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Archivio per Cultura

Sensorio letterario


Gli aspetti morbosi delle parole lasciate fluire in libertà eccessiva sono determinati dalla povertà intrinseca del linguaggio verbale, pessima traduzione della fantasmagoria mentale che rimane confinata quando è affidata al sensorio letterario.

Le Voci dell’Horror (Pt.5)- Fritz Leiber – HORROR CULTURA


Su HorrorCultura una lunga analisi dell’opera di Fritz Leiber, autore mai troppo celebrato che ha unito molte sfumature del fantastico creando una forma elegante di Connettivismo in nuce mai eguagliato; un estratto:

Se c’è uno scrittore votato al fantastico che può definirsi eclettico, questi è Fritz Leiber; ha scritto di fantasy, di horror e di fantascienza. Nato a Chicago nel 1910, più volte vincitore del premio Hugo e del premio Nebula, nei suoi primi anni di carriera fu fortemente influenzato dagli scritti di Howard Phillips Lovecraft e dal poeta e mitografo Robert Graves, nonché dalla drammaturgia di William Shakespeare. Il ciclo di “Lankhmar”, costituito da una serie di romanzi e racconti fantasy, è ricco di contaminazioni dark per la presenza di eventi soprannaturali, magia nera e spiriti maligni. Nell’ambito dell’horror sono da ricordare, oltre i molti racconti, i romanzi Ombre del male e Nostra Signora delle tenebre.

Scritto nel 1942, “Ombre del male” è uno dei primi romanzi del genere horror con ambientazione metropolitana, del tipo in cui si distingueranno, negli anni a venire, autori come Straub, Saul, Campbell e King.
La vicenda, ambientata nel campus universitario di Hempnell, ha per protagonista Norman Saylor, docente di sociologia che, un giorno, frugando nel guardaroba della moglie, rinviene una serie di bizzarri oggetti sulla cui natura non possono esserci dubbi: si tratta di amuleti. Messa alle strette da Norman, Tansy, la moglie, confessa di conoscere da tempo certe pratiche magiche di cui si è servita costantemente, nel corso della loro vita assieme, allo scopo di proteggere suo marito e favorirne la carriera. L’indole razionale di Norman, però, ha la meglio e l’uomo, che non crede alla magia e al soprannaturale, chiede alla moglie di distruggere quegli strani oggetti. Tansy, per quanto a malincuore, obbedisce ma da quel momento sui due comincerà ad abbattersi una spirale di eventi negativi.

“Nostra Signora delle tenebre” è un agghiacciante fantasy urbano, ambientata nella metropoli di San Francisco, che con le sue colline, la sua baia assolata e i suoi grattacieli altissimi e rilucenti, può diventare il regno del terrore. Per Franz Westen, vedovo, scrittore di racconti del soprannaturale per la televisione, l’incubo comincia quando, una notte, si affaccia alla finestra del suo appartamento per scrutare con il binocolo le luci della città ed è testimone di una scena inquietante: là, sulla cima di Corona Heights, la solitaria ed erta collinetta che si leva proprio nel cuore di San Francisco, c’è una strana figura dal colorito brunastro che si agita e si muove in maniera sinistra, come se fosse impegnata in qualche misterioso rituale o danza magica. Ha così inizio una terribile persecuzione, cui Franz tenterà invano di sottrarsi e che forse è collegata in qualche modo con un vecchio volume affascinante e sibillino, pieno di misteriose citazioni e di strani discorsi sulle moderne megalopoli e sulle arcane entità che le infestano.

Non dobbiamo dimenticare la sua produzione science fiction, con i romanzi I tre tempi del destino (1945), L’Alba delle tenebre (1950), e Il grande tempo (1958).

I themata. Eserciti e province imperiali nel Medioevo (VII-XI sec.) – TRIBUNUS


Su Tribunus un interessante articolo sull’organizzazione territoriale e militare altomedioevale dell’Impero Romano, declinato nella sua pars orientis. Un estratto:

A partire dalla metà del VII secolo, a seguito delle invasioni arabe, e fino almeno all’XI secolo inoltrato, il territorio e l’esercito romano usciti dalla tarda antichità furono organizzati, forse da Costante II, in 𝘵𝘩𝘦𝘮𝘢𝘵𝘢 (sing. 𝘵𝘩𝘦𝘮𝘢, italianizzato in “temi”). Ma di cosa si tratta esattamente?
Nell’uso comune, il 𝘵𝘩𝘦𝘮𝘢 altro non sarebbe che una circoscrizione territoriale entro la quale uno 𝘴𝘵𝘳𝘢𝘵𝘦𝘨𝘰𝘴 detiene il potere civile e militare. Inoltre, le truppe provinciali del singolo 𝘵𝘩𝘦𝘮𝘢 sarebbero soldati-coloni, legati alla terra nella quale risiedono per difenderla e pagati direttamente con terreni e dai proventi di questi.

I primi tre 𝘵𝘩𝘦𝘮𝘢𝘵𝘢 sicuramente istituiti nel VII secolo, nati in Asia Minore come iniziale misura per meglio organizzare la difesa contro gli Arabi, ricalcassero proprio i comandi e gli eserciti già di stanza o trasferiti in quella zona. Il tema 𝘈𝘯𝘢𝘵𝘰𝘭𝘪𝘬𝘰𝘯 doveva forse corrispondere a quanto restava delle truppe del 𝘮𝘢𝘨𝘪𝘴𝘵𝘦𝘳 𝘮𝘪𝘭𝘪𝘵𝘶𝘮 𝘱𝘦𝘳 𝘖𝘳𝘪𝘦𝘯𝘵𝘦𝘮, trasferito in Asia Minore dopo la perdita della Siria e del Levante, mentre il tema 𝘈𝘳𝘮𝘦𝘯𝘪𝘢𝘬𝘰𝘯 probabilmente ricalcava il precedente 𝘮𝘢𝘨𝘪𝘴𝘵𝘦𝘳 𝘮𝘪𝘭𝘪𝘵𝘶𝘮 𝘱𝘦𝘳 𝘈𝘳𝘮𝘦𝘯𝘪𝘢𝘮 (carica relativamente recente, nata solo nel VI secolo). Diversa probabilmente l’origine del tema 𝘖𝘱𝘴𝘪𝘬𝘪𝘰𝘯, uno dei più potenti fino all’VIII secolo, che derivava dall’esercito del 𝘮𝘢𝘨𝘪𝘴𝘵𝘦𝘳 𝘮𝘪𝘭𝘪𝘵𝘶𝘮 𝘱𝘳𝘢𝘦𝘴𝘦𝘯𝘵𝘢𝘭𝘪𝘴, ovvero l’esercito “in presenza” dell’imperatore – “Opsikion” deriva dal latino “𝘖𝘣𝘴𝘦𝘲𝘶𝘪𝘶𝘮”, che indicava proprio il seguito armato dell’imperatore. Inoltre, già dal VI secolo i 𝘮𝘢𝘨𝘪𝘴𝘵𝘳𝘪 𝘮𝘪𝘭𝘪𝘵𝘶𝘮 erano chiamati, in greco, 𝘴𝘵𝘳𝘢𝘵𝘦𝘨𝘰𝘪, termine che come accennato è proprio del comandante militare del singolo tema.

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Vincitori del Premio ShortKipple 2022! | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Quest’anno il Premio ShortKipple 2022 ha decretato, dopo un’attenta lettura, la nomina di due vincitori!
La redazione è felice di assegnare il premio a “Colori clandestini” di Alice Cervia e “Progetto per una sostituzione completa delle arcate dentarie” di Stefano Spataro.

Due racconti dove la poesia e l’interiorità esistono e insistono in punta di lettere ed emozioni. I racconti saranno pubblicati in formato cartaceo come appendice al Premio Kipple.

La redazione vuole inoltre segnalare “Speed date” di Elisa Franco, riservandosi la pubblicazione nei prossimi mesi.
La qualità delle partecipazioni è stata altissima e questo per noi è un segnale di crescita del genere e del Premio stesso. Complimenti a tutti, partecipanti e vincitori!

A Brera i liquidi Volti del Male nel Tempo – LiquidSky Agency


Su LiquidSky la segnalazione di un intervento di Mario Gazzola alla conferenza proprio su I Volti del Male nei quadri di Brera, a cura della storica dell’arte Anna Torterolo, che si terrà al Palazzo di Brera, Sala della Passione, martedì 27 settembre, alle ore 17,30; Roberta Guardascione ha disegnato il poster ufficiale dell’evento, prendendo spunto da un’opera del Tintoretto, che ben sintetizza il disturbo evocato dalla conferenza.

Il contributo di Gazzola alla conferenza ha come titolo “quello che non c’è”, e la curatrice ne sintetizza così il senso:

“Nei tempi moderni il Meraviglioso e il Terribile si sono allontanati dal Sacro colleghiamo l’iconografia cristiana a un repertorio di immagini scontate e consolatorie, dimenticando che la lunga storia del cristianesimo ha modellato la figura del Male (il tradimento, le tenebre, l’avidità, l’ansia e la paura) con una ricchezza di segni, forme e colori che alimentano le più sfrenate fantasie attuali. Perché l’immaginario viaggia in un cielo liquido, appunto, come il Tempo. Sono certa che gli amici di LiquidSky si troveranno d’accordo se affermo che tra passato e futuro scorre infatti un tempo liquido, in cui certe immagini scorrono e poi ritornano in forme magari nuove solo a un primo sguardo: pensiamo ad esempio al successo planetario del film L’Esorcista di Friedkin, che attualizzava agli anni ’70 gli esorcismi dei gesuiti storici.”
“Conosco da tempo Mario come un esperto (oltre che un autore letterario in prima persona) dell’evoluzione di questo immaginario – conclude la storica – che appunto dai pulp magazine degli anni ’30 c’inonda di eroi fascinosi e dannati come Byron (penso a un personaggio dei fumetti come Dylan Dog) oppure di cattivi irresistibilmente affascinanti, da Diabolik a Joker, fino al satanismo ostentatamente kitsch di tante copertine di dischi rock”. Ecco, questa valanga che possiamo definire sbrigativamente “pop” non è rappresentata nei corridoi della Pinacoteca, ma il nostro sforzo congiunto del 27 sarà quello di dare una visione il più possibile completa del concetto, pur negli inesorabili limiti temporali di una (per ora almeno) unica conferenza.”

Joe R. Lansdale e Sergio Bonelli Editore presentano “The Gentleman’s Hotel” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di The Gentleman’s Hotel, graphic novel western-horror, sceneggiata da Luca Crovi e illustrata dal disegnatore Daniele Serra su soggetto di Joe R. Lansdale, esito da Sergio Bonelli Editore; praticamente una bomba.

Il volume, in uscita il prossimo 23 settembre, racconta le vicende del predicatore e pistolero reverendo Jebediah Mercer, alle prese con una situazione da incubo: una donna da proteggere, un’anima da liberare, crudeli creature pelose da combattere. L’ambientazione è la frontiera del Texas orientale, attraverso luoghi fatti di città fantasma, fiumi infestati da serpenti mocassino e alligatori. Una zona nella quale i deserti e le praterie sono rari, ma abbondano i boschi di conifere.

Racconta Lansdale: Jebediah è alto e slanciato, con zigomi pronunciati, mento appuntito, capelli neri e occhi neri. Bello e al contempo strano… In genere affronta creature sovrannaturali. In questa storia incontra lupi mannari, conquistadores, fantasmi e creature che possono trasformarsi in cose anche molto più pericolose dei licantropi. In altre avventure invece combatte spiriti maligni che dissotterrano cadaveri e se ne cibano. Orrendi esseri striscianti alla H. P. Lovecraft, ma anche vampiri. Sostanzialmente combatte il Male, non importa quale forma esso prenda. Ho scritto varie storie che lo vedono protagonista e che sono state poi raccolte nel volume Deadman’s Road.

 

Sandro Battisti, Il piano psichico @ “L’orlo dell’Impero”, Delos Digital


Da pochi giorni è disponibile in tutti gli store online una nuova puntata della personale saga dell’Impero Connettivo, Il piano psichico, novelette in uscita per la collana di DelosDigital L’orlo dell’Impero, dedicata proprio alla produzione imperiale.
Questo secondo numero – il primo era dedicato al Premio Urania 2014, L’impero restaurato – narra di eventi avvenuti su Nettuno, in un periodo decadente dell’Impero in cui l’imperatore è Totka_VIII; questa è la quarta:

Il funzionario primario Cocles e il catapano Paleglo, esponenti dell’Impero Connettivo, sono chiamati a rapporto dal prefetto Valenxiano, amministratore della colonia nettuniana sigillata ai venefici eventi atmosferici sotto una cupola geodetica, per prevenire una non meglio precisata cospirazione: i tempi gloriosi dell’impero sono lontani e l’imperatore Totka_VIII si trova a fronteggiare una decadenza disperata, che agli osservatori esterni appare irrimediabile.
In un ambiente ostile di gelo e ammoniaca il flusso di un mondo alieno intrecciato agli aumenti mentali della colonia postumana sembra sbocciare in strani avvenimenti psichici, in cui la flessuosa amante del prefetto pare avere un qualche ruolo: ma quale? Chi sarà il dominus dello scacchiere nettuniano e chi, nell’ambito del dominio dell’Impero Connettivo, otterrà il precario dominio politico?

Il libro digitale è scaricabile a 1,99€ cliccando sul DelosStore e sugli altri store online; la copertina è di Ksenja Laginja.

Il cercatore | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di Il cercatore, racconto weird di Giovanni Pagogna uscito per la collana InnsMouth di DelosDigital, diretta da Luigi Pachì.

Michele è un uomo grigio e infelice, alla ricerca di un riscatto che però non lo costringa a cambiare davvero. Convinto che il segreto di un’immagine vincente sia nascondersi dietro una macchina fotografica, trova il soggetto ideale in un villaggio tra i boschi che cerca nuova linfa e visibilità proprio come lui. Ben presto però Michele scoprirà che non condividono soltanto l’ambizione, perché anche quel luogo è schiavo del suo passato.

Ecco Robot 95, coi racconti Premio Hugo e Premio Robot | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione dell’uscita del nuovo Robot 95, la rivista SF che in Italia più di tutte rappresenta il genere; vi lascio alle note dell’editore DelosDigital:

Il numero ospita il racconto Dove si raccolgono i cuori di quercia, della scrittrice e cantante rock Sarah Pinsker vincitore quest’anno sia del Premio Nebula che del Premio Hugo; è un racconto con un format decisamente atipico, tanto che è stato necessario rinunciare per una volta al classico layout di Robot a due colonne. Il racconto è presentato come la voce di un immaginario sito nel quale gli utenti commentano i testi delle canzoni, e commentano i commenti. L’altro racconto premiato ha vinto il Premio Robot ed è di Lukha B. Kremo, primo ad aggiudicarsi il riconoscimento per due volte.
Nel numero ci sono anche un ricordo di Valerio Evangelisti firmato da Salvatore Proietti, un’intervista con Roberto Vacca, un corposo articolo a tema solarpunk di Silvia Treves; si parla del pluripremiato ciclo della Terra Spezzata, della serie Archive 81 e dell’intelligenza artificiale forse cosciente, Lamda.

Il destino del corpo elettrico – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione di Sandro Moiso a Il corpo virtuale. Dal corpo robotizzato al corpo disseminato nelle reti, riedizione del saggio che Antonio Caronia scrisse anni fa e che ora è curato da German A. Duarte, con una postfazione di Marcel-lí Antúnez Roca.

“Canto il corpo elettrico, le schiere di quelli che amo mi abbracciano e io li abbraccio, non mi lasceranno sinché non andrà con loro, non risponderà loro, e li purificherà, li caricherà in pieno con il carico dell’anima.
È mai stato chiesto se quelli che corrompono i propri corpi nascondono se stessi? E se quanti contaminano i viventi sono malvagi come quelli che contaminano i morti? E se il corpo non agisce pienamente come fa l’anima? E se il corpo non fosse l’anima, l’anima cosa sarebbe? (Walt WhitmanI Sing the Body Electric)”.

Sono passati più di centocinquant’anni dalla prometeica intuizione contenuta nei versi di Walt Whitman e inserita nella sua unica raccolta di poesie, «Foglie d’erba», pubblicata per la prima volta nel 1855 e in seguito rivista ed ampliata più volte. Eppure soltanto oggi è forse possibile comprendere appieno il significato di quella comunanza dei corpi “fisici” e la loro intrinseca e specifica bellezza e diversità esaltata allora dal poeta americano.
È stato Antonio Caronia (1944-2013), in un saggio edito per la prima volta nel 1996 e oggi ripubblicato dalle sempre meritorie edizioni Krisis Publishing di Brescia, a sviluppare in senso attuale quel “canto”. Anche se lo ha fatto in prosa e con un testo che analizza nel dettaglio le trasformazioni del corpo fisico e della specie avvenute in seguito allo sviluppo delle diverse tecnologie a disposizione delle differenti e successive società umane, nel tentativo di proiettarsi nella comprensione del destino futuro delle funzioni e dello sviluppo dello stesso una volta inserito nel magma della comunicazione elettronica.

L’autore, saggista, docente di Comunicazione all’Accademia di Brera e figura di spicco della critica letteraria fantascientifica italiana fra gli anni settanta e ottanta, attraverso una cavalcata che, sulle orme di Marshall McLuhan e dei più importanti innovatori della letteratura fantascientifica e del cinema corrispondente (da Asimov a Ballard e da Dick a Sterling e Gibson fino a Cronenberg), ci porta dall’avvento della scrittura alla Rete e oltre. Ci fa riflettere sulla progressiva esternalizzazione delle funzioni cognitive, ma non solo, svolte dal nostro corpo “naturale” a favore di tecnologie che se da un lato ingigantiscono le nostre capacità di gestire dati, dall’altra sembrano trasformare e condizionare sempre più il nostro immaginario e il corpo “sociale”.

“La prima edizione di questo volume è apparsa nel periodo in cui si andavano consolidando le narrazioni utopiche che hanno accompagnato lo sviluppo delle tecnologie digitali e della rete […] La rete, in particolare, sembrava poter dare voce al singolo cittadino, e molti leggevano questa sua potenzialità come la capacità, insita nel digitale, di determinare processi sociali complessi. Ed era fuor di dubbio, all’interno della narrazione utopica, che tutti questi processi fossero avviati verso una democrazia diretta, o quantomeno più partecipativa.
[…] Negli stessi anni, però, il panorama democratico e quello liberale cominciavano ugualmente a mutare. Progressivamente, quegli stessi scenari si trasformavano in un laboratorio per le multinazionali e le corporations che regnano nel mediascape contemporaneo. E’ infatti proprio nel momento più alto dell’ondata libertarianista che, in forma embrionale, le corporations hanno trovato terreno fertile, minando progressivamente questi spazi di libero scambio di idee, d’informazione e di merci, e appropriandosene successivamente a livello planetario1“.

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