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Archivio per Disumano

Nameless 234


La processione delle devianze.

Ciò che si nasconde


Riferisci di essere stato abusato dall’energia dominante, volute politiche con cui si nasconde il desiderio di un nulla psichico che è da GrandiAntichi.

Evangelisti’s RACHE. Il film – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la segnalazione, nel solco del ricordo di Valerio Evangelisti, del film RACHE che Mariano Equizzi trasse anni fa dalle vicende narrate nella saga dell’inquisitore Eymerich, credo l’opera più famosa di Valerio. Per l’occasione, l’omaggio consistente nella libera fruizione del film durerà una settimana – potrete vederlo cliccando qui – e come corollario che devasta di dolore per la perdita di Valerio, vi lascio al commento di Nico Gallo e al caustico editoriale di Mariano, che centra perfettamente ciò che la lucidità di Evangelisti aveva già evidenziato da almeno trent’anni.

Nico Gallo: R.A.C.H.E. è un gruppo paramilitare, terroristico, economico-finanziario e religioso che ha le sue radici nella caduta del Terzo Reich e di cui riprende una parte del progetto politico configurandosi come un’oscura forza rosso-bruna. R.A.C.H.E. è in conflitto nelle aree ai margini dell’Unione Europea con Euroforce, una struttura comandata dalla Banca Europea. Ieri erano i Balcani, oggi è in Ucraina che conflitti tra capitalisti e oligarchi sono combattuti da mercenari, volontari, professionisti, consigli di amministrazione e giornalisti. Nell’immaginario minuziosamente creato da Evangelisti il punto più avanzato della filosofia della distruzione è l’entrata in campo dei poliploidi, mostri idioti ibridi e mutanti, usati in guerra come pura carne da macello. Un’arma capace di provocare l’orrore negli stessi spietati mercenari che alternano i loro contratti con entrambe le fazioni. Mariano Equizzi in un’intervista ha detto: “RACHE è piuttosto radicale… se non conosci l’opera di Evangelisti, i riferimenti continui soprattutto alla saga di Eymerich, non riesci a tenere il filo, non puoi tenere il filo, eppure proprio questa massa di informazioni mai completa sembra essere la forza del lavoro che vuole violentare continuamente le conoscenze dello spettatore e lasciargli profonde zone d’ombra: è un attacco psichico più che un film”.

Mariano Equizzi racconta come lui e Valerio sono arrivati alla realizzazione del film. Era il 1998 e Valerio vide il mio primo film Syrena; Gianni Canova era mio insegnante al Centro sperimentale di Roma, dirigeva DUEL e Valerio scrisse quatro colonne da cui, insieme con le segnalazioni su www.fantascienza.com, nacque il “caso” Syrena. Nel 2002 dopo il Premio Italia allo strano “Ginevra Report”, io PaoloLuca decidemmo di fare RACHE, perché sapevamo da fonti reali che l’Inquisitore in Italia e non solo era un contenuto proibito, non gradito dalle ChiesE (plurale). Di fatto fermarono persino Del Toro nel metterci mano – l’ordine dei Domenicani non è un associazione sportiva.
RACHE è il nostro mondo e vivendo io nei Balcani da qualche tempo, e lavorando anche con rumeni, vi dico che Valerio ha scritto una macchina di senso e subconscio più vera di Don Matteo e dei film di brizziemartani (non è un refuso, è un genere). Con Valerio nel 1999 facemmo AgentZ e lui era lo scrittore che stava dietro i genocidi della storia, una mano non alla Eco ma alla Evangelisti e con una dose di Ironia (iron è ferro) che oggi manca a troppe cose.
Lo presentammo al Future FIlm Festival del 1999. Mettemmo quindi in cantiere RACHE e fu impegnativo, così per completarlo accettai di fare un film non particolarmente bello, ma avevo bisogno di soldi per RACHE.
Fu nel 2006 che comprammo i diritti, una cifra non piccola, per Gorica Tu sia Maledetta, che è il primo racconto di fantascienza di Valerio. Levate fantascienza e lasciate Report di Valerio. Fra i miei strani incontri avevo un professore di criminologia in legge (1989) che a lezione ci raccontata cose particolari e fra queste cose c’erano i POLIPLOIDI, non li chiamava così e non nascevano da vasche, ma venivano usati come schiavi nelle miniere di diamanti in Sud Africa. Quando nel 1995 lessi Valerio capii che non era “uno” “”scrittore””, era il nostro ORWELL e per questo RACHE su tutto andava fatto. Trovammo una finestra creativa nel Festival della Fantascienza di Trieste e anche con loro e la buona volontà del loro presidente (Daniele Terzoli) e di alcuni membri della loro bella associazione (Thomas Lenardi, Marina Bonfanti, Lorenzo Acquaviva – che interpretò anche Da Costa) organizzammo le riprese a Trieste, città che ha delle risonanze storiche potenti: girammo nella base delle SS, da tempo un museo aperto al pubblico. Trovammo dove ambientare l’impianto Kerlovac della RACHE, la Ferriera di Servola. Un anno di post produzione giorno e notte, Paolo costruì un fronte sonoro e musicale connesso con l’esperienza della musica industriale, potreste anche sentirlo in radio e capireste tutto lo stesso. Luca organizzò una tecnica di montaggio che simulava la pagina di Valerio in cui in tre paragrafi ti porta in tre posti diversi, dove succedono cose tre cose diverse in un succedersi di catastrofi senza spazi.
Da diverse settimane stiamo costruendo una strada per una serie e stavamo lavorando al solito giro delle sette chiese; giro che facemmo anche quando nel 2006 vincemmo l’Angel Award a Tokyo, insieme con la partecipazione al Tokyo Film Festival. Il premio fu deciso poco prima da Ichihiro Kadokawa in persona che ci chiese una prova da Samurai: “Trovami in Italia uno come me, un coproduttore del mio calibro.” Caro Ichihiro, non esiste in Italia uno come te che ha visto la bomba H, che ha creato un impero dalle ceneri delle bombe americane e fatto emergere “Gamera la tartaruga di fuoco” che regge il mondo e salva i bambini. In cento anni, tranne Valerio, non abbiamo prodotto creatori di mondi.
Nelle motivazioni circa il premio dissero che erano colpiti dal fatto che era un Resident Evil con una solida base letteraria; è piuttosto una base storica su cui un genio della letteratura ha lavorato tutta la sua vita. Il vero guaio è che siamo dentro i libri di Valerio, non fuori.

Roger Waters – THIS IS NOT A DRILL


Sta arrivando…

1984: sciopero! – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo per ricordarci cos’è effettivamente il liberismo, cosa ha già fatto ai tempi della Thatcher in UK e cosa continuerà a fare ovunque – non si capisce perché debba migliorare e non incattivirsi e inumanizzarsi ancor di più. Un estratto:

1984. U.K. miners’ strike rappresentò la lotta dell’Unione Nazionale dei Minatori di Arthur Scargill, una lotta che voleva impedire la chiusura di venti giacimenti carboniferi del Regno Unito e che avrebbe portato il licenziamento di circa 20000 lavoratori.
Lo sciopero ebbe inizio il 6 marzo 1984. Durò oltre un anno in seguito all’annuncio della chiusura della miniera di carbone di Cortonwood nello Yorkshire per contrastare il disegno del Primo Ministro Margareth Thatcher di diminuire il numero e la produzione dei pozzi di estrazione del carbone.

Nell’ambito della sua politica industriale e sindacale la Thatcher mise all’opera un programma ben definito: 1) un piano energetico nazionale per diminuire l’uso del carbone, troppo costoso da estrarre e fuori mercato. 2) adozione di norme per limitare il diritto di sciopero, soprattutto riguardo alla pratica “illegale” dei picchetti.
Il 18 giugno 1984, nello Yorkshire scozzese, ebbe luogo quella che passerà alla storia come “la battaglia di Olgreave” l’evento più drammatico del lungo sciopero in corso. Quel giorno l’immagine che gli inglesi avevano dei loro governanti cambiò improvvisamente. Fu una battaglia, una guerra mossa dal governo contro il suo stesso popolo.

Nel libro GB 1984 di David Peace c’è il racconto di cinquantatré settimane di guerra civile con picchetti, arresti, violenze e intimidazioni, famiglie disperate, crumiri, corruttori e corrotti. A combattere questa battaglia che dilaniava interamente il paese, ci furono uomini come Terry Winters, braccio destro del dispotico leader del sindacato che doveva farsi carico del destino di migliaia di lavoratori, come l’ebreo, un mediatore senza scrupoli deciso a spezzare lo sciopero con ogni mezzo e che reclutava neonazisti da sguinzagliare contro i picchettatori, che manipolava gli organi di informazione e faceva in modo che i cameramen della televisione inquadrassero soltanto il lancio di sassi da parte dei minatori e non le cariche violente e le manganellate della polizia.
La volontà di vincere ad ogni costo della classe dominante, la violenza delle forze dell’ordine, l’incapacità degli uomini del sindacato sempre più apparato. Una vera e cruda rappresentazione della realtà dove Margareth Thatcher comparve una sola volta con nome e cognome è sempre con attributi: “La Lady di ferro” o “La Troia di Ferro” per i minatori. Una rappresentazione dove non c’era il tempo di tirare il fiato perché tra le due parti, come nella realtà, c’erano delatori, ruffiani, spie che stavano dentro questo ingranaggio dove si rischiava di rimanere stritolati.

La terza guerra civile della Gran Bretagna. Una sconfitta che sa di fiele. Una pagina nera nel mondo del lavoro con una nazione che volta le spalle. Un grosso focolaio per l’Europa intera sotto la brutalizzazione del neoliberismo.
Segnali terribili di un tempo che cominciò a cambiare in peggio.

 

Il legame tra guerra e Speed – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un lungo articolo che indaga il ruolo che le anfetamine hanno avuto dalla Seconda guerra mondiale in poi, con i nazisti investiti pesantemente dall’uso smodato di quegli stimolanti (un po’ come la cocaina nel mondo iperliberista) e che hanno segnato alla fine il destino di quella guerra e dei loro protagonisti, animati da una furia disumana di cui le anfetamine penso siano state concause. Un estratto:

L’ideologia nazista fu integralista nelle sue posizioni contro la droga. L’uso sociale di stupefacenti era considerato tanto un segno di debolezza personale quanto un simbolo del declino morale del paese sulla scia della traumatica e umiliante sconfitta nella Prima guerra mondiale. Il consumo diffuso di droghe nella Germania di Weimar era visto come un’abitudine decadente, edonistica e abietta, che minacciava di avvelenare la “razza superiore” ariana. I tossicodipendenti non solo erano stigmatizzati e internati, ma potevano affrontare punizioni severe, tra cui la sterilizzazione forzata e la deportazione nei campi di concentramento. Nella propaganda nazista, gli ebrei erano raffigurati come dediti all’abuso e allo spaccio di stupefacenti, e dunque come una minaccia alla purezza della nazione.
Le metamfetamine rappresentavano però l’eccezione preferita. Se altre sostanze erano proibite o sconsigliate, le metamfetamine furono pubblicizzate come prodotto miracoloso non appena apparvero sul mercato alla fine degli anni Trenta. In effetti, la pillolina era la droga perfetta per i seguaci di Hitler: “Germania, svegliati!”, avevano ordinato i nazisti. Energetico capace di stimolare la fiducia in se stessi, la metamfetamina faceva il gioco dell’ossessione del Terzo Reich per la superiorità fisica e mentale. In netto contrasto con droghe come l’eroina o l’alcol, le metamfetamine non avevano a che fare con il piacere e l’evasione. Piuttosto, venivano assunte per massimizzare attenzione e vigilanza. Gli ariani, nell’ideologia nazista incarnazione della perfezione umana, ora potevano persino aspirare a diventare superuomini, e in quanto superuomini potevano trasformarsi in supersoldati. “Non abbiamo bisogno dei deboli”, dichiarò Hitler, “vogliamo solo i forti!”. Le persone deboli prendevano droghe come l’oppio per evadere; le persone forti prendevano metamfetamine per sentirsi ancora più forti.

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Archi del trionfo


Archi del trionfo per modellare plastiche di risulta, istanti di gloria che formano un abisso di dolore immane, percezioni di un mondo che non dovrebbe esistere e che lega, catene, magli.

Debordare


Trovi una definizione di pura isteria laggiù, nelle valli psichiche depresse, lì dove l’angoscia assume tonalità sulfuree, il purpureo di un abisso in continua trasformazione che deborda verso il disumano.

Cindytalk – Camouflage heart


Il male oscuro consuma dentro usando vie oblique, cupe, abissali. Esplora la bestia interiore dentro cunicoli dimensionali.

Filmhorror.com – Per la rubrica VISIONI IMMORTALI presentiamo “Tetsuo – The Iron Man” (1989) di Shin’ya Tsukamoto


Su FilmHorrror una recensione a qualcosa che dovrebbe essere ormai appartenente al passato, ma che invece continua a essere apprezzato e disturbante: Tetsuo, The Iron Man, film giapponese cyberpunk del 1989. Un estratto:

Uno strano morbo si diffonde a Tokyo. Gli infetti cadono cade preda di incubi terribili (a pensarci bene, non diversamente da quanto accade al protagonista di Un lupo mannaro americano a Londra dopo il morso). Sentono il corpo che si trasforma in un ibrido di carne e metallo, vedono sul marciapiede cuori/motori pulsanti e fumanti, percepiscono una figura nera che si sveglia tra i relitti del subconscio, grottesche scene erotiche. Poi il corpo si trasforma davvero: compaiono appendici ferrose, armi e protesi rotanti, tubi di scappamento spuntano dai talloni. E anche la psiche cambia. Non solo perché vedono i ricordi come fossero una disturbata VHS. Non controllano più gli impulsi, scivolano verso la follia.
Il primo a venire infettato è un feticista che fa collezione di foto di sportivi. Seguendo qualche bizzarro obbiettivo, probabilmente divenire forte e veloce come una macchina, si apre una ferita nella coscia e cerca di innestarvi un tubo di ferro. La ferita si infetta, produce vermi; quello si spaventa, corre, viene investito da un’auto.
Al volante c’è un inoffensivo colletto bianco che pare Clark Kent, in compagnia della moglie. Sarà lui il secondo infetto. Un giorno, mentre si fa la barba, vede spuntare da una guancia un filo di metallo. Tagliente. Mentre va al lavoro si sente male, siede accanto a una donna e le passa senza volerlo il virus della fusione di carne e metallo. Anche lei subisce una mutazione, cade in preda a istinti omicidi, sessuali, di entrambi i tipi. Se la prende con l’impiegato; i due si rincorrono, lottano furiosi come fossero demoni o kaiju, con espressioni grottescamente esasperate. L’uomo vince. Torna a casa, infetta la moglie. Perde il controllo, gli sale l’urgenza di eros e morte, la uccide durante un violento amplesso. Grida per il rimorso. Non è più umano.

Volutamente eccessivo, violento, espressionista, esplicito dal punto di vista sessuale: non sarà roba per tutti, ma entra di diritto nella storia dei film più innovativi e originali che siano mai stati girati. Tra i temi principali di questo cult ci sono l’incontro/scontro tra uomo e tecnologia (per la storia del rapporto traumatico tra popolo giapponese e tecnologia rimando all’essenziale J. Nacci, Guida ai Super Robot, Odoya, 2017), l’alienazione diffusa nelle grandi metropoli, la mutazione dell’essere umano in qualcosa che è più di un homo sapiens sapiens, e forse è il prossimo gradino della nostra evoluzione. O il portavoce di una vicina apocalisse.
Lo sfondo della vicenda è una città fatta di altissimi grattacieli, gallerie infinite della metro, fatiscenti bagni pubblici, capannoni e vicoli ingombri di detriti. Un insieme di non-luoghi che a vederli verrebbe solo voglia di distruggerli. Gli uomini e le donne che compaiono sullo schermo, se non fossero vittime del contagio che unisce carne e metallo (e che dunque probabilmente li salva) incarnerebbero quanto di più piatto e squallido una società industriale o post-industriale può produrre.

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"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

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Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

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