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E se il segreto dell’umorismo fosse scritto nella meccanica quantistica? – Repubblica.it


Su Repubblica un interessante articolo che tratta le percezioni delle implicazioni dell’umorismo come un fenomeno quantistico. Non ci volevo credere, ma dopo aver letto l’esposizione mi sembra assai verosimile.

Tracciare i corpi oltre l’umano. Dal mostro di Frankenstein a noi cyborg | L’indiscreto


Su L’indiscreto un viaggio tra i miti del Fantastico alla ricerca della continua ridefinizione del copro umano e delle sue funzioni. Un estratto:

Le vicende del dottor Victor Frankenstein e della sua innominata creatura sono, infatti, riportate da Walton, un testimone, uno spettatore, attraverso delle lettere alla sorella. Con il suo sguardo terzo coglie insieme il creatore e la creatura, il loro rapporto intimo e conflittuale. Questo sguardo terzo ci restituisce a pieno il dispositivo moderno dell’immaginario: la possibilità di cogliere la rottura dell’ordine quotidiano da distanza di sicurezza. Che rottura sia, lo mostra l’immagine della creatura: di una bruttezza ripugnante, terribile, orrenda che provoca un sussulto profondo nel creatore: “un orrore e un disgusto soffocanti mi opprimevano il cuore” osservando “il miserabile mostro che avevo creato”, “con quegli occhi acquosi, quasi dello stesso colore delle orbite bianche e spente che li contenevano, e con quella pelle avvizzita, e quelle labbra nere e tirate” (Shelley, 1818: 70, 69). E la stessa creatura non è esente dal riconoscersi come una rottura della normalità, come causa di disordine da cui deriveranno calamità: “quale fu l’orrore quando vidi la mia immagine riflessa in una pozza limpida! […] Quando mi convinsi pienamente di essere in realtà il mostro che sono, fui pervaso da un’amarissima sensazione di sconforto e vergogna. Ahimè! Ancora non conoscevo per intero le conseguenze fatali di questa triste deformità” (Shelley, 1818: 140). Dunque il corpo del mostro è l’oggetto scandaloso con cui si confronta la società borghese dell’epoca pre-vittoriana. Un corpo assemblato rappezzando pezzi anatomici di cadaveri, attraverso un commercio con il-già-morto, con membra destinate alla putrescenza.

Edited by Jérôme Delormas, Michaële Liénart, Clémence Seurat – Extra Fantômes | Neural


[Letto su Neural]

Sembra che ci sia una relazione nascosta tra i momenti della storia in cui la tecnologia istiga a dei cambiamenti strutturali e un aumento d’interesse per il paranormale e il soprannaturale. Una possibile spiegazione di ciò è che tutto questo appartenga al regno dell’invisibile in espansione. Altre spiegazioni sono che i fantasmi, come i media, sono effimeri, volatili e ricchi di contenuti. Sin dai primordiali momenti in cui la fotografia è stata utilizzata per catturare immagini spettrali o fenomeni paranormali, fino all’uso di Electronic Voice Phenomena (EVP), il collegamento tra il paranormale e i media ha assunto forme diverse. La pubblicazione in questione è il catalogo della mostra “Extra Fantômes. Il reale, il falso, l’incerto”, che ha avuto luogo presso la Gaité Lyrique di Parigi nel 2016. Questa mostra ha ottenuto un’eco e una più ampia attenzione di recente, fornendo la giusta connessione tra fantasmi e media (“Awake Are Only the Spirits” all’ Hartware Medien Kunstverein nel 2009 e la mostra sui fotografi Anna & Bernhard Blume al Centre Pompidou nel 2015). È da sottolineare come il catalogo sia correttamente prodotto e i saggi opportunamente alternati alla presentazione di ogni opera e come tra gli studi presentati compaiano alcuni classici come “The New Aesthetic and its politics” di James Bridle, ma anche testi nuovi – o non facili da reperire – come “La Vérité Come Matière Flexible” di Elliot Woods, “Ether 2.0” di Marie Lechner o “Où Tu Vas, J’y Serai Toujours”di Finn Brunton, ricerche che definiscono in modo fresco e competente un campo culturale vago per natura.

Eggsistential Angst, avoiding the countdown | Neural


[Letto su Neural]

Eggsistential Angst è un’opera di Neil Mendoza, definita dallo stesso artista “an investigation into balance and survival as an egg and a pendulum weave a never ending dance”. Nell’installazione, un pendolo grande e metallico oscilla, con il suo costante e crescente dondolio. Quando il movimento raggiunge una potenza tale da trasformare l’oscillazione in una rotazione completa, si attiva sull’estremità del pendolo una ruota di reazione, di quelle utilizzate anche per guidare il movimento dei satelliti. Guidata da un servo motore, tale ruota inverte il verso del dondolio, provocando la rotazione completa del pendolo nella direzione opposta a quella di partenza. Questo continuo movimento apparentemente innocuo avviene a pochi millimetri da un uovo, posizionato su un piedistallo sottile e slanciato, che con lievi ma scattanti spostamenti riesce elegantemente a scansare tutti i passaggi del pendolo. Motori, schede Arduino e due motori “stepper” aggiuntivi garantiscono la perfetta interazione fra i due elementi. Se nella Pala di Brera di Piero della Francesca, pende dal cielo come simbolo di fertilità, protezione e fecondità, in Eggsistential Angst l’uovo rovescia (letteralmente) la sua posizione: da sempre segno di nascita, protezione e vita, l’uovo è in quest’opera (e forse in questo tempo) simbolo di manifesta fragilità, costantemente minacciato dal dispiegarsi dei minuti battuti dal pendolo, come un lento ed ineffabile conto alla rovescia, dal quale riesce con fatica a sottrarsi.

Transumanesimo, enhancement ed evoluzione | L’indiscreto


Un bell’articolo che cerca di descrivere cos’è il Transumanesimo, le sue direttive di nascita, i suoi rami in via di forte sviluppo, le possibili derive e i rischi sociali. Su L’indiscreto.

Uno degli argomenti maggiormente impiegati da parte di coloro che avversano le tecnologie del potenziamento è quello della “saggezza della natura”. L’argomento suona più o meno così: l’uomo è un ente la cui complessità è stata forgiata da millenni di evoluzione naturale. Andare a intervenire su questo complesso potrebbe risultare non solo difficile sul piano tecnico ma anche inopportuno. Come possiamo metterci in competizione con millenni di evoluzione? La natura fa il suo corso e questo corso non può essere intaccato dall’imprudenza della mano umana.
Bostrom e Sandberg scrivono che

“è certamente più semplice mettere a fuoco la fattibilità della medicina terapeutica. Intuitivamente la spiegazione è la seguente: anche un sistema progettato in maniera eccellente occasionalmente si guasta. Potremmo in questo caso capire cosa si è rotto e aggiustarlo. Questo sembra certamente meno problematico rispetto al prendere un sistema progettato in maniera eccellente, perfettamente funzionante e potenziarlo al di là del suo normale funzionamento.”

Ma i problemi non finiscono qui. Infatti anche la cosiddetta medicina terapeutica ha i suoi difetti e non rasenta certo la perfezione. Insomma, quando anche la medicina terapeutica, basata su dati piuttosto attendibili, è ben lontana dall’essere esente da complicazioni, sembrerebbe che una persona prudente abbia dalla sua molte ragioni per diffidare dei cosiddetti potenziamenti, tanto più che essi sono spesso basati su dati molto più deboli rispetto a quelli della medicina terapeutica.

Guida sintetica alla programmazione delle macchine – OggiScienza


Su OggiScienza una terrificante suggestione che somiglia molto a una verità: IA in grado di scrivere il codice di se stesse. Sembra che ci stiamo avvicinando a ciò. Un dettaglio dell’articolo:

Programmare una macchina è un’espressione con un significato molto ampio. Nel caso più semplice può riferirsi al comune utilizzo di un elettrodomestico, per esempio all’uso dei menu del nostro forno a microonde, per ottenere una cottura particolare in modo automatico, e differente in diversi intervalli di tempo, senza dover intervenire durante il processo. Oppure, a livello più complesso, per programmazione si indica la selezione e la modifica di un programma pre-impostato su un robot industriale, per aumentare per esempio la sua produttività riducendo il tempo ciclo di una data operazione. O ancora, scendendo sempre di più nel dettaglio, programmare può riferirsi alla scrittura di codice. In termini semplici, questa operazione, denominata coding, presuppone appunto la familiarità con ambiente di sviluppo, con un linguaggio di programmazione, con applicazioni che forniscono soluzioni per dati problemi.

Per svolgere l’attività di coding è necessario conoscere un linguaggio, attenersi a precise regole e attraversare una fase di progettazione e una fase di verifica obiettiva che il codice funzioni esattamente come previsto. In effetti, secondo Mitchel Resnick, professore del MIT Media Lab, il coding non è che un’estensione della capacità di scrivere, e andrebbe coltivata sin dalla più tenera età. E non solo perché il numero di opportunità lavorative per programmatori e ingegneri elettronici o informatici sono in fortissima crescita, ma anche perché, secondo Resnick, dedicarsi all’apprendimento del coding significa poter migliorare molti altri aspetti della propria vita personale e professionale, come la capacità di risolvere problemi, comunicare idee, sviluppare senso pratico.

Tornando alle questioni lavorative, ci sono ad oggi scuole di pensiero del tutto opposte sull’impatto delle nuove tecnologie e la capacità di programmare le macchine. In un articolo pubblicato su wired.com, per esempio, il giornalista Clive Thompson sostiene che il coding sarà il lavoro manuale della prossimo futuro: in altri termini, la crescente specializzazione delle macchine nell’esecuzione di compiti sempre più complessi consentirà loro di rimpiazzare completamente gli operai umani, e di conseguenza le prime professioni disponibili con contenuto manuale saranno, appunto, quelle di chi programma le macchine stesse. E le tecniche di programmazione saranno ridotte a lavori routinari e seriali, né più né meno che gli attuali compiti sulle catene di montaggio.

Una notizia recente su questo fronte è che Gamalon, una start-up di Boston, ha sviluppato una tecnica per dare a un’intelligenza artificiale la capacità di scrivere il proprio stesso codice: in altri termini, l’algoritmo sviluppato è in grado di isolare porzioni del proprio stesso programma, e riscriverle per renderle più efficienti.

Se è vero quindi che l’attività di programmazione richiede capacità che le macchine odierne fanno ancora fatica a riprodurre o simulare – come la creatività e la flessibilità – non è detto che nel prossimo futuro le cose non possano cambiare.

La fine dell’invecchiamento | Fantascienza.com


Una mia recensione a La fine dell’invecchiamento, uscito per D Editore. Su Fantascienza.com.

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