose applicazioni per gli algoritmi e l’intelligenza artificiale (IA) sono spesso precedute da banchi di prova più gestibili, come i giochi. Prima che il computer “risposta-domanda” della IBM, Watson, possa trattare i tumori, ad esempio, andrà al quiz televisivo Jeopardy! AlphaGo, bot di Google, ha sfidato un campione di Go in una “grande sfida” per un’IA. Ma questi passi non sono soltanto banali banchi di prova, anzi, possono essere considerati come veri e propri affronti all’umanità. Un commentatore, rendendosi conto che il programma di Google avrebbe vinto la partita, ha detto che “si sentiva male fisicamente”.

La questione è molto simile coi progetti di computer art. Kim e il suo amico Evan Chow, il cui codice è utilizzato in deepjazz, sono entrambi membri della più giovane generazione di un lungo filone di “computer artist”. (I due non sono esattamente i classici artisti indigenti, visto che nell’estate del 2016 Kim già lavorava per Merck e Chow per Uber). Mentre me ne stavo seduto con loro in uno stand di legno del Cafe Vivian, nel campus di Princeton, c’era dell’umanissimo jazz che suonava dagli altoparlanti, si trattava del frenetico ‘Pedal Up’ di Rahsaan Roland Kirk, del 1973. Però quando Kim mi ha fatto sentire dei sample generati da deepjazz dal suo portatile, ci siamo immersi in uno strano momento di jazz che si sommava ad altro jazz. Risultato? Jazz, ovviamente.

«L’idea è abbastanza radicale», mi dice Kim mentre cerco di decifrare ciò che c’è di umano tra i suoni cacofonici: «È possibile utilizzare un’IA per creare arte, si tratta del normale processo che noi pensiamo essere immutabilmente umano». Kim è d’accordo che deepjazz, e la computer art in genere, sia spesso un terreno di prova, ma ci ha visto dei fini oltre che dei mezzi. «Non intendo usare la parola “distruttivo”», ha detto, e ha aggiunto: «è assurdo come un’IA possa modellare l’industria musicale» immaginando un’applicazione basata sulla tecnologia come lo è deepjazz. «canticchi una melodia e il telefono ne riproduce la tua versione personalizzata, una vera e propria canzone generata via intelligenza artificiale».

Infine, questa massima piega lo spaziotempo, ma lascia incustodita la porta di uscita:

Non importa quale sia il futuro – e gli scienziati prevedono un tempo in cui quasi tutti i tipi di pittura potranno essere generati dal computer – il tocco reale dell’artista non giocherà più alcun ruolo nella realizzazione di un’opera d’arte. Quando arriverà quel giorno, il ruolo dell’artista consisterà nella formulazione matematica, l’organizzazione di una serie di punti in dei gruppi, un modello desiderato. Da allora in poi tutti saranno affidati al deus ex machina. Liberato dal tedio della tecnica e dalla meccanica dell’immagine, l’artista semplicemente “creerà”.

L’artista semplicemente creerà, se quest’attività nel frattempo non sarà realizzata ancora meglio o almeno identica da un’IA, oppure possiamo considerare i moduli di IA come estensioni del cervello umano?

Dalla fantascienza alla realtà: 7 tecnologie rivoluzionarie in arrivo entro il 2030 | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Fantascienza o realtà? Il Forum economico mondiale ha consultato 800 esperti di tecnologie per capire quali tecnologie caratterizzeranno il nostro futuro. Business Insider ha realizzato un video che mostra sette tecnologie che secondo questi esperti e scienziati diventeranno parte della nostra vita quotidiana entro il 2030. Ve lo mostriamo:

Nanomacchine


Etimologie di nanomacchine in ascesa.

Roby Guerra e l’eBook sul Transumanesimo Italiano


Segnalo questa pubblicazione di Roby Guerra: Il transumanesimo italiano. Una nuova scienza sociale del XXI secolo, reperibile su Amazon ed edito da Asino Rosso edizioni- Network Street Lib, 2017. Qui sotto alcune note esplicative dell’opera, ponte gettato tra il presente e il futuro transumano, memorie di un basso futuro che cortocircuita sul passato.

Raccolta di articoli sul transumanesimo futuribile a cura di Roby Guerra, scrittore e blogger futurista e attivista italiano del movimento. Articoli editi online negli ultimi dieci anni, da Guerra su Controcultura/SuperEva a Meteo Web, da Blasting News a Ferrara Italia fino al blog Scienza e Futuro e a Focus il transumanesimo italiano (e area strettamente affine), con capitoli recensioni e note sui vari R. Campa, Estropico, R. Manzocco, S.Vaj, A. Autino, R. Paura, S. Battisti, U.Spezza, C. Rocchio, G. Vatinno, G. Casaleggio, P. Bruni del Mibact, A. Saccoccio e altri.
È una sorta di cronache transumaniste contemporanee, integrate da una sezione similare sul transumanesimo internazionale che evidenzia: A. de Grey, L. Page e R. Kurzweil, Z. Istvan, Natasha Vita More, R. J. Sawyer, K. Suntzu e altri. L’ebook è poi completato con una sezione prototransumanista dedicata a alcuni precursori: da Marinetti e i Futuristi a I. Asimov e la Fantascienza, dal futurologo A. Toffler alla cibernetica o semiotica sociale di Y. Lotman, fino a Fedorov e al Cosmismo russo; inoltre, articoli più personali dell’autore sul futuro delle stampanti 3D, sull’Intelligenza Artificiale, su un partito della scienza futuro e su altro ancora.
In sostanza, una scansione relativamente inedita in Italia, non strettamente tecnica, esposta con un’ottica privilegiata di transumanesimo e Futurismo sociale risolti come umanesimo scientifico radicale e avanguardia scientifica stessa. Imperdibile!

Qui il link Amazon per l’acquisto.

Quel cinema invisibile...

Cinema was made to reunite the Visible and the Invisible

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