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Esiste l’ipotesi di creare un universo in laboratorio | L’indiscreto


Su L’Indiscreto un interessante – molto – articolo di Zeeya Merali che sonda la possibilità di costruire un universo partendo particelle fisiche; un esempio di come l’uomo possa diventare un demiurgo. Un estratto:

La nozione di creare un universo – o “cosmogenesi” come la chiamo io – sembra per niente comica. Ho viaggiato per il mondo parlando con fisici che prendono sul serio quest’idea e che hanno persino abbozzato degli schemi per descrivere come l’umanità potrebbe arrivare a realizzare questo obiettivo. Il problema non è chi potrebbe sentirsi offeso dalla cosmogenesi, ma che cosa accadrebbe se fosse veramente possibile. Come affronteremmo le implicazioni teologiche? Quali responsabilità morali deriverebbero dal fatto che degli imperfetti esseri umani diventino creatori cosmici?

Per anni i fisici teorici hanno affrontato questioni analoghe nelle loro dissertazioni su come è iniziato il nostro Universo. Negli anni Ottanta, il cosmologo Alex Vilenkin della Tufts University nel Massachusetts ideò un meccanismo attraverso il quale le leggi della meccanica quantistica avrebbero potuto generare un universo inflazionistico da uno stato privo di tempo, spazio e materia. Un principio della teoria quantistica sostiene che le coppie di particelle possono apparire spontaneamente e momentaneamente dallo spazio vuoto. Vilenkin ha fatto un passo avanti, sostenendo che le leggi quantistiche potrebbero permettere a una minuscola bolla di spazio di apparire dal nulla, con l’impulso di espandersi su scale astronomiche. Così, il nostro cosmo potrebbe essere nato dalle sole leggi della fisica. Per Vilenkin, questo risultato pone fine alla questione di ciò che esisteva prima del Big Bang: niente. Molti cosmologi hanno accettato l’idea di un universo senza un motore immobile, divino o di altro tipo.

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Whispering Wind, artificial quiet voices in a passage | Neural


[Letto su Neural]

Il vento può modificare l’udito di una voce udibile, grazie al più rapido movimento dell’aria. Portando più velocemente le molecole d’aria, può generare suoni accidentali, propagando anche la nostra voce lontano o anche solamente vicino, a seconda della sua direzione. Fluisterende Wind (Whispering Wind) è un’installazione permanente di Edwin van der Heide, posizionata in un passaggio dell’Università di Leida, costituita da un rilievo a parete che emette una composizione sonora generativa a otto canali, creando “un continuum tra rumore e voce umana che si traduce in momenti in cui il vento sembra sussurrare”. Ciò avviene attraverso una spazializzazione in tempo reale dei suoni provenienti da una libreria di parole parlate, analizzate e generate in tempo reale, in modo tale da iniziare a sussurrare. La permanenza di questa installazione ci induce a pensare ai ripetuti pattern vocali e a come le persone che passano spesso possano contribuire a formare un ambiente temporaneo e omogeneo di sussurro.

Tomomi Adachi & Jaap Blonk – Asemic Dialogues | Neural


[Letto su Neural]

A marchio Kontrans arrivano Tomomi Adachi e Jaap Blonk, sperimentatori improvvisativi straordinari, dei veri specialisti nell’interazione voci ed elettroniche. È proprio il musicista giapponese, in un video del 2013, a renderci edotti della sua operatività in musica, chiedendosi candidamente: come si può trovare un significato nel suono? La risposta è in qualche modo implicita: non c’è nessun significato nel suono, così come discutere su chi è detentore di una migliore tecnica strumentale è per Adachi assai poco interessante. “La voce è la mia stessa cosa” spiega “usando la voce si possono scoprire nuovi suoni e lavorare con la storia allo stesso tempo”. Naturalmente quella alla quale ci si rifà è anche la tradizione della sound poetry e i due performing artist, che hanno spesso collaborato a partire dal 2004, suonando in varie location fra Tokyo e Amsterdam, utilizzano parole e frammenti fonetici, sibili, clic, abrasioni, gong e altre manipolazioni, in una commistione assai vivida di voci e di speciali strumentazioni, realizzate appositamente per i loro live. La voce può essere provocante oppure aggressiva, evolvere verso una comicità didascalica o farsi lamentosa, mentre sovvengono rimandi dadaisti, ma anche alla cultura del grammelot, con suoni, onomatopee, parole e foni privi di significato, oppure come nel gibberish, una meditazione dinamica che viene utilizzata al fine di liberarsi della mente attiva arrendendosi a una dimensione trascendentale. Le tracce presentate in questi Asemic Dialogues sono solo due e la reciprocità fra strumenti e suoni gutturali ci sembra particolarmente insistita e liberatoria soprattutto nella seconda delle registrazioni. Tuttavia entrambe possono essere definite ottimi esempi di poesia nonsemantica, per le quali le finalità inaspettate, sorte inconsapevolmente nel corso dei processi creativi, sono infine anche frutto di una mediazione, di un incontro certo non troppo codificato, in un mix d’eterodossi virtuosismi molto bene gestiti a livello interpretativo. Questo è il primo album per il duo, nonostante i molti anni di militanza assieme sui palcoscenici experimental più disparati. Siamo certi non sarà l’ultimo, perché la potenza espressiva di questo combo è subito chiara ad appassionati e – egualmente – anche ad assoluti neofiti di tali scene.

Vimana Tale, flying vehicles from Sanskrit epics | Neural


[Letto su Neural]

Le tecnologie immaginate del passato, specialmente quelle formulate come racconti fantastici, possono essere paragonate a molti prototipi assemblati nel XX secolo e mai prodotti. L’artista Tania Candiani ha indagato un testo indiano (Vaimanika Shastra) sulla tecnologia aerospaziale, citando “Vimana”, veicoli avanzati per il volo aerodinamico, descritti nell’antica epopea sanscrita. Nel contesto del trasferimento storico di tecnologie tra l’India e la regione cinese, ha cercato di ricreare uno di questi veicoli noleggiando un artigiano tradizionale taiwanese di lanterne volanti. Il volo è rappresentato in un video, che riflette la previsione di viaggiare alla “velocità del vento emettendo un suono melodioso”. La forma dell’opera Vimana ricorda droni attuali, che si adattano anche con la descrizione. Ma l’artista ha scelto di non considerare Vimana come una profezia visionaria, ma come una visione intensa, e di darle di conseguenza una forma fisica.

Tempo Tempo, smarter faster better | Neural


[Letto su Neural]

Anche se non lo conosciamo o non lo notiamo, tutta la nostra società è il prodotto di metodologie introdotte all’inizio del XX secolo, principalmente il fordismo e il taylorismo, concepiti per ottimizzare la produzione industriale, aumentando scientificamente l’efficienza dei lavoratori. “Tempo Tempo” è un’installazione di Sanela Jahić, composta da un doppio canale video e da un oggetto cinetico. I due video si confrontano, fianco a fianco, con filmati d’archivio dei pionieristici studi sul tempo e sul movimento di Frank Bunker Gilbreth nella stessa epoca di Ford e Taylor, accanto a filmati moderni provenienti da una fabbrica in cui i lavoratori stanno riflettendo sulla robotizzazione della loro produzione, alternati a statistiche che confrontano i costi dei robot e dei lavoratori. L’oggetto cinetico è un metronomo che produce scintille, richiamando la luce usata nelle quantificazioni di Gilbreth. L’intero ritmo dell’installazione si unisce al concetto, dettando il tempo per essere vista il quale svela perfettamente anche la questione dello storico capitalismo.

Jacques Rancière – The Groove of the Poem, reading Philippe Beck | Neural


[Letto su Neural]

Il rapporto tra il mondo della musica e quello della letteratura è stretto, grazie ai suoni condivisi, a qualche tipo di struttura, e soprattutto all’immaginario che entrambi hanno costruito per destare. La poesia in particolare può essere estremamente informativa sulla produzione di suoni con il proprio uso delle parole e del ritmo. Philippe Beck è un poeta francese, che ha collaborato con musicisti su varie opere tra cui musica contemporanea e acusmatica. Egli compone poesie che possono essere evocative, soprattutto se legate al suono. È quello che a un certo punto Rancière, scrivendo e curando questo libro, descrive come una “virtualità dell’incanto e dell’istruzione”. La capacità di Beck di creare un’immagine sonora nel suo uso delle parole risuona effettivamente nella nostra mente. Come per le opere d’arte concettuale che evocano l’arte che poi si forma nella nostra immaginazione, qui i suoni vengono trasmessi attraverso una sofisticata articolazione e poi suonati attraverso meccanismi che risiedono nella nostra mente. Si tratta di un dispositivo sofisticato, molto diverso dalla poesia sonora esplicita o astratta, che sono direttamente rivolti alle nostre orecchie. Nella sua “Musica”, per esempio, si descrive l’attraente potere istintivo della musica e l’azione di un’ascia è accoppiata con un’arpa eolica. Questa qualità, insieme alla struttura del suo lavoro, viene qui discussa attraverso analisi e conversazioni. Ma la sua poesia è un esempio di come possiamo immaginare la sound art usando il linguaggio come mezzo di trasmissione e la nostra mente come strumento di gioco e possibilmente anche di memorizzazione.

The Aerographer, spatial anxieties | Neural


[Letto su Neural]

Luiz Zanotello pensa che interpretare le differenze e stabilire i confini stia generando “ansie spaziali” soprattutto perché siamo inclini a una mediazione tecnologica che sta accentuando la nostra crescente incertezza. Egli interpreta poi questi sentimenti nella sua installazione “The Aerographer”, misurando il flusso d’aria in diversi punti all’interno di una stanza, le cui differenze causano il movimento di una serie di nodi di plastica bianca. Questi nodi possono muoversi su assi diversi, cambiando le connessioni tra le linee, diventando una visualizzazione dei cambiamenti nella topografia dell’aria. Si tratta di un display cinetico che agisce in modo autonomo attraverso anemometri che misurano le variazioni di temperatura, rilevando così la velocità dell’aria. Ciò che mostra alla vista è una metafora di un costante cambiamento e adattamento al resto del sistema. Che è quello che fanno tecnicamente le reti e che cosa fa di conseguenza la società, indotta da flussi invisibili ma presenti e influenti.

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