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Distopie e Inframondi: gli universi narrativi di Lukha B. Kremo | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com una bella intervista all’editore di KippleOfficinaLibraria, Lukha B. Kremo, fresco vincitore del Premio Urania 2015. Un estratto:

Sei stato più volte finalista al premio Urania e ora è arrivata la vittoria con Pulphagus® – Fango dei cieli (Urania n. 1536). L’idea forte del romanzo è che le parole sono a pagamento (nella storia sono rese con copyright, trademarks e hashtag), per cui si crea una differenza di classe tra chi è povero e deve accontentarsi di parole ormai fuori moda, ma gratis o economiche, e chi invece può permettersi di usare parole più precise e adatte al contesto in cui si trova, pagando le tasse. Come è nata quest’idea?

Ho quasi passato più tempo ad architettare il romanzo che alla stesura. Avevo bisogno di un’idea forte che mi permettesse sperimentazioni/giochi con le parole in un contesto distopico. La libertà di parola/espressione è una tra i fondamenti della libertà sociali: limitata dalla possidenza economica, diventa simbolo di oppressione e mi permette di sperimentare linguaggi nuovi, aulici, gergali e turpiloquiali.

L’altro elemento forte del romanzo è che l’asteroide Pulphagus® è usato come un’enorme pattumiera dei rifiuti della Terra. Giuseppe Lippi l’ha definita una sorta di Terra dei Fuochi. Cosa ti ha ispirato questa visione?

Più che i veleni italici, la cosa che mi ha ispirato l’immaginazione di un unico luogo schifoso dove raccogliere tutta la pattumiera del mondo, è stata l’esistenza d’immense discariche di tecnologia (cellulari, computer) nei cosiddetti Paesi del Terzo Mondo, o lo smaltimento di transatlantici fatto a mani nude in India. Montagne di cellulari, schermi di ogni tipo, cartucce di inchiostro e toner, cose che raggiungono l’obsolescenza in pochi anni, se non mesi. E il tutto nell’inquinamento ambientale più dissipato: e qui entra in causa anche la Terra dei Fuochi. Insomma mi sono ispirato alla realtà, quella che gli Occidentali spesso nascondono sotto il tappeto.

Seeker of Power


Se cerchi la potenza trascendente, abituati all’idea di trasformarti, di non essere più umano, di perdere la tua bellezza incarnata insita.

IL FILO A PIOMBO DELLE SCIENZE > Nosferatu & Nosferatu


Recensione monstre di Marco “Antares666” Moretti che in due puntate successive recensisce due film capolavoro del Cinema fantastico, il primo è Nosferatu il vampiro, di Murnau, e poi il conseguente Nosferatu, il principe della notte, di Herzog.

Il secondo conseguenza quasi diretta – anche se a distanza di più di mezzo secolo – del primo, estetiche diverse e sfumature che Marco coglie in pieno, con grande merito e perizia – ma chi lo conosce sa quanto il suo essere arguto e sottile sia un’arte che impiega in ogni risvolto vitale. Buona lettura!

Pilastro portante del genere horror e massima manifestazione dell’espressionismo nel cinema, il Nosferatu di Murnau è stato definito da Mymovies.it “il solo film vampirico ammesso nelle discussioni colte dei critici”. La complessità di questa pellicola è tale che difficilmente può essere esaurita in un singolo intervento. Cercherò in ogni modo di iniziare un’analisi, seppur abbozzata.

Classificato come “remake” del Nosferatu di Friedrich Wilhelm Murnau e senza dubbio da esso ispirato, in realtà vi apporta novità sostanziali, al punto che a parer mio si tratta di un’opera del tutto dissimile e non ben comparabile con l’originale. Sono convinto che per questo genere di film il bianco e nero sia insuperabile, eppure il capolavoro di Herzog riesce a rendere bene il disfacimento e la Tenebra nonostante sia un film a colori. È altrettanto vero che Herzog disponeva sul finire degli anni ’70 di una serie di mezzi che all’epoca di Weimar erano inconcepibili, come ad esempio il sonoro. Rispetto all’originale la trama ha una notevole complessità. Numerose sono le sequenze memorabili, squarci onirici sul Mondo dell’Abisso che restano impressi in modo indelebile fin che si vive.

Cindytalk in concerto a Roma, oggi 8 dicembre


Questa sera – anzi in definitiva tra poco, alle 22.00 – i Cindytalk suoneranno a Roma, al DalVerme, un gig per me assolutamente inaspettato: conosco la band dalla fine ’80, il mio stesso avatar è un particolare del loro primo disco e dire che li ho adorati oltre ogni misura, per la loro bestialità scatenata e rivolta al nero, all’interiore, alla colpa di essere incarnati, è dir troppo poco. Penso che non potrò fare altro che immergermi nel flusso delle loro proposte assolutamente antipop, e ricavarne quel nero a contatto che cerco continuamente. Ci vediamo lì?

Se avete passato i quarantacinque anni (e visto quanto il progetto sia datato, ci sta) cerchiate sul calendario con la penna la data. Se invece di anni ne avete un po’ meno, tirate fuori lo smartphone e piazzatevi un promemoria, perché la serata è di quelle grosse. Cindytalk è una delle personalità più borderline che ci siano. Nativa di Edimburgo, transgender, con un curriculum pieno di collaborazioni illustri (da This Mortal Coil a Cocteau Twins, passando per il recentissimo 12’’ condiviso con Ancient Methods sulla Diagonal di Powell), ha influenzato una pleteora di artisti. Musica che si muoveva nell’industrial più astratto negli anni 80, e che ha conosciuto nuova vita a partire dal 2009 con la sua rinascita su Editions Mego. Ambient, glitch, pulsioni sinistre. Un tranquillo giovedì sera di paura.

Esce l’edizione cartacea del vincitore Premio Kipple 2016 – Freakshow | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Esce oggi l’edizione cartacea del Premio Kipple 2015, quel Freakshow di Pee Gee Daniel che tanto successo sta riscuotendo. L’opera è acquistabile in cartaceo direttamente su Amazon al prezzo di 15.00€.
Eccovi i dati salienti della pubblicazione, riportati già nel post di presentazione di qualche giorno fa: cosa aspettate a prenderlo?

* * *

Kipple Officina Libraria presenta con orgoglio il Premio Kipple 2016, Freakshow di Pee Gee Daniel, pseudonimo di Pierluigi Straneo. La pubblicazione, come di consueto avviene per i vincitori del Premio Kipple, è edita sia in formato digitale che in cartaceo; l’incantevole copertina è dell’artista grafica Ksenja coverLaginja.

Nel Sistema Solare, nei pressi del satellite Europa, uno strano carrozzone si aggira per allietare la vita grama dei coloni: è il Circo Korallo, composto da una masnada di freak che cercano di sbarcare il lunario come possono. La prospettiva di un riscatto sovrannaturale animerà improvvisamente l’intera comitiva dei fenomeni da baraccone e ogni cosa non sarà più come prima.
Pungente ironia e precisione nel trasportare il lettore su quel mondo lontano, che potrebbe essere stato o essere ancora il nostro terrestre, delineano uno scenario tragicomico dove il possibile è esattamente ciò che avviene anche nelle nostre esistenze; Desolation Road, l’opera scritta da Ian McDonald, è la prossima verosimile fermata di un treno che passa per i luoghi attraversati dal Circo Korallo.

Sinossi

Su un lontano avamposto spaziale sul satellite Europa, viene ad allietare la popolazione il circo Korallo, costituito da singolarità bizzarre, un freak show dove creature deformi si agitano per strappare un sorriso, un moto di riprovazione, uno sbigottimento in cambio di pochi spiccioli equivalenti al biglietto d’ingresso. A risvegliare la deprimente situazione, nasce tra gli artisti un improvviso credo religioso: Uincio Uancio, che salverà tutti i freak del circo per portarli nel paradiso degli sgorbi. Sarà vero? Chi è questo messia che si profila tra gli infelici malformi? L’entusiasmo che infetta ogni artista del Korallo è coinvolgente e attraversa le lande siderali del mondo di frontiera in cui vi troverete con loro.

Estratto

L’antro sulle prime è semioscuro, almeno sinché gli occhi non ci si abituano e le pupille non finiscono di dilatarsi.
Tira un freschino umido e malsano. C’è un sentore pungente nell’aria, come quello di una scatola di esche vive lasciata aperta sul tavolo della cucina.
Appena entrati la scena pare angusta, ma è solo assenza di un’illuminazione soddisfacente, perché a ben guardare ci si accorge che l’andito del carnival act o freakshow o baracconata, o comunque la si intenda chiamare, risulta in realtà di tutto rispetto. Qualche centinaio di metri quadrati calpestabili, senza dubbio.
Avanzando di qualche passo si capisce che quel che impedisce alla vista di prendere le giuste misure è la pesante istallazione che occupa l’esatto centro geometrico di quella ampia sala ricavata dal perimetro del tendone traslucido. Una specie di gabbia, sormontata da un cucuzzolo a baldacchino, si direbbe, il cui contenuto tuttavia rimane incerto, per come la struttura è montata: in modo, cioè, da voltare le spalle al visitatore e svelare il proprio contenuto solo alla conclusione del giro.
Si prosegue lungo un corridoio di luce, fornita da vecchie lampade a beccuccio. Agevolando la curvatura interna del padiglione, lo sguardo inizia a raccogliere i primi accenni di show. Con un po’ di fatica si riesce a dettagliare qualche forma di vita che si muove laggiù: finalmente le tanto attese attrazioni!
Ogni freak è distinto e separato dal collega. Ognuno di loro sta al proprio posto, dentro una specie di edicola circondata da tendaggi e passamanerie, un tantino soprelevata rispetto ai curiosi che passano là sotto in lenta processione per ficcanasare. Le attrazioni sono giustapposte l’una all’altra secondo una logica che vorrebbe alternare lo stordimento all’esilarazione, la bruttezza al buffo, il raccapriccio alla sensualità, così da rendere l’impatto quanto meno traumatizzante possibile. Un gioco che mira a suscitare e sopire in un lasso di tempo al fulmicotone le più differenti sensazioni umane, soppiantandole di volta in volta ad arte l’una con l’altra.
Lo spettatore è già da subito irretito: un guazzabuglio di sentimenti ed emozioni scombussola il suo animo. Quel che vede non dimenticherà, come ha profetizzato Korallo. Quel che vede ha già visto, inconsapevolmente, rintanato di tra gli anfratti più angosciati del proprio subconscio. Dentro gli incubi più atroci o nelle agonie di una febbre quartana cui fatalmente sopravvisse in tenera età. Quella visione incarnata e tangibile di un’immaginazione spaventosa e sin’allora ritenuta poco plausibile lo prende alla gola, lo scazzotta diretta alla bocca dello stomaco.
Lo spettatore è piegato, sfranto, sfinito, e malgrado ciò non può smettere di guardare: ipnotizzato, incantato, in piena trance. Vediamo chi di voialtri abbasserà per primo lo sguardo, come un pavido coniglio, ora che si fa sul serio e ci disponiamo a dar sfoggio delle creature più notevoli tra quelle che affollano il Circo Korallo.

L’autore

Pee Gee Daniel. Nom de plume di Pierluigi Straneo, è nato a Torino 40 anni fa, ha due figli, una laurea in filosofia. Nella vita è stato impiegato, magazziniere, aiuto-camionista, poliziotto, responsabile di sale-giochi, sale-scommesse, sale-slot, barista bibliotecario, copy-writer. Ha pubblicato i romanzi Gigi il bastardo (& le sue 5 morti), Montag, Il politico, Golena, Lo scommettitore, Leucotea, Sulle tracce della Ci**gna Voltaica, Twins, Ingrid e Riccione, La Gru, Il lungo sentiero dai mattoni dorati, e-piGraphe e il saggio Il riso e il comico. Un excursus filosofico, Montag.
Scrive per Endoxa, Mimesis Ed., ‘900 Letterario, Tibereide, Reader for blind.
Insieme al musicista Fabio Zuffanti è autore del musical Cogli l’attimo. Insieme all’attore Omid Maleknia organizza da tre anni Spettacolo d’evasione con i detenuti del carcere alessandrino “Cantiello e Gaeta” nella veste di cabarettisti.

La collana

Avatar è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai romanzi e grandi capolavori prettamente italiani del Fantastico e della SF, opere contraddistinte dalla cura meticolosa dei testi e dalle ampie visioni autoriali. Il logo della collana sintetizza perfettamente il circolo del tempo, delle conoscenze, degli eventi nascosti; l’iperbole del Fantastico per spiccare il volo nella fantasia più sfrenata e meravigliosa.

Pee Gee Daniel | Freakshow
Copertina di Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria
Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 200 – € 15.00 — ISBN 978-88-98953-68-4
Collana Avatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 208 – € 1.95 — ISBN 978-88-98953-67-7

Link

Intervista a Dacre Stoker | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine una bella intervista a un discendente di Bram Stoker: Dacre Stoker. Ecco uno stralcio della interessante chiacchierata:

Benvenuto su Horror Magazine. Quale pensa che sia il significato di Dracula, e quale il suo messaggio oggi?

Dracula ha molti significati, e questo spiega perché il personaggio del Conte che nacque circa 119 anni fa in letteratura (il libro fu pubblicato nel 1897) ha lasciato il segno ed è ancora così forte ad oggi.

Prima di tutto l’immaginario vampiro chiamato Conte Dracula è universale perché è stato basato in origine sulla mitologia del tempo e sulle superstizioni che poi erano parte di quasi ogni cultura nel mondo. Questo immaginario basato sulla realtà è il motivo per cui le persone possono in qualche modo identificarsi con l’idea della possibilità che i vampiri esistano.

Una volta la superstizione (dei vampiri ndt) era fatta per vivere nei libri, negli spettacoli teatrali, nei film, o con i giocattoli, i costumi, i giochi e la musica, diventando così parte della cultura popolare, e per questo motivo le persone non si sono mai veramente chieste da dove venisse. Dracula ha creato il suo proprio senso della realtà… spaventoso come potrebbe essere.

Alcune persone hanno anche cominciato un “gioco di ruolo” e quindi hanno creduto di aver bisogno di prendere sangue dagli altri per sentirsi meglio e sopravvivere.

Voglio dire, attualmente i vampiri trascendono la finzione per entrare a far parte di un vero e proprio stile di vita alternativo.

Il demone che entra nelle nostre case – Carmilla on line


CarmillaOnLine è sempre più pregno di suggerimenti, sociali, culturali e d’ingegno. Anche oggi si supera con questa segnalazione di un inedito di Bram Stoker: La via del vizio. Un compendio di mood gotico e romantico.

Dracula lo conosciamo tutti, molto meno l’inventore della sanguinaria creatura delle tenebre: lo scrittore irlandese Bram Stoker. La fama dell´autore è indissolubilmente legata al protagonista del suo famoso capolavoro, Dracula appunto, capostipite di tutti i succhiasangue della moderna letteratura horror.
È difficile immaginarsi un altro personaggio nato dalla penna e dal pensiero dello scrittore. Ora però è arrivato Jerry O’Sullivan, il protagonista del breve romanzo La via del vizio, scoperto solo nel 1983 da Richard Dalby, libraio antiquario, scrittore ed editore. L’opera è stata tradotta in italiano da Elisa Bolchi e pubblicata dalle Edizioni della Sera. Il romanzo è uscito per la prima volta sul settimanale dublinese “The Shamrock”, a puntate e sotto il titolo di The Primerose Path nel 1875.

Jerry O’Sullivan vive a Dublino, è un onesto lavoratore, padre di tre figli, felicemente sposato con Katey. L’ambizione lo porta ad accettare, contro il volere della famiglia, un’offerta di lavoro come carpentiere teatrale a Londra. Quella che crede una grande opportunità di carriera si rivela tuttavia un crescente baratro di miseria, malattia, abiezione morale e violenza. L’uomo precipiterà negli abissi dell’alcolismo e trasformerà gli ambienti familiari in autentici luoghi dell’orrore.
L’orrore questa volta non giunge dall’esterno, dalla presenza di una creatura delle tenebre. L’orrore viene da dentro. Ancora prima che la famiglia si trasferisca negli oscuri vicoli di Londra, Jerry percepisce il Male che si sta avvicinando – come quando in Dracula Lucy avverte l’arrivo del vampiro: “Il dolore di Katey si faceva sempre più pesante poiché non aveva nessuno con cui condividerlo; e Jerry sentiva che stava calando un’ombra fra di loro. Non comprendeva che si trattava dell’ombra del suo desiderio egoista, di quello spettro del futuro che si stava frapponendo tra loro.”

Splendori oscuri, che s’intersecano con le condizioni sociali del popolo dell’epoca, una cura inedita a questi particolari da parte di Stoker.

Nelle ultime pagine del romanzo Jerry accusa la moglie di essere lei a far svegliare il suo demone interiore. L’emergere del Male ha delle analogie con il Faust, dove lo sdoppiamento della personalità viene più volte evocato: Faust sente dentro di sé la tentazione demoniaca che poi si oggettivizza nella figura di Mefistofele. Il carattere duplice del Male nel romanzo di Stoker è evocato da un disegno di Mr Parnell, unico vero amico di Jerry: “Sulla strada stavano camminando due viaggiatori, seduti entrambi su un cavallo, un povero ronzino. Uno di essi indossava stivali e speroni, un corto cappotto, un cappello malconcio, che celava lineamenti spettrali, perché il volto non era che uno scheletro. L’altro, che era a cavalcioni, era vestito come i romantici tedeschi amano vestire il proprio demone quando scende sulla terra, con calzoni corti e scarpe a punta e un lungo soprabito svolazzante, e un cappello con visiera e piume di gallo. Sul braccio portava un cesto pieno di bottiglie”.

Nella sua curatissima introduzione, Elisa Bolchi colloca il romanzo nella tradizione del “gotico vittoriano”, dove l’orrore non è più situato in ambientazioni esotiche come nel gotico classico (castelli, rovine, boschi, conventi). In questo modo l’orrore diventa “ancora più morboso e terribile poiché situato sulla soglia di casa”. Si tratta di una tradizione che è arrivata fino a oggi in film horror mainstream made in Usa quali Poltergeist o il più recente The Conjuring. Del resto il Conte Dracula stesso scende dal suo castello in Transilvania per arrivare in nave a Londra dentro le case delle sue vittime, nell’intima quotidianità.

Mentre alcuni studiosi collocano La via del vizio fra i cosiddetti temperance novels, prodotti letterari di movimenti sociali che condannano l’eccessivo consumo di bevande alcoliche, Bolchi sceglie un’altra interpretazione: “Questa storia è da leggersi come una denuncia del degrado cui la società tardo ottocentesca stava andando incontro.” La rivoluzione industriale comportava lavoratori sempre più sfruttati e inclini alla ribellione. Non a caso nel romanzo è descritto uno sciopero del teatro dove Jerry trova impiego e dove subisce un incidente che lo lascia senza stipendio e assistenza sociale. Come afferma Giorgio Leonardi nella postfazione al volume: “Non va dimenticato che nel 1845 Friedrich Engels pubblica La condizione della classe operaia in Inghilterra, che anticipa di un ventennio le teorie formulate da Karl Marx sul Capitale, derivanti proprio dall’analisi esemplare della situazione inglese.”

Questo romanzo, scritto 130 anni fa, oggi è la rivelazione di un Bram Stoker, non solo inventore di Dracula, ma anche di altre mostruosità che entrano nelle nostre case.

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