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NeXT Hyper Obscure

Archivio per Tecnologia

T H E : N e X T : S T A T I O N | Dove eravamo rimasti?


È online il numero 4 della webzine NeXT-Station.org, curato come sempre da Giovanni De Matteo e Salvatore Proietti. In effetti, come dice Giovanni stesso nell’editoriale, è passato un po’ di tempo dal numero precedente della zine, che non vuol dire che si è stati fermi, ma tutt’altro. Il risultato è in calce all’editoriale, con una serie di articoli e rubriche (qui e qui i miei contributi) che appianano un po’ l’abisso del tempo passato, e dopo che NeXT è in stasi forzata da un eone più o meno simile a quello di NeXT-Station, ritrovare la voglia di fare informazione organizzata sulle volumetrie di una rivista è qualcosa che ci mancava, che mancava pure a me. Datevi da fare, leggete le novità che abbiamo disseminato nel tempo e preparatevi al salto quantico connettivo, si prevedono emancipazioni cognitive notevoli.

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Spettri digitali: storie dal lato oscuro del web – Quaderni d’Altri Tempi


Su QuaderniAltriTempi una recensione di Giovanni De Matteo a La Vita Segreta, di Andrew O’Hagan. Un romanzo di profonda realtà che si nutre del fantastico insito nei luoghi virtuali che viviamo ogni giorno, fino alle profondità più recondite di esso.

Ci sarebbero quindi stati modi anche molto diversi per raccontare l’effetto di internet sulle nostre vite, ma O’Hagan ha scelto queste che, senza alcuna pretesa di universalità ma presentando delle caratteristiche comuni, alimentano una riflessione organica su temi come il potere, il controllo, la trasparenza e la manipolazione dell’identità e allo stesso tempo ritraggono persone (forse sarebbe più appropriato definirli, come fa l’autore a un certo punto, “digividui”) che sono al contempo padroni e vittime di internet. Tre storie di fantasmi dei nostri tempi, quindi. Niente di più lontano dai pirati della consolle in qualche modo mitizzati dalla letteratura cyberpunk ed entrati nel nostro immaginario: in un ribaltamento spietato degli stereotipi, le storie di Julian, Satoshi e Ronnie finiscono per annullare l’epopea degli eroi della frontiera di internet partoriti dall’immaginazione di William Gibson e soci. E sanciscono il superamento di un altro topos a cui la fantascienza ha dato molto, da Philip K. Dick a Ghost in the Shell, passando per Blade Runner (e Blade Runner 2049): ci siamo ormai addentrati in un’epoca in cui l’artificialità è prerogativa dell’essere umano.
Anche senza arrivare ai livelli patologici di un Assange o un Craig Wright, il presunto creatore della blockchain e dei bitcoin nascosto dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, la nostra presenza in rete è veicolata da creazioni fittizie, ri-costruzioni di noi stessi, in parte simulacri e in parte riflessi della nostra vera personalità, a seconda di una lunga serie di fattori derivati da predisposizione, circostanze, opportunità, intenzioni o, più banalmente, capricci.

edited by Garnet Hertz  – Disobedient Electronics | Neural


[Letto su Neural]

Dopo la sua famosa serie di zine “Critical Making”, Garnet Hertz ha prodotto un’altra pubblicazione sulle tecnologie critiche, chiamata “Disobedient Electronics”, nel suo sofisticato settore in stile zine. È tornato con un singolo numero (al momento) raccogliendo ventiquattro progetti di design e arte politica, presentati brevemente su uno o più articoli dai rispettivi autori. Essi sono il risultato di un invito a proporre progetti, e in questo piccolo formato, è possibile riconoscere una piccola “famiglia” di artisti. Il loro atteggiamento politico è piuttosto esplicito, sebbene l’autore riesca a estendere la sua selezione sia a opere storiche che a quelle attuali meno conosciute. Il bisogno di essere critico e “fattibile” è affrontato nella sua introduzione, dove egli si affida anche alle fonti di ispirazione. Complessivamente costituiscono già un piccolo manuale di guerriglia tecnica creativa, con una serie di casi eccellenti. Il valore di protesta tangibile è espresso come un bisogno emergente, e una possibile linea condivisa di pensiero e azione tra l’editore, gli artisti e i fortunati ricevitori. In effetti Hertz applica un altro schema di distribuzione intelligente: trecento copie sono state distribuite gratuitamente alle persone che le hanno semplicemente richieste tramite il modulo sul sito Web, fino ad esaurimento scorte. Sei mesi dopo, caricherà un pdf liberamente scaricabile, che potrebbe anche diventare un libro destinato alla vendita. Ancora l’attuale forma di una zine in edizione limitata numerata, si presenta come un’opera d’arte seriale e, grazie al suo contenuto dinamico un’altra opera “fattibile”.

Claire Tolan – Shush Tones | Neural


[Letto su Neural]

Shush Tones, che si presenta a prima vista nella forma d’un tradizionale cartonato 12”, è in realtà un’edizione limitata a sole 100 copie – e fin qui niente di rilevante – che al posto del vinile custodisce però una lastra quadrata di acrilico trasparente incolore (plexiglass) con sovraimpresso un numero di codice per il download dell’opera. Nelle intenzioni del collettivo della panke.gallery questo design intende enfatizzare il carattere di oggetto digitale da collezione – quindi ancora d’arte – non mancando tuttavia allo stesso tempo di diffonderne i contenuti sostanziali, naturalmente anche questi imbevuti di contemporanea creatività, a loro volta e in maniera meticolosa adesso organizzati da Claire Tolan. Insomma, attivismo digitale, net art e club culture convergono negli interessi della crew elettronica che guarda a tali edizioni come a una delle possibilità per sostenere gli artisti e l’intensa progettualità della galleria. Per questa edizione Claire Tolan ha prodotto nuovi set esclusivi di SUSH Tones, sistemi di suoni e suonerie per iOS e Android, che prendono i nomi di SHUSH Basilisk, Truth To SHUSH, Bayesian SHUSH, Rare Earth Tones, SHUSH Vuln e SHUSH Yoke. Nella costruzione di specifici immaginari tecnologici si allude a sistemi complessi, a una coscienza collettiva riformattabile e alla comunicazione su scala planetaria. I telefoni cellulari, che sono onnipresenti e sempre più pervasivi nella nostra vita quotidiana, diventano allora il mezzo d’elezione per questi esperimenti, con toni che in qualche maniera “drammatizzano” le nostre giornate e stimolano differenti e non convenzionali suggestioni. Le suonerie, per lungo tempo utilizzate al fine di fidelizzare un marchio o per sottolineare la propria aderenza a determinati memi culturali, ricevono qui una sorta di reinterpretazione critica, proprio relazionandosi alla cultura di massa e a quello spazio sottocategorizzato dei sistemi d’allarme (alcuni dei toni creati sono per avvisi specifici mentre altri, invece, non sono riferiti a qualcosa di preciso, attingendo a una “narrazione” ancora più astratta ed evocativa). SHUSH, insomma, vuole rimodellare la nostra percezione: non sappiamo se ci riuscirà, ma almeno ogni messaggio è insinuante, ogni avviso è meditativo, una piccola goccia di straniamento sintetico in un oceano di parole spesso troppo banalmente conformate.

Body Paint series, the edge of the recent | Neural


[Letto su Neural]

Dal momento in cui hanno deciso di lavorare insieme dopo aver lasciato l’università nel 1996, il duo di artisti giapponesi Sembo Kensuke e Yae Akaiwa, conosciuti meglio come exonemo, hanno incarnato in maniera essenziale l’abilità di attraversare pratiche ibride dei media, indagando e spingendo verso confini dualistici in maniera concettuale, le interfacce e gli interstizi. Gli adattamenti nel capire il posto che occupano i media nella nostra vita negli ultimi vent’anni possono essere percepiti lungo la linea temporale dello sviluppo della loro pratica, fin dai primi tentativi con i software dai circuiti hardware alterati, oppure con l’uso analogico quando in genere le persone utilizzano il digitale, per arrivare a vari esperimenti col suono e con video, alla creazione dei video col GPS, alle performance partecipative usando l’ASCII e i simboli buddisti, le installazioni costruite a mano, la condivisione internazionale del loro modello Internet Yami-Ichi e il più recente utilizzo della pittura, insieme al video, per riaffrontare le questioni sulla corporalità e la materialità. Osservatori acuti delle tendenze (all’interno del circuito dei media) i loro progetti discutono costantemente la nostra relazione con la tecnologia, con tutte le sue ambiguità e compulsioni. Ultima tra queste manifestazioni è la loro esibizione “Milk on the Edge” presso la galleria hpgrp di Greenwich a New York dove hanno vissuto fino al 2015, con sede nell’incubatore NEW Inc. istituito dal New Museum. La mostra include progetti delle loro “Body Paint series” (esibite all’Ars Electronica del 2014) in aggiunta ai nuovi progetti creati usando schermi a LED verniciati con molta pittura, ma è il codice sottostante che la dice lunga. Qualcosa qui viene azzerato. In un’intervista di Rachel Lim a newinc.org riguardo all’esibizione gli artisti hanno affermato: “Sembra che tutto stia tornando indietro alla cornice quadrata per quello che riguarda la timeline dei social media. Nonostante ciò, gli esperimenti nell’arte del software e nell’arte interattiva hanno cercato di andare oltre il limite stesso. Penso che la cornice o il bordo della cornice sia l’intersezione di una nuova realtà. Ecco perché stiamo cercando di dipingere sul monitor per provare che cosa possiamo provare attraverso esso. Quel confine è il limite di un nuovo senso della realtà”. Nella loro descrizione artistica per l’esibizione ampliano ancora il concetto: “Che interfacce inaffidabili sono i nostri corpi! Oggi, costantemente legati al mondo attraverso la tecnologia, i nostri corpi stanno allargando le loro frontiere e cercando di toccare il mondo oltre la cornice stabilita. I territori di confine appena oltre gli schermi e i nuovi confini poco chiari sono contrassegnati dallo spruzzo di latte marcio”. Qui, gli exonemo mantengono la posizione di artisti della new media art fin dalla metà degli anni novanta nonostante permettano di essere visti – nudi e castrati – all’interno dei telai dipinti della galleria, artificialmente sottomessi, controllati, costretti, limitati e su un livello nuovo, contemporanei. Questo ha le sfumature di “Blue Man Group” che incontra “Butoh dancer” unito a qualcosa di irreale: come l’ombra dei dati umani contenuta all’interno della sua astrazione spettrale. Nell’intervista affermano anche come percepiscono la scomparsa delle precedenti linee di confine tra la media art e l’arte contemporanea, visto che gli artisti contemporanei utilizzano i media restando contemporanei (mentre gli artisti dei media si confondono nella storia dell’arte o i loro sé non lineari vengono inglobati fra il lignaggio e la cornice della galleria). È chiaro che gli exonemo sanno cosa stanno facendo. Se a un certo punto stanno vendendo, non si stanno svendendo.

Zavoloka – Transmutatsia | Neural


[Letto su Neural]

Arriva ancora a marchio Kvitnu, etichetta di casa per l’artista, l’ultima fatica di Zavoloka, Transmutatsia, excursus sonoro dagli accenti industrial e noise, composizione di quasi sei minuti che echeggia d’atmosfere space e oniriche digressioni dai toni assai suggestivi ed inneggianti, ambientali ed ellittici. Gli immaginari che sono agitati in questo EP non risuonano quietisti e rassicuranti come in altre occasioni per questa sperimentatrice che ama la commistione fra antiche tradizioni e moderne tecnologie elettroniche. Stavolta l’approccio risulta più cibernetico e distopico, decisamente vorticoso e tecnoide, tutti elementi che comunque non sono affatto estranei al background multisfaccettato di questa manipolatrice sonora, musicista free form e performer. Non è un caso allora che per un congruo remix sia chiamato Cluster Lizard, musicista che abbiamo sentito ultimamente su Le Cabanon, sempre a suo agio nell’apparecchiare un sound-design crudo e vibrante, dalle evoluzioni science fiction e techno, per l’occasione rese molto evocative, scure e cinematiche. Come al solito per Zavoloka – che è anche una valente graphic designer – è elegantemente curato anche l’artwork dell’uscita, impressivo nella sua scarlatta guisa cartonata che sottolinea l’ispirazione ipnotica e concentrica dei suoni. Mutazioni e accumulo, la creazione di nuove forme espressive, trattamenti cangianti e risucchi, maggiormente serrate armonie ed accenti lo-fi: anche il titolo sembra alludere ad un perenne divenire ma non ci è dato di sapere se per la sperimentatrice ucraina di base a Vienna questo rappresenterà l’inizio di un nuovo corso o solo un momento di passaggio, un ritorno occasionale ad ispirazioni d’inizio carriera. Il risultato è nel complesso interessante e i suoni distorti, assieme alle frequenze urticanti e iterate danno vita a nuove ibride evoluzioni musicali, in bilico fra non convenzionali strutture ritmiche e un viaggio ad alta tensione, a tratti sussurrante e dalle trame analogiche che sottendono ad un approccio piuttosto mentale e raffinato. Entrambe queste due produzioni sono downloadabili liberamente ma oltre la CD version era anche disponibile una limitatissima tiratura in 10” vinile con annessa t-shirt e sticker della Kvitnu (acquisto che dava diritto anche a uno speciale sconto del 95% sull’intera produzione della label valido per tutto il 2017).

Neurotransmitter 3000, machine kinetic symbiosis | Neural


[Letto su Neural]

La questione storica e di lunga data sull’interfaccia uomo/macchina non è più immobile sulla distanza linguistica tra i due elementi da quando i sensori e i software hanno iniziato ad essere largamente disponibili. Adesso l’obiettivo è quello di essere in sincronia, o anche in una sorta di simbiosi, con la macchina che può essere a portata di mano attraverso approcci diversi, anche se la natura reale della macchina sta determinando le conseguenze. “Neurotransmitter 3000” di Daniël de Bruin è un’installazione performativa che consente all’autore di stabilire un rapporto fisico con una macchina in movimento. La sua frequenza cardiaca, la temperatura corporea, l’orientamento/gravità e la tensione muscolare vengono misurati e passati alla macchina che traduce questi dati in movimento: in conseguenza ai movimenti e alle rotazioni di de Bruin. È un meccanismo di feedback, ma colpisce profondamente il corpo e la mente, creando un’intimità biologica astratta fra loro, dove si comprendono reciprocamente. Tuttavia, richiede all’uomo la rinuncia volontaria al controllo del suo potere, in gran parte concesso alla macchina.

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Blogger e studente di Comunicazione e ricerca sociale. Scrivo di geopolitica, diritto e tematiche ambientali, attraverso un'ottica globale sulla società europea ed internazionale.

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