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Archivio per Letteratura

Da domani in libreria Naila di Mondo9 di Dario Tonani | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione dell’uscita in libreria di Naila di Mondo9, il nuovo romanzo di Dario Tonani ambientato nel suo esclusivo universo che tanto appassiona e stupisce per la fantasia che Dario dimostra ogni volta. La novità della libreria, invece, indica lo sfondamento da parte di Dario del muro delle edicole, storico ambito di Urania; Mondadori ha pensato invece di farlo uscire invece nella collana Oscar Fantastica. La quarta del nuovo romanzo:

Mondo9 è un pianeta desertico, letale, una sconfinata distesa di sabbie velenose. Nel corso dell’evoluzione i suoi abitanti si sono applicati a una sola arte, la meccanica, rendendolo il regno delle macchine, del metallo e della ruggine. Titanici veicoli a ruote, grandi come bastimenti e dotati di una loro forma di vita cosciente, solcano i deserti tra una città e l’altra mentre un Morbo letale infetta gli esseri umani trasformandoli in rottami. In questo mondo vive Naila; anche lei solca l’oceano di sabbia con la sua Syraqq, una vecchia baleniera convertita a cargo, seguendo le rotte delle megattere alla ricerca della Grande Onda. Una leggenda secondo alcuni. Una superstizione. Persino un’eresia. Per Naila, l’ossessione di una vita, il sogno, l’unica via per restituire a Mondo9 un futuro di pace.

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10 anni di Paolo Barbieri a FantastikA Dozza | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine una segnalazione che riguarda Paolo Barbieri, illustratore e autore schivo ma bravo, bravo, bravo. Un estratto:

Nato, artisticamente parlando, come autodidatta approcciato alla fantascienza con quei robottoni, come li chiama lui, che vedeva in televisione e che copiava velocemente durante le puntate in onda.  Un tipo di fantascienza romantica, dice, che ha interiorizzato anche se non vedeva molto l’aspetto romantico a 6 anni e che ha poi cercato di migliorare, anche se è una bestemmia scherza su. Ma questo cercare di migliorare quei soggetti fu una palestra per la mente, portandolo a intraprendere una carriera come illustratore. Prima di approcciarsi al fantasy, Paolo Barbieri, tramite vari studi con cui ha collaborato, ha lavorato alle copertine di Urania, iniziando così a lavorare con gli editor della casa editrice Mondadori. Da lì, passò poi al fantasy e nel 2008 arrivò il primo libro illustrato del Mondo Emerso, seguito da un secondo nel 2010. Fu poi dal 2011 che iniziò la carriera come autore, oltre che illustratore, con L’inferno di Dante, primo libro illustratore interamente di Barbieri.

Martina Campi, poesie da “Cotone” | Istanze & Fantasmi


Il primo tratto notevole della scrittura di Martina Campi è la mancanza di vocazione alla protesta. Sono esclusi dalla sua tavolozza i toni della rabbia e del lamento, anche nella forma attenuata dell’amarezza e del rimpianto. La sua voce è vibrante ma pacata. Il secondo tratto notevole è che mai o quasi mai usa il pronome io. A esso preferisce il noi e il tu. Non si tratta solo di una scelta stilistica -per quanto la poesia di Martina, come quella di Mandel’stam, come la pittura di Cezanne, sembri per scelta provenire dalle cose, come un canto degli oggetti, non egocentrico e non antropocentrico- ma della spia di una sensibilità autenticamente plurale, di un pudore autentico della soggettività. Delicate ma indistruttibili, sono davvero, queste, poesie di cotone. E sono poesie di silenzi.

William Kentridge ha realizzato, sul Lungotevere, un vasto murale non dipingendo sulle mura, ma pulendo lo sporco accumulato su di esse dal tempo. Ha lasciato “sporca” solo l’area delle sue figure. Ha lavorato, più che per sottrazione, per inversione, non realizzando le figure ma i vuoti. Martina Campi inverte in modo simile il rapporto fra canto e silenzio. Non è il silenzio una pausa nel canto, ma il canto una pausa nel silenzio. La sua poesia non è la più “tecnicamente” parca di parole, ma è una poesia silenziosa. Nel silenzio si ascolta. Martina lo sa come essere umano, che parla poco ma ascolta moltissimo. E lo sa come musicista sperimentale. Sa che in 4’33’’ di John Cage la musica altro non è che i suoni della sala da concerto, resi udibili dal silenzio del pianista.

S’incontrano molti sorrisi, avventurandosi in questa raccolta. Momenti d’ironia, di evasione fiabesca. Spunti surreali straniati dall’andamento discorsivo o notazioni quotidiane rese surreali dal verso breve. S’incontra una cura cristallina del suono dietro l’apparente ingenuità discorsiva. Ogni piccola gioia, in questa poesia, è medicina contro la più pura sofferenza.

Così, Giorgio Galli, definisce la poesia di Martina Campi. lo fa qui, citando poi esempi lirici della Campi. A me basta ciò per apprezzarne la scrittura.

Nelle conversazioni notturne, tenute per sogno,
le persone si attraversano annuendo,
corpi resti di lividi.

Le televisioni trasmettono immagini analogiche
dai contorni indefiniti, che possono essere corretti
con una semplice messa a fuoco dello sguardo.

Le poltrone poi, sono quelle conosciute,
accumulate nella memoria, con le tappezzerie e tutto il resto,
di qualche luogo appartenuto all’infanzia.

E ogni cosa è un messaggio (senza generalizzare,
né per la necessità di costruire coerenze),
regno d’altre sfuggevoli significanze.

Ogni scoperta fatta qui è piccola e raggelante,
segreto torbido, corpo che non ha materia
come quella donna, immobile sul pavimento.

Si vorrebbe fuggire, cercare i luoghi certi della pioggia
o fumare soltanto, in tumultuoso silenzio:
ma il fatto è che non ha veramente sanguinato.

Anche i cori, sono lontani
voci senza gola, anime appartenute ai viventi
alito d’ombre e tamburi.

Il gatto, con polmoni piccoli di gatto, infine
prende la sofferta decisione di fumarsi una sigaretta

e lo spazio, che trasporta distanze lunghe come lunghe
bugie, si mostra noncurante di ogni altrove.

L’intervista di ZeBuk | False percezioni


Intervista a Luigi Milani, interessante come sempre, come chi ha sempre qualcosa di intelligente da dire. Un estratto:

Per Il demone di carta hai dichiarato di esserti ispirato a Dylan Dog. Cosa ti piace di più nel fumetto?
Il fumetto in generale è un mezzo espressivo formidabile. Più immediato della semplice parola scritta, può contare sull’innegabile maggior forza narrativa delle immagini e sulla capacità di catturare l’attenzione del lettore attraverso il racconto per immagini. Nel caso specifico di Dylan Dog le storie e le atmosfere create da autori del calibro di Tiziano Sclavi, Corrado Roi, Angelo Stano e Giovanni Freghieri, sono di qualità talmente elevata che non si può non restarne stregati. Per non parlare del peso che ha avuto nel gettare le fondamenta del mio immaginario di bambino quel vero e proprio gigante del fumetto che rispondeva al nome di Jack Kirby, autore dalla fantasia sconfinata e dalla matita ineguagliabile.

Il tuo racconto è molto cupo e claustrofobico: il protagonista è un uomo ossessionato dalla sua ex che inizia a sognare cose che poi accadono davvero. Tu credi che ci sia qualcosa al di là della realtà?
Ne sono fermamente convinto. Al di là delle personali credenze religiose, credo che la nostra esistenza non si realizzi solo ed esclusivamente sul piano materiale. Al contrario, anche senza andare ad avventurarmi in terreni pericolosi — in tutti i sensi! — come l’aldilà, credo ad esempio che la dimensione onirica possa rappresentare per ciascuno di noi un’altra, non meno importante, dimensione nella quale il nostro io vive una sorta di esistenza parallela, a volte più appagante e interessante, altre al contrario meno rassicurante di quella che viviamo tutti i giorni nelle nostre case, sul posto di lavoro, assieme ai nostri cari.

Il racconto Il demone di carta finisce all’improvviso, proprio sul più bello, e dispiace non sapere cosa succederà al protagonista. Pensi di scrivere un seguito?
Vi confesso che non avevo pensato a tale eventualità, anche perché credo che il lettore, giunto alla fine del racconto, abbia compreso perfettamente la sorte che attende il protagonista… Tuttavia, se l’editore dovesse incoraggiarmi a scrivere un seguito, non mi tirerei certo indietro!

Il Libro maledetto | False percezioni


Luigi Milani ci segnala l’uscita editoriale di una sua fatica a quattro mani con Alexia Bianchini: parliamo di Il Libro maledetto, un thriller e anche altro per i tipi di DelosDigital. La quarta:

Daniele Bizzarri, un tempo fascinoso autore di successo, ora alcolista perso e spiantato, si trasferisce dalla capitale in uno squallido paesino del centro Italia. Arroccato in una vecchia casa di campagna piena di spifferi e ragnatele, in fuga dalla ex moglie e dai tanti creditori, è in cerca dell’ispirazione perduta. Tra incontri al calor bianco con le bellezze locali e contatti inquietanti con misteriosi personaggi dediti all’occultismo, lo scrittore non solo non migliorerà la propria situazione personale, ma precipiterà in terribili incubi, contro cui dovrà lottare per uscirne vivo… e sano di mente.

Le premesse sono folgoranti, un altro libro da mettere in lista di lettura.

YouWorld, il sesso artificiale del futuro | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di una nuova edizione per YouWorld, il romanzo breve di Giovanni De Matteo e Lanfranco Fabriani già uscito anni fa su Urania e ora riveduto e ampliato per Delos Digital. Due Premi Urania assieme, e il risultato è deflagrante, disturbante.

Se l’apertura di una casa di tolleranza con donne di plastica vi ha sconcertato, aspettate di vedere cosa accadrà in futuro, quando pagando bene potrete avere le grandi dive del cinema, da Marilyn Monroe a Gwineth Paltrow, in versione artificiale ovviamente. Senza più freni, senza più limiti, come cambierà la società il mercato del sesso sintetico? Due grandi autori italiani, entrambi vincitori del Premio Urania, vi raccontano uno scenario tanto allucinante quanto plausibile.

IL CANONE DI BOLAÑO. Spirito e corpo della fantascienza – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione a Lo spirito della fantascienza, di Roberto Bolaño, in uscita per Adelphi, notizia di per sé fantastica, nel senso che la casa editrice di sovente non fa uscire titoli legati al genere SF. Un estratto della rece:

La fantascienza di questo romanzo, in effetti, non è fantascienza (se non indirettamente, come riflesso di un riflesso: il riflesso dei racconti di fantascienza scritti da uno Jan ragazzino e che il suo professore di letteratura, “un uomo in buona fede, innamorato selvaggiamente di Scott Fitzgerald e in modo più tranquillo della Repubblica delle Lettere”, liquida con un’alzata di spalle, esclamando mestamente: “Caro Jan, spero che tu non stia fumando”), ma ciò che il titolo puntualizza: ancora una volta, lo spirito della fantascienza, il senso di una realtà fluida, soggetta a cambiamenti, pervasa da un dinamismo che mette in relazione le leggi della fisica con i moti della psiche umana. Il tutto innervato da una scrittura elettrica che alterna quadri narrativi tradizionali (dal punto di vista dell’amico e coinquilino di Jan, Remo, nell’appartamento che condividono a Città del Messico) a inserti dialogici, interviste, funambolismi visionari il cui riferimento concettuale è proprio quello del grande serbatoio fantastico-fantascientifico novecentesco. Fin dalle prime pagine: nei topi che Jan sente brulicare sopra o dentro il tetto della stanza in cui vive (“Allora […] disse che il soffitto della nostra stanza era infestato di topi mutanti, non li senti?, sussurrò con la mia mano sulla fronte e io gli dissi sì, è la prima volta che sento dei topi squittire sul soffitto di una stanza sul tetto a terrazza all’ottavo piano. Ah, disse Jan”) echeggia il Lovecraft dei Ratti nel muro, con un’ironia che smorza gli eccessi metafisici dello scrittore americano e al contempo ricostruisce l’orrore in dimensioni molto più accessibili e concrete, presenza tangibile nella realtà di bohémiens emarginati che vivono l’esperienza quotidiana come enigma insensato e straniante, su cui aleggia l’ombra di minacce tutt’altro che soprannaturali (il professore che disprezza la fantascienza finisce spazzato via mentre è intento a una passeggiata “alla luce di luna durante il coprifuoco”, nel Cile di Pinochet).

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