HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per News

I quit, social mirroring | Neural


[Letto su Neural]

“Perché sono uscito dai social media?” L’artista francese Thierry Fournier mostra una serie di video da trentadue minuti di persone che hanno spontaneamente deciso di abbandonare o disabilitare i propri account su Facebook, Instagram o Snapchat in quanto essi risultano essere troppo dannosi e fonte di pericolosa distrazione. Questo sembra comportare una rinascita, piena di nuove facoltà cognitive, tanto tempo, grandi emozioni. Tuttavia tale progetto possiede una narrativa paradossale: queste testimonianze non sono state raccolte “offline” ma sono una semplice sequenza di video pubblici su Youtube realizzati da chi ha preso questa decisione difficile. Perché uscire dai social media dichiarandolo su un social media? L’installazione è progettata intorno a questo circolo vizioso, con una proposta estetica simbolica e significativa. Infatti la selezione di video è proiettata in un piccolo specchio rotondo, quel genere che si usa di solito per la cura del viso, che riflette le immagini sul muro dello spazio espositivo. Questo meccanismo di doppia riflessione fisicamente e ironicamente rappresenta un paradosso. L’esposizione di se stessi ai social media pare essere un processo di validazione e di consapevolezza definitiva della decisione presa, spostando il piano di coscienza da un piano intimo e individuale (lo specchio da bagno) a quello di sovraesposizione agli altri (la finestra di Youtube).

Annunci

Come l’LSD condiziona il linguaggio – ORME SVELATE


Sul blog di Daniele Corbo una segnalazione di studi sull’LSD, che sembrano dar risalto a piani di comprensione – legati alla parola – più liberi, associativi, d’impronta galileiana. Probabilmente è un approccio giusto, ma in casi come questi non vanno dimenticati gli aspetti cosiddetti irrazionali del composto lisergico, che come fa rilevare Graham Hancock sul suo Sciamani, erano in grado di mettere in connessione la parte antropica del nostro essere col cosmo surreale, mistico, popolato di energia superiore. Credo che lo studio metta semplicemente in risalto un aspetto minore della enorme questione psichedelica, i mondi surreali che premono sul nostro non vengono nemmeno presi in considerazione, e questo è fondamentalmente giusto dal ristretto lato della realtà sottoposta al nostro dominio sensoriale.

In questo studio, la dott.ssa Neiloufar Family, post-doc dell’Università di Kaiserslautern, indaga su come l’LSD possa influire sulla parola e sul linguaggio. Ha chiesto a dieci partecipanti di nominare una sequenza di immagini sia sotto placebo che sotto gli effetti dell’LSD, a una settimana di distanza. I risultati hanno dimostrato che mentre l’LSD non influenza i tempi di reazione, le persone sotto LSD hanno commesso più errori che erano simili alle immagini che hanno visto. Per esempio, quando le persone hanno visto un’immagine di un’auto, avrebbero accidentalmente detto “autobus” o “treno” più spesso sotto LSD che sotto placebo. Ciò indica che l’LSD sembra influenzare le reti semantiche della mente, o come le parole e i concetti sono memorizzati in relazione l’uno con l’altro. Quando l’LSD rende più forte l’attivazione della rete, vengono in mente più parole della stessa famiglia di significati. I risultati di questo esperimento possono portare a una migliore comprensione delle basi neurobiologiche dell’attivazione della rete semantica. Questi risultati sono rilevanti per la rinnovata esplorazione della psicoterapia psichedelica, che si sta sviluppando per la depressione e altre malattie mentali. Gli effetti dell’LSD sulla lingua possono portare a una cascata di associazioni che consentono un accesso più rapido a concetti lontani memorizzati nella mente. I molti potenziali usi di questa classe di sostanze sono oggetto di dibattito scientifico, così come gli effetti collaterali. L’aumento dell’attivazione delle reti semantiche può portare a pensieri e concetti distanti o persino inconsci. Questi risultati sono coerenti con un effetto “entropico” generalizzato sulla mente. Sarebbe il caso di incorporare misure di neuroimaging diretto in studi futuri e di impiegare misure più naturalistiche di elaborazione semantica che possano migliorare la validità ecologica.

Harvest, clean cryptocurrencies for climate change | Neural


[Letto su Neural]

Julian Oliver, uno dei più importanti autori del manifesto “Critical Engineering”, non ha mai smesso di creare opere d’arte con un aspetto solido, sia universalmente valide che in grado di aprire uno spazio di conoscenza e senso di contraddizione nel pubblico. “Harvest” ancora una volta possiede queste qualità. Utilizza una turbina a vento 2m collegata ad un computer (resistente alle intemperie), il quale è connesso ad internet attraverso 4Guplink. L’energia ottenuta dal vento e dalle tempeste alimenta i requisiti del computer per estrarre una criptovaluta (Zcash). I soldi incassati quindi vengono donati alle organizzazioni di ricerca sul cambiamento climatico senza scopo di lucro. Viene definito dall’autore un’opera di “arte ambientale computazionale”, Harvest è un breve circuito semiotico. Il valore associato con i simboli utilizzati cambiano tra i diversi sistemi, mentre passano attraverso, e sono in un circuito. Come in una poesia, essi sono entrambi opinabili e condivisibili. Alla fine ciò che rimane è la struttura del sistema e il suo esito che suona come un’evidenza astratta.

Katharina Klement – peripheries / sound portrait Belgrade | Neural


[Letto su Neural]

Che ogni città possieda un suo dna sonoro sembra essere oggi un’idea comunemente accettata e condivisibile anche ben oltre le esclusivissime enclave audio sperimentali – ambiti che non sempre hanno brillato nella popolarizzazione di certi contenuti. Per un field recordist, tuttavia, il concetto di audio-genoma urbano può essere modulato in maniere assai differenti e spesso è proprio la sensibilità dell’artista, indirizzata da un particolare modello d’approccio, a infondere qualità e coerenza alla ricerca, che infine diventa essa stessa opera, il risultato finale d’una esperienza percettiva comunque sofisticata e dalle venature anche documentaristiche e psicogeografiche. Nel 2014 Katharina Klement ha trascorso nove settimane a Belgrado accumulando catture auditive in diverse aree della città e intervistando persone sulle ambientazioni di quei luoghi. Quello che ha appassionato maggiormente Klement sono le numerose periferie della metropoli serba, zone circoscritte ai cui confini possono essere colti passaggi improvvisi, transizioni inaspettate per volume e tipologia dei suoni, rumori e feedback, che spesso nelle concatenazioni poetiche dei sensi danno vita a significative interazioni con l’architettura, con il traffico, con le presenze umane e la percezione del tempo, che sembra anch’esso procedere assecondando circolari geometrie e intrecci. Partendo dall’appartamento nel quale l’artista ha stabilito la sua residenza la città è divisa in otto cerchi concentrici e ognuno di questi anelli è strutturato nella seminale partitura compositiva come uno strato a sé. Poi le registrazioni selezionate, alcune grezze ed altre più o meno elaborate, sono mixate assieme utilizzando otto canali audio, ognuno collegato ad un proprio altoparlante, cercando di restituire una sorta di densità metropolitana a tutti questi materiali minuziosamente raccolti. Naturalmente nel CD è possibile ascoltare solo una versione stereo di questo articolato happening sonoro anche se Katharina Klement – che è anche un’apprezzata pianista free form – non si è fatta sfuggire l’occasione di presentare un’intera versione del lavoro live a Vienna, nel Dicembre 2016, all’Alte Schmiede Kunstverein di via Schoenlaterngasse 9.

ÆTER, it can hear, it can play | Neural


[Letto su Neural]

Alla fine degli anni Venti, mentre gli Stati Uniti si preparavano a essere travolti da una delle più grandi crisi economiche della storia recente, la Russia dei Soviet bussava alle porte del suo avversario di sempre, l’America, presentando il primo (e tutt’oggi l’unico) strumento al mondo in grado di suonare senza entrare in contatto con il musicista. Con questo gesto i russi, forse senza esserne pienamente consapevoli, stavano scrivendo una delle pagine più importanti della musica elettronica: dalle mani del fisico e violoncellista Lev Sergeevič Termen era nato il Theremin. La sua invenzione, nata diversi anni addietro, aveva già affascinato Lenin e una buona parte di pubblico europeo. L’eterofono si prestava infatti a risultati visivi strabilianti: il musicista, per la prima volta nella storia, diventava un demiurgo, un magico sacerdote che con il solo movimento delle braccia e delle mani dava vita al suono etereo che tutt’oggi possiamo ascoltare in molti film dagli anni ’40 e ’50 in poi e in numerosi brani di musica di ogni genere. Alla complessa vita e alle opere di Lev Sergeevič Termen si è ispirato l’artista e compositore danese Christian Skjødt nella creazione di “ÆTER”, un ambiente sonoro immersivo e interattivo in continua evoluzione. Una serie di antenne, cerchi in rame collegati a circuiti elettronici analogici e a subwoofer aspettano, immobili, pronte ad “ascoltare” e tradurre in suono le onde elettromagnetiche di tutto ciò che, fermo o in movimento, le circonda. L’ambiente generato non è soltanto un’interfaccia tra il visitatore e l’opera, ma una vera e propria rete interconnessa e costantemente contagiabile, laddove le antenne percepiscono e raccontano una storia invisibile agli occhi, con la voce eterea e morbosa dei film di Hitchcock.

L’Universo è troppo grande anche per la fantascienza | L’indiscreto


Su L’indiscreto un interessante articolo che, partendo dalla oggettiva vastità dell’universo e dalla evidente infima posizione dell’uomo in esso, invita gli scienziati e gli scrittori di SF a prendere le misure dell’inumano, per quanto sia possibile percepirlo da un incarnato.

L’astronomo statunitense Neil deGrasse Tyson una volta disse: “L’Universo non è obbligato ad avere un senso”. Allo stesso modo, le meraviglie dell’Universo non hanno alcun obbligo di aiutare gli scrittori di fantascienza a raccontare storie su di loro. L’Universo è per lo più uno spazio vuoto, e le distanze tra le stelle nelle galassie, e tra le galassie nell’Universo, sono incomprensibilmente vaste, se paragonate a una scala umana. Cogliere la vera dimensione dell’Universo, legandolo in qualche modo agli sforzi e alle emozioni umane, è una sfida ardua per qualsiasi scrittore. Olaf Stapledon ha raccolto questa sfida nel suo romanzo Star Maker (1937), in cui le stelle, le nebulose e il cosmo nel suo insieme sono coscienti. Mentre siamo umiliati dalla nostra piccolezza rispetto al cosmo, i nostri cervelli possono nondimeno comprendere, in una certa misura, quanto sia grande l’Universo che abitiamo. Ce lo auguriamo, perché, come ha detto l’astrobiologo Caleb Scharf della Columbia University: “In un mondo finito, una prospettiva cosmica non è un lusso, è una necessità”. Esprimerlo al grande pubblico è la vera sfida che devono affrontare gli astronomi e gli scrittori di fantascienza.

Eugenia Cheng vi spiega La matematica dell’infinito | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di un saggio particolare, La matematica dell’infinito, testo dove Eugenia Cheng prova a rendere più fruibile qul tipo di matematica assai innaturale per l’umano.

Che cos’è l’infinito? Esiste un infinito più grande di un altro? E che cosa succede se lo si somma a se stesso? Raddoppia come accade a un qualsiasi numero? L’idea di infinito appare tanto semplice quanto inafferrabile. Persino un bambino riesce a coglierne l’essenza, e basta un percorso circolare per aprire la possibilità di un viaggio che non avrà mai fine. Eppure in matematica, nel mondo della logica e dell’astrazione, definire e addomesticare l’infinito è stato un processo lungo e laborioso. In questo suo nuovo libro Eugenia Cheng ci conduce per mano a esplorare i misteri dell’infinito. Lo fa con la solita passione contagiosa, ricorrendo a una prosa ricca di immagini e analogie illuminanti che rendono la lettura coinvolgente e facilitano la comprensione. Così, inseguendo l’infinito, ci ritroviamo senza quasi accorgercene a penetrare in alcuni dei concetti più profondi della matematica, come l’assioma della scelta, le basi del calcolo infinitesimale, o le definizioni di funzione, numerabilità e continuità. Al centro della Matematica dell’infinito c’è la metafora del viaggio, un viaggio di conoscenza che non si esaurisce mai, perché ogni progresso allarga i confini dell’ignoto. Ma il viaggio in cui Eugenia Cheng ci guida è soprattutto un viaggio dentro la matematica, fino alla sua essenza più intima, un viaggio che ci mostra la sconfinata potenza del pensiero matematico astratto. E della creatività della mente umana.

ORME SVELATE

la condivisione del dolore è un dono di amore da parte di chi lo fa e di chi lo riceve

N I G R I C A N T E

blog esperienziale di Michele Nigro

Flavio Torba

Scrittore con predilezione per l'horror.

francesca del moro

La differenza tra prosa e poesia è che la prosa dice poco e ci mette molto tempo, la poesia dice molto in pochissimo tempo. C. Bukowski

Istanze & Fantasmi

poesie seminate, di Martina Campi

Astro-Sirio

Astra inclinant non necessitant

The Twittering Machine

Racconti di fantascienza (e altro) di Piero Schiavo Campo

Quel cinema invisibile...

Cinema was made to reunite the Visible and the Invisible

Crudo e Cotto

Blog di cucina vegana

Il Calamaio Elettrico

Versi di Mauro De Candia e influenze varie

ON THE ROAD

Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti

Evelyn

✨ Artistic spirit ✨👩‍🎨 🇮🇹 26 ♍️ 📧 evelynartworks@virgilio.it

Sull'amaca blog

Un posto per stare, leggere, ascoltare, guardare, ricordare e forse sognare.

Espedienti Editoriali

parlo di editoria e creo eBook

sabbiature

Culture seriali

A X I S m u n d i

Rivista di cultura, studi tradizionali, antropologia del sacro, storia delle religioni, folklore, esoterismo.

Chiara Prezzavento

editing, scrittura, lettura

patrizia arcari

LIFESTYLE BLOG - appunti e brevi considerazioni su economia circolare, slow life, trasporto sostenibile, cucina del riuso e ... quantistica

PAROLE LORO

«L'attualità tra virgolette»

Ottobre

giornale dei lavoratori

Arte&Cultura

Arte, cultura, beni culturali, ... e non solo.

bertolinometalartist

GIACOMO BERTOLINO

Diario Esoterico

Un diario non è altro che un registro di viaggio.

mayoor

Con me nell’universo!

kyleweatwenyen

Come un angelo da collezione.

Come mi va...

E si femò a raccontare le sue storie al mare e il vento

eliomarpa

Scrittore fantasma

Maelstrom

Un moto ondulatorio nel fluido e lineare scorrere dei miei pensieri

di Ruderi e di Scrittura

Il blog di Gaetano Barreca

La Biblionauta

Chiacchiere sui libri e altre amenità

Archeocake

Torte del passato riviste in chiave moderna

VERDE RIVISTA

protolettere, interpunzioni grafiche e belle speranze

Il Canto delle Muse

"Se ho provato momenti di entusiasmo, li devo all'arte; eppure, quanta vanità in essa! voler raffigurare l'uomo in un blocco di pietra o l'anima attraverso le parole, i sentimenti con dei suoni e la natura su una tela verniciata." Gustave Flaubert

ArcheoTime

il tempo dell'archeologia. il tempo di guardare, vedere, scoprire, conoscere, viaggiare nel tempo e nello spazio attraverso il tempo dell'archeologia

Somnium Hannibalis

L'ultimo dei Barca, la cenere e il sangue

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: