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Archivio per Deliri

Nel paradigma frattale – Raccolta di racconti di Sandro Battisti


Nel paradigma frattale è una raccolta di miei racconti non compresi nel ciclo dell’Impero Connettivo che copre un arco temporale davvero vario, sono sprazzi e visioni che vanno dalle prime produzioni fino all’affermazione nel Premio Urania, nel 2015. La pubblicazione edita da KippleOfficinaLibraria è in ebook, ma ne esiste anche una versione cartacea che include però pure i racconti imperiali.

Squarci di un futuro che appare connesso, dove le suggestioni personali sono il tappeto umorale sempre sull’orlo di una trascendenza mai annunciata, ma effettiva; i personaggi racchiusi da questa raccolta di racconti si muovono sempre in uno stato trasognato, dove la realtà non è mai davvero ciò che appare, dove dietro ogni curva si apposta un’entità, un’energia che prelude a un’epifania o a una perdizione, in pochi in grado di percepire. Weird e cibernetica, trascendenza e visioni acide si susseguono in un climax che ha aperto una strada inesplorata dalla SF italiana ed estera.

Il diurno alieno


Un piccolo, disastroso evento si srotola lungo la spirale dei tuoi sensi, mostrando la rovina cognitiva cui vai incontro nelle ore calde del giorno alieno.

Onde apocalittiche


Seppellisci le orde ischemiche in un baratro di dissoluzione psichica, mentre i tuoi pensieri si sfarinano come polvere cosmica viscosa e insensata.

GERALD SCARFE: “IN SOFFITTA HO TROVATO BIDONI PIENI DI PELLICOLA 35MM” | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia un’intervista a Gerald Scarfe, disegnatore degli incubi floydiani più prestigiosi, come WishYouWereHere e soprattutto TheWall. Un estratto:

“Vorrei, se possibile, che gli oggetti restassero tutti insieme. Potrebbero essere divisi, ma l’ideale per me sarebbe vendere tutto a un singolo collezionista, perché l’archivio contiene ogni cosa che ho fatto su The Wall dal giorno del primo incontro con Roger Waters. Appunti, bozzetti e cose del genere, che poi ho sviluppato in opere più grandi. Ho anche dei filmati; l’altro giorno in soffitta ho trovato bidoni pieni di pellicola 35mm, frammenti che risalgono fino al periodo di Wish You Were Here“.  

“Quando li ho incontrati per la prima volta non sapevo cosa volessero da me, e non credo lo sapessero neanche loro. Credevo che l’animazione fosse una forma d’arte inesplorata. Pensavo: ‘Perché l’arte non può muoversi? Perché non può essere come Picasso e Matisse?’ L’animazione non è necessariamente fatta di animaletti che saltellano tutto il tempo“.  Nel corso degli anni Roger Waters e Gerald Scarfe sono rimasti amici: “Giocavamo molto a biliardo e bevevamo birra forte. Un giorno Roger si è presentato a casa mia, a Chelsea, con le prime demo. Erano mesi che mi diceva: ‘Un giorno finirò questa cosa, ti mostrerò tutto e ci lavoreremo insieme’. Me l’ha promesso mentre lo scriveva, perché aveva compreso il potere delle immagini accostate alla musica“.

L’archivio di Scarfe contiene tutto il materiale raccolto nei cinque anni passati dal primo incontro con Waters fino all’uscita dell’adattamento cinematografico del 1982 diretto da Alan Parker: i primi bozzetti disegnati a mano, i quadri stampati nel libretto del vinile dell’album, gli storyboard, sceneggiature complete di illustrazioni, oggetti di scena dello stravagante tour di The Wall e del film. Nella collezione ci sono anche “cinque anni di ephemera”: i dischi d’oro di The Wall, statuette, pass per il backstage, una giacca da tournée personalizzata per The Wall e strani oggetti utilizzati durante le riprese del film.

Syd Barrett, fluida follia | il manifesto


Su IlManifesto questo lungo articolo che dettaglia, partendo dal mezzo secolo del disco solista di Syd Barrett, il suo percorso artistico, psichico e surreale. Ho sempre amato quell’artista, quell’uomo.

«Noi che il dolore ha fatto viaggiare nella nostra anima alla ricerca di un luogo di calma a cui appoggiarci, alla ricerca della stabilità nel male come gli altri nel bene, noi non siamo folli, siamo dei medici meravigliosi» (Antonin Artaud)
«Il matto non gioca mai, ma edifica monumenti capovolti. L’artista gioca sempre, edificando gli stessi monumenti» (Marco Ercolani, psichiatra)
Il 3 gennaio 1970, cinquant’anni fa esatti, nei negozi inglesi arriva uno strano ellepì. Strano a partire dalla copertina. C’è una stanza vuota con il pavimento dipinto a strisce bicolori, c’è un giovane uomo a piedi nudi accovacciato, che si puntella con la punta delle dita, come se fosse concentrato a mantenere un equilibrio tutto suo. Accanto ha un vaso con qualche fiore stentato. Nelle immagini a complemento, di spalle al giovane uomo c’è una splendida ragazza nuda, sempre di schiena o di tre quarti. I due si ignorano, la donna potrebbe anche essere un fantasma della mente. Il titolo è scritto a caratteri più grandi di quelli dell’autore, e dice The Madcap Laughs, il pazzo sta ridendo. Il pazzo, che non ride affatto nelle foto, è Syd Barrett, e quello è il suo primo disco solista. La copertina l’ha concepita lo studio Hipgnosis, la stessa realtà che produrrà le stupefacenti, imprevedibili copertine dei Pink Floyd: ad esempio, in quello stesso anno, quella di Atom Heart Mother, con il prato verde e la mucca pezzata che guarda in camera. Psichedelia indotta con l’immagine meno psichedelica che si possa concepire, il placido ruminante. La psichedelia, il «disvelamento della realtà interiore», per andare al significato letterale del termine era stata per i Pink Floyd quasi tutta farina dal sacco del «pazzo che ride», Syd Barrett.

OGGETTO DI CULTO

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ODRZ – Fine del progetto 66


Nessuna descrizione della foto disponibile.Il progetto ODRZ66 è terminato (nota del combo).

All’inizio di questa avventura non avremmo mai immaginato di ricevere così tante adesioni da parte degli ospiti che si sono poi succeduti durante le 52 settimane di improvvisazione. Ci sembra doveroso ringraziare innanzitutto loro, in rigoroso ordine di collaborazione:

Mademoiselle Bistouri-Claudio Frassine
Riccardo Bernini
Enrico Ponzoni-Arco Casi
Braconidae-Emiliana Voltarel
Enkil Franco Barletta
Monofonic Orchestra
Carlo Monti
Andrea Marutti
Icydawn-Sacha Rovelli
Osvaldo Schwartz
Paolo L. Bandera
Francesco Zago
Enten Hitti
P.U.M.A.
Lotte
Black/Lava Enkil-Fabio Olivero
Jan-Morten Iversen
LaMetàFisica-Alessandra Zerbinati
Sisto Palombella
Mulo Muto-Attila Folklor-Joel Gilardini

Un ringraziamento particolare a Enrico Ponzoni, che ha testimoniato per quasi tutti i venerdì, con foto e video, le sessioni di improvvisazione.
Grazie anche ai suoi degni sostituti: Edoardo Deluca-Riccardo Deluca

Un altro grazie va a Giacomo Elettrodo, che dalle frequenze di Radio Onda Rossa ha trasmesso, e forse continuerà a farlo, sistematicamente i brani del progetto durante la sua trasmissione “Prove Tecniche di Trasmissione”.

Ultimo, ma non ultimo, un grande grazie va a Jan-M Iversen, che da subito ha accettato entusiasta di produrre tutto il lavoro, pubblicando mensilmente sulla pagina Bandcamp della sua etichetta TIBProd i vari brani registrati.

Il progetto in studio, come detto, si è concluso, ma ci sarà una coda il prossimo autunno con la sua versione live in tre serate a Ottobre, Novembre e Dicembre a Milano.
Vi aggiorneremo. Grazie ancora a tutti e tutte.

Paranoia Inducta – Dies Irae


Il delirio del dolore inumano.

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