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Il vangelo del boia | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la segnalazione di un romanzo di Nicola Verde: Il vangelo del boia, dedicato a Mastro Titta, il celebre boia della Roma papalina.

Ernesto Mezzabotta è, con ogni probabilità, il vero autore delle uniche Memorie di Mastro Titta “scritte da lui stesso” circolanti; questo romanzo non è altro che la “prosecuzione” di quelle memorie apocrife.

Tutto ha inizio con l’ultima decapitazione compiuta da Mastro Titta nell’agosto del 1864; il boja ha già 85 anni e benché abbia ancora la mano ferma una impercettibile indecisione renderà drammatica l’esecuzione, questo gli costerà il posto di carnefice. Per spiegare quell’incertezza, si dovrà risalire a fatti precedenti.

Roma giugno 1861, durante alcuni tafferugli in via del Corso viene ucciso un gendarme; agosto dello stesso anno, la confraternita dei sacconi rossi raccoglie due cadaveri lungo la sponda del Tevere, uno è senza testa. Fatti apparentemente di poca importanza, che però daranno la stura a una catena di altri avvenimenti che scuoterà il torpore di una Roma pre-capitale. A occuparsi del processo per la morte del gendarme e che, sebbene innocente, porterà alla condanna capitale un vetturino di omnibus, il giudice Eucherio Collemassi, lo stesso che in seguito guiderà le “rivelazioni impunitarie” (una sorta di “pentitismo” ante litteram) di Costanza Vaccari in Diotallevi, una fotografa malmaritata che si troverà impelagata in intrighi di potere più grandi di lei. A essere coinvolto anche Mastro Titta, il boja papalino, trascinatovi proprio da Costanza che gli ricorda un tormentato amore di gioventù. Le “rivelazioni” della donna arriveranno a toccare persino l’ex regina di Napoli Maria Sofia di Wittelsbach, sorella della più famosa Sissi, in quei giorni in esilio presso il Papa, dopo che Gaeta e il Regno delle Due Sicilie erano caduti.

Verità storiche, dunque, di un intrigo politico (e di scandali) accaduto in quegli anni risorgimentali, che si intrecciano a verità che la Storia soltanto suggerisce o che… potrebbe semplicemente suggerire e che danno vita a un quadro di una Roma intorpidita, in attesa degli eventi che stanno risalendo lo Stivale, sconvolta da omicidi e guerre intestine che si svolgono nel segreto delle stanze vaticane, restituendoci l’esatto clima di una città alle soglie di un cambiamento epocale.

I Claudio Simonetti’s Goblin suonano dal vivo la colonna sonora di Dawn of the Dead di Romero e Suspiria di Dario Argento! | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di nuovi concerti su film dei Goblin di Claudio Simonetti: eseguiranno dal vivo le colonne sonore di Suspiria e Dawn of the Dead. Uno spettacolo davvero… il 23 e 24 febbraio a Milano e Seregno: chi può vada!

David Lynch tra arte e cinema | FantasyMagazine


David Lynch speaking in Washington D.C., Janua...

Su FantasyMagazine la segnalazione di una treserate dedicate a David Lynch, a Venezia, dal 16 al 18 marzo, al Teatrino di Palazzo Grassi. Imperdibile!

Concepito come un diario privato dedicato all’ultima nata della famiglia Lynch, un racconto da padre a figlia in cui il cineasta conduce lo spettatore nei complessi meandri della sua fantasia attraverso ricordi, immagini inedite di repertorio e spezzoni dei primi film. David Lynch, potente voce narrante dell’intero girato, è ritratto mentre dipinge nello studio sopra le colline di Hollywood da dove racconta aneddoti dell’infanzia e della sua adolescenza. La pellicola mette in luce l’importanza fondamentale della sua attività pittorica nella definizione del suo linguaggio visivo, la nascita della sua sensibilità musicale e le origini stesse della sua poetica. Ne emerge così un affresco visionario e misterioso dell’esperienza di Lynch come uomo e artista, quasi come se si trattasse dell’ennesima sceneggiatura affiorata dalla sua fantasia.

Stephen King e l’universo Torre Nera | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine un articolo come un viaggio tra le suggestioni di Stephen King e della sua Torre Nera, qualcosa da Spaghetti Western in cui infilarci anche i Fields of the Nephilim. Un estratto:

La Torre Nera di Stephen King costituisce uno degli esempi più singolari di serie fantastica transmediale ideata negli ultimi decenni, per ambientazione, sviluppo e struttura: otto romanzi, un racconto, otto miniserie a fumetti, il gioco online Discordia e moltissimi collegamenti con altre opere dell’autore, dove compaiono integrazioni alla trama principale. E’ difficile stabilire l’arco temporale “dentro” e “fuori” la storia: nell’universo Dark Tower il “quando” e il “dove” non sono sempre perfettamente definiti e lo svolgimento dell’opera, iniziato nel 1982, non sembra ancora terminato.

La storia di Roland Deschain, dei suoi compagni e del Medio-Mondo nasce negli anni sessanta con un film e un volto. Il film si intitola Il Buono, il Brutto e il Cattivo, il volto è quello del “Biondo”, Clint Eastwood. Il più famoso degli spaghetti–western di Sergio Leone lascia il segno: nel nostro caso, un giovane Stephen King vede la pellicola in un cinema semi-deserto di Bangor, nel Maine, e ne resta folgorato. Nell’introduzione alla nuova versione di L’ultimo cavaliere (2003) intitolata Sull’avere diciannove anni, King scrive: “Prima ancora di essere arrivato a metà, capii che quello che volevo scrivere era un romanzo con la magia di Tolkien e, come scenario, il West quasi assurdamente maestoso di Sergio Leone. […] Su uno schermo cinematografico, Clint Eastwood sembra alto sei metri e le canne delle pistole sono grandi più o meno quanto l’Holland Tunnel.”

L’ambientazione della Torre Nera nasce quindi con un imprinting assolutamente particolare: il West – si può essere più americani di così? – percorso da una quest alla Tolkien, dove la Compagnia dell’Anello è sostituita dal Ka-tet dei Pistoleri e al posto di elfi, nani e mitologia norrena troviamo saghe arturiane e l’atmosfera postapocalittica – perfettamente compatibile con le ansie moderne – della Waste Land di T.S. Eliot. Il risultato, come era nei desideri dell’autore, è un lungo, lunghissimo romanzo sia epico sia popolare, destinato a trasformarsi in una sorta di “metatesto”. Il protagonista è un alto, laconico, micidiale pistolero alla Eastwood, bruno e maniacale come forse lo stesso King a vent’anni.

Bestiario lovecraftiano – Yig | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine un’altra puntata dedicata al pantheon lovecraftiano, dove si spiegano entità per entità le peculiarità di ogni essere immondo tratteggiato dal Solitario. Parliamo di Yig:

Grande Antico conosciuto anche con il nome di “padre di tutti i serpenti”, ha le fattezze di un uomo-serpente e talvolta appare come gigantesco dragone orientale. Si dice sia stato generato da Mappo no Ryûjin, l’Araldo del Destino che risiede imprigionata nel continente sommerso di Mu, descritta come un enorme drago ricoperto da pseudopodi. Yig è arrivato sulla Terra eoni fa da Zandanua, dove suo fratello Rokon abita  e regna. Arrivato sulla Terra, Yig ha creato i rettili, gli insetti e, secondo alcuni, l’umanità stessa. Attualmente risiede nelle caverne di Yoth o forse nelle terre sotterranee di K’n-yan.

Si pensa che il culto di Yig abbia avuto inizio proprio a K’n-yan, la leggendaria terra situata sotto la superficie del paese oggi conosciuto come Oklahoma, e da lì si sia poi diffuso in tutta la parte occidentale del Nord America, nel Sud del Messico (dove probabilmente ha ispirato il culto di Quetzalcoatl e di Kulkulcan), fino ad arrivare a Mu e a Valusia. È da Valusia che gli uomini serpente fuggirono in seguito alla distruzione del regno, trovando rifugio a K’n-yan.

Generalmente gli stregoni servono Yig in cambio di beni materiali, tributando al Grande Antico sacrifici umani nelle notti di plenilunio e di novilunio. Sembra addirittura che i seguaci di Yig possano entrare a far parte della sua coscienza, a condizione che ne siano degni.

Ancora oggi, alcune tribù di nativi americani delle Grandi Pianure adorano il Dio. Una di queste ospita all’interno del proprio gruppo i discendenti di Yig che hanno forma umana fino a quando, raggiunta l’età adulta, si trasformano in uomini-rettile. I piccoli di questa specie hanno capacità profetiche, sono spesso deformi e hanno un’eccezionale sete di sangue.

Diversamente dalla maggior parte dei Grandi Antichi, Yig è spesso benevolo nei confronti dell’umanità. In autunno, ad ogni modo, i suoi adoratori devono ingraziarsi il Dio celebrando rituali. Chiunque faccia male a un serpente viene colpito dalla maledizione del Grande Antico, le sue vittime possono impazzire, possono essere mutate in uomini-rettile o ricevere la visita dei suoi “figli”, serpenti con una macchia a forma di mezzaluna bianca sulla testa.

Stephen King e J.J. Abrams a lavoro su “Castle Rock” | HorrorMagazine


English: Stephen King's House in Bangor, Maine

Su HorrorMagazine la segnalazione di una collaborazione tra Stephen King e JJ Abrams: Castle Rock. Ecco i dettagli succulenti:

Castle Rock è la cittadina immaginaria situata nel Maine in cui sono ambientati molti romanzi e racconti del re dell’horror, introdotto per la prima volta con La zona morta, passando per Cose preziose, fino all’ultima apparizione in Revival del 2014. La serie riunirà quindi personaggi e tematiche dei vari racconti di King ambientati a Castle Rock. Ogni stagione seguirà un gruppo diverso di personaggi e di storie, ricollegandosi anche ai protagonisti e ai temi delle stagioni precedenti.

David Lynch: the art life, il documentario arriva oggi nei cinema italiani | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine si segnala l’uscita per oggi 20 febbraio di David Lynch: the art life, il documentario di Rick Barnes, Jon Nguyen e Olivia Neergaard-Holm sulla vita e l’arte del visionario regista statunitense. Presentato alla Mostra del cinema di Venezia nel 2016, il film sarà proiettato nelle principali città della penisola: da Torino a Milano, da Roma a Firenze, da Trento a Udine per un totale di 70 sale.

Nel documentario David Lynch accompagna lo spettatore in un intimo e personale viaggio nel tempo, raccontando gli anni della sua formazione artistica. Dall’infanzia nella tranquilla provincia Americana fino all’arrivo a Philadelphia, le tappe del percorso che lo hanno portato a diventare uno dei più enigmatici e controversi registi del cinema contemporaneo. L’opera penetra nell’arte, nella musica e nei primi film dell’autore, gettando luce negli angoli oscuri del suo singolare mondo e permettendo al pubblico di capire meglio l’uomo e l’artista. Le immagini lo ritraggono nel suo studio sulle colline sopra Hollywood, mentre racconta aneddoti dal proprio passato, come fossero scene da un suo film. Strani personaggi emergono come ombre dalle pieghe del tempo, ma solo per scomparire ancora di nuovo, lasciando un segno indelebile sull’artista e sullo spettatore. L’opera mette anche in luce le paure, le contraddizioni e gli sforzi che Lynch ha dovuto superare lungo la propria carriera, incontrando coloro che hanno contribuito alla sua formazione. Appare così evidente che già da giovane Lynch vedesse il mondo in modo diverso, assimilandone le ombre e impiegando i propri sogni fino a creare gli affreschi visionari che hanno ipnotizzato il pubblico di tutto il mondo. Questo film, dedicato alla figlia  più giovane del regista, è concepito come un diario familiare intimo che, scostando il velo dall’icona, svela l’uomo David Lynch.

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