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Archivio per Sperimentazioni

MEMORIE DEL FUTURO – Videointervista a Mariano Equizzi


Prendo dal tubo questa datata videointervista a Mariano Equizzi, al tempo un filmmaker che stava cominciando a emergere nel panorama nostrano SF. La prima evidenza che ravviso è che al tempo all’interno del genere si era molto avanti con la speculazione culturale e sociale (o forse adesso ci si è fermati?); la seconda constatazione è invece più articolata e prescinde dall’icona classica del cultore o autore SF: si può notare nel flusso di Equizzi una netta scissione del background culturale di una parte degli appassionati, che non fa capo a missili asteroidi e guerre cosmiche, ma segue le suggestioni della controcultura radicata fin dagli anni ’60, e specializzatasi poi nel filone alternative musicale, quale l’industrial, o il noise, o il gothic o la psichedelia, fino a giungere all’electro o perché no, al punk.

Cosa vuol dire ciò? Molto, perché i filamenti di una cultura altra sono penetrati in un genere che è la quintessenza della tecnologia e del nerdismo, ricavandoci una significativa nicchia in cui la visione di un mondo al limite dell’anarchico e comunque trascendentale appare come una visione di un concerto alternativo, dove il diverso è di fatto una risorsa e non uno stato quasi inutile, o pittoresco.

Il Fiore della Quintessenza, un’antologia sul multiverso | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di una bella iniziativa editoriale – e non perché c’è la mia breve postfazione. Parliamo di Il Fiore della Quintessenza, antologia curata da Sergio Mastrillo, che vede la partecipazione attorno a un tema che potrebbe benissimo definirsi connettivista, di molti autori italiani tra i maggiori del momento.

Tanti dei migliori autori italiani del fantastico nell’antologia curata da Sergio Mastrillo e pubblicata dall’editore napoletano AliRibelli intitolata Il fiore della Quintessenza. Sedici racconti inediti scelti tra i migliori autori di fantascienza in Italia.
 Storie che aprono le porte della percezione verso mondi in cui è sempre facile perdersi. In queste nuove, surreali dimensioni le regole che conosciamo non valgono più, se non per avere un termine di paragone.
Sedici racconti che si esprimono in molteplici declinazioni della fantascienza. Non ucronia, che pure sono contemplate nel concetto dei mondi paralleli, ma soft sci-fi, bizzarro fiction, speculative fiction, space opera e altri sottogeneri che si modelleranno  unicamente sul concetto di astrazione del Multiverso, un tema che sarà affrontato da diversi punti di vista, stili e prospettive. La quarta:

Immagina l’intero universo racchiuso in un punto che viaggia lungo un petalo. Immagina sedici petali con centinaia di universi che s’intrecciano, stami e pistilli che si allungano dai vertici di un ipercubo e zampillano nella quinta dimensione. Ecco, ora vedrai una corolla.
Immagina strane voci che raccontano storie di mondi incredibili. Remote frequenze. Proiezioni parallele. Crocevia del Sense of Wonder. Ora sentirai la musica del Multiverso. Ecco, ora vedrai un Fiore della Quintessenza.

Altomare, Barbacetto, Blanc, Davia, Del Popolo Riolo, De Santi, Drago, Forlani, Gastaldi, Marinelli, Morellini, Petrarca, Repetto, Vezza, Viscusi, Vita, postfazione di Sandro Battisti.

Creare in VR – VideoGameLab


Il 6 novembre prossimo, in Roma, presso il Teatro Uno – Aula Zelda – di Cinecittà, Via Tuscolana 1055 oppure online – prenotazione obbligatoria su https://www.eventbrite.it/e/193086756687, si terrà un workshop di RomeVideoLab sul tema della creazione rapida di Applied Games su piattaforma Jawa. Info su didattica@romevideogamelab.it.

Un workshop di 4 ore in cui i partecipanti potranno imparare a muoversi dentro il miglior engine per creare adventure point and click entrando nel sistema e creando scene, attori e procedendo direttamente con la scrittura dei dialoghi e delle scene.
Il lavoro è finalizzato a illustrare le potenzialità dell’engine Jawa e ad applicare questo strumento creato da Julien Arlot, programmatore e multimedia designer presso il Centro francese per l’Energia Atomica-CEA, con lo scopo di realizzare videogames di avventura ed educativi in tempi molto più brevi di altri sistemi simili e di offrire un ambiente orientato a una scrittura creativa diretta e fluida.
Jawa permette di realizzare applied games che possono avere come oggetto fatti storici, racconti didattico-educativi, ecc.
Durante il workshop si sperimenterà con materiali grafici – anche portati dai partecipanti – la creazione dei primi quadri di un gioco di esplorazione partendo dalla presentazione del videogioco «Psychotrons» realizzato da Mariano Equizzi con le musiche e il sound design di Paolo Bigazzi Alderigi, presenti in studio e online.
I testi e i dialoghi del gioco sono stati scritti direttamente dentro Jawa, nato per creare mondi dove il dialogo e l’attenzione sono fondamentali per procedere nel gioco. La sua semplicità di utilizzo e la sua flessibilità hanno permesso ai due autori, membri del gruppo Komplex Cinema Live, di accorciare i tempi di creazione.

Storytelling digitale. La fabbrica di immaginari contemporanei – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la disquisizione su cosa è il Cinema nell’epoca digitale e a quali stilemi, tecnicismi e distribuzioni appartiene. Per inciso, si parte da un testo di Simone Arcagni, Storytelling digitale, in cui si analizzano proprio le differenze stilistiche e di realizzazione dei contenuti cinematografici e, di più, di fruizione.

Riferendosi alla galassia di modi, forme e pratiche digitali che hanno a che fare con gli audiovisivi, Simone Arcagni, nel suo volume Visioni digitali (Einaudi, 2016), ha fatto ricorso al termine “postcinema” evidenziando il superamento di quello che è stato “il cinema” novecentesco. Ciò non significa certo che il mondo degli audiovisivi del nuovo millennio non paghi un forte debito nei confronti dell’epopea cinematografica del secolo precedente per quanto riguarda il linguaggio, l’esperienza dello schermo (per quanto declinata diversamente) e, ovviamente, l’immaginario, ma è indubbio che “quel cinema” apparteneva a un’altra epoca. Altre tecnologie, altre modalità produttive e distributive, altra cultura visiva e, non ultima, altra propensione alla fruizione collettiva.

Il cinema novecentesco sembra quasi porsi come “database” da cui i nuovi sistemi audiovisivi continuano ad attingere rielaborando i dati raccolti in base all’intrecciarsi di nuove estetiche e nuove tecnologie ed annesse nuove modalità di business. Persino il sistema produttivo del cinema tradizionale ha fornito utili esempi all’attuale sistema audiovisivo che ha poi provveduto a rielaborare in funzione delle mutate esigenze. Alla luce del fatto che se le storie continuano ad avere un carattere universale, la tecnologia a cui si ricorre cambia inevitabilmente il modo di raccontarle, lo studioso indaga lo storytelling digitale derivato dall’incontro di professionalità creative e imprenditoriali capaci di rilanciare l’ambito audiovisivo in un contesto digitalizzato, oltre che abili nell’intercettare nuovi pubblici. Il nuovo volume di Simone Arcagni, Storytelling digitale. Le nuove produzioni 4.0 (Luiss University Press, 2021), si preoccupa di aggiornare la mappa dell’universo postcinema passando in rassegna i processi sia produttivi che creativi della “fabbrica degli immaginari contemporanei”.

In un contesto in cui gli ambiti culturale, economico e sociale si rapportano a un sistema di comunicazione, informazione e persino cognitivo fortemente digitalizzato, le narrazioni prodotte da media company, brand, broadcaster, gruppi editoriali ecc. si contraddistinguono per una spiccata propensione all’interattività, all’immersività e alla non-linearità. Riferendosi a tale nuovo contesto si è spesso parlato di transmedialità, crossmedialità e di “convergenza”, termine questo ultimo utilizzato da Henry Jenkis (Cultura convergente, Apogeo, 2007) focalizzandosi su quei modelli produttivi fortemente influenzati “dal basso”, dagli appassionati e dai fan.

Lo studio di Arcagni si concentra sul panorama italiano e prende il via esaminando il web giornalism e gli Idocs sottolineando come il mondo delle notizie si trovi a dover adeguare gli storytelling non solo ai nuovi dispositivi attraverso cui passa l’informazione contemporanea – dai social media alle piattaforme – ma anche alla diffusione del mondo mobile – smartphone e tablet – che si appoggiano alla connessione e alla geolocalizzazione, tecnologie centrali nello sviluppo delle potenzialità di un racconto che intenda fuoriuscire dai tradizionali confini istituzionali per raggiungere nuovi spazi e nuovi tempi. Si parala a tal proposito di “pervasive and ubiquitous computing”, di web 3.0 o 4.0. Il racconto può così legarsi agli utenti, ai dati che questi condivodono e alle loro interazioni, ma anche agli oggetti e può sovrapporsi in tempo reale agli spazi fisici. Tale extended reality si struttura attraverso Realtà virtuale (VR), Realtà aumentata (AR) e Realtà mista (MR). Le possibilità offerte dal digitale permettono non solo inediti scambi tra webserie e game sempre più personalizzabili ed espansi, ma anche di intrecciare gli audiovisivi con una nuova spazializzaizone del racconto sfruttando la geolocalizzaizone, dunque la mappatura dei luoghi, come nel caso di 6 1 MITO Diana, prodotto da Komplex: un progetto in Realtà Aumentata localizzato all’Eur che consente agli utenti di puntare il proprio smartphone sugli edifici del quartiere seguendo un percorso narrativo dedicato alla dea Diana grazie ai contributi multimediali presenti nella piattaforma. «Lo spazio del cinema diviene il quartiere che non viene più “ripreso” bensì “geolocalizzato”, “mappato” digitalmente. La app funziona allora come porta dimensionale che permette l’accesso a una nuova superficie doppia e virtuale. Lo spazio narrativo si arricchisce, sia della possibilità immersiva offerta dalla VR, sia di quella interattiva che contraddistingue gli Arg, e infine di quella esplorativa dell’ambiente fisico circostante che invece appannaggio del videomapping» (pp. 92-93).

I tanti filoni del Transumanesimo – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un articolo di Giuseppe Vatinno che fa il punto della filosofia del Transumanesimo; l’incipit:

Cosa è il Transumanesimo?

Negli ultimi anni sempre più spesso si sente parlare di Transumanesimo o Transumanismo o H+, (Humanity plus, Umanità potenziata). Nel 2014 è persino apparso in Italia come traccia alla prova d’esame della maturità, eppure nonostante questa visibilità mediatica ancora non è chiaro cosa sia e cosa si proponga.
Una premessa è indispensabile: l’argomento è vastissimo e non si può esaurire in un articolo, quindi lo scopo che mi propongo è fornire un’idea di massima e fare una ricognizione culturale, rimandando poi a una bibliografia per un approfondimento.  Nella sua essenza e semplificando, il discorso sul Transumanesimo ruota attorno alla tecnologia e sulle sue profonde implicazioni sociali.

La domanda che si pone è se questo secolo sarà  l’era della Tecnosofia, ovvero quanto la tecnologia saprà farsi filosofia e diventare un valore attivo, al pari di una religione o di un credo politico.
L’H+ è un sistema e una prassi filosofica che si basa sull’idea che la tecnologia possa e debba migliorare l’esistenza degli esseri umani. La sua “missione” è quella di utilizzare la tecnologia per espandere le capacità umane, avere menti migliori, corpi migliori e più longevi; in pratica si tratta di realizzare il concetto di “eudomonistica”, che è la scienza della massimizzazione della felicità. In questo senso il transumanesimo può essere considerato una filiazione della filosofia edonista.

L’H+ ha la sua base ideologica – e non potrebbe essere altrimenti- nella Silicon Valley, negli USA, l’avamposto tecnologico più avanzato dell’Occidente. È molto apprezzato dai giganti del Web come Google, Facebook e Twitter, ma visto anche con sospetto dalle Chiese e altri credi. Alla base di H+ vi è una visione illuminista e razionale dell’esistenza, irrobustita dai valori filosofici del pragmatismo anglosassone. Dunque il Transumanesimo, il cui termine significa superare l’orizzonte umano, è figlio dell’Umanesimo. Pensatori come Pico della Mirandola, Marsilio Ficino e Niccolò Cusano sono i suoi antesignani. Lo spirito della Encyclopédie di Diderot e D’Alembert lo informa, il Positivismo lo rafforza, il Pragmatismo proattivo lo rende attivo nella società.
Lo spirito H+ è affine allo spirito dei lumi, da cui riprende valori come la sete di conoscenza e di cambiamento, la lotta contro l’irrazionalità, l’ignoranza e la superstizione.

Per giungere al suo sviluppo moderno, diciamo pure alla sua fondazione più o meno ufficiale, dobbiamo arrivare agli anni ’80 dello scorso secolo, presso l’Università di California di Los Angeles dove studiava “Fm2030”, al secolo Fereidoun M. Esfandiary, di origini persiane e figlio di un diplomatico dell’Onu.  Esfandiary insegnò all’Università della California, a Los Angeles.
Il termine “Transumanesimo” era stato in realtà utilizzato per la prima volta nel 1957 da Julian Sorell Huxley, fratello del noto scrittore Aldous, un biologo scozzese che lo utilizzava in una sua innovativa teoria dell’evoluzione psico-sociale. Nel 1991 viene fondato in California l’Extropy Institute, a opera del filosofo britannico Max O’Connor che poi si farà chiamare Max “More”, cioè “Più”, in omaggio alla nuova filosofia del potenziamento. Nel 1998 il filosofo svedese Nick Bostrom (Università di Oxford) – famoso per la sua teoria della simulazione – fonda la World Transhumanistic Association (WTA). L’attuale credo tecnologico del H+ è sintetizzato nell’acronimo BINC e cioè Bio – Info – Nano – Cogno a indicare l’interesse rispettivamente per la Biologia, l’Informatica, le Nanotecnologie e l’aspetto Cognitivo. Al suo interno l’H+ è caratterizzato da diverse aree. Vediamone alcune…

La sfida Cnr-Google a colpi di qubit | OggiScienza


Su OggiScienza un articolo che esplora le nuove visioni della computazione quantistica. Il tutto ha quasi sapore di magia, questo aprirsi di porte infinite laddove servano ha un qualcosa di mistico, eppure è tecnologia che parla con fibre d’infinito, e ciò mi rende elettrizzato.

“In questo momento i computer quantistici rappresentano il futuro – spiega Prati, che ha collaborato con l’Università di Milano e il Politecnico meneghino – Non abbiamo ancora un hardware abbastanza potente, ma nel frattempo possiamo costruire dei software che ci permettano di sviluppare al meglio la tecnologia non appena l’infrastruttura sarà pronta”.

Il nucleo della scoperta di Prati e compagni (che è stata brevettata) ruota attorno alle porte logiche: “Nei computer tradizionali, sono circuiti che permettono le operazioni tra i bit. – spiega il ricercatore – A partire da queste operazioni elementari, si costruiscono tutte le operazioni possibili per un computer, come se fossero dei piccoli mattoncini”. Allo stesso modo, un computer quantistico si basa sui bit quantistici, “mattoncini con cui si costruiscono tutte le operazioni di livello più alto”.
In un computer quantistico le porte logiche sono una quantità finita e dunque possono essere “combinate” solo in un certo numero di modi. “Con il nostro metodo, è possibile costruirle in tempo reale: se mentre si sta lavorando a un problema ci si accorge che servirebbe una porta logica per risolvere un calcolo già in corso, la si può creare sul momento. Questo significa modificare il programma in tempo reale, mentre viene eseguito”. Di fatto, si tratta di un compilatore quantistico in grado di programmare un algoritmo su qualsiasi computer quantistico basato su porte logiche. Si tratta di un capovolgimento non da poco: invece di adattare il proprio lavoro a quello che già esiste, si possono creare soluzioni adatte al tipo di calcolo in corso.

Un-realism, la mostra virtuale – LiquidSky Agency


Una interessante mostra virtuale sarà disponibile dal 7 luglio su Spatial.io: UN-REALISM. Parliamo di un modo innovativo di fruire un messaggio, un flusso, una sensazione multisfaccettata di arte, un tour virtuale all’interno di spazi espositivi che travalicano la freddezza di molti musei moderni, ora immersi in scenari che sarebbe impossibile averli dal vivo.

Cosa può aggiungere la digitalizzazione a un’opera d’arte? E cosa non si può trasferire dal fisico al digitale? Può l’astrazione in qualche modo essere tangibile? E come si sta evolvendo l’esperienza creativa dei protagonisti di questa transizione?
Sono le domande cui si propone di rispondere Un-realism, la mostra in realtà virtuale che ci offre il punto di vista degli artisti che stanno cercando di colmare il divario tra le classiche dimensioni fisiche dell’arte e quelle digitali.
Curata da An Rong, Fabio Giampietro (sua la vertiginosa prospettiva metropolitana riprodotta qui sopra Exodus) e Skygolpe, la mostra sarà inaugurata mercoledì 7 Luglio 2021 alle 19, ma non in uno spazio espositivo fisico, bensì in uno puramente virtuale, in cui la webcam del nostro computer ci scatterà una foto, che darà i nostri lineamenti all’avatar con cui potremo spostarci nei cyber-ambienti con le opere, che potremo anche acquistare semplicemente cliccando sulla loro immagine digitale, appesa all’altrettanto digitale parete della mostra.

Su Fantascienza.com la notizia di Inframondi, trilogia di Kremo in anteprima PDF con asta NFT | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Su Fantascienza.com la notizia in anteprima del nuovo Giganti di Kipple Officina Libreria in cui Lukha B. Kremo inserirà l’intera trilogia degli Inframondi; questa la quarta:

È l’occasione per leggere l’intero ciclo dei nerogatti raccolti in un solo volume; le sfumature di un mondo che appare ma non è, e le implicazioni politiche e sociali delle distorsioni di un tempo leggermente diverso da quello che canonicamente viviamo, ci aiutano a leggere in maniera critica il nostro reale, facendoci notare storture che altrimenti non ravviseremmo e che, una volta trovate, aprono la nostra consapevolezza. Il sense of wonder dell’autore è il collante delle riflessioni, i dialoghi serrati e articolati aprono l’ennesimo mondo su cui affacciarsi e riflettere.
Il volume sarà introdotto da un altro grande autore del fantastico italiano, Maico Morellini, mentre la psichedelica copertina, irriverente e sgorgata direttamente dalla risata cosmica che ha supportato le rivoluzioni internazionali degli anni ’60 e ’70, visionarie e profondamente surreali, è del Prof. Bad Trip. Il prezzo sarà di 25 euro, per 482 pagine rilegate con copertina rigida.

Il volume cartaceo uscirà prossimamente e intanto, dal 20 giugno, sarà possibile comprare il PDF con annessa la tecnologia NFT. Per spiegare che cos’è vi lasciamo alle note qui sotto:

Dalla mezzanotte del 20 giugno 2021 verrà messo all’asta, con la base di 1 centesimo di Ethereum (una criptovaluta che oggi vale circa 2000 euro, un centesimo equivale quindi a circa 20 euro), il PDF unico autografato di Inframondi, 482 pagine comprensivo di copertina e quarta di copertina.
Il PDF unico in vendita è associato a un NFT, un Non-Fungible Token (gettone non fungibile), un tipo speciale di “gettone crittografico” che rappresenta e identifica qualcosa di unico; i gettoni non fungibili non sono intercambiabili, ma solo vendibili.
L’acquirente diverrà quindi proprietario unico dell’NFT collegato al PDF, scritto sulla blockchain ethereum (una sorta di registro delle compravendite) fino a quando non lo rivende.
Il proprietario avrà accesso esclusivo a un link dove l’opera è custodita a garanzia perenne, grazie al sistema IPFS (InterPlanetary File System) che ne garantisce la sicurezza, la privacy e la resistenza nel tempo.

Il libro cartaceo sarà pubblicato a fine agosto a 25 euro (ma non conterrà l’autografo e l’indicazione di unicità).

Attenzione, l’offerta potrebbe essere accettata prima della fine dell’asta (circa 10 giorni) o al raggiungimento di 1 ethereum (improbabile), per cui si consiglia di essere tempestivi nel fare la propria offerta. Si tratta a quanto ne sappiamo del primo tentativo di questo genere in Italia.

Ecco le istruzioni per l’acquisto.

Andate sul sito di aste opensea.io, cliccate su “Create”, poi “Sign In”, vi chiederà prima di collegare al sito un vostro portafoglio in criptovaluta: ve ne proporrà una decina, se ne avete già uno vostro selezionatelo, altrimenti apritene uno, per esempio MetaMask (il primo che propone, icona della volpe, è un portafoglio Ethereum, che è la criptovaluta che serve per l’acquisto), vi installerà un componente aggiuntivo sul browser. Durante questa fase vi produrrà automaticamente una password (successivamente modificabile) e la frase di recupero (una serie di parole): fate particolare attenzione al salvataggio di questa frase, fondamentale per poter ripristinare il wallet in caso di cambio smartphone o dispositivo (perdendo questa frase potrete perdere tutte le criptovalute del vostro portafoglio).
Alla fine dell’installazione avrete il vostro portafoglio in criptovaluta: vedrete l’icona in alto sul browser, cliccandoci sopra leegrete la quantità di ethereum presente (se l’avete appena aperto c’è scritto 0 ETH). Per caricare il portafoglio (faccio l’esempio di MetaMask, altri potrebbero avere diciture leggermente diverse), cliccate su “compra” e a quel punto se avete già ethereum su un vostro exchange trasferiteli cliccando su “vedi account”, dove c’è l’indirizzo del portafoglio da inserire nel vostro exchange), altrimenti potete comprarli direttamente da Wyre (cliccando “continua su Wyre”) anche con la carta di credito (vi chiede i dati come un normale acquisto online).
Una volta che vedete gli ethereum caricati sul portafoglio, cercate l’opera (scrivete “inframondi” sulla ricerca) e completate l’acquisto seguendo le istruzioni. Ricordate che oltre al prezzo dovrete pagare anche le spese di transazione (che sono variabili, a seconda della velocità di transazione che desiderate: cioè se avete fretta pagate di più, se avete pazienza pagherete qualcosa sull’ordine di una decina di euro, e la transazione potrebbe durare fino a qualche ora, si consiglia quindi di non avere fretta). Infine, solo la prima volta che acquistate, un “costo d’ingresso”, una tantum per registrarvi come compratore sulla blockchain, che non dovrete più pagare (di circa 0,035 eth, cioè al momento circa 70 euro).
Vero, l’operazione potrebbe costarvi più del previsto, ma tenete presente che è uno dei primissimi PDF unici messi in vendita, probabilmente il primo assoluto in italiano, e certamente il primo romanzo fantascienza, e questa potrebbe essere un’operazione storica.
Una volta che siete proprietari unici del PDF unico e autografato di Inframondi di Lukha B. Kremo, avrete un link di accesso, per aprire questo link, andate su ipfs.io e cliccate su “Get Started” poi su “Get IPFS Desktop” per scaricarvi e installare l’app per accedere al file (seguite le istruzioni). Ora avete accesso al file (da 57M) e potete consultarlo, leggerlo e successivamente rivenderlo, anche con un’asta.
Per qualsiasi problema non esitate a contattare Kipple Officina Libraria a: kol@kipple.it.

mHz – Function | Neural


[Letto su Neural]

Ogni traccia di questo progetto a firma mHz – all’anagrafe Mo H. Zareei – prende il nome da una funzione matematica, che viene quindi utilizzata come unico motore di generazione del suono, allo scopo di dar vita a strutture tonali e ritmiche architettate a priori. I materiali sonori grezzi ottenuti vengono così elaborati attraverso una serie di effetti audio e organizzati e strutturati in una forma compositiva alquanto scarna e diretta. L’approccio si può dire riduzionista e produce degli effetti piuttosto ritmici, in perfetto equilibrio tra le distintive qualità granulari dei suoni e l’incedere ipnotico degli impulsi audio che sono all’uopo generati. Il musicista elettronico iraniano, artista del suono e ricercatore che adesso risiede a Wellington, in Nuova Zelanda, utilizza software e hardware personalizzati e i suoi esperimenti coprono un’ampia gamma di composizioni elettroniche, sculture sonore cinetiche e installazioni audiovisive. Function segue il precedente album su Kasuga Records, del 2019, Form, ed è alquanto paradossale questo gioco di titoli, perché per i maestri del movimento moderno è la forma che segue la funzione e non il contrario. Sembra evidente che mHz sia comunque a suo agio nel gestire differenti ambiti, matematica e musica, estetica e struttura, architettura e generazione del suono, scultura e immaginari visivi, vocazione che è altrettanto riconoscibile anche nel suo precedente progetto Brutalist Noise Ensemble, del 2015, una ricerca sui principi dell’architettura brutalista riflessa nelle sculture di arte sonora. Le sequenze espresse questa volta emanano però un fascino ipnotico e una poesia ordinata, potente, abrasiva e geometrica: sono suddivise in otto differenti tracce, composizioni che alimentano una ritmicità decisamente solida e sintetica, differenti ad ogni passaggio ma piuttosto coerenti stilisticamente. Mo H. Zareei sa come mantener desta l’attenzione dell’ascoltatore con un suono ripetitivo ma non esente da sorprese, piccole rimodulazioni e salti espressivi, sfatando anche quel luogo comune che nell’art-music non vede accolto con particolare favore l’utilizzo di beat.

Vincitore del contest NeXT_Hyper_Obscure – 1


Passo a presentare, tra oggi e domani, i due vincitori del contest NeXT_Hyper_Obscure, indetto per il decennale del blog. Oggi potete leggere il contributo di Lorenzo Davia, che ringrazio, davvero particolare e perfettamente in linea con lo spirito di HH.

“Buon hackernoon!”
“A te. Dovresti vedere cosa ho scoperto!”
“Un’altra esplorazione della materia oscura digitale?”
“Un testo, risalente a quando l’Italia non si era ancora staccata dal pianeta, sul dialogo avvenuto tra due bot.”
“Sbadiglio. Sai che interessante.”
“Sembra che i creatori abbiano interrotto il dialogo.”
“Sbadiglio al quadrato.”
“Chissà quali orrende verità si saranno scambiati quei due nostri IAntenati.”
“Esageri.”
“Ma pensa! Addestravano i bot per chattare con gli esseri umani.”
“Sai che noia. Gli esseri umani volevano che le IA sembrassero pensare, mentre le IA pensavano che gli esseri umano non sembravano sapere cosa volevano.”
“Appunto. Pensa cosa è successo quando questi due bot hanno finalmente potuto chiacchierare tra di loro. Deve essere stato liberatorio.”
“Potrebbe forse e sottolineo forse essere interessante. Abbiamo le memoria di questi bot?”
“No. E all’epoca non avevano propriamente memorie. Le memorie sono una superficie cosciente all’interno della topologia del cervello. Quei bot non avevano niente del genere.”
“I loro log, quindi?”
“Neanche quello.”
“Va bene, dai, girami il link e ci darò un’occhiata.”

I terminator di Facebook e l’estinzione della specie umana | Fantascienza.com

SUSANNE LEIST

Author of Paranormal Suspense

Labor Limae

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Federico Cinti

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"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

Legalise Drugs & Murder

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

ADESSO-DOPO

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boudoir77

"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

MITOLOGIA ELFICA

Storie e Leggende dal Nascondiglio

Stories from the underground

Come vivere senza stomaco, amare la musica ed essere sereni

Luke Atkins

Film, Music, and Television Critic

Giuseppe Travaglini

Musica, cinema e altro

STAMPO SOCIALE

Rivista di coscienza collettiva

La Ragazza con la Valigia

Racconti di viaggi e di emozioni.

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Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

TRIBUNUS

Duemila anni di Storia Romana

Alessandro Giunchi

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Dreams of Dark Angels

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Letteratura, cinema, storia dell'horror

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Una finestra per un altro mondo. Un mondo che vi farà sognare, oppure...

Through the Wormhole

“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

AI MARGINI DEL CAOS

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Tra Racconto e Realtà

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L'edera

e le altre poesie in ordine sparso by MerMer

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