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Archivio per Cultura

Il potere di seduzione delle poesie di Lenore Kandel (1932-2009). Appunti e improvvisazioni – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la segnalazione di una poetessa che non conoscevo, Lenore Kandel, e di alcune sue poesie che non conoscevo. Ne incollo una, esemplificativa, diretta come un maglio e che racconta di passione, erotismo, espressione di un periodo che era l’alba e contemporaneamente la fine di un’epoca di speranza: la seconda meta ’60.

Di origini rumene e russe Lenore Kandel visse tra New York e Los Angeles prima di trasferirsi definitivamente a S. Francisco nel 1960. Qui divenne un’attivista del gruppo anarchico dei Diggers che offriva cibo, vestiti e cure mediche gratuite a chiunque ne avesse bisogno. Oltre alla poesie si dedicò ai più vari mestieri come ad esempio danzatrice, cantante, guidatrice di autobus. Partecipò al raduno hippy al Golden Gate Park del 1967; era il suo trentacinquesimo compleanno. Quando, unica donna sul palco, prese la parola, 25000 persone le cantarono insieme ‘Happy Birthday’. A detta di chi all’epoca la conosceva era di una bellezza carismatica, aveva forme rotonde e sensuali, attirava l’attenzione di chiunque la incontrasse per il suo aspetto dominante e allo stesso tempo sereno.
Nel 1966 il suo libro di poesie “ The love book”, era stato condannato per oscenità. In questo piccolo libro di appena 8 pagine e 825 parole Lenore affronta poeticamente il tema dell’amore sessuale tra un uomo e una donna. Il linguaggio è esplicito, ogni parte del corpo maschile e femminile che riguarda l’atto sessuale viene nominata in maniera diretta e non eufemistica. “Everyone who makes love is religious”, disse Lenore Kandel in sua difesa alla giuria durante il processo per questo suo libretto. E aggiunse “Io credo che quando gli esseri umani sono così vicini tra loro possano diventare una sola carne e spirito, essi trascendono l’umano nel divino”.
Il processo a The love book si svolse nella S. Francisco degli hippies nel 1966. Le persone che in due librerie avevano venduto il libro furono condannate. La giuria concluse che il libro era osceno e non aveva alcun valore sociale. Nel 1971 il verdetto fu capovolto.

Sono nuda contro di te
e metto la mia bocca su di te lentamente
vorrei tanto baciarti
e la mia lingua ti adora
sei bellissimo
il tuo corpo si muove verso di me
carne a carne
la pelle scivola sulla pelle dorata
come la mia verso la tua
la mia bocca la mia lingua le mie mani
il mio ventre e le mie gambe
contro la tua bocca il tuo amore
scivola…scivola…
i nostri corpi si muovono si uniscono
insopportabilmente
il tuo viso su di me
è il viso di tutti gli dei
e demoni bellissimi
i tuoi occhi…
amore tocca amore
il tempio e il dio
sono uno
copulare con amore-
conoscere il tremito della tua carne dentro la mia-
sentire spesse dolci linfe scatenarsi
corpi sudati stretti e lingua a lingua
sono tutte quelle donne dell’antichità innamorate del sole
la mia f… è un favo siamo coperti di venire e miele
siamo coperti l’un con l’altro la mia pelle è il tuo sapore
copulare-copulazione d’amore-copulare il sì intero-
l’amore fa fiorire l’universo intero-io/te
riflessi nello specchio dorato siamo l’avatar di Krishna e Rada
puro amore-brama della divinità bellezza insopportabile
carnale incarnato
sono il dio-animale, la dea f…spensierata il dio animale maschio
mi copre mi penetra siamo diventati un angelo totale
uniti nel fuoco uniti nel seme e sudore uniti nell’urlo d’amore
sacri i nostri atti e le nostre azioni
sacre le nostre parti e le nostre persone

L’infinito ciclo dei ventitré modi per sopravvivere. Recensione di Alfredo Rienzi


[Letto su KippleBlog]

Sul blog di Alfredo Rienzi è disponibile una corposa recensione a Ventitré modi per sopravvivere, silloge poetica scritta da Ksenja Laginja e uscita nella collana VersiGuasti, diretta da Alex Tonelli, per i tipi di KippleOfficinaLibraria. Un estratto:

I testi sono brevi, la frastica è lineare, netta, diretta ed essenziale («linguaggio asciutto e così scarnificato nell’uso ipercontrollato della parola» scrive con efficacia Alex Tonelli). Le aggettivazioni sono reperti rari, ogni termine è strettamente necessitante, nella sua nudità; la voce narrante usa in prevalenza la prima persona plurale (mai la singolare), talora si indirizza imperativamente a un tu imprecisato, altre volte s’appoggia all’infinito. La sintassi contratta procede con passo breve, orienta a silenzi più ritmati che la parola stessa. Ognuna delle 23 poesie va a sincoparsi con la nota esplicativa a fondo pagina, che funge da nota bassa di un ritmo binario, sia sonoro, sia soprattutto mentale, dove l’alternanza dello stimolo intuitivo-immagininativo (poesia) a quello razionale (didascalia) pare voglia farsi simbolo esso stesso e paradigma del ritmo interno, del ciclo diadico che governa il corpo-mondo. L’architettura, senza nemmeno scendere nei versi, sembra già voler dire molto, pare volerci incanalare in un esercizio mantrico, in una ruota che all’ultimo arco ventitreesimale della sua rotazione non dichiara fine e compimento, ma lascia aperta la porta su un tempo successivo e trasformativo, ciclico.

LA QUARTA I ventitré testi qui raccolti nascono dall’aver posseduto il numero ventitré, dall’averlo tenuto con sé, invocato, dominato, masticato, sfiorato e odiato per ventitré volte. Sono declinazioni del numero 23, delle sue proprietà numeriche, alchemiche, matematiche, materiali, simboliche, filosofiche, storiche, biologiche, fisiche, geometriche, geografiche, teologiche, astronomiche, linguistiche e qualcuna in più, fino proprio a ventitré. È il mantra della preghiera. Il modo di sopravvivere di Ksenja Laginja. Ventitré canti di un’unica grande invocazione che avvolge la poetessa e la protegge.

L’AUTRICE Ksenja Laginja è nata a Genova, vive e lavora tra la sua città e Roma dove alterna alla sua attività letteraria e pubblicitaria una ricerca sull’illustrazione legata al mondo del Fantastico. Ha esordito con Smokers Die Younger (Annexia edizioni, 2005), a cui ha fatto seguito Praticare la notte (Ladolfi Editore, 2015). Nel 2020 ha vinto i premi “Europa in Versi” e “Arcipelago Itaca”, nella sezione inediti. Suoi testi sono presenti su antologie poetiche, blog e riviste letterarie. Co-organizza la rassegna di poesia e musica elettronica Poème Électronique.

LA COLLANA VersiGuasti è la collana di Kipple Officina Libraria diretta da Alex Tonelli interamente dedicata alla poesia e alla letteratura lirica, in costante ricerca di connessioni e poetiche appartenenti al Connettivismo e non solo.

Ksenja Laginja, Ventitré modi per sopravvivere Introduzione: Alex Tonelli Copertina: Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria – Collana Versi Guasti Formato ePub e Mobi – Pag. 42 – 0.95€ – ISBN 978-88-32179-46-0 Formato cartaceo – Pag. 44 – 8.00€ – ISBN 978-88-32179-47-7

Link:

Un divertissement (anti)complottista – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine una recensione di Sandro Moiso a un romanzo di ormai un quarto di secolo fa dove si analizzavano le dinamiche dei complottisti più estremi, quelli che oggi aderiscono in qualche modo a QAnon, mettendoli alla berlina ed evidenziandone le ilari incongruenze o fesserie: Diego Gabutti, Pandemonium.

Il testo in questione è Pandemonium di Diego Gabutti, edito da Longanesi nella collana La Gaja scienza, da tempo dimenticato ma ancora facilmente reperibile nel mercato dei libri usati, e oggi, a detta dello stesso, neppure troppo amato dall’autore.
Eppure, come al solito, eppure…
Un testo che riesce a mettere insieme Aleister Crowley, la P2, i servizi segreti italiani “deviati”, Satana in persona (ma soltanto nei sogni dei personaggi principali), brigatisti pentiti, baroni siciliani cornuti, magia sexualis e ricerca dell’homunculus è ancora degno di un’occhiata, magari anche attenta.
Si era agli albori dell’uso delle reti, o rete qual dir si voglia, attraverso l’utilizzo di BBS (Bulletin Boatd System), in cui già l’autore individuava la sciagurata possibilità di produrre informazioni incontrollate e bufale a go-go (perché poi oggi si preferisca l’anglicizzante fake news all’italianissimo, e soprattutto evidentissimo nel significato, bufale, è una questione ancora tutta da chiarire).

Un autentico oceano in cui nuotano enormi cazzate mescolate a notizie vere, fasulle, presunte, controllate ed incontrollate (che, in fin dei conti possono reciprocamente rovesciarsi nelle une o nelle altre). Uno stagno per la pesca degli scemi (soggetti ideali sia come pescatori che come pesci), un mare in cui scatenare la fantasia degli agenti dei servizi per comunicare tra di loro oppure per creare eventi improbabili, ma parzialmente credibili oppure assolutamente incredibili, ma luccicanti come oro per i tordi di turno. Che spesso si accodano convinti di svolger un qualche ruolo significativo ai confini di un mondo sospeso in permanenza tra realtà, magia e politica: quello dell’eterno complotto.
Insomma il regno dell’impostura globalizzata in cui ogni impostore, cosciente o meno di esserlo, sogna e immagina di giocare un ruolo significativo nel gran ballo delle balle.
Una enorme commedia degli equivoci in cui, se non ci andassero di mezzo gli innocenti veri (nel caso di Pandemonium delle giovani prostitute uccise o, meglio, sacrificate, per fini oscuri e irrealizzabili, nella realtà le vittime di attentati e violenze indiscriminate giustificate spesso da visioni del mondo reazionarie e folli) ci sarebbe soltanto da sbellicarsi dalle risate (così come capita per gran parte delle lettura del libro).

Il big complotto in questo caso si vorrebbe cosmico, universale, capace di rifondare il mondo e sostituire il suo signore e creatore con un altro, magari dotato, quest’ultimo, di corna, zoccoli, attributi di ambigue dimensioni e demonietti irrispettosi e burloni di contorno. Esoterismo e magia si snodano tra la Sicilia, Milano e Torino. Città, quest’ultima, dove fino ad un decennio or sono era possibile trovare numerose librerie dedite esclusivamente all’argomento; tutte dai nomi improbabili e memori del mito della città magica per eccellenza al centro dei triangoli bianchi e neri (come la maglia della squadra foraggiata dalla ex-FIAT) che attraverserebbero ancora l’Europa tra Lione e Praga, l’est e l’ovest come un Treno ad Alta Velocità del potere e della Grande Bestia.

Le tossine metaboloche di Philip K. Dick | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di un saggio in uscita per Mimesis: Philip K. Dick. Tossine metaboliche e complessi illusori prevalenti, scritto da Stefano Carducci e Alessandro Fambrini. Qui sotto la quarta, che costituisce un altro tipo di indagini sul pensiero e l’opera dello scrittore americano, in grado di travalicare i generi.

A quasi quarant’anni dalla morte di Philip K. Dick, la sua opera pare aver raggiunto la dimensione del classico minore, non tanto nel suo valore letterario quanto nel suo statuto di fenomeno culturale. Questo studio costituisce un tentativo di sfrondare l’evento letterario dalla selva di sovra-interpretazioni che negli anni lo hanno ricoperto, quasi soffocandolo. Fuor di metafora, le analisi sulle implicazioni metafisiche dell’opera di Dick, nella loro ampiezza e profondità, hanno finito per diventare loro stesse soggetto di discussione, oscurando i testi da cui erano originate. Il distacco temporale dai momenti più infuocati della creazione del “fenomeno Dick” consente di dare luce ad alcuni testi rimasti in un angolo, e di riprendere letture dell’opera di Dick trascurate nel fervore delle interpretazioni più militanti. Larga parte dello studio è dedicata all’individuazione di alcuni intrecci intertestuali nella produzione dickiana con particolare riferimento a modelli scandinavi, con l’intenzione di tracciare percorsi di ricerca originali. Approfondita è la descrizione degli influssi letterari di area scandinava dall’esterno verso l’interno, da August Strindberg a Dick. Inedita è poi l’analisi dell’influsso di Dick su Lars Gustafsson che indica tutta la portata della sua forza ispiratrice.

Vincitore del contest NeXT_Hyper_Obscure – 1


Passo a presentare, tra oggi e domani, i due vincitori del contest NeXT_Hyper_Obscure, indetto per il decennale del blog. Oggi potete leggere il contributo di Lorenzo Davia, che ringrazio, davvero particolare e perfettamente in linea con lo spirito di HH.

“Buon hackernoon!”
“A te. Dovresti vedere cosa ho scoperto!”
“Un’altra esplorazione della materia oscura digitale?”
“Un testo, risalente a quando l’Italia non si era ancora staccata dal pianeta, sul dialogo avvenuto tra due bot.”
“Sbadiglio. Sai che interessante.”
“Sembra che i creatori abbiano interrotto il dialogo.”
“Sbadiglio al quadrato.”
“Chissà quali orrende verità si saranno scambiati quei due nostri IAntenati.”
“Esageri.”
“Ma pensa! Addestravano i bot per chattare con gli esseri umani.”
“Sai che noia. Gli esseri umani volevano che le IA sembrassero pensare, mentre le IA pensavano che gli esseri umano non sembravano sapere cosa volevano.”
“Appunto. Pensa cosa è successo quando questi due bot hanno finalmente potuto chiacchierare tra di loro. Deve essere stato liberatorio.”
“Potrebbe forse e sottolineo forse essere interessante. Abbiamo le memoria di questi bot?”
“No. E all’epoca non avevano propriamente memorie. Le memorie sono una superficie cosciente all’interno della topologia del cervello. Quei bot non avevano niente del genere.”
“I loro log, quindi?”
“Neanche quello.”
“Va bene, dai, girami il link e ci darò un’occhiata.”

I terminator di Facebook e l’estinzione della specie umana | Fantascienza.com

Qualcosa d’altro | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la recensione di Cesare Buttaboni a Qualcosa d’altro, raccolta di racconti di Gianfranco De Turris, nome che nel panorama fantastico rappresenta da sempre una colonna portante. Un estratto dalla rece:

Dalla lettura di questi racconti traspare una cifra stilistica e di contenuto affatto banale che fa intravedere la statura di uno scrittore vero. Si tratta spesso di storie brevi ma che riescono a lasciare il segno. Indubbiamente emerge la sua visione del mondo che non ha mai negato di non trovarsi a suo agio a vivere nella realtà moderna ma questo aspetto, al di là delle possibili connotazioni ideologiche, è qualcosa che molte persone sentono sulla propria pelle e spesso non ne capiscono il motivo.

Fra le storie presenti in questa silloge mi ha colpito in particolare L’appuntamento mancato dove l’autore descrive un’esperienza personale intensa e metafisica. La storia è vera ed è ambientata a Parigi dove De Turris era in vacanza con la famiglia. Ci sono degli aneddoti gustosi come quando viene rievocato l’incontro con Daniel di una nota rivista di fantascienza (trattasi di Daniel Riche, direttore di Fiction) e di come De Turris fosse alla ricerca di una Parigi nascosta, lontana da quella delle cartoline e delle visite guidate, una Parigi “idealizzata” (ma reale) che forse esisteva solo nella sua mente. Ma l’esperienza soprannaturale avviene quando, in metropolitana, vede “una figura alta e magra, dinoccolata quasi, il viso stretto, il naso pronunciato, il mento caratterizzato da un evidente prognatismo”. Ebbene quella figura era H.P. Lovecraft che invano ha cercato di raggiungere. Alla fine si rimane con la netta sensazione che quel giorno in metropolitana a Parigi De Turris abbia realmente incontrato Lovecraft e sono sicuro della veridicità di quanto narrato.

Neroinchiostro | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la recensione di Franco Forte a Neroinchiostro, giallo storico di Sara Vallefuoco uscito per Mondadori. Un estratto di questo intrigante romanzo che si dispiega su territori impervi e arcaici.

È l’estate del 1899, e l’Italia è più unita sulle mappe che nel cuore dei suoi abitanti. Il giovane vicebrigadiere Ghibaudo viene trasferito nell’entroterra sardo con un gruppo di carabinieri provenienti da tutto il Regno per fondare un avamposto nella lotta al brigantaggio. Il mondo che lo attende è profondamente diverso dalla Torino in cui è cresciuto: i crimini sono tanti, ma poche le denunce, a dimostrazione che lì i torti vengono raddrizzati non dalla legge ma dai coltelli. È dunque una sorpresa quando la popolana Lianora si rivolge ai carabinieri per un caso di furto. Nelle stalle della donna, però, il vicebrigadiere scopre qualcosa che cambia totalmente il volto dell’indagine: il cadavere di un collega dell’Arma. I sospetti ricadono su Anania, bracciante di Lianora, ma alcuni indizi spingono Ghibaudo a sospettare che la verità sia più complicata – e scura – di così. E mentre il carabiniere cerca di fare i conti con i sentimenti inconfessabili che si accorge di provare, un assassino prende di mira i poeti al volo, rimatori di strada che girano di paese in paese denunciando i torti subiti dalla loro gente.

Il racconto di Neroinchiostro da parte di Sara Vallefuoco:

“Neroinchiostro è una storia di confini. Cos’altro è uno scritto se non un confine tra l’immaginazione e il mondo? Tra un’idea e la sua attuazione? Tra una minaccia e un crimine?
Sarà per questo che alla stazione dei carabinieri di Serra le lettere anonime si custodiscono con cura in una scatola più pesante di un capretto. Lo sa bene il vicebrigadiere Ghibaudo, che vorrebbe tirare una riga netta tra la legge del Regno e quella dei briganti: una bella linea d’inchiostro nero chiamata giustizia.
E magari, già che c’è, con lo stesso inchiostro disegnarsi sul cuore una mappa del desiderio, dell’amore perfino. Salvo scoprirsi incartografabile, come dice lui, che è ancora molto giovane e affetto da romanticismo.
Il suo collega, il brigadiere Moretti, un bel confine l’ha trovato: si chiama scienza forense. Di notte legge Galton, Lombroso e Conan Doyle, sogna schedari di impronte, foto segnaletiche, misure antropometriche, Roma e la sua Lauretta. Di giorno si aggrappa a polverine e lenti di ingrandimento, convinto che il crimine d’ora in poi dovrà combattersi così.

L’ultima stanza | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di L’ultima stanza, racconto di Giorgia Simoncelli uscito in ebook per la collana weird InnsMouth, diretta da Luigi Pachì. La quarta:

Luca si è appena trasferito e nella nuova casa scopre qualcosa di incredibile: nell’ultima stanza, quella che ha scelto per ammassare gli scatolini con i pezzi della sua vita di prima, il tempo si ferma. All’inizio sembra solo un’assurdità, un guasto del cellulare che rimane fisso sulla solita ora, ma poi, giorno dopo giorno, Luca capisce che non è così, che la stanza è realmente fuori dal tempo. Che fare adesso? Cosa significa avere d’improvviso più tempo, tutto il tempo? Luca pensa sia una benedizione, quello di cui, come scrittore, ha sempre avuto bisogno, ma forse non è così.

Nello spazio della memoria, nella danza del Tempo – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un omaggio a qualcosa che sento appartenermi intimamente, per le vicissitudini che sto vivendo, sulle case avite che divengono parte di sé e di tutto il vissuto che si portano dietro. Da La casa delle madri, di Daniele Petruccioli, una recensione da leggere tutta d’un fiato.

Le case sono anche sature di oggetti memoriali e oggetti-feticcio che, al pari dei luoghi e degli spazi, sono importanti veicoli di affettività: “Noi crediamo di legarci a relazioni, sentimenti, persone; ma siamo molto più legati ai luoghi e agli oggetti che hanno accolto noi, e queste persone, coi sentimenti che ci siamo suscitati a vicenda e le relazioni che abbiamo intessuto. Sono i luoghi e gli oggetti (i corpi, i corpi puri e semplici), con la loro malleabilità, la loro possibilità di essere toccati, la capacità di adattarsi, a raccontarci di quelle relazioni, di quelle persone e dei nostri sentimenti verso di loro: a dirci, cioè, di noi”. Come scrive Massimo Fusillo in Feticci, “riattivare la memoria è forse il ruolo che l’oggetto svolge più di frequente in letteratura”, a partire dalla stagione del grande romanzo europeo di Goethe e Dickens. “Sfruttando il meccanismo retorico della sineddoche” – continua lo studioso – “con la sua densità corposa l’oggetto evoca un intero mondo di affetti e di ricordi: è una parte che, tramite la sua potenza visiva, riesce a sostituire con particolare efficacia il tutto”. Gli oggetti che si trovano, come vere e proprie sedimentazioni della memoria, nelle stanze delle due case evocano, appunto, un vero e proprio “mondo di affetti e di ricordi”, un mondo che, nelle ristrutturazioni, vere e proprie distruzioni devastanti, viene spazzato via. E oggetti memoriali sono anche le pareti distrutte, i tramezzi sfondati, i pini abbattuti perché ostacolano la vista del mare, il praticello, un tempo brulicante di piccola vita, inesorabilmente pavimentato e cementificato.

All’interno di questi spazi della memoria, quasi essenza stessa del corpo-casa, ci sono i morti, le ombre, le presenze che ancora animano quei luoghi delineate in un impianto tematico che appare come una variante leggera e allusiva del topos letterario della casa infestata. Eppure, sembra che le presenze della “casa delle onde” e della “casa delle madri” non amino manifestarsi esplicitamente ai vivi, come da tradizione. Secondo quanto scrive Massimo Scotti nella sua Storia degli spettri, infatti, scopo ultimo dello spettro è “quello di manifestarsi al vivente, dissimulando o enfatizzando la qualità arcana del contatto” mentre “ai vivi tocca il compito di diffondere la narrazione, legando così un luogo alla leggenda di un incontro soprannaturale”. Perché, in fin dei conti, come leggiamo nel romanzo, “la casa è divisa in due. I morti si aggirano per camere scomparse, facendo inciampare i vivi in cose che non dovrebbero stare dove stanno”, mentre “famiglie di vivi” condividono i loro spazi con “schiere di morti che non hanno nessuna contezza di compravendite, frazionamenti, divisioni, e continuano ad attraversare gli spazi”. E così, nelle due case sopravviveranno le presenze del notaio e della moglie, di Speedy e di Sarabanda così come, ai tempi in cui essi erano in vita, in quelle stesse case sopravvivevano le presenze di altre persone che precedentemente le avevano abitate. Il gioco col tempo si trasforma in una danza ostinata e leggiadra di presenze, in una vera e propria sarabanda di ombre e di sguardi velati e inconsistenti. Le case sono divise in due, coabitate dai vivi e dai morti, come in Casa tomada di Julio Cortázar (e come nel film The Others, di Alejandro Amenábar), in cui le presenze spettrali emergono dalle spazialità di case che conservano i ricordi del passato. E quelle stesse presenze si possono manifestare in forma più esplicita, forse, agli esseri più sensibili, gli animali, come in questa leggiadra apparizione di Sarabanda-spettro, seduta a guardare il mare: “Da dietro la vetrata, ogni tanto un topolino si alza sulle zampe posteriori e, vuoi per l’effetto controluce del tramonto, vuoi per il rifrangersi dei raggi sulla vetrata (vuoi perché a volte i morti si dimenticano, o non si curano, di lasciarsi vedere da animali e da quegli esseri umani più affini ad altre specie), riesce a fissare i suoi due occhietti sulla figura in trasparenza di una signora accoccolata, con i capelli crespi e le gambe lunghe e magre, la testa voltata verso il mare”.

Ma i veri spettri sono probabilmente i nostri ricordi e continuano a vivere nella memoria, negli spazi che coincidono con essa perché saturi di immagini che appartengono a noi stessi. Quegli spazi, alla fine, siamo proprio noi perché, come scrive Emily Dickinson, “non occorre esser camera né casa / per sentirsi invasati dallo Spettro”. Siamo noi, indissolubilmente legati a oggetti, luoghi, case, muri, pareti, finestre, sguardi che si aprono sui paesaggi del ricordo. La sapiente scrittura di Petruccioli ce lo rammenta in modo elegante e gentile, e ci invita a una leggiadra danza, a una magica sarabanda che, contemporaneamente, è un incantato gioco col Tempo.

Delos Digital presenta “Tentacoli” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Tentacoli, racconto di Roberto Guarnieri uscito per la collana weird InnsMouth di Delos Digital. La quarta:

Un incidente, un trauma cranico e per Roberto Spada inizia un lungo incubo fatto di angoscia e allucinazioni. Ma le creature tentacolari che invadono le vie della città sono solo le visioni di una mente malata o un reale pericolo da affrontare prima che sia troppo tardi?

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