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Transitional eBook by Sandro Battisti – 9788834110430 | Rakuten Kobo


Esce la seconda puntata di estratti significativi di questo blog, sempre per la magnifica editrice Asino Rosso di Roberto Guerra. Così come era per la prima parte, anche in Transitional potrete trovare tracce emozionali di parte del 2017 apparse qui sopra, riunite e collazionate seguendo un ben determinato filo emozionale. Il prezzo di copertina di questo lavoro in ebook è modesto, 2.99€, ed è disponibile su Kobo, Feltrinelli e Amazon, e presto su altre piattaforme. Per chi volesse maggiori indicazioni, qui sotto c’è la quarta:

Dopo lo spregiudicato Stateless, bis poetico “elettronico”aforistico letteralmente provaniente in certo senso dal futuro per Sandro Battisti, scrittore di fantascienza e di punta per certa new italiana connettivista ormai ampiamente collaudata. Translation ancor di più annulla la superflua – in comunque …letteratura – “differenza” tra autore e opera, tra umano e artificiale nello specifico.
Ora fluttuano in altro tempo spazio e ciberspazio quasi degli algoritmi postumani e anche paradossali visto che certa matrice dei nuovi aforismi scientismi in eccezione-accezione flagrante antieuclidea è squisitamente, si codifica nel passato, psicologica.
Non resta che leggere, ma è un fare pensiero che equivale a un viaggio in qualche universo parallelo!

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Come immedesimarsi nel “cattivo”, come uscirne e perché | Segnali


Su L’indiceOnLine, Franco Pezzini analizza l’ultima fatica letteraria di Valerio Evangelisti, Il fantasma di Eymerich, mettendola in relazione col genere weird. Un estratto:

“‘Padre Nicolas, cosa fate qui?’ Si lasciò baciare la mano. ‘Ammirate questi splendidi palazzi imperiali?’. La definizione, riferita al Campidoglio e ai suoi dintorni, era paradossale. La facciata del palazzo municipale e senatoriale, a due piani con finestroni, era scrostata e solcata da fessure incise dall’incuria e dai terremoti. Gli ornamenti erano catene, ruote, battenti e altri ammennicoli strappati ai nemici in battaglie dimenticate. C’erano anche resti arrugginiti dell’antico Carroccio milanese”.

In questo scenario, con un occhio agli studi storici e uno a certa quotidianità a noi nota (il corsivo è mio), Valerio Evangelisti conduce il suo antieroe intelligentissimo e cattivissimo, l’inquisitore Nicolas Eymerich, nella sordida Roma dove è tornato il papa, dove in tempi rapidi si consuma il Grande Scisma d’Occidente e dove un culto antico pagano pare rialzare la testa. Con l’affresco impietoso di beghe tra cardinali, isterismi, misticismi dal sapore d’insopportabile buonismo e allegre crudeltà, Il fantasma di Eymerich (pp. 266, € 20,00, Mondadori, Milano 2018) è tra le puntate più maliziosamente divertenti di una saga senz’altro “popolare” che scintilla di cultura e intelligenza. E ad indagarla con passione giunge ora il denso saggio Nicolas Eymerich. Il lettore e l’immaginario in Valerio Evangelisti di Alberto Sebastiani, pubblicista e docente presso l’università di Bologna (pp. 237, € 18, Odoya, Bologna 2018). Articolato in cinque capitoli, lo studio parte da una riflessione sul senso della ricerca, l’incalzare gli indizi di un disegno generale che corre in tutta l’opera dell’autore bolognese – il “One Big Novel”, a usare un titolo del suo Ciclo Americano – a “far ragionare su un discorso impegnativo: la storia dell’uomo moderno e il suo futuro”.

In effetti nella saga di Eymerich non entrano solo vicende del Trecento, ma altre connesse di secoli dopo, stranianti paradossi temporali e riflessioni che rimandano alla fantascienza; e nel cap. 2 Sebastiani ne analizza il “canone” e le “estensioni”, con attenzione a composizione (1994-2018) e cronologia interna (in genere sparigliata su tre livelli, cioè il “tempo base” dell’inquisitore, un “livello 1” tra il XX e XXI secolo, e un “livello 2” esteso anche molto oltre, nel futuro). Proprio in merito a tale struttura peculiare il cap. 3, Decolonizzare l’immaginario, accantona anzi come inutile una questione che ha suscitato un certo dibattito sul web e che merita una parentesi: cioè la funzione classificatoria del termine weird, dalla storia lunga e nobile anche in chiave pop. Si pensi solo alla leggendaria rivista pulp americana Weird Tales (1923-1954).

Approssimativamente traducibile come “strano, misterioso” – poco in comune con lo “strano” di Todorov –, il vocabolo si trova attestato fin dal 1400 da wierd, inglese antico wyrd, “fato, destino”, cfr. norreno urðr, “fato, una delle tre Norne”: un’origine cui richiama la nota definizione Weird Sisters per le streghe del Macbeth (appunto tre come le Norne: in realtà tramite le Chronicles di Holinshed, 1587, perché Shakespeare usa weyward e non weird) e che veicolerà un significato di “strano, disturbantemente diverso”. Sia come sia, weird fiction è ormai una dicitura d’uso nel mondo anglosassone per un sottogenere di speculative fiction con origini nel tardo Ottocento: e sempre più – si veda il dibattito sul new weird e il lavoro di Ann e Jeff VanderMeer – trova utilizzo per quel tipo di opere del fantastico al crocevia tra un genere canonizzato e l’altro (fantascienza, fantasy, horror…). In un pezzo-monstre a più firme comparso l’anno passato sul sito “Not” (Il canone strano. Da Calvino a Evangelisti, da Buzzati a Moresco: per una possibile storia della weird fiction in Italia, 8 maggio 2018, il curatore Carlo Mazza Galanti ricordava che “tra i viventi, autori di riferimento sono considerati abbastanza unanimemente China Mièville e il più anziano M. John Harrison; Mervyn Peake è riconosciuto come un predecessore importante, e dietro tutto questo ci sono i grandi precursori Kafka e Lovecraft (e dietro ancora Poe e Hoffmann); a partire da queste non troppo definite coordinate è stato costruito una specie di canone anglosassone attuale comprendente, oltre ai suddetti, autori come Michael Moorcock, Thomas Ligotti, lo stesso VanderMeer”.

Pink Floyd – A Saucerful Of Secrets (1971-06-26) 24/96


Una versio lunghissima, stravolgente, acida e lirica di A saucerful of secrets, i Floyd in gran spolvero sperimentale e creatività, come spessissimo gli accadeva. Altro che gli artisti pop da strapazzo…

Dante weird: il pioniere dello “strano” letterario | L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto un articolo per definire atomicamente il weird, questa declinazione del Fantastico che affascina e sboccia continuamente in nuovi sottogeneri, in questo presente che sa di eterna fatiscenza tecnologica.

Secondo l’analisi di Mark Fisher in The Weird and the Eerie, uno degli elementi distintivi di ciò che definiamo e percepiamo come weird è la soglia; una barriera che separa due territori, provvista di una porta, che li mette in comunicazione. Talvolta permette agli abitanti di osservare ciò che accade dal lato opposto, come una parete di vetro, e talvolta apre addirittura un ingresso affinché i due mondi entrino fisicamente in contatto. L’essenza del weird, che autori come lo stesso Fisher o Thomas Ligotti recuperano da H. P. Lovecraft, sta in questo: lo scarto tra ciò che dovrebbe essere e ciò che invece è.

Un’immagine familiare – il nostro mondo ribaltato, o il nostro io messo a nudo – che si fa improvvisamente inquietante perché percorsa da interferenze: non sempre così eclatanti da scatenare il panico e l’orrore, ma sufficientemente perturbanti da indurci a credere che attraverso quella porta siano passati anche dei mostri. Mostri che ci spaventano non per il loro aspetto truce, ma perché li riconosciamo come affini a noi.

Le dinamiche tra questi due piani costituiscono un motore narrativo tra i più potenti nella storia della nostra civiltà, dalla letteratura alla psicanalisi fino alla neurologia. Il visibile e l’invisibile, il reale e l’immaginato, l’emerso e il sommerso, il vero e il falso, il concreto e il simbolico. La porta è l’agente che rende possibili tali sconfinamenti e sovrapposizioni, un elemento di tale peso specifico che le narrazioni spesso non si scomodano nemmeno a mascherarlo, e lo adoperano in maniera palese: l’armadio delle Cronache di Narnia, lo specchio di Alice, il portale di Stargate. Uno dei presupposti della letteratura fantastica, del resto, nel senso più lato e nobile del termine, è proprio quello di raccontare altri mondi che ci dicano qualcosa sul nostro.

Non è un caso che la Commedia di Dante risponda in pieno all’identikit di questa allegoria. Le grandi opere sono tali anche perché continuano, col tempo, a dire ciò che hanno da dire, e non solo; in epoche e temperie diverse, comunicano sempre cose nuove. In questo caso, la Commedia ci offre un solido appoggio mentre ci addentriamo nel reame del dubbio seguendo gli sviluppi più recenti della letteratura weird. Autori come Jeff VanderMeer e Antoine Volodine sembrano dare per scontate le premesse della fantascienza distopica (Volodine definisce i suoi libri già come un post-, nel suo caso post-esotismo) e mettono al centro delle vicende l’io disgregato della contemporaneità; una tendenza che si afferma anche nel nostro paese, con contributi corposi e originali, al punto di stimolare discussioni e definizioni. Quella porta che collegava i mondi, ci suggeriscono vecchi e nuovi autori weird, si è forse chiusa per sempre; o al contrario è la barriera a essere crollata. Il senso d’ordine della Commedia, invece, permane attraverso gli orrori dell’Inferno fino ai vertici del Paradiso, insieme a un’imprescindibile idea di finalità sia letteraria che filosofica. Appoggiarci al “Dante weird”, dunque, sarà un utile percorso d’analisi.

Pink Floyd – Careful With That Axe Eugene – Live – Longest Version – Remastered


Lo so, è un brano che non è inedito da queste parti, ma la particolarità di questa versione deriva dal fatto che il concerto avvenne dopo le session in Italia per Michelangelo Antonioni e il suo Zabriskie Point, in cui i Floyd suonarono Come in n.51, your time is up, che altro non era che Careful with that axe Eugene, come questa versione ci ricorda nella sua unione magnifica di oscurità acida e creativa. Meraviglia…

Povertà di valori


Hai lasciato andare le premesse e hai permesso loro di evaporare, sotto un sole insignificante di nullità, di povere escrescenze valoriali.

NICK MASON’S SAUCERFUL OF SECRETS: UN OSPITE SPECIALE… | PINK FLOYD ITALIA


È successo. Roger Waters è salito sul palco come ospite della band di Nick Mason, i suoi Saucerful of Secrets che suonano in giro per il mondo i primi anni dei Floyd, prima che arrivasse il successo planetario di DarkSideMoon. Stanotte, a NewYork, Waters ha cantato e suonato il gong su Set the controls for the heart of the Sun – con simpatico siparietto in mezzo – e lo ha fatto con lo spirito dell’epoca, cosa che mi colpisce molto perché, proprio in questi giorni, sto evocando esattamente quel pezzo come ispirazione per un racconto, in cui entrano gli I Ching e la Sincronicità di Jung, fattori che portano invariabilmente alla performance floydiana in questione, riassunta dal video sottostante. Via PinkFloydItalia.

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