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In arrivo la promo #scifisummer per gli acquisti su Kipple.it! | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

È in arrivo la promozione #scifisummer per gli aficionados e non di Kipple.it! Da domani 24 giugno fino al 30 giugno, tutto ciò che è compreso nella categoria SciFi è in sconto al 50%, con un minimo di spesa di 15 euro.

Cosa c’è nell’offerta? Vi diamo alcuni titoli pescati a caso: i Premi Kipple Freakshow, Carnivori, Non ci sono dei oltre il tempo, Black Blade, Lithica e L’era della dissonanza, l’antologia di sesso quantico Orgasmi nel collettore quantico, la raccolta connettivista non di genere NeXT-Stream e tanti altri fantastici titoli.

Come si usufruisce della promo #scifisummer? Con un acquisto minimo di 15 euro, nel carrello inserite anche il coupon #scifisummer e procedete all’acquisto. Semplice, no?

Siete pronti, allora, a un’estate di letture supreme? Cominciate a movimentare le vostre vacanze, noi in questa calda estate 2018 abbiamo appena iniziato a sorprendervi!

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Fuoco resta con me – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la segnalazione del romanzo/sceneggiatura di i, di Elena Araldi e Lara De Luna. Eccone una rapida sinossi, che dite è interessante?

Fuoco resta con me, di Elena Araldi e Lara De Luna è, come da titolo, un battesimo del fuoco, un bildungsroman che racconta la fuga di due ragazze che hanno subito gravissimi episodi di violenza e cyberbullismo, un viaggio incalzato da inseguimenti e trappole, che da Desenzano giunge fino al mare.
Il romanzo è diviso in due parti, una narrata in prima persona da Satine, l’altra da Carola, novelle Thelma & Louise, senza soldi e disperate, in viaggio quasi sempre a piedi o con mezzi improvvisati, cariche delle loro zavorre di sensi di colpa e vergogna, di rabbia e ansia di sopravvivenza. Mentre le illusioni di Satine si sfaldano a poco a poco, quelle di Carola acquisiscono forza anche attraverso la potenza del cinema, grande passione che lei cerca di trasmettere a Satine raccontandole, a intervalli, il lascito più importante della sua serie preferita, Twin Peaks, una storia così decisiva per lei tanto da essersela impressa sul corpo sotto forma di tatuaggio. E non è un caso che la peculiarità della scrittura di Araldi e De Luna preveda la formula sperimentale del romanzo-sceneggiatura: le pagine sono scandite per scene anziché per capitoli (strutturate graficamente proprio come uno script) e rispettano le unità di tempo, di luogo e di azione, salvo qualche flashback. Insomma, è un romanzo già pronto per un film.

Immagini del conflitto / Spazi – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione a Immagini del conflitto. Corpi e spazi tra fantascienza e politica, di Antonio Tursi. È una cavalcata tra molti dei topoi fantascientifici, sociali e postumani di questo tempo corrente, interessante e stimolante per le considerazioni sul luogo dove stiamo tutti allegramente andando, oscillando tra i paradigmi di Aldous Huxley, Neal Stephenson, Matrix e William Gibson.

La questione del carattere politico del nuovo mondo tecnologico con cui ci troviamo a fare i conti viene affrontata da Tursi recuperando alcuni celebri esempi di narrazione di “mondi nuovi” del passato per poterli confrontare con i nuovi scenari contemporanei. L’analisi prende il via dalla constatazione di come a partire dalle grandi scoperte geografiche cinquecentesche si originino due grandi narrazioni metaforiche caratterizzate da differenti connotazioni socio-politiche: «da un lato, verso il consolidamento di un utopismo popolare, soprattutto contadino, che aveva radici nel medievale Paese di Bengodi e che si manifestava nelle tante variazioni sull’antico tema del Paese di Cuccagna; dall’altro, verso l’elaborazione di costruzioni colte e moderne come l’Utopia di Tommaso Moro e la Città del Sole di Tommaso Campanella» (p. 101). La prima direzione, che si protrae addirittura fino all’epoca illuminista con Candido e l’Eldorado, insiste con il descrivere utopisticamente un mondo paradisiaco. Per quanto riguarda il secondo filone lo studioso si sofferma sul celebre Libellus relativo all’isola di Utopia di Moro in cui il mundus novus, nella sua volontà di neutralizzare ogni tipo di “lotta di parte”, «si pone come tramite tra la Repubblica disegnata da Platone […] e il Leviatano di Hobbes» (p. 106).

Dopo tali premesse storiche Tursi approda al romanzo di genere distopico di Aldous Huxley, Brave New World (1932), in cui si narra di uno Stato Mondiale che genera i suoi abitanti in provetta per poi collocarli in rigide caste pianificandoli ed educandoli a mantenere e desiderare l’ordine stabilito. In ossequio all’obiettivo della stabilità sociale, in cambio dell’apatia a questi cittadini del nuovo mondo, prodotti attraverso una sorta di catena di montaggio, viene garantita la felicità materiale e fisica. Huxley avrà modo, diverso tempo dopo aver steso il romanzo, di puntualizzare il ruolo della comunicazione di massa e dell’intrattenimento nel creare e soddisfare gli appetiti dell’uomo moderno soffocandone ogni minima propensione politica.

Attraverso queste tappe lo studioso giunge a ragionare sulla definizione di Metaverso proposta da Neal Stephenson nel suo romanzo Snow Crash (1992), opera che tocca questioni che hanno a che fare con l’intrecciarsi di arcaico e contemporaneo, con i linguaggi, la religione, i cyborg, i migranti, la cultura popolare e le urgenze ambientali. A essere preso in esame è soprattutto il rapporto tra «realtà (o meglio ciò che siamo abituati a considerare tale) e Metaverso, tra territorio e nuovo mondo virtuale per cogliere il tracciamento politico di entrambe queste dimensioni [al fine di comprendere] la cifra politica che emerge dal loro inestricabile intreccio» (p. 114-115). Diversamente dalle utopie e dalle distopie moderne, «il Metaverso (o ciberspazio) richiede una pratica politico-polemica proprio perché non è scisso degli spazi della nostra vita quotidiana» (p. 115). Rispetto alle narrazioni utopiche e distopiche della modernità in questo caso occorre fare i conti con l’ambiguità del rapporto tra il territorio e la simulazione del ciberspazio.

Lo strangolatore di Moret e altri racconti | SherlockMagazine


SherlockMagazine segnala l’uscita di tre racconti di Georges Simenon, autore che non va certamente presentato. Per sottolineare la creatività dello scrittore in questione, v’incollo la sinossi di uno dei tre racconti, Il vecchio con il portamine:

Emile ad un tavolo all’aperto di un caffè dei Grands Boulevards. Qualcosa lo strappa dal suo stato di torpore. Ma non sa cosa sia. Poco distante da lui un tacco che colpisce il marciapiede con colpi secchi. Ora ha capito. Trattasi di un messaggio in codice Morse che lui ha imparato in Marina “Rue Blomer 22…Terzo piano”. La risposta, sempre in messaggio Morse, questa volta di un cucchiaino battuto su un piatto “Ricevuto.”…Non resta che seguire la ragazza. Ma non sembra sia il solo se la insegue anche “una certa bombetta e un certo vestito scuro.” La faccenda si complica con un uomo morto dentro un armadio. Di mezzo pure la polizia polacca e matrici autentiche che servono a stampare banconote.

L’Agenzia investigativa O è stata fondata da Torrence, il possente Torrence che abbiamo conosciuto seguendo le inchieste del commissario Maigret di cui è stato, per quindici anni, il suo braccio destro. Poi c’è Emile, alto e magro, capelli rossi e lentiggini, il fotografo, ma in realtà la vera mente dell’Agenzia. Segue Barbet, ex ladro ed esperto pedinatore che ha ritrovato in questo lavoro una nuova vita. Chiude il cerchio Berthe, la segretaria tuttofare.

Questi tre racconti non sono dei capolavori ma pur sempre gradevoli, ben congegnati, ricchi di colpi di scena, spruzzati di ironia e paradosso. Classica scrittura incisiva di Simenon che con un paio di tratti ti delinea il personaggio e la bizzarra situazione.

Non v’è del genio nel rendere il codice Morse come il particolare fondante di un enigma? La crittografia intesa come chiave pubblica, ma misconosciuta ai più.

[Estate 2018] Intervista a Errico Passaro | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine intervista di Lucius Etruscus a Errico Passaro, autore eclettico che attraversa un po’ tutto lo spettro del Fantastico, amico di vecchia data dei connettivisti. Ecco un estratto della bella chiacchierata:

Prima di “Segretissimo” sei stato pubblicato anche su “Urania”: cosa si prova a far parte di collane così storiche?

Per la precisione, sono stato pubblicato su tutte e tre le collane storiche da edicola di Mondadori, “Giallo Mondadori” compreso con un raccontino. Be’, che dirti… una soddisfazione indescrivibile, sopratutto nel guadagnare la fiducia degli appassionati dei singoli generi, non abituati a personaggi “trasversali” e molto legati ai nomi storici.

Sei ormai entrato anche tu nel grande mondo dell’editoria digitale: cosa si prova a far parte di un catalogo sempre disponibile?

Guardo con spirito di apertura a qualsiasi innovazione tecnologica, ma, come molti scrittori della mia generazione, sono sentimentalmente legato al mondo dell’editoria cartacea.

Questa estate ti ritaglierai una vacanza di stacco totale dalla scrittura o comunque terrai sempre la penna (o la tastiera) a portata di mano anche in ferie?

L’estate è per me la stagione di scrittura più fertile, non solo per il tempo in più che posso dedicare alla scrittura, ma soprattutto per la libertà della mente, che mi consente di attingere a suggestioni e spunti creativi che il tran-tran quotidiano a volte soffoca.

Providence Press presenta “Il cerchio verde” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione della riedizione de Il cerchio verde, ultimo romanzo di Arthur Machen.

Il cerchio verde narra le vicende di Lawrence Hillyer, uno studioso e ricercatore di cose “nascoste”, che viene costretto a trascorrere un periodo di riposo a Porth, una località di villeggiatura sulla costa del Galles. Hillyer, persona solitaria e praticamente senza amici, troverà “qualcosa” in mezzo a una radura tra le dune (il “Cerchio Verde”), una “presenza” che lo seguirà al suo ritorno a Londra.

Il cerchio verde, pur nella sua brevità come romanzo, è una lettura complessa. Perché Arthur Machen approfitta delle vicende del protagonista, e delle sue ricerche per comprendere il fenomeno che si sta manifestando, per compiere una serie di riflessioni sui propri interessi di appassionato di tematiche occulte; sull’intervento di un mondo etereo che si introduce nella nostra realtà; su un regno dove vive – chissà? – la Regina delle Fate che interferisce con le vicende umane; su qualcosa che è “oltre la soglia” ed entra nel nostro mondo… e non porterà nulla di buono.

Questo libro non è per un lettore casuale. Chi apprezza Arthur Machen, troverà in questo volume le ultime riflessioni sul suo interesse al mondo del Piccolo Popolo, tematica che ha sempre permeato l’opera dello scrittore gallese. Che lo porterà a scoprire quello che sarà (tra manifestazioni inquietanti, poltergeist, omicidi misteriosi, possessioni) il destino di Lawrence Hillyer.

Mi manca questo testo, ma nella collezione weird per me ideale esso dev’essere posto tra i primi.

Il nostro, giovane, Marx – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione a Il giovane Karl Marx, film recentemente uscito che indaga gli anni giovanili dell’ideologo che ha sconvolto e guidato enormi masse mondiali.

Ha appena compiuto 200 anni, ma per qualcuno è ancora giovane. Di sicuro per Raoul Peck, il cui film su Il giovane Karl Marx al momento spicca, nel diluvio di articoli d’occasione e convegni accademici, come il miglior omaggio al filosofo e rivoluzionario tedesco. Dico “il migliore”, perché il film non solo permette di diffonderne la figura e l’opera, ma anche di farci appassionare, ritrovare un Marx più nostro, portarci a qualche riflessione di carattere generale, stimolarci ad agire. Mica poco, di questi tempi. Ma vediamo meglio.

L’idea e la realizzazione

Ammetto che la notizia di un film su Marx mi aveva fatto venire i brividi. Marx non è Guevara e manco Lenin, non spara e non arringa le folle da un autoblindo, difficile rendere da un punto di vista cinematografico i suoi concetti, l’avventura della sua vita, più legata a dispute intellettuali che a momenti epici. Due possibilità: o un polpettone a tesi, iperdidattico e noioso, o qualche trovata postmoderna per trasformarlo in qualcosa di commercialmente appetibile. D’altronde, mi dicevo, non è un caso che in cent’anni di storia del cinema non sia mai stato fatto un film su un soggetto così celebre: non funziona. Peck risolve abilmente il problema puntando sul giovane Marx, uno che in effetti in soli cinque anni cambia quattro paesi, scappa da altrettante polizie, incontra tutti i più folli rivoluzionari del tempo, passa dal benessere alla miseria, mette al mondo svariate figlie, fonda un “partito”… insomma, l’avventura non manca. E mentre si susseguono le scene la sorpresa semmai diventa: com’è che nessuno l’ha fatto prima, il film? Ecco, quando un autore fa sembrare naturale una cosa che sembrava impossibile, fa sembrare necessaria una cosa che mancava, vuol dire che l’operazione è riuscita.

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