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Archivio per Concerti

Compleannoise 2017


[Dal bollettino ORDRZ]

Compleanno in musica per festeggiare uno dei musicisti che compie gli anni in quei giorni. Un evento a cui parteciperanno artisti e musicisti dell’area sperimentale, per una festa/concerto arricchita da interventi di strip plastic show e performance video. Presenterà la serata Antonello Cresti.

Sul palco si alterneranno:
Mademoiselle Bistouri – harsh noise
P.U.M.A. aka Luca Valisi – ambient/experimental noise
ODRZ – industrial/noise + Lametàfisica strip plastic show
Calembour – elettronica + video
Mulo Muto – experimental noise

Banchetto dischi a cura delle etichette svizzere Luce Sia e Show Me Your Wuond. Torta industriale di Castrense Calandra.

Spazio Ligera – Via Padova, 133 – Milano / 22 Aprile 2017 – Ore 22,00. Ingresso 5,00 euro

Phurpa – Il suono che purifica dalle profondità | Words Social Forum


Un post, sul WordSocialForum, per introdurre e illustrare al meglio le tematiche psichiche, meditative e ritual dei Phurpa, un collettivo russo – che ho visto live circa due anni fa – che fa della trascendenza la sua bandiera e interiorità. Nessun testo da cantare, solo suoni, solo energia, solo sciamanesimo durante i loro live-act. Dimenticate il Pop e tutte le sue assurdità musicali odierne, la cosa che più si avvicina loro è certa psichedelia floydiana degli inizi, ma loro sono ben oltre, hanno una capacità di evocare energie ed esseri sottili che lascia stupefatti durante il sogno a occhi semichiusi che si dispiega in noi mentre si è inebriati dai fumi delle radici che bruciano in scena. A Genova, il 13 aprile, chi può vada.

Nel 1990 a Mosca, guidati da Alexei Tegin, un gruppo di artisti e musicisti si avvicinava allo studio della musica rituale; l’obbiettivo era quello di allontanarsi dalla musica che stava spopolando in quel periodo e recuperare le radici musicali nelle antiche culture Egizie, Iraniane e Tibetane.
Nel 2003 la lineup definitiva del progetto assumerà il nome di “Phurpa”. I membri che compongono questo gruppo sono accomunati dalle individuali ricerche nelle liturgie Bon e Buddhiste.

Il tipo di canto utilizzato (Gyer) e gli strumenti tipici della tradizione Bon generano un sound inconfondibile e differente da altri prodotti simili. I brani che possiamo ascoltare dai loro CD non sono semplici canzoni ma vere e proprie tracce sonore di rituali e di preghiere utilizzate dai monaci Tibetani.
L’armonia si diffonde a partire dal canto delle sillabe magiche (che cioè generano una modificazione sulla realtà) che compongono i mantra, e viene poi integrata dagli strumenti rituali che il Leader del gruppo più avanti ci esporrà. Non ci sono sintetizzatori e soprattutto non vengono usati strumenti che non abbiano componenti organiche (molti strumenti sono ricavati da ossa umane).
Il sound può risultare spesso oscuro ma il contenuto dei brani è sempre dei più puri, e forse, anche in questo, risiede l’affascinante bellezza di queste preghiere tradizionali Buddhiste.

Media-Trek » Blog Archive » Petra Magoni e Ferruccio Spinetti al Blue Note


Segnalazione d’obbligo e di soddisfazione per Mario “Black M” Gazzola, che approda sul blog di Ernesto Assante di Repubblica e scrive una recensione a un concerto da lui visto; qui la rece, dallo stile ultrariconoscibile e unico. Complimenti, Mario!

Gli acuti aguzzi di Petra. Cos’avete pensato? Mica la tragica Petra fassbinderiana: qui parliamo della solare Petra Magoni, che a sentirla cantare vi riaccende la vita. Accompagnata dal fido contrabbassista Ferruccio Spinetti – con cui da 14 anni fa coppia nel rodato duo Musica Nuda – Petra Magoni è una “maga di Oz della voce” benedetta dalla musa Euterpe, t’incanterebbe anche cantando degli estimi catastali. Ma se accende il juke box all’idrogeno delle sue cover, allora dimentichi tutto e voli Over The Rainbow, perché lei ti fa superare di slancio ogni barriera: per prima quella incrollabile fra generi musicali “alti” o “bassi”. Già, nel suo canzoniere una Paint It Black di Caterina Caselli ha la stessa dignità di quella degli Stones, e Judy Garland o il Nat King Cole di Nature Boy possono andare a braccetto con Händel, Madonna o Donatella Rettore: purtroppo ieri sera ci sono mancate proprio le sue versioni funamboliche di Like A Virgin e Splendido Splendente, ma vi basti sapere che la sua Blackbird non teme il confronto con le mille cover che già conoscete della gemma musicale di McCartney.

I Claudio Simonetti’s Goblin suonano dal vivo la colonna sonora di Dawn of the Dead di Romero e Suspiria di Dario Argento! | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di nuovi concerti su film dei Goblin di Claudio Simonetti: eseguiranno dal vivo le colonne sonore di Suspiria e Dawn of the Dead. Uno spettacolo davvero… il 23 e 24 febbraio a Milano e Seregno: chi può vada!

Ataraxia – May


Sabato sera al CSOA Forte Prenestino di Roma. Non perdeteli.

Kasper T. Toeplitz & Anna Zaradny – Stacja Nigdy w Życiu | Neural


[Letto su Neural]

Stacja Nigdy w Życiu è l’LP d’esordio per il duo formato da Kasper T. Toeplitz e Anna Zaradny, esperienziato compositore francese e musicista – di origini polacche – il primo, una delle personalità più importanti della nuova avanguardia polacca l’altra, che sarebbe riduttivo inquadrare solo come strumentista (sassofono e computer), considerando la sua assoluta propensione a una performatività assai sofisticata e complessa. Anche Toeplitz – conseguentemente – qui al basso, suonato sia con un archetto che direttamente con le mani, strumento collegato a più controller midi e a un iPad, utilizzando un gong e svariati microfoni, un’effettiera a pedali e un piccolo mixer, da parte sua è abilissimo nel dar vita ad improvvisazioni sonore ieratiche, sospese in siderali astrazioni, risucchi e sibili. Il tema del respiro sembra essere una delle ispirazioni celate nel progetto, dove invece più esplicitamente si fa riferimento al feedback, all’irrequietezza d’ogni condizione dell’esistere, come indicato dal titolo (mai posto nella vita), alla ricerca di un modello che non è scritto, alimentando una non-composizione che sembra venire dal nulla. Questo è il fulcro della collaborazione, sintonizzarsi su quello che di sfuggente in ogni relazione è insito, sulla pura sensazione e il tono. Nella performance tenutasi nel Gennaio del 2016 al Centre National De Création Musicale di Bétheny – in Francia – e magistralmente ripreso da Gilles Paté, la tensione partecipativa dei due sperimentatori è lampante, è quasi un culto di salvezza che è incarnato nel live, dove i corpi coesi dei due officianti affrontano l’esperienza di precarietà che trasuda da un setting quasi privato, intimista e condiviso solo con uno sparuto pubblico di “affiliati”, solidale nell’accedere ad un vero e proprio rituale di audio-guarigione. Sono due le composizioni comprese nell’album, una su ciascun lato del vinile pubblicato da AussenRaum – “Jamais” e “Never” – e le texture intriganti nella perenne mutazione dei rimandi conquisteranno irresistibilmente ogni ascoltatore.

Cindytalk in concerto a Roma, oggi 8 dicembre


Questa sera – anzi in definitiva tra poco, alle 22.00 – i Cindytalk suoneranno a Roma, al DalVerme, un gig per me assolutamente inaspettato: conosco la band dalla fine ’80, il mio stesso avatar è un particolare del loro primo disco e dire che li ho adorati oltre ogni misura, per la loro bestialità scatenata e rivolta al nero, all’interiore, alla colpa di essere incarnati, è dir troppo poco. Penso che non potrò fare altro che immergermi nel flusso delle loro proposte assolutamente antipop, e ricavarne quel nero a contatto che cerco continuamente. Ci vediamo lì?

Se avete passato i quarantacinque anni (e visto quanto il progetto sia datato, ci sta) cerchiate sul calendario con la penna la data. Se invece di anni ne avete un po’ meno, tirate fuori lo smartphone e piazzatevi un promemoria, perché la serata è di quelle grosse. Cindytalk è una delle personalità più borderline che ci siano. Nativa di Edimburgo, transgender, con un curriculum pieno di collaborazioni illustri (da This Mortal Coil a Cocteau Twins, passando per il recentissimo 12’’ condiviso con Ancient Methods sulla Diagonal di Powell), ha influenzato una pleteora di artisti. Musica che si muoveva nell’industrial più astratto negli anni 80, e che ha conosciuto nuova vita a partire dal 2009 con la sua rinascita su Editions Mego. Ambient, glitch, pulsioni sinistre. Un tranquillo giovedì sera di paura.

Gwynto

Aspirante scrittrice, lettrice avida, amante delle parole

Chiara Prezzavento

editing, scrittura, lettura

the green path

… Dorothy si trova in un mondo colorato con delle piccole casette e una stradina dorata, in viaggio verso la città di smeraldo. Il mago di Oz (1939)

The Darkest Art

A journey through dark art.

Parole Loro

"L'attualità tra virgolette"

Ottobre

giornale dei lavoratori

Arte&Cultura

Arte, cultura, beni culturali, ... e non solo.

Diario Esoterico

Un diario non è altro che un registro di viaggio.

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“Non so niente della coscienza”, disse Suzuki. ” Io cerco solo d’insegnare ai miei studenti ad ascoltare il canto degli uccelli”.

kyleweatwenyen

Come un angelo da collezione.

Come mi va...

E si femò a raccontare le sue storie al mare e il vento

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Un moto ondulatorio nel fluido e lineare scorrere dei miei pensieri

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Se ho provato momenti di entusiasmo, li devo all'arte; eppure, quanta vanità in essa! voler raffigurare l'uomo in un blocco di pietra o l'anima attraverso le parole, i sentimenti con dei suoni e la natura su una tela verniciata. Gustave Flaubert

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il tempo dell'archeologia. il tempo di guardare, vedere, scoprire, conoscere, viaggiare nel tempo e nello spazio attraverso il tempo dell'archeologia

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L'ultimo dei Barca, la cenere e il sangue

Michele Valente |Blog

Blogger e studente di Comunicazione e ricerca sociale. Scrivo di politica ed economia, europea e internazionale, attraverso un'ottica globale dei fenomeni della società

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La musica è una pratica occulta dell'aritmetica, dove l'anima non sa di calcolare - Leibniz

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