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Archivio per Postumanismo

Futurist Renaissance: Le avanguardie virtuose


È disponibile (anche) su Amazon Futurist Renaissance, una raccolta di tematiche inerenti al Transumanesimo e al momento sociale attuale. Curato da Roberto Guerra e Pierfranco Bruni, il volume presenta anche un mio intervento inedito, Futurismo nel futuro, dedicato alle avanguardie basate sul Futurismo e andate oltre.

Il futurismo è ancora vivo? È possibile rintracciare una continuità tra il “futurismo storico” e le operazioni allestite da chi afferma di recuperarne l’eredità? Futurist Renaissance è una ricognizione a 360° sul futurismo contemporaneo – tornato alla ribalta in tutto il mondo dopo la grande mostra retrospettiva allestita al Guggenheim Museum di New Work nel 2014. Oggi, questo movimento artistico, culturale e filosofico viene rilanciato, in dis-continuità concreta con la sua matrice storica, attraverso la nascita e il lavoro di nuovi gruppi sinergici di artisti, scrittori, sociologi e scienziati. Un ritorno in generale delle avanguardie non solo artistiche, ma sociali, filosofiche e scientifiche. In quest’opera, ventisei ricercatori futuribili espongono altrettante visioni sul nostro presente, lanciato in corsa verso il futuro.

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Sensorium, il fantaeros di Battisti | PostHuman


Su PostHuman una bella recensione al mio Sensorium, raccolta di racconti sessoquantici editi da DelosBooks. Mario Gazzola, artefice della recensione, traccia i percorsi delle mie suggestioni e delle immagini a corredo della pubblicazione di Ksenja Laginja e li mette in relazione con la corrispondente letteratura, più o meno erotica, della SF mondiale.

Raccogliendo la sfida delle orge surreali e visionarie di Burroughs e quella della narrativa “entropica” di Gibson (che ti butta dentro le situazioni delle sue storie senza alcuna spiegazione sulle tecnologie futuribili usate dai protagonisti, tempi e luoghi dell’azione, le stesse identità poco nitide dei personaggi), Battisti – più poeta che story teller – praticamente non racconta ma cesella quadri. Nel senso che i suoi racconti non sviluppano autentiche trame che evolvono da un punto di partenza verso un finale, qual che sia, bensì mirano più all’evocazione di un’atmosfera, a guidarci verso una sorta di trance estatico mistica, situata da qualche parte ben oltre qualsiasi idea di “trama” propriamente detta, lungi dall’immedesimazione nelle psicologie dei personaggi e quindi… sì, anche della narrazione dell’eros in chiave diciamo sexploitation allo scopo di eccitare il lettore.
La sfida è ambiziosa, perché accosta elementi tradizionalmente “caldi” (corpi, umori) ad altri inevitabilmente “freddi” per la mente del lettore (informatica, tecnologie), che può far fatica a rapportare le contrazioni del sesso all’influenza reciproca fra due clock in entanglement quantistico.

L’Universo è troppo grande anche per la fantascienza | L’indiscreto


Su L’indiscreto un interessante articolo che, partendo dalla oggettiva vastità dell’universo e dalla evidente infima posizione dell’uomo in esso, invita gli scienziati e gli scrittori di SF a prendere le misure dell’inumano, per quanto sia possibile percepirlo da un incarnato.

L’astronomo statunitense Neil deGrasse Tyson una volta disse: “L’Universo non è obbligato ad avere un senso”. Allo stesso modo, le meraviglie dell’Universo non hanno alcun obbligo di aiutare gli scrittori di fantascienza a raccontare storie su di loro. L’Universo è per lo più uno spazio vuoto, e le distanze tra le stelle nelle galassie, e tra le galassie nell’Universo, sono incomprensibilmente vaste, se paragonate a una scala umana. Cogliere la vera dimensione dell’Universo, legandolo in qualche modo agli sforzi e alle emozioni umane, è una sfida ardua per qualsiasi scrittore. Olaf Stapledon ha raccolto questa sfida nel suo romanzo Star Maker (1937), in cui le stelle, le nebulose e il cosmo nel suo insieme sono coscienti. Mentre siamo umiliati dalla nostra piccolezza rispetto al cosmo, i nostri cervelli possono nondimeno comprendere, in una certa misura, quanto sia grande l’Universo che abitiamo. Ce lo auguriamo, perché, come ha detto l’astrobiologo Caleb Scharf della Columbia University: “In un mondo finito, una prospettiva cosmica non è un lusso, è una necessità”. Esprimerlo al grande pubblico è la vera sfida che devono affrontare gli astronomi e gli scrittori di fantascienza.

Chi vuole vivere per sempre? | L’indiscreto


Su L’indiscreto un bell’articolo a tema transumano e gerontologo; il tema? L’invecchiamento in via di sconfitta.

Tutti gli uomini sono mortali. Socrate è un uomo. Socrate è mortale. Così enuncia il sillogismo che avvia l’insegnamento della logica; sotto la maschera di una banale constatazione si afferma invece la condizione d’esistenza più forte del nostro genere. Muoio dunque sono, sembra suggerire. La vita esiste, e acquista senso, in opposizione alla sua controparte. Laddove cultura, provenienza, colore della pelle e conto in banca ci differenziano, la morte ci rende tutti uguali. Nelle parole che Shakespeare metteva in bocca ad Amleto: “un grasso re ed un magro mendicante non sono che due piatti, due portate d’un unico banchetto”. Oppure, più prosaicamente: “God made men. Samuel Colt made them equal”, adagio che accompagnava la diffusione dei revolver calibro 45 nel Far West.

Bene. Immaginate un mondo e un uomo diverso senza la morte: l’essere umano si potrà ancora definire tale? Mentre in diversi angoli del pianeta, Italia compresa, ancora ci si interroga sulla definizione legale di morte e si approva la normativa sul testamento biologico dopo mille ritardi, la scienza punta a cancellare la parola stessa dal dizionario.

I primi a-mortali

Il ricercatore Josè Luis Cordeiro, all’ultimo Congresso su Longevità e Criopreservazione di Madrid, ha segnato sul calendario una data: 2045. A chi lo accusa di covare aspettative troppo ottimistiche risponde citando il ritmo esponenziale con cui la tecnologia trascina gli studi: in 7 anni abbiamo mappato l’1% del genoma umano, nei successivi 7 il restante 99%. Aubrey de Grey è forse il più celebre gerontologo in circolazione; di sicuro è il più riconoscibile, con lo stile trasandato e la barba da profeta biblico. Condivide le tempistiche del collega e anche lui è convinto che i primi uomini a divenire a-mortali camminino già sulla Terra. Il prefisso scelto è a- anziché in-, perché un evento traumatico potrebbe comunque infliggere al corpo danni tali da interrompere la vita; se incontraste un cowboy con una Colt calibro 45, insomma, il suo proiettile continuerebbe a giocare il ruolo del great equalizer. L’obiettivo di de Grey e del suo progetto SENS (Strategies for Engineered Negligible Senescence) è combattere l’invecchiamento, la prima e più banale causa di morte, lanciando l’umanità in corsa alla velocità di fuga, sempre un passo avanti all’avversario. Si tratterebbe di un processo graduale, teorizza de Grey, in grado di riportare un novantenne al fisico di un trentenne riparando i danni dovuti all’invecchiamento. Rubare qualche lustro a ogni seduta di “ringiovanimento” in attesa che, come confida de Grey, nuove scoperte e tecnologie più raffinate permettano di spiccare il grande salto: l’inevitabile non sarà più inevitabile.

A onor del vero non tutte le voci sono concordi. Lo stesso SENS di de Grey ha incassato numerose critiche, una su tutte la polemica con la rivista Technology Review. Pochi mesi fa i ricercatori Paul Nelson e Joan Masel, della University of Arizona, hanno pubblicato un articolo dove sostengono, con l’ausilio di modelli matematici, che nella corsa contro l’invecchiamento saremo sempre destinati a perdere. Possiamo agire sulla selezione naturale rendendola perfetta, sfruttando la competizione intracellulare, ma le cellule cancerogene non seguono le regole d’ingaggio. Imbrogliano, e vincono la partita.

Ci sono altre strade percorribili, tuttavia. Anziché rendere l’umanità una progenie di Matusalemme, i pionieri del mind-uploading puntano a trasferire menti coscienti su computer a reti neurali. Se il corpo si deteriora basterà traslocare in uno fresco, o sviluppare una completa indipendenza dai supporti organici. Per quanto la perfetta emulazione del cervello sia ancora lontana – e ancora più complesse sono le domande intorno l’identità della coscienza – la prospettiva di vivere attraverso un avatar non è così fantascientifica. L’ultima spiaggia la offre la crionica, cioè il preservare il corpo in attesa di tempi migliori: James Bedford attende pazientemente dal 1967, congelato nella sua vasca.

T H E : N e X T : S T A T I O N | Dove eravamo rimasti?


È online il numero 4 della webzine NeXT-Station.org, curato come sempre da Giovanni De Matteo e Salvatore Proietti. In effetti, come dice Giovanni stesso nell’editoriale, è passato un po’ di tempo dal numero precedente della zine, che non vuol dire che si è stati fermi, ma tutt’altro. Il risultato è in calce all’editoriale, con una serie di articoli e rubriche (qui e qui i miei contributi) che appianano un po’ l’abisso del tempo passato, e dopo che NeXT è in stasi forzata da un eone più o meno simile a quello di NeXT-Station, ritrovare la voglia di fare informazione organizzata sulle volumetrie di una rivista è qualcosa che ci mancava, che mancava pure a me. Datevi da fare, leggete le novità che abbiamo disseminato nel tempo e preparatevi al salto quantico connettivo, si prevedono emancipazioni cognitive notevoli.

Altered Carbon: lo spettacolare trailer in italiano della più costosa serie mai realizzata da Netflix | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Altered Carbon di cui vi abbiamo già parlato diverse volte in precedenza, mostrandovi anche un primo assaggio, ha adesso un full trailer che vi mostriamo in coda al post. La serie, presa da un soggetto di Richard K. Morgan, è ambientata 300 anni nel futuro in un mondo dove la coscienza può essere estratta e conservata in dispositivi digitali, per poi essere re-inserita in corpi organici e sarà composta da 10 episodi. Nel cast ci sarà anche Joel Kinnaman, diventato famoso soprattutto grazie alla serie TV The Killing.

Neurotransmitter 3000, machine kinetic symbiosis | Neural


[Letto su Neural]

La questione storica e di lunga data sull’interfaccia uomo/macchina non è più immobile sulla distanza linguistica tra i due elementi da quando i sensori e i software hanno iniziato ad essere largamente disponibili. Adesso l’obiettivo è quello di essere in sincronia, o anche in una sorta di simbiosi, con la macchina che può essere a portata di mano attraverso approcci diversi, anche se la natura reale della macchina sta determinando le conseguenze. “Neurotransmitter 3000” di Daniël de Bruin è un’installazione performativa che consente all’autore di stabilire un rapporto fisico con una macchina in movimento. La sua frequenza cardiaca, la temperatura corporea, l’orientamento/gravità e la tensione muscolare vengono misurati e passati alla macchina che traduce questi dati in movimento: in conseguenza ai movimenti e alle rotazioni di de Bruin. È un meccanismo di feedback, ma colpisce profondamente il corpo e la mente, creando un’intimità biologica astratta fra loro, dove si comprendono reciprocamente. Tuttavia, richiede all’uomo la rinuncia volontaria al controllo del suo potere, in gran parte concesso alla macchina.

ORME SVELATE

la condivisione del dolore è un dono di amore da parte di chi lo fa e di chi lo riceve

N I G R I C A N T E

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Flavio Torba

Scrittore con predilezione per l'horror.

francesca del moro

La differenza tra prosa e poesia è che la prosa dice poco e ci mette molto tempo, la poesia dice molto in pochissimo tempo. C. Bukowski

Istanze & Fantasmi

poesie seminate, di Martina Campi

Astro-Sirio

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Cinema was made to reunite the Visible and the Invisible

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ArcheoTime

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Somnium Hannibalis

L'ultimo dei Barca, la cenere e il sangue

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