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Eymerich si scrive da sinistra | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com il resoconto della presentazione del Fantasma di Eymerich, ultimo romanzo della saga ideata da Valerio Evangelisti, svoltasi il mese scorso a Bologna.

“Questo studio arriva in un momento particolare, in cui torna Eymerich. Ma il ciclo dell’inquisitore è l’ossatura di un progetto molto più ampio, uno One Big Novel: un unico, grandissimo discorso politico svolto attraverso la letteratura. Una narrazione distribuita tra i secoli, dal medioevo di Eymerich al far west dello stregone Pantera, dai pirati del ciclo di Tortuga fino alla trilogia socialista de Il sole dell’avvenire, che arriva infine al nostro presente del “realismo capitalista”, quello del motto there is no alternative. Non c’è però solo il discorso politico, ma anche il bello di scoprire perché il lettore si innamora di un personaggio negativo come Eymerich. Certo non si tratta di un mostro monolitico, è un individuo che cambia nel corso della sua vita letteraria. C’è un viaggio dell’eroe esterno ma ce n’è anche uno interno, psicanalitico”.

Vi ritroviamo, nel romanzo, un Eymerich più stanco.

“Perché io sono più stanco: ho un rapporto quasi autobiografico col mio personaggio, che è la parte peggiore di me. Un cattivo, come è stato detto, ma un cattivo affascinante. Anche nella serie televisiva The Man in the High Castle, tratta da La svastica sul sole di Philip Dick, il personaggio più interessante è un nazista. Chiaro che non per questo uno diventa nazista; anzi, da un certo punto di vista può riflettere sul nazismo. Anch’io fin dall’inizio ho voluto creare il male affascinante. Eymerich non è sadico: è duro, inflessibile (anche con se stesso), gioca con la crudeltà, rappresenta l’autoritarismo e la volontà di inquadrare il prossimo”.

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Suspiria di Guadagnino: non un horror ma un saggio sul male – minima&moralia : minima&moralia


Recensione a Suspiria di Luca Guadagnino che affonda negli archetipi della filosofia, della psicologia junghiana, dell’esoterismo fino all’occultismo, tra l’altro condivisibile anche se non ancora esaustiva – almeno dal mio punto di vista, che continuo a indagare interiormente. Su MinimaEtMoralia.

Il film non solo merita la visione, non solo ne merita di successive, ma ispira, consapevolmente, delle riflessioni molto più interessanti e, verrebbe da dire, fatidiche dal punto di vista culturale rispetto alla vexata quaestio sull’originalità. In poche parole, chi se ne importa del genere horror, qui c’è una riflessione non banale sulla presenza degli archetipi nella contemporaneità.

Non è un film horror (in quel senso è noioso e deludente), è un saggio sul Male (e in questo senso è molto stimolante dal punto di vista intellettuale).

Ora consentitemi, dopo aver ammesso il mio errore di valutazione istintiva, di vantarmi invece di una mia lettura (credo) esclusiva: avevo ragione quando notavo nel trailer la presenza di un omaggio a Bowie e un richiamo consapevole alla gestualità rituale di Crowley. Quel gesto, non a caso, è il primo col quale si presenta al memorabile provino la protagonista: un gesto potente, carico di magia nera, una rivelazione esoterica sbattuta in faccia allo spettatore ignaro (come il nome della fermata della metro berlinese dalla quale la stessa Susie si reca all’incontro fatidico si chiama proprio Suspiria).

Ricordo che il gesto è chiamato “The Enterer”: con quel gesto non solo la protagonista entra nella scuola di danza, ma più profondamente nella rete psichica di telepatia demoniaca che scandirà in crescendo il disvelamento della sua natura.
Come direbbe Elémire Zolla, “Verità segrete esposte in evidenza”. E ha ragione Luca Valtorta quando, nella sua interessantissima intervista a Thom Yorke (autore di una colonna sonora che intelligentemente si distanzia completamente dal precedente glorioso e ingombrante dei Goblin), sottolinea l’indugio della camera sul saggio di Jung , La psicologia del transfert. Il film, infatti, è (anche) un intelligente riflessione sull’archetipo junghiano della Grande Madre.

Certo, è un tema sotterraneo (fino all’epifania finale), un fiume carsico che esplode solo dopo essere stato seppellito sotto tutti gli altri temi (puntualmente notati da molte altre recensioni): Berlino nel 1977 come luogo tragico e iniziatico del Male ma anche di Rinascita (Bowie, appunto);  il legame con la violenza contemporanea del terrorrismo (le cronache della vicenda tragica Banda Baader-Meinhof ritmano ossessivamente il crescendo della vicenda) e allo stesso tempo con la Memoria della Colpa (lo spettro allora molto più vicino del nazismo); il vincolo nemmeno tanto inconscio tra femminismo e stregoneria, come rivendicazione agguerrita del Femminile negato dalla società patriarcale (il claim del film è stato proprio lo slogan storico “Tremate, tremate /Le streghe son tornate); la condanna secca e convincente del fanatismo religioso come seme della negatività, il richiamo semplice ma agghiacciante all’attualità (“Perché tutti sono convinti che il peggio sia già passato?” chiede Susie a Madame Blanc, nel momento di massima complicità esoterica tra le due prima dell’agnizione spettacolarmente infernale del finale).

Sono anche bellissime le scene di gruppo in cui l’agnizione del Male trapela nell’apparente quotidianità delle prove. Un rapporto di forze destinato al capovolgimento (come insegna la dialettica hegeliana), in un transfert non solo psicanalitico ma propriamente magico. Carisma del resto, etimologicamente, è collegato a Grazia. Una grazia satanica, rovesciata, che diviene un potere magico. E se uniamo Energia, Grazia e Potere otteniamo quello che nella cultura indiana si appella Shakti. L’Energia Femminile Primordiale.

Arriviamo al cuore ardente del film: ben più consapevolmente gnostico della blasfemia quasi punk di Argento, Guadagnino tocca temi esoterici non come meri giocattoli estetici.
Nelle coreografie (stupende, di Damien Jalet) ci sono echi delle danze di Gurdjieff, nel sabba la citazione di Crowley si rivela come precisa e non peregrina: come nei suoi maledetti rituali, i ballerini diventano automi disarticolati, in una immonda parodia del sama, la danza rituale sufi dei dervisci (al centro il pir, ovvero l’elemento fermo e catalitico è proprio la Madre). Sia la gestualità (la Swinton tocca il punto relativo al chakra del Sahasrara sulle mani di Dakota Johnson nel momento in cui le trasmette la sua energia) che la precisione del rituale (la presenza di un Testimone maschio come nella cosmogonia induista) rivelano una conoscenza più approfondita dei rituali esoterici rispetto a mere suggestioni estetizzanti.

Nel finale, la Madre appare nel suo Doppio aspetto analizzato (guarda caso) da Jung: tremenda e vendicativa con chi attacca i propri figli, nutrita del sangue dei demoni; benevola e compassionevole, portatrice di Verità e Liberazione nei confronti delle vittime innocenti. Ma (al di là della perfezione estetica di molte scene e al compiacimento kitsch di alcune scene barocche) qui ci troviamo di fronte a un film di notevole spessore intellettuale. Un monito e un appello sulla necessità di risvegliare l’archetipo della Madre, unica via alla Rinascita.

Ultima vertiginosa digressione personale: il link citato nell’articolo, questo, indica anche una matrice gnostica dell’opera di Guadagnino, che scava e scavalca ogni banale riferimento all’occulto e spalanca una pletora paurosa di citazioni e iperlink aperti sull’insondabile delle oscurità degne del regno di uno sciamano.

Intervista con Valerio Evangelisti | Pulp libri


Bella intervista di Valter Catalano a Valerio Evangelisti su PulpLibri, in occasione della recente uscita dell’ultimo (pare proprio letteralmente ultimo) romanzo della saga di Eymerich: Il fantasma di Eymerich, recensito sempre su PulpLibri stavolta da Gian Filippo Pizzo. Un estratto della chiacchierata:

Il fantasma di Eymerich sembra volersi riconnettere con più decisione di altri romanzi recenti del ciclo, alle origini del personaggio: la teoria cosmologica dell’Alfa e dell’Omega alla base della trama si attiene anche alla saga stessa dell’Inquisitore. Il primo romanzo e l’ultimo si ricongiungono: ricompare l’astronave Malpertuis che – così hai detto in varie interviste – aggiungesti come elemento fantascientifico perché Nicholas Eymerich, Inquisitore – la prima avventura della serie – potesse partecipare al Premio Urania nel lontano 1993, dando origine al successo che tutti conosciamo. Da cosa è nata quest’idea quasi metanarrativa: si è trattato di un filo rosso emerso casualmente durante la scrittura e che poi hai deciso di seguire, o era tutto preordinato fin dall’inizio ?

Non era interamente preordinato, ma è emerso gradualmente. Direi che l’origine è stata il racconto Venom, compreso in Metallo urlante. Lì, per la prima volta, Eymerich appare come una sorta di demiurgo, capace di dominare le epoche. Da quel momento ho cercato di collegare, per fili sottili, un romanzo all’altro, in vista di un fine che ancora non mi era chiaro. Alcuni legami li ho poi tralasciati, altri li ho sviluppati. Il disegno ultimo è emerso di conseguenza: una specie di cosmogonia terrificante, fondata su una concezione autoritaria e fanatica. Quasi la stessa dell’Antico Testamento, se vogliamo, con in più un riavvolgersi del tempo. Al centro, come nello gnosticismo, una mente crudele.

Il bel saggio Nicolas Eymerich: il lettore e l’immaginario in Valerio Evangelisti, appena pubblicato da Odoya, che Alberto Sebastiani ti ha dedicato, sembra riconsiderare tutta la tua opera letteraria in un unità compatta – “One Big Novel”, come scrive lui parafrasando uno dei tuoi titoli – che collegherebbe in un solo rivolo creativo i sette cicli, apparentemente separati, in cui finora si è articolata: il ciclo di Eymerich; il ciclo del Metallo; il ciclo di Nostradamus; il ciclo Americano; il ciclo Messicano; il ciclo dei Pirati; più la Trilogia Sociale. Ti riconosci in questa visione d’insieme o è solo un’affascinante interpretazione critica che scavalca le stesse intenzioni dell’autore? Se una volontà unitaria era consapevole fin dall’inizio la potenza demiurgica di Eymerich a maggior ragione sarebbe un riflesso di quella del suo creatore: come ti vedi nel ruolo del Demiurgo?

Sebastiani ha saputo cogliere nessi che a volte erano sfuggiti anche a me, nel senso che alcune scelte erano consapevoli, altre meno. Terrei fuori da questo i tre volumi de Il sole dell’avvenire, che nascevano con altri intenti. In quel caso, l’universo non è certamente quello di Eymerich. Invece Magus è sicuramente un abbozzo del disegno che intendevo sviluppare, anche se poi è risultato un po’ diverso. Quanto al ruolo del demiurgo, credo che sia proprio di ogni autore in rapporto alla sua opera.

Happy Christmas Duplex Ride! – Summit 2018


Gli auguri dei DuplexRide sulle immagini e sonorità, e reading, dell’evento del 15 settembre, cui ho partecipato (si vede e si sente). Grazie, e sottolineo di nuovo la necessità di ascoltare le proposte di questo fantastico collettivo, unico in Italia ma non solo: è stato un piacere immenso aver fatto parte dell’evento e respirato l’atmosfera estrema, innovativa, del gruppo. A presto!

Pink Floyd – Set The Controls For The Heart Of The Sun (1972) 24/96 legendado – YouTube


Una splendida animazione sull’esecuzione pompeiana di SetTheControlsForTheSun, dei Floyd. Si va sull’onda della fantasia e oscurità più sfrenata.

Torna l’Impero Connettivo con Punico, di Sandro Battisti (Solstice_End)


Per chi vuol fare un regalo tardivo per i Saturnali, Yule e per festeggiare la fine del solstizio buio, è ancora l’occasione migliore per acquistarlo.

Su Fantascienza.com la segnalazione dell’uscita, per DelosDigital, del mio nuovo romanzo Punico, seguito del Premio Urania 2014 L’impero restaurato, storie tutte ambientate nell’oloverso dell’Impero Connettivo. Il libro esce in ebook per DelosDigital ed è acquistabile nel DelosStore e su Amazon a 3.99€. La splendida copertina è di Ksenja Laginja.

Dopo essersi separato dalla sua parte trascendentale, nel New Connective Empire guidato da Sillax la logica iperliberista regola le vite e i guadagni dei postumani che continuano a vivere su Nèfolm, la capitale che l’imperatore Totka_II aveva costruito poco prima di passare a un più alto livello di energia.
Qualcosa però va storto in questo disegno di perfezione: Sillax sente la pressione delle forze estremiste e la sua attitudine al comando si sfalda nel momento in cui non riesce più a interagire con l’imperatore. Contemporaneamente, emerge da un passato informe la figura di Annibale Barca, condottiero e Generale dell’esercito cartaginese che per lustri interi tenne in scacco Roma e la sua potenza militare, proprio sul suolo italico.
Anche Teodora, moglie dell’imperatore bizantino Giustiniano I e protagonista del precedente romanzo L’impero restaurato, è alla ricerca di una riscossa, dopo essere stata ripudiata da Totka_II e successivamente presa in sposa da Sillax, ma la sua ricerca di dignità e amore si scontra con i riverberi delle realtà e le interpretazioni che i due imperiali connettivi danno a esse.
Chi sarà in grado di dominare tra le aspre contrapposizioni di Annibale, che odia ogni forma d’impero, e l’Impero Connettivo guidato dai due condottieri? Quale risvolto energetico e strategico potrà avere una legione romana fantasma, persa nello spazio e nel tempo e in grado di orientare gli esiti dell’incipiente guerra psichica e quantica?
Cosa sarà degli abitanti di Nèfolm e di tutte le incarnazioni possibili, dell’Impero e di tutte le sue speranze di gloria e di espansione all’infinito nei continuum spaziotemporali? Totka_II saprà, con uno dei suoi abili colpi di coda, far tornare la situazione a suo vantaggio e a continuare la sua crescita indefinita?

Sabato 15 dicembre alla libreria Ubik di Bologna: Valerio Evangelisti e Alberto Sebastiani – Eymerich.com


Lo so, è un appuntamento passato, però l’ho saputo solo oggi, e la portata dell’evento lo fa risaltare anche a presentazione avvenuta: il Magister, Valerio Evangelisti, ha presentato a Bologna il suo ultimo romanzo, Il fantasma di Eymerich, accanto ad Alberto Sebastiani che presentava il saggio Nicolas Eymerich. Il lettore e l’immaginario in Valerio Evangelisti. Roba da leccarsi le labbra

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