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Pink Floyd – Set The Controls For The Heart Of The Sun (1968) Take 2


Una delle migliori performance, in assoluto, dei Floyd alle prese con uno dei loro migliori brani. 1968…

Pink Floyd – Set The Controls For The Heart Of The Sun (1968)


Nel gorgo della perfezione psichedelica.

Yannis Kyriakides & Andy Moor – Pavilion | Neural


[Letto su Neural]

Qual è la sottile linea di demarcazione fra un live, il lavoro di studio ed essere parte di un’installazione artistica dove un consistente numero di persone sarebbe confluito in maniera pressoché continuativa? Yannis Kyriakides e Andy Moor invitati alla 57a Biennale di Venezia nel 2017 da Xavier Veilhan a partecipare al progetto Studio Venezia presso il padiglione francese hanno optato per una soluzione intermedia, quella di interagire occasionalmente con il pubblico, come stabilendo un contatto casuale, cercando di rompere l’aspettativa insita nell’idea di un concerto o di una performance nella quale la linea di demarcazione tra musicisti e pubblico fosse rigorosamente fissata. L’idea di fondo insita nell’installazione del multimedia artista parigino era quella di idealmente proiettare i visitatori nel mondo di uno studio di registrazione, ispirandosi alle seminali intuizioni di Kurt Schwitters, quelle che diedero vita nella prima metà degli anni venti al Merzbau ad Hannover, un atelier che era al tempo stesso un’opera in se, uno spazio-evento. Il padiglione traeva ispirazione in parte anche dal modernismo Bauhaus, dal suo essere luogo di creazione artistica, fondendo arte visiva e musica, ammiccando anche agli esperimenti del Black Mountain, innovativo college statunitense fondato nel 1933 e dedito allo studio dell’arte nelle sue varie espressioni. In questo studio di registrazione-scultura erano diversi i musicisti invitati da ogni parte del mondo che durante i sette mesi della Biennale avrebbero operato implementando le loro creazioni in un ambiente fuori dal comune, avendo a disposizione attrezzature di altissima qualità, tecnici del suono, strumenti di ogni tipo che potevano essere utilizzati. Kyriakides e Moor fra le apparecchiature predisposte hanno scelto di utilizzare solo degli storici sintetizzatori Moog, Buchla e Vermona, e il suono che adesso è stato selezionato scaturisce da complessive nove ore di registrazioni, per lo più improvvisate o basate su alcuni schemi ritmici che Kyriakides aveva in precedenza preparato. Il materiale, condensato in 45 minuti, ha giocoforza subito numerosi tagli e modifiche, diventando ancora più fascinoso e dissonante, con partiture alquanto difformi e suddivise per ispirazioni e tipi di effetti, suddivise in sei differenti tracce. L’impatto emozionale è notevole e gli accordi di chitarra di Moor sono avvincenti mentre l’elettronica di Kyriakides disegna diversi strati e strutture astratte, con inviluppi sognanti, tesi e millimetrici.

DAVID GILMOUR: INTERVISTA PER “GUITAR PLAYER” | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia una bella intervista a David Gilmour, che parla molto dei Floyd e anche di sé. Uno stralcio:

Quando ho intervistato Nick Mason e Roger Waters e ho chiesto della probabilità di una reunion dei Floyd, Nick ha detto: “Adoro i tour e vivo nella speranza“. Roger ha detto che era “fuori questione”…

I Pink Floyd finora sono un’opera in tre atti. Ci sarà mai un quarto atto?

No. Ho finito. Ho avuto una vita nei Pink Floyd per molti anni, e parecchi di quegli anni all’inizio, con Roger. E quegli anni, che sono considerati il nostro periodo di massimo splendore furono al 95% musicalmente appaganti, gioiosi e pieni di divertimento e risate. E di certo non voglio lasciare che l’altro cinque percento colori la mia visione di quello che è stato un tempo lungo e fantastico insieme. Ma ha fatto il suo corso, abbiamo finito, e sarebbe falso tornare indietro e farlo di nuovo. E farlo senza Rick [Wright] sarebbe semplicemente sbagliato. Sono felice per Roger che fa tutto ciò che vuole e si diverte e ottiene la gioia che deve aver avuto da quegli spettacoli di The Wall. Sono in pace con tutte queste cose. Ma non voglio assolutamente tornare indietro. Non voglio andare a suonare negli stadi. Sono libero di fare esattamente quello che voglio e come voglio farlo.

Fammi un esempio di un momento dei Pink Floyd che rivivi nella tua testa più e più volte perché è stato magnifico.

Oh, i grandi momenti sono innumerevoli. Ho migliaia di ricordi di istantanee che sono fantastici. Meddle è stato un grande momento per noi. Ha mostrato la via e ha avuto successo. Ma poi lo era anche A Saucerful of Secrets, The Dark Side of the Moon ovviamente è stato il momento di svolta ed è stato fantastico.

Che ne dici di un momento in cui ti raggomitoli, pensando all’orrore di tutto questo?

Non ho niente di imbarazzante. Anche se quando guardo Live at Pompeii, rabbrividisco.

Cosa ricordi del breve periodo in cui tu e Syd eravate entrambi nel gruppo?

È stato tragico, davvero. C’erano cinque concerti che facevamo insieme e lui … [sospira]. Abbiamo un po’ di riprese di Syd in uno spogliatoio da qualche parte in uno di quei concerti, e lui balla questa musica – una piccola danza – e sorride e ride. Ma lo guardi e dici: “Oh Dio, no, tragico”. Povero ragazzo. Non ricordo molto a riguardo. Ero nuovo di zecca e penso che sapessero che avrei preso il controllo.

Quali sono i tuoi ricordi dell’esibizione al Live 8? [Gilmour, Waters, Mason e Wright si sono esibiti per la prima volta in 24 anni all’evento del 2005.]

Mi è piaciuto moltissimo, anche se abbiamo avuto alcuni giorni di prove molto tese. Roger e io non ci parlavamo da anni.

 

Pink Floyd – Live Cincinnati, Ohio 8mm June 23, 1977


Gli appuntamenti coi Floyd erano avvenimenti catartici dell’acido surreale.

Pink Floyd /// Live at L.A. Sports Arena – 04.27.75 (Super 8mm film)


Qualcosa di bellissimo perso nelle pieghe del tempo…

Rick Wright- Breakthrough


Tutto il dolore che diviene liquido, e gas, e materia…

ROGER WATERS: “THE BRAVERY OF BEING OUT OF RANGE” – VERSIONE 2021 | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia la segnalazione della partecipazione avvenuta ieri di Roger Waters a un evento politico, Live for Gaza, in cui ha performato un suo vecchio brano di trent’anni fa, per sottolineare che c’è necessità di impegno politico, per evidenziare che l’anno prossimo lui tornerà sulle scene col suo This is not drill, spettacolo militante di cui tutti abbiamo bisogno per metterci di traverso a un sistema inumano e votato solo al business. Shine on.

Roger Waters: “Sono davvero felice di far parte di questa serata di musica, amore e movimento. Assicuratevi un biglietto e sintonizzatevi questo sabato per assistere alla première mondiale di io e la band che suoniamo ‘The Bravery of Being Out of Range’ (inclusa una nuova strofa).Coglierò l’occasione per chiedere ai giocatori della English Premier League (EPL) di unirsi a me in una campagna internazionale per convincere la FIFA e la UEFA a vietare alla squadra di calcio nazionale di Israele e alle società calcistiche israeliane di prendere parte alle competizioni internazionali fino a quando Israele non interromperà le sue politiche razziste di apartheid”.

 

RAI2 1977 “ODEON” – PINK FLOYD – LE IMMAGINI DELLA MUSICA” – SPECIALE SU ANIMALS


Ricordo questa trasmissione TV del ’77, la vidi ovviamente in diretta quasi per caso e anche se non era la primissima volta che sentivo parlare dei Floyd, ne rimasi davvero impressionato. Da allora, da lì – l’ho capito bene solo adesso, rivedendo il servizio – il senso di arte ha assunto la forma di questi stilemi, di queste dinamiche, e tutto il resto non è contemplato perché troppo semplice, troppo lineare.
Grazie a chi ha recuperato questo documento, che ha tutti i segni del videotape danneggiato dal tempo.

PINK FLOYD: SPECIALE “JAPAN TOUR 1971” | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia un piccolo special dedicata al primo tour che i Floyd fecero in Giappone nell’estate del ’71. Fu un trionfo, un’epifania per gli spettatori e forse anche per la band stessa, in stato di grazia eseguì le pietre miliari di un tempo che stava scorrendo rapidamente via e che si arricchì di effetti scenici involontari…

Il ‘mini-tour’ ebbe un gran successo, come spiega Nick MasonLa casa discografica organizzò una conferenza stampa (cosa che generalmente odiavamo) e ci consegnò i nostri primi dischi d’oro. Erano assolutamente fasulli, non li avevamo guadagnati effettivamente per le vendite discografiche, comunque apprezzammo il gesto. Il vero motivo del successo del tour fu uno spettacolo all’aperto, ad Hakone. Non solo si teneva in uno spazio molto suggestivo, situato in campagna a un paio d’ore da Tokio, ma in Giappone il pubblico di un festival era molto meno inibito di quello di un concerto al chiuso. In Giappone organizzavamo un viaggio sul treno ad alta velocità, visite ai templi e ai giardini di pietra e un’introduzione al sushi. Per noi, come per altre band, il sushi era diventato, durante il tour, la versione più sofisticata delle uova con patate e salsiccia.

I Pink Floyd in questo periodo erano in piena fase creativa, e stavano registrando l’album Meddle, infatti come si può ascoltare dalla registrazione bootleg di questi concerti, la prima strofa di ‘Echoes’ ha il testo completamente diverso da quello finito poi su disco. Particolare che non tutti sanno (o ricordano), è che la copertina dell’album “Meddle”, venne in mente al gruppo proprio nel viaggio di ritorno dal tour Giapponese, durante uno scalo ad Hong Kong: forse ispirati da qualche immagine zen dei giardini d’acqua, dissero per telefono a Storm Thorgerson di volere “un orecchio sott’acqua”. Il disco, uscirà a Novembre 1971, e conterrà la suite “Echoes”, capolavoro assoluto della discografia ‘pinkfloydiana’.

Qui il racconto di uno spettatore: “Il primo concerto dei Pink Floyd in Giappone, ‘Hakone Aphrodite’, si tenne il 6 e 7 agosto 1971. Quasi mezzo secolo fa. Quando ho incontrato qualcuno che è venuto a questo evento, e quando si è trattato di parlare di quella storia, la frase ‘Ah, quella nebbia …’ è stata usata di nuovo, ed è stato tutto quello che ci voleva. Sono convinto. Potrebbe non avere senso per gli estranei, ma la sera del 6 agosto, quando i Pink Floyd hanno iniziato a suonare con il tempo nuvoloso, la nebbia è scesa dalla montagna di fronte e ha avvolto il luogo del concerto. Insieme a questo, l’atmosfera già fantastica, è stata migliorata. Una produzione naturale a cui nessuno aveva pensato. È una tacita comprensione della prima visita dei Pink Floyd in Giappone che l’apparizione della nebbia bianca l’abbia resa estremamente indimenticabile per molti fan del rock.

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