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Deframmentazione frattalizzata


La deframmentazione frattalizzata delle visioni e dei significati.

Wolfgang Ernst – Sonic Time Machines: Explicit Sound, Sirenic Voices, and Implicit Sonicity | Neural


[Letto su Neural]

Il tempo e il suono possono vantare una relazione indissolubile, analizzata – per esempio ­in discipline attinenti all’acustica, alla musica e ai media, ma Wolfgang Ernst ha concepito un approccio differente nel definire in maniera compiuta un tale rapporto, sottolineandone soprattutto alcuni elementi ricorrenti. Uno è sonicity, la cui definizione comprende “oscillatory events” o “sonic knowledge implicit within instruments of sound analysis” e allo stesso tempo “graphically or mathematically derived sound” o “their mathematically reverse equivalent”. Ernst ricorsivamente definisce le sonorità come “non originate da corpi fisicamente risonanti, ma da processi electro-tecnici e techno-matematici“. Egli, che è anche l’autore di Chronopoetics e Digital Memory and the Archive, è ispirato da come McLuhan definisce lo “spazio acustico”, rafforzando poi l’essenzialità del tempo nei media contemporanei. Il teorico tedesco è attratto dalle tecniche di archeologia dei media, per esempio la Phonovision, una tecnologia che già nel 1920 registrava le immagini su dischi in vinile. In questa pubblicazione, inoltre, Ernst affronta la “processualità temporale” che suoni e media strutturalmente condividono, confermando una scrittura davvero eclettica – suo marchio di fabbrica – e dividendo il libro in tre parti, concentrandosi sul concetto e la definizione di sonicity, sulla natura tecnologica dei media sonori e, infine, sulla dimensione tecnica e temporale delle manifestazioni auditive.

Trimurti – Sanguis


Le visioni degli sciamani, in tutta la loro terribile essenza.

Pasta da plasmare


Deframmentazioni gluoniche del tuo presente misto ai tuoi altri: pasta da plasmare.

True Detective | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine una bella disanima sulla serie TV True Detective. Non ho potuto vederla, ma ho sentito parecchi (vero X?) parlarne bene, e la curiosità è sempre tanta.

True Detective è una serie antologica, il che significa che ogni stagione presenta personaggi e vicende completamente nuovi.

All’inizio della prima stagione, il pubblico assiste all’interrogatorio di due ex detective della Polizia di Stato della Louisiana, Martin Hart (interpretato da Woody Harrelson) e Rustin Cohle (Matthew McConaughey), riguardo a un cruento caso di omicidio che li aveva resi famosi anni prima. Ed ecco che lo spettatore viene catapultato nel passato, o meglio nei ricordi dei due detective, che nel 1995 si erano trovati alle prese con il brutale omicidio di Dora Lange, probabilmente connesso a un rituale satanico.

La storia procede fra continui sbalzi fra passato e presente, guidati dalle ciniche riflessioni di Cohle e dai toni più pacati di Hart. La ragione del loro interrogatorio sono i collegamenti che la polizia ha trovato fra il caso Dora Lange e un’altra indagine, attualmente in corso, su una ragazza trovata morta in circostanze simili a quelle dell’omicidio del 1995.

La seconda stagione è ambientata non più in Louisiana, bensì in California, più precisamente nell’immaginaria città di Vinci, dove un importante politico locale viene ritrovato morto dall’agente di polizia della California Highway Patrol Paul Woodrugh (Taylor Kitsch). Il caso viene affidato a una task force che vede uniti nella difficile indagine, oltre a Woodrugh, anche i detective Antigone “Ani” Bezzerides (Rachel McAdams) e Ray Velcoro (Colin Farrell) della corrotta Polizia di Vinci.

A rendere più complicata la situazione sono le tormentate vicissitudini dei tre investigatori, tutti e tre deboli pedine nelle mani di enti più grandi e corrotti di loro, fra cui Francis Semyon (Vince Vaughn), uno spietato imprenditore che sta cercando di nascondere il suo passato criminale, ma con la morte del suo socio d’affari (niente meno che il politico ritrovato da Woodrugh) tutti i suoi piani sembrano andare all’aria e il passato ritorna a galla più minaccioso che mai…

Punti in comune fra le due stagioni sono il numero di episodi (sempre otto) e le indimenticabili sequenze di apertura, che uniscono alla qualità musicale un meticoloso processo di lavorazione e grande cura per i dettagli e per gli effetti speciali.

Kirlian Camera – Enemy Closing In (Live 2008)


Il delirio di una voce sofferente e di una lirica musicale che vibra nell’abisso futuro_mitteleuropeo.

Rosso.Niente. di Kenneth Krabat | Una recensione | Kipple Officina Libraria


[Letto su KippleBlog]

Su GolemInformazione è apparsa una recensione a Rosso.Niente., la silloge del poeta danese Kenneth Krabat edita da KippleOfficinaLibraria.

C’è una contaminazione tra stili diversi, anche le scelte metriche seguono un movimento che si espande nella cura dei versi, fino alla creazione di immagini insolite, come le stesse sonorità che cambiano direzione, sospese tra il reale ed il surreale. Parla di vita, di morte e di amore Krabat e lo fa con la consapevolezza che ogni sua parola ha una pienezza di significato, sia essa in prosa o in poesia o altra forma ancora. Non importa il genere affrontato, quello che preme a chi scrive è di afferrare l’attimo, di viverlo dentro, fuori e oltre, quasi in maniera estrema, ma vera, senza riserve. È una scrittura moderna, contemporanea, mai scontata che fa affiorare una ricerca costante, la volontà di scendere in profondità nelle cose.

Racconti, poesie e testi tra loro diversi, lasciano intuire la necessità di sentire e percepire l’esistenza, assorbendone totalmente luci ed ombre. Ogni singolo momento racchiude in sé qualcosa di importante, nel bene e nel male: “il momento in cui ricorderai che sei nato/e che morirai/e che hai un numero infinito di ore/o quasi”. La poesia arriva come consolazione, prodotta dall’istintività creativa, dall’alternarsi di rumori e silenzi, da un andare per le strade dell’anima e dei luoghi, ed è un fluire che manifesta variazioni, contrasti, sfumature. Nello scorrere del tempo, tra il passato ed il nuovo che avanza, si trasformano anche le parole, come le cose, ed ogni volta nulla è mai lo stesso. Kenneth Krabat riesce a restituire alla poesia un’attualità senza risultare mai banale, non fa altro che riconsegnare al lettore una contemporaneità autentica, fatta di situazioni spesso al limite della ragione, corse frenetiche impostate ad un allineamento collettivo.

Krabat è un poeta che vive la vita nella sue contraddizioni, e se l’amore sembra l’unico mezzo per alleviare sofferenze e recuperare leggermente, poi alla fine non è così. Anche l’amore non ha senso, o lo ha fino ad un certo punto. Sono continui i ribaltamenti, continue le precipitazioni emozionali e psichiche. E la poesia muta, come muta la gente, come la natura ed il tempo. Metamorfosi espressive e sonore ci proiettano in un’opera paradigmatica, carica di intenzioni potenti e disarmanti, nella libertà più assoluta.

La quarta

Poliedrico poeta danese, che scrive in lingua madre e contemporaneamente in inglese, Kenneth Krabat è una figura viva dell’underground di Copenaghen o, come direbbe lui stesso, di Købehavn, ed è inoltre un performer e un paroliere.
Mangiatore di vita, le sue poesie non sono altro che il risultato di ciò che ha ingurgitato, masticato, digerito e ributtato fuori. È la vita che è passata dentro di lui, dentro il suo corpo, lungo tutto il tubo digerente.
Krabat vive la contemporaneità, quell’insensata vita occidentale frenetica e apparentemente senza alcuno scopo se non l’accumulo, il ripetersi alienato del lavoro e le mille ipocrisie di una non-autenticità, vero paradigma della nostra epoca.
In ROSSO.NIENTE. Kenneth Krabat apre la finestra, respira l’aria del mondo e si getta fuori. Precipita senza alcun paracadute, senza alcuna protezione, cade e cade, sempre più velocemente e profondamente, nel reale della sua vita, delle sue esperienze, dei suoi sentimenti, del dolore, della morte, dell’amore, di ogni cosa.

Nella bella traduzione di Giovanni Agnoloni, Versi Guasti ospita la prima edizione in italiano di una delle voci di punta della poesia danese.

Kenneth Krabat, Rosso.Niente.
Kipple Officina Libraria – Collana Versi Guasti – Pag. 58 – 0.95€
Formato ePub e Mobi – ISBN 978-88-98953-70-7
Traduzione di Giovanni Agnoloni
Copertina e fotografie interne di Cathrine Ertmann

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