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Via Lattea


Le macchie di visibilità stellare si ritrovano dense come le galassie che ora vedo, sullo sfondo della notte, la fantastica sensazione di essere nella Via Lattea.

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PINK FLOYD, DALÌ & DISNEY | PinkFloydItalia


Ho già parlato del video di Salvador Dalì e Walt Disney su cui Time dei Floyd si adatta perfettamente; segnalo ora il post di PinkFloydItalia che posta lo stesso video e che, però, aggiunge altre note e considerazioni. Concordo davvero su ogni cosa detta, mi pare che la creatività surreale ed empatica dei Floyd sia qualcosa di davvero eccezionale e unico nel panorama musicale mondiale.

…si adatta perfettamente alle atmosfere create ben 28 anni prima dell’uscita del brano. Le “connessioni” con il mondo “Pinkfloydiano” sono molteplici: orologi (Time), piramidi (Dark Side..), facce contrapposte (The Division Bell), e questo video conferma una volta di più come la musica dei Pink Floyd sia facilmente adattabile a molti video, senza dimenticarsi delle ormai famose connessioni tra The Dark Side Of The Moon ed Il Mago di Oz e Echoes con 2001: Odissea nello Spazio. A questo link invece c’è la versione originale, con la musica scritta per la versione del 1945 dal compositore messicano Armando Dominguez ed interpretata da Dora Luz.

Un’intervista per RecensioneLibro.it | Nigricante


Sul blog di Michele Nigro c’è la segnalazione a una sua intervista realizzata per esplorare il mondo della sua silloge, Nessuno nasce pulito. L’intera chiacchierata è qui.

… Cosa vorresti che i lettori riuscissero a comprendere leggendo le tue parole? Quale segno vorresti lasciare in loro?

Purtroppo, leggendo alcune recensioni, ho notato che stanno passando soprattutto le idee di un disagio critico nei confronti della società e di una malinconica revisione del passato personale da parte di un autore per certi versi “sconfitto”, e che non può fare altro che registrare le varie forme sotto cui si manifesta tale sconfitta. Evidentemente, a una lettura superficiale, questo è il mood prevalente che ne esce fuori, creato dalle parole che ho scelto di usare, e me ne assumo tutta la responsabilità. In realtà “Nessuno nasce pulito” vuole essere una dichiarazione di guerra, un voler fissare dei confini assertivi, oltre i quali poter urlare al mondo: “Da qui non mi muovo! Queste sono le mie conquiste umane, le mie esperienze e queste parole sono la mia terra!”. Non pretendo di lasciare segni: se un solo verso di una mia poesia induce alla riflessione e trasporta il lettore, anche per pochi istanti, in una dimensione altra, ho già raggiunto il mio obiettivo. Come ho scritto in Aspirazione, una poesia che non fa parte della raccolta, vorrei che i miei versi fossero: “… parentesi tra gli orrori del mondo / oasi di riflessione per cuore di donna / silenzio pulsante di senso…”…

Fornicata – Black Covers Everything


Mi ritrovo col buio degli abissi intorno e dentro, viscoso…

Hogre – Subvertising: The Piracy of Outdoor Advertising | Neural


[Letto su Neural]

Il progetto subvertising di Hogre ha recentemente popolato le fermate degli autobus e i manifesti di Londra con grafica accattivante e contenuti radicali. Questa è una documentazione piena di colori, divisa in sezioni dai media alle creazioni (“manifesti”, “sottovetro” oppure progetti sotto il plexiglass alle fermate degli autobus, e “joint enterprise”) con saggi scritti da Andrea Natella e Kay Cameron, e un’intervista di Vyvian Raoul. La pratica di prendere possesso di spazi pubblicitari non è certamente nuova, ma l’uso di illustrazioni sofisticate, disegni e testi, prendendo di mira una sola città con una radicalità consistente, è piuttosto raro. Questo tipo di resistenza culturale (e anche “crimine artistico” come l’autore afferma) deve essere documentata correttamente proprio per la sua natura di breve durata. C’è una pura qualità poetica in questi interventi, che li rendono paragonabili alla letteratura nella cultura orale, poiché essi accadono e coinvolgono le persone nei brevi momenti dove ci si imbatte personalmente, e si condividono online e offline le storie e le immagini relative. Hogre afferma che la pubblicità è la “forma più diretta della propaganda” nella nostra “dittatura-soft”. Egli osserva quindi l’importanza dell’anonimato in questi tipi di azioni e come questo aiuti ad evitare che l’industria provi a replicare, oppure nel peggiore dei casi che “acquisisca” a un certo punto il linguaggio e la narrativa sovversiva. Infine, il libro (anche disponibile gratuitamente su Issuu) è dotato di una veste ad alta visibilità “crimeset”, che è allo stesso tempo uno strumento e una dichiarazione energica di libertà di intromettersi nella comunicazione dei pubblici spazi, usando un linguaggio di propaganda contro se stesso.

PINK FLOYD: VIDEO INEDITO DAL 1970 | PinkFloydItalia


[Letto su PinkFloydItalia]

Incredibile. È questo l’aggettivo che più si avvicina a questa scoperta: un video inedito dei Pink Floyd dal vivo alla televisione KQED di San Francisco nel 1970 che suonano “Astronomy Dominè“! Si credeva che tutto il materiale da quel concerto (senza pubblico) fosse stato pubblicato nella recente pubblicazione “The Early Years 1965-1972” anche se circolava su bootleg già da diverso tempo, ed invece ecco qui spuntare un video di quasi 9 minuti mai visto, che a questo punto neanche i Pink Floyd stessi erano a conoscenza dell’esistenza, altrimenti lo avrebbero pubblicato nel box set.. Il che conferma che c’è ancora spazio per materiale inedito dagli archivi… ma ora godiamoci questo video mai visto, una delle più belle esecuzioni di “Astronomy Dominè”, in una qualità degna del box set ufficiale.

Clicca qui per vedere il video!

Attachment, serendipitous algorithmic encounters | Neural


[Letto su Neural]

Attachment esamina la mancanza di comunicazioni casuali che si presenta insieme alla questione che riguarda l’automazione e l’apprendimento delle macchine, prendendo in considerazione la nostra attrazione verso verso l’automazione. Colombini, ispirato dalle macchine dello scultore svizzero Tinguely, ha creato una macchina che permette di inviare messaggi in aria usando un palloncino biodegradabile. I messaggi vengono inseriti tramite un sito web, poi vengono stampati dalla macchina con un codice, fatti scivolare in un cilindro biopolimerico, inseriti nel palloncino che infine viene rilasciato in aria. Il pallone poi si muove casualmente fino ad arrivare a un potenziale destinatario. Colombini sostiene che la macchina e la tecnologia con cui è costruita, ci permette di comunicare in modo diverso e quindi di riscoprire così l’elemento inaspettato, casuale e accidentale. Nel suo percorso tra sistemi sociali e tecnologici attraverso i quali fluiscono le comunicazioni, Colombini prende in considerazione satiricamente le tensioni e le problematiche di vivere e comunicare con le macchine. Negli ultimi anni l’argomento che riguarda gli algoritmi e l’automazione ha rapidamente catturato l’immaginazione e l’attenzione pubblica. Questi oggetti tecnologici hanno plasmato tutti gli aspetti della società, dall’ottimizzazione della nostra vita lavorativa fino a suggerire dove e cosa mangiare. Poiché lo sviluppo tecnologico contemporaneo si muove verso l’automazione comportamentale e cognitiva, questi oggetti tecnologici non sono più un mezzo per la selezione e la generazione di informazioni, ma sono invece considerati come oggetti sociali che svolgono un ruolo nell’organizzazione della nostra quotidianità. Questi processi computazionali indicano, ordinano e quantificano ogni aspetto del pubblico con cui interagiscono. Inoltre, iniziano a far parte della comunicazione in linea – dalle email automatizzate alle macchine robot in grado di apprendere, ai pianificatori di riunioni in AI – dando origine ad un nuovo ordine pubblico di persone, informazioni e macchine. Mentre questi sistemi hanno portato miglioramenti al lavoro e agli standard di vita, essi sono strumentalizzati come mezzi per aumentare il capitale, prevedere le fasi di attenzione e presentarci con un quadro quantificato di noi stessi. Questo intreccio del mercato e dell’esperienza umana ha portato ad una visione sconosciuta utopica del costante legame tra l’uomo e le macchine e le comunicazioni che regolano. L’affermazione presentata da Colombini si pone in qualche modo tra la satira e la critica in maniera molto simile ai Métamatics da cui prende ispirazione. Essa mette in dubbio queste continue connessioni e l’introduzione di algoritmi e loro automazioni come interfaccia nella nostra società. Comprende la comodità di un sistema automatizzato, mettendo in luce i processi complessi che svolgono compiti noiosi, e contemporaneamente si chiede come potrebbero verificarsi possibili incontri in mondi dove le comunicazioni sono automatizzate, regolate e filtrate. Mentre questa macchina poetica fornisce una piccola opinione sul principio fondamentale che controlla le macchine integrate nella nostra quotidianità, si dedica attivamente alle questioni riguardanti il mondo che stiamo costruendo per noi stessi. Non si oppone all’automazione e non vuole diventare una critica verso un futuro tecnologico. Al contrario ci chiede in maniera nostalgica dove si trovano la casualità e la possibilità nel caso in cui volessimo quantificare tutti gli aspetti della nostra esperienza umana o se queste condizioni mai accadranno.

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