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SPACE TALES/racconti dallo spazio (6) | T.C.W. & L.W. Diary… by Marco Milani


Il sesto volume della raccolta di racconti ventennali di Marco Milani è SPACE TALES/racconti dallo spazio, disponibile su Amazon. Ecco come ce li presenta l’autore:

Lo spazio, come qualsiasi appassionato di Star Trek sa bene, è l’ultima frontiera. Questi racconti infatti si spingono là dove nessun scrittore di fantascienza ha mai osato spingersi sino a oggi. Nello splendido Pris e Roy ritroviamo i due replicanti del cult-movie Blade Runner di Ridley Scott, mentre il successivo Labyrint ci trascina tra i meandri di un mortale gioco ipertecnologico. Ricco di preoccupazioni per il nostro presente è invece Radio Cyber Freedom, al contrario I Meccatronici ci fa conoscere una temibile specie aliena; senza dimenticare di citare al contempo una delle saghe robotiche più famose di tutti i tempi. Intriso di lirismo e di sense of wonder è Galassia Madre a cui fanno seguito i sottilmente inquietanti La cortina di ferro e Riflessioni sulle caratteristiche dell’Iterazione.

INDEED STORIES è un progetto digitale del 2012 in 6 volumi a raccogliere oltre 20 anni di racconti, ora riproposti rivisitati e suddivisi per categoria tematica.

Amazon censura “Hai trovato orgasmi nel collettore quantico?” | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Prima o poi poteva succedere, e certamente è già successo ad altri, ma a essere onesti non pensavamo davvero che a noi di Kipple Officina Libraria potesse capitare: una nostra pubblicazione è stata cancellata dal catalogo di Amazon.
Hai trovato orgasmi nel collettore quantico?, una raccolta di racconti di sesso quantico (già dal titolo e dal genere si dovrebbe comprendere che non parliamo di pornografia) che nel 2016 i due Premio Urania di Kipple, Lukha B. Kremo e Sandro Battisti, hanno curato coinvolgendo una serie di autori del fantastico, non solo italiani, che potrete subito riconoscerli come dei noti pornomani (siamo ironici, ovviamente): Ian Watson, Roberto Quaglia, Valeria Barbera, Francesca Fichera, Emanuela Valentini, Domenico Mastrapasqua.

In realtà, questo fatto ci lascia un po’ amareggiati, ma di certo non stupisce che un market così planetario, invasivo e onnicomprensivo, abbia agito con leggerezza senza magari controllare che effettivamente si trattasse di opera pornografica (ma poi, anche se lo fosse? Basta cercare “orgasmi” su Amazon, e provate un po’ a vedere quale e quanto materiale viene referenziato) decidendo comunque di punire un’opera di sperimentazione di generi, ibridazioni di linguaggi e riferimenti dimensionali che sono alla base del sesso quantico.

Ci spiace constatare come molta gente creda che la censura non esista, o che sia un ricordo del passato, invece è davanti ai nostri occhi e (come si evince dalla presenza di prodotti potenzialmente censurabili) è legata agli interessi economici del gruppo. Ciò ci rende assai determinati nell’individuare il colosso statunitense come un oppressivo catafalco dai piedi di argilla.

È ovvio che la fiducia in Amazon crolli verso il minimo ed è altrettanto ovvio che provvederemo a stampare quanto prima l’opera che, per l’eccezionalità del fatto, potrete preordinare secondo le modalità che vi renderemo note.

 

 

Reading del Manifesto del Connettivismo


Questo è il reading del Manifesto del Connettivismo – mia performance presa dalla pagina FB del collettivo. Nella lettura sono stato coadiuvato dall’assistenza creativa di Ksenja Laginja, Mariano Equizzi e Paolo Bigazzi Alderigi, e ho idealmente accanto a me ogni connettivista tra cui gli altri autori del Manifesto: Giovanni De Matteo e Marco Milani, presenti insieme al sincronico Lukha B. Kremo.

Di cosa parliamo quando parliamo di cyberpunk: due visioni opposte ma complementari della tecnologia | Holonomikon


Sul blog di Giovanni De Matteo è comparso un post molto articolato in cui ci si confronta su due aspetti del cyberpunk, che in realtà poi è uno solo (anche se le evidenze sembrano divisive): Neuromante, il romanzo di William Gibson che ha aperto la stagione del cp, e Blade Runner, il film di Ridley Scott che pesca da una storia di P. K. Dick e che in realtà è stato il contrafforte su cui Gibson ha fondato la sua carriera letteraria (e che ha dato l’assist a Blade Runner). L’estratto iniziale:

Di cosa parliamo quando parliamo di cyberpunk? La risposta è molto meno scontata di quanto potrebbe sembrare a un approccio superficiale. Il cyberpunk letterario è stato spesso accusato di scarsa originalità, monotonia di fondo e, col tempo, conformismo a tutta una serie di elementi divenuti un po’ dei cliché: il mondo distopico dominato dalle multinazionali, gli hacker solitari in lotta contro il sistema, la vita di strada nei bassifondi delle megalopoli… e potremmo continuare. Ma se prendiamo in considerazione i due titoli che hanno contribuito maggiormente a plasmare la nuova sensibilità della fantascienza dagli anni ’80 in avanti, ci accorgiamo di tutta una serie di differenze anche abissali legate non a elementi di contorno, che tutto sommato sono anche abbastanza sovrapponibili (*) – come dimostrano anche le dichiarazioni di William Gibson sulla sua esperienza come spettatore in sala all’uscita di Blade Runner – ma su un elemento che per il cyberpunk è tutto fuorché accessorio: la tecnologia.

Partiamo da Neuromante, il manifesto letterario del cyberpunk. Uscito nel 1984, è ambientato secondo le stime di Gibson intorno al 2035 (sebbene l’arco della trilogia copra 16 anni e quindi questa datazione vada presa molto con le molle, potendo oscillare, diciamo, tra il 2025 e il 2040… ma tutto sommato ancora dietro l’angolo, a differenza di quanto dedotto invece da un lettore su Vice basandosi su altri elementi interni ai romanzi ma probabilmente più dovuti a sviste dell’autore che non riconducibili alle sue reali intenzioni) e dipinge una tecnologia ormai smaterializzata, micro- e nanometrica, pervasiva.
Nel mondo di Case e Molly, la tecnologia si è ormai integrata in maniera indistricabile con i corpi e la psiche degli utenti: il cyberspazio è un piano dell’esistenza complementare alla realtà fisica, con cui si compenetra in declinazioni che assumono di volta in volta le forme di un’internet ante litteram, della realtà virtuale o di una realtà aumentata, e che assolve al ruolo di vero e proprio ecosistema, con le sue nicchie e i suoi agenti (virus informatici, ICE, costrutti di personalità riconducibili al mind uploading, intelligenze artificiali…).
Case, Molly e gli altri abitanti del futuro come loro non esitano a modificare i propri corpi attraverso impianti prostetici che ne aumentano le facoltà e attivano un feedback con il cyberspazio: non sono più solo agenti, ma la loro psiche e il loro organismo diventa un target su cui la rete e altri agenti possono produrre effetti tangibili. La strada ha trovato il suo uso per la tecnologia uscita dai laboratori, per dirla con Gibson. Anzi, ha trovato mille modi per utilizzarla e piegarla alle necessità dei singoli operatori, attraverso tutto un mercato nero di tecnologie trafugate dai centri di ricerca delle multinazionali o dell’esercito e messe in circolazione da una rete di contrabbandieri, corrieri, rigattieri…

La visione della “Trilogia dello Sprawl” prende forma tra la fine degli anni ’70 e i primissimi ’80, e nel 1982 arriva nelle sale Blade Runner. Un film che si inserisce nel solco di quella visione cupa e pessimistica del futuro che negli stesi anni si andava definendo grazie a pellicole epocali come Mad Max di George Miller (1979) e 1997: Fuga da New York di John Carpenter (1981), o Alien dello stesso Ridley Scott (1979). Ma, con la notevole eccezione di quest’ultimo, i film che stavano ridefinendo l’immaginario del futuro erano prevalentemente accomunati da un basso tasso tecnologico: la tecnologia era o ridotta al puro elemento meccanico (le automobili di Mad Max con cui vivono in simbiosi i sopravvissuti dell’outback australiano) o a strumento di controllo (le bombe miniaturizzate iniettate a Plissken per convincerlo a esfiltrare il presidente dal carcere di massima sicurezza di Manhattan). Lo stesso Alien non è che brilli sotto il profilo dell’estrapolazione tecnologica, ma se non altro, sullo sfondo di una civiltà che è stata comunque in grado di mettere in campo lo sforzo necessario a esplorare rotte spaziali al di fuori del sistema solare, presenta personaggi che sono androidi meccanici indistinguibili dagli esseri umani e computer che rasentano, per autorità anche se non proprio per flessibilità (e qui torniamo alle forme di controllo già citate sopra a proposito di 1997: Fuga da New York), lo status delle IA. Elementi che, con le dovute variazioni, caratterizzano anche Blade Runner, dove ritroviamo appunto una tecnologia pesante: gli avanzamenti nella biotecnologia hanno permesso lo sviluppo di replicanti, androidi biologici indistinguibili dagli esseri umani (anzi, più umani dell’umano), destinati all’impiego in teatri di guerra extra-mondo e a farsi carico di mansioni che richiedono forza e resistenza fisica. L’uso più soft contemplato per i Nexus-6, i replicanti di ultima generazione, è per i modelli femminili, adibiti alla prostituzione nei bordelli delle colonie, non proprio un esempio di visione futuristica sull’impiego del più sofisticato prodotto della tecnologia umana.
In Blade Runner, la tecnologia è sempre separata dai corpi e dalle menti dei suoi utilizzatori umani: l’intermediazione tecnologica nelle relazioni umane è ridotta al minimo, i telefoni sono ancora in cabine pubbliche, i computer quasi nemmeno si vedono e – tralasciando volutamente, per il momento, qualsiasi grande o piccola retcon operata da Blade Runner 2049 – la rete nemmeno esiste. La tecnologia non è bassa, ma è sostanzialmente hard e ha a che fare con la programmazione/manipolazione biologica dei corpi, confinata all’interno di questi (alcune decine o centinaia di migliaia di replicanti sparsi sulle colonie extra-mondo, e pochissimi fuggitivi clandestini sulla Terra), mentre il mondo di fuori è sostanzialmente la fucina di catastrofi ambientali in cui ci troviamo a vivere oggi, con un downgrade della tecnologia attuale a quella degli anni ’80.

SCI-FI TALES/racconti di fantascienza (5) | T.C.W. & L.W. Diary… by Marco Milani


Penultima parte dell’excursus di Marco Milani sulla sua produzione ventennale di racconti, raccolti in sei tomi editi da Amazon; è il momento del quinto blocco:

Gli italiani, nonostante i pregiudizi e i luoghi comuni, coltivati tutt’oggi dai critici e diffusi dai mass-media, non solo leggono fantascienza ma riescono anche a offrire un loro valido contributo in quest’ambito della cosiddetta letteratura di genere. A tal proposito questa raccolta ne è un valido esempio. Si va dal citazionista e spassoso Io sono Giubecca, ricco di riferimenti a Star Wars e a Godzilla, al tragico Operazione ‘Bruciatutto’ che ci offre una nuova visione dell’inferno. E-commerce, Test, Marinello, La voce del Granchio raccontano invece in maniera inedita mitologie medievali o moderne ormai arcifamose (il Graal, gli UFO). Infine Eratostene ci fa incontrare, in maniera assai spassosa, uno dei più grandi geni dell’antichità: il greco Eratostene di Cirene (275 a. C. – 195 a. C.).

INDEED STORIES è un progetto digitale del 2012 in 6 volumi a raccogliere oltre 20 anni di racconti, ora riproposti rivisitati e suddivisi per categoria tematica.

Le serie di francobolli Kipple – NAZIONE OSCURA CAOTICA


[Letto su NazioneOscura‘s blog]

Come annunciato in precedente post, sono usciti i francobolli del 2022 di Kipple Officina Libraria, che comprendono quelli della Nazione Oscura Caotica. Dal 2000 (primo anno di emissione), alcuni di essi appartengono a una serie. Vediamoli nel dettaglio [i fogli sono montaggi dei fogli annuali, non esistono in questo modo, ma ogni francobolli appartiene al foglio del rispettivo anno].

Serie ANNUALE (dal 2000 a oggi): è la serie principale, con la data e un’immagine che, nel tempo è diventata un’opera d’arte che rappresenta meglio lo stato d’animo sociale o personale del periodo.

Leggi il seguito di questo post »

*** Stampati i francobolli del 2022 | NAZIONE OSCURA CAOTICA


[Letto sul blog della NazioneOscuraCaotica]

La casa editrice ufficiale della Nazione Oscura, Kipple Officina Libraria, pubblica (grazie alla Kipple Officina Filatelica) annualmente una serie di francobolli dal 2000, che dal 2009 comprende anche i francobolli ufficiali della Nazione Oscura Caotica.
Questo è il VENTITREESIMO anno di emissione. Dal 2000, sono stati emessi ben 338 francobolli diversi per 20 copie ciascuno – Venduti a fogli interi qui.

FANTAZEN TALES – racconti fanta-zen (4) | T.C.W. & L.W. Diary… by Marco Milani


Marco Milani continua la carrellata sui suoi raccolti prodotti in venti anni di scrittura, organizzati in sei volumi editi su Amazon dal titolo IndeedStories; è il momento del volume 4, Fantazen Tales.

Lo Zen, scuola di pensiero nata in Cina nell’alveo del buddhismo ma aperta alla suggestione di altre filosofie orientali come il Taoismo, nel corso del secoli è approdata dapprima in Giappone e infine anche in Occidente. Una via mistica, un modo di concepire la vita, che ha influenzato non poco la cultura moderna a livello mondiale. In questa raccolta vediamo lo Zen sposarsi alla perfezione con il fantastico. In tutte le novelle qui riunite (Una storia da raccontare, Guerriero di Luce, Chi sono Io?, La ‘MIA’ strada, La favola nera, La Via di mezzo) sia i miti della nostra civiltà dei consumi, sia gli stessi concetti tradizionali di “Io” e di identità vengono messi alla berlina. Il tutto con buon gusto, ironia e con tanta voglia di divertire il lettore.

 

ZEN E FANTASCIENZA | T.C.W. & L.W. Diary… by Marco Milani


Sul blog di Marco Milani una dissertazione in bilico tra zen e SF; vi lascio ad alcune sue considerazioni:

Cos’hanno in comune zen e fantascienza? Tutto e niente. Sono entrambi percorsi di ricerca e quindi ‘liberi’ di poter essere tutto e niente, e volendo, di non far perdere tempo in dubbi e discussioni che non hanno nulla a che vedere in relazione a ciò che non interessa, andando per la loro semplicistica direzione. Hanno la capacità di attuarsi entrambe a livello mentale e non essere fisicamente riscontrabili, anche se il ‘crederci’ e la possibilità di realizzarsi (l’una spiritualmente, l’altra fisicamente) le rendono veritiere e quindi accettabilissime. Restiamo quindi in ambito ideologico, applichiamolo a noi stessi, e attraverso queste ‘nostre’ idee possiamo giungere a ‘svestire’ il potere creativo dei nostri pensieri, liberandone il potenziale a cambiare in meglio la nostra esistenza apprendendo a sostentarci di pensieri positivi.
Un appunto sul termine zen, che a voler essere pignoli sarebbe solo la sintesi, riduttiva, recente (però molto meno dell’iperusato new-age), giapponese, per indicare una linea di pensiero spirituale di parecchio più antico (eterna?) e non locabile in un unico ambito e tempo.
Dico zen e penso al passato, dico fantascienza e la accosto al futuro. La coscienza globale che ci accompagna commette un errore (uno dei moltissimi) rimanendo statica su questi clichè. I vimana che sfrecciano nei cieli dell’India (stante i Veda, le Upanishad, il Mahabharata e compagnia bella dei miti Indù) sono veramente passato remoto? Non fantascienza? Lo scorrere del tempo potrebbe benissimo essere come il criceto che cammina nella sua ruota, che ogni pochi passi ritocca lo stesso punto e così prosegue a oltranza. Ovvero il passato potrebbe essere il futuro o il trascorrere del tempo (che non esiste, stando in tematica zen) è solo fotogrammi differenti di un’unica immobile eternità. E al termine ‘fotogrammi’ non riesco a non soffermarmi su un’associazione che esce spontaneamente e non è per nulla fuori luogo: simbologia. Un simbolo, che sia un’immagine o un oggetto collegato a un archetipo, anche in forma di espressione verbale o singola parola o singolo suono (vedi mantra), svolge la mansione di unificare il mondo esteriore (di simbologia materiale ma con un’accezione interiore) in una configurazione percettiva spirituale, assolutamente intuitiva, in uno stato totalmente cosciente. Per questo il simbolo ha il compito intrinseco evocativo verso un avvenimento interiore, e spronato da un orientamento esterno, di unificazione. L’universo della materia fuso con quello dell’anima umana (che è anche emozione, spirito e pensiero).

Le regole sicure della NOC contro la pandemia | NAZIONE OSCURA CAOTICA


Le regole antipandemia della NazioneOscuraCaotica, stato di cui mi pregio essere ministro dell’inumano nonché ambasciatore in Roma, espone le sue proposte antivirali:

La NOC, dopo le restrizioni emergenziali intraprese nel 20 ventoso 139 (10 marzo 2020 dC) (vedi qui), propone nuovi obblighi e restrizioni permanenti, in quanto non è possibile protrarre un’emergenza senza limiti.

Per i favorevoli al vaccino è obbligatorio il vaccino anti-Covid19 ogni 5 mesi, per sempre.

Per i contrari al vaccino è vietato vaccinarsi. Chi contravverrà a questa disposizione, sarà obbligato alla dose successiva.

Il tampone molecolare è obbligatorio ogni volta che si esce di casa, per tutti.

Rimane in vigore l'obbligo di un dispositivo di protezione a scelta tra: mascherina chirurgica, mascherina serie FFP, maschera di carnevale, casco, casco integrale, casco astronautico, respiratore facciale, maschera antigas, morso/pallina fetish.

Rimane in vigore il divieto di saluto, tranne quello a distanza, comunque sconsigliato.

SUSANNE LEIST

Author of Paranormal Suspense

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"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

Legalise Drugs & Murder

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

ADESSO-DOPO

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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