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Bestiario lovecraftiano – Yig | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine un’altra puntata dedicata al pantheon lovecraftiano, dove si spiegano entità per entità le peculiarità di ogni essere immondo tratteggiato dal Solitario. Parliamo di Yig:

Grande Antico conosciuto anche con il nome di “padre di tutti i serpenti”, ha le fattezze di un uomo-serpente e talvolta appare come gigantesco dragone orientale. Si dice sia stato generato da Mappo no Ryûjin, l’Araldo del Destino che risiede imprigionata nel continente sommerso di Mu, descritta come un enorme drago ricoperto da pseudopodi. Yig è arrivato sulla Terra eoni fa da Zandanua, dove suo fratello Rokon abita  e regna. Arrivato sulla Terra, Yig ha creato i rettili, gli insetti e, secondo alcuni, l’umanità stessa. Attualmente risiede nelle caverne di Yoth o forse nelle terre sotterranee di K’n-yan.

Si pensa che il culto di Yig abbia avuto inizio proprio a K’n-yan, la leggendaria terra situata sotto la superficie del paese oggi conosciuto come Oklahoma, e da lì si sia poi diffuso in tutta la parte occidentale del Nord America, nel Sud del Messico (dove probabilmente ha ispirato il culto di Quetzalcoatl e di Kulkulcan), fino ad arrivare a Mu e a Valusia. È da Valusia che gli uomini serpente fuggirono in seguito alla distruzione del regno, trovando rifugio a K’n-yan.

Generalmente gli stregoni servono Yig in cambio di beni materiali, tributando al Grande Antico sacrifici umani nelle notti di plenilunio e di novilunio. Sembra addirittura che i seguaci di Yig possano entrare a far parte della sua coscienza, a condizione che ne siano degni.

Ancora oggi, alcune tribù di nativi americani delle Grandi Pianure adorano il Dio. Una di queste ospita all’interno del proprio gruppo i discendenti di Yig che hanno forma umana fino a quando, raggiunta l’età adulta, si trasformano in uomini-rettile. I piccoli di questa specie hanno capacità profetiche, sono spesso deformi e hanno un’eccezionale sete di sangue.

Diversamente dalla maggior parte dei Grandi Antichi, Yig è spesso benevolo nei confronti dell’umanità. In autunno, ad ogni modo, i suoi adoratori devono ingraziarsi il Dio celebrando rituali. Chiunque faccia male a un serpente viene colpito dalla maledizione del Grande Antico, le sue vittime possono impazzire, possono essere mutate in uomini-rettile o ricevere la visita dei suoi “figli”, serpenti con una macchia a forma di mezzaluna bianca sulla testa.

Call of Cthulhu: The Official Game, il videogioco PS4 ispirato all’universo di HP Lovecraft | Kipple Officina Libraria


[Letto su KippleBlog]

Call of Cthulhu: The Official Game, videogioco ispirato all’universo creato dall’autore horror H.P. Lovecraft, sarà presto disponibile per la Playstation 4. Il gioco, sviluppato da Cyanide Studio, segue le vicende di un investigatore, Edward Pierce, che proverà a risolvere un omicidio inspiegabile. Saranno proprio le sue investigazioni a fargli conoscere un universo terrificante. Non si conosce molto altro, per quanto riguarda la trama. Il gioco dovrebbe però essere rilasciato entro la fine del 2017.

Blatty / Pazuzu – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un bell’articolo di Danilo Arona dedicato a William Blatty, il creatore del romanzo L’esorcista. Danilo esplora il mondo di questo demone mesopotamico confrontando il romanzo con le pellicole da lì nate, accennando alle seminali suggestioni moderne che l’evocazione (è proprio il caso di dirlo) del demone sumero ha generato tramite Blatty.

Se mai ci fossero delle conclusioni da tirare (ammessa e non concessa la liceità dell’operazione) per quel che riguarda il senso filosofico dell’horror in senso stretto, la prima reciterebbe che il Mostro senza l’uomo semplicemente non esiste  o se c’è è ridicolo. È ovvio, il mostro si accuccia quasi sempre dentro l’uomo (come Mister Hyde, antesignano di Stevenson), oppure è l’uomo  stesso che lo crea, come il dottor Frankenstein. Alla fine persino il Diavolo sarebbe una produzione umana (nello stesso Esorcista la prima manifestazione del demone, Capitan Howdy  – Capitan Gaio nel doppiaggio italiano – metaforizza l’assente e lontano padre di Regan, Howard). Dracula non esisterebbe senza Van Helsing. Gli spettri di Quint e Miss Jessell non esisterebbero senza l’istitutrice. E potremmo andare avanti così ancora per molte righe.

Blatty però evita, da subito, il principio di causa/effetto, spesso precorritore di banalità concettuali. A tre pagine dall’inizio del libro, annunciato solo da un formicolio “appena percettibile” sulla nuca di Merrin, il Male entra in scena e non è affatto un prodotto dell’uomo, se non nella sua ingannevole forma iconica di manufatto da appendere al collo:

«Era una pietra verde, la testa del demone Pazuzu, simbolo del vento di sud-ovest. Suo dominio era la la malattia, qualsiasi condizione patologica. La testa era forata. Il proprietario dell’amuleto lo aveva portato al collo come uno scudo protettivo.»

Tanto celebre è questo passo che si poteva pure evitare di riportarlo. Ma ho scelto di farlo per rimandare da un lato la memoria di ciascuno al magistrale incipit archeologico iracheno del film e dall’altro per ricordare un un particolare non da poco: che nel film il demone Pazuzu mai è nominato – per quanto “visto” – , mentre nel libro lo è con una certa precisione come abbiamo appena riscontrato.

Una scelta rigorosa. Pazuzu è il Male, un Male antico quasi in senso lovecraftiano, un male che contamina e che fa ammalare, e  a suo modo L’esorcista è configurabile pure come un medical thriller. Alla stregua di un virus mutaforma, Pazuzu si nasconde e si modifica: da Capitan Howdy a Legione, da diavolo fornicatore a madre defunta di Karras. Una scelta che rimanda alla primaria ispirazione di Blatty.

In una fase particolare e stressante della sua vita, lo scrittore non era forse in grado di fronteggiare l’irruzione nel suo inconscio di contenuti archetipici. Vide una grande statua simile a un demone e ne restò colpito al punto da iniziare subito un’elaborazione mentale al suo riguardo. Quando scoprì la vera immagine di Pazuzu in un libro dei “Padri del Deserto”, considerò immediatamente di avere trovato il “contenuto” per quella “forma” psicoide, ed ecco così nascere il personaggio, niente affatto frutto di fantasia, che “Merrin ha già fronteggiato in un precedente esorcismo avvenuto in Africa”. Un demone sfuggente e irraggiungibile, con il quale ogni tentativo di dialogo è destinato a fallire. Perché alla fine si tratta di un’alterità disumana che opera un attacco incomprensibile all’umano raziocinio. Come abbiamo già scritto, il Male.

Autopsy. Il trailer del film horror dall’8 marzo al cinema | FantasyMagazine


Da FantasyMagazine la segnalazione di un trailer del film horror Autopsy. A me ha colpito, e a voi? Ecco la quarta del film:

Tommy Tilden (Brian Cox) è un esperto medico legale e gestisce con suo figlio Austin (Emile Hirsch) un obitorio in Virginia. Un giorno lo sceriffo del posto arriva con un caso di emergenza, il cadavere di una donna sconosciuta ritrovato in un seminterrato a seguito di un pluriomicidio. Sembra un caso come tanti, ma nel corso dell’autopsia i due professionisti vengono man mano turbati da nuove, terrificanti scoperte. Il corpo della donna è perfettamente conservato all’esterno, ma all’interno è stato smembrato e rimangono segni di cicatrici e bruciature, come se fosse stata vittima di un orribile e misterioso rituale di tortura. Mentre padre e figlio cercano spiegazioni scientifiche plausibili a queste scoperte raccapriccianti, cose sempre più inspiegabili sembrano succedere nell’obitorio…

Bestiario lovecraftiano – Shoggoth | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine una nuova puntata volta a esplorare il pantheon lovecraftiano. Oggi si parla degli Shoggoth; eccovi un estratto:

Queste entità furono create miliardi di anni fa dagli Antichi perché potessero servirli. Gli shoggoth sono esseri amorfi simili a enormi amebe con un catramoso aspetto esterno, ricoperti di multipli occhi fluttuanti, molto versatili nell’ambiente marino e in grado di trasmutare qualsiasi tipo di organo sensoriale o appendice possa risultare utile ai loro padroni. Dotati di una forza smisurata e straordinarie capacità rigenerative, gli shoggoth non invecchiano ma sono vulnerabili all’ipnosi, debolezza sfruttata dagli Antichi per costringerli a edificare le loro enormi città di pietra subacquee.

Dopo milioni di anni passati al servizio degli Antichi, gli shoggoth sono diventati più intelligenti e hanno cominciato a disdegnare il loro ruolo di servitori. Il loro malcontento si è trasformato in una ribellione che ha avuto luogo durante il periodo Permiano, 150 milioni di anni fa. Nonostante l’iniziale vantaggio degli shoggoth, gli Antichi riuscirono a sopprimere la rivolta, riaddestrando questi esseri e continuando a utilizzarli, ma con maggiore attenzione. Durante l’insurrezione gli shoggoth si resero conto di essere in grado di sopravvivere anche fuori dall’acqua, gli Antichi scoraggiarono però tale adattamento. Quando gli Antichi furono costretti a ridurre i confini del loro regno e ad abbandonare l’attuale Antartide a causa di vari conflitti con popoli provenienti da altre dimensioni, portarono con loro anche gli shoggoth.

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