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Archivio per Tecnologia

Roberto Saviano e Edward Snowden: “Lotto perché Internet torni di nuovo libero. Zuckerberg? Si pentirà” – Repubblica.it


Su Repubblica una bella intervista di Roberto Saviano a Edward Snowden, che ci racconta come Internet sia il posto meno indicato per nascondere un segreto, un’idea, la nostra attività, ciò che pensiamo o facciamo, ciò che siamo insomma. Siamo continuamente spiati, i nostri profili continuamente aggiornati, non abbiamo segreto alcuno per coloro che gestiscono la rete di controllo mondiale: Internet si è rivelata come la più grossa trappola per il genere, altro che distopia… Per quanto mi riguarda nulla di nuovo, ma per molti è un’amara sorpresa. Leggete, leggete.

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Lankenauta | Figli di un io minore. Dalla società aperta alla società ottusa.


Su Lankenauta la recensione a Figli di un io minore, saggio di Paolo Ercolani che esplora il mondo tecnologico e svuotato dal senso del Profitto dell’Iperliberismo attuale. Un estrato:

Il nostro tempo è segnato da una rivoluzione di portata epocale: la transizione dalla società aperta a una società ottusa, ovvero estranea alla ragione. Stupida, insomma. Che non tiene conto di quanto è essenziale all’uomo, ma si basa sui valori impersonali del profitto economico e del progresso tecnologico. Quindi, disumana (inumana, direi – ndr).
La nostra epoca è segnata dal culto dell’ignoranza: movimenti no vax, terrapiattisti, complottisti che negano l’allunaggio… derive ideologiche che raccolgono consensi sempre più estesi e che si basano su dati acquisiti su Internet, ossia estrapolati da quell’opulenza informativa non filtrata, che mai può sopperire allo studio e alla fatica del ragionare.

Nel libro Figli di un io minore (Marsilio), Paolo Ercolani analizza il meccanismo ottundente del nostro tempo, ponendo l’accento sull’uomo contemporaneo, l’uomo che ha sostituito il pensiero con lo schermo della finzione virtuale, o per meglio dire: l’uomo senza pensiero.
Plasmato dalla forza di banalizzazione delle nuove tecnologie, l’uomo del nostro tempo ha perso la capacità di elaborare quanto vede, si è sottomesso agli obiettivi di un sistema tecnico-finanziario che afferma abitudini (selfie, post, condivisioni…) a cui è chiamato a omologarsi. È diventato, in definitiva, un accessorio della tecnologia.
La Rete lo mette in comunicazione con l’intero globo, nel momento stesso in cui lo inchioda alla solitudine della sua stanza. Confinato in una “solitudine comunicante”, l’uomo senza pensiero è compulsivamente intrattenuto, sempre più distratto dalla riflessione sulla condizione umana. Investito a una velocità inaudita da un profluvio di informazioni infondate e superficiali, si illude di sapere tutto e si sente legittimato a intervenire su ogni argomento, fino a contestare teorie scientifiche, scagliandosi contro scienziati e giornalisti, che accusa di essere al servizio dei poteri forti. Si convince così delle cose più impensate e si batte per esse, mosso da incompetenza pari solo al suo furore ideologico. Di fatto, il web lo sospinge in una bolla in cui circolano perlopiù le idee che già lo trovano consenziente. Ed è in questa bolla che si coltiva l’ignoranza, il pregiudizio, l’aggressività verso ogni opinione difforme.

In Rete l’essere umano sbraita, si sfoga, inveisce, si abbrutisce, si indebolisce cognitivamente ed emotivamente, cessa di conoscere e approfondire, smarrisce le più elementari regole dell’educazione”.

La scelta dell’ibernazione | Fantascienza.com


Ricco numero questo di Delos209, almeno per i miei interessi specifici; segnalo quindi quest’articolo di Roberto Paura sull’ibernazione, sullo stato dell’arte e su quali prospettive potrebbero aprirsi nel prossimo futuro; al momento, va ribadito, la tecnica e la tecnologia usata non hanno permesso il risveglio di nessun ibernato, siamo ancora nel campo delle ipotesi, comunque affascinanti e promettenti.

A oggi in tutto il mondo sono note circa 250 persone ibernate. Dopo Alcor, la seconda istituzione di maggior successo è il Cryonics Institute, nel Michigan, che conserva 103 pazienti ibernati. Non è noto invece quanti siano gli animali domestici sottoposti a conservazione criogenica. Non è difficile capire perché il mercato sia dominato da così poche realtà. Sono infatti necessari protocolli stringenti. L’istituzione che mette a disposizione la tecnologia e la conservazione deve, da parte sua, garantire la possibilità di conservare il corpo – o il cervello – per molto tempo, quanto necessario affinché la scienza si evolva fino a trovare il modo di riportare in vita i propri pazienti. Inoltre, poiché per legge non è possibile effettuare il processo criogenico prima della morte, è necessario attendere la morte biologica e intervenire immediatamente dopo, già al capezzale del defunto, per evitare che si avvii il processo di decomposizione. Il corpo va ibernato quando ancora tutte le funzioni vitali periferiche sono attive, e solo il cuore ha smesso di battere.

Dalla prima fondazione nata con lo scopo di trasformare l’idea fantascientifica dell’ibernazione in realtà, nel 1964 (la già citata Life Extension Society), nel corso degli anni sono nate decine e decine di aziende e istituzioni private, principalmente negli Stati Uniti. La prima persona sottoposta al processo di ibernazione fu James Bedford, professore di psicologia, nel 1967, attualmente conservato in ottimo stato (almeno apparentemente) alla Alcor. Il successo di questa società, che oggi vanta il maggior numero di “pazienti” al mondo, dipende dallo sviluppo di un protocollo medico per la criogenia imitato da tutte le altre aziende nate successivamente, e noto come “standby”, perché avvia le procedure entro un minuto o poco più dalla dichiarazione legale di decesso del paziente. A partire dagli anni ’90, inoltre, Alcor ha iniziato a sperimentare una tecnica nota come “vetrificazione”, che attraverso l’impiego di alcune sostanze impedisce il congelamento vero e proprio, bloccando la formazione di ghiaccio negli organi, e aumenta la viscosità degli agenti criogenici. Dopo alcuni test di successo applicati ai soli cervelli, dal 2005 Alcor ha esteso la tecnica all’intero corpo dei pazienti.

Gli scienziati sono tuttora divisi sull’effettiva possibilità di successo dell’ibernazione. Finora nessuno dei pazienti è mai stato “scongelato”. È ovvio, perché la medicina è ancora lontana dal poter garantire il loro ritorno in vita. Ma è anche vero che, negli ultimi anni, sempre più esperti hanno cominciato a sostenere l’ipotesi criogenica, con l’evolversi delle tecniche di ibernazione e soprattutto con il progredire della ricerca nel campo dell’estensione della speranza di vita umana. Kim Suozzi ha coniato un motto per la sua campagna a favore dell’ibernazione: “Live again or die trying”: vivi di nuovo, o muori provandoci.

Il “Figlio della Luna”: i due volti di Jack Parsons – A X I S m u n d i


Su AxisMundi una dettagliata analisi della vita e delle realizzazioni di Jack Parsons, uno degli artefici delle premesse tecniche e tecnologiche che portarono l’uomo sulla Luna e che, più propriamente, definirono l’inizio dell’era spaziale; un artefice assai strano, però, perché era un adepto di Crowley e della sua magica e oscura visione thelemica. La vita di Parsons è stata narrata efficacemente dalla serie TV Strange Angel.

Nel tardo pomeriggio del 17 Giugno 1952 un boato scuote la città di Pasadena. Una violenta esplosione ha  devastato una vecchia rimessa trasformata in laboratorio chimico al 1071 di South Orange Grove. I soccorritori si trovano davanti una devastazione degna di un teatro di guerra. Il corpo mutilato e sfigurato di un uomo, tuttavia  ancora cosciente, giace sul pavimento dell’edificio. Quell’uomo è John Whiteside Parsons. L’uomo viene trasferito in fretta all’ospedale ma il decesso sopraggiunge poco dopo.

Parsons era una personalità conosciuta a Pasadena. Il Los Angeles Times del giorno dopo titola: “Scienziato missilistico ucciso nell’esplosione di Pasadena”. Nonostante non fosse un vero e proprio scienziato, Parsons aveva infatti lavorato sui razzi durante la Seconda Guerra Mondiale. Lui e la sua squadra di esperti avevano messo a punto innovazioni che si erano rivelate decisive per la vittoria nel conflitto, innovazioni che di lì a pochi anni avrebbero posto le basi per la conquista dello spazio. La morte di Parsons sarebbe stata ricordata come una grave e prematura perdita per l’industria aerospaziale se non fosse che nei giorni successivi sui giornali apparvero inchieste che dipingevano un ritratto inquietante e inaspettato del giovane scienziato.

I quotidiani  iniziarono a pubblicare voci e pettegolezzi che giravano da anni sul conto di Parsons, sul suo stile di vita libertino ma sopratutto sul suo interesse per la “magia nera” e ai suoi legami con la Chiesa di Thelema e con il suo fondatore, Aleister Crowley. La morte di Parsons divenne presto materiale per tabloid e ciò bastò all’America puritana e paranoica dell’epoca per ridurre il suo contributo alla scienza missilistica ad una nota a piè pagina. Questa damnatio memeoriae si può spiegare in parte con gli interessi eterodossi di Parsons che davvero fece della magia uno dei suoi campi di ricerca. Pare ancora inconcepibile per molti che le strade della scienza del volo spaziale e della magia cerimoniale si siano incrociate nella sua persona. 

Rivisitando la sua eccezionale vicenda biografica si può realizzare come non solo per Parsons questi due interessi non erano in conflitto ma fossero addirittura complementari. Parsons fu solo l’ultimo di una lunga serie di uomini di scienza per cui sia la magia che le scienze implicavano entrambe lo studio delle leggi segrete che regolano il nostro universo e il piegare queste stesse leggi al proprio volere. Parsons portò questa intuizione all’estremo cercando sia con la scienza che con la magia di impartire una direzione nuova alla storia dell’umanità.

Apollo 11 | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine, per chiudere il ciclo dei festeggiamenti – almeno per oggi – dell’allunaggio, la recensione ad Apollo 11, documentario che descrive scrupolosamente la spedizione che portò al risultato storico di mezzo secolo fa. Un estratto:

Per realizzarlo Todd Douglas Miller ha avuto a disposizione centinaia di ore in formato pellicola a 70mm, ritrovate di recente da un archivista del Nara (National Archives and Records Administration)  l’agenzia statunitense che si occupa di preservare documenti governativi e storici, e poi poi digitalizzate in 4K. Al materiale video si sono aggiunte circa 11mila ore di dialoghi, poiché durante gli oltre 8 giorni della missione ogni singola discussione, avvenuta anche in contemporanea ad altre, è stata registrata. Il risultato è un racconto che riesce a rendere perfettamente l’idea di quanto la missione Apollo 11 sia stata tutt’altro che una passeggiata trionfale, bensì un lavoro meticolosamente preparato e controllato da centinaia di occhi e di orecchie secondo per secondo.

Sulla Luna, tra scienza e fantascienza | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di un saggio scritto da Carmine Treanni per ricordare il cinquantenario dell’allunaggio: Sulla Luna. Ecco la quarta, che esplica molto bene il tono della pubblicazione:

“Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità”. Con queste parole, l’astronauta americano Neil Armstrong, e con lui tutta l’umanità, metteva piede sulla Luna il 21 luglio del 1969.
Nel cinquantesimo, storico, anniversario dell’allunaggio, il saggio ripercorre le tappe fondamentali della corsa allo spazio: dal lancio del satellite Sputnik da parte dei sovietici nel 1957 allo sbarco sulla Luna degli americani. Il libro, poi, approfondisce anche come siano infondate le tesi dei cosiddetti “complottisti”, ossia di coloro che asseriscono che sulla Luna non ci siamo mai andati, e racconta cosa ci riserva il futuro dell’esplorazione spaziale e il ruolo centrale che avrà il nostro satellite. A corollario della storia dello sbarco sulla Luna, il libro apre anche una finestra sull’immaginario, raccontando di come la fantascienza abbia rappresentato la conquista della Luna, attraverso romanzi.

Quando camminavamo sulla Luna | Holonomikon


Giovanni De Matteo, sul suo blog, apre le danze connettive al 50esimo anniversario dello sbarco sulla Luna, e lo fa citando Primo Levi, in un suggestivo endorsement dell’epoca che sconfessava chi non voleva aprirsi ai tempi nuovi, al futuro, a qualsiasi cosa ciò avesse voluto dire. Ve lo riporto, e vi allego di nuovo lo spettacolo live che i Floyd fecero in quella mistica giornata alla BBC…

Alla base di tutti i possibili motivi del viaggio nello spazio, si intravede un archetipo; sotto l’intrico del calcolo, sta forse oscura obbedienza a un impulso nato con la vita e ad essa necessario, lo stesso che spinge i semi dei pioppo ad avvolgersi di bambagia per volare lontani nel vento, e le rane, dopo l’ultima metamorfosi, a migrare ostinate di stagno in stagno, a rischio della vita: è la spinta a disseminarsi, a disperdersi su un territorio vasto quanto è possibile.

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