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Archivio per Letteratura

Palude, l’orrore ancestrale di Uduvicio Atanagi – Horror Italia 24


Su HorrorItalia24 la segnalazione di Palude, la nuova pubblicazione di Uduvicio Atanagi – autore che amo alla follia. Ecco di cosa parla il romanzo:

Dopo aver pubblicato Lucenti (2018), un piccolo cult di nicchia, Eris presenta Palude, nuovo romanzo dalle atmosfere orrorifiche, in cui l’autore dimostra ancora una volta la sua capacità di abbracciare il genere e portarlo all’estremo per andare oltre il puro intrattenimento affrontando tematiche esistenziali e nichiliste.
Palude è una storia nera e violenta, una favola cupa e asfissiante, un racconto ancestrale di presagi e carne. Palude è un luogo che inghiotte ogni cosa. Palude è un destino già compiuto che continua a ripetersi sempre uguale e da cui i personaggi non possono sottrarsi. Palude è il Male, il potere perpetuo che annienta, l’orrore inevitabile.

A Palude tutto sprofonda nella terra, nel fango, le case, le persone, i loro pensieri. L’acqua, gli stagni, il muschio, penetrano ovunque. I colori della natura hanno una violenza che ferisce: qualcosa di indicibile vibra nel folto degli alberi dei boschi. Il passato è destino e chiama tutti gli abitanti, li trascina a fondo, perché quello che è già accaduto deve continuare a ripetersi all’infinito. Chiama anche Teresio, che ha il potere di succhiare via il dolore dallo sterno delle persone, e i suoi amici che sono ragazzini come lui. Ancora inconsapevoli, iniziano a percepire il richiamo del loro fato ineluttabile.

Tutto intorno a loro e a Palude c’è il potere, in tutta la sua arroganza, il potere di fare male, di schiacciare e annientare, di sfruttare, gli abusi, gli stupri, il male per il male, il potere di uccidere e di essere al di sopra di tutto, il potere di continuare a perpetuare il potere e contaminare tutto, un male che si diffonde come un fluido velenoso in ogni anfratto, in ogni luogo, nel profondo di una terra dove luce e ombra si confondono e si fondono, all’infinito.

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Estratto da “A sort of homecoming” @ L’orlo dell’Impero, Delos Digital


Un estratto dall’ultimo mio racconto edito nella collana imperial L’orlo dell’Impero di DelosDigital,  A sort of homecoming, scaricabile dal DelosStore e dagli altri store online a 1,99€. Copertina di Ksenja Laginja.

– Mio cesare… – gracchio l’olovisore da parete. A grandezza naturale comparve nella carlinga, vicino alla nicchia da decelerazione dov’era accucciato prima, la silhouette sinuosa di una donna che Sillax non riconobbe.
– Chi sei? – sibilò l’imperiale. La sua voce era terribile, avrebbe terrificato perfino un dio minore del pantheon romano. L’ologramma femminile, però, rimase impassibile alla minaccia di Sillax, anzi sembrò accentuare le mosse feline dei fianchi. Un senso di seduzione strisciante e irresistibile, subdolo, sembrò trasudare dalla fredda esistenza ologrammatica della donna, si espanse fin negli iati interstiziali dell’ecosistema dell’Apostata; i peli sulle braccia dell’intero equipaggio subirono modifiche temporanee, un’epidemia di eccitazione sensoriale si diffuse anche nell’immateriale e, per un attimo, tutto l’equipaggio sembrò non prestare più attenzione alla bufera di vento e sassi che tempestava il veicolo in cui erano rinchiusi.
– Sono Lady Lauren Septimonia – rispose laconica. Le tonalità della voce erano assolutamente in linea con il fascino delle sue gambe, fruscianti in un riverbero che sapeva di setoso biologico. Tra le sue dita affusolate, Sillax notò che girava una strana statuina, metallo antico o più probabilmente un’efficace imitazione di esso: le forme del manufatto somigliavano a un angioletto, a una fata o a una ninfa; a qualcosa di vagamento mistico o elfico.
Il plenipotenziario rimase spiazzato per un’eternità postumana. Nel volgere di pochi millesimi di secondo standard il suo archivio cerebrale e le memorie ausiliare furono scandagliate alla ricerca di corrispondenze di quel nome. Non ne trovò.
– Ci siamo già conosciuti? – si risolse a dire con un accento neutro, ma si morse subito le labbra capendo che aveva già tradito la sua difficoltà psicologica.
– Non direttamente – aggiunse lei con una nota così civettuola che, se fosse stata udita dal resto dell’equipaggio dell’Apostata, avrebbe provocato più di un risolino imbarazzato. Sillax divenne furibondo a quella consapevolezza.
– La sua è una trasmissione pirata, ne desumo, visto che non ci conosciamo e lei è entrata direttamente nei canali comunicativi militari dell’Impero. Ciò significa che…
– Non si agiti, Potente – lo interruppe mielosa lei. – Non la facevo così poco scrupoloso nel controllare ogni archivio a sua disposizione. Non mi dica che ha già setacciato tutte le risorse dell’enormità quantica a sua disposizione… – Strizzò l’occhio. Ondate di profumo delicato ma stordente cominciavano a circolare intorno a lui: la seduzione era diventata sinestetica.
Lady Lauren Septimonia era stata intestataria e, probabilmente, l’animatrice di un luogo di appuntamenti fuori mano nel suburbio imperiale, un’ipercasa di un passato intangibile dove elementi della gerarchia connettiva passavano del tempo con ginoidi e anche postumane originali in offerte assai costose. La Lady risultava essere stata eliminata, nel cronotopo standard, da una missione interdimensionale ordinata da Totka_II stesso, che doveva essersi accorto di un qualche pericolo mortale che stavano correndo le gerarchie a lui più prossime. “Cosa ci fa, allora, in questo contesto sommariano?”, si domandò Sillax. “Da dove trasmette?”, fu la domanda successiva che si pose febbrilmente, ma immaginò che tutto quel suo flusso logico interiore fosse già noto alla Lauren. Decise di essere cauto.
– La sua interferenza, immagino, ha a che fare con lo scopo della mia presenza su Turiya. – Il plenipotenziario cercò di sparigliare le carte, giocando di anticipo.
– Adorabile cesare – lo blandì lei – non le si può nascondere proprio nulla. – Sorrise amabilmente, come solo una donna astuta e ricca di risorse può fare.
– Il titolo di “cesare” non è ciò che mi descrive meglio – interloquì lui. Voleva disorientare Lady Lauren, spianarle il terreno alle spalle e toglierle ogni riferimento che potesse aiutarla a vincere quel confronto dialettico.
– Sciocchezze, Potente, ogni titolo può ben descrivere la sua autorità, seconda solo a quella dell’alieno. – Nello scandire l’epiteto, sulle labbra di Lady Septimonia era comparsa una contrazione nervosa di profondo disappunto. Subito dopo, però, operò l’affondo.
– Plenipotenziario Sillax, pensava davvero che nell’ecumene imperiale e oltre, nell’epoca dell’informazione assurta a unica merce di scambio, la notizia che lei sarebbe venuto qui per un ringiovanimento quantico potesse rimanere confinata nelle maglie del Technoclero? Non sia sciocco, su, non me l’aspetto da lei… – L’occhiolino finale suggellò un montante grafico da knock-out diretto al mento di Sillax, una fantasmagoria vettoriale parecchio grossolana, che però non dissimulava la profonda difficoltà che l’anziano funzionario stava vivendo. “Cosa sa quest’infame cortigiana del mio prossimo ringiovanimento quantico?” pensò, spiazzato ma non ancora vinto. “Deve averlo fatto anche lei, altrimenti non potrebbe stare qui a parlare e a raccontare di me con tanta sicurezza”.
Allargò un sorriso a trentadue denti modificati geneticamente in direzione di Lady Lauren, sorridendo di una simpatia gioviale… come farebbe una iena.

***

La quarta: In un indeterminato momento dell’Impero Connettivo, in antitesi a qualsiasi incoerenza temporale, il plenipotenziario postumano Sillax si reca sul pianeta Turiya e atterra nello sconfinato deserto di Sommaria. Lo scopo del viaggio è medico, ma la successione degli eventi diviene caotica e il processo medico cui si sottoporrà il postumano sarà istoriato di volti e azioni propri del caos quantico; la lady che tempesta le sue visioni renderà migliore il suo ringiovanimento quantico?

Poème Électronique – reading e sonorizzazione musicale | Facebook


Un evento FaceBook annuncia l’ennesima puntata di Poème Électronique, la rassegna di poesia e musica elettronica ideata e realizzata da Ksenja Laginja e Stefano Bertoli; quindi, giovedì 9 febbraio, alla Cappella Orsini di via Grotta Pinta 21 in Roma, letture di Anna Maria Curci, Giorgio Ghiotti, Alessandro Mazzi, Alexandra Zambà.
Ci vediamo lì?

Ho scelto te una vampira per amico. Per i vent’anni di Carmilla. – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine i festeggiamenti per il suo ventennale (non ventennio), che per forza di cose richiamano al suo fondatore e demiurgo, Valerio Evangelisti, che diventano quindi un modo di ricordarlo a meno di un anno dalla sua morte. Un corposissimo estratto:

E siamo arrivati a 20. Venti anni di “Carmilla on line” che seguono quelli della pubblicazione, iniziata nel 1995, della “Carmilla” cartacea. Nel 2003 il trasferimento della rivista sul web poteva sembrare una soluzione di ripiego e probabilmente fu vissuta inizialmente in questo modo. Ma questa scelta si è rivelata lungimirante anticipando una tendenza che di lì a breve si sarebbe generalizzata.

Ma perché Carmilla? Intendo dire, perché Valerio Evangelisti ha scelto questo nome per la sua rivista che, come recita ancora il sottotitolo, doveva occuparsi di letteratura, immaginario e cultura di opposizione? Si è trattato di un nome per nulla casuale che ci dice alcune cose significative sull’opera narrativa e politica del creatore di Eymerich.
In questa ricorrenza vorrei fare delle considerazioni (che, come costume di questa rivista, non impegnano la redazione) su questa scelta basandomi principalmente su alcuni articoli di Evangelisti. Ma prima di arrivare alla nostra Carmilla partiamo con quella che potrebbe sembrare una digressione. Evangelisti non sceglie un nome come Mompracem, nonostante sia un ammiratore di Salgari e della sua capacità di creare una letteratura popolare che “resiste ancora”, nel duplice significato di una narrativa che resiste al tempo e alla colonizzazione dell’immaginario. Anche se riconosce la grandezza di Salgari, Evangelisti non pensa di rappresentare la sua impresa editoriale attraverso figure come quelle di un Sandokan “che più romantico non si può” o di uno Yanez, “che più ironico non si può”.1 No, sceglie la vampira Carmilla, una figura senz’altro perturbante in linea con la sua convinzione che per combattere la colonizzazione dell’immaginario è necessaria “una narrativa massimalista, autoconsapevole, che inquieti e non consoli”.2 Il personaggio creato nel 1871 da Joseph Sheridan Le Fanu, infatti,

“Allude più volte alla natura selvaggia e non contrastabile dei propri istinti, che sazia eccitando gli istinti altrui. Ruba il sangue per riempire di vita la propria morte, perpetua la lussuria sua e di altri, cerca, più che anime dannate, compagne di giochi, seppur defunte, che la salvino dal peso dell’ombra”.3

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Veniss underground, il primo romanzo di Jeff VanderMeer | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di Veniss underground, il primo romanzo di Jeff VanderMeer, edito da Elara. La quarta:

L’umanità è al sicuro, nella città di Veniss: alti bastioni la proteggono dagli orrori del mondo esterno, inquinato e percorso da creature geneticamente modificate sfuggite a ogni controllo. Eppure basta calarsi nelle profondità della città per scoprire un mondo sotterraneo in cui ogni cosa è distorta, in cui uomini disperati si dedicano a compiti gravosi ormai inutili. L’esterno di Veniss non è meno desolato delle sue profondità: tra le rovine di una civiltà crollata, si lotta per sopravvivere in un ambiente naturale ormai quasi privo di risorse. Su tutto si allunga l’ombra della figura misteriosa e terribile di Quin, artista genetico, manipolatore di uomini e tessitore di destini, che tira le fila delle vite di tutti, come un grande burattinaio. Anche Shadrach, che dagli orrori che si nascondono nel sottosuolo di Veniss era fuggito, rimane impigliato nella sua tela. E proprio in quell’abisso è costretto a calarsi di nuovo in cerca della donna che ama disperatamente, come Orfeo in una nuova discesa negli Inferi dove incontra orrori e splendori senza nome. “Veniss Underground” è il primo romanzo di VanderMeer, un’opera che gli è valsa la definizione di “alchimista della parola” e ha ispirato molti autori successivi che si sono dedicati alle città fantastiche. La prosa suggestiva e visionaria conduce il lettore nelle profondità dei sottolivelli di Veniss, dove si annidano creature distorte e magnifiche, fatte di carne, tecnologia e passioni.

Un mistero mai svelato, L’arcangelo caduto | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la segnalazione di L’arcangelo caduto, il racconto degli eventi traumatici che nel 1922 coinvolsero Gabriele D’Annunzio; il dettaglio:

Il 13 agosto 1922, cent’anni fa, D’Annunzio precipita da una finestra del Vittoriale, procurandosi una commozione cerebrale. Uscito dal coma, riprende pian piano coscienza. I medici si alternano al suo capezzale, registrando le sue parole, culminanti in un monologo esaltato ed esaltante: «siamo spiriti azzurri e stelle…».

Sulle cause della misteriosa caduta fioriscono le ipotesi: incidente o dolo? Una schermaglia amorosa con le sorelle Baccara finita in dramma? Un complotto per tagliar fuori il Comandante dagli eventi che sfociarono, il 28 ottobre, nella marcia su Roma?

L’incidente cambiò forse la storia d’Italia, certamente la carriera dello scrittore. Rileggendo le disordinate trascrizioni delle parole pronunciate nell’infermità, D’Annunzio maturò l’idea quasi psicanalitica di una modernissima scrittura “involontaria”, sfociata poi nel Libro segreto.
Questo volume propone l’edizione critica e commentata di quel testo “parlato”, corredato dagli scritti suggestivi, spesso trascurati, in cui rievocò e reinventò l’infortunio, trasfigurandolo nel «volo dell’arcangelo» Gabriele «tentato di morire».

Stanislaw Lem e le sue Memorie trovate in una vasca da bagno | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di Memorie trovate in una vasca da bagno, romanzo tra i meno noti di Stanislaw Lem, ora pubblicato da Oscar Mondadori; il libro, in bilico tra distopia, SF e spy story, ha una trama che forse risente dei decenni passati, ma ha comunque un fascino indubbio e così la maestria dell’autore risalta in ogni suggestione. La quarta:

In un lontano futuro, tra le rovine di una costruzione sepolta dalla lava, viene ritrovato un manoscritto appartenente al Tardo Neogene. Su questa base un anonimo studioso tenta di ricostruire i caratteri di quella civiltà ormai in crisi, scomparsa improvvisamente in seguito a una misteriosa epidemia che distrusse la carta, cancellando quasi ogni memoria scritta dell’umanità, e riporta alla luce il contenuto dell’unico documento miracolosamente scampato alla catastrofe: le Memorie trovate in una vasca da bagno. L’autore di queste ultime e protagonista del romanzo è un agente segreto dell’era Precaotica, giunto in un luogo ermeticamente chiuso e retto da oscuri rituali, detto l’Edificio, dove gli viene affidata una cruciale missione, il cui oggetto egli cerca invano di conoscere, mentre viene coinvolto in un labirintico meccanismo di ossessioni, doppi giochi, paradossi, codici indecifrabili, macabre rivelazioni.

Intrecciando abilmente diversi generi, dalla spy story al racconto gotico-fantastico, fino al romanzo distopico, e riecheggiando illustri precedenti, primi tra tutti Potocki e Kafka, in questa originalissima opera Lem affronta i grandi temi a lui cari: il rapporto tra individuo e potere, l’impenetrabilità del mistero, la necessità e l’inutilità assieme della ricerca di senso. Grazie all’inesauribile invenzione linguistica e a un irresistibile effetto straniante, la farsa della fine dell’era Precaotica messa in scena da Lem diventa lo specchio deformante, ricco di mille possibili interpretazioni, in cui riflettere il caos della nostra epoca e delle nostre anime.

I cronoliti di Robert Charles Wilson | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione dell’Urania di questo mese: I cronoliti, di Robert Charles WIlson. Interessante…

Un gigantesco monolito appare sulla Terra. Una colonna di cristallo di un azzurro traslucido si libra come una domanda senza risposta sopra le verdi colline della Thailandia, più alta dei colossali templi buddhisti, più assurdo di qualsiasi cosa Scott abbia mai visto in vita sua.
Dopo un litigio con la moglie, il giovane americano in vacanza è uno dei primi a vedere il prodigio da vicino. E non si tratta di un monolito alieno come in “2001: Odissea nello Spazio”, ma di un artefatto umano, solo che è coperto di iscrizioni che commemorano la vittoria militare di un misterioso signore della guerra chiamato Kuin… avvenuta vent’anni nel futuro.
Il “cronolito” di novanta metri apparso dal nulla sconvolge presto la vita di Scott e del mondo intero, che si trova ad affrontare un problema inedito: come comportarsi davanti all’improvvisa conoscenza di un evento futuro? Presto altri cronoliti cominciano a spuntare in altri punti del globo, e il mistero s’infittisce. Perché esistono? Da dove vengono e soprattutto… che scopo hanno?

Principessa, poetessa, sacerdotessa: Enheduanna, la prima autrice conosciuta al mondo | Iridediluce


Sul blog IrideDiLuce la storia di Enheduanna, la prima autrice (e autore) di cui si abbia notizia; ovviamente parliamo di epoche sumere…

Il primo autore conosciuto al mondo è ampiamente considerato Enheduanna, una donna vissuta nel 23° secolo a.C. nell’antica Mesopotamia (circa 2285-2250 a.C.). Enheduanna è una figura notevole: un’antica “triplice minaccia”, era una principessa e una sacerdotessa oltre che scrittrice e poetessa.

Il terzo millennio a.C fu un periodo di sconvolgimenti in Mesopotamia. La conquista di Sargon il Grande ha visto lo sviluppo del primo grande impero del mondo. La città di Akkad divenne una delle più grandi del mondo e la Mesopotamia settentrionale e meridionale furono unite per la prima volta nella storia. In questa straordinaria cornice storica troviamo l’affascinante personaggio di Enheduanna, figlia di Sargon. Ha lavorato come alta sacerdotessa della divinità della luna Inanna-Suen nel suo tempio a Ur (nell’odierno Iraq meridionale). La natura celeste della sua occupazione si riflette nel suo nome, che significa “ornamento del cielo”.

Enheduanna compose diverse opere letterarie, tra cui due inni alla dea dell’amore mesopotamica Inanna (semitica Ishtar). Ha scritto il mito di Inanna ed Ebih e una raccolta di quarantadue inni del tempio. Le tradizioni degli scribi nel mondo antico sono spesso considerate un’area di autorità maschile, ma le opere di Enheduanna costituiscono una parte importante della ricca storia letteraria della Mesopotamia.

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Scheletri ebook presenta “Oscure varianti” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Oscure varianti, ridefinizioni di Danilo Arona sui temi di tre mostri sacri dell’universo fanta-horror: La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati, Giro di vite di Henry James e L’invasione degli ultracorpi di Don Siegel.
Come sempre, mai perdersi un’opera di Danilo

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