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Archivio per Tecnologia

La trascendenza finalmente


Pochi segni sul foglio elettronico per vergare la trascendenza della parola stessa, finalmente libera dalla grafia antropica.

Dal Dna di Pompei una lezione sulla diffusione della tubercolosi | Il Foglio


Sul Foglio un articolo che narra e traccia considerazioni sulla recente scoperta di un pompeiano morto nel 79 d. C., che era affetto da tubercolosi. Un estratto:

L’accentuarsi dei contatti tra persone diverse dovuto all’espandersi della popolazione, all’incrementarsi dei viaggi e degli scambi su lunga distanza e ai flussi migratori fra paesi lontani è alla base del rischio epidemiologico. Abbiamo osservato più volte come sia il nostro stile di vita, la nostra numerosità e la nostra invadenza nell’ambiente circostante ad aver preparato le condizioni per la pandemia attuale, e abbiamo detto come questo rischio è aumentato recentemente a causa dell’incrementarsi rapido di queste condizioni; tuttavia, il fenomeno in sé non è nuovo, e la conferma dell’importanza di questi fattori ci giunge, sorprendentemente, da un lavoro di ricerca recente.
I batteri della tubercolosi sono suddivisi in sette gruppi originatisi, attorno al 3000 a.C., da un antenato comune in Africa occidentale. Tre di tali gruppi si trovano ancora oggi solo in Africa; gli altri sono gradualmente diventati cosmopoliti. Guardando ai dati ricavati dal genoma dei batteri, la principale ondata di espansione si verificò nel primo secolo dopo Cristo e interessò innanzitutto il bacino del Mediterraneo, proprio quando visse il povero pompeiano trovato nella casa del fabbro.
In questa epoca, anche gli studi del Dna umano degli antichi romani piazzano l’arrivo di un imponente flusso umano dal Medioriente, insieme con altri minori da altre parti del nascente impero romano: l’espansione demografica, dei viaggi e degli scambi provocò naturalmente l’arrivo sia di persone che di malattie, entrambi provenienti particolarmente dai più popolosi centri conquistati dai romani – che si trovavano in Nordafrica e nell’est del mediterraneo, non certo nell’Europa nordoccidentale. Allora come oggi, con la globalizzazione si diffusero le prime pandemie, compresa la tubercolosi che affliggeva il cittadino di Pompei appena esaminato, e che ha continuato a uccidere fino ad arrivare al mio bisnonno e alla sua giovane figlia negli anni ’30 del secolo scorso. Senza vaccini, farmaci e conoscenza scientifica, saremmo presto sopraffatti dai parassiti, perché oggi viviamo in un mondo epidemiologicamente peggiore del suo, e perché virus e batteri, come insegna la tubercolosi, non sono diventati più rispettosi della vita umana in 6000 anni.

Clonazione: l’uomo e il suo doppio nella narrativa di fantascienza


Su Delos235 un’approfondita riflessione di Franco Piccinini sul doppio, sull’automa, sul clone, e di come la letteratura di genere abbia affrontato questa tematica; vi lascio a un passo esplicativo:

I metodi con cui la fantascienza produce questi Doppelgänger sono svariati: androidi perfettamente uguali a un essere umano, duplicati virtuali nella memoria di un computer, paradossi temporali per cui un individuo incontra più volte se stesso, scivolamenti attraverso universi paralleli, trasmettitori di materia oppure apparecchi che trasformano direttamente l’energia in materia. Per ognuno di questi metodi, possiamo scegliere tra moltissime opere di valore. Se però parliamo di clonazione, dal punto di vista scientifico la maggior parte delle opere che ho letto si mostra imprecisa e superficiale: magari sono affascinanti sotto l’aspetto speculativo e dello studio psicologico dei personaggi, ma ha ben poco a che fare con la clonazione vera e propria. Succede anche quando gli autori sono scrittori di grandi qualità. Kate Wilhelm, per esempio, ha scritto un romanzo d’esordio assieme a T. L. Thomas dal titolo The Clone (1965), noto da noi come Dalle fogne di Chicago. Ora, la combinazione di batteri e sostanze chimiche che si rimescola nelle fognature e poi ne emerge, producendo un gigantesco, impressionante “blob” capace di assorbire gli esseri viventi che incontra, è tutto fuorché un clone. Clonazione, in biologia, indica la creazione asessuata, naturale o artificiale, di un secondo organismo vivente o anche di una singola cellula che ha tutte le caratteristiche genetiche del primo. Per estensione, oggi è chiamata così anche la copia genetica di un individuo (chiamato “matrice originale”). La domanda principale infatti è: se possiamo duplicare mediante clonazione un animale, oppure un uomo, che cosa ce ne facciamo? La risposta più concreta e più facile da realizzare è la seguente: pezzi di ricambio. Provate a pensarci: per ogni essere umano si potrebbero ottenere una o più copie in grado di fornire organi e tessuti intatti, da sostituire al bisogno. Badate che questa non è più fantascienza: qualcuno ci sta concretamente pensando. In fondo, le tecniche di trapianto ci sono già da tempo e sono abbastanza semplici. Il vero problema è la reazione di rigetto, ma con un clone questo non avverrebbe, come hanno provato i trapianti fra gemelli identici; purtroppo però questi cloni sono pur sempre esseri viventi, magari dotati di coscienza. Che ce ne facciamo dopo che li abbiamo “smontati”? Segnalo in quest’ottica Ricambi (Spares, 1994) di M. Marshall Smith e I segreti dello scorpione (The house of the Scorpion, 2002) di Nancy Farmer, entrambi raccontati dal punto di vista del clone, che non ci sta a fare da fornitore di pezzi di ricambio. Le spaventose implicazioni morali di una simile operazione ci riportano ovviamente al peccato di hybris del dottor Frankenstein di Mary Shelley o del dottor Jekyll di Stevenson. Forse è questo che ha spinto Kazuo Ishiguro, scrittore scozzese ma di origine giapponese, recentemente insignito del premio Nobel per la letteratura, ad occuparsene nel suo romanzo Non lasciarmi (Never let me go, 2005). Sono protagonisti due ragazzini, che vengono educati nel più perfetto dei college inglesi come se fossero destinati a far parte della futura classe dirigente britannica: solo nelle ultime pagine scoprono qual è il vero destino loro riservato. Fornire ricambi, per l’appunto.

Elementi stratificati


Ogni fatto si rivela informazione pura, potresti vivere solo di esse e così ti accorgi che l’intera infrastruttura cognitiva attuale si sorregge sulle nozioni più elementari, via via più complesse.

Pratiche e immaginari di sorveglianza digitale – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la segnalazione di un testo di Gioacchino Toni, Pratiche e immaginari di sorveglianza digitale, con la prefazione di Sandro Moiso. Vi lascio all’articolo che, se siete fans della rubrica sulle sorveglianze digitali, vi suonerà assai sinistra e conosciuta:

A un certo momento la finzione cessò di preoccuparsi di imitare la realtà mentre quest’ultima sembrò sempre più voler riprodurre la finzione, tanto che si iniziò ad avere la sensazione che le immagini si stessero sostituendo al reale. Ciò che abitualmente si chiamava realtà, sembrò divenire una fantasia creata dai mass media, dai film, dalla televisione e dalla pubblicità. L’impressione era quella di vivere ormai all’interno di un grande racconto in cui i personaggi che popolavano la fiction hollywoodiana sembravano ormai più reali dei vicini di casa. La finzione giunse così ad affliggere la vita sociale, a contaminarla e a penetrarla al punto da far dubitare di essa, della sua realtà e del suo senso. La televisione continuava a raccontare la sua storia come si trattasse della storia di chi stava di fronte allo schermo; d’altra parte gli spettatori sembravano ormai da tempo vivere per e attraverso le sue immagini. Le stesse guerre smisero di essere viste per quello che erano e assunsero l’aspetto di un videogioco, così da risultare meglio sopportabili da chi ancora poteva viverle dal divano di casa.
I nuovi media digitali permisero agli esseri umani di farsi produttori e distributori di immagini, consentendo loro di costruirsi testimonianze di esistenza e così le metropoli iniziarono a essere attraversate da zombie dall’aspetto ben curato dotati di potenti attrezzature tecnologiche tascabili sempre più disinteressati della realtà che si trovavano di fronte intenti a immagazzinare senza sosta immagini da condividere sui social con comunità digitali composte da persone pressoché sconosciute. Il mondo, con i suoi parchi di divertimento, i club vacanze, le aree residenziali, le catene alberghiere, i centri commerciali riproducenti il medesimo ambiente, venne dunque organizzato per essere distrattamente filmato e condiviso, più ancora che visitato e vissuto.

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Culture e pratiche di sorveglianza. Emozioni e desideri ridotti a dati per il neuromarketing – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine Gioacchino Toni continua a indagare il reale corrotto dalle tecniche cibernetiche – e non solo – di sorveglianza e di controllo sociale. Un estratto:

Se il marketing si è sempre interessato al funzionamento del cervello umano a scopo di comprendere su quali meccanismi fare leva per indurre al consumo, le neuroscienze possono essergli di grande aiuto ed è proprio dalla sinergia tra ricerche di mercato e neuroscienze che si sono gettate le basi per il neuromarketing che intende «osservare le informazioni alla base dei processi interni al cervello dei consumatori che riflettono le loro preferenze, scelte e comportamenti». Attraverso applicazioni neurotecnologiche diviene possibile «condurre misurazioni continue del cervello e dell’attività del corpo mentre si prende la decisione di acquisto, si guarda la pubblicità o si partecipa ad altri processi legati al consumo».
Oltre alla “scansione” dei meccanismi che muovono i desideri e l’agire del consumatore, ad interessare alle aziende è però, in fin dei conti, indurre all’acquisto del proprio prodotto. «L’aggregazione di dati biomedici e misurazioni dell’attività cerebrale possono consentire di stabilire relazioni causali che in futuro potranno essere utilizzate come guida dai professionisti del marketing per costruire le loro campagne pubblicitarie o dai produttori per essere precisi nella promozione di un prodotto specifico».
Per poter analizzare e “tenere sotto controllo” il funzionamento del cervello umano occorre, prima di procedere con gli esperimenti sulle “cavie umane”, ottenere il consenso informato, ma ciò di certo non tutela i soggetti che si prestano alle rilevazioni dall’uso che si faranno di esse al di là dell’interesse iniziale. Se a tutto ciò che ancora sembra fantascientifico si aggiungono i più che reali e presenti sistemi di rilevamento delle emozioni attraverso intelligenza artificiale – a cui magari si è sottoposti obbligatoriamente se si vuole accedere ad alcuni aeroporti – e i dati condivisi sui social media, ecco allora che inizia ad emergere con maggior chiarezza come si sia davvero sempre più in balia di tecnologie cognitive e le martellanti richieste circa l’accettazione o meno dei cookies durante la navigazione sul Web danno un po’ l’impressione di trovarsi armati di secchiello su una nave in balia delle onde che imbarca acqua da tutte le parti.

“Rischiamo di entrare in maniera sempre più invasiva in un’era in cui le aziende a scopo di lucro possano giocare sulle nostre emozioni, avendo accesso a queste tecnologie legate ai media e targetizzandoci in base al nostro umore del momento. Questo timore è particolarmente pressante per via della velocità vertiginosa con cui questi mutamenti di neuromarketing si stanno affermando nella nostra società. Ormai non sono più solo le telecamere nelle strade che possono alimentare algoritmi e macchine con i nostri dati per generare approcci di marketing più personalizzati e precisi, ma anche i messaggi che scriviamo, le foto e i video che vengono postati o inviati: tutto ciò può attivare un’offerta immediata da parte di coloro che sono in grado di elaborare i nostri dati biometrici e classificarli come potenziale cliente arrabbiato o felice, triste o depresso”.

Culture e pratiche di sorveglianza. Leviatano 4.0 e società onlife della prestazione – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la disamina sempre accurata di Gioacchino Toni al testo Leviatano 4.0. Politica delle nuove tecnologie, di Mirko Daniel Garasic, sulle metodologie di controllo che normalmente passano come miglioramenti della vita quotidiana, dove IA e digitalizzazioni s’intrecciano in un infernale strumento di controllo individuale e quindi sociale. Un estratto:

Accolte come possibilità di estrema valorizzazione dell’autonomia e delle opportunità degli individui, capaci di aprire loro inedite possibilità di interfacciarsi con contesti, realtà, paesi e individualità altre, a distanza di tempo gli entusiasmi per queste trasformazioni digitali sembrano essersi sgonfiati di fronte al manifestarsi di una crescente perdita di ciò a cui si guardava come direttamente rappresentativo della libertà e dell’autonomia dell’individuo. Se tale “cambio di umore” nei confronti della rivoluzione digitale è percepibile tra gli studiosi, non si può forse dire che qualcosa di analogo accada a livello diffuso o che, perlomeno sin qua, sia adeguatamente percepita e problematizzata la portata della trasformazione in atto.
L’obiettivo che si pone l’analisi di Garasic è quello di «integrare gradualmente l’analisi della tecnologia in maniera “neutra”, incentrata quindi su valutazioni oggettive di impatto e uso delle stesse, con la presa di coscienza di come questi cambiamenti sistematici abbiano finito per modificare il modo di relazionarsi con gli altri (la polis) e con sé stessi» (p. 26).
Dopo aver velocemente passato in rassegna le ideologie classiche a cui fa o ha fatto riferimento la politica moderna, compresa la più recente, lo studioso approfondisce il ruolo che algoritmi, tecnologie ed applicazioni quali robot, droni, 5G, Internet of Things, Blockchain, ecc., hanno ed avranno non solo sulle dinamiche lavorative e politiche, ma anche a livello etico e antropologico. Garasic si sofferma, come esempio, sull’estensione , in piena emergenza pandemica, del “raggio d’azione” della app Dreamlab di Vodafone, sino ad allora utilizzata per raccogliere dati durante il sonno dei clienti affetti da cancro (che ne avevano dato i consenso) utili, se combinati con altri parametri comportamentali (stile di vita, sedentarietà, abitudini alimentari) alla ricerca scientifica. Il rapido “riciclo” di una app, come questa, pianificata per raccogliere informazioni riguardanti individui in condizione di malattia al fine di verificare l’incidenza di certi comportamenti su di essa ad uno scopo di tipo “preventivo” – il diffondersi di un virus non ancora contratto – non può che sollevare numerose perplessità.

“Volggliamo davvero consentire a qualsiasi azienda di iniziare a raccoglier i nostri dati solo perché potrebbero potarci a dei risultati utili in futuro? Che dire di tutti quei dati che le aziendale private raccolgono e utilizzano per il loro profitto? Non prestare attenzione a questa distanza inquietante tra ciò che già sappiamo e ciò che speriamo di trovare, potrebbe rendere il nostro consenso informato limitato sin dalla sua genesi. […] L’intento generale di Dreamlab e di altri progetti simili pare nobile da un certo punto di vista, ma, alla luce del fato che questa iniziativa è portata avanti da una società privata che si basa anche su studi di neuromarketing che hanno come obiettivo principale quello di scoprire le debolezze del consumatore, alcuni dubbi sull’obiettivo non svelato dell’esperimento (perché di questo si tratta) rimangono (p. 81)”.

A essere affrontate dal volume sono anche le cosiddette città intelligenti, a proposito delle quali l’autore mette in risalto come a fronte di una presentazione entusiastica che le vuole esempi virtuosi di ecologismo e, persino, di democrazia diretta, si diano, però, non poche preoccupazioni a proposito dell’annientamento della privacy, di un crescente divario digitale che rischia di condurre a far vivere la cittadinanza in maniera completamente differente e di discriminazioni derivanti dalla non neutralità della tecnologia. In particolare nel volume si prendono in esame, oltre al “sistema di credito sociale di stato” cinese, di cui i media occidentali hanno dato conto – più in funzione propagandistica che di reale denuncia di un meccanismo che in realtà si sta diffondendo anche tra gli autoproclamati “esportatori di democrazia” –, anche sistemi utilizzati da piattaforme come Alibaba che con il suo Sesame Credit struttura un sistema di “moralizzazione dei consumi” premiante permettendo, per esempio, i clienti che acquistano con regolarità attrezzature sportive per tenersi in forma, con “crediti” vantaggiosi nel noleggio di automobili, nella prenotazione di alberghi e persino di ascesso privilegiato negli ospedali. «Per esempio in Giappone l’assicurazione sanitaria nazionale richiede alle persone di vedere uno specialista se il girovita supera determinati parametri mentre il punteggio della Fair Isaac Coroporation (FICO) con sede negli Stati uniti fornisce analisi di credit score (che permette l’accesso o meno a mutui, prestiti, e altro) a tantissimi paesi occidentali» (p. 96).

Lankenauta | Chthulupunk


Su Lankenauta la recensione di Ettore Fobo a Chthulupunk, lavoro recente – a metà strada tra narrativa quantica, saggio e autobiografia, senza che sia davvero nulla di tutto ciò – di Lukha B. Kremo uscito nella colla non-aligned objects, da me curata per i tipi di DelosDigital. Vi lascio a un estratto:

Si tenta la via dell’ibrido, romanzo autobiografico in cui il vero e il falso non sono mai sicuri, saggio che tratta i temi della fisica più all’avanguardia e ne coglie le immense risonanze filosofiche (non dimentichiamoci che Kremo insegna storia e filosofia nei licei). Tutti questi dati (biografici, storici, fisici, filosofici) sono mescolati con leggerezza direi da perfetto connettivista, movimento al quale Kremo fu fra i primi ad aderire. Connettere quindi ciò che appare distante dalla nostra troppo umana percezione. Movente poetico sotterraneo a un movimento di narratori e poeti, che fu fondato nel 2004 da Sandro Battisti, Giovanni De Matteo, Marco Milani. Connettere i saperi per denunciare la fattucchieria del Sapere. Mettere in correlazione, in risonanza quantistica.

In tutto questo la vita di Kremo, la sua straordinaria aneddotica si perde un po’. Un difetto di questo ibrido è la brevità. Che cosa sarebbe stato se Kremo avesse lasciato andare il cuore alle sue rievocazioni di pirata metropolitano? Quali avventure avrebbe cavato dal cilindro? Lui, mago dell’underground milanese, ora disperso in mille rivoli che da vero marinaio manco si ricorda. Editore, poeta, elettro musicista, viaggiatore, scrittore, hacker, conoscitore esperto di geopolitica, come dimostra il suo blog, artista di mail art, inventore della Nazione Oscura, micronazione dell’immaginazione che batte moneta, ha un calendario, ministri. Se ogni stato è parodia, qui siamo alla parodia di una parodia: il Re è Nudo. Per inciso i rapporti con lo Stato Italiano sono stati sanciti dall’invio di un pezzo di ghiaccio alla Presidenza del Consiglio. Rapporti letteralmente “congelati”. Probabilmente ad libitum. Performance artistica, poetica boutade, protesta satirica, ridicolizzazione del potere si mescolano: genio toscano. Kremo è nato a Livorno, da bambino era in Nigeria -conosciuta per decenni la periferia milanese- ha vissuto in provincia di Genova, poi alle isole Canarie, infine è tornato nella città natale. Ma chi lo conosce lo sa: non abita da nessuna parte, il suo camper è un’ astronave che viaggia nel tempo. Le sue case vestigia di regni perduti.

Ecco la mania contemporanea di abbreviare tutto: video, film, canzoni, libri… Ne parla molto bene “Cronofagia” di Davide Mazzucco. Escono “prodotti” a velocità sempre più inquietanti, vietato soffermarsi troppo su uno di questi; il capitalismo ci mangia il tempo con il lavoro e con l’intrattenimento. E ciò produce il Kipple, lo scarto, Kremo ne è da sempre ossessionato, tanto da chiamare Kipple Officina Libraria la propria Casa editrice, punto fermo per gli appassionati del fantastico e da qualche anno anche della poesia di sperimentazione con la collana Versi Guasti curata da Alex Tonelli. Casa editrice “piccola ma combattiva”, la definì Giuseppe Lippi. E non dimentichiamoci che Pulphagus stesso altro non è che un planetoide fatto di spazzatura che orbita intorno alla terra. Contro il disordine entropico, non rimane che cercare un ordine ma come se anche l’intelligenza, sistema ad alto consumo di energia, aumenta il disordine stesso? Scendiamo nella terra dell’insolubile e dell’enigma.

Il Cielo è Liquido sopra il Metaverso – LiquidSky Agency


Il tempo degli NFT pare essere in espansione incontrollata. Anche Liquid Sky – l’agenzia di Mario Gazzola, Walter L’Assainato e Roberta Guardascione – ha imboccato la via di questa forma d’arte esclusiva che, in soldoni, rende unico un PDF, o una GIF, o qualche altro formato espressivo e artistico usando la blockchain, l’algoritmo alla base delle criptovalute (Per ottenere la collana Giganti di Kipple Officina Libraria in tale formato esclusivo, per esempio, cliccare qui, e nel dettaglio qui c’è il mio Psiconauti Dimensionali).
Ecco quindi il contributo di Roberta a queste esclusività, e per questo vi lascio ad alcune descrizioni contenute nella segnalazione:

Abbiamo varcato le colonne d’Ercole di questo nuovo e seducente Metaverso sotto l’ala degli amici della casa editrice Kipple, già navigatori esperti del “mare aperto” degli NFT che stanno facendo impazzire I collezionisti a caccia del pixel come nuovo oggetto del desiderio: sono ben note le semplici gif vendute come opere d’arte certificate, spesso raffiguranti buffi puppet molto simili agli emoticon, che rappresentano l’alfabeto della nuova grammatica cybernetica.
Liquid Sky aveva già avuto modo di ficcanasare in questo nuovo mercato dell’arte, incontrando uno degli artisti pionieri in Italia della Crypto Art, Fabio Giampietro,  alla mostra Un-Realism promossa da SuperRare e curata dallo stesso Giampietro assieme a An Rong e Skygolpe sul metaverso Spatial.io, in cui ci si muove tramite avatar iperrealistici.  Sempre con lui siamo stati ospiti della finestra di Antonio Syxty,  in cui Fabio ci ha chiarito qualche ostico dettaglio tecnico legato all’uso del bitcoin, e stupiti con aneddoti bizzarri sui compratori di queste opere che non si possono appendere al muro del salotto.

Il fervore attorno al fenomeno Crypto Art testimonia la rivoluzione del nostro rapportarci alla tecnologia: il virtuale non è più una realtà alternativa, ma la realtà stessa. Per inaugurare questa nuova avventura abbiamo deciso di lanciare come prima collezione la nostra ormai famosa gallery di pubblicità (che potete ammirare qui) mescolate al nostro brand come i Martini cocktail di James Bond, shakerando icone del cinema e della musica, in cui l’acqua tonica è la cult advertising, soprattutto quella degli iconici Eighties.

Se vi abbiamo incuriosito non vi resta che dare un’occhiata al nostro cielo liquido sopra il metaverso

DMF – Intervista a Mariano Equizzi


Questa breve intervista a Mariano Equizzi svela le possibilità dei media espressivi, che si compenetrano tra loro e generano nuove possibilità di fruizione, nuove arti tecnologiche.
Seguitela fino in fondo

Rebus Sic Stantibus

Timeo Danaos et dona ferentes

Fantastici Stonati

Ci vuole molta fantasia per essere all'altezza della realtà

Decades

by Jo & Ju.

The Paltry Sum

Detroit Richards

chandrasekhar

Ovvero come superare l'ombra, la curva della luna, il limite delle stelle (again)

AUACOLLAGE

Augusta Bariona: Blog Collages...Colori.

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The daily life of an addict in recovery

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SUSANNE LEIST

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Wiersze, poezja, ZagonBzu

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The Nefilim

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AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

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CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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