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Edited by Jérôme Delormas, Michaële Liénart, Clémence Seurat – Extra Fantômes | Neural


[Letto su Neural]

Sembra che ci sia una relazione nascosta tra i momenti della storia in cui la tecnologia istiga a dei cambiamenti strutturali e un aumento d’interesse per il paranormale e il soprannaturale. Una possibile spiegazione di ciò è che tutto questo appartenga al regno dell’invisibile in espansione. Altre spiegazioni sono che i fantasmi, come i media, sono effimeri, volatili e ricchi di contenuti. Sin dai primordiali momenti in cui la fotografia è stata utilizzata per catturare immagini spettrali o fenomeni paranormali, fino all’uso di Electronic Voice Phenomena (EVP), il collegamento tra il paranormale e i media ha assunto forme diverse. La pubblicazione in questione è il catalogo della mostra “Extra Fantômes. Il reale, il falso, l’incerto”, che ha avuto luogo presso la Gaité Lyrique di Parigi nel 2016. Questa mostra ha ottenuto un’eco e una più ampia attenzione di recente, fornendo la giusta connessione tra fantasmi e media (“Awake Are Only the Spirits” all’ Hartware Medien Kunstverein nel 2009 e la mostra sui fotografi Anna & Bernhard Blume al Centre Pompidou nel 2015). È da sottolineare come il catalogo sia correttamente prodotto e i saggi opportunamente alternati alla presentazione di ogni opera e come tra gli studi presentati compaiano alcuni classici come “The New Aesthetic and its politics” di James Bridle, ma anche testi nuovi – o non facili da reperire – come “La Vérité Come Matière Flexible” di Elliot Woods, “Ether 2.0” di Marie Lechner o “Où Tu Vas, J’y Serai Toujours”di Finn Brunton, ricerche che definiscono in modo fresco e competente un campo culturale vago per natura.

Eggsistential Angst, avoiding the countdown | Neural


[Letto su Neural]

Eggsistential Angst è un’opera di Neil Mendoza, definita dallo stesso artista “an investigation into balance and survival as an egg and a pendulum weave a never ending dance”. Nell’installazione, un pendolo grande e metallico oscilla, con il suo costante e crescente dondolio. Quando il movimento raggiunge una potenza tale da trasformare l’oscillazione in una rotazione completa, si attiva sull’estremità del pendolo una ruota di reazione, di quelle utilizzate anche per guidare il movimento dei satelliti. Guidata da un servo motore, tale ruota inverte il verso del dondolio, provocando la rotazione completa del pendolo nella direzione opposta a quella di partenza. Questo continuo movimento apparentemente innocuo avviene a pochi millimetri da un uovo, posizionato su un piedistallo sottile e slanciato, che con lievi ma scattanti spostamenti riesce elegantemente a scansare tutti i passaggi del pendolo. Motori, schede Arduino e due motori “stepper” aggiuntivi garantiscono la perfetta interazione fra i due elementi. Se nella Pala di Brera di Piero della Francesca, pende dal cielo come simbolo di fertilità, protezione e fecondità, in Eggsistential Angst l’uovo rovescia (letteralmente) la sua posizione: da sempre segno di nascita, protezione e vita, l’uovo è in quest’opera (e forse in questo tempo) simbolo di manifesta fragilità, costantemente minacciato dal dispiegarsi dei minuti battuti dal pendolo, come un lento ed ineffabile conto alla rovescia, dal quale riesce con fatica a sottrarsi.

La Mariée Remise à Nu Par le Binaire / The Machine is Speaking | Neural


[Letto su Neural]

Dare corso ad alcune funzioni fondamentali del nostro corpo affidandole a una macchina può essere un gesto estremo, anche se è solo temporaneo. Se questo abbandono comporta anche la nostra capacità di comunicare volontariamente, poi il gesto diventa ancora più radicale. La Mariée Remise à nu par le Binaire di Nataliya Petkova è una struttura robotica performativa che consente questo tipo di azione. Essa riprende alcune parti nodali del corpo coinvolte nel sistema vocale in modo da permettere a una macchina di utilizzarle per “parlare”. L’artista sostiene che il corpo diventa semplicemente una “scatola di risonanza”. Infatti, i motori che controllano i movimenti della bocca, le piccole scosse elettriche inviate alla lingua elettronicamente e la laringe artificiale premuta alla gola per stimolare le corde vocali, articolando un discorso generativo o audio-reattivo, tutto sottolinea questa sensazione. In questo progetto – allora – la Petkova incarna straordinariamente un profondo immedesimarsi nei meandri di una comunicazione ostruita per mezzo di timori elettromeccanici in una funzionale e ancora universale protesi.

Deep Web | Carola Frediani | Stampa Alternativa


Da BooksBlog la segnalazione di un libro che tratta l’argomento DeepWeb a cura di Carola Frediani. Parliamo di un argomento parecchio oscuro, nicchie di internet in cui può avvenire di tutto, all’ombra della grande Rete ufficiale. Per i tipi di StampaAlternativa; un estratto:

 

Deep Web. La rete oltre Google di Carola Frediani è l’antidoto alle semplificazioni comuni nelle battaglie all’ultimo click che si combattono in Rete. Frutto di un lungo lavoro immersivo nel mondo del Dark Web o darknet che dir si voglia, questo saggio edito da Stampa Alternativa è un reportage nella parte sommersa di internet, nella zona d’ombra non raggiunta dai motori di ricerca.

Spesso descritto come un “inferno dantesco” e come il “regno di spacciatori, pedofili, terroristi, hacker disposti a tutto”, il Deep Web è anche uno spazio di attivismo e di resistenza, il luogo nel quale, per esempio, si rifugia la dissidenza nei Paesi che vivono sotto regimi dittatoriali. Di questo ecosistema digitale sommerso fanno parteanche intranet aziendali, vari database, siti protetti da password e altri ambiti non pubblici”.

Frediani espone i fatti, non elargisce opinioni, né esprime giudizi. L’aspetto che valorizza il saggio di Stampa Alternativa è proprio l’obiettività, la capacità di approfondire lasciando al lettore l’eventuale giudizio sui protagonisti delle vicende raccontate.

Perché quello del Deep Web è un contesto paradossale in cui i più limpidi e sinceri attivisti dei diritti umani e i più incalliti cybercriminali non possono che condividere lo stesso spazio”.

Quattro i capitoli in cui si articola il libro. Nel primo viene raccontata la parabola di Silk Road, la piattaforma di vendita sulla quale per due anni e mezzo si sono svolte compravendite di droga, armi, pornografia (non con contenuti pedofili) e oggetti più o meno legali. Nel secondo Frediani esplora i molteplici aspetti dell’hacking e delle truffe online. Il terzo capitolo è dedicato all’attivismo, alle lotte di Anonymus, dalle battaglie politiche alla lotta a terrorismo e pedofilia. Il quarto e ultimo capitolo spiega che cos’è Tor, il sistema di comunicazione anonima finalizzato a proteggere la privacy degli utenti, la loro libertà e la possibilità di condurre delle comunicazioni confidenziali senza che queste vengano monitorate.

Technologies of Care, Online Worker Stories | Neural


[Letto su Neural]

Technologies of Care”, un progetto dell’artista Elisa Giardina Papa, è parte della serie “The Download” e come tale è completamente downloadabile da Rhizome , che ha commissionato il pezzo. L’opera è costituita da ritratti di diversi tipi di lavoratori on-line, sei dei quali sono identificati come donne, più un possibile bot. Questi ritratti sono strutturati in forma d’interviste effettuate a coloro che praticano quello che l’artista definisce “lavoro affettivo network-based”. L’artista è una ricercatrice che – cosa molto importante – assume i rispettivi lavoratori, siano essi reali o bot. Una volta lanciata, ogni intervista interagisce con il browser dello spettatore attraverso uno script che può solo essere guardato e ascoltato con una lenta rotazione delle forme 3D ricavate dagli stessi ambienti domestici nei quali sono situati gli operatori. La precarietà, la negoziazione delle identità e degli ambienti di lavoro personali sono alcuni degli elementi chiave che emergono dal rapporto on-line tra il commissionante e il lavoratore. Le storie narrate diventano poi i vividi e astratti esseri umani che rimangono infine quando l’interfaccia viene rimossa.

Sarah Cook – Information | Neural


[Letto su Neural]

Qual è la principale differenza tra un curatore e un editore? Apparentemente una certa discrepanza è in gran parte dovuta ai mezzi che questi professionisti utilizzano (la scatola bianca contro la pagina bianca), e – per quanto possibile – ciò è in relazione all’organizzazione delle specifiche conoscenze in tali distintivi spazi. Sarah Cook non è soltanto una curatrice, bensì anche una profonda studiosa degli ambiti conoscitivi legati al digitale e alle sue pratiche. Di conseguenza è facile immaginare come in Information Cook utilizzi un “approccio curatoriale”, correlato al processo di modifica nella selezione e organizzazione di un’antologia di testi. Le cinque sezioni sono organizzate attorno a tutto il ciclo di vita delle informazioni e sono destinate ad essere “un sondaggio d’arte oltre la teoria dell’informazione”. Sono inclusi testi su artisti e/o forme artistiche, che comprendono pratiche d’avanguardia in voga dal 1960 ad oggi. Tali sperimentazioni sono tratte da un eclettico mix di formati che vanno dai comunicati stampa alle interviste, comprese le dichiarazioni di curatori e artisti. Si tratta di una selezione molto ricca e coerente, in cui concetti come segnali e significanti, insieme con la quantità e la qualità delle informazioni, vengono affrontati attraverso lenti specifiche, rendendo più credibile il coinvolgimento rispetto a quanto solitamente accade con dei testi teorici. Tutti questi focus, seppure ben collegati tra loro, sono anche ampliati nell’introduzione del libro, con le citazioni e altrettante opere non necessariamente incluse nei testi. Come l’autrice afferma “l’informazione non è la cosa, ma piuttosto il processo della sua stessa manifestazione”. Tali procedimenti,quindi, sembrano essere perfettamente legittimati.

Wolfgang Ernst – Sonic Time Machines: Explicit Sound, Sirenic Voices, and Implicit Sonicity | Neural


[Letto su Neural]

Il tempo e il suono possono vantare una relazione indissolubile, analizzata – per esempio ­in discipline attinenti all’acustica, alla musica e ai media, ma Wolfgang Ernst ha concepito un approccio differente nel definire in maniera compiuta un tale rapporto, sottolineandone soprattutto alcuni elementi ricorrenti. Uno è sonicity, la cui definizione comprende “oscillatory events” o “sonic knowledge implicit within instruments of sound analysis” e allo stesso tempo “graphically or mathematically derived sound” o “their mathematically reverse equivalent”. Ernst ricorsivamente definisce le sonorità come “non originate da corpi fisicamente risonanti, ma da processi electro-tecnici e techno-matematici“. Egli, che è anche l’autore di Chronopoetics e Digital Memory and the Archive, è ispirato da come McLuhan definisce lo “spazio acustico”, rafforzando poi l’essenzialità del tempo nei media contemporanei. Il teorico tedesco è attratto dalle tecniche di archeologia dei media, per esempio la Phonovision, una tecnologia che già nel 1920 registrava le immagini su dischi in vinile. In questa pubblicazione, inoltre, Ernst affronta la “processualità temporale” che suoni e media strutturalmente condividono, confermando una scrittura davvero eclettica – suo marchio di fabbrica – e dividendo il libro in tre parti, concentrandosi sul concetto e la definizione di sonicity, sulla natura tecnologica dei media sonori e, infine, sulla dimensione tecnica e temporale delle manifestazioni auditive.

Chiara Prezzavento

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… Dorothy si trova in un mondo colorato con delle piccole casette e una stradina dorata, in viaggio verso la città di smeraldo. Il mago di Oz (1939)

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