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Kris Cohen – Never Alone, Except for Now: Art, Networks, Populations | Neural


[Letto su Neural]

“A causa di un’intensificazione dei segnali elettronici […] la percezione dell’altro e del suo corpo viene rimodellata” afferma il filosofo italiano Franco ‘Bifo’ Berardi, e il rimodellamento di questa percezione è probabilmente uno dei cambiamenti più importanti e sottovalutati, indotti dal nostro intenso uso dei media digitali. Con questo libro Cohen entra nel merito di questo cambiamento, affrontando il paradosso della partecipazione attiva in un ambiente online sovraffollato e allo stesso tempo del sentirsi soli. Lo fa attraverso una definizione centrale di “forma di gruppo” usata per spiegare l’interrelazione tra le popolazioni e la dimensione pubblica. Per comprendere la “vita in rete” e le sue implicazioni utilizza una metodologia chiamata “ekphrasis”, che genera un “vocabolario dell’esperienza”. Utilizza anche alcuni casi studio, tra cui romanzi (il “Pattern Recognition” di Gibson), opere d’arte (Felix Gonzales-Torres’ candy works, I March in the Parade of… di Sharon Hayes e Beacon di Thomson & Craighead), per affiancarle a casi specifici di socialità su Internet. In questo senso, riesce a collegare il “pubblico” che gli artisti includono nelle loro installazioni con l’esposizione personale che stiamo permettendo nelle reti. Egli definisce le “relazioni mediate” e ammette apertamente come la mercificazione sia ciò che guida la conversazione sulla forma e l’estetica del gruppo. Questa estetica è l’estetica specifica della collettività, che Cohen afferma essere la “chiave per comprendere la logica della vita in rete”.

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Recruitment gone wrong, whistle-blower-induced karaoke | Neural


[Letto su Neural]

Recruitment gone wrong” è un opera di Thomson & Craighead, ispirata da eventi reali che hanno avuto luogo presso l’Università del Wisconsin nel 2013. In questo luogo un programma di reclutamento dell’agenzia di sicurezza nazionale (NSA) è stato trasformato in una sorta di momento di interrogazione pubblica da parte degli studenti, che hanno chiamato a rispondere i due reclutatori riguardo le menzogne dette dall’NSA, rivelate tramite Wikileaks dal denunciante Edward Snowden. Una registrazione è stata trasmessa al quotidiano The Guardian che l’ha pubblicata dopo pochi giorni. Thomson & Craighead hanno poi messo in scena una rievocazione della conversazione con l’utilizzo delle mezze-maschere dei ventriloqui. La loro presenza scenica va oltre il simbolismo di un personaggio completamente controllato. In realtà, si tratta di un momento in cui le forze di controllo e le infiltrazioni ribelli sono costrette a dialogare. Gli automatismi di quello che gli autori definiscono un ‘karaoke’ sono proprio questi la rievocazione di una sceneggiatura reale, attraverso una rappresentazione simbolicamente sarcastica.

Transumanisti e Futurologi oggi (in Italia) di Roberto Guerra


Post al fulmicotone di Roberto Guerra su AsinoRosso, l’anima profondamente ribelle, anarchica e contestatrice di Roberto prende di mira il mondo transumano, quello neofuturista e tutto il dibattito (mancante, per i sentimenti di Guerra) che movimenta tali ambienti estremi, posti sul limes della consapevolezza umana e prime pietre della Singolarità che potrebbe avvenire in qualsiasi momento. Voi, quali opinioni avete a proposito di questi argomenti evidenziati da Roberto?

Più in generale è l’intera futurologia italiana che pare anche sul piano meta politico proprio evanescente e latitante nel dibattito almeno meta politico italiano: e ci sono alcune motivazioni anche presentiste; certo accademicismo legge ancora un certo Nietzsche come la vulgata storico paramarxista o paleo umanista culturali italiane di certo Novecento; e a maggior ragione certo nuovo futurismo che pure è diventato futuribile eccome in questo duemila, dimostrando che anche la futurologia, piaccia o meno, almeno in Italia è nata almeno a livello estetico conoscitivo proprio con Marinetti e i futuristi storici.
Poco aggiornati o per mere questioni tattiche nel panorama della comunità scientifica italiana, sempre incline a non pronunciarsi su questioni politiche, i futurologi italiani, transumanisti inclusi, nonostante proprio per anni fosse Riccardo Campa, assolutamente progressista, il fondatore del trans umanesimo organizzato in Italia e almeno per alcuni anni proprio l’AIT in sinergia diretta con i nuovi futuristi (ovvero oltre a chi scrive anche accademici stessi quali il critico d’arte e scrittore Vitaldo Conte e il ricercatore digitale Antonio Saccoccio…).
Orbene: poco importa se anche il discorso neofuturista come Rete, raggiunti ragguardevoli risultati, sembra oggi statico o esaurito, oltre a quello dell’AIT, dopo certa fuga di Campa stesso, dello stesso Vatinno, dell’elitismo dello stesso Vaj, mentre invero il Network + (altro gruppo transumanista italiano) al di là delle sue altrettanto debolezze conoscitive sul pensiero complesso e “progressista” psicologico di Nietzsche, è sempre stato a suo modo di nicchia ma consapevolmente e sobrio senza proclami, lentamente continua però in certo percorso molto onesto e propulsivo (una nuova rivista on line, presenze in eventi off line periodici importanti..)
Resta il fatto che preziosità accademiche indubbie, il discorso globale futurologico in Italia, nonostante propulsioni indubbie, eventi e convegni (un gruppo è in forte progress Space Renaissance di Adriano Autino ecc., ma qua parliamo di un focus specifico nel settore aerospaziale) resta di nicchia, elitario, debole storicamente negando le sue matrici futuriste almeno ante litteram: soprattutto lo stile resta troppo moderato e poco radicale rivoluzionario, mentre il mondo, la tecnoscienza invece sono sempre in progress esponenziale. Cosi in Italia non si cavalca la nuova rivoluzione industriale/elettronica, ma soprattutto la si subisce, si resta spettatori allo stato attuale.

D Editore – Promozione fulminante per festeggiare i 5.000 like su FaceBook


D Editore fa una promozione eccezionale: su tutto il catalogo, fino al 30 giugno, sconto del 25% per festeggiare i 5.000 like su FacciaLibro. Approfittatene, Datacrazia è soltanto l’ultimo di una serie di titoli estremamente interessanti, che vanno dall’Architettura al Transumanesimo, fino a indagare appunto gli strali dell’attuale controllo sociale. Quelli della D Editore sono tipi molto, molto in gamba. E fighi…

Quantified Self Portrait (One Year Performance), intimate flows | Neural


[Letto su Neural]

Nella media art c’è un intero filo conduttore nel definire un ritratto non come un volto, ma solo tramite dati intimi collegati in modo univoco alla persona. Poiché la nostra identità burocratica è fatta esclusivamente di dati digitali, come la maggior parte della nostra socialità mediata, questa pratica riflette progressivamente la nostra natura quotidiana. Michael Mandiberg è sempre stato attento ai cambiamenti nelle nostre strutture quotidiane, sviluppando opere d’arte con una cura quasi ossessiva. Nel suo “Quantified Self Portrait (One Year Performance)” mostra un video a 3 canali, fatto di fotografie davanti allo schermo e screenshot prodotti ogni quindici minuti da software personalizzati, per una performance di un anno, e alcune riflessioni testuali chiave. Il risultato è un’identificazione con la prospettiva del laptop e il carico di lavoro, mentre le riflessioni più lente interrompono il flusso dei coinvolgimenti con lo schermo, fornendo una delle possibili strategie di fuga individuali.

La sconfitta fluisce nella Rete | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com, nell’ambito del numero 198 di Delos, il mio contributo con la rubrica Pillole del basso futuro dove, tra l’altro, ricordo il compianto Sergio Altieri: La sconfitta fluisce nella Rete.

Dittatura dei big data: come sopravvivere – Quaderni d’Altri Tempi


Su Quaderni d’Altri Tempi una bella e dettagliata recensione, di Giovanni De Matteo, a Datacrazia, il saggio della D Editore che indaga la realtà dei Big Data, ovvero la capacità di immagazzinare dati personali operata da grandi (ma anche piccole) aziende operanti su Internet. Un estratto della recensione di Giovanni:

“Chi ha in mano i big data sa tutto di noi, della nostra situazione personale, della nostra vita privata, della ricchezza, delle scelte politiche e culturali, delle idee, dei consumi” (de Kerckhove, in Governato, 2017).

In un mondo in cui chiunque si ritrova a portata di mano una quantità di dati maggiore di quanto possa gestire (a meno di non essere una delle aziende che ha fatto dell’estrazione di valore dai dati la sua missione), un libro come questo curato da Daniele Gambetta, matematico e freelance, collaboratore al gruppo di ricerca indipendente HackMedia, può servire da bussola per ritrovare la rotta tra le correnti oceaniche di fake news, i venti di burrasca della post-verità e le insidie del Quadrilatero Digitale.

Il potere dei big data
Le strategie di profilazione adottate dai giganti dell’hi-tech attraverso le pressioni del marketing, specie nella sua emergente combinazione con le neuroscienze e la psicologia, il neuromarketing (si veda il contributo al volume di Giorgio Griziotti, Big emotional data), interagiscono con gli utenti e ne condizionano i comportamenti in maniera tanto diretta ed efficace da trascendere i sogni di qualsiasi governo.
In uno scenario in cui il fatturato combinato delle cosiddette Big Four (o GAFA – dalle loro iniziali: Google, Apple, Facebook, Amazon) ha eguagliato il PIL del Belgio, venticinquesimo paese per ricchezza al mondo secondo il ranking stilato dal Fondo Monetario Internazionale, si può facilmente intuire il pericolo che stiamo correndo legittimando quotidianamente la raccolta dei nostri dati.
Fin dalla sua introduzione, il curatore richiama l’attenzione sull’esposizione che questo comporta: da una parte nei confronti di piattaforme in corso di trasformazione verso “organismi sovranazionali diffusi”, con la loro applicazione di regole e politiche spesso in conflitto con le legislazioni nazionali e internazionali (si pensi all’attualità legata all’entrata in vigore del GDPR, ovvero il General Data Protection Regulation dell’Unione Europea); dall’altra nei confronti delle occasionali convergenze tra questo nuovo platform capitalism e l’ambito politico, come dimostra il ruolo giocato da Cambridge Analytica nelle campagne per l’elezione di Trump e il sostegno al Leave nel referendum sulla Brexit, incentrate su un uso massiccio della sentiment analysis grazie ai dati estratti da Facebook. Scrive Gambetta:

“Identità digitalizzate, geolocalizzazione e registrazione quasi costante di spostamenti, ma anche transazioni finanziare, dati relativi al nostro stato di salute e ai nostri gusti musicali. Mai come ora, nella storia dell’umanità, si è disposto di una quantità così grande di informazioni immagazzinate su fenomeni e comportamenti sociali”.

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