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Archivio per Deliri

Psyclon Nine – Warm what’s hollow


Quando il sole va giù, rimane solo l’angoscia di chi non ama le tenebre.

Bliss – l’orrore dell’arte | PostHuman


Su PostHuman è cominciata l’era delle videorecensioni, sempre a opera di Mario Gazzola che si cela dietro il monicker “The Posthuman Videodrome Entity”, in perfetta forma fotogenica; l’onore di aprire le danze è del film Bliss, di Joe Begos. Apprezziamo gli interventi, e le prospettive future del mezzo appena nato, tutto visibile sul nuovo canale PostHuman del Tubo.

Civil War – Carmilla on line


Cosa si muove nel mondo. Dalla nostra inviata di CarmillaOnLine, Alessandra Daniele.

Gli USA bruciano, e stavolta non è un film.
L’ennesimo efferato omicidio d’un afroamericano, George Floyd, assassinato da poliziotti bianchi è stato il detonatore, ma l’esplosivo s’accumula da secoli, e il catastrofico decorso della pandemia di Covid-19 – già oltre 100.000 morti e 40 milioni di disoccupati – ne è diventato parte integrante.
Donald Trump, sempre più rabbioso e grottesco, s’aggrappa ancora ai tipici rampini della destra, l’esercito – che però gli sfugge – e la Bibbia, sperando che lo stato d’assedio e il clima da seconda guerra civile distragga l’opinione pubblica dalle sue colpe nella gestione criminale della pandemia, e spaventi abbastanza la cosiddetta maggioranza silenziosa da consegnargli una rielezione che vede altrimenti diventare ogni giorno più improbabile.
In realtà gli eventi precipitano così velocemente e con tale violenza da far sembrare velleitario e preistorico ogni calcolo politico di stampo tradizionale.
Dal suo bunker presidenziale Trump ha minacciato i manifestanti twittando “Se si avvicineranno, troveranno i cani più feroci mai visti”. Si riferiva a se stesso e ai suoi soci. Cani da guardia del capitale, arrivati alla Casa Bianca anche grazie al voto di fin troppi appartenenti alle classi sfruttate, che però la prossima volta difficilmente rifaranno lo stesso errore.
La rabbia sociale cresce in tutto il mondo, e supera ormai anche la paura del virus.
Le piazze tornano a riempirsi, ed è un contagio che nessuna mascherina sembra più in grado di fermare.

Nachtmahr – Deus Ex Machina


Apocalissi cerebrali in selvaggia parata. With Mariano Equizzi!

Killing Joke – I Am The Virus | Iridediluce


Sul blog di Fiorella Corbi alcuni passaggi ideologici che condivido e poi, la ciliegina sulla torta, questo brano dei KillingJoke che adoro per la sua carica virulenta di salutare anarchia.

La globalizzazione è sotto pressione e qualunque cosa accada, quasi sicuramente adeguerà la logica orientata al mercato globale che abbiamo visto fino ad oggi. Questa crisi ridisegnerà i confini tra lo stato e il mercato delle democrazie, spingendoci probabilmente verso un certo livello di trasferimento industriale per proteggere le filiere di approvvigionamento e di produzione e sottolineando le iniziative nazionali a scapito del coordinamento internazionale. Ma potrebbe al contrario spingerci verso una maggiore governance attraverso le istituzioni internazionali, di fronte agli evidenti rischi per l’umanità nel suo insieme?

Lascia che l’istinto rabbioso erutti intorno


I residui di una rabbia che dovrebbe sopravvivere a ogni istante attuale, perché senza un cambio radicale non si potrà essere mai più respirare come creativi.

Viaggio dentro Scientology – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un lungo excursus storico e non solo, a cura di Roberto Paura, su Scientology, la – forse – religione fondata negli anni ’50 da L. Ron Hubbard, scrittore tra l’altro di SF americana, che tante polemiche e controversie ha sollevato nel corso dei decenni. Un estratto:

“Lei che cosa sa di Scientology?”. La domanda mi viene posta entrando nel visitor centre della sede milanese della Chiesa di Scientology: ad accompagnarmi ci sono tre scientologisti, un uomo e due donne, ben vestiti, dai modi cortesi, che si occupano delle relazioni esterne (“Affari Pubblici”) della Chiesa. La sede milanese di Scientology, pur periferica – si trova al capolinea della linea viola della metro, Bignami, al confine con Sesto San Giovanni – si fa notare facilmente. Luccicante, perfettamente integrata nell’urbanistica meneghina, la struttura di 10.000 metri quadri su quattro piani ospita quasi 250 stanze. È stata inaugurata nel 2015, alla presenza di David Miscavige, l’erede spirituale di L. Ron Hubbard, lo storico fondatore di Scientology; ma da tempo la Chiesa è radicata in Italia. La visita guidata è stata offerta ai partecipanti al convegno annuale del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni che ha sede a Torino. Rispondiamo in due, io e una sociologa che insegna a Bergamo.

Immaginario virale: le mutazioni del contagio – Quaderni d’Altri Tempi


Su QuaderniDaltriTempi Giovanni De Matteo mette in scena un articolo colto e capace di spaziare nei vari angoli del Fantastico e spesso della SF che hanno indagato ipotesi di pandemie, collassi planetari, apocalissi di varia e avariata natura. In questo momento, rinfrescare la memoria fa sempre bene, soprattutto a chi non frequenta il genere e si spaventa per quello che potrebbe realmente succedere.

Benché sopravanzato nell’immaginario del Dopoguerra dalle ansie legate all’olocausto nucleare, e in tempi più recenti dalla minaccia di un impatto astronomico portata sul grande schermo da una lunga sequenza di disaster movie e dalle più che giustificate preoccupazioni relative ai cambiamenti climatici, il rischio rappresentato da una possibile pandemia può rivendicare a ragione una nobile primogenitura nel prolifico filone di catastrofi ideate dalla fantascienza.
L’assunto su cui tutto quel macrogenere di visioni apocalittiche e post-apocalittiche si fonda è di mettere il lettore di fronte a pericoli tipicamente al di fuori della sua portata, in un’escalation di disastri sempre più cupi e irreversibili che culmina nell’estinzione della civiltà come la conosciamo.
Autori e sceneggiatori ci hanno lasciato un ricco campionario di esperienze immaginarie che si sforzano di delineare ciò che potrebbe succedere prima, durante e dopo l’esplosione di un’epidemia di portata globale.
Senza pretese di esaustività, proveremo a passarle in rassegna nei prossimi capitoli, partendo dalle istanze distopiche (letterarie, ma anche cinematografiche e seriali) provenienti dai territori di genere della fantascienza e dell’horror, ma senza trascurare quelle elaborate nell’alveo della letteratura senza etichette.

L’inizio della fine di tutte le cose
Prendiamo la madre putativa della fantascienza, Mary Wollstonecraft Shelley: dieci anni dopo aver scritto la prima parola di Frankenstein, il capolavoro da cui sarebbe scaturito tutto il fantastico moderno e a cui avrebbe inevitabilmente legato la sua fama, la scrittrice inglese diede alle stampe L’ultimo uomo (1826), in cui un’epidemia di peste porta al collasso della società umana del tardo XXI secolo: un manipolo di superstiti si avventura per un mondo devastato, tra esplosioni di panico e manifestazioni di isteria collettiva, alla ricerca di un ultimo approdo sicuro.
Nel 1842 è Edgar Allan Poe che suggella in un crescendo di suspense la fine di qualsiasi illusione di controllo di fronte al dilagare del morbo: i protagonisti de La maschera della Morte Rossa sono invitati dal principe Prospero a trascorrere nel suo castello l’isolamento necessario a sottrarsi a una terribile pestilenza, ma tra spettacoli e danze scopriranno loro malgrado che nessuno è davvero al sicuro, in uno degli explicit più sontuosi e pietrificanti di tutta la letteratura:

“E allora tutti compresero e riconobbero la presenza della «Morte Rossa», giunta come un ladro nella notte. E a uno a uno i gaudenti caddero nelle sale delle loro gozzoviglie irrorate di sangue, e ciascuno morì nell’atteggiamento disperato in cui era caduto. E la vita della pendola d’ebano si estinse con quella dell’ultimo dei cortigiani festosi. E le fiamme dei tripodi si spensero. E l’Oscurità, la Decomposizione e la «Morte Rossa» regnarono indisturbate su tutto”.

Il giorno in cui tutto cambiò: sopravviventi…
A Poe si rifà dichiaratamente anche Alan D. Altieri nel racconto L’ultimo rogo della Morte Rossa: l’agente speciale Brenda Rolf, assegnata alla scorta del presidente Calvin J. Prosper, assiste al collasso degli Stati Uniti e del mondo sotto i colpi di una inesorabile pandemia di febbre emorragica. Il maestro italiano dell’apocalisse offre molteplici scorci sull’Armageddon che attende l’umanità al varco, e le cause biologiche e ambientali dell’annientamento riservano numerose variazioni sul tema nel suo ricco carnet di distruzioni totali. Si pensi al giorno dell’Ecclesiaste: “Ventiquattro ore. Forse addirittura meno. È possibile che l’intero genere umano sia andato in polvere, letteralmente in polvere, nell’arco di una notte” come si legge in Miss Ecclesiaste, tema successivamente ripreso nel seguito Un’alba per l’Ecclesiaste.

Filmhorror.com – “Videodrome: il ritorno della carne” – articolo di Maico Morellini


Su FilmHorror una lunga disquisizione di Maico Morellini sull’opera di David Cronenberg. L’incipit:

Mentre tutto il mondo stava ormai da un anno con il fiato sospeso nell’attesa di scoprire quale sarebbe stato il destino diHan Solo, David Cronenberg dava la sua versione cupa e pulp dei poteri mentali tanto cari ai Jedi. Era il 1981, anno di uscita di Scanners. Fu in quel periodo che l’uomo del momento, un barbuto regista di Modesto (California) capace di ipnotizzare il mondo intero raccontando le gesta del giovane Luke Skywalker, si rivolse a Cronenberg per coinvolgerlo nella regia de Il Ritorno dello Jedi. Ma il regista canadese aveva altri progetti per quel fatidico 1983, e nessuno di questi aveva a che fare con orsetti pelosi, caccia stellari o principesse in bikini.

Ogni artista mette un pezzo di sé nelle storie che racconta; nel momento in cui Cronenberg iniziò a tratteggiare la sceneggiatura di Network of Blood decise di attingere dalla sua infanzia. In particolare a quando, da ragazzino, riusciva a intercettare segnali televisivi provenienti da Buffalo (New York) che si intrufolavano nella banda canadese una volta terminate le trasmissioni tradizionali. La possibilità di incappare in qualcosa di proibito, di imbattersi in qualche trasmissione che doveva restare inaccessibile al pubblico ma che per qualche misterioso motivo trovava la strada verso il suo televisore, era fonte di grande preoccupazione per il piccolo David. A tal punto che molti anni dopo (nel 1983 Cronenberg avrà quarant’anni) parte della catarsi per quelle nottate insonni si completerà con la sceneggiatura di Network of Blood, alias Zonekiller alias, finalmente, Videodrome.

Rischiamo l’autoritarismo? – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un articolo che indaga il momento sociale relativo al lockdown da Covid, ovvero cosa è successo nella popolazione che anela alla fine del coprifuoco continuo e stigmatizza pesantemente chi sembra sfuggire alle maglie della clausura. Ciò può portare ad autoritarismi pericolosi, pur se non adesso magari tra qualche tempo? La realtà, IMHO, è che la massa ha paura, e quando hai paura non ragioni. Ma il ragionare è un bene cui molti hanno abdicato da decenni, a patto che quei molti abbiano mai avuto il cervello per farlo…

Per capire in che società vivremo dopo la pandemia è bene sapere che, nel come vanno le cose nel mondo, esistono oscillazioni che si ripetono sempre simili, risposte della psicologia collettiva uguali negli anni e nei secoli, errori compresi. Succede, ad esempio, in economia. E se facciamo gli stessi errori, singolarmente o in comunità, non è perché siamo stupidi: ma semplicemente perché è difficile emancipare i nostri gesti e ragionamenti dal passato, da ciò che ci è stato trasmesso con la cultura e con la genetica (la paura, ad esempio, spesso fa sragionare ma è un aspetto fisiologico del funzionamento delle nostre menti).

Ecco perché, in una situazione come la nostra, cioè una diffusione globale di un virus per cui non abbiamo né cure né vaccino, e la conseguente quarantena forzata per miliardi di persone in contemporanea, la coesione sociale è sia essenziale che rischiosa.

E non lo è più solo in teoria, ma anche in pratica: stiamo cercando, in chi va a correre o in chi porta a passeggio il cane, il capro espiatorio. Stiamo multando infermieri alla fine dei loro turni, o genitori che vanno a prendere i propri figli dagli ex coniugi, stiamo sorvegliando le spiagge con gli elicotteri, accerchiando con i quad della polizia municipale persone che prendono il sole completamente da sole, senza costituire un rischio per nessuno. Stiamo anche tenendo toni minacciosi con chi fa delle semplici foto in pubblico (è capitato alla scrittrice Michela Murgia), ma anche imponendo a chi va al supermercato di fare una spesa minima di 50 euro, e addirittura picchiando persone perché non mostrano immediatamente i documenti. E stiamo mostrando in diretta TV delle vere e proprie battute di caccia all’uomo commentate da Barbara D’Urso. Insomma stiamo sdoganando, verrebbe da dire, un collettivo istinto invadente che abbiamo nel nostro DNA culturale, quello di una nazione che ha bisogno del pugno di ferro per non collassare, perché in realtà è un puzzle fatto da 7904 comuni quasi sempre tanto piccoli quanto diversi tra loro, tanto culturalmente disomogenei quanto orgogliosi e tradizionalisti.

Ha ragione chi nota che questa tendenza non dovrebbe sorprenderci, perché oggi c’è qualcosa, cioè il nuovo coronavirus, a farci (giustamente) paura e “la paura è il principale incentivo alla richiesta di maniere forti, di regimi autoritari, di limitazioni delle libertà individuali in favore di regolamentazioni e interventi più severi da parte di autorità di vario genere”. Tutto vero, ma non è che se una cosa è nota diventa trascurabile. Questa nostra, crescente, tendenza sbirresca è pericolosa: ed è pericolosa perché tende a un futuro preciso: un futuro di politica autoritaria.

Se una democrazia è ben consolidata quando le forze che la mettono in discussione sono estremamente minoritarie, la nostra è, e dispiace dirlo perché nel farlo ci si sente dei disfattisti, un po’ immatura. Costituzione e garanzie sulle libertà individuali non mancano, ma il lavoro di divulgazione e riflessione sulla storia dell’Italia coloniale e dittatoriale non ha coinvolto a sufficienza intere sacche di popolazione, anche da qui viene un sentimento sbirresco e questurino che si manifesta nella mancanza di senso civico, nella presenza di personaggi indegni di ricoprire incarichi istituzionali, fino al tono paternalista tenuto in quest’ultimo periodo da alcuni organi governativi.

Ecco che, questo nostro difetto politico e culturale in un momento come questo, può emergere con particolare forza. E il rischio che il sentimento popolare (chiamiamolo così, per capirci) sia tipico degli stati autoritari, è concreto.

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“Quando siamo calmi e pieni di saggezza, ci accorgiamo che solo le cose nobili e grandi hanno un’esistenza assoluta e duratura, mentre le piccole paure e i piccoli pensieri sono solo l’ombra della realtà.” (H. D. Thoreau)

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