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Sensi primari


Con un salto primario raggiungi la specifica densa attività del nuoto siderale, mentre le direttive si rendono evidenti e chiarificatrici soltanto se ti affidi ai sensi primari innati.

Shock termico


Lo shock termico di una profonda visione, sottile, resa insostenibile dalla vividezza.

Sandro Battisti, Il piano psichico @ “L’orlo dell’Impero”, Delos Digital


Da pochi giorni è disponibile in tutti gli store online una nuova puntata della personale saga dell’Impero Connettivo, Il piano psichico, novelette in uscita per la collana di DelosDigital L’orlo dell’Impero, dedicata proprio alla produzione imperiale.
Questo secondo numero – il primo era dedicato al Premio Urania 2014, L’impero restaurato – narra di eventi avvenuti su Nettuno, in un periodo decadente dell’Impero in cui l’imperatore è Totka_VIII; questa è la quarta:

Il funzionario primario Cocles e il catapano Paleglo, esponenti dell’Impero Connettivo, sono chiamati a rapporto dal prefetto Valenxiano, amministratore della colonia nettuniana sigillata ai venefici eventi atmosferici sotto una cupola geodetica, per prevenire una non meglio precisata cospirazione: i tempi gloriosi dell’impero sono lontani e l’imperatore Totka_VIII si trova a fronteggiare una decadenza disperata, che agli osservatori esterni appare irrimediabile.
In un ambiente ostile di gelo e ammoniaca il flusso di un mondo alieno intrecciato agli aumenti mentali della colonia postumana sembra sbocciare in strani avvenimenti psichici, in cui la flessuosa amante del prefetto pare avere un qualche ruolo: ma quale? Chi sarà il dominus dello scacchiere nettuniano e chi, nell’ambito del dominio dell’Impero Connettivo, otterrà il precario dominio politico?

Il libro digitale è scaricabile a 1,99€ cliccando sul DelosStore e sugli altri store online; la copertina è di Ksenja Laginja.

L’impero sull’orlo: Sandro Battisti, Il piano psichico | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di una nuova puntata della personale saga dell’Impero Connettivo, Il piano psichico, novelette in uscita per la collana di DelosDigital L’orlo dell’Impero, dedicata proprio alla produzione imperiale.
Questo secondo numero – il primo era dedicato al Premio Urania 2014, L’impero restaurato – narra di eventi avvenuti su Nettuno, in un periodo decadente dell’Impero in cui l’imperatore è Totka_VIII; questa è la quarta:

Il funzionario primario Cocles e il catapano Paleglo, esponenti dell’Impero Connettivo, sono chiamati a rapporto dal prefetto Valenxiano, amministratore della colonia nettuniana sigillata ai venefici eventi atmosferici sotto una cupola geodetica, per prevenire una non meglio precisata cospirazione: i tempi gloriosi dell’impero sono lontani e l’imperatore Totka_VIII si trova a fronteggiare una decadenza disperata, che agli osservatori esterni appare irrimediabile.
In un ambiente ostile di gelo e ammoniaca il flusso di un mondo alieno intrecciato agli aumenti mentali della colonia postumana sembra sbocciare in strani avvenimenti psichici, in cui la flessuosa amante del prefetto pare avere un qualche ruolo: ma quale? Chi sarà il dominus dello scacchiere nettuniano e chi, nell’ambito del dominio dell’Impero Connettivo, otterrà il precario dominio politico?

Il libro digitale è scaricabile a 1,99€ cliccando sul DelosStore e sugli altri store online; la copertina è di Ksenja Laginja.

Cose esterne?


La lascivia dei tuoi sensi sembra un warning diffuso attraverso canali sensoriali estranei a quest’ordine dimensionale.

The Owl video – I Won’t Cry Anymore (From OWL85 Old Haunts) Dark Noir Ambient Lo-fi Gates Of Hypnos


Quando le periferiche del tuo Io si sfaldano in rivoli frattali.

Shivaree – Goodnight Moon


Riemerge da un passato remoto questa song, mezza erotica e mezza ammiccante, di sicuro effetto noir, che un tempo mi aveva in qualche modo invaghito.
Questo è, nulla di più, ma pur sempre piacevole.

Empatia esogena


L’aspetto che più colpisce, dei tuoi sguardi, è la preminenza perfetta di ciò che si agita sotto la pelle, l’ammansire intenso dei sensi a favore di una glaciale compostezza.

Deison – Una Notte Che Non Finisce Mai | Neural


[Letto su Neural]

Con un curriculum che comprende sperimentazioni rock-elettroniche negli anni novanta – con i Meathead e a fianco di Teho TeardoCristiano Deison ha poi virato verso ancor più concettuali e ricercate esperienze, utilizzando nelle proprie composizioni registratori a nastro, giradischi e oggetti vari, sposando influenze experimental-noise e poi fondando una piccola etichetta, la Loud!, collaborando con artisti del calibro di Lasse Marhaug, KK.Null, Thurston Moore e Scanner, nonché con altri seminali italici maestri quali Simon Balestrazzi, Maurizio Bianchi e Andrea Gastaldello. L’idea di Una Notte Che Non Finisce Mai viene invece dalla scrittrice Sandra Tonizzo – non nuova a prestare la sua penna e la sua immaginazione a progetti musicali – che qui sviluppa otto racconti, poi idealmente riassemblati in altrettanti episodi sonori, imbastendo suggestioni, cronache, impressioni e ricordi sull’intricato noir dei sette duplici omicidi avvenuti fra il 1974 e il 1985 ai danni di giovani coppie appartate in zone boschive della provincia di Firenze. Una vicenda che è diventata una mania mediatica e che da decenni produce letture, trasmissioni televisive, studi e ulteriori investigazioni, oltre naturalmente a indagini giudiziarie. Anche gli stessi titoli delle composizioni presentate – “L’Agguato”, “Una Farfalla Che Grida”, “La Cicala”, “In Me La Notte Non Finisce Mai” – sembrano provenire da un “sottosopra” fine anni settanta-primi anni ottanta, un oscuro passato popolato da creature spaventose, oggetto di morbose attenzioni, contrassegnato da sibillini reperti criminali e da una sotto-narrazione inquietante e frammentaria. Per assonanza, viaggiando nel tempo, le cupe ambientazioni e le trame ossessive possono anche riportare alle prime stagioni di Stranger Things e True Detective o – citando altri contesti generazionali – alle psicopatologie di Non Si Sevizia Un Paperino di Lucio Fulci. “Succede spesso che i gialli siano in grado d’influenzare la storia più ampia che li circonda, ma pochissimi sono quelli che sono riusciti a cambiare aspetti della società e ad attraversare indenni più di cinque decenni, almeno in termini di fascino” dice Deison, che per il mostro di Firenze ha sviluppato una vera e propria ossessione creativa, sfociata conseguentemente in quello che gli riesce meglio: un artigianato sonoro raffinato ma anche teso, intriso da una grande cura per ogni singolo elemento ma infine predisposto nel suscitare precise emozioni, abile a raccontare e costruire cinematiche ambientazioni, alzando in continuazione l’asticella di una partecipata e coinvolgente attenzione nell’ascolto.

Tutti invitati al Festival dell’estasi – Carmilla on line


A fronte dell’esame condotto nel 1971 dall’antropologa Erika Bourguignon su 488 società di diverse aree del mondo, è emerso che “nel 90 per cento dei casi esistevano rituali istituzionalizzati per raggiungere una condizione di perdita dei confini dell’Io”. Non nella società occidentale, come conseguenza dell’Illuminismo “e del passaggio da una visione del mondo incantata [in cui la psiche umana è “porosa”] a una di stampo materialista”, dove l’estasi è una semplice illusione della mente e i Sé sono schermati, separati dalle altre persone da una sorta di muro e dalla natura per opera della nostra autocoscienza razionale. “Il controllo razionale è alla base della moralità, e la perdita di questo controllo è qualcosa di cui vergognarsi”. In fase di introduzione, l’autore propone dunque una sintesi di come si sia arrivati a una demonizzazione dell’estasi, poi a un suo revival negli anni Sessanta e alle successive analisi del fenomeno come rilevante a quattro livelli (corpo, mente, cultura e spirito) e nei suoi portati positivi (l’estasi guarisce, motiva e agisce da collante sociale) ma anche negativi. Nel procedere idealmente da un padiglione all’altro della ricerca rileveranno – secondo la terminologia di Timothy Leary – il set (atteggiamento mentale del soggetto) e il setting (il contesto dell’esperienza estatica).

Questa è una sorta d’intro redatta da Franco Pezzini al suo articolo ferragostano per CarmillaOnLine, in cui analizza il saggio di Jules Evans, Estasi: istruzioni per l’uso, ovvero L’arte di perdere il controllo, un manifesto d’intenti esplorato poi nel dettaglio, producendo perle di chiarezza cognitiva e surreale, spirituale soprattutto, che scaldano l’anima. Un estratto, quindi:

Attraverso la realtà del sogno (“la più comune delle esperienze estatiche”), le letture di Freud e Jung e il rapporto con l’Ombra, si arriva al macrotema delle arti: “secondo Jung, ci rendono capaci di comunicare con la nostra mente subliminale per mezzo del linguaggio onirico dei simboli, delle metafore e del mito” (il che è una sintesi un po’ concentrata, ma si può perdonare la semplificazione all’autore che un po’ in tutto il libro lavora di sintesi su posizioni di enorme latitudine o complessità). Dopo essersi interrogato se le arti possano essere un sostituto della religione, poi sul rapporto tra culto e cultura e sulla separazione consumata a seguito della Riforma, che prepara alla distinzione tra scienza e arti dell’Illuminismo – con una salutare liberazione, va detto, delle medesime dai vincoli religiosi – nota però che dopo la cancellazione delle visionarie, incantate processioni medioevali dei Misteri per opera dei puritani, un nuovo tipo di spettacolo, il teatro elisabettiano e in particolare di Shakespeare, prende il posto delle liturgie vietate. Con effetto tanto febbricitante che Huxley segnalerà: “L’aggettivo che più spesso vi si applica è transporting: ti trasporta, ti trascina fuori da questo mondo, e ti conduce in un Mondo Altro”.

L’indagine prosegue con il rock and roll (IV), con impagabili incontri tra reverendi canterini, memorie delle leggende della musica, libertà estatica nella danza, commistioni di sacro e profano (“Puoi salvare delle anime!” urla il produttore Sam Phillips a Jerry Lee Lewis, dubitoso di incidere Great Balls of Fire in quanto presuntamente demoniaco), musica che cura, autorizzazioni a perdere il controllo e venerazione degli idoli rock. Come afferma Springsteen al “New Yorker”, “Sul palco sei un po’ uno sciamano che guida la congregazione […] Sei il canale di contatto”, magari attraverso alter ego funzionali all’uscita dall’Io e per sbloccare aspetti subliminale della psiche. Dove i festival diventano “zone temporanee autonome”, come li definisce il filosofo sufi Kakim Bey, “spazi per il sogno collettivo”.

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