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Come cambieranno i computer… | ilcantooscuro


Dal blog di Alessio Brugnoli considerazioni sul futuro della computazione digitale, sul DNA e sulla tecnologia quantica. Un estratto:

Per quanto i transistor di oggi siano microscopici, occupano ancora spazio fisico. C’è un limite a quanto piccolo sia possibile produrre qualsiasi cosa che occupi spazio fisico.
Ora ci stiamo avvicinando a questo limite con i transistor. Quindi i progressi previsti dalla legge di Moore devono rallentare. In effetti, la legge di Moore sta già rallentando: molti esperti prevedono che essa si degraderà del tutto tra il 2022 e il 2025.
Ciò significa che il progresso si fermerà? Neanche per sogno. Le nuove tecnologie riprenderanno dove la legge di Moore si allontana. Ci sono tre entusiasmanti tecnologie informatiche in fase di sviluppo che dovresti conoscere.

1. Il calcolo 3D raggiunge il mercato entro la fine dell’anno

Cosa fa una città quando è a corto di terra? Costruisce grattacieli. Costruendo “in alto” puoi creare un immobile con l’impronta di un edificio a un piano, ma che contiene 100 volte più persone. Qualcosa di simile sta appena iniziando con il computing.
I chip impilati in 3D sono di gran lunga superiori a quelli affiancati. Non solo puoi montare multipli di transistor nello stesso ingombro. Puoi anche integrare meglio tutte le funzioni del chip.Questo riduce la distanza delle informazioni che devono viaggiare. E crea molti più percorsi di flusso delle informazioni. Il risultato sarà qualcosa di molto più veloce e potente in un piccolo spazio. Alla fine, i chip 3D potrebbero essere 1.000 volte più veloci di quelli esistenti.

2. Il DNA computing è un po’ più lontano, ma il suo potenziale è sbalorditivo

Il DNA porta le istruzioni che consentono la vita. Una libbra di DNA ha la capacità di memorizzare più informazioni di tutti i computer mai costruiti. Per quanto incredibile possa sembrare, il DNA può essere usato per il calcolo. Un computer di DNA di dimensioni miniaturizzate potrebbe teoricamente essere più potente dei supercomputer attuali. (Nota mia: per saperne di più, è interessante leggere questo articolo)

3. L’ informatica quantistica potrebbe essere l’ultima innovazione “disruptive”

L’unità di base del calcolo convenzionale è il bit. Più bit ha un computer, più calcoli è possibile eseguire contemporaneamente e dunque più potente è. Con il calcolo quantico, l’unità di base del calcolo è chiamata bit quantico – o qubit. Un computer quantistico a 100-qubit potrebbe eseguire calcoli simultanei su oltre 1.000 miliardi di miliardi di miliardi. Questi numeri sono troppo grandi per essere compresi da esseri umani. In teoria, un piccolo computer quantistico potrebbe superare la potenza di un normale computer delle dimensioni della galassia quale la Via Lattea.

Con abbastanza potenza di calcolo, un computer quantistico potrebbe risolvere qualsiasi problema. Se riusciremo mai a raggiungere mete lontane come controllare il tempo, colonizzare Marte o invertire l’invecchiamento umano, il calcolo quantico sarà probabilmente la forza trainante.

Probabilmente, conclude Alessio, il futuro vedrà una commistione di queste tecnologie, e chissà che non si aprano scenari davvero interessanti per le prossime speculazioni SF.

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Creato in laboratorio un batterio con Dna completamente sintetico – Repubblica.it


Su Repubblica un articolo che per chi segue il Transumanesimo (e per i lettori cyberpunk) sfonda sì una porta aperta, ma che comunque la dice lunga su quali prospettiva ci aspettino da qui a venti anni, nei pressi della Singolarità: la sostituzione, nel DNA, di sezioni sintetiche alle parti naturali.

Un’isola del futuro al Salone del libro di Torino | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di un interessante dibattito, molto articolato e riguardante il futuro ad ampio spettro, che si svolgerà al Salone del Libro di Torino dal 9 al 13 maggio. Eccone un piccolo riassunto:

Intelligenze Artificiali, Big Data, stampanti 3D, Quantum Computing, Editing Genetico e delle Smart Cities: sono solo alcune delle tecnologie del nostro tempo presente, che rendono sempre più labile il confine tra realtà e fantascienza. E i libri, in tal senso, rappresentino le armi migliori per accendere l’immaginazione e dare indizio a qualsiasi trasformazione, che sia politica, culturale, tecnologica o sociale.

È con queste motivazioni che l’Italian Institute for the Future ha organizzato, insieme a Future Fiction e Alkadia, all’Istituto Confucio dell’Università di Torino, alla Scuola Internazionale di Comics di Torino e alla casa editrice di fumetti ManFont, e con il contributo di Fondazione Unipolis, Lody e AirGreen, l’Isola del Futuro al Salone del Libro di Torino, uno spazio per dibattiti sul presente e sul futuro delle nuove tecnologie e sulla fantascienza.

Oltre alle ultime novità e l’intero catalogo dell’Italian Institute for the Future e degli espositori partner, l’Isola del Futuro ospiterà per tutta la durata del Salone – da giovedì 9 a lunedì 13 maggio – un ciclo di incontri, dibattiti e tavole rotonde sul futuro dell’umanità e in particolare sulle molteplici (e spesso imprevedibili) conseguenze del nostro rapporto con la tecnologia: da imprenditori visionari come Elon Musk, passando per l’estetica del cyberpunk divenuto fenomeno globale, i cambiamenti climatici simboleggiati dal concetto di Antropocene, gli artigiani digitali delle stampanti 3D che stanno rivoluzionando dal basso e in modalità peer-to-peer l’industria di massa, fino ad arrivare alle applicazioni della blockchain e della realtà aumentata in ambito lavorativo, alle tecniche di editing genetico come il CRISPR-Cas9 che pongono enormi questioni etiche e morali e ancora film, graphic novel e serie TV di successo come Black Mirror, WestWorld, The Handmaid Tale, Mr. Robot, Humans e Altered Carbon, troverete questo e altro ancora all’Isola del Futuro, paglione 3 stand R23-Q24 – Lingotto Fiere, Torino.

Un buco nero, in diretta | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com lo streaming della NASA che illustra la prima fotografia fatta a un buco nero. Siamo oltre l’epopea, è qualcosa che definisce un nuovo evo, postumano e siderale. L’umanità non è nulla al confronto delle forze, energie e potenze surreali del cosmo e della matematica.

Perché non esiste più il tempo libero | L’INDISCRETO


Su L’indiscreto un estratto da Cronofagia, uno dei testi più intriganti che voglio leggere al più presto, scritto da Davide Mazzocco ed edito da D Editore. Un estratto – ovvero, di come il Liberismo divora anche il tempo.

Perché un ipercapitalismo che vuole mercificare ogni ambito della vita pubblica e privata, che aspira a ridurre al minimo le ore di sonno e che ci trasforma in impiegati amministrativi nostro malgrado dovrebbe lasciarci il tempo per la noia e per la contemplazione? Quanta noia e quanta contemplazione ci sono nelle nostre vite? I pochi interstizi di libertà che in passato sarebbero stati tempi morti vengono oggi occupati da strumenti digitali che espellono la noia dalle nostre vite e ci rendono reperibili e potenzialmente attivi 24/7. Sulla metropolitana, sul treno o in coda all’ufficio postale lo sguardo è perso negli schermi. Non c’è interstizio del nostro tempo che non possa essere colmato. La nostra società è liquida anche in questo, nel riempimento dei tempi morti.

Nella prima parte de Lo straniero di Albert Camus ci sono alcune pagine che, molto probabilmente, oggi, in un’epoca di dittatura della trama, verrebbero cassate dalla maggior parte degli editor. È domenica. Il protagonista, Meursault, è da solo. Maria, la sua compagna, è uscita e lui trascorre il giorno di festa fumando e osservando la vita che scorre sotto i suoi occhi. Sono cinque pagine di letteratura straordinaria in cui non accade assolutamente nulla, ma che hanno un loro peso nella costruzione di un personaggio che sembra osservare tutto, anche la propria esistenza, con uno sguardo indolente e distaccato. Quindi anche se raccontano la noia e una domenica fatta di tempi morti, sono pagine senza le quali Lo straniero non sarebbe lo stesso romanzo.

Chi volesse raccontare la domenica solitaria di Meursault oggi gli metterebbe in mano uno smartphone, lo farebbe sedere davanti a un pc o su un divano, magari evitando le sigarette che, nel frattempo, sono diventate politicamente scorrette. Mi vengono in mente sequenze del cinema neorealista, momenti di capolavori come Umberto D, in cui la progressione della trama si ferma e la macchina da presa si mette a registrare la vita così com’è. La servetta Maria, unica amica dello squattrinato Umberto, ingaggia una breve battaglia con le formiche che hanno invaso la cucina della casa in cui vive l’anziano. Nell’economia del racconto è una scena superflua, ma in realtà sono queste scene apparentemente “innocue” ad agire sullo spettatore e a rinsaldare il patto narrativo. In una società ossessionata dalla produttività non c’è spazio per i tempi morti che vengono ridotti quando non del tutto cancellati.

All’inizio del 2018, ha tenuto banco per diverse settimane la polemica riguardante un bracciale utilizzato da Amazon per velocizzare la produttività dei propri dipendenti. Questo bracciale – pensato per rendere più veloce la ricerca dei prodotti stoccati nei magazzini del colosso dello shopping online – riceve un messaggio con le coordinate del prodotto da inscatolare ogni volta che viene effettuato un ordine online. Come hanno fatto notare molti commentatori, questa innovazione di Amazon non fa altro che robotizzare i lavoratori in una fase storica in cui l’hi tech tenta di rendere sempre più umani i robot. Inutile aggiungere come il bracciale pensato per migliorare la produttività sia anche uno strumento di controllo panottico: i movimenti e le pause per andare in bagno di chi lo indossa possono essere tracciati durante tutto l’orario di lavoro. L’azienda è stata ripetutamente contestata per l’impegno richiesto ai propri dipendenti: secondo quanto pubblicato da Elena Tebano sul Corriere, gli addetti all’inventario devono registrare con la pistola laser trecento prodotti l’ora, vale a dire cinque al minuto, mentre i magazzinieri percorrono fino a venti chilometri al giorno fra gli scaffali dello stabilimento di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza. Alla luce di storie, come queste sembra evidente come le conquiste ottenute nelle battaglie per la quantità delle ore di lavoro vengano annullate dai ritmi parossistici richiesti agli operai con l’utilizzo di strumenti digitali atti a monitorarne l’efficienza. Il bracciale di Amazon altro non è che la concretizzazione di un controllo che l’ipercapitalismo è riuscito a introiettare nei singoli individui con decenni di costruzione dell’immaginario.

Invertito il flusso del tempo in un computer quantistico | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com un articolo che spiega nel dettaglio cosa significa l’esser riusciti a invertire il corso del tempo, almeno nell’ambito della computazione quantistica. Vi incollo l’articolo dell’ottimo Sosio:

Una freccia, dritta e puntata solo in una direzione. Così è il tempo, come è vissuto nella nostra esperienza quotidiana e come è descritto dalla seconda legge della termodinamica, secondo la quale dall’ordine si può andare verso il disordine, ma non viceversa. Insomma, potete facilmente rompere un uovo o scrivere su un foglio di carta, ma ricomporre l’uovo o far tornare l’inchiostro nel pennino vi richiederà decisamente più impegno.

Qualcosa del genere accade ai qubit, che per i calcolatori quantistici sono l’equivalente (abbastanza alla lontana in realtà) dei bit dei computer normali. I qubit partono da uno stato che possiamo definire “zero”, e da quel momento “perdono ordine” e la loro condizione diventa sempre più complessa.

L’esperimento, condotto da G. B. Lesovik, M. V. Suslov, I. A. Sadovskyy, A. V. Lebedev e V. M. Vinokur, i primi tre dell’Istituto di Fisica e tecnologia di Mosca e gli altri tre dell’Argonne Nationale Laboratory dell’Illinois, USA, è riuscito in sostanza a far tornare indietro nel tempo alcuni qubit.

Tramite un programma scritto appositamente due qubit sono stati riportati dallo stato complesso allo stato “zero”, quindi in pratica andando indietro nel tempo. L’esperimento è riuscito l’85% dei tentativi; con tre qubit, il numero di successi è sceso al 50%.

Lo scopo, o quantomeno uno dei possibili utilizzi di questa tecnica non è tanto quella di tornare indietro nel tempo per uccidere Sarah Connor, per il momento, quanto piuttosto poter lavorare sulla programmazione dei computer quantistici, le cui elaborazioni normalmente non possono essere interrotte per verificare la correttezza della procedura, perché la sola interruzione e osservazione dello stato del programma ne cambierebbe i risultati.

Se pensate di aver capito poco di questo articolo, comunque, non preoccupatevi: quando c’è in ballo la parola “quantistico” in generale capire qualcosa è quasi difficile quanto far rientrare l’inchiostro nel pennino.

La liberté guidant le peuple 2019, bitcoin rebus | Neural


[Letto su Neural]

Di fronte al n° 154/156 di rue d’Aubervilliers a Parigi l’artista Pascal Boyart ha realizzato un murale che rappresenta una rivisitazione del celebre dipinto di Delacroix “La liberté guidant le peuple”. L’architettura dell’immagine rispecchia fedelmente l’opera del 1830 ri-contesutalizzandola con le ultime rivolte di piazza dei “ gilet jaune”. L’opera è stata realizzata in occasione del decimo anniversario della generazione del primo blocco di Bitcoin. L’immagine cela infatti un “rebus crittografico”: alcuni particolari dell’opera rappresentano delle parole che compongono una “seed phrase”, cioè una combinazione di parole che decodificano una chiave privata di un wallet che contiene 0.288.76769 Bitcoin (circa 900 euro). L’enigma è stato risolto il 13 Gennaio 2019, e le parole sono le seguenti: “banquier usure mensonge peuple combat espoir union citoyen conduire triomphe horizon jaune”. L’opera, come altri precedenti lavori dell’artista, riporta come firma un QR-Code Bitcoin, utile per il crowdfunding ma anche come sicura “firma” artistica. La tecnologia della blockchain è quindi qui celebrata come un risonante strumento di emancipazione: dei cittadini, dal generale sistema di usura e menzogna, come declamato dalle parole che formano la seed phrase; dell’artista rispetto al mercato dell’arte, svincolato dagli intermediari grazie al QR-Code Bitcoin. Forse fin troppo, lasciando l’osservatore disulloso e curioso sul futuro prossimo scenario al quale, imperturbabile trascinatrice, la Marianne de France farà da inconsapevole “testimonial”.

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