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Sandro Battisti, Si dissolve – Poesia Ultracontemporanea


Sonia Caporossi segnala sul blog PoesiaUltraContemporanea un estratto dalla mia silloge poetica Il sentiero dello sciamano, uscito per KippleOfficinaLibraria nella collana Versi Guasti diretta da Alex Tonelli. Ringrazio…

Si dissolve
nel continuo accrescersi di potenza
sublime rivelazione di oltremondi,
morire ogni volta
per rinascere in altre forme
trasfigurare bestialmente.

La danza è una visione nel silenzio dei gesti
i simboli si muovono in te
e ne sei manifestazione:
operare col bene etereo
inciso sulla pelle.

Tornerai,
a dirmi qualcosa?
Porta con te
i nostri spiriti superiori.

Giovanna d’Arco, le Fate e “San Michele” | AxisMundi


Su AxisMundi – dove, come sempre, gli articoli sono molto interessanti – un piccolo trattato su Giovanna d’Arco e le fate, e le sue visioni mistico-surreali. Un buon estratto:

Sebbene molti ritengano che, storicamente, l’Europa sia da quasi mille anni interamente cristiana, lo studio delle testimonianze d’epoca, a partire dai processi alle streghe e dai canoni ecclesiastici, ci racconta una storia ben diversa, che emerge tra le pieghe per chi la sappia vedere. Per gli studiosi della storia delle religioni dell’ultimo secolo, d’altronde, la contrapposizione cultuale e ideologica che oppose, per quasi due millenni, il cristianesimo e le religioni native europee è cosa nota.
Giovanna d’Arco era nata a Domrémy: questo luogo era noto nell’antichità per aver dato i natali a numerosi sensitivi e guaritori, individui cui nella tradizione celtica si attribuisce la cosiddetta «seconda vista». Non lontano dal villaggio svettava un faggio, denominato dai popolani «l’Albero delle Fate» o «delle Signore». Era un faggio, da cui si ricavava ogni anno, per la festa di fine anno, il «palo di maggio» (o, più semplicemente, «il maggio»). A poca distanza sorgeva una fonte sacra,  alle cui acque si attribuiva il potere di guarire le febbri. Giovanna fin da bambina danzava intorno all’Arborum Dominarum, intrecciava ghirlande di fiori freschi e ne decorava i rami in onore all’immagine di Santa Maria di Domrémy, e «cantava canti e carmi con certe invocazioni». È evidente che il substrato mitico e sacrale del luogo è tutto fuorché cristiano: siamo nell’ambito del culto delle Fate (Faés) o «Dame Bianche», di sapore inconfondibilmente celtico. Quella del fairy-tree è una tradizione ancora oggi diffusa in Irlanda: io stesso ne ho visitati un paio, presso la sacra collina di Tara e la tomba a corridoio di Carrowkeel, siti entrambi risalenti al Neolitico (il che la dice lunga sulla longevità storica di certi culti).

Era inevitabile che prima o poi se ne accorgesse anche il potere ecclesiastico, ancor più allarmato in quanto correva voce tra i popolani che Giovanna avesse ricevuto la sua missione divina dall’Albero delle Fate. Sotto le sue fronde aveva udito delle voci, che da quel momento in poi la indirizzarono in tutte le decisioni più importanti della sua vita. Durante gli atti processuali, interrogata dagli inglesi, confessò che la sua madrina aveva visto le Fate e ci aveva parlato, ma sottolineò il fatto che ella era «una donna buona, e non una divinatrice o una strega». Le confessioni della giovane ricordano quelle dei Benandanti friulani quando vennero interrogati dall’Inquisizione, tra il XVI e il XVIII secoli, sui proprî caratteristici culti «estatico-agrari», di netta impronta pagana: come questi anche Giovanna riceve nottetempo le visite di un «angelo di luce», che scoprirà poi essere San Michele.

«Quelli della mia parte sanno bene che la voce mi fu mandata da Dio, hanno visto e conoscono questa voce. Anche il mio re e molti altri hanno udito le voci che venivano a me… Vidi lui [San Michele] con gli occhi del mio corpo, come vedo voi», si difese Giovanna, affermando di averlo visto molte volte prima di sapere che era San Michele, quando era ancora bambina. Obbedendo alle voci, la novella Vestale era convinta di fare la volontà delle «Persone Sante», di cui San Michele era il comandante nella millenaria guerra contro il Male. Rifiutò ostinatamente di giurare sul Vangelo e fu difficile persuaderla a fare lo stesso col messale, e quando le domandarono se avesse mai bestemmiato Dio, rispose che «non aveva mai maledetto i Santi». Chiestole se avesse mai rinnegato Dio, affermò di «non aver mai rinnegato i Santi»: «io credo alla Chiesa che è in terra».

Giovanna era convintissima della sua missione divina, e nessuno avrebbe potuto convincerla del contrario. La Francia, d’altronde, si era salvata grazie a lei, e alle voci a cui ella obbediva. All’inizio del processo disse che «era venuta da Dio» e che «non aveva niente da fare qui», chiedendo a gran voce di essere rimandata al più presto donde era giunta. Come il Salvatore cristiano, sapeva già che il suo tempo era limitato, perché glielo avevano rivelato le voci delle Persone Sante: sarebbe stata presa «prima della festa di S. Giovanni», cioè il solstizio d’estate. Tuttavia le dissero anche che non doveva affliggersi ma accettare fino in fondo il suo destino e la sua missione, che sarebbe infine giunta nel regno dei cieli. Su queste entità divine, che sebbene negli atti del processo denomini «angeli» presentano molteplici punti di contatto con i fairies (lett.: «i luminosi», «gli splendenti») del folklore celtico, aveva detto ai suoi accusatori: «Vengono spesso tra gli uomini senza che nessuno li veda; io stessa li ho visti molte volte in mezzo alla gente».

OLAM | Terror Cognitive Dissonance


Quello che sfibra la inconsistente consapevolezza umana, il nero olografico che si apre ovunque e inghiotte qualsiasi infima cosa siamo.

Mimesis editore presenta “Carcosa svelata” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Carcosa Svelata (di cui abbiamo già parlato qui e qui), saggio Mimesis di Marco Maculotti sugli aspetti esoterici e non solo della serie TV True detective, che si riflette in un’altra serie fondamentale, la Twin Peaks di David Lynch.

True Detective è diventata serie di culto grazie soprattutto a una sceneggiatura letteraria di grande impatto che propone personaggi a tutto tondo, le cui vite sembrano gravate da una sorta di maledizione che ha a che vedere con il mistero del tempo e dell’eterno ritorno dell’uguale. La lettura esoterica offerta dall’opera di Maculotti, come recita il sottotitolo, fa leva su una narrazione che si distingue per il non detto e per le atmosfere arabescate di simbolismi dotati di una storia millenaria. A questo riguardo, si possono rilevare certe similitudini con Twin Peaks, soprattutto per la capacità di entrambe le serie tv di proiettare lo spettatore in una dimensione ‘altra’, esulante la dimensione del quotidiano. Commenta l’autore:

“Nel libro viene inquadrata la figura del Re in Giallo, adorato dalla setta, mettendolo a confronto con alcune divinità della storia antica, proponendo un’analisi maggiormente filosofica delle tematiche più profonde del serial televisivo, vale a dire quella del mistero del tempo divoratore e dell’eterno ritorno dell’uguale, e più per esteso del destino riservato, similmente a una maledizione fatale, ai vari personaggi del serial”.

Basandosi sugli strumenti dell’antropologia del sacro e della storia delle religioni, l’opera di Maculotti consente di comprendere al meglio tutto ciò che nella nuda narrazione dei fatti degli otto episodi della prima stagione rimane silente e inespresso, occultato e implicito. Analizzando il significato profondo dei simboli disseminati durante le otto del serial di Pizzolatto, il libro intende gettare luce sul tipo di culto, di credenze e di forma mentis che sta dietro al lato meramente esteriore degli accadimenti mostrati allo spettatore. Spiega nell’introduzione Maculotti:

“In un contesto poliziesco con elementi paranormali perfettamente integrati nella storia, l’approccio al caso del detective protagonista Rust Cohle è eccentrico e surreale almeno quanto quello dell’agente Dale Cooper in Twin Peaks, e la sua esistenza decisamente più cupa. La sua immersione nei delitti della Setta della Palude ha i crismi di una vera e propria discesa negli inferi, un viaggio esistenziale e metafisico, a cui seguirà, durante il coma, l’ascesa al mondo superno e la sua liberazione dalla ‘trappola samsarica della vita’”.

Somnium Hannibalis di Chiara Prezzavento – Club GHoST


Su ClubGHoST una mia recensione a Somnium Hannibalis, romanzo storico di Chiara Prezzavento su Annibale visto dopo la disfatta di Zama. Eccola qui:

Scrivere un romanzo storico presuppone un paio di forti capacità del narratore: rigoroso contesto storico (history), collegato a una storia (story) in grado di colpire profondamente il lettore. Ovvero:

  1. La verosimiglianza storica del romanzo – o del racconto – deve essere stringente; lo scrittore deve conoscere molto bene il periodo storico su cui intende innestare gli eventi romanzati, studiando a fondo ciò che accadde in quei luoghi nel momento preso in esame.
  2. L’autore deve saper tratteggiare bene i protagonisti, esistiti o meno, con tutte le verosimili suggestioni e condizionamenti culturali di quell’epoca.

Su questa base, il romanzo Somnium Hannibalis di Chiara Prezzavento soddisfa potentemente ogni presupposto. Parliamo della storia di Annibale, inserito nel contesto successivo alla sconfitta della Seconda Guerra Punica, quando era alla corte di Antioco III re di Siria.
La quarta:

Il luogo è Apamea, l’anno il 191 avanti Cristo.
Annibale Barca vive da esule alla corte seleucide, avvolto in un alone di leggenda, dubbio e amarezza.
Il Re di Siria, Antioco III il Grande, sconfitto in una sconsiderata campagna contro Roma, si rivolge proprio al vecchio generale che aveva predetto inascoltato il disastro, e per tutto un pomeriggio e una notte d’estate lo interroga impietosamente sui suoi sogni pericolosi, sulla vittoria e sulla sconfitta.
In cerca di ragioni per la sua disfatta, il Re troverà invece una storia fiammeggiante e tormentosa, senza respiro, colma di sangue, di battaglie, di sogni e di solitudine, una storia sulla guerra, il destino, la paura e il prezzo che si paga per la gloria.

Il pretesto del romanzo è quindi Annibale che racconta al Re la sua Campagna d’Italia, finita indegnamente dopo trionfi su trionfi, dopo epiche battaglie che ancora fanno storia. Barca cova il suo inesauribile risentimento per Roma e vuole coinvolgere il re siriaco nell’eterna pugna contro la Città Eterna, e per questo gli racconta fin nei minimi dettagli venti anni di Campagna svelando istanti, misteri, drammi, dubbi, esitazioni, esaltazioni, vittorie, passi falsi, grandi ingegni, tessendo una trama sottile talmente verosimile da farci apparire Annibale di fronte ai nostri occhi, mentre sbirciamo oltre il libro per ascoltarlo raccontare ogni evento avvenuto allora, quando Roma sembrava sull’orlo della sconfitta finale e il modo razionale di combattere dei Romani soccombeva al suo modo levantino di dare battaglia, creativo ed elevato alle potenze della sua mente che nemmeno Scipione l’Africano, pur alla fine vittorioso, seppe eguagliare.
Annibale sarà un vostro amico, al termine del libro, e il desiderio di ricominciare la lettura della Prezzavento vi sembrerà un ottimo modo per penetrare ancora più a fondo in quei tempi lontani per respirare ancora una volta l’atmosfera cruenta, antichissima e reintegrata di ogni entropia che il tempo le ha fatto perdere.

Cities Last Broadcast – Antumbra


L’inverso di una straniante emozione.

Dead Melodies – Age of Rest


La faticosa salita verso l’abisso incipiente.

Inconoscibile inumano


Simboli e catene rapprese sotto un sole psichico, a cercare nuovi ecosistemi siderali che aprono l’angoscia all’inconoscibile inumano.

Alberi mistici


Assorbito dalle litanie intense di ardore e psichica espansione ti siedi, giaci ai piedi di un albero ancora pregno di ogni rivolo mistico, e lasci andare le visioni delle energie non più cercate, ma ancora vive.

Pink Floyd – Set The Controls For The Heart Of The Sun (1968) Take 2


Una delle migliori performance, in assoluto, dei Floyd alle prese con uno dei loro migliori brani. 1968…

ONLINE GRAPHIC DESIGN MARKET

An Online Design Making Site

Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

it takes a fool to remain sane

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

ADESSO-DOPO

SCIVOLO.

Jakob Iobiz

Scrittore

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Enjoyable Information. Focused or Not.

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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