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La sfida Cnr-Google a colpi di qubit | OggiScienza


Su OggiScienza un articolo che esplora le nuove visioni della computazione quantistica. Il tutto ha quasi sapore di magia, questo aprirsi di porte infinite laddove servano ha un qualcosa di mistico, eppure è tecnologia che parla con fibre d’infinito, e ciò mi rende elettrizzato.

“In questo momento i computer quantistici rappresentano il futuro – spiega Prati, che ha collaborato con l’Università di Milano e il Politecnico meneghino – Non abbiamo ancora un hardware abbastanza potente, ma nel frattempo possiamo costruire dei software che ci permettano di sviluppare al meglio la tecnologia non appena l’infrastruttura sarà pronta”.

Il nucleo della scoperta di Prati e compagni (che è stata brevettata) ruota attorno alle porte logiche: “Nei computer tradizionali, sono circuiti che permettono le operazioni tra i bit. – spiega il ricercatore – A partire da queste operazioni elementari, si costruiscono tutte le operazioni possibili per un computer, come se fossero dei piccoli mattoncini”. Allo stesso modo, un computer quantistico si basa sui bit quantistici, “mattoncini con cui si costruiscono tutte le operazioni di livello più alto”.
In un computer quantistico le porte logiche sono una quantità finita e dunque possono essere “combinate” solo in un certo numero di modi. “Con il nostro metodo, è possibile costruirle in tempo reale: se mentre si sta lavorando a un problema ci si accorge che servirebbe una porta logica per risolvere un calcolo già in corso, la si può creare sul momento. Questo significa modificare il programma in tempo reale, mentre viene eseguito”. Di fatto, si tratta di un compilatore quantistico in grado di programmare un algoritmo su qualsiasi computer quantistico basato su porte logiche. Si tratta di un capovolgimento non da poco: invece di adattare il proprio lavoro a quello che già esiste, si possono creare soluzioni adatte al tipo di calcolo in corso.

La fibra ottica che studia il mondo. Sopra e sotto terra – la Repubblica


Su Repubblica un interessante articolo – con tutte le sue implicazioni distopiche – su cosa avviene con la comune fibra ottica che abbiamo in molte case, uffici, sotto il suolo, nei muri delle nostre città.

Il Fiber Sensing, conosciuto come “sensoristica distribuita” è una tecnologia che consente misurazioni continue in tempo reale su tutta la lunghezza di un cavo in fibra ottica. Con questa tecnologia, il cavo si trasforma in una serie ininterrotta di ‘microfoni’ virtuali, a migliaia, che ascoltano in tempo reale le vibrazioni e i suoni prodotti nell’ambiente in cui si trova il collegamento. La fibra diventa il sensore nel quale un interrogatore laser introduce un segnale ottico per rilevare ciò che accade lungo il collegamento, con una risoluzione in frequenza, spazio e tempo altissima, non raggiungibile tramite i sensori convenzionali. Grazie ad avanzati algoritmi software è quindi possibile captare e monitorare i diversi eventi che hanno per teatro l’ambiente circostante. Non si parla soltanto di fatti traumatici come i terremoti, ma anche di tutto ciò che proviene dal traffico dei veicoli o dalle attività dell’uomo come i lavori di scavo, le perdite nelle condotte energetiche, i difetti sulle linee di trasporto ferroviarie, e così via.

Avete anche voi un prurito al naso? Non vi viene voglia di sapere cosa queste fibre trasmettano, e a chi?

Cosmogonia – Intervista a Mariano Equizzi: Diana, 6 1 mito!


Bella intervista di Fabrizio Catalano a Mariano Equizzi sul tema, sul progetto tecnologico e culturale di realtà aumentata 6 1 mito. Ascoltatela attentamente: sviscerare il tessuto urbano delle nostre città italiche – Roma, nel caso in questione – in funzione dei miti ancestrali che in età classica si sono condensati in divinità è cultura, e che oggi sono diventati supereroi e altre amenità americane varie.

Andreas Bülhoff and Marc Matter – ɅV / A Sonic Writing Tool | Neural


[Letto su Neural]

Per l’etichetta berlinese Research and Waves, un progetto artistico curatoriale di Jasmina Al-Qaisi, Maria Karpushina, Gustavo Méndez Lopez, Norman Neumann ed Henrik Nieratschker, è uscito un vinile dodici pollici composto da parole, una sorta di tool per dj che può essere utilizzato allo scopo di comporre un dialogo artificiale. ɅV (trascrizione fonetica per of o off) è per Andreas Bülhoff e Marc Matter – gli autori di questa opera molto particolare – una versione post-digitale di poesia sonora che fa uso di trentadue parole monosillabiche su ogni lato, parole che sono state raccolte nell’inverno 2018/19 dal sito web del New York Times e da un subforum intitolato Politically Incorrect. Le parole sono recitate da due voci sintetiche e le piattaforme prese in considerazione rispecchiano estremi opposti dell’attuale dibattito online in bilico fra liberalismo mainstream e sottocultura reazionaria, linguaggio formale e informale, approccio giornalistico e chiacchiere da messaggeria. ɅV è anche considerato dagli autori e dal collettivo redazionale una sorta di punto di partenza per Attune, la piattaforma online di Research and Waves che esplora e coltiva processi e gesti sonori, focalizzandosi sulle pratiche di remixing, sampling, cutting, mashing, quoting, covering, morphing e fading, innescando così un dibattito interculturale su varie forme di oppressione come il razzismo e la supremazia bianca, il patriarcato e il neoliberismo. Le parole possono essere neutre? Evidentemente no, ma molto dipende da cosa s’intende per neutro. Il linguaggio non è qualcosa di statico, vive di continui cambiamenti e i contesti d’uso di chi lo parla e lo scrive non sono a loro volta neutrali. Tantomeno il linguaggio non è mai neutro dal punto di vista politico, poiché la narrazione di quella che ci appare la realtà è sempre mutevole e cambia per come percepiamo e agiamo nel quotidiano. Negli intenti degli attivisti di Attune è importante mostrare quelli che sono gli esempi di una tangibile distanza culturale intorno all’identità e alla politica di classe, innestando una discussione critica sul linguaggio tutt’altro che banale e trita. Non resta che ricollegare i punti mancanti tra le parole e le loro fonti, frammenti di un discorso non certo semplice su quello che è lo stato della società attuale, medicalizzata e sottoposta ad assalti virali fino allo stesso cuore della lingua.

Project Alias, home privacy | Neural


[Letto su Neural]

Il cordyceps è un fungo parassita che si innesta negli insetti nutrendosene. Project Alias, di Bjørn Karmann and Tore Knudsen, è un simile “parassita” per gli home device, che può essere personalizzato per controllare i propri smart assistant tutelando la propria privacy. Ispirato al vero fungo parassita, questo piccolo assistente è costituito da un guscio stampato in 3D molto simile a una morbida e seducente colata di gelato che nasconde un microphone array, un raspberry pi e un altoparlante e può essere posizionato facilmente sui più comuni assistenti vocali domestici. 
Attraverso una semplice applicazione l’utente può addestrare Alias a reagire a una parola-input personalizzata: dopo questo addestramento, Alias prende il controllo dell’assistente vocale domestico attivandolo e spegnendolo. Una volta innescato, inoltre, e completamente offline, traduce i comandi vocali e trasmette un rumore continuo al device di cui è parassita, che in questo modo è inibito dal registrare altri suoni “privati” circostanti. Il progetto, riflette criticamente sui prodotti commerciali “intelligenti” che tendono a considerare gli utenti come passivi esecutori, anche all’interno della propria casa. Alias, nel suo design pulito e malleabile, sembra sogghignare all’intelligenza millantata dagli smart device della grande produzione, quasi con la con la malizia crudele del vero fungo cordyceps.

Mondare le teorie errate


Buttare via la chiave per mondare i deliri insussistenti, le scorciatoie ideologiche che portano dritte all’errore: la psichedelia, lo sciamanesimo, non possono essere i percorsi corretti per chi erra a destra.

Bricolage, what if a cell were to escape, like a tiger from the zoo? | Neural


[Letto su Neural]

Bricolage è un’installazione che cresce nell’incubatrice che la custodisce. In questo ambiente protetto creato ad hoc crescono dei “bio-bot”, strutture cellulari autonome, specificamente bioingegnerizzate da Nathan Thompson, Guy Ben-Ary e Sebastian Diecke. I bio-bot sono fatti di cellule di sangue, muscolo cardiaco e seta e crescono assembrandosi autonomamente in forme sempre diverse: si contraggono, si dimenano e si aggregano, diventando man mano visibili a occhio nudo. Il loro aspetto è simile a una medusa senza tentacoli, nei minimi movimenti si percepisce un ritmo che ricorda il (nostro) battito cardiaco. La mancanza di intermediazione di strumenti tecnici specifici (come per esempio il microscopio) rende l’interazione con queste entità immediata e diretta, quasi familiare. Nell’allestimento, l’installazione è accompagnata da un testo visivo della scrittrice Josephine Wilson, che esplora il concetto di “bricolage” come processo creativo che mette in relazione caotica l’arte e la scienza. “What if a cell were to escape, like a tiger from the zoo?”, “Can you feel sorry for a cell, or does it depend where they come from?”, si legge nei suoi scritti. È difficile prevedere quali forme emergeranno dal processo di autoassemblaggio, ed è in questa incertezza che lo spettatore è invitato ad entrare e osservare.

DreamBank – Dreaming is not (just) human | Neural


[Letto su Neural]

L’esperto di sogni G. William Domhoff, illustre professore e ricercatore di psicologia presso l’UC Santa Cruz ha speso decenni nello studio dei sogni e il loro significato. Nell’arco degli anni egli ha spostato la propria attenzione dalla comprensione dei sogni alla comprensione delle condizioni e delle parti del cervello che danno vita ai sogni. Nella sua teoria neurocognitiva integrata egli ipotizza che durante l’atto creativo del sogno lo stato mentale è del tutto simile alla deriva del pensiero da svegli. A quell’indefinito momento durante il quale (sembra ce ne siano diversi durante la giornata di ciascuno di noi) la mente vaga senza un preciso pensiero logico, in un percorso indefinito, imprevedibile e creativo. È proprio a questa teoria che fa riferimento DreamBank, l’opera d’arte generativa dell’artista Claire Malrieux che con il suo lavoro indaga il rapporto tra forma e narrativa, tra potenza creativa e potenza computazionale. DreamBank si mostra al pubblico in una forma estetica essenziale e come una TV in un salotto non punta a nessuna spettacolarizzazione. L’opera attinge da una banca di sogni e basandosi su una classificazione tridimensionale delle emozioni e sullo studio neurocognitivo del processo cerebrale dei sogni, è concepito come un ecosistema che fonde l’analisi semantica ed emotiva dei racconti dei sogni con i comportamenti reattivi e i gesti grafici di un algoritmo in un principio di apprendimento continuo ed evolutivo. Il sogno (o gli infiniti sogni) assume la forma di uno storytelling grafico, generato e raccontato in tempo reale dalla macchina che dismette i panni funzionali in cui siamo abituati a vederla, non più come uno strumento nelle mani dell’uomo, essa non imita ma crea e racconta, disegna imprevedibili forme, in uno spettacolo i cui meccanismi di creazione costituiscono la realizzazione visiva autonoma di una precisa intenzione visionaria.

Chthulupunk, sottogenere del solarpunk? | NAZIONE OSCURA CAOTICA


Riflessioni sulla natura del reale intorno noi. Sul blog della Nazione Oscura.

Le discussioni intorno alla letteratura solarpunk, considerata parte della climate science-fiction (che peraltro ha i precedenti della ecological science-fiction degli anni ’60) sono molto attuali negli ultimi anni. Ci si chiede come la fantascienza  – come punta di diamante della letteratura nel proiettarsi verso il futuro e considerare le problematiche che questo presenterà agli uomini e alla Terra – deve affrontare l’argomento. Negli anni ’90 e Duemila ha prevalso la distopia (il successo di Black Mirror è un chiaro esempio), ovvero una visione più o meno negativa del futuro. Qui la fantascienza (o semplicemente la letteratura speculativa) adotta il metodo del monito, mostra infatti il risultato delle politiche sociali, economiche ed ecologiche attuali. Un’ombra lunga sul futuro. Ma questi moniti, vuoi perché sono eccessivi, vuoi perché sono aumentati, vuoi perché vengono percepiti come minacce, sembrano aver perso la loro efficacia. O forse, al contrario, il messaggio è stato recepito dai più, e ora viene da pensare: “Ecco come va a finire se andiamo avanti così. Ma se NON andiamo avanti così?” La risposta, apparentemente, arriva dal solarpunk, che suggerisce strade alternative, anche qui, comunque, prendendo spunto da indizi e segnali (ancora minoritari) dall’attualità. Il metodo non è più quello del monito, ma del suggerimento. Detto questo, è inevitabile sospettare che in generale, questo metodo, possa scadere nella didascalità, nella dissertazione saggistica, nella visione aproblematica new age. Chi conosce bene il funzionamento della letteratura, dall’800 a oggi, sa che per essere persuasiva non deve spiegare le proprie argomentazioni, ma semplicemente mostrarle (il classico “show, don’t tell”, in fondo), per cui il rischio concreto è che il solarpunk scoppi come una bolla, nonostante abbia delle potenzialità che vanno decisamente oltre al subgenere.

Leggendo Chthulucene di Donna Haraway è evidente che il futuro non potrà essere una redenzione dei peccati dell’antropocene o del capitalocene, ma una nuova consapevolezza, un nuovo “pensiero che pensa altri pensieri”, che caratterizzerà il futuro. Prima fra tutte la consapevolezza che noi NON siamo gli unici attori di questo pianeta, cioè rigettare l’antropocentrismo e accettare il non umano (e l’inumano) è la premessa necessaria a ogni altro pensiero sul futuro. Per cui Haraway definisce lo chthulucene (scritto così, diversamente da Lovecraft, senza “h” dopo la “l”, ) come questo nuovo atteggiamento/consapevolezza (che lei chiama chiama responso-abilità, cioè la responsabilità di avere l’abilità di rispondere agli stimoli del pianeta e della natura).

Tornando ai generi e alla “letteratura del futuro”, è necessario quindi che il solarpunk non rimanga uno sterile esercizio di “immaginazione ottimista”, ma che contenga le problematiche dei molteplici rapporti che noi abbiamo con il mondo, con i parassiti, i batteri, i virus e tutti i biomi che ci circondano. Di più: ridefinire il “noi” oltre l’essere umano, e intenderlo come intero sistema biologico, come olobioma. Per questo propongo il temine Chthulupunk per definire questo subgenere di letteratura.

FANTAROCK – Un’ambigua utopia


Su GrandeComeUnaCittà un lungo articolo di Mario Gazzola che approfondisce con la sua consueta maestria e conoscenza le tematiche e gli scenari che fanno da supporto a Fantarock, l’antologia di rock& SF da lui curata qualche mese fa. Vi lascio a un estratto del suo flusso di conoscenza.

“Fantarock”, chi era costui?

O meglio… cos’è? Ok, parlare di rock vuol dire parlare di una galassia musicale in cui c’è dentro di tutto: dalle canzonette di Elvis al maledettismo di Marilyn Manson, dai Beatles agli Stones, dal folk rock di Dylan, Crosby, Neil Young fino ai cantautori italiani, a Tom Waits e Springsteen, dall’hard di Deep Purple e Led Zeppelin al metallo pesante di Iron Maiden e Metallica, le aeree ricercatezze di Pink Floyd e Genesis, la furia iconoclasta dei Sex Pistols e il reggae bianco di Clash e Police, l’elettronica glaciale di Brian Eno, i robotici Kraftwerk e i Tuxedomoon, l’epica degli U2, il funk di James Brown, la disco di Moroder e dei fantascientifici Rockets, fino al gioco ricombinatorio di tutto quanto sopra, cui l’hip hop e poi la techno da rave hanno dato vita grazie alla tecnologia cut-up del campionamento…

The Nefilim

Fields Of The Nephilim

AppartenendoMI

Ero roba Tua

AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

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CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

ADESSO-DOPO

SCIVOLO.

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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Come vivere senza stomaco, amare la musica ed essere sereni

Luke Atkins

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Racconti di viaggi e di emozioni.

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Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

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The blog of fantasy writer Storm Constantine

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Una finestra per un altro mondo. Un mondo che vi farà sognare, oppure...

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“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

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“Quando siamo calmi e pieni di saggezza, ci accorgiamo che solo le cose nobili e grandi hanno un’esistenza assoluta e duratura, mentre le piccole paure e i piccoli pensieri sono solo l’ombra della realtà.” (H. D. Thoreau)

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