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Bruce Sterling ospite a Lucca Comics & Games 2019 | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione della presenza di Bruce Sterling a Lucca Comics & Games, il prossimo mese. Ecco il dettaglio di cosa parlerà:

La sua presenza durante Lucca Comics & Games si lega al tema Becoming Human, che mette al centro il concetto di umanità, le relazioni sociali e con le macchine. Sterling parteciperà proprio a un panel insieme ad altri nomi noti della fantascienza internazionale e italiana, che verterà proprio su Becoming Human visto con gli occhi di chi scrive fantascienza.

Uno di quegli eventi imperdibili…

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Primi elementi di ballistica spaziale – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un’attenta analisi delle dinamiche del Capitalismo – o nella sua forma più recente, Liberismo – che, come credo di aver intuito da molto tempo ormai, accortosi che non potrà ingurgitare altro che se stesso, rivolge i suoi rigurgiti espansionistici verso lo spazio esterno, verso lo spazio siderale, da conquistare con le medesime modalità che hanno devastato il nostro pianeta e l’intero bioma vivente. Un estratto:

…l’urgenza di descrivere concretamente un nuovo ciclo del modo di produzione e di accumulazione capitalistica, quello “multiplanetario”. Un’urgenza che deriva dalla necessità di delineare scenari di espansione del tutto nuovi, destinati, nell’intento dei suoi promotori, a rompere quella contraddizione esistente tra un capitalismo potenzialmente illimitato nelle sue possibilità teoriche di espansione, ma finito all’interno dei limiti dello sferoide su cui fino ad ora si è appoggiato.

Non a caso il numero di privati interessati alla ricerca tecnologica e scientifica legata all’esplorazione spaziale si è notevolmente ingrandito a partire dagli anni 2000. Il recente annuncio di Elon Musk sull’avanzamento nella progettazione e realizzazione di un nuovo potentissimo razzo destinato a portare gli uomini sulla Luna e su Marte (qui) sembra far parte di questo allargamento della base di coloro che sono interessati e coinvolti nel progetto di espansione multiplanetaria del modo di produzione dominante, per ora, sul solo nostro pianeta.

E, non a caso, sempre il solito Musk ha sostenuto l’utilità di un bombardamento nucleare del pianeta rosso ai fini di una sua terraformazione e adattamento per una futura colonizzazione terrestre (qui). L’imprenditore americano, spesso definito come “visionario”, sembra infatti essere la punta di diamante di una ricerca di espansione degli investimenti destinati alla rivitalizzazione di un capitalismo, esattamente come le aziende dello stesso Musk, oggi piuttosto asfittico, almeno in Occidente.

La scelta dell’ibernazione | Fantascienza.com


Ricco numero questo di Delos209, almeno per i miei interessi specifici; segnalo quindi quest’articolo di Roberto Paura sull’ibernazione, sullo stato dell’arte e su quali prospettive potrebbero aprirsi nel prossimo futuro; al momento, va ribadito, la tecnica e la tecnologia usata non hanno permesso il risveglio di nessun ibernato, siamo ancora nel campo delle ipotesi, comunque affascinanti e promettenti.

A oggi in tutto il mondo sono note circa 250 persone ibernate. Dopo Alcor, la seconda istituzione di maggior successo è il Cryonics Institute, nel Michigan, che conserva 103 pazienti ibernati. Non è noto invece quanti siano gli animali domestici sottoposti a conservazione criogenica. Non è difficile capire perché il mercato sia dominato da così poche realtà. Sono infatti necessari protocolli stringenti. L’istituzione che mette a disposizione la tecnologia e la conservazione deve, da parte sua, garantire la possibilità di conservare il corpo – o il cervello – per molto tempo, quanto necessario affinché la scienza si evolva fino a trovare il modo di riportare in vita i propri pazienti. Inoltre, poiché per legge non è possibile effettuare il processo criogenico prima della morte, è necessario attendere la morte biologica e intervenire immediatamente dopo, già al capezzale del defunto, per evitare che si avvii il processo di decomposizione. Il corpo va ibernato quando ancora tutte le funzioni vitali periferiche sono attive, e solo il cuore ha smesso di battere.

Dalla prima fondazione nata con lo scopo di trasformare l’idea fantascientifica dell’ibernazione in realtà, nel 1964 (la già citata Life Extension Society), nel corso degli anni sono nate decine e decine di aziende e istituzioni private, principalmente negli Stati Uniti. La prima persona sottoposta al processo di ibernazione fu James Bedford, professore di psicologia, nel 1967, attualmente conservato in ottimo stato (almeno apparentemente) alla Alcor. Il successo di questa società, che oggi vanta il maggior numero di “pazienti” al mondo, dipende dallo sviluppo di un protocollo medico per la criogenia imitato da tutte le altre aziende nate successivamente, e noto come “standby”, perché avvia le procedure entro un minuto o poco più dalla dichiarazione legale di decesso del paziente. A partire dagli anni ’90, inoltre, Alcor ha iniziato a sperimentare una tecnica nota come “vetrificazione”, che attraverso l’impiego di alcune sostanze impedisce il congelamento vero e proprio, bloccando la formazione di ghiaccio negli organi, e aumenta la viscosità degli agenti criogenici. Dopo alcuni test di successo applicati ai soli cervelli, dal 2005 Alcor ha esteso la tecnica all’intero corpo dei pazienti.

Gli scienziati sono tuttora divisi sull’effettiva possibilità di successo dell’ibernazione. Finora nessuno dei pazienti è mai stato “scongelato”. È ovvio, perché la medicina è ancora lontana dal poter garantire il loro ritorno in vita. Ma è anche vero che, negli ultimi anni, sempre più esperti hanno cominciato a sostenere l’ipotesi criogenica, con l’evolversi delle tecniche di ibernazione e soprattutto con il progredire della ricerca nel campo dell’estensione della speranza di vita umana. Kim Suozzi ha coniato un motto per la sua campagna a favore dell’ibernazione: “Live again or die trying”: vivi di nuovo, o muori provandoci.

Blade Runner – Monologo finale – Io ne ho viste cose che voi umani… – I’ve seen things…


La morte del primo postumano estremo della nostra futura storia. Cortocircuiti semantici e il senso di dispiacere immenso, per un’icona, per qualcuno che ha interpretato l’ininterpretabile. Ciao Roy…

The Moon Landing Inspired Pink Floyd’s Most Overlooked Song – The Atlantic


È stato appena festeggiato il mezzo secolo dell’allunaggio, uno dei capisaldi culturali di quell’evento fu lo show che i PinkFloyd fecero live per la BBC, lo stesso giorno in cui gli astronauti approdarono sul nostro satellite; suonarono MoonHead, un piccolo capolavoro siderale e psichedelico che incarnava assai bene le aspettative surreali che il mondo si attendeva dalla nuova epoca spaziale. Vi lascio ad alcune note – in inglese – di un articolo a riguardo molto arguto, che tra le altre cose traccia l’inizio dell’innerspace floydiano contrapposto a quello che fino ad allora era stato il loro outerspace psichedelico sperimentale, riproponendo anche il brano in questione. Buon viaggio.

It was no surprise, then, that the BBC tapped Pink Floyd to appear on a special Apollo 11–themed episode of Omnibus titled, with perhaps with the slightest dearth of decorum, “So What If It’s Just Green Cheese?” This irreverent sentiment was reiterated in the middle of Pink Floyd’s performance of “Moonhead,” when an unidentified narrator breaks into the song to exclaim, “So they’re there, a quarter of a million miles away, up there on the moon, and early tomorrow morning they’ll step out and see once and for all if it’s green cheese or not”—referring to the fact that, in the wee hours of July 21, 1969, Armstrong would leave Homo sapiens’ first boot print on the moon, followed about 19 minutes later by Aldrin. For good measure, a young Judi Dench and a young Ian McKellen—pre-Dame and pre-Sir—read lighthearted poetry on the program.

The levity is understandable. Laughter was one way to deal with the very real possibility of failure—not to mention the existential enormity—that came with the Apollo 11 mission. Who were we, after all, to dare walk on the moon? It was a feat of hubris that echoed Icarus’s own. Amid all the triumphalism of Apollo 11’s anticipated success was a dark underside. A few jokes here and there helped keep spirits up, hence the raft of novelty songs that appeared at the time, from the psychedelic sound of “Man in the Moon” by the group Village to the hilariously twangy single “First Country Singer on the Moon” by Don Lewis.

The BBC’s suspense-puncturing quip about green cheese wasn’t enough to deflate the grandeur and mystique of “Moonhead.” Constructed of cosmic guitar effects, pulses of percussion, and Waters’s ominously descending bass line, it’s an eerie piece of improvisation that translates the breathtaking awe of the moon landing into music. Gilmour dismissed the song humbly as “a nice, spacey, atmospheric, 12-bar blues” that sounded “a bit off the wall,” but it’s much more than that. Presaging the ambient and new-age music movements that would come into their own in the ’70s, “Moonhead” is both ahead of its time and solidly a product of the moment—the zeitgeist caught in a vacuum tube.

Later, Gilmour realized the song’s place in history. “It brought it home to me, powerfully, that you could look up at the moon and there would be people standing on it,” he said. “It was fantastic to be thinking that we were in there making up a piece of music, while the astronauts were standing on the moon.” According to Gilmour, the song also marked a turning point for the band—the point at which outer space ceased to be Pink Floyd’s preoccupation.

“It didn’t have a significant impact on our later work,” Gilmour said of “Moonhead.” “I think at the time Roger, our lyricist, was looking more into going inwards, going into the inner space of the human mind and condition. And I think that was sort of the end of our exploration into outer space.” Once you’ve officially soundtracked the occasion of humanity’s first steps on another astronomical body, where do you go with space music? Even the band’s wildly successful 1973 album, The Dark Side of the Moon, used lunar imagery as a metaphor for the inner condition rather than a subject in and of itself.

Sulla Luna, tra scienza e fantascienza | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di un saggio scritto da Carmine Treanni per ricordare il cinquantenario dell’allunaggio: Sulla Luna. Ecco la quarta, che esplica molto bene il tono della pubblicazione:

“Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità”. Con queste parole, l’astronauta americano Neil Armstrong, e con lui tutta l’umanità, metteva piede sulla Luna il 21 luglio del 1969.
Nel cinquantesimo, storico, anniversario dell’allunaggio, il saggio ripercorre le tappe fondamentali della corsa allo spazio: dal lancio del satellite Sputnik da parte dei sovietici nel 1957 allo sbarco sulla Luna degli americani. Il libro, poi, approfondisce anche come siano infondate le tesi dei cosiddetti “complottisti”, ossia di coloro che asseriscono che sulla Luna non ci siamo mai andati, e racconta cosa ci riserva il futuro dell’esplorazione spaziale e il ruolo centrale che avrà il nostro satellite. A corollario della storia dello sbarco sulla Luna, il libro apre anche una finestra sull’immaginario, raccontando di come la fantascienza abbia rappresentato la conquista della Luna, attraverso romanzi.

Nanoprotesi


Il suono della notte si propaga nei neuroni e nanoprotesi; le forme delle cose mutano, in proporzione al cambio percettivo operato dalla Realtà Aumentata.

Pmespeak's Blog

Remember! Once warmth was without fire.

L'edera

e le altre poesie in ordine sparso by MerMer

My Mad Dreams

Sognatore è chi trova la sua via alla luce della luna... punito perché vede l'alba prima degli altri. [Oscar Wilde]

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percorsi ombreggiati, riflessioni esauste, alcooliche, liberatorie

There was a vision…

… of an outstanding and individual concept, which would last for many years hence.

Giacomo Ferraiuolo

Avevo un sogno e l'ho realizzato.

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È impossibile non comunicare. (Primo assioma della comunicazione. Scuola di Palo Alto)

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