HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Letteratura

Eymerich si scrive da sinistra | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com il resoconto della presentazione del Fantasma di Eymerich, ultimo romanzo della saga ideata da Valerio Evangelisti, svoltasi il mese scorso a Bologna.

“Questo studio arriva in un momento particolare, in cui torna Eymerich. Ma il ciclo dell’inquisitore è l’ossatura di un progetto molto più ampio, uno One Big Novel: un unico, grandissimo discorso politico svolto attraverso la letteratura. Una narrazione distribuita tra i secoli, dal medioevo di Eymerich al far west dello stregone Pantera, dai pirati del ciclo di Tortuga fino alla trilogia socialista de Il sole dell’avvenire, che arriva infine al nostro presente del “realismo capitalista”, quello del motto there is no alternative. Non c’è però solo il discorso politico, ma anche il bello di scoprire perché il lettore si innamora di un personaggio negativo come Eymerich. Certo non si tratta di un mostro monolitico, è un individuo che cambia nel corso della sua vita letteraria. C’è un viaggio dell’eroe esterno ma ce n’è anche uno interno, psicanalitico”.

Vi ritroviamo, nel romanzo, un Eymerich più stanco.

“Perché io sono più stanco: ho un rapporto quasi autobiografico col mio personaggio, che è la parte peggiore di me. Un cattivo, come è stato detto, ma un cattivo affascinante. Anche nella serie televisiva The Man in the High Castle, tratta da La svastica sul sole di Philip Dick, il personaggio più interessante è un nazista. Chiaro che non per questo uno diventa nazista; anzi, da un certo punto di vista può riflettere sul nazismo. Anch’io fin dall’inizio ho voluto creare il male affascinante. Eymerich non è sadico: è duro, inflessibile (anche con se stesso), gioca con la crudeltà, rappresenta l’autoritarismo e la volontà di inquadrare il prossimo”.

Annunci

L’insopportabile delicatezza della polvere, di Martina Vidaic – collana Versi Guasti | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Kipple Officina Libraria inaugura il 2019 affinando il linguaggio estremo e potente, intriso di meraviglia, della grande Poesia. L’insopportabile delicatezza della polvere (o come recita nella lingua madre croata, Nepodnošljiva nježnost praha) è opera di Martina Vidaić.
La prima caratteristica che si coglie leggendo le poesie della Vidaić, poetessa vincitrice nel 2011 del Premio Goran dedicato ai giovani poeti di lingua croata, è la leggerezza. Il suo verso scorre lieve sulla pagina, le immagini fluiscono l’una dopo l’altra senza stridore, senza astio. È come se l’autrice stesse raccontando davanti a un camino storie e vicende di cui è stata spettatrice o forse, persino, protagonista.
La leggerezza, la “delicatezza”, non è però nel contenuto, non è nell’oggetto del racconto che ha sempre una venatura mortale fra le sue righe, ma nel fluire della parola come fosse un fiume placido di veleno che scende a valle, docile, invitante ma letale. In questo contrasto ricercato fra il tono lieve e il contenuto drammatico delle sue narrazioni, Martina Vidaić gioca il confine fra reale e irreale, tra ciò che appare verosimile per il tono e per la semplicità del racconto, e ciò che per immagini e tragedia si svela essere assurdo e surreale, quasi impossibile.

La magistrale introduzione è del curatore di collana Alex Tonelli, la traduzione è di Cristina Antonac e la copertina è realizzata, con suprema maestria, da Francesco D’Isa.

Dall’introduzione

È sottile la membrana che sta a valico della soglia che Martina Vidaić costruisce nelle sue poesie, talmente sottile che lei l’attraversa in un verso e nell’altro (e forse questo non è un gioco di parole), saltellando poeticamente dal mondo reale a quello irreale per raccontare e descrivere immagini di cui non possiamo più dire a quale piano di realtà appartengano, se lontano e impensabile.
La soglia è dunque ciò che apre, è il limite di un confine percorribile, è un limes poetico costruito per essere attraversato e valicato. La soglia è desiderata, cercata, ma la poetessa – proprio prima di compiere l’ultimo passo che la porterebbe al di là – non nasconde la paura, l’angoscia di attraversare quel confine che conduce da un luogo all’altro, da questo reale a “qualcos’altro”. Questa soglia, che la poetessa brama ma che allo stesso tempo teme, nelle sue poesie sembra comparire in modo diverso: o si svela improvvisa come squarcio inaspettato nel piano condiviso del reale oppure è lì, manifesta, epifania luminosa che acceca la pagina.
La poesia è composta di brandelli, di bocconi di morte, cibo grasso e orrendo che nutre la parola poetica famelica e obesa. Per scrivere serve essere vivi, ma serve anche avere un coltello. Un’arma che ferisce, un’arma che provoca dolore e conduce alla morte. Un oggetto aggressivo di cui la poetessa non svela l’utilizzo; esso è lì, giace sul tavolo di lavoro del poeta, insieme alla penna e alla carta. È il coltello misterioso e quasi metafisico che sarebbe piaciuto a De Chirico.

La quarta

In questo contrasto ricercato fra il tono sottile e il contenuto drammatico delle sue narrazioni, Martina Vidaić gioca il confine fra reale e irreale, tra ciò che appare verosimile per il tono e per la semplicità del racconto, e ciò che per immagini e tragedia si svela essere come assurdo e surreale, quasi impossibile.

L’autrice

Martina Vidaić (1986., Zadar, Croatia) graduated in Croatian language and literature at the University of Zadar. So far she has published three poetry collections: Era gmazova (SKUD IGK, 2011.), Tamni čovjek Birger (VBZ, 2016.) and Mehanika peluda (HDP, 2018.). While it was still a manuscript Era gmazova was awarded with Goran’s price for young poets, the most important Croatian award for poets under thirty. Her second poetry collection Tamni čovjek Birger was the finalist of «Janko Polić Kamov» award, an award by Croatian writers society, for the best and most inovative book of the year. Her poems were also published in the anthology Hrvatska mlada lirika 2014 (Young Croatian lyrics 2014, HDP, 2014., editor M. Pogačar) among eleven other poets under forty and among seventeen other poets in croato-romanian anthology Ritualul omului fericit (18 poeti croati tineri) (Tracus Arte, 2017., editor B.Oblučar). Since 2015. she is one of the Croatian choices for international project Versopolis1, which promotes perspective European poets by translations and participation in several important European poetry festivals. At the moment she is working on her first novel and fourth poetry collection.

La collana VersiGuasti

VersiGuasti è la collana di Kipple Officina Libraria diretta da Alex Tonelli interamente dedicata alla poesia e alla letteratura lirica in versione digitale, alla costante ricerca di connessioni e poetiche appartenenti al Connettivismo e non solo.

Martina Vidaić, L’insopportabile delicatezza della polvere / Nepodnošljiva nježnost praha
Introduzione: Alex Tonelli
Copertina: Francesco D’Isa
Traduzione: Cristina Antonac

Kipple Officina Libraria – Collana Versi Guasti – Pag. 43 – 0.95€
Formato ePub e Mobi – ISBN 978-88-32179-02-6

Link:

Il sigillo di Caravaggio | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la segnalazione del romanzo Il sigillo di Caravaggio, di Luigi De Pascalis, autore che ho già apprezzato quando ha scritto dell’imperatore Giuliano. La quarta:

Il giovane Caravaggio, arrivato da poco a Roma, comincia a lavorare nella bottega di Cavalier d’Arpino, famosissimo pittore tardo-manierista. Si dedica soprattutto a realizzare nature morte, cosa che detesta perché vorrebbe dipingere figure e mettersi alla prova con nuove sfide. Ma il Cavalier d’Arpino, oltre a dipingere, commercia anche in dipinti, soprattutto nel Nord Europa. E la sua bottega ne è piena. Ed è così che Caravaggio adocchia tra i nuovi arrivi una tavoletta di piccolo formato, opera di Hieronymus Bosch. Rappresenta una scena minuziosa e complicata, con alcune figure nude o vestite in modo curioso, immerse in uno strano paesaggio. Per dimostrare al suo maestro che sa dipingere figure umane, ma anche perché il dipinto lo attrae in un modo che non sa spiegare, Caravaggio lo ricopia di nascosto e lo tiene per sé. Quello che non sa è che gli cambierà presto la vita. Sulla tavoletta, infatti, è inciso un segreto preziosissimo, la chiave d’accesso alla Grande Opera alchemica. E c’è qualcuno disposto a qualunque cosa pur di entrarne in possesso.

Rileggendo Dune trent’anni dopo. Un viaggio iniziatico in sei volumi – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un post che potremmo definire enciclopedico, perché enciclopedica è l’opera che analizza: Dune, di Frank Herbert. Il lavoro è opera di Eliseo Martini, e tratta in dettaglio non troppo spinto, ma esaustivo, i sei volumi della saga di Herbert. Un estratto:

A circa trent’anni dalla lettura del primo volume ho concluso gli altri cinque libri del ciclo di Dune, uno dopo l’altro, nel giro di due mesi. È stato un po’ come rendere omaggio alla mia adolescenza, vissuta all’insegna della fantascienza come antidoto al male dell’essere ragazzini negli anni Ottanta.

Ma non posso negare che in mezzo, in questi trent’anni passati troppo velocemente, siano successe cose che mi hanno permesso di prepararmi ad intraprendere il viaggio iniziatico rappresentato dagli altri cinque volumi della saga. All’età di 17 anni la mia lettura era rapida, ingorda, resa impaziente dall’avida attesa di un colpo di scena; per questo, nonostante ci avessi provato, non ero riuscito ad arrivare nemmeno a metà del secondo volume.

Oggi faccio il giornalista e ho una formazione storico-filosofica costruita in anni di ricerca in campo umanistico ma, nonostante tutta la preparazione che possiamo avere, la scrittura di Herbert, la complessità delle sue riflessioni e del mondo che ha creato continuano ad interrogarci, a sfidarci.

Niente democrazia in Dune

Il ciclo di Dune è una vasta e stratificata meditazione filosofica sulla natura umana, sul libero arbitrio, sulla politica e sulle forme di dominazione, il tutto proiettato in un futuro lontano, nel quale l’umanità ha conquistato grazie alla Spezia di Dune la capacità di viaggiare nello spazio. Il punto di vista adottato per raccontare le vicende umane e l’organizzazione sociale è quello di una aristocrazia che ricorda quella della società feudale europea. Herbert sceglie dunque il punto di vista dei potenti: l’idea di democrazia non è mai presente nel ciclo di Dune, se non nell’ultimo volume, quando ne viene descritta una particolare forma, quella su cui si basa l’organizzazione delle sorelle Bene Gesserit.

Anche il governo di Paul Atreides, asceso al comando dell’Impero dopo aver conquistato Dune e sconfitto gli Harkonnen non ha niente a che fare con la democrazia, ma rappresenta piuttosto una forma di potere illuminato e paternalista, una pax Atreides che mira a essere giusta ma non certo democratica. Una filosofia del governo questa poi amplificata fino alle sue estreme conseguenze dal figlio di Muad’Dib, Leto II, che diventerà il Tiranno, trasformandosi egli stesso in uno dei vermi di Dune e che grazie alla sua preveggenza interromperà per 3500 anni l’evoluzione politica dell’umanità inoltrandosi su quel “Sentiero d’oro” che suo padre non aveva osato intraprendere.

Niente democrazia, quindi, nell’universo di Dune, ma una lotta senza quartiere tra i potenti per la conquista e il mantenimento del potere, sopra i quali Paul e suo figlio Leto cercano di ergersi non certo come paladini dell’eguaglianza ma piuttosto come sovrani (e Dei…) capaci di guidare l’umanità verso una ulteriore maturazione, la cui descrizione – e in questo sta la debolezza ma anche la forza del racconto di Herbert –  resta poco chiara o comunque mutevole nel corso di tutto lo sviluppo del ciclo.

Immaginari alterati – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la segnalazione di una pubblicazione che vede coinvolta buona parte della sua redazione; il libro, Immaginari alterati, verrà presentato il 24 gennaio alle ore 21.00 presso la libreria Comunardi, via Bogino 2 a Torino. Ecco un estratto dalla prefazione di Valerio Evangelisti.

Nel primo numero della rivista politico-letteraria “Carmilla” (1995), allora in forma cartacea, e con diffusione da fanzine, si sosteneva che l’immaginario sarebbe stato uno dei campi di battaglia a venire, per la sinistra di classe e per le forze antagoniste. Questa previsione è stata ampiamente confermata. Oggi basta gettare uno sguardo sullo scenario socio-economico, o anche sul nostro semplice quotidiano, per scoprire quale peso vi abbiano l’immateriale, la costruzione fantastica, il sogno a occhi aperti (o anche chiusi).

È storia antica, impossibile da ripercorrere in una paginetta. Sta di fatto che gli Stati Uniti furono tra i primi (sebbene non i primissimi, preceduti dai fascismi) a intuire l’importanza di quel terreno di scontro. Nel secondo dopoguerra nacquero ovunque loro agenzie (USIS) intente a imporre, soprattutto attraverso il cinema, il modello di vita americano come il migliore e il più desiderabile. Simultaneamente la pubblicità si incaricò di trasferire l’attenzione dal valore d’uso al valore di scambio, potenziando quest’ultimo con un carico d’informazione, divulgato a livello mediatico (se mi troverò di fronte a una merce di marca nota, vista in televisione, e a una di marca oscura, quasi sempre sceglierò la prima, al di là della qualità effettiva). Le leggi tradizionali del valore andrebbero riformulate tenendo presente un fattore informativo in apparenza impalpabile.

L’esito di questi processi l’abbiamo sotto gli occhi. Almeno in Occidente, l’economia vede tra i suoi colossi imprese gigantesche che producono esclusivamente informazione, e nulla di concretamente utile. Assicurano vite parallele con brevi escursioni nella fantasia. Occupano l’attività onirica sostituendo sogni fasulli a quelli naturali.

I paesi detti a socialismo reale sono quasi tutti caduti non solo per contraddizioni interne, ma anche per il fascino, accuratamente studiato, di cui ha saputo ammantarsi l’Occidente. Per lo stesso fascino, più che per disagio o pericolo, si sono avviate gigantesche migrazioni attraverso il mondo, solo in parte collegate a cause materiali. D’altro canto, i vari sistemi di potere sono stati bene attenti a evitare l’emergere di un immaginario ribelle, che scatenasse moti di rivolta incontrollabili. È recente la repressione, attuata dalla magistratura spagnola, contro gruppi rock, o addirittura ai danni di una piccola compagnia di burattinai. Si cade, su questo fronte, facilmente nel grottesco, eppure esiste una logica di fondo, malamente indagata.

Perché il capitalismo si regga bene in piedi, deve invadere anche le aree non sottoposte al suo dominio diretto, economico e politico. La tripartizione della giornata teorizzata dai socialisti di un tempo (“otto ore per lavorare, otto ore per istruirci, otto ore per riposare”) va abolita – ed è ovvio, se si pensa che l’immaginazione è diventata produttiva. Lo spazio per “istruirsi” è il primo a dover essere colonizzato, essendo quello maggiormente insidioso per il potere. Dunque informazione manipolata, distrazioni eterodirette e funzionali, luoghi di studio addomesticati (quanti docenti furono licenziati o emarginati, dopo i cosiddetti “anni di piombo”, non solo in Italia?).

Le ore per lavorare tendono a diventare illimitate, con la rapida soppressione dei tradizionali momenti di riposo, dalle pause pranzo ai giorni festivi. Quanto al puro sonno, alzi la mano chi dorme effettivamente le otto ore canoniche. Se poi sogna, potrà trovare nella sua “fase REM” brandelli del mondo mercantile e spietato a cui si cerca di condizionarlo nella veglia.

L’immaginario è dunque tra i terreni salienti di battaglia, per chi voglia sottrarsi alla dittatura più insinuante, senza scrupoli e invasiva che la storia ricordi. Occorre però conoscerne le forme. Alcuni redattori di “Carmilla”, nei saggi o nei racconti contenuti nel presente volume, provano a farlo. Resistenza inutile? Resistere non è mai inutile, e di per sé contrasta il velo di anomia e di alienazione che sta calando su noi tutti.

L’editoriale di Robot85 – In ricordo di Giuseppe Lippi


L’editoriale di Robot85, scritto dal curatore Silvio Sosio, è un colpo al cuore. Si ricorda Giuseppe Lippi, e già quei frammenti di memoria struggenti che ho vissuto valgono tutto il volumetto in cui sono contenuti. Tutto un fandom che si è stretto attorno al suo curatore.

Ciao Andrea Leonelli | Edizioni Esordienti Ebook


Andrea Leonelli non c’è più. Sono sconcertato dalla notizia, ho apprezzato la sua disponibilità, generosità, la sua squisita sensibilità. L’ho conosciuto poco, ma la sua presenza tra noi rimane insieme alle sue poesie, al suo impegno, alla sua consapevolezza di essere rinato già una volta, qualche anno fa, quando la poesia lo accolse tra le sue braccia per crescerlo in un mondo nuovo.

Mi dispiace infinitamente, Andrea

Terracqueo

multa paucis

Il maestro dei sogni

"Tutti siamo fatti della stessa sostanza dei sogni"

Il Bistrot dei Libri

"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso" Daniel Pennac

Astro Orientamenti

Ri Orientarsi, alla ricerca del nostro baricentro interiore

Fantasy al Kilo

L'osteria del Fantasy e Sci-Fi

Medio Oriente e Dintorni

Storie, cultura e sport dal Medio Oriente e e Dintorni

Gli Archivi di Uruk

Database di genere in italiano

ˈGŌSTRAK

In Absentia Lucis Tenebrae Vincunt

PostScripts

Il Blog di Francesca Sabatini

Rosa Frullo

Rosa Frullo. Un poeta e un filosofo tra Spleen e Masochismo

BREAKFAST COMICS

Il fumetto quotidiano di Michele Nuzzi. Poche parole... solo per le opere per cui vale la pena spenderle... Sponsored by CSBNO

Il Caos dentro

...che genera una stella danzante

Aquilone di pensieri

And into the fields I go to lose my mind and find my soul

3... 2... 1... Clic!

E’ un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa. (Henri Cartier-Bresson)

B-Movie Zone

recensioni di film horror, thriller, gialli, poliziotteschi, sci-fi, exploitation, erotika

I tesori di Amleta

il mio mondo diverso

VOCI DAI BORGHI

PERDERSI TRA LE EMOZIONI DEI BORGHI ITALIANI

Duplex Ride

electronic music & video

di Ruderi e di Scrittura

Il blog di Gaetano Barreca

ORME SVELATE

la condivisione del dolore è un dono di amore da parte di chi lo fa e di chi lo riceve

francesca del moro

La differenza tra prosa e poesia è che la prosa dice poco e ci mette molto tempo, la poesia dice molto in pochissimo tempo. C. Bukowski

Istanze & Fantasmi

poesie seminate, di Martina Campi

Astro-Sirio

Astra inclinant non necessitant

The Twittering Machine

Racconti di fantascienza (e altro) di Piero Schiavo Campo

Quel cinema invisibile...

Cinema was made to reunite the Visible and the Invisible

Crudo e Cotto

Blog di cucina vegana

Il Calamaio Elettrico

Versi di Mauro De Candia e influenze varie

ON THE ROAD

Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti

Evelyn

👩‍🎨 Drawing artist 🇮🇹 27 y/o ♍️ 📨 evelynartworks@virgilio.it 🌛🌓🌜 Facebook / Twitter / Instagram: @EvelynArtworks

Sull'amaca blog

Un posto per stare, leggere, ascoltare, guardare, ricordare e forse sognare.

A X I S m u n d i

Rivista di cultura, studi tradizionali, antropologia del sacro, storia delle religioni, folklore, esoterismo.

Chiara Prezzavento

editing, scrittura, lettura

patrizia arcari

LIFESTYLE BLOG - appunti e brevi considerazioni su economia circolare, slow life, trasporto sostenibile, cucina del riuso e ... quantistica

PAROLE LORO

«L'attualità tra virgolette»

Ottobre

Giornale dei lavoratori

Arte&Cultura

Arte, cultura, beni culturali, ... e non solo.

bertolinometalartist

GIACOMO BERTOLINO

Diario Esoterico

Un diario non è che un registro di viaggio.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: