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Lauren, the best possible AI assistant | Neural


[Letto su Neural]

Delegare alle macchine è una pratica crescente nei sistemi sociali occidentali. In tal senso le nuove app e i sistemi autonomi, agendo sul nostro comportamento, sono progressivamente pensati per controllare o gestire gli aspetti non così banali della nostra vita, inclusi I totemici Alexa, Siri, home e Cortana. Questi dispositivi definiscono una zona grigia, una frontiera dell’invasione della privacy che noi stessi concediamo ma senza conoscere veramente i limiti, piuttosto desiderosi di sperimentare I servizi propagandati. Lauren McCarthy mette alla prova i limiti umani nelle sue opere, generalmente con una buona dose di ironia. In “Lauren” agisce come i più sofisticati assistenti dotati di intelligenza artificiale installando una camera e controllando i dispositivi in casa di una persona. Invertendo l’equilibrio tra l’uomo e la macchina, per tre giorni si offre volontaria di tutto, oscurando le luci nel momento giusto per parlare e recitare. È la prova vivente del nostro assurdo che verrà delegato il più possibile. Quanto lontano si potrà spingere? Alla fine potremmo chiedere a Lauren…

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Grande la città grande… guarda là… | ilcantooscuro


Sul blog di Alessio Brugnoli un bel post per riconoscere i meriti di Bruce Sterling sulle previsioni tecnologiche e sugli impatti sociali che le innovazioni hanno poi effettivamente portato. Un estratto:

Il suo rapporto ambiguo con la città: da buon texano, la vede come sprawl, come luogo di perdizione e negazione della libertà umana, ma non può non subirne il loro fascino, di motori del cambiamento, così come evidenzia nella chiusa:

Questo dimostra l’attrattiva delle città. Possono essere strane, sorde, difficili, corrotte, intasate, luride e piene d’ingiustizia sociale, ma rimangono forti. Eccome.

La sua antipatia per l’IoT, visto come strumento con cui le nuove multinazionali del Cyberspazio possono estendere i loro tentacoli e interessi sui tradizionali strumenti di produzione. Il suo monito continuo sul ruolo della tecnologia, non entità neutrale, ma strumento che può essere usato per fini diversi e contrapposti: rafforzamento dello stato totalitario o delle entità neocapitaliste, aumento del gap tra ricchi e poveri e della subordinazione tra capitale e lavoro, oppure possibile arma contro le prevaricazioni del potere

Ora, su queste posizioni si può discutere all’infinito, ma senza dubbio, nel caso specifico, le sue paure sull’IoT possono essere rimesse in discussione: al di là del fatto che il problema della babele di protocolli sarà difficilmente superabile dall’Amazon o dalla Google di turno, in tale ambito la faranno da padrone gli operatori di rete, più che gli Over the Top. Inoltre la loro posizione, per la volatilità del mercato e per la sempre più rapida evoluzione tecnologica, gli OTT rischiano di essere dei giganti d’argilla. Infine, da marxista, ritengo che la tecnologia abbia un ruolo assai più determinante, di quello strumentale, ipotizzato da Sterling: incidendo in profondità sui rapporti di produzione, modifica la struttura, mutando a sua volta la sovrastruttura. E l’entità di tali cambiamenti, non deterministici, a medio termine è difficilmente prevedibile.

Ciò non significa che la riflessione di Sterling sia da buttare via: è un monito, da tenere sempre presente, sui rischi che corriamo e un invito a perseguire l’ottimismo della volontà, nonostante il pessimismo della ragione.

Maraboutage 3D, printing moral voodoo dolls | Neural


[Letto su Neural]

Il valore simbolico di una stampante 3D si è abbassato da quello di una macchina che avrebbe “fissato” la nostra realtà quotidiana su molteplici livelli, a uno dei tanti strumenti per produrre qualcosa legato al profitto. Questa tecnologia ha sofferto la stessa crisi evolutiva di molti altri (come ad esempio la stampa su richiesta), non tenendo il passo con l’aspettativa e la promessa industriale. Quentin Destieu del collettivo Dardex, incarna un’importante storia correlata nella sua installazione “Maraboutage 3D”. Egli produce delle bambole Voodoo a grandezza umana rappresentando Bre Pettis, uno degli inventori americani della stampante 3D, che ha beneficiato molto dalla comunità open source, ma che ha protetto con brevetto un codice fondamentale, quando ha immaginato la possibile quantità di profitti. Le bambole hanno busti distorti, ed errori nei rendering dei volti, come se la macchina si fosse ribellata al suo proprietario. Ma sembrano comunque rappresentare il rigetto delle aspettative, che Pettis rappresenta, e la libertà che ci viene concessa una volta che usiamo le nostre stesse opinioni.

Chi vuole vivere per sempre? I miliardari della Silicon Valley, ovvio | Esquire


Su Esquire un post che indaga il mondo molto più che transumano, quello postumano, che sta uscendo fuori dai progetti di longevità della Silicon Valley. Come appendice del post precedente, questa disquisizione approfondisce le possibili derive tecnofasciste, che se non fossero immerse in un mondo iperliberista avrebbero pure un loro profondo perché positivo. Ma magari mi sbaglio…

C’è gente strana in Silicon Valley: un esercito di tech-miliardari divenuti più ricchi di Creso e che oggi utilizzano i loro soldi per inseguire sogni talmente bizzarri che, almeno da noi comuni mortali, sarebbero da classificare alla voce “follie da megalomani”. Ma c’è un problema: con le risorse economiche più o meno infinite che alcuni di questi personaggi hanno a disposizione – da Peter Thiel a Elon Musk, da Larry Page a Jeff Bezos – le loro follie potrebbero anche diventare realtà.

1. Vivere per sempre

Calico, Unity Technology, 2045 Initiative: sono solo alcune delle startup che stanno inseguendo il sogno dell’immortalità (o che almeno stanno provando ad allungare il più possibile il nostro ciclo vitale). Secondo Bill Maris, fondatore di Calico – società finanziata da Google che sta conducendo un colossale studio in cerca del gene dell’invecchiamento – è possibile vivere fino a 500 anni. Più modeste le prospettive di Unity Technology (società che ha ricevuto 127 milioni di euro da Bezos), che punta invece ad allungare la vita media del 35% eliminando le cellule che hanno smesso di dividersi. Ma nessuno è più ambizioso di Dmitry Itskov e della sua 2045 Initiative, secondo cui nel giro di trent’anni fonderemo uomo e macchina conquistando così l’immortalità.

Sul tema, il guru indiscusso è però Aubrey De Grey, scienziato capo della SENS Research Foundation della Silicon Valley, il cui motto è “longevity escape velocity”. In poche parole, seguendo la logica del divide et impera, dobbiamo gradualmente ringiovanire i tessuti, sostituire le cellule che hanno smesso di dividersi, rimuovere quelle che sono diventate tossiche, evitare le conseguenze delle mutazioni del DNA e tutta una serie di interventi mirati che, come il tagliando di una macchina, ci permetteranno di andare avanti molto più a lungo di quanto fosse inizialmente previsto.

Il transumanesimo è davvero così pericoloso? | Esquire


Un bell’articolo di Roberto Paura sul Transumanesimo, da leggere tutto d’un fiato su Esquire. Ecco l’incipit:

Ci risiamo: il transumanesimo è di nuovo sotto attacco. Questa volta a muovere le critiche al controverso movimento tecno-utopista è il programma Report su Rai3, che nella puntata andata in onda il 2 aprile 2018 vi ha dedicato un servizio, commentato con dure parole dal conduttore Sigfrido Ranucci: “È una deriva inquietante. Se qualcuno riuscisse a condizionare le scelte politiche? Gran parte dei seguaci del transumanesimo vive nella Silicon Valley, e alcuni di loro occupano dei ruoli ai vertici di quelle aziende che stanno investendo su tecnologia, web e genetica. E se nessuno mette un freno, saranno in grado di dettare l’agenda dell’evoluzione umana indisturbati”.

La deriva tecnofascista è sempre dietro l’angolo, ma attenzione a generalizzare; vero è, comunque, che chi può permettersi le cure per la longevità è anche chi ha in mano una grossa quantità di denaro, e ciò è sufficiente per indirizzare la società verso i propri fini. Perché, come detta l’unico motto liberista, “Il mercato si regolamenta da solo, in base alle sue esigenze”. Ovvero alle esigenze del Capitale e di chi lo detiene. Voi che ne pensate?

I passaggi


Arrivo oltre le imperfezioni e parlo di te, una texture di nuovo rimestate nel ware semiorganico della tua consapevolezza. Ma sono soltanto uno degli innumerevoli passaggi…

Cronenberg


Verso la simulazione estetica, in virtù di una percezione aumentata di risvolti allucinati e liberisti.

BREAKFAST COMICS

Il fumetto quotidiano di Michele Nuzzi

Il Caos dentro

...che genera una stella danzante

Aquilone di pensieri

And into the fields I go to lose my mind and find my soul

3... 2... 1... Clic!

E’ un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa. (Henri Cartier-Bresson)

B-Movie Zone

recensioni di film horror, thriller, gialli, poliziotteschi, sci-fi, exploitation, erotika

I tesori di Amleta

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PERDERSI TRA LE EMOZIONI DEI BORGHI ITALIANI

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la condivisione del dolore è un dono di amore da parte di chi lo fa e di chi lo riceve

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