HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Deliri

Luca Cervini – NexHuman


Questa è la copertina per l’edizione australiana del romanzo Livido, di Francesco Verso; l’autore grafico è, fantastico interprete, Luca Cervini, già avvezzo alle delizie e deliri dei connettivi. Complimenti a entrambi gli artisti, che sia un successo!

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Strani giorni: Cinema e vita


Ettore Fobo, ovvero come notare il degrado della nostra cultura e del nostro senso cognitivo. Con buona pace del business…

Film altamente spettacolari e frementi di eroismi, colori in alta definizione, donne bellissime, storie immaginifiche condiscono le nostre vite sempre più incolori, insignificanti, sbiadite che se tradotte in un film rivelerebbero di essere di un iperrealismo vacuo e angosciante. Così la fantasia dovrebbe salvarci dal tedio. Invece questi film sono solo la giustificazione estetica del sistema produttivo che ci imprigiona, il suo monologo apologetico, come giustamente aveva visto Debord negli anni Sessanta del secolo scorso. Già negli anni Trenta Sartre avrebbe aggiunto una fascetta al suo romanzo “La nausea”: “Non ci sono più avventure”. Fu dissuaso dall’editore che temeva per le vendite. Così mentre le vite diventano sempre più banali e sciatte, il romanzo un modo un po’ contorto per guardare ammuffire il proprio ombelico, al cinema si moltiplicano avventure mirabolanti. La mia vita così è diventata tutta interiore, una conversazione con i morti, nello spirito, in quel limbo dove siamo contemporanei a Eraclito, Saffo, Giordano Bruno, Omero, Shakespeare, Baudelaire, Leopardi, Rimbaud, etc … Ma è tutto un sogno che rivela la pochezza degli orizzonti e il trionfo del nichilismo e della vacuità.

L’ordine delle cose – Carmilla on line


Corrado è un tipo efficiente e ordinato.
La sua vita privata è serena. La sua reputazione professionale è ottima.
L’ordine è la sua piccola mania. Colleziona souvenir dei paesi dove va per lavoro, bottigliette di sabbia che dispone per sfumatura di colore.
Corrado è un funzionario del governo italiano, addetto a organizzare gli accordi con le milizie libiche, e il finanziamento dei lager in Nordafrica.
Corrado è un uomo di legge. Alla domanda “Hai mai ucciso qualcuno?” risponde che sì, ha lasciato morire di fame un detenuto cercando di farlo parlare.
Corrado è Eichmann.
Con L’ordine delle cose(2017) Andrea Segre ha realizzato un film su Eichmann, sugli Eichmann contemporanei. L’unico film sulla dottrina MinnitiSalvini, e l’ha fatto prima che fosse ufficiale.
Con uno stile impeccabile, e grazie anche alla straordinaria interpretazione di Paolo Pierobon in un ruolo apparentemente semplice, e in realtà difficilissimo, Andrea Segre ha realizzato uno degli unici tre o quattro film italiani dell’ultimo decennio che valga la pena vedere, che dicano qualcosa di vero, attuale, e importante sulla realtà.
Corrado è un carnefice di massa, un burocrate dello sterminio, abituato alla disumanizzazione sistematica delle vittime, che per lui devono restare solo numeri. Un incontro casuale, e un attimo d’empatia imprevista decideranno quale vittima del lager cercherà di risparmiare, ma solo per un attimo, prima di riconsegnarla all’ordine delle cose.
Perché Corrado è un tipo ordinato.

Boomtown(2005) di Russell T. Davies suggerisce un’intuizione geniale e inquietante: i carnefici di massa, i burocrati dello sterminio, quando scelgono occasionalmente qualcuno da risparmiare, usano all’inverso gli stessi criteri soggettivi e arbitrari adoperati dai serial killer per scegliere le loro vittime. Il colore dei capelli, degli occhi, uno sguardo, un sorriso, un incontro casuale con il carnefice basta a decidere il destino della vittima: sommersa o salvata.

Qual è, secondo voi, il giusto corollario a queste note di Alessandra Daniele, su CarmillaOnline? Cosa vi ricorda Corrado, chi vi ricorda questa quest’ossessione per i numeri e per le catalogazioni, da chi è applicata ferocemente questa tecnica? Su, è facile, la risposta alla fine è una sola…

Lankenauta | Black metal. Il sangue nero di Satana


Su Lankenauta la recensione a Black metal. Il sangue nero di Satana, saggio di Vincenzo Trama che indaga il mondo del BlackMetal scandinavo – e non solo, visto che tocca anche gli Aborym italiani, e attenzione agli stereotipi. Un estratto:

“Black metal. Il sangue nero di satana” è stato quindi scritto con l’intento di raccontare la storia, opere, l’evoluzione e, in certi casi, i crimini perpetrati da componenti di band e microgruppi che hanno preso vita in Norvegia nei primi anni ’90 e poi si sono diffusi soprattutto nel resto della Scandinavia. L’aspetto che emerge molto chiaro nelle pagine di Vincenzo Trama, sempre molto libertario e disinvolto e a suo agio nell’evidenziare la violenza sonora – e non solo sonora – dei satanisti metal, le tecniche vocali dei frontmen black (growl e scream), è che quanto accaduto non rappresenta soltanto un gioco delle parti “come esattamente ai tempi di Alice Cooper od Ozzy Osburne” (pp.352): in altri termini non stiamo parlando di puri travestimenti o di pose sataniche imbastite per acchiappare l’attenzione di adolescenti brufolosi. La realtà di molte band (non di tutte), soprattutto quelle degli esordi, legate in particolare al negozio di dischi “Helvete”, a Euronymous e ai i suoi Mayhem, ha voluto dire in tutto per tutto far prevalere l’ideologia di fronte alla musica in quanto tale, misoginia, paganesimo, riti di sangue, anticristianesimo, blasfemia, satanismo, aggressioni, suicidi, luoghi di culto vandalizzati, a volte gesti e testi che richiamavano l’ideologia nazionalsocialista: “È chiaro, per certi versi, che il black metal possa essere inteso come un moto di ribellione adolescenziale, sfociato poi, per mezzo di alcuni casi delittuosi, in un fenomeno che ha visto coinvolti alcuni ragazzi in modo più diretto e viscerale con qualcosa di più morboso e maligno del semplice fare musica” (pp.117).

Lo stesso Trama, pur appassionato di metal estremo, non si fa scrupoli nell’ammettere il superamento di ogni limite e di conseguenza, accanto a “sublime” e “capolavoro”, l’uso di parole come malsano e malato – nonché “suggestioni provocate da un assalto di gelida crudeltà”, pp.104 – abbonda in ogni dove: “Ormai era chiaro a tutti che non si stava parlando di sola musica, ma di una vera e propria crociata satanista, anti-cristiana e in modo deviato nazionalista, perpetrata non soltanto con la produzione di una musica malsana come mai prima di allora era stata realizzata, ma con azioni criminali che destavano sgomento, angoscia e paura” (pp.72).

Burzom over Notre-Dame


Lampi di genio sull’abisso della ragione.

Pink Floyd Welcome to the machine Oakland 1977


Struggente e futuribile, come solo le visioni dell’acido distopico sanno donare…

Pink Floyd – Fingal Cave Take One


Non compreso nella colonna sonora di Zabriskie Point, di Michelangelo Antonioni, questo stupendo brano fu suonato alla fine del ’70 a Roma, nelle infinite session che il regista fece fare ai Floyd; il risultato fu modesto, furono soltanto tre o quattro le tracce che poi Antonioni scelse, e questa meraviglia_summa del delirio psichedelico dei Floyd si perse nei meandri di un abisso misconosciuto. Siamo ai livelli massimi dell’espressione musicale, no riff, no melodia, no blues…

La Sindrome del Colibrì

The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

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"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso" Daniel Pennac

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