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Il bambino dei Moschini n. 2 (di 3) “Terrore a Scarafonia!” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine una bella segnalazione per un vecchio lavoro di Paolo Di Orazio: Il bambino dei moschini.

Cut-Up Publishing propone il personaggio a fumetti creato da Paolo Di Orazio e Andrea Domestici nel 2005, uscito in Francia come graphic novel e, negli anni, in edizioni alternative. Finalmente, l’opera trova una collocazione adeguata e una distribuzione. La mini saga di Artibal sarà suddivisa in due albi a puntate («Doppia Invasione» e «Terrore a Scarafonia»), seguito dal terzo numero conclusivo «Una straniera di nome Rosemella» (episodio completamente inedito). Un’opera dark a metà tra Nightmare Before Christams e i supereroi vecchia maniera.

Emozioni assicurate, azione, ironia, dramma. Uno steampunk ante litteram. L’invasione dei moschini mutanti è iniziata, e l’epidemia ridens che si sta propagando ha suggerito al feroce Sindaco un modo per fare soldi tenendo schiavizzati gli scarafonesi. Artibal, il Bambino dei Moschini, viene catturato dal sindaco ma fugge, per poi tornare alla sua famiglia di origine. Ma prima… succederà l’impossibile!

Disponibile anche sullo store online dell’editore, con la consegna gratuita.

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Tutti i libri di Dick a due euro. Ed esce la biografia di Sutin in ebook | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione, per i 36 anni dalla morte di P. K. Dick, dell’offerta Fanucci su tutti i titoli dello scrittore statunitense: gli ebook sono a 1.99€, per due settimane a partire da oggi, giorno del lutto. Da non perdere!

Electric Dreams e lo scetticismo retinico di Philip K. Dick | Fantascienza.com


Su Delos 195, il nuovo numero della storica ezine fantascientifica italiana, è comparso un articolo che analizza a fondo ogni episodio che compone Electric Dreams, la serie TV in cui dieci racconti di P.K. Dick hanno il compito d’illustrare la visione distopica, sostanzialmente inumana, del nostro universo umano attuale. Prendo un breve estratto per chiarirvi bene il concetto di cui si parla:

Nell’episodio Autofac, l’azienda Amazon (che produce lo show) autoironizza e ci presenta una civiltà di macchine che continuano a produrre e a consumare beni nonostante l’umanità si sia estinta. La fabbrica decide di fabbricare i suoi consumatori per continuare ad avere uno scopo. La società può cadere in rovina, l’umanità tradizionale spazzata via dalle biotecnologie, gli individui alienati dalle fughe lisergiche: ma la vera apocalisse per Philip K. Dick non è un universo artificiale o illusorio, ma un universo senza etica, in cui all’individuo non viene più data la possibilità di scegliere senza condizionamenti.

Ma c’è anche l’essenza delle scienze inesatte che fa capolino nella poetica di Dick, e il Capitalismo, e altre suggestioni ancora; insomma, non voglio togliervi l’emozione di leggere l’articolo, perché è molto interessante, e troppo vasto l’argomento del Nostro per affrontarlo in questa breve segnalazione.

L’elettronica diventa commestibile: ecco il grafene da mangiare – Repubblica.it


Su Repubblica un articolo che lascia spazio a più fantasie sul prossimo reale: mangiare immagini di grafene per assorbire informazioni. Voi riuscite a vederne le implicazioni possibili future?

Altered Carbon: lo spettacolare trailer in italiano della più costosa serie mai realizzata da Netflix | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Altered Carbon di cui vi abbiamo già parlato diverse volte in precedenza, mostrandovi anche un primo assaggio, ha adesso un full trailer che vi mostriamo in coda al post. La serie, presa da un soggetto di Richard K. Morgan, è ambientata 300 anni nel futuro in un mondo dove la coscienza può essere estratta e conservata in dispositivi digitali, per poi essere re-inserita in corpi organici e sarà composta da 10 episodi. Nel cast ci sarà anche Joel Kinnaman, diventato famoso soprattutto grazie alla serie TV The Killing.

Spettri digitali: storie dal lato oscuro del web – Quaderni d’Altri Tempi


Su QuaderniAltriTempi una recensione di Giovanni De Matteo a La Vita Segreta, di Andrew O’Hagan. Un romanzo di profonda realtà che si nutre del fantastico insito nei luoghi virtuali che viviamo ogni giorno, fino alle profondità più recondite di esso.

Ci sarebbero quindi stati modi anche molto diversi per raccontare l’effetto di internet sulle nostre vite, ma O’Hagan ha scelto queste che, senza alcuna pretesa di universalità ma presentando delle caratteristiche comuni, alimentano una riflessione organica su temi come il potere, il controllo, la trasparenza e la manipolazione dell’identità e allo stesso tempo ritraggono persone (forse sarebbe più appropriato definirli, come fa l’autore a un certo punto, “digividui”) che sono al contempo padroni e vittime di internet. Tre storie di fantasmi dei nostri tempi, quindi. Niente di più lontano dai pirati della consolle in qualche modo mitizzati dalla letteratura cyberpunk ed entrati nel nostro immaginario: in un ribaltamento spietato degli stereotipi, le storie di Julian, Satoshi e Ronnie finiscono per annullare l’epopea degli eroi della frontiera di internet partoriti dall’immaginazione di William Gibson e soci. E sanciscono il superamento di un altro topos a cui la fantascienza ha dato molto, da Philip K. Dick a Ghost in the Shell, passando per Blade Runner (e Blade Runner 2049): ci siamo ormai addentrati in un’epoca in cui l’artificialità è prerogativa dell’essere umano.
Anche senza arrivare ai livelli patologici di un Assange o un Craig Wright, il presunto creatore della blockchain e dei bitcoin nascosto dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, la nostra presenza in rete è veicolata da creazioni fittizie, ri-costruzioni di noi stessi, in parte simulacri e in parte riflessi della nostra vera personalità, a seconda di una lunga serie di fattori derivati da predisposizione, circostanze, opportunità, intenzioni o, più banalmente, capricci.

edited by Barbara Cueto, Bas Hendrikx – Authenticity?: Observations and Artistic Strategies in the Post-Digital Age | Neural


[Letto su Neural]

“Authenticity?” è un’antologia di testi che mettono in discussione il concetto di “originale” tratto da alcuni discorsi attuali più coinvolgenti. Come osservano gli editori “[…] nel contesto post-digitale, […] l’autenticità diventa un processo”, per cui noi “rappresentiamo l’autenticità” molto più spesso di quanto pensiamo, e la sua nozione diventa una sorta di servizio on-demand una volta che si passa al digitale. Nonostante ciò le tecnologie più avanzate come la blockchain mantengono ancora una posizione di rilievo nella sfida tecnica per implementare l’autenticità negli ambienti digitali nel futuro, comprendendo quali tipi di dinamiche e meccanismi sociali sono incorporati. I testi selezionati affrontano un concetto già contestato come autentico nelle sue incarnazioni digitali. Rob Horning per esempio esplora la percezione del concetto e lo sfruttamento in diversi sistemi della nostra società, mentre Erica Balsom la inquadra nelle mostre contemporanee, articolando la sua analisi da dOCUMENTA (13) alle strategie di marketing professionali. McKenzie Wark invece discute l’importanza di come le copie “autentiche” di un altro medium (come la televisione) possano legittimare l’originale. Inoltre estende l’argomento alle qualità derivate delle simulazioni e di come esse influenzino anche il sistema dell’arte. Infine Franco Bifo Berardi delinea magistralmente il concetto effimero di identità, in relazione alle piattaforme digitali troppo veloci, con alcune delle conseguenze politiche più sorprendenti. È l’ultimo perfetto capitolo per completare il percorso teorico del libro, che svela aspetti fondamentali della contemporaneità.

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