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Archivio per Cyberpunk

Hyperface, contro il riconoscimento facciale: ecco il tessuto che manda in tilt i social – Repubblica.it


Su Repubblica.it la segnalazione di un software che fa della contraffazione del volto la sua bandiera. La creazione di Adam Harvey mira ad accecare i sistemi automatici digitali che ci riconoscono nella folla, in una foto, ovunque noi siamo, per motivi di catalogazione e controllo. Maggiori dettagli sull’articolo.

The Void* – Values | Neural


[Letto su Neural]

Il nome The Void* (si pronuncia “The Void Pointers”) è un omaggio al C ++, linguaggio di programmazione la cui semantica è relativamente minimalista ma che è anche versatile, potente e ricorsivo. Similarmente composito, questo trio – che è formato da Roald van Dillewijn, Tijs Ham ed Eric Magnée – è forte d’un muro di suoni fatto di strumenti ed elettronica modificati ma anche di eleganti strati, tagli e sequenze melodiche, iterate e dissonanti. L’impostazione di fondo è principalmente post-rock ma l’atipico combo recupera anche attitudine free form, soundscapes e suggestioni della musica seriale e classica. Il contrasto è quello d’un suono organico ed anche astratto, estetizzato ma ricco di momenti dilatati e ipnotizzanti. Anche l’artwork dell’uscita in vinile segue questa ispirazione ed è molto prezioso, con un cartonato opaco trafitto in circolari e geometriche aperture di varie dimensioni che lasciano intravedere una texture colorata sottostante. Infine, è da sottolineare come questo album dei The Void* sia collegato contemporaneamente a ben tre etichette: la Lomechanik, la Esc.rec e la Shipwrec, tutte “made in Netherlands”, così come la band è anche coinvolta nel modding di alcuni strumenti (chitarre e flauti modificati per la creazione di un insieme di sei elementi per archi ed elettronica) al fine di dar vita a sonorità non convenzionali. L’uscita è composta da sei tracce, la prima molto ambientale e insistente, plasmata da un drone di chitarra e radio frequenze, spuri elementi ed effetti, poi nella successiva è il pianoforte ad essere in evidenza, in maniera molto melanconica e rarefatta, sospesa e profonda, mentre la terza esibisce sperimentali orchestrazioni, un puntinismo sonico poi deviato in congiunzioni meditative e influenze di musica da camera. “Abstract” è più elettronica, marziale e inquietante – successivamente – e “E AB EF B” è ancora una stilizzata composizione pianistica appena solcata da altri strati di risucchi e hum. Con “Dereference” – che parte quasi silente – i The Void* ricalibrano l’attenzione per l’infinitesimale, chiudendo l’album splendidamente e lasciandoci nelle malie suscitate da cotante multiformi espressioni.

edited by Linda Kronman, Andreas Zingerle – Behind the Smart World | Neural


[Letto su Neural]

Le attuali traiettorie di dati digitali sono adeguatamente riassunte nell’introduzione degli editori: “noi abbiamo semplicemente perso il controllo dei nostri dati digitali”. Behind the Smart World – un libro tutt’altro che fuori delle regole – è articolato in tre sezioni (saving, deleting e resurfacing). Ognuno di questi capitoli inizia con un testo teorico e continua con gli artisti che presentano le loro rispettive opere, spaziando da un’indagine sui data centers (Veermäe), a una sulle data funeral performances (Samson). L’aspetto specifico di questa collezione è l’equilibrio informativo tra teoria speculativa e intervento artistico. Pur mantenendo una prospettiva radicale in riferimento all’argomento, nel testo si definiscono i processi in termini assai chiari, come ad esempio quando Marloes de Valk suggerisce che “i nostri corpi di dati sono patologicamente obesi”. Questo punto di vista è cristallizzato nella suggestione ricorrente dell’enorme quantità di dati contenuta nella moltitudine di dispositivi di memorizzazione, scartati, prima o poi malfunzionanti, in grado di “risorgere” solo se adeguatamente gestiti e con conseguenze imprevedibili. Invece di semplicemente spingere il raccapricciante argomento privacy o l’apocalittica prospettiva e-waste, gli autori riescono a definire una consistente e unificante traiettoria centrata sulla produzione personale di dati digitali. Da lì parte la lunga lista di conseguenze abilitate da questo semplice gesto. Lo scenario risultante non è oscuro, quanto piuttosto accuratamente assemblato attraverso le lenti della teoria e dell’arte. Esso definisce accuratamente la temporalità ambigua dei dati e la sua singolare dualità come sia effimero che onnipresente.

Perfetto stile iperliberista


La sublimazione dell’ordine deriva da impianti cranici poco performanti, basso costo per una penetrazione carnale poco sicura, poco affidabile, per niente duratura – in perfetto stile iperliberista.

Presentazione del Premio Urania 2015 – Pulphagus®- con Lukha B. Kremo a Reggio Emilia, il 3 dicembre


Sabato 3 dicembre alle ore 17.00, presso la libreria Miskatonic University di Reggio Emilia, Via Squadroni, 10, Maico Morellini (già vincitore del Premio Urania) presenterà Lukha B. Kremo, l’editore di KippleOfficinaLibraria nonché vincitore del Premio Urania 2015, per una chiacchierata proprio sul romanzo vincitore Pulphagus®.

Si prospetta una serata imperdibile, chi può vada!

Tra umano e androide c’è di mezzo il cyborg. | L’indiscreto


Su L’indiscreto un’ampia discettazione sul tema umano/androide/cyborg.

Una storia del cyborg e di come si possa (forse) coniugare tecnologia e umanità senza perdere né l’una né l’altra. Il cyborg, così comune nel panorama della fantascienza, ha in realtà una storia profondamente radicata nella ricerca scientifica. Scienza e fantascienza si influenzano a vicenda durante il Novecento: talvolta alcune suggestioni della fiction sembrano anticipare il progresso delle tecnoscienze, in altri casi è la ricerca scientifica a fornire alla fantascienza nuovi spunti da esplorare con l’immaginazione. In un certo senso, questo accade con il termine cyborg, coniato in ambito scientifico e preso poi “in prestito” dalla fantascienza, in un momento storico in cui i progressi tecnologici, in campo soprattutto militare, minacciano di dispiegare nella realtà gli scenari apocalittici della fantascienza classica.

È il 1960, e gli equilibri di potere della Guerra Fredda trovano nella corsa allo spazio una delle principali arene. La ricerca scientifica vive perciò una stagione di profondo dinamismo: negli Stati Uniti la NASA è stata fondata da meno di due anni, l’Unione Sovietica ha, da quasi tre, lanciato in orbita lo Sputnik, ed è pronta a portare nello spazio Yuri Gagarin, il primo cosmonauta, mentre Kennedy si appresta ad annunciare le intenzioni degli Stati Uniti di mandare l’uomo sulla Luna. Ma questa è anche l’era psichedelica di Timothy Leary, dell’LSD e dell’alterazione biochimica delle percezioni e della sensorialità umana grazie a sostanze psicoattive. Tecnologie spaziali e biochimica segnano dunque il panorama scientifico del tempo, all’interno del quale si dibatte, e a livello mondiale, sull’esplorazione e colonizzazione umana dello spazio, e sui modi in cui l’uomo possa sopportare a lungo termine le condizioni presenti in ambienti alieni. È perciò la prima volta che la comunità scientifica volge il suo sguardo ai limiti del corpo umano, in vista dell’oltrepassamento dei confini del pianeta Terra; è la prima volta che si tenta, in maniera sistematica, di affrontare problemi e proporre soluzioni per fare dell’uomo un esploratore dello spazio.

I miei giochi di ruolo | ilcantooscuro


Sul blog di Alessio “Galessio” Brugnoli una bella notizia, che attesta la qualità della sua produzione: il suo romanzo Il canto oscuro, che è stato (ed è) Premio Kipple 2011, si appresta a diventare un GdR, un gioco di ruolo. Nel frattempo che la cosa diventi definitiva, vi allego un estratto elle sue considerazioni:

Negli anni Novanta, cominciai a giocare a Cyberpunk 2020: il che ha contribuito sia al mio amore per la fantascienza, visto che proprio per interpretare meglio il mio personaggio cominciai a leggere i romanzi di Sterling e Gibson, cosa che mi portò a scoprire La Macchina della Realtà e poi lo steampunk, e a molti dei miei futuri interessi professionali.

E continuo a pensare che quasi raggiunta quella data, il mondo descritto in quel GDR, in un modo eccentrico, si è realizzato: certo, all’Esquilino mancano i grattacieli, ma il melting pot di Blade Runner è una realtà concreta. Corriamo su e giù per il cyberspazio, anche se costituito da social media, e siamo sempre connessi alla realtà virtuale, non con un’interfaccia neurale, ma con un banale telefonino. E le lame di ceramica, invece che per la mortale katana del mio personaggio, sono usati nei coltelli che uso ogni sera per tagliare le verdure…

Dopo Cyberpunk_2020, passai, come molti a Vampire: The Masquerade, travolto, credo che questo sia il termine giusto in una fluviale avventura ambientata all’Esquilino, cominciata nel periodo etrusco, quando il mio gangrel ebbe qualche problema con un paio di gemelli troppo intraprendenti e terminato con il Gehenna, in cui scappava inseguito da un paio di antidiluviani, cercando di salvare le penne al suo compagno di stanza, un malkavian convinto di non essere un vampiro, ma un kriptoniano…

E in parallelo mi dedicai, per il mio amore per Lovecraft, al buon vecchio Call of Cthulhu e sotto certi aspetti, il mio Lithica non è che una avventura sottoposto a una cura di steroidi…

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