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I terminator di Facebook e l’estinzione della specie umana | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com Silvio Sosio fa il punto sulla notizia di questi giorni: due entità di IA su cui Facebook stava facendo degli studi che, a un certo momento, hanno cominciato a dialogare tra loro; i processi sono stati killati dai tecnici FB e ciò ha dato vita al tormentone di Singolarità incipiente, le intelligenze artificiali sono pronte a prendere il posto dell’uomo etc etc.

Silvio mette alcuni puntini sulle i, blandendoci con la constatazione che le cose no, non stanno proprio come si è detto in giro e che non ci siamo al cambio di paradigma. Non ancora, almeno…

Leggendo i vari articoli comparsi su quotidiani italiani di vario livello in questi ultimi giorni viene da chiedersi come mai, quando gli ingegneri di Facebook hanno deciso di alzare la leva per spegnere i robot ribelli, non sia scesa una folgore dal cielo senza nubi abbattendoli e fondendo la leva abbassata.

Secondo la narrativa raccontata dai quotidiani, il dipartimento per la ricerca sull’intelligenza artificiale di Facebook, che come ha detto anche Elon Musk è abbastanza imprudente nel trattare una materia potenzialmente molto pericolosa, ha messo di fronte due robot dotati di intelligenza artificiale, che hanno cominciato a parlare tra loro. Entro breve tempo avevano creato una lingua artificiale comprensibile solo a loro. Gli ingegneri umani, capendo di essere stati tagliati fuori e di essere sul punto di perdere il controllo della situazione, hanno spento le due macchine prima che fosse troppo tardi.

Seguono riferimenti a Skynet, a Terminator, a Matrix, Hal 9000 e per i più colti alle teorie sulla singolarità di Kurtzweil, alle leggi di Asimov, alla Risposta di Brown e magari anche a Frankenstein.

Di fronte a tanta passione per temi fantascientifici, è davvero un peccato dover tornare sulla terra e descrivere l’accaduto, perché è davvero molto, molto, molto meno affascinante di così.

Innanzitutto bisogna distruggere la raffigurazione pittoresca della scena, togliendo dal campo i robot, che ve li siate immaginati come Terminator spellicciato o come l’Asimo della Sony o magari come Robbie the Robot. Non si trattava di robot ma semplicemente di bot.

Un bot, in informatica, è un software che esegue una serie di compiti senza necessità di controllo da parte di un supervisore umano. Un bot per esempio è il programma di Google che gira il web per indicizzare tutte le pagine nel suo db. Ma è anche il banalissimo script che scatta quando mandate un messaggio alla nostra pagina Facebook, e che vi risponde Ciao! Messaggio ricevuto!.

Il nostro bot è ultrabanale, ma l’ultima tendenza dei social è nello sviluppo di bot un po’ più sofisticati, capaci di dare risposte a vari generi di domande e di porne a loro volta. Servono, in sostanza, a dare un servizio di relazioni con il pubblico senza bisogno di pagare un dipendente che si metta lì a rispondere agli utenti.

Uno dei primi servizi a dare questo genere di possibilità è stato Telegram, ma Facebook ora è decisamente impegnato nel settore. Ci sono già molte aziende, anche in Italia, specializzate nella programmazione di questi piccoli “risponditori” automatici.

Ed erano proprio questo tipo di bot al centro dell’esperimento di Facebook. I bot sono fatti per confrontarsi con persone umane, ma che succede se si confrontano tra loro?

Questo era l’esperimento, e quello che è accaduto è stato che i bot hanno funzionato molto male e la comunicazione tra di loro è degenerata in dialoghi senza senso. Perciò l’esperimento è stato interrotto.

Non vorremmo banalizzare troppo: non si trattava semplicemente di due scriptini javascript messi uno davanti all’altro. Si trattava comunque di due sistemi sofisticati, rientranti in quel settore che oggi viene chiamato “intelligenza artificiale”, dotate di sistemi di apprendimento. Ma il risultato è lo stesso: la comunicazione tra di loro ha finito per non avere più senso.

Non è del tutto sbagliato però dire che questo genere di “intelligenze artificiali” rappresentino un pericolo per l’umanità. Ma senza bisogno di invocare singolarità, Matrix o Skynet (almeno, ancora per qualche anno). Il pericolo, che poi è quello a cui alludeva anche Elon Musk nelle sue critiche a Zuckenberg, non è l’escalation dell’intelligenza e del potere dei computer, ma la loro sostituzione agli esseri umani in compiti ormai non solo ripetitivi, come quelli dove i robot hanno già preso il posto degli esseri umani nelle fabbriche, ma anche a un certo livello di ingegno, dove sono richieste esperienza, conoscenza, valutazione di dati, decisioni, interazioni con esseri umani.

In fondo i bot di Facebook sono nati proprio per offrire un servizio senza bisogno di assumere un essere umano: questo vuol dire che verranno usati prima dalle aziende che non possono permettersi di assumere un essere umano per rispondere alle domande su Facebook, e poi, man mano che il servizio diventa più sofisticato, dalle aziende che hanno già uno o più esseri umani che svolgono quel compito, che diventeranno così costi rimossi dal bilancio.Naturalmente, questo nuovo settore porterà nuove assunzioni nel settore dello sviluppo di bot. Che, altrettanto naturalmente, saranno numericamente solo una piccola frazione del numero di posti persi nel settore dei rapporti col pubblico.

Ma tutti questi sono argomenti molto meno interessanti e molto meno “estivi” che non raccontare storie di robot ribelli.

Lacan e le parole imposte | L’indiscreto


Un paziente di Lacan, il celebre psichiatra, soffriva di una strana malattia: la “sindrome da automatismo mentale”. È la dimostrazione finale, estrema, del linguaggio che è un virus, come sosteneva Burroughs. Su L’Indiscreto.

Quel che è certo, poiché rifiuta il carattere allucinatorio delle sue parole imposte, è che la cosa ha «aspetto di parola nella misura in cui è costruita come un discorso, come io parlo a lei. Io non restituisco la logica delle visioni, sono parole che sento nel mio cervello». E poi: «Non è qualcosa di pensato, arriva con il contatto, arriva tutto d’un colpo, ci sono delle frasi parassite che vengono a innestarsi». Ecco il carattere di parassita, di cancro della parola. Ecco l’aggressività sempre mortale e inaccettabile. Ecco il suo ritorno nel transfert: l’allucinazione.

Benjamin H. Bratton – The Stack, On Software and Sovereignty | Neural


[Letto su Neural]

Nel libro The Stack, On Software and Sovereignty, Benjamin Bratton (professore di arti visive e direttore del Centro di Design e Geopolitica dell’Università della California di San Diego) elabora un programma stimolante e originale per rappresentare una vivace immagine del nostro mondo contemporaneo. Nel serio tentativo di rispondere a domande sollevate dalla realizzazione di infrastrutture computazionali di una portata tale che poche decine di anni fa non si poteva neppure immaginare, l’autore s’interroga sulle correlate dimensioni fisiche e digitali della nostra realtà. The Stack descrive in dettaglio i diversi moduli di una megastruttura accidentale che costituisce il nucleo della realtà in livelli materiali e virtuali; questo è importante perché la megastruttura citata prima è riplasmabile dalla geopolitica alla governabilità, dalla sovranità alla linguistica. La pubblicazione prende il suo nome dall’architettura hardware flessibile disposta come un cumulo su un’asse verticale, la pila. Queste unità parallele che operano simultaneamente vengono proposte come una potente metafora per sviluppare un progetto intricato del presente. Come la pila è descritta formata da sei livelli così il libro dedica un capitolo per delineare nel dettaglio ciascuno di esso. Bratton si focalizza partendo dalle più grandi formazioni, la Terra, e la Nuvola, ai concetti geografici più famigliari, la Città e l’Indirizzo, per concentrarsi alla fine su quelli che hanno bisogno di una maggiore analisi per essere descritti accuratamente, L’Interfaccia e l’Utente. Le questioni ontologiche e i problemi etici provenienti dalla teoria contemporanea in diversi campi sono accuratamente fusi insieme nel tentativo di trovare una spiegazione sul perché cambia quello che governano i governi e sul perché muta quello che gli scrittori scrivono. Ci sono quattro fronti su come il testo operi a un livello concettuale. Il libro può essere considerato come un Manifesto della Filosofia Politica perché studia in maniera approfondita la riconfigurazione socio-politica della nostra vita contemporanea. Potrebbe essere considerato come un libro sugli Studi dei Software per quanto esso si sforzi di capire le implicazioni del calcolo su scala planetaria. Può essere anche letto come un libro sulla Teoria dell’Architettura per quanto esso cominci chiedendo quale sia l’architettura per questo nuovo mondo; e la cosa più affascinante del libro riguarda il Design, in quanto il libro rinnova il ruolo del lettore, l’utente del libro in poche parole, illustrando le specifiche tecniche e invitando l’utente a proporre delle soluzioni possibili in tali scenari di progettazione. La complessa scrittura di Bratton, talvolta oscura, altre volte chiara, è generalmente creativa e provocante. È uno sforzo enorme di uno studioso che accetta la sfida di mettere ordine a vari discorsi intellettuali che articolano idee complesse e propongono i propri concetti. Il mio consiglio per il lettore: visto che molti di questi concetti nel libro possono essere nuovi, o perché sono neologismi o perché sono rivisitati nel loro significato tradizionale, iniziare la lettura dal capitolo del Glossario può essere una guida molto utile per navigare nel libro.

Micro-ritmos, AI orchestrating bacteria | Neural


[Letto su Neural]

Se la cibernetica in origine era strettamente legata alle macchine autoregolanti, immaginate dai loro creatori alla pari di esseri biologici, successivamente tale disciplina si estese su scala ambientale, simulando il complesso collegamento di processi differenti all’interno di un intero ecosistema. Il collettivo artistico Interspecifics si colloca su questa scia. La loro opera “Micro-ritmos” è costituita da uno spazio sensoriale formato dall’interazione fra processi biologici, calcolo digitale e sensazioni umane. L’opera è animata da segnali elettrici generati da cellule di batteri presenti nel terreno raccolto sul posto. I deboli segnali generati dai batteri sono amplificati e usati per attivare una serie di luci lampeggianti. In “Micro-ritmos” le luci sono catturate da videocamere collegate ai computer che utilizzano algoritmi di apprendimento automatico per il riconoscimento di pattern. Una forma di intelligenza artificiale mappa la sequenza di luci generando un suono emesso da un sistema di speaker ad 8 canali. Gli spettatori possono provare a decodificare i pattern percepiti oppure possono rilassarsi e lasciarsi incantare dal risultato. La tecnologia utilizzata è open source e ben documentata sul sito degli artisti.

Le radici pagane della rivoluzione biopolitica. | L’indiscreto


Su L’indiscreto un articolo di Riccardo Campa che riprende le idee espresse nel suo La rivincita del paganesimo, uscito un po’ di tempo fa per i tipi di D Editore. Il focus, questa volta, è sulla biologia e la nuova politica che ne deriverà, ovviamente il tutto è assai interessante e da divorare.

Oggi la Chiesa cattolica e i partiti conservatori insistono sul fatto che le radici dell’Europa sono cristiane. Insistono anche ossessivamente sul fatto che c’è un’unica bioetica “vera” ed è quella cristiana. Detta bioetica proibisce o limita fortemente un numero elevato di pratiche biomediche (aborto, eutanasia, eugenetica, procreazione artificiale, fecondazione eterologa, terapie geniche, cure con staminali embrionali, modifica della linea germinale, ecc.). Ma, allora, come si spiega la rivoluzione biopolitica in atto? Se è in atto una rivoluzione, è plausibile che ci sia un’altra irresistibile forza etica e spirituale che spinge in quella direzione.

Naturalmente i cristiani respingono questa tesi, ritenendo di avere il monopolio della spiritualità. Sostengono infatti che è Mammona, l’interesse, il denaro a spingere in quella direzione. Ma che si tratti di una lettura parziale e di comodo è piuttosto evidente. Anche l’aspetto “commerciale” esige una spiegazione. Perché ci sono tanti acquirenti di soluzioni biomediche? Perché si vogliono figli sani e non malati? Perché si vuole rallentare il proprio invecchiamento? Perché si affrontano con mezzi tecnici le malattie e le menomazioni? Perché si usano rimedi farmacologici per agire sulla propria psiche? Perché si cerca di migliorare innanzitutto questo mondo, la propria esistenza terrena, il proprio corpo, e si guarda con timore alla morte?

«Perché tutto questo è in vendita»: non è una risposta soddisfacente. Ci sono migliaia di prodotti che sono stati proposti sul mercato e poi ritirati perché non hanno suscitato sufficiente interesse.

Qualcuno risponde semplicemente: perché è il buon senso che ci dice che è preferibile essere sani, intelligenti, belli, forti, giovani e longevi, piuttosto che malati, stupidi, brutti, deboli, vecchi e moribondi. C’è qualcosa di vero in questo. Ma nemmeno questa è una risposta completa. Se la tradizione mistica giudeo-cristiana, che qualcuno vorrebbe egemonica in Europa e America, ci trasmette un messaggio del tutto diverso – volto a rivalutare la sofferenza e la carità in vista di un premio post mortem – donde deriva questo buon senso terrestre, questa etica alternativa?

Basta scavare ancora più indietro nella tradizione occidentale e si scopre che le radici della rivoluzione biopolitica sono proprio nel paganesimo europeo. Una tradizione millenaria che il cristianesimo ha inizialmente cercato di estirpare e, poi, nel Basso Medioevo e nel Rinascimento, di riassorbire parzialmente, nella speranza di poterne trarre qualche frutto. Sennonché, nella Modernità, la tradizione pagana è sfuggita del tutto al controllo della Chiesa ed è riemersa prepotentemente, diventando di nuovo egemonica. Se non nelle forme, almeno nei contenuti più profondi e autentici.

Daily Waverings II, accumulating and releasing time | Neural


[Letto su Neural]

Béchard Hudon menziona due concetti che ispirano la sua installazione Daily Waverings II: il tempo di Planck e il tempo zero. La prima è la più piccola unità temporale (10 elevato a meno 43 secondi), mentre il secondo è un riferimento convenzionale per osservare qualsivoglia modifica rispetto al tempo. A partire da questo, l’artista ha costruito un’installazione che assume la forma di un cono temporale, realizzato da canne da pesca, molle, una ruota da bicicletta, connettori colorati e legno. Questo congegno ruota lentamente su se stesso, accumulando tensione mentre le aste cominciano a mescolarsi, fino a che, a un certo punto, improvvisamente rilascia questa tensione con un botto. Microfoni a contatto e altoparlanti amplificano il processo cinetico scultoreo. Il suono prodotto è un chiaro segno della regolarità del tempo passato ma anche dell’aumento e del rilascio d’energia nella struttura. Nel loop costruito, gli spettatori sono osservatori, ma l’installazione li trasforma anche in entità rinnovabili, immaginate in sincronia con l’intera opera d’arte.

edited by Grant Wythoff – The Perversity Of Things: Hugo Gernsback On Media, Tinkering, And Scientifiction | Neural


[Letto su Neural]

The Perversity Of Things è un libro eclettico e con una selezione di testi di uno degli autori più prolifici ed interessati ai temi dell’innovazione e dei media. Hugo Gernsback, principalmente conosciuto per l’ omonimo premio letterario di fantascienza, è stato, tra le altre cose, un imprenditore con il suo Electro importing Company Store e redattore della seminale rivista Amazing Stories, pubblicazione che ha anticipato i tempi e le mode culturali letteralmente inventando il termine “scientifiction”. Questa curata selezione di alcuni suoi articoli è organizzata in modo da permettere più porti d’entrata, invece della più consueta struttura sequenziale. Ma c’è un elemento notevole che collega insieme la maggior parte di questi scritti controversi, che è l’immaginario aperto e senza limiti di Gernsback. Egli modifica, stimola, promuove e pubblica l’inesplicabile e dimenticato pensiero creativo, supportando l’imprenditorialità del “fai da te” che a sua volta ha generato la prima ondata di fantascienza popolare, fondativa per la moralmente guidata propaganda del “progresso”. Questa pubblicazione è una festa per gli occhi di ogni media archaeologist, una straordinaria collezione di idee che integrano immagini originali o addirittura riproduzioni di intere pagine. Le possibilità del wireless (radio), pervasive e infinite, sono probabilmente le più presenti, con l’entusiasmo dei fallimenti tipici dei tempi pionieristici e il libro copre i primi tre decenni del XX secolo, dando un’idea emozionante e fresca sui test sia tecnici che immaginari. Si apre – insomma – una moltitudine di finestre in un futuro passato che era abbastanza praticato oltre che immaginato.

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