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NICK MASON SAUCERFUL OF SECRETS: AGGIUNTA UNA DATA IN ITALIA! | PINK FLOYD ITALIA


Nuova data italiana a luglio per Nick Mason e i suoi Saucerful of Secrets, band che ritratteggia i primi lavori dei Floyd, fino a DarkSideMoon escluso; ora tra i gig previsti c’è anche Taormina il 12 luglio. Ecco l’elenco completo delle date italiane preso da PinkFloydItalia.

8 Luglio – Chieti – Arena la Civitella
12 Luglio – Teatro Antico di Taormina
14 Luglio – Ravenna – Palazzo Mauro de Andrè 
16 Luglio – Roma – Auditorium Parco della Musica
17 Luglio – Perugia – Umbria Jazz Festival Arena Santa Giuliana
18 Luglio – Brescia – Piazza della Loggia

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Lankenauta | Magniverne


Su Lankenauta la recensione a Maginverne, la raccolta di racconti weird scritta da Maurizio Cometto. Un estratto:

Quella di Magniverne è una provincia piemontese dall’aspetto fiabesco, seppur molto vicina alla grande città, che nasconde un lato oscuro di cui gli abitanti, per lo più omertosi, sono spesso consapevoli, ma che solo i bambini, col loro sguardo vergine ed ingenuo, riescono a rivelare, non avendo ancora ricacciato le paure collettive nelle profondità del loro inconscio. Oscurità e misteri, sullo sfondo di incombenti e mostruosi doppelgänger, che mostrano il loro fulcro e la loro genesi in luoghi ricorrenti, a volte innominabili e proibiti, a volte del tutto evidenti, elementi imprescindibili del paesaggio di Magniverne: il già citato e onnipresente fiume Labironte (forse una voluta somiglianza con l’infernale Acheronte?), i rifugi nelle oscurità del bosco, il vecchio mulino, che le dicerie di paese vogliono volta volta infestato di fantasmi, ma probabilmente luogo dove si manifestano creature e realtà molto più terrificanti e definitive a confronto dei più rassicuranti spettri. Intendiamoci, i racconti di Cometto presenti in “Magniverne” – “Il costruttore di biciclette”, “L’uomo invisibile”, “Magniverne sommersa”, “Via da Magniverne”, “Un ragazzo solitario”, “Ritorno a Magniverne” – non seguono sempre uno schema prestabilito, e da questo punto di vista viene meno il rischio della monotonia. Se in alcuni scritti l’atmosfera fiabesca la fa da padrone, in presenza di protagonisti appena adolescenti, circondati loro malgrado da realtà soprannaturali e da irrisolto mistero, in altri scritti l’infanzia e la giovinezza, col loro carico di angoscia e di rimorsi, rappresentano storie di un passato che riemerge nonostante i tentativi di rimozione e con evidenti effetti da incubo.

Un’antologia che crediamo sarà apprezzata e che confermerà ancora volta l’importanza di uno scrittore che, forse a causa di un genere poco considerato e soprattutto ancora poco compreso dalle grandi case editrici, meriterebbe ben altra considerazione.

Matariel, Font of Life


Il senso sacro della trascendenza.

Neskre – Float Away


Lasciandosi andare negli effluvi degli effetti delle suggestioni, delle ricorrenze divenute ricorsività…

Suspiria. La ricercatezza e la potenza nel remake di Luca Guadagnino – art a part of cult(ure)


Su ArtPartCulture la recensione Suspiria, che mi sento di confermare in toto. Presto, spero, la mia versione sulla critica al capolavoro di Guadagnino. Un estratto:

La struttura di Suspiria è senza dubbio complessa e stratificata: le incognite da trovare sono innumerevoli e ben celate. Per quanto tutte le risposte vengano date fin dal principio, trovare il giusto percorso per arrivare ad esse equivale al perdersi in un labirinto di suggestioni, riflessi, percezioni e pulsioni inconsce e destabilizzanti.

La danza, il filo rosso riscorrente, è l’ago della bilancia che pende, a cadenze alternate sul piatto della vita e su quello della morte, coinvolgendo la passione – sentimentale e fisica –, la rabbia e la distruzione. La danza è una possessione, una primitiva, sensuale e orgasmica opera di manipolazione, un rito di conversione e di estraniamento da tutto ciò che è reale. Le ballerine perdono la loro umanità per divenire corpi animaleschi che con i loro gesti netti e puliti scandiscono la trasformazione, l’abbandono del razionale, favorendo l’incarnazione dell’oscuro stregonesco e del proibito seducente.

Non vi sono contorni delineati: bene e male non sono mai concetti assoluti, ma maschere flessibili che nascondono riflessi distorti ed evanescenti. Si è chi si vuole essere o la riproduzione di un modello imposto da una forza suprema e manipolatrice? Trovare la propria autenticità nel caos dell’incessante rivolta interiore è possibile solo se ci si pone un obiettivo. Susie Bannion sceglie di essere le mani della compagnia di danza, e lo diventa, donando se stessa e aprendosi – non solo metaforicamente – all’ignoto.

L’ambientazione storica, nel cuore dell’autunno tedesco, supportata dai frequenti rimandi al Terzo Reich contribuisce ad alimentare la convinzione che brandelli di male siano latenti ovunque, pronti ad intaccare ogni animo, a persuaderlo, a corromperlo e a convertirlo.

Politica e danza vengono messe sullo stesso piano, i loro riti sfociano in performances eclatanti capaci di far cambiare posizione, di creare e distruggere contemporaneamente; non a caso il passato dello psicoterapeuta – marito di una donna deportata in campo di concentramento – e l’attivismo politico di Patricia vengono usati come armi a doppio taglio, come esche, come scudi per confondere, simulare e dissimulare, per far perdere a chiunque – anche allo spettatore – la lucidità.

The Orb Featuring David Gilmour ‎– Metallic Spheres (Deluxe Edition) ᴴᴰ


Dai recessi di una notizia che in qualche modo orbitava da giorni nella mia coscienza, un prodotto degli Orb con David Gilmour di quasi dieci anni fa, ma che si modella perfettamente sull’immaginario floydiano di cui Gilmour, volenti o nolenti, ne è per forza un grande interprete. Ascoltatevi la versione olofonica in cuffia.

Rudolf Eb.er – Om Kult: Ritual Practice of Conscious Dying – Vol. I | Neural


[Letto su Neural]

Quando certe sonorità rimandano dichiaratamente a “incantesimi psicomagici e istruzioni yoga occulte”, ma allo stesso tempo si rifanno anche a pratiche d’esoterici sottogeneri elettronici e noisy, non si può non pensare a William Seward Burroughs, che ci ricorda come tutte le arti – pittura, danza, musica, scultura – fossero originariamente delle forme d’interpretazione magica del “reale”. Le iterazioni elettroniche, la radicalità d’un loop ed il suo concatenarsi con altre trame possono allora diventare “rituali di pulizia psico-spirituale”, con frasi mandate al contrario, droni ipnotici, risonanze spettrali e crepitii vari. Insomma, in un’epoca oramai che è ben oltre il post-cyber ci ritroviamo ancora a maneggiare suggestioni che hanno a che fare con gli intrecci teorici fra primitivismo e tecnologia. Quello che è davvero insano è che tutto questo ancora ci coinvolga, l’approccio sciamanico e scientifico, la fisica delle onde elettroniche e l’esoterismo di stati meditativi indotti artificialmente. Ci si ritrova in un girone infernale di click, trattamenti industrial e scoppiettanti emergenze auditive, fra voci ad arte sfasate, frequenze taglienti e gutturali emissioni. Om Kult: Ritual Practice of Conscious Dying è solo la prima parte di una trilogia pianificata e che questi 31 frammenti siano solo l’inizio di un viaggio meditativo molto profondo, che sposa fisicità, coscienza, ambientazioni pseudo-realistiche, field recording e inquietanti fantasmagoriche pulsioni aliene. Ci sono innumerevoli trattamenti meno evidenti, anche agiti in momenti nei quali l’attenzione è più attratta da elementi forti e – seppure riteniamo che l’ascolto d’una simile produzione debba rimanere viscerale, non mediato da alcun concettualismo – l’equilibrio è sempre molto precario. Naturalmente questa interpretazione non ne esclude altre, perché le ragioni per trovare ingegnosa, interessante ed astratta l’uscita certo non mancano, alimentate dalla stessa spinta zen di Rudolf Eb.er e dal suo background filosofico e simbolico, elementi forse un tantino criptici ma che comunque si sentono attraverso i solchi, driblando le fascinazioni black metal, l’elettronica torbida e i trattamenti più grotteschi. Lo stesso artista-performer tiene a suggerire che “le idee dimenticate crescono nella mente inconscia e ricominciano a fiorire in maniera nuova”. Qualcosa di simile deve essere accaduto a Rudolf Eb.er dopo “Brainectar” – uscito nel 2014 – quando tutto un mondo ha iniziato a prendere forma completa, anche se in maniera inaspettata, con suoni e tecniche d’espansione della coscienza che vanno di pari passo causando sibillini effetti, sia estetici che metafisici.

dimensioneC

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La Sindrome del Colibrì

The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

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"Tutti siamo fatti della stessa sostanza dei sogni"

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"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso" Daniel Pennac

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