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Ager Sonus – Banished


Sul termine degli evi antichi, osservavi le macerie farsi cumuli, non importa se fisiche o morali…

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Ager Sonus – Ritual


Quella percezione di un abisso di tristezza e passato, malinconia esplosa, espansa, che non ti aspetti di vivere in una sola esistenza.

Quando la festa è andata…


Ti lasci indifferente quando ti trovi di fronte ai tuoi stati del passato, quando racchiudi in te il silenzio di ciò che è divenuto corrosivo al solo evocarlo, quando aspetti che l’onda passi così da lasciarti solo ciò che è soddisfacente e giusto.

Ager Sonus – Through the Desert


Nell’area dei misteri, basta un’evocazione interiore affinché si aprano i cancelli oscuri di ciò che non è apparentemente più.

Il tuo termine


Mi racconti delle noie e delle deliranti aspettative del tuo domani, delle immagini del tuo passato che tornano a tormentarti in continue esistenze parallele che sembrano il presente… che sembrano senza fine ma il loro termine coincide col tuo.

Ciao, BiTubo…


Pochi giorni fa è venuto a mancare Giacomo Giannelli, nei circoli delle feste cyber, dance alternative e dell’extreme dancefloor noto come B-Tubes. Giacomo organizzava quelle serate tramite l’organizzazione La Nuit De Sade, io stesso l’ho conosciuto all’alba di una mia vita precedente, quando nel 2004 presi parte a una di quelle serate coorganizzando il primo rave del collettivo KaosKulture, altra realtà che ritorna periodicamente, mai morta, di cui presto potreste aver notizie collaterali.

Tornando a Giacomo, voglio esprimere il mio dispiacere, la sorpresa nell’apprendere la notizia, un piccolo ricordo piacevole di quando, qualche anno fa, mi è capitato di rivederlo a Roma a una serata concerto (forse suonavano i Covenant?). Mi associo quindi agli XP8 nel ricordarlo, con un bellissimo e sentito necrologio apparso sulla loro pagina FB, da cui incollo qualche riga allegando, anche, un loro brano in cui il nostro amato Giacomo recita un potente mantra buddhista.

Ciao, BiTubo

This weekend we lost a very good friend, Giacomo.

Giacomo was one of a kind: a visionary who spent the last 20 years promoting alternative arts and music, at first with his clothing brand Passion des Epines, and then by creating, directing, and evolving La Nuit de Sade – eXtreme dancefloor for alternative élite – the longest-standing alternative club night in Italy.

He was one of the first promoters to believe in XP8, especially in Italy where supporting local acts was (and still is) something unheard of. Even when we did not have a following, he gave us a stage and helped us grow.

Giacomo was kind, fair, always honourable. He would never let a band or a DJ go without pay, even if the night did not turn a profit – those into this business will know how rare this is.

More than that, he would always strive to make his events unique for everyone involved, and kept at it till the very end, driven by a passion and a clarity of vision and intent seldom seen.

Giacomo was a brother: we spent so many endless weekends from Florence to Rome to Bologna and Milan and back in our 20s and a big part of our 30s, and as we finally “grew up” and life became slower, we always found a way to keep in touch and reminisce “the good old days”.

As both Marko and me moved to the UK, we did not get to see each other much often, and we always kept trying to find a way to meet again, maybe not so much for the kind of extreme hedonistic weekends of the past but for a good dinner somewhere in the hills of Florence – because Giacomo was always a fantastic connoisseur of great food, and a great chef to boost. Unfortunately, life has a way of deciding things, and that never happened.

Lupercalia « Studia Humanitatis – παιδεία


Su StudiaHumanitas uno studio approfondito, antropologico nonché religioso e archeologico, sui Lupercalia, festa che si celebrava proprio oggi nell’antica Roma, legata alla fecondità ma anche al concetto di stagione e quindi, alle cose passate, morte. Un estratto:

Una volta all’anno, per un giorno, si spezzava l’equilibrio fra il mondo regolato, esplorato, suddiviso, e il mondo selvaggio: Fauno occupava tutto. Ciò accadeva il 15 febbraio, nella seconda parte del mese, durante la quale (ai Feralia del 21) si stabiliva anche un vincolo necessario e inquietante fra altri due mondi, quello dei vivi e quello dei morti: fine dell’inverno, approssimarsi della primavera e dell’«anno nuovo» secondo l’antica ripartizione in dieci mesi: quei giorni rimettevano in questione ritualmente gli schemi stessi dell’organizzazione sociale e cosmica. Riti di eliminazione e riti di preparazione vi si intrecciavano, attingendo alla loro fonte comune: ciò che si trova al di là dell’esperienza quotidiana.

Al mattino del 15 una confraternita di singolari celebranti prendeva possesso delle falde del Palatino. Erano chiamati Luperci. Questo nome contiene sicuramente il nome del lupo: la sua formazione resta però oscura: forse si tratta di un derivato espressivo del tipo di nou-er-ca (secondo Mommsen, Jordan, Otto)[1], più che di un composto di lupus e di arcere (Preller, Wissowa, Deubner), poiché nulla, nei riti, è rivolto contro i lupi. I Luperci formavano due gruppi, che la leggenda ricollegava a Romolo e a Remo, e che portavano i nomi di due gentes, Luperci Quinctiales e Luperci Fabiani; sembra tuttavia che essi fossero diretti da un unico magister e associati nella loro unica esibizione annuale[2].

Vestiti unicamente di una pelle di capra sulle anche, essi rappresentavano gli spiriti della natura di cui Fauno, dio della festa, era il capofila. Cicerone (Pro Caelio, 26) li definisce come «la sodalità selvaggia, in tutto pastorale e agreste, dei fratelli Luperci, il cui gruppo silvestre fu istituito prima della civiltà umana e delle leggi». Queste parole indubbiamente traducono in termini di storia una struttura concettuale: il giorno dei Lupercalia, l’humanitas e le leges della città svanivano dinanzi al siluestre e all’agreste.

Strettamente legata alla collina palatina, la festa certo era nota già ai più antichi Romani.Un nome ritorna spesso nelle notizie un po’ confuse: quello stesso da cui deriva la denominazione del mese februarius; februum, che Varrone (De lingua Latina, 6, 13) traduce «purgamentum», e il verbo februare «purificare» (Giovanni Lido, De mensibus, 4, 20, in base ai libri pontificali) avevano un uso più vasto dei riti del 15 febbraio, i quali ne costituivano però la maggiore applicazione. Secondo Servio, gli antichi chiamavano in particolare februum la pelle di capro (Eneide, VIII 343), e Varrone (De lingua Latina, 6, 34) spiega Februarius a die februato (cfr. Plutarco, Vita di Romolo, 21, 3; Ovidio, Fasti, II 31-32), «poiché è in quel periodo che il popolo februatur, cioè che l’antico monte Palatino, con grande affluenza di popolo, è purificato, lustratur, dai Luperci nudi». Alcuni riti erano purificatori, altri fecondatori, senza che sia sempre possibile distinguere i due scopi.

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