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Archivio per Cultura

Tre Bandi: cerchiamo quattro sceneggiatori e nove disegnatori | Cagliostrepress


Sul sito della CagiostroE-Press c’è un bando che può interessare chi vuole fattivamente creare nel mondo del fumetto. Lo riposto integralmente e datevi da fare, Cagliostro è un bel nome della recente storia del Fantastico italiano.

Monsterpunk Stagione 1 [Il Bando] – 1 sceneggiatore e 3 disegnatori

Sette Sigilli Stagione 2 [Il Bando] – 3 disegnatori

Golden City Mystery Men WWII [Il Bando] – 3 disegnatori e 3 sceneggiatori

E non dimenticate chi siamo e cosa facciamo e quale sono le nostre condizioni di collaborazione. Da sempre la nostra passione è pubblicarvi e siamo sempre alla ricerca di nuovi talenti del fumetto da valorizzare. Le nostre pubblicazioni sono da sempre trampolino di lancio per esordienti ed emergenti. Con noi hanno pubblicato tanti autori che poi hanno trovato collocazione in Bonelli, Star Comics, e all’estero presso la Marvel e altri editori. Se volete proporvi come autori, questi 3 bandi sono l’occasione giusta per iniziare a fare fumetti in modo professionale.

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Ristampati su Marte | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione del racconto I nomi nuovi di Marte, di Davide Camparsi, storia assai originale e disturbante. La sinossi:

A centoventicinque milioni di chilometri dalla Terra c’è un posto nuovo in cui i ricchi possono passare le vacanze: Marte. Oasi turistiche artificiali in attesa della terraformazione del pianeta rosso, sulla cui superficie si muovono le creature deputate alla sua rinascita. Sono i nostri indesiderati, costretti a scegliere se proseguire il loro infruttuoso errare sulla Terra o diventare esseri ristampati su Marte per far fronte alla provvisoria inospitalità dell’ambiente.

Sta per arrivare la prima nave-crociera. È tutto pronto. Ma ciò che è nuovo nella forma non è detto che lo sia anche nell’anima. Stoccata in orbita attorno a Marte, ricorda tutto, e anch’essa brama una rinascita o una rivalsa.

Il Centro Studi Giorgio Manganelli chiude? | NAZIONE OSCURA CAOTICA


[Letto su NazioneOscura‘s blog]

Si parla tanto di cultura. Eppure il Centro Studi Giorgio Manganelli (uno dei massimi autori e letterati italiani del XX secolo) sta per chiudere. Ho deciso così di organizzare (contribuendo anche economicamente) con questa raccolta fondi. Basta poco, e chi proprio non se la sente, condivida questo post. Se amate i libri e la cultura, date un segno.

Grazie di ❤️.

Come una malattia – Blatty e il demone (1) [Il Superstite 404] | | CorriereAl


Articoli sempre interessanti quelli che propone Danilo Arona, questa volta si parla di Pazuzu, l’Esorcista e William Peter Blatty. Parte 1…

Ho lavorato molto su Blatty durante il 2016, avendo presentato il libro L’esorcista in due workshop a esternarne il valore in quanto testo esemplare da tener presente come (inarrivabile) modello per i neofiti scrittori di horror. Dovendo scegliere una “monografia” non ho avuto dubbi di sorta: L’esorcista è un esempio sublime di struttura (prologo in un Altrove – Iraq – e crescendo emozionale e cronologico in un contesto quotidiano, per metà una camera da letto…), corroborato da un tessuto “fantastico per esitazione” in cui viene inserito anche, quasi per rafforzare la connotazione realistica, il personaggio chiave della letteratura poliziesca, l’ispettore di polizia. Quel William Kinderman che tornerà in Gemini Killer, testo di derivazione per L’esorcista III, in un ruolo centrale per una nuova indagine ai confini del reale. Per evitare la trappola di quella che Laura Grimaldi definisce “romanzo a cinepresa fissa”, Blatty arricchisce, dinamizza la trama con sostanziosi flashback (il senso di colpa di padre Karras nei confronti della madre morta in casa di riposo), storie parallele (l’amicizia cinefiliaca tra padre Dyer e Kinderman), suggestivi esterni di Georgetown e sottotracce mitologiche (il demone Pazuzu, l’antico nemico che attende l’arrivo di Merrin accucciato dentro il corpo e la mente di Regan). Raramente l’effetto fantastico / horror è stato così efficace, così “invadente” da bucare il reale quotidiano, costringendoci a ricordare che il primo, basilare, principio di un horror riuscito – di quegli e di questi anni – è la verosimiglianza, la credibilità nei confronti di un evento per quanto sia quest’ultimo razionalmente non credibile. Plausibilità rafforzata dall’aver Blatty lavorato per tutti gli anni Sessanta nel campo della commedia brillante, soprattutto con Blake Edwards, affinando l’arte discorsiva soprattutto nel demandare ai dialoghi, fitti e serrati, quasi modellati “alla Hawks”, motivazioni e situazioni di solito “raccontate” dal regista. È anche grazie a questa tecnica di affabulazione “trasversale”, trasferita all’horror, che L’esorcista vanta una forza di penetrazione che un critico americano, Roger Elbert, così sintetizzò: «Questo film è un assalto frontale.»

Holmes contro i diavoli marini del Sussex | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine la segnalazione di una nuova puntata del divertissement letterario di James Lovegrove che coniuga Lovecraft con Sherlock Holmes. Eccone i dettagli:

Siamo nell’autunno del 1910 e per quindici lunghi anni Sherlock Holmes e il dottor John Watson hanno combattuto R’lluhloig, la Mente Nascosta che un tempo era stata il dottor James Moriarty. L’Europa sta cadendo inesorabilmente nella guerra, mentre un conflitto cosmico si avvicina all’apice, quando in una singola notte tutti gli eminenti membri del Diogenes Club muoiono orribilmente, all’apparenza per propria mano. Holmes sospetta sia il lavoro di una spia tedesca al servizio di R’lluhloig, ma la sua sete di vendetta gli costa l’amico di una vita.

I compagni si ritirano nella fattoria di Holmes nel Sussex, e non passa molto tempo prima che arrivi la chiamata di un cliente. Tre giovani donne sono scomparse dalla vicina città di Newford, e i locali non hanno alcun dubbio su chi sia il responsabile. Vuole la leggenda che strane creature anfibie vivano in una città in fondo al mare, e che ogni certo numero di secoli tornino sulla terra per catturare prede di carne. Mentre Holmes e Watson cercano questi terrificanti intrusi, si prepara la battaglia finale che li porterà ad affrontare i diavoli marini del Sussex, e forse Cthulhu stesso…

Libri, “Fantarock”: quando il rock incontra la fantascienza – Corriere dell’Umbria


Sul CorriereDellUmbria una bella presentazione e intervista relativa a MarioGazzola per quanto riguarda l’opera FantaRock. A voi il video di ciò che Mario dice; ah, prendetevi il libro…

Karma City Blues, di Giovanni De Matteo – Recensione


Karma City Blues è un’altra incursione nel complesso mondo della Napoli dei decenni 50/60 di quest’inizio millennio, postumano e pregno di Kipple. Uno sforzo immaginativo a circa mezzo secolo da qui che Giovanni De Matteo compie da almeno un decennio, il cui risultato si misura in due romanzi, uno dei quali vincitore del Premio Urania 2006, più altre sortite effettuate nel medesimo universo usando media anche diversi, come il fumetto.

In Karma City, che potremmo definire come uno spin-off – perché qui la Polizia psicografica partenopea, attrice dei primi due romanzi con le indagini post morte del commissario Briganti, non c’entra direttamente – troviamo il protagonista Rico che esce da una biennale prigionia criogenica, comminatagli per dei motivi che comprenderemo meglio leggendo il libro. Per inquadrare maggiormente ciò che vi sto raccontando, vi allego la sinossi dell’opera:

Napoli, 2069. Il criminale informatico Rico viene risvegliato dal criosonno penitenziario per indebolire l’egemonia delle compagnie indiane. Ma Rico ha le sue ossessioni: indagare sul tradimento che lo ha condotto in prigione e ritrovare la sua amata Rulah. Su uno sfondo napoletano del terzo millennio, generato da commistioni etniche, contorsioni criminali e quotidianità tecnologiche, dove su tutto incombe la Barriera che tiene lontano il kipple e abitata dal Popolo alato dei nibbi, Rico dovrà venire a capo della sua ricerca, ma scoprirà l’esistenza di qualcosa molto più grande di lui.

De Matteo sa come intrigare con una storia complessa, dove oscure commistioni sociali si generano in una futuribile e babelica metropoli, mediterranea, che non può evitare di contaminarsi ancora di più con ogni etnia postumana immaginabile, compresa quelle sintetica; il linguaggio che Giovanni usa e le immagini che riempiono il romanzo sono gelide stilettate di realtà, la visione delle torbide trame che si sviluppano nella Napoli già plausibile adesso sono degne del miglior Richard Morgan, di Dashiell Hammett, di William Gibson e di tutta la cordate del genere HardBoiled. La capacità di De Matteo, però, di pennellare un quadro originale e al contempo classico, con le indagini post morte che Rico farà qualche volta pur non essendo legato agli ambienti investigativi della Polizia, aiuteranno a delineare nel lettore un incubo livido di pervasività digitale e di terribile degrado morale, dove i boss delle corporazioni della malavita locale e le multinazionali voraci – come solo loro sanno essere – sembreranno il compendio di un’apocalisse di perdizione, dove nemmeno nella morte sarà possibile trovare la giusta pace; non subito, almeno.

Chi sa scavare il Presente, con gli occhi del Futuro e con la consapevolezza del Passato, sa bene quanto ci sia di non visto oltre la cortina del contemporaneo; al sordido squallore di una vita che gran parte dei protagonisti di questo romanzo e dell’intero universo post Singolarità sembrano vivere, tetro e svuotato di ogni valore, si sovrappone l’atavica speranza di un’esistenza migliore, miraggio che li anima perché nati nei bassifondi di Napoli, marchiati dal peccato originale di una metropoli che arranca senza riuscire a migliorarsi. Potrà mai esistere una trascendenza illuminata che allontani dal fango del kipple le povere vite di quei derelitti, che hanno avuto l’unica colpa di non ritrovarsi dalla parte delle terribili mafie e multinazionali? Per avere un principio di risposta, leggete Karma City Blues

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