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Archivio per Segnalazioni

Il maledetto paese che puzzava di pesce | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione del nuovo romanzo di Ivo Torello, appartenente alla saga di Ulisse Bonamy (terza iterazione), l’investigatore suo malgrado: Il maledetto paese che puzzava di pesce. Ovviamente, per Edizioni Hypnos!

La leggendaria reliquia nota come la Coda del Leviatano è reale? Cos’è? Dove si trova? Forse in un minuscolo borgo di pescatori in riva al Mediterraneo, oltremodo maleodorante e popolato di strani personaggi vagamente disumani? Per Ulysse, questa volta, c’è poco da scherzare. Il conto in sospeso con lo scultore di orrori Ian Anton Morleu lo costringerà ad affrontare un incubo senza vie di fuga.

Sherlock Holmes contro Cthulhu | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di Sherlock Holmes e la minaccia di Cthulhu di Lois H. Gresh, in cui Sherlock è chiamato a investigare su casi che chiamano in causa addirittura gli “Antichi” di H.P. Lovecraft. Non è un filone nuovissimo, ma è sempre intrigante leggerne i particolari:

Una serie di macabri omicidi sconvolge Londra. In ogni scena del crimine rimane solo un mucchio di ossa della vittima insieme a una bizzarra sfera coperta da strani simboli. Il figlio dell’ultima vittima chiede aiuto a Sherlock Holmes e al suo precedente partner, il dott. John Watson. Dopo una prima indagine, la coppia di Baker Street scopre un filo conduttore che collega gli omicidi: geometrie bizzarre basate su antichi schemi permettono a creature ultraterrene di entrare nella nostra dimensione, cercando di creare caos e distruzione. Le persone responsabili stanno guadagnando talmente tanto potere che anche il più grande nemico di Holmes li teme abbastanza da cercare una diabolica alleanza.

Il primo scontro tra due protagonisti della letteratura del Novecento raccontato con maestria, ritmo e dovizia di particolari. Un mistero che sorprenderà anche il lettore più accanito ed esperto di Conan Doyle e H.P. Lovecraft.

Dichiarazione di Lukha B. Kremo | NAZIONE OSCURA CAOTICA


Sul blog della NazioneOscura ricompare il presidente Lukha B. Kremo, uscito da un recente e strano rapimento, di cui lui non ha memoria e la cui storia è testimoniata dal tag WhereIsKremo dello stesso blog kaotico. Il comizio del Presidente indaga le pieghe del reale, dietro cui si nasconde un messaggio di criptorealtà, ovvero di un reale fake che, però, funziona benissimo e forka frattalmente altri reali.

A voi il video:

Quando c’era lui i treni arrivavano in orario”, tutte le bufale sul fascismo smentite una per una


Scorrete il video fino in fondo, e lì cercate di non piangere.

di Pier Paolo Pasolini


L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo.
Essere laici, liberali, non significa nulla, quando manca quella forza morale che riesca a vincere la tentazione di essere partecipi a un mondo che apparentemente funziona, con le sue leggi allettanti e crudeli. Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società. Non esiste solo il potere che si esercita nelle decisioni, ma anche un potere meno visibile che consiste nel fatto che certe decisioni non sono neanche proposte, perché difficili da gestire o perché metterebbero in questione interessi molto stabili. La grande differenza tra i valori proclamati e i valori reali della società, l’omologazione, fanno pensare veramente a una società totalitaria. Quello che importerà nel futuro sarà il comportamento della più grande forza mai conosciuta: la massa omologata dei consumatori, la stragrande maggioranza degli esseri umani, non più l’ingegno delle élites culturali o l’attività dei politici.
L’identikit di questo volto ancora bianco del nuovo Potere attribuisce vagamente a esso dei tratti “moderati”, dovuti alla tolleranza e a un’ideologia edonistica perfettamente autosufficiente; ma anche dei tratti feroci e sostanzialmente repressivi: la tolleranza è, infatti, falsa, perché in realtà nessun uomo ha mai dovuto essere tanto normale e conformista come il consumatore; e quanto all’edonismo, esso nasconde evidentemente una decisione a preordinare tutto con una spietatezza che la storia non ha mai conosciuto. Dunque questo nuovo Potere non ancora rappresentato da nessuno e dovuto a una «mutazione» della classe dominante, è in realtà – se proprio vogliamo conservare la vecchia terminologia – una forma “totale” di fascismo. Ma questo Potere ha anche “omologato” culturalmente l’Italia: si tratta dunque di un’omologazione repressiva, pur se ottenuta attraverso l’imposizione dell’edonismo e della “joie de vivre”.
Una visione apocalittica, certamente, la mia. Ma se accanto a essa e all’angoscia che la produce, non vi fosse in me anche un elemento di ottimismo, il pensiero cioè che esiste la possibilità di lottare contro tutto questo, semplicemente non sarei qui, tra voi, a parlare.

Le storie di ieri, i racconti di domani | Holonomikon


Giovanni De Matteo, nell’anniversario della strage di Bologna – di cui proprio domani ricorreranno i quarant’anni – traccia sul suo blog le coordinate del racconto cui è più legato, Cenere alla cenere. Poi continua:

Nei giorni scorsi è poi uscito il nuovo numero di Futuri. (disponibile anche in PDF). Sono trascorsi quasi sei anni dal primo numero della rivista dell’Italian Institute for the Future, sulle cui pagine uscivo con un racconto di stampo postumanista. Roberto Paura, direttore della testata nonché fondatore e presidente dell’istituto, ha voluto ospitare un mio nuovo racconto, che al momento rappresenta anche l’ultima cosa che abbia scritto: un racconto su un’Italia del sud (Bassitalia, again) prossima ventura, in un entroterra sconvolto dai cambiamenti climatici e svuotato da successive ondate di profughi ambientali, alle prese con space junk, IA, indentured system e intrighi geopolitici. S’intitola La sindrome di Kessler, ha un forte debito di riconoscenza “formale” verso Frammenti di una rosa olografica di William Gibson e contiene più o meno tutto quello che volevo metterci dentro mentre lo scrivevo.

Se le storie di ieri sono ciò di cui si nutrono i racconti di domani, in entrambi questi casi lo sguardo di domani scruta tra le pieghe del presente. Buone letture!

La mia attività in Kipple Officina Libraria


Concludo la lunga carrellata sulle mie attività editoriali presenti e passate, iniziata nei mesi precedenti, citando ciò che per me è fonte di grande soddisfazione: essere editor della casa editrice KippleOfficinaLibraria, fondata ormai 25 anni fa dall’editore Lukha B. Kremo.

Come scrivo nella pagina di questo blog dedicata alla Kipple, “La casa editrice è attiva dal 1995 ed è specializzata prevalentemente in fantascienza; pubblica libri cartacei e EBOOK in formato Pdf ed ePub. Accanto all’attività libraria è presente la produzione di CD musicali, (i CD e gli EBOOK sono composti e prodotti all’interno della factory stessa); dirette emanazioni di Kipple sono il blog e la Neo Repubblica Kaotica di Torriglia, micronazione sul web”; in quest’ultima rivesto contemporaneamente il ruolo di ministro dell’Ambiente e dei Diritti dei Postumani e dei NON Umani, nonché ambasciatore kaotico in Roma.

Linea editoriale della Kipple Officina Libraria:
l’aspirazione è creare libri in grado di emergere dalle migliaia di titoli che le piccole e medie case editrici stampano ogni anno. Il criterio scelto è quello dell’assoluta qualità: qualità dei contenuti, qualità grafica (spesso i nostri libri sono illustrati anche all’interno), qualità dei materiali utilizzati (carta riciclata, processi di risparmio energetico, etc) e per gli eBook assoluta qualità digitale. Questo criterio di eccellenza richiede una maggiore cura laddove le tirature cartacee non superino le 1000 copie.

La collana di punta è AVATAR (creata nel 2005 sulle ceneri della rivista Avatär) e predilige una letteratura visionaria che trova i suoi punti di riferimento nella mente di William Burroughs, nello spazio interiore di James Ballard, nella visionarietà di Philip K. Dick, nel cyberpunk e nel Futurismo.
Una collana che presenta fantascienza di qualità, italiana e straniera, ma anche connessioni con altre sensibilità del fantastico (come il Connettivismo), in una continua ricerca di rinnovamento guidato dalle nuove conoscenze scientifiche, filosofiche e dal costante bisogno di ridefinizione dei contorni dell’umanità.

Questo è l’indirizzo del gruppo Kipple.it su Facebook: http://www.facebook.com/group.php?gid=110554302901, mentre l’indirizzo della fanpage, sempre su Facebook: http://www.facebook.com/pages/Kipple-Officina-Libraria. Twitter: @KipplePress.

La sfida di Gaia – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine una bella riflessione data dalla recensione di La sfida di Gaia, saggio dell’antropologo Bruno Latour magistralmente introdotto da Luca Mercalli. Il tema di riferimento è i cambiamenti che l’uomo, tramite le sue strutture sociopoliticoeconomiche, apporta all’ecosistema in cui  immerso e di cui non può farne a meno, al netto delle sue voracità sistemiche e capitalistiche. Un estratto:

Il nuovo ultimo libro di Bruno Latour riprende una serie di conferenze tenute nel 2013 attorno al tema della “religione naturale”. Nonostante gli anni trascorsi, possiamo dire con una buona dose di certezza che i problemi rimangono attuali, e in via di peggioramento. L’azione dell’uomo sulla natura sta cambiando e l’uomo e la natura. Questo il dato assodato. Da qui, però, iniziano le incognite, per nulla confinabili entro il dibattito tra scienziati ecologisti e lobby industriali. Latour prova a ricostruire una sorta di orizzonte di senso dei fatti e della posta in gioco, attraverso l’uso della sua strumentazione dialettica fortemente visionaria, dai tratti profetici a volte utili, altre volte affaticanti. Sono d’altronde i rischi e le virtù delle narrazioni ibride, e questa si colloca volontariamente al confine tra l’antropologia, la filosofia e la sociologia. Il risultato può essere spiazzante, come onestamente segnala nella prefazione Luca Mercalli, stordito – pare – da un linguaggio e da ragionamenti a volte eterei, altre mistici. C’è un fatto che però sembra dar ragione a Latour in questo suo tentativo forse naif: scienza e cultura sono andate separandosi nel corso del secondo Novecento, ma risultano oggi talmente intrecciate tra loro che senza il lavorio epistemologico delle scienze umane non è possibile cogliere l’essenza della nostra società: divisi a forza i loro destini, la scienza si è mutata rapidamente in tecnica (peggio, in tecnologia produttiva), la cultura in una sorta di sociologia dell’inessenziale. Occorre riavvicinare i due capi della scienza, ed è il condivisibile proposito di Latour.

La vicenda del Covid, d’altronde, lo ha dimostrato: ogni discorso anti-scientifico è destinato clamorosamente a contraddirsi; viceversa, ogni aristocrazia, sia essa fondata sulla ricchezza o sulla sapienza scientifica, confligge con la democrazia e con la logica dello sviluppo umano. La ripartizione dei poteri tra scienza e politica – è Latour che parla – è divenuta obsoleta. E finalmente, aggiungiamo. Secondo l’antropologo francese, è la questione del cambiamento climatico ad aver imposto questo moto di ritorno, costringendo ad avvicinare quel che per molti decenni aveva subito un vero e proprio distanziamento sociale. Da questo proposito, veniamo catapultati nel cuore del discorso, ovvero: «il contesto fisico, che i moderni avevano dato per scontato, il terreno su cui la loro storia si era sempre dispiegata, è divenuto instabile». Ma chi è il responsabile di questa instabilità? Il fisiologico mutamento geologico e naturale o l’azione dell’uomo? La realtà, lo diciamo subito, invita alla prudenza. È nota la metafora della terra come libro. Se la storia della terra fosse rappresentata da un libro, questo avrebbe circa 1.300 pagine. Di questo volume, la vicenda dell’uomo occuperebbe l’ultima parola. Non l’ultima pagina, né l’ultima riga: l’ultima parola di un testo che parla d’altro, che ha altre stazze, altre unità di misura, tanto nel tempo quanto nello spazio. Può quella singola unica parola influire e stravolgere tutto il libro? È un problema aperto, anche perché la presunta fine dell’Olocene e l’avvio dell’ancor più presunto “Antropocene” è datata ancor più vicino a noi: la “grande accelerazione” riguarda, tutt’al più, gli ultimi duecento anni di vita dell’uomo; per altri, invece, gli ultimi settant’anni. L’unità di misura umana non coincide con l’unità di misura geologica. Siamo dunque malati di catastrofismo? Anche in tal senso, occorre prudenza. E realismo.

L’attività umana è entrata in contraddizione con l’azione della natura. E siccome uomo e natura sono una unità e condividono lo stesso destino, la contraddizione non è tra due soggetti, ma è il conflitto che si dipana entro un ecosistema dato e chiuso. La contraddizione e quindi esiziale: non può esserci conflitto duraturo tra la natura e se stessa, pena il mutamento radicale, che svilupperà altre forme di adattamento, e non è detto che queste nuove forme prevedano sempre l’uomo come soggetto privilegiato. Anche in questo caso, però, le unità di misura dell’uomo e della Terra non corrispondono. Come giustamente rileva Latour, «se si trattasse davvero di una mutazione radicale, saremmo già tutti impegnati a modificare le basi della nostra esistenza da cime a fondo. Avremmo cominciato a cambiare la nostra alimentazione, il nostro habitat, i nostri mezzi di trasporto, le nostre tecniche di coltivazione, in sintesi il nostro modo di produzione». Lo avremmo dovuto fare, sottolinea poi l’autore, ma non averlo fatto ci pone di fronte al dilemma: questi mutamenti non appaiono in realtà radicali, il problema non sembra possedere quella repentinità catastrofica che pure viene data per assicurata da schiere di scienziati e intellettuali. Sbagliano dunque i profeti di sventura? Siamo di fronte ad un complottismo ingenuo, smentito continuamente dalla realtà? Neanche questo. Però per cogliere la verità che si cela dietro il mutamento climatico occorre posizionarsi, in primo luogo, con la scienza e contro il negazionismo; poi, riflettere sugli errori investigativi e comunicativi di questa stessa scienza, lasciata sola e disarmata a rappresentare il campo della critica.

Se non si può sovrapporre l’evoluzione dell’uomo con l’evoluzione del capitalismo, difficilmente potrà essere il capitalismo il sistema-modello in grado di risolvere la contraddizione ecologica. Un sistema fondato sul consumo continuo di terra, suolo, esseri viventi e risorse naturali non può auto-disporsi per controllare (e limitare) questo stesso consumo, pena la sua rovina. La soluzione non saranno le profezie di decrescita, pure accarezzate da Latour, o improbabili salti all’indietro pre-moderni, come ancora suggerisce l’autore senza avvertire le multiformi antinomie generate dall’approccio primitivistico (dentro un eclettico rassemblement di Hegel e Nietzsche che ricorre in tutto il testo). Quale sarà la soluzione, non sta a noi deciderlo. Ci sembra però sicuro che questa non possa che passare da una rinnovata riflessione anticapitalistica, superando in avanti quei limiti che il socialismo del XX secolo non aveva saputo risolvere, anche perché parte di un mondo “antico” disegnato su altre grandezze e problematiche. I problemi del XXI secolo costringono ad escogitare soluzioni partorite dal XXI secolo. Ma se l’uomo è costretto a porsi solo quei problemi per cui ha già, in sé, la soluzione, allora una qualche speranza è ancora possibile coltivarla. «Avremmo dovuto agire già quarant’anni fa», ricorda Latour, ma non è detto che oggi sia tropo tardi per fare qualcosa. Non è mai troppo tardi, d’altronde.

Spaghetti western. Freak Show | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la recensione a Spaghetti western. Freak Show, nuovo romanzo di Paolo Di Orazio edito da Watson Edizioni. Concludo dicendo che non vedo l’ora di leggerlo…

Il protagonista della storia è il Dottor Emilio Carlomaria Martinetti Branzini. Un nome che è già tutto un programma. Il personaggio è complesso, un uomo dalle mille sfaccettature caratteriali che se da un lato vi farà venire i brividi, dall’altro riuscirà a commuovervi con la sua dolcezza. Il tutto senza contraddirsi mai, restando sé stesso. Una figura davvero inquietante che non mancherà di sorprendervi spesso.

La sua missione nella vita è assistere e prendersi cura di uomini sventurati, i suoi amati freak, con tutte le loro deformità e sfortune. Tra varie vicissitudini e peripezie, l’improbabile comitiva si sposterà dalle Marche agli Stati Uniti in cerca di fortuna, con uno spettacolo da baraccone itinerante.

Quello che ne consegue è genio e pura follia. Vi stupirà sotto ogni aspetto quest’opera di vero e raffinatissimo orrore. Siamo di fronte a pagine scritte da un talento assoluto, un libro di questo tipo è una rarità.

Il primo aspetto fondamentale da analizzare è lo stile. Di Orazio scrive bene, benissimo. La lettura scorre fluida, tra parole ricercate, mai banali e sempre precise che sono tanto evocative da trasportare in un mondo lontano, in un’avventura magica, irreale, ma al contempo spaventosamente concreta. Alta letteratura in un genere in cui troppo spesso capita di leggere prose ordinarie. Ogni elemento della vicenda viene descritto con vocaboli che attraversano tutti i sensi, dalla vista, al tatto e specialmente l’olfatto. Al lettore è garantita un’esperienza di terrore trasversale e totalizzante.

La seconda peculiarità riguarda la trama, sbalorditiva e originale. Un racconto così non era mai stato scritto. L’unicità di una lettura è molto importante, soprattutto in un tempo in cui le rivisitazioni e i remake la fanno da padroni. Una sottile paura vi riempirà a ogni pagina e nel mentre sentirete crescere una forte agitazione.

Atto dopo atto ci si affeziona ai vari personaggi narrati, da Serena la  donna Mantide, a Temistocle il ragno umano. Il loro disagio, le tristezze di queste vite accidentate riempiono l’animo. Cosa succederà a questi sventurati? Tuttavia immergendosi nella storia vedrete che il disgusto e la repulsione non mancano, grazie al modo sottilmente disturbante in cui l’autore ha sviluppato la vicenda.

Le scene descritte sono tutte memorabili, nella loro sanguinosa teatralità, sembra di assistere a uno spettacolo che non delude mai e in cui succedono tante cose diverse, tutte strane, tutte da non perdere.

WhereIsKremo | NAZIONE OSCURA CAOTICA


Come detto qui e qui, sul blog della NazioneOscuraKaotica – e su FB – è stato possibile seguire le fasi del rapimento di Lukha B. Kremo, avvenuto in questi giorni roventi di luglio e che ora ha visto finalmente il ritorno del Nostro a casa, dopo peripezie varie che sono passate dal pagamento di un riscatto stratosferico (6 milioni di Euro) fino alla rivelazione di particolari inediti della creatività di Kremo che io stesso ignoravo – e forse è stato proprio per questo che sono diventato il referente dei rapitori?

Grande è stato il clamore suscitato dal rapimento, ma ora che tutto sembra essersi felicemente conclusosi incollo qui sotto la mia partecipazione al Fantascienza.com OnLive #3 di sabato scorso, a partire dal minuto 47 circa, dove ho praticamente annunciato in diretta l’imminente liberazione del Presidente della Nazione Oscura Kaotica, nonché editore di KippleOfficinaLibraria.

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Laudabunt alii claram Rhodon aut Mytilenem...

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