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Lisa Tuttle: Il profumo dell’incubo – Ver Sacrum


Su VerSacrum la recensione a Il profumo dell’incubo, raccolta di racconti di Lisa Tuttle, pubblicazione uscita per la puntuale Edizioni Hypnos. Un estratto:

Si tratta di un’antologia di alto livello che offre un’esauriente panoramica della sua particolare arte. Ci sono sicuramente delle connessioni con la narrativa di Robert Aickman (nona caso la Tuttle definisce la sua narrativa “strange fiction”) per il senso di spaesamento ingenerato nel lettore che spesso, proprio come accade con lo scrittore inglese e le sue “strange stories”, rimane spiazzato dall’evoluzione di questi racconti in cui il finale rimane di difficile interpretazione. Questa caratteristica in qualcuno può generare una certa frustrazione e il rischio concreto è quello di lasciar perdere. In realtà ci troviamo di fronte alle patologie della mente e ai fantasmi dell’inconscio.

Ci sono dei veri e propri gioielli come l’iniziale La casa degli insetti, un inquietante incubo horror “kafkiano che assurge allo status di classico. Non poteva poi non essere inserita una storia straordinaria come Sostituti (presentata anche nel citato numero della rivista Hypnos) in cui il protagonista incontra in pieno giorno l’orrore sotto la forma di una sorta di animaletto dalle strane sembianze che gli suscita immediatamente una forte ripugnanza (finirà con l’ucciderlo). All’opposto la moglie ne raccoglie un altro esemplare che, dal suo punto di vista, trova adorabile tanto da considerarlo più importante dello stesso marito che sarà invitato ad andarsene. Alla fine emerge il conflitto fra uomo e donna (uno dei temi portanti della femminista Lisa Tuttle) che viene esemplificato dall’apparizione di queste bizzarre creature (simbolo dei“mostri della ragione”). Il nido è invece un racconto che narra dei difficili rapporti fra Sylvia e Pam, due litigiose sorelle che vanno a vivere in una nuova casa dopo la morte della madre. Sylvia sembra nascondere in soffitta un segreto inquietante tanto da allarmare Pam che finirà per intervenire. Sylvie reagirà andandosene da casa: il finale non spiega niente (un po’ alla Aickman) e lascia un velo di inquietudine psicologica sull’intera vicenda. Il volo per Byzantium è divertente in quanto ci spiega le vicissitudini di una scrittrice di fantascienza (proprio come successo alla Tuttle che d’altra parte sostiene come la narrativa horror sia autobiografica) non molto famosa invitata ad una convention. Più crudo e disturbante risulta essere La mia malattia che tratta il tema della maternità (qui vista come una patologia) sotto la luce dell’alchimia e della ricerca della Pietra Filosofale. Gli ultimi due racconti sono a mio avviso stupendi: Il libro che ti trova è un vero e proprio omaggio alla figura sfuggente di Robert Aickman mentre L’ultima sfida rilegge una storia di Walter de la Mare riconsegnando la Tuttle a quella tradizione gotica da cui proviene.

Fields of the Nephilim – Autumn Moon festival 12102018 Equinox – Earthbound – YouTube


Quando l’oscurità prende le redini e ti porta irresistibilmente via, sulle ali di un’ipnosi siderale.

DreamBank – Dreaming is not (just) human | Neural


[Letto su Neural]

L’esperto di sogni G. William Domhoff, illustre professore e ricercatore di psicologia presso l’UC Santa Cruz ha speso decenni nello studio dei sogni e il loro significato. Nell’arco degli anni egli ha spostato la propria attenzione dalla comprensione dei sogni alla comprensione delle condizioni e delle parti del cervello che danno vita ai sogni. Nella sua teoria neurocognitiva integrata egli ipotizza che durante l’atto creativo del sogno lo stato mentale è del tutto simile alla deriva del pensiero da svegli. A quell’indefinito momento durante il quale (sembra ce ne siano diversi durante la giornata di ciascuno di noi) la mente vaga senza un preciso pensiero logico, in un percorso indefinito, imprevedibile e creativo. È proprio a questa teoria che fa riferimento DreamBank, l’opera d’arte generativa dell’artista Claire Malrieux che con il suo lavoro indaga il rapporto tra forma e narrativa, tra potenza creativa e potenza computazionale. DreamBank si mostra al pubblico in una forma estetica essenziale e come una TV in un salotto non punta a nessuna spettacolarizzazione. L’opera attinge da una banca di sogni e basandosi su una classificazione tridimensionale delle emozioni e sullo studio neurocognitivo del processo cerebrale dei sogni, è concepito come un ecosistema che fonde l’analisi semantica ed emotiva dei racconti dei sogni con i comportamenti reattivi e i gesti grafici di un algoritmo in un principio di apprendimento continuo ed evolutivo. Il sogno (o gli infiniti sogni) assume la forma di uno storytelling grafico, generato e raccontato in tempo reale dalla macchina che dismette i panni funzionali in cui siamo abituati a vederla, non più come uno strumento nelle mani dell’uomo, essa non imita ma crea e racconta, disegna imprevedibili forme, in uno spettacolo i cui meccanismi di creazione costituiscono la realizzazione visiva autonoma di una precisa intenzione visionaria.

DAVID GILMOUR & ROGER WATERS: LE ORIGINI, I PINK FLOYD, LE CARRIERE SOLISTE | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia la segnalazione di una pubblicazione che ai floydiani farà sicuramente piacere: David Gilmour & Roger Waters: Le origini, i Pink Floyd, le carriere soliste, a cura di Nino Gatti e Stefano Girolami.

Parliamo di una pubblicazione che traccia gran parte della storia dei Floyd, ma che va oltre quei confini, sia nel periodo precedente che in quello successivo, e aiuta a definire i contorni di questi due artisti di fatto molto diversi tra loro, ma che hanno caratterizzato l’ideologia e il sound della band in un periodo di 10-15 anni, donando alla sperimentazione musicale e alla diffusione della particolarità sonora, visuale e artistica un’aura unica, che tuttora fa scuola – e a cui devo gran parte della mia tensione narrativa.

Il libro ripercorre tutti i lavori e gli snodi biografici dei due artisti attraverso un appassionante viaggio fra le pieghe di due esistenze straordinarie, i cui confini oggi valicano ampiamente la luminosa storia dei Pink Floyd.

Una cravatta troppo stretta per Roger Waters, la cui carriera da decenni è salpata lungo approdi solitari; ma un abito demordé anche per David Gilmour, che nel tempo ha anche lui perseguito una personale carriera solista, fra dischi, tournée e infinite collaborazioni. Le pagine svelano, con medesima devozione, una doppia biografia, parallela o incrociata a seconda dei momenti: la storia comincia in calzoncini corti, ripercorre le tappe fondamentali dagli esordi ai tempi odierni e affronta tutto il mare magnum di progetti, concerti e cambiamenti epocali che hanno visto coinvolti, prima come band, poi separati, due dei più importanti interpreti della storia del rock.

Un lavoro che di entrambe le vite affronta tre fasi: l’infanzia, l’adolescenza e i primi passi che attraverso tortuosi percorsi schiudono le porte all’epopea Pink Floyd; la parabola del gruppo e gli snodi fondamentali dal 1967 al 1995; tutti i dischi solisti, i concerti e le tournée individuali, i progetti “extra Floyd” e le numerose collaborazioni dagli anni ’70 fino a oggi.

Gaunt – Absència


Da un’etichetta con un nome simile, l’adorazione per la proposta dei Gaunt è un attimo…

Aegri Somnia – Throne


Insopportabile ricorsività inversa, a ritroso nell’entropia.

Fields of the Nephilim – For Her Light


Per la sua luce…

Mircea Eliade: l’iniziazione sciamanica e le tecniche dell’estasi – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un corposo estratto dal saggio Lo Sciamanesimo e le tecniche dell’estasi, scritto circa settant’anni fa da Mircea Eliade. Vi lascio ad alcuni passi che non fanno altro che aumentare il già enorme fascino verso lo sciamanesimo, che porta a un suo studio serio.

Magia e maghi li incontriamo un po’ dappertutto nel mondo, mentre lo sciamanismo corrisponde a una “specialità” magica particolare: implica il “dominio del fuoco”, il volo magico e così via. Così, benché lo sciamano sia, fra l’altro, un mago, non ogni mago può essere qualificato come sciamano. La stessa precisazione si impone nel riguardo delle guarigioni sciamaniche: ogni medicine-man è un guaritore, ma lo sciamano utilizza una tecnica propria solo a lui. Quanto alle tecniche sciamaniche dell’estasi, esse non esauriscono tutte le varietà dell’esperienza estatica attestate dalla storia delle religioni e dall’etnologia religiosa: non si può dunque considerare un qualsiasi estatico come uno sciamano; questi è lo specialista di una trance durante la quale si ritiene che la sua anima possa lasciare il corpo per intraprendere ascensioni celesti o discese infernali.

Queste precisazioni preliminari, per succinte che siano, indicano già il cammino che ci proponiamo di seguire per giungere alla giusta comprensione dello sciamanismo. Dato che questo fenomeno magico-religioso si è manifestato nella sua forma più completa nell’Asia centrale e settentrionale, si prenderà come esemplare tipico lo sciamano di tali religioni. Non ignoriamo, e anzi cercheremo di mostrare che, almeno nel suo stato attuale, lo sciamanismo centro-asiatico e nord-asiatico non è un fenomeno originario, esente da ogni influenza esterna: al contrario, è un fenomeno che ha una lunga “storia”. Ma questo sciamanismo centro-asiatico e siberiano ha il merito di presentarsi come una struttura nella quale vari elementi che esistono diffusi nel resto del mondo – e cioè: rapporti speciali con gli “spiriti”, capacità estatiche permettenti il volo magico, l’ascensione al Cielo, la discesa agli Inferi, il dominio sul fuoco e così via – si rivelano già, nella zona in questione, integrati in una particolare ideologia e convalidati da tecniche specifiche.

[…] i popoli che si dichiarano “sciamanici” danno un’importanza considerevole alle esperienze estatiche dei loro sciamani; queste esperienze li riguardano personalmente e direttamente, perché sono gli sciamani che, per mezzo della loro trance, li guariscono, accompagnano i loro morti nel “regno delle ombre” e fanno da mediatori tra loro e i loro déi, celesti o infernali, grandi o piccoli. Questa ristretta élite mistica non solo dirige la vita religiosa della comunità, ma in un certo modo veglia sulla sua “anima”. Lo sciamano è il grande specialista dell’anima umana: lui solo la “vede”, perché ne conosce la “forma” e il destino.

Ove non si tratti della sorte immediata dell’anima, ove non si abbia a che fare con la malattia (=perdita dell’anima) o con la morte, o con una sventura, o con un importante sacrificio che implica una certa esperienza estatica (viaggio mistico nel cielo o negli inferi), lo sciamano non è indispensabile. Una gran parte della vita religiosa si svolge senza di lui.

Come è noto, i popoli artici, siberiani e centro-asiatici sono composti nella grande maggioranza da cacciatori-pescatori e da pastori-allevatori. Un certo nomadismo li caratterizza tutti. E, nelle grandi linee, le loro religioni coincidono, nonostante le differenze etniche e linguistiche. […] venerano un Gran dio celeste, già creatore e onnipotente, ma in via di divenire un deus otiosus. Talvolta il nome stesso del gran dio vuol dire “Cielo”; tale è, per esempio, il Num dei Samoiedi, il Buga dei Tungusi o il Tengri dei Mongoli. Perfino quando il nome concreto di “cielo” manca, si ritrova uno dei suoi attributi più specifici, come “alto”, “elevato”, “luminoso” ecc.

Hellraiser | MyMaDreams


Trovo in questa recensione a HellRaiser – che, lo ammetto, non ho mai visto – una valida sponda per quello che penso del BDSM: una disciplina dai fondamenti oscuri, lovecraftiani mi è sempre venuta in mente come definizione, in cui la trascendenza del piacere assume spesso una complessità oscura, occulta, dalla radici inarrivabili se non si considera un universo guidato da energie immensamente potenti. E poi leggo questo passo della recensione, in cui si nominano i Cenobiti, figure centrali della poetica di Clive Barker, l’autore degli scritti che lo hanno portato poi a dirigere il film:

…arriviamo a parlare dei Cenobiti (Supplizianti in questo capitolo), questi esseri sovrannaturali che cercano i piaceri più nascosti attraverso i mondi. Il loro design è molto particolare, riescono a essere inquietanti, a dare l’impressione di dolore visto alcune delle loro ferite e in certi casi di disgusto: la Donna Cenobita quasi completamente calva e con la gola aperta, il cenobita alto, Chatterer (chiamato così perché sbatte sempre i denti), con la faccia completamente distrutta e ustionata e con dei ferri all’altezza della mascella che gli scoprono i denti, il cenobita grasso, Butterball, con l’aspetto viscido, senza capelli e orecchie e con gli occhi cuciti che nasconde con degli occhiali. E infine Pinhead, il capo dei Cenobiti interpretato da Doug Bradley, ruolo che l’ha reso famoso al mondo intero. Il suo aspetto è diventato iconico, il viso completamente bianco, ricoperto di tagli precisi e con dei chiodi conficcati in profondità. Un personaggio che riesce ad affascinare solo con la sua presenza e le sue movenze. Apprezzo anche come i Cenobiti non sembrino in alcun modo i cattivi della storia:

Demoni per alcuni, angeli per altri

Questa è la frase con cui Pinhead si presenta a Kirsty la prima volta, come a sottolineare la loro neutralità. Il loro unico fine è quello di esplorare i confini del piacere e del dolore e chiunque apra la scatola verrò con loro. Mi è sempre piaciuta questa loro particolarità.

Ecco, è proprio ciò che mi affascina di più del BDSM, questa possibilità concreta di andare oltre i limiti dell’umano, in un amplesso di sensorialità che segna e fa trascendere, donando un rischio concreto di perdere il controllo della propria parte umana.

Níundi interview music video introduction


La constatazione degli abissi oltre.

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