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Struggimento in codice


Lo struggimento del codice.

David Lynch tra arte e cinema | FantasyMagazine


David Lynch speaking in Washington D.C., Janua...

Su FantasyMagazine la segnalazione di una treserate dedicate a David Lynch, a Venezia, dal 16 al 18 marzo, al Teatrino di Palazzo Grassi. Imperdibile!

Concepito come un diario privato dedicato all’ultima nata della famiglia Lynch, un racconto da padre a figlia in cui il cineasta conduce lo spettatore nei complessi meandri della sua fantasia attraverso ricordi, immagini inedite di repertorio e spezzoni dei primi film. David Lynch, potente voce narrante dell’intero girato, è ritratto mentre dipinge nello studio sopra le colline di Hollywood da dove racconta aneddoti dell’infanzia e della sua adolescenza. La pellicola mette in luce l’importanza fondamentale della sua attività pittorica nella definizione del suo linguaggio visivo, la nascita della sua sensibilità musicale e le origini stesse della sua poetica. Ne emerge così un affresco visionario e misterioso dell’esperienza di Lynch come uomo e artista, quasi come se si trattasse dell’ennesima sceneggiatura affiorata dalla sua fantasia.

Frattali che fanno star bene – da Pollock alle onde dell’oceano | L’indiscreto


Su L’indiscreto un bell’articolo che analizza l’energia e i frattali che si ripetono in essa, ispirando e dando vita al nostro mondo del reale. Magnifico. Un estratto:

Quando la corrente si muove attraverso gli oggetti, come le televisioni, il movimento degli elettroni è ordinato. Ma in dispositivi più recenti e più piccoli, anche solo un centinaio di volte più grandi di un atomo, l’ordine della corrente si interrompe e diventa più simile a un caos ordinato. I modelli della corrente elettrica, come le ramificazioni dei polmoni e dei neuroni, sono dei frattali, il che significa che la loro forma si ripete su scale diverse.

Durante la sua tortuosa carriera Taylor non ha mai perso l’interesse – anzi l’ossessione – per Pollock. Alla Manchester School of Art, costruì un pendolo che schizzava vernice a ogni soffio di vento, per vedere se il dipinto “composto dalla natura” sarebbe sembrato un Pollock (e sì, ci somigliava davvero). Poi alcuni anni fa ebbe una folgorazione mentre lavorava su un progetto di nanoelettronica. “Quanto più guardavo frattali, tanto più mi ricordavano dei dipinti di Pollock”, ha raccontato in un saggio. “E quando ho guardato i suoi quadri, ho notato che gli schizzi di vernice sembravano diffondersi sulle sue tele proprio come il flusso di energia elettrica attraverso i nostri dispositivi”.

Utilizzando degli strumenti per la misura della corrente elettrica, Taylor esaminò una serie di Pollock degli anni ‘50 scoprendo che erano davvero frattali. Fu un po’ come scoprire che tua zia parla una lingua segreta e antichissima. “Pollock dipinse dei frattali naturali venticinque anni prima che venissero scoperti!”. Taylor pubblicò la scoperta su Nature nel 1999, e questa fece grande scalpore sia nel mondo della fisica che in quello dell’arte.

Il termine “frattale” venne coniato da Benoit Mandelbrot nel 1975, una volta scoperto che una semplice regola matematica si applica a una serie vastissima di oggetti che a prima vista appaiono complessi e caotici. Come provò Mandelbrot stesso i pattern frattali possono essere osservati in natura sia nelle nuvole che nelle linee costiere, ma anche nelle foglie, nelle onde dell’oceano, nella sorgente e la foce del Nilo e nei raggruppamenti di galassie. Per capire i pattern frattali su diverse scale bisogna immaginare il tronco di un albero e un suo ramo: entrambi potrebbero includere gli stessi motivi, come per esempio lo stesso ramo su scala minore, e ancora quest’ultimo potrebbe contenere a sua volta lo stesso motivo, ancora più piccolo. E così via. Lo stesso accade con gli angoli e le venature delle foglie. I frattali sembrano figure caotiche, ma non lo sono.

Magnetoceptia, Audio Rituals with Wearable Antennas | Neural


[Letto su Neural]

Dewi de Vree e Patrizia Ruthensteiner hanno presentato ultimamente una serie di performance e installazioni denominate Magnetoceptia. Il nome dato a questi progetti deriva da “magnetoception”, termine che definisce il senso o l’abilità che consente a un organismo di “rilevare un campo magnetico allo scopo di stabilire direzione, altitudine o posizione”, rendendo questi campi magnetici udibili attraverso suoni elettronici. Le due artiste costruiscono ricevitori-antenna indossabili che captano specifiche frequenze elettromagnetiche e queste sonorità vengono poi utilizzate durante le performance che sono ispirate dal contesto locale o da una particolare storia. Alcune, per esempio, sono state ispirate da singolari acconciature dell’antica dinastia Qing o scaturiscono da elementi del calendario nativo estone. Queste performance hanno la struttura estetica di un rituale e utilizzano strumenti che manifestano qualcosa precedentemente inusuale attraverso una serie di gesti prescritti. I materiali dei costumi e delle antenne, quindi, rafforzano una maniera assai moderna di trattare collettivamente con l’invisibile e l’ignoto.

David Lynch: the art life, il documentario arriva oggi nei cinema italiani | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine si segnala l’uscita per oggi 20 febbraio di David Lynch: the art life, il documentario di Rick Barnes, Jon Nguyen e Olivia Neergaard-Holm sulla vita e l’arte del visionario regista statunitense. Presentato alla Mostra del cinema di Venezia nel 2016, il film sarà proiettato nelle principali città della penisola: da Torino a Milano, da Roma a Firenze, da Trento a Udine per un totale di 70 sale.

Nel documentario David Lynch accompagna lo spettatore in un intimo e personale viaggio nel tempo, raccontando gli anni della sua formazione artistica. Dall’infanzia nella tranquilla provincia Americana fino all’arrivo a Philadelphia, le tappe del percorso che lo hanno portato a diventare uno dei più enigmatici e controversi registi del cinema contemporaneo. L’opera penetra nell’arte, nella musica e nei primi film dell’autore, gettando luce negli angoli oscuri del suo singolare mondo e permettendo al pubblico di capire meglio l’uomo e l’artista. Le immagini lo ritraggono nel suo studio sulle colline sopra Hollywood, mentre racconta aneddoti dal proprio passato, come fossero scene da un suo film. Strani personaggi emergono come ombre dalle pieghe del tempo, ma solo per scomparire ancora di nuovo, lasciando un segno indelebile sull’artista e sullo spettatore. L’opera mette anche in luce le paure, le contraddizioni e gli sforzi che Lynch ha dovuto superare lungo la propria carriera, incontrando coloro che hanno contribuito alla sua formazione. Appare così evidente che già da giovane Lynch vedesse il mondo in modo diverso, assimilandone le ombre e impiegando i propri sogni fino a creare gli affreschi visionari che hanno ipnotizzato il pubblico di tutto il mondo. Questo film, dedicato alla figlia  più giovane del regista, è concepito come un diario familiare intimo che, scostando il velo dall’icona, svela l’uomo David Lynch.

Così semplice


Semplice come interdire una linea di rimandi esotici nel buio abisso della notte, e cercarvi poi le desinenze estese e proficue.

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Il vortice di matematica avvolge ogni definizione gorgheggiante di estetica.

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