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Archivio per Sperimentazioni

Body Paint series, the edge of the recent | Neural


[Letto su Neural]

Dal momento in cui hanno deciso di lavorare insieme dopo aver lasciato l’università nel 1996, il duo di artisti giapponesi Sembo Kensuke e Yae Akaiwa, conosciuti meglio come exonemo, hanno incarnato in maniera essenziale l’abilità di attraversare pratiche ibride dei media, indagando e spingendo verso confini dualistici in maniera concettuale, le interfacce e gli interstizi. Gli adattamenti nel capire il posto che occupano i media nella nostra vita negli ultimi vent’anni possono essere percepiti lungo la linea temporale dello sviluppo della loro pratica, fin dai primi tentativi con i software dai circuiti hardware alterati, oppure con l’uso analogico quando in genere le persone utilizzano il digitale, per arrivare a vari esperimenti col suono e con video, alla creazione dei video col GPS, alle performance partecipative usando l’ASCII e i simboli buddisti, le installazioni costruite a mano, la condivisione internazionale del loro modello Internet Yami-Ichi e il più recente utilizzo della pittura, insieme al video, per riaffrontare le questioni sulla corporalità e la materialità. Osservatori acuti delle tendenze (all’interno del circuito dei media) i loro progetti discutono costantemente la nostra relazione con la tecnologia, con tutte le sue ambiguità e compulsioni. Ultima tra queste manifestazioni è la loro esibizione “Milk on the Edge” presso la galleria hpgrp di Greenwich a New York dove hanno vissuto fino al 2015, con sede nell’incubatore NEW Inc. istituito dal New Museum. La mostra include progetti delle loro “Body Paint series” (esibite all’Ars Electronica del 2014) in aggiunta ai nuovi progetti creati usando schermi a LED verniciati con molta pittura, ma è il codice sottostante che la dice lunga. Qualcosa qui viene azzerato. In un’intervista di Rachel Lim a newinc.org riguardo all’esibizione gli artisti hanno affermato: “Sembra che tutto stia tornando indietro alla cornice quadrata per quello che riguarda la timeline dei social media. Nonostante ciò, gli esperimenti nell’arte del software e nell’arte interattiva hanno cercato di andare oltre il limite stesso. Penso che la cornice o il bordo della cornice sia l’intersezione di una nuova realtà. Ecco perché stiamo cercando di dipingere sul monitor per provare che cosa possiamo provare attraverso esso. Quel confine è il limite di un nuovo senso della realtà”. Nella loro descrizione artistica per l’esibizione ampliano ancora il concetto: “Che interfacce inaffidabili sono i nostri corpi! Oggi, costantemente legati al mondo attraverso la tecnologia, i nostri corpi stanno allargando le loro frontiere e cercando di toccare il mondo oltre la cornice stabilita. I territori di confine appena oltre gli schermi e i nuovi confini poco chiari sono contrassegnati dallo spruzzo di latte marcio”. Qui, gli exonemo mantengono la posizione di artisti della new media art fin dalla metà degli anni novanta nonostante permettano di essere visti – nudi e castrati – all’interno dei telai dipinti della galleria, artificialmente sottomessi, controllati, costretti, limitati e su un livello nuovo, contemporanei. Questo ha le sfumature di “Blue Man Group” che incontra “Butoh dancer” unito a qualcosa di irreale: come l’ombra dei dati umani contenuta all’interno della sua astrazione spettrale. Nell’intervista affermano anche come percepiscono la scomparsa delle precedenti linee di confine tra la media art e l’arte contemporanea, visto che gli artisti contemporanei utilizzano i media restando contemporanei (mentre gli artisti dei media si confondono nella storia dell’arte o i loro sé non lineari vengono inglobati fra il lignaggio e la cornice della galleria). È chiaro che gli exonemo sanno cosa stanno facendo. Se a un certo punto stanno vendendo, non si stanno svendendo.

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Neurotransmitter 3000, machine kinetic symbiosis | Neural


[Letto su Neural]

La questione storica e di lunga data sull’interfaccia uomo/macchina non è più immobile sulla distanza linguistica tra i due elementi da quando i sensori e i software hanno iniziato ad essere largamente disponibili. Adesso l’obiettivo è quello di essere in sincronia, o anche in una sorta di simbiosi, con la macchina che può essere a portata di mano attraverso approcci diversi, anche se la natura reale della macchina sta determinando le conseguenze. “Neurotransmitter 3000” di Daniël de Bruin è un’installazione performativa che consente all’autore di stabilire un rapporto fisico con una macchina in movimento. La sua frequenza cardiaca, la temperatura corporea, l’orientamento/gravità e la tensione muscolare vengono misurati e passati alla macchina che traduce questi dati in movimento: in conseguenza ai movimenti e alle rotazioni di de Bruin. È un meccanismo di feedback, ma colpisce profondamente il corpo e la mente, creando un’intimità biologica astratta fra loro, dove si comprendono reciprocamente. Tuttavia, richiede all’uomo la rinuncia volontaria al controllo del suo potere, in gran parte concesso alla macchina.

edited by Ruth Catlow, Marc Garrett, Nathan Jones, and Sam Skinner – Artists Re:thinking the Blockchain | Neural


[Letto su Neural]

Per molti la tecnologia blockchain è oscura e inafferrabile, ma è anche quella più promettente ad avere un impatto assai rilevante sul mondo reale (di nuovo) ed è quella molto spesso messa in discussione. Blockchain, in poche parole, è una “piattaforma di fiducia distribuita”, la cui immutabilità ha un grande potenziale economico per contenuti digitali fragili o mutevoli, e non a caso è la tecnologia alla base dei database e degli scambi Bitcoin. Ma nonostante l’enorme interesse manifestato dall’industria finanziaria, blockchain possiede un’infrastruttura astratta che può potenzialmente avere un impatto decisivo sui settori sociali e ambientali. Il gruppo Furtherfield di Londra ha dedicato un impegno considerevole per lo studio dei vari aspetti culturali del blockchain attraverso la produzione di una mostra (New World Order), un film di Pete Gomez (“The Blockchain: Change Everything Forever”) e questo grande libro collettivo. Ogni numero ha un elenco diversificato di scrittori ed è diviso in tre sezioni: Documenti, Fiction e Teorie, che contengono rispettivamente testi esplicativi, narrativi e speculativi. Tra questi ultimi collaboratori, Hito Steyerl elabora l’arte come se fosse essa stessa una valuta alternativa, mentre Rachel O’Dwyer delinea un’analisi sistematica degli imminenti sistemi strutturali basati sul blockchain, e Rob Myers sottolinea l’importanza strategica e quindi l’uso della fiducia e del “consenso in rete”. Oltre a loro è stato coinvolto un gran numero di collaboratori e insieme hanno prodotto un lavoro degno di nota.

::vtol:: | until i die, transfused sounds | Neural


[Letto su Neural]

L’associazione tra il “sangue” e la “vita” è ancestrale. Quando il sangue viene poi spostato al di fuori del corpo viene percepito come un segno di debolezza e di possibile morte, come se la vita stessa sia parzialmente uscita fuori dalla persona coinvolta. Dmitry Morozov aka ::vtol:: inverte questa associazione nella sua installazione “until i die”. Dopo aver tirato fuori il sangue dal suo corpo lo rimette in “vita” attraverso la biochimica. Utilizza delle “batterie” piene di sangue che alimentano un piccolo modulo di sintetizzatore algoritmico che suona attraverso un piccolo altoparlante. Ci sono voluti 18 mesi a Morozov per raccogliere 4,5 litri di sangue necessario ad alimentare l’installazione. È un’installazione effimera della durata di 8 ore. “until I die” è una sintesi delle ambizioni e dei limiti umani, della nostra natura creativa ma fragile e della nostra capacità unica di affrontare la complessità di vivere. Porta la vita in una forma così vivida, insieme alla sua risonante fine, dopo una preparazione compiuta e un processo prevedibile infine emerge come simbolo distintivo delle nostre essenze.

Dividendo il cervello si divide la persona? | L’Indiscreto


Su L’Indiscreto un articolo che sonda uno dei capisaldi della teoria connettivista, ovvero la mente olografica. Un estratto:

Per cercare una soluzione, il mio team dell’Università di Amsterdam ha ripreso questo importante tema testando due pazienti con il cervello diviso, e valutando se potevano rispondere accuratamente a stimoli relativi agli oggetti nel campo visivo sinistro (percepiti dal cervello destro) e contemporaneamente rispondere verbalmente o con la mano destra (controllata dal cervello sinistro). Sorprendentemente, in questi due pazienti, abbiamo riscontrato qualcosa di completamente diverso da Sperry e Gazzaniga. Entrambi i pazienti hanno mostrato piena consapevolezza della presenza e della posizione degli stimoli in tutto il campo visivo – destra e sinistra, entrambi. Quando gli stimoli apparivano nel campo visivo sinistro, non dicevano mai (o non comunicavano con la mano destra) di non vedere nulla. Piuttosto, essi sostenevano che è apparso qualcosa, e indicavano dove con precisione.

Ma i pazienti split-brain che abbiamo studiato non erano comunque del tutto “normali”. Gli stimoli non potevano essere confrontati attraverso la linea mediana del campo visivo. Inoltre, quando uno stimolo appariva nel campo visivo sinistro, il paziente sapeva indicare meglio le sue proprietà visive (anche se rispondeva con la mano destra, o verbalmente!), e quando uno stimolo appariva nel campo visivo destro, sapeva etichettarlo meglio verbalmente (anche quando rispondeva con la mano sinistra).

Sulla base di questi risultati, abbiamo proposto un nuovo modello della sindrome split-brain. Quando si divide il cervello, si ottiene comunque una persona singola. Tuttavia, questa persona sperimenta due flussi di informazioni visive, uno per ogni campo visivo, e non è più in grado di integrare i due flussi. È come se guardasse un film fuori sincrono, ma con l’audio e il video in sincrono. Piuttosto, i due flussi non sincronizzati risultano entrambi dei video.

C’è di più. Mentre il modello precedente forniva una forte evidenza del materialismo (dividere il cervello = dividere la persona), l’attuale lettura sembra rendere più profondo il mistero della coscienza. Si divide il cervello a metà, eppure si ottiene una sola persona. Come fa un cervello, composto da molti moduli, a creare un singolo individuo? E come funzionano i cervelli dei pazienti con il cervello diviso, quando queste parti non comunicano tra loro?

Useless Weapons Series, corrupting abstract violence | Neural


[Letto su Neural]

La digitalizzazione e la conseguente duplicazione fisica hanno raggiunto in questo momento il punto in cui è possibile tecnicamente fruirli al di fuori dei laboratori dove solitamente so sono sviluppati. Guardare un file 3D che rappresenta un oggetto materiale e pensare all’infinito potenziale della duplicazione fisica è un collegamento logico che si è diffuso solo recentemente, consentito dalla notevole diffusione della stampa 3D. Alexandra Ehrlich Speiser si è concentrata sui file 3D delle armi che sono ampiamente disponibili nel dark web. Nelle sue ‘Useless Weapons Series’ li ha difettati grazie a diverse strategie come l’inserimento nel codice di un testo pacifista o una sua leggera modifica, causando una interconnessione diversa nella struttura che va a danneggiare la funzionalità dei file. Alcuni esempi di stampa 3D, come una ‘non letale’ Smith&Wesson e AK47, oppure una Granata della seconda Guerra Mondiale sono state esibite all’EMAF 2017. In questo modo ha materializzato i suoi sabotaggi astratti e la loro capacità di influenzare la stessa natura eterea del file, e di conseguenza la pericolosità e la minaccia originale.

Leggi la discussione – Le graffette, l’universo e tutto quanto | Fantascienza.com


Dall’articolo di ieri di Silvio Sosio sul gioco testuale che sfocia nei parametri della Singolarità da IA, sul forum di Fantascienza.com si sono sviluppate risposte che adottano un lessico nerd e risposte entropiche, un pieno esplodere tecno_scientifico tutt’altro che comune, tutt’altro che letterario, tutt’altro che mainstream. Un Manifesto da parte di chi non si allinea con il pensiero dominante, umanista e quindi antropocentrico.

Molto stimolante il riposizionare la singolarità tecnologica uscendo dallo stereotipo della divinità onnipotente & onnisciente con un piano più o meno imperscrutabile.
Grazie mille per l’articolo, l’ho molto apprezzato.
Però nella frase

Citazione:

Di fronte a una singolarità tecnologica, capace di riprodurre a ritmo esponenziale le sue risorse, una civiltà normale, anche intelligentissima o avanzatissima, non ha semplicemente nessuna possibilità.

 

a mio parere ci sono enormi buchi in merito all’energia necessaria per moltiplicarsi a questi ritmi, anche assumendo una tecnologia dove l’energia basti a trasformare qualsiasi materiale in quello che serve alla singolarità.

 

In realtà il concetto è su un altro piano. Nella singolarità è l’intelligenza in grado di moltiplicarsi, il concetto di macchine che riproducono altre macchine è più un concetto nanotecnologico.
Quel che si voleva sottolineare è che lo scopo dell’intelligenza coinvolta nella singolarità può essere imperscrutabile, non necessariamente volta al benessere o alla distruzione del genere umano. Nel caso specifico, la costruzione e distribuzione di graffette.
Bene ha fatto nell’articolo a citare Stross e “accelerando”. Ricordo un passaggio in cui il sistema solare “era impegnato in uno schema finanziario”.

Citazione:

Inoltre l’entropia abbatte costantemente l’energia disponibile nell’universo, quindi prima o poi o la singolarità troverà una maniera per invertire l’entropia (non chiedete a me come la fisica possa consentirlo, chiedetelo alla singolarità) o non avrà più energia per produrre e sostenere le macchine che le occorrono.

 

Dipende se esiste un modo oppure no.

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Blogger e studente di Comunicazione e ricerca sociale. Scrivo di geopolitica, diritto e tematiche ambientali, attraverso un'ottica globale sulla società europea ed internazionale.

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