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Archivio per Letteratura

I Miti di Cthulhu: in arrivo il volume sui precursori e continuatori dei miti


Su HorrorMagazine la segnalazione del prossimo arrivo in libreria di  I Miti di Cthulhu, tomo Mondadori dedicato al Solitario e ai suoi precursori ed eredi, visto che la caratteristica della pubblicazione è proprio l’indagine sul prima, durante e dopo Lovecraft.

Molti i nomi coinvolti nel volume, tra questi cito liberamente E.A. Poe, Ambrose Bierce, Algernon Blackwood, Arthur Machen, Lovecraft stesso, Clark Ashton Smith, Robert Bloch, Ramsey Campbell, Colin Wilson, Giulio Leoni, Errico Passaro e tanti altri; un libro imperdibile, da avere senza se e  senza ma.

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Filmhorror.com – Alessandro Forlani inaugura la collana Heroic Fantasy Italia!


Su FilmHorror la segnalazione di La scure e i sepolcri, nuovo lavoro di Alessandro Forlani di cui incollo la quarta:

“Non ci sono tenebre tanto fitte che un’ascia ben affilata non possa tagliare in due.”

Thanatolia: il continente-necropoli dove la negromanzia è legge e i cui sepolcri custodiscono favolosi tesori. Malqvist, valoroso guerriero ridotto a tombarolo, leale, sfortunato, diffidente di qualsiasi forma di magia, si trova a misurarsi con entità aliene, demoni, mostri antropofagi e subdoli stregoni. Attorno a lui una folla di personaggi, mercanti senza scrupoli, cinici avventurieri, fanciulle in pericolo ma soprattutto pericolose, combattenti abbrutiti e prostitute generose, che Alessandro Forlani ritrae, vividi e indimenticabili, con la sua prosa fantasiosa e inventiva.

Conoscendo la qualità che normalmente sforna Alessandro, credo sia un altro dei volumi imperdibili per il cultore del fantastico: edotore DelosDigital, whatelse?

Lankenauta | Magniverne


Su Lankenauta la recensione a Maginverne, la raccolta di racconti weird scritta da Maurizio Cometto. Un estratto:

Quella di Magniverne è una provincia piemontese dall’aspetto fiabesco, seppur molto vicina alla grande città, che nasconde un lato oscuro di cui gli abitanti, per lo più omertosi, sono spesso consapevoli, ma che solo i bambini, col loro sguardo vergine ed ingenuo, riescono a rivelare, non avendo ancora ricacciato le paure collettive nelle profondità del loro inconscio. Oscurità e misteri, sullo sfondo di incombenti e mostruosi doppelgänger, che mostrano il loro fulcro e la loro genesi in luoghi ricorrenti, a volte innominabili e proibiti, a volte del tutto evidenti, elementi imprescindibili del paesaggio di Magniverne: il già citato e onnipresente fiume Labironte (forse una voluta somiglianza con l’infernale Acheronte?), i rifugi nelle oscurità del bosco, il vecchio mulino, che le dicerie di paese vogliono volta volta infestato di fantasmi, ma probabilmente luogo dove si manifestano creature e realtà molto più terrificanti e definitive a confronto dei più rassicuranti spettri. Intendiamoci, i racconti di Cometto presenti in “Magniverne” – “Il costruttore di biciclette”, “L’uomo invisibile”, “Magniverne sommersa”, “Via da Magniverne”, “Un ragazzo solitario”, “Ritorno a Magniverne” – non seguono sempre uno schema prestabilito, e da questo punto di vista viene meno il rischio della monotonia. Se in alcuni scritti l’atmosfera fiabesca la fa da padrone, in presenza di protagonisti appena adolescenti, circondati loro malgrado da realtà soprannaturali e da irrisolto mistero, in altri scritti l’infanzia e la giovinezza, col loro carico di angoscia e di rimorsi, rappresentano storie di un passato che riemerge nonostante i tentativi di rimozione e con evidenti effetti da incubo.

Un’antologia che crediamo sarà apprezzata e che confermerà ancora volta l’importanza di uno scrittore che, forse a causa di un genere poco considerato e soprattutto ancora poco compreso dalle grandi case editrici, meriterebbe ben altra considerazione.

Decadere nell’eterno. Trittico decadente David P. Barnitz, Eric S. Stenbock e Algernon C. Swinburne | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Kipple Officina Libraria è lieta di presentare un’opera inusuale eppure moderna, che contiene quello che potremmo definire un inganno, poiché i tre autori presentati sono considerati come se fossero poeti contemporanei, forse sconosciuti ma ascoltati e letti per caso per la loro prima volta: David P. Barnitz, Eric S. Stenbock e Algernon C. Swinburne presentano, perciò, grazie alla riscoperta di Marco Raimondo, Decadere nell’eterno. Trittico decadente.
Poeti lontani nel tempo, scandalosi, maledetti o forse poeti di una contemporaneità non detta in quest’epoca nostra così inautentica? Tre morti abbiamo letto, tre modi di eternare attraverso la morte: in Barnitz era la bellezza dell’amata, in Stenbock l’amore stesso e in Swinburne la brama e il desiderio, la passione erotica. Tre poeti che hanno avuto il maledetto coraggio di raccontare il loro decadente desiderio di eternità, qualunque questa fosse, qualunque cosa volesse significare.
La magistrale introduzione è del curatore di collana Alex Tonelli e la traduzione è di Marco Raimondo; la copertina è Oh, What’s That in the Hollow…?, olio su tela di Edward Robert Hughes.

Dall’introduzione

In questo nuovo VersoGuasto, grazie al prezioso lavoro di riscoperta e traduzione di Marco Raimondo (già autore del volume sesto di questa collana, DNAbyss), abbiamo cercato di compiere un’operazione di archeologia poetica. O meglio, abbiamo voluto scavare fra pile di libri ammassati nello scorrere del tempo e impolverati di quella sostanza biancastra, che il tempo lascia al suo passare sino a estrarre tre antichi tomi, tre volumi probabilmente dimenticati per aprirli nuovamente ai nostri occhi di lettori.
Chiediamo a chi si appresta a queste pagine di condividere il nostro inganno, mio e di Marco Raimondo, e di considerare i tre autori presentati come se fossero poeti contemporanei, forse sconosciuti ma ascoltati e letti per caso, qui presentati per la loro prima volta. Che sia questo VersoGuasto un debutto, il debutto di tre poeti decadenti di fine Ottocento: poeti lontani nel tempo, scandalosi, maledetti o forse poeti di una contemporaneità non detta in quest’epoca nostra così inautentica? Tre poeti che hanno avuto il maledetto coraggio di raccontare il loro decadente desiderio di eternità, qualunque questa fosse, qualunque cosa volesse significare.

La quarta

Abbiamo cercato di compiere un’operazione di archeologia poetica. O meglio, abbiamo voluto scavare fra pile di libri ammassati che il tempo lascia al suo passare sino a estrarre tre antichi tomi, tre volumi probabilmente dimenticati: le poesie di David P. Barnitz, Eric S. Stenbock e Algernon C. Swinburne, tre poeti decadentisti, letti come se fossero poeti contemporanei, forse sconosciuti ma ascoltati e letti per caso, qui presentati per la loro prima volta.

Gli autori

David Park Barnitz nacque nel 1878 a Wheeling, West Virginia e morì nel 1901 per patologia cardiaca congenita.
Eric Stanislaus Stenbock (Conte) nacque nel 1860 a Cheltenham, Inghilterra e morì nel 1895 di cirrosi epatica.
Algernon Charles Swinburne nacque 1837 a Londra, Inghilterra e morì nel 1909.

Il curatore e traduttore

Marco Raimondo nasce nel 1988 in provincia di Torino. È fortemente affascinato dalle contraddizioni dell’umano; s’interessa di biotecnologia e dei lati oscuri del progresso, di nuove forme di comunicazione, studio e conservazione di antiche tradizioni gnostiche e dualiste.

La collana VersiGuasti

VersiGuasti è la collana di Kipple Officina Libraria diretta da Alex Tonelli interamente dedicata alla poesia e alla letteratura lirica in versione digitale, alla costante ricerca di connessioni e poetiche appartenenti al Connettivismo e non solo.

David P. Barnitz, Eric S. Stenbock e Algernon C. Swinburne, Decadere nell’eterno. Trittico decadente
Introduzione: Alex Tonelli
Copertina: Edward Robert Hughes
Cura e traduzione: Marco Raimondo

Kipple Officina Libraria – Collana Versi Guasti – Pag. 54 – 0.95€
Formato ePub e Mobi – ISBN 978-88-32179-03-3

Link:

Bruce Sterling @ South by Southwest Festival


Bruce Sterling, il 13 marzo, è intervenuto al celebre SXSW, il South by Southwest che, come recita WikiPedia, è un festival musicale, cinematografico, comprensivo di mostre interattive e conferenze, che si tiene ogni anno ad Austin, nel Texas.

Il fluente intervento di Sterling narra l’attuale mondo cyberpunk, e nel farlo elenca le proprie esperienze vissute nel momento d’oro del Movimento rapportandole a questo preciso momento storico, a ciò che è ancora cyberpunk ed è incredibilmente sopravvissuto nello spirito alla sua morte fisica; Bruce è felice di constatare, citando innumerevoli esempi, aneddoti, storie vere e personali, la vitalità ancora virulenta dell’ideologia cyberpunk, in più passaggi del suo intervento ha menzionato esempi della capacità italiana di vivere ancora, con pura attitudine italiana ed europea, il cybperpunk. Sterling, in questo preciso passaggio, cita anche noi connettivisti: la sua empatia coi temi propri del Connettivismo è fantastica, proprio perché molte delle nostre suggestioni derivano anche dal cyberpunk, dalle sue estensioni ideologiche esplose nel terreno della Rete, della tecnologia, delle previsioni di un futuro postumano e teso alla comprensione trascendentale che pure la tecnologia può garantire. Bruce Sterling è, in altre parole, parte integrante dei pensieri connettivisti, della nostra sensibilità; essere usciti un ventennio dopo il Manifesto cyberpunk ha significato per noi gestire un punto di partenza ed evoluzione in parte diversi, ma è altrettanto evidente che le ideologie tecnofile e postumane espresse da Sterling, Gibson e da tutti gli artisti che in quegli anni hanno rivoluzionato il mondo SF e Fantastico in generale, sono state seminali per i connettivisti.

Sono orgoglioso di cospirare con Bruce e con tutti gli altri autori e artisti coinvolti in questi progetti contemporanei, in queste ideologie, nelle empatie che si sviluppano attraverso l’interazione e nelle innovazioni che, alla fine, hanno un solo nome: creatività. Ringrazio pubblicamente Sterling, la sua integrità intellettuale è la migliore garanzia per la strada che abbiamo intrapreso, sentire che siamo allineati ideologicamente, insieme a tutta l’attitudine punk, tecnologica ed espressiva di questi anni, è un forte brivido creativo. Bruce ha compreso rapidamente e perfettamente lo spirito e la storia del Vecchio Continente, dell’Italia, di chi vive in questi luoghi e s’interroga sul futuro con il bagaglio, però, di un passato potente e ingombrante; lui continua a rimanere perciò uno dei fari principali di questi tempi, al netto dei connettivisti: è questa la vera splendida notizia.

KeepTalking

Delitti al museo: intervista agli autori | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine l’intervista agli autori di Delitti al museo, Giallo Mondadori di questo mese, con al suo interno racconti di autori del calibro di Stefano Di Marino. Incollo qui sotto la parte di Stefano:

Torna Bas Salieri, il ricercatore dell’occulto nato nel 2014 dal romanzo Il Palazzo dalle cinque porte: con tre romanzi e due racconti, quanto ti sei affezionato a questo tuo nuovo personaggio?

Moltissimo, perché era un esperimento, la voglia di creare un personaggio che fosse l’antitesi di Chance Renard, il Professionista. Uno che non doveva sparare neanche un colpo, un raffinato, un seduttore. E poi ne è uscita una serie di successo.

In quale mistero troveremo, stavolta, Bas Salieri?

In questa avventura siamo sempre in Italia, a Napoli, chiaramente in un ambiente che richiama il meglio dell’Italian Giallo con una sfumatura più moderna e un pizzico di perversione. E, nel 2020, ci aspetta il romanzo lungo L’amante di pietra dove veramente ne vedrete di incredibili.

Intanto in edicola “Segretissimo Special” presenta una tua storica antologia: Professional Gun. Come la presenteresti a chi non ha avuto il piacere di conoscerla all’epoca?

Un volume da collezione. Presenta non solo tutta la varietà di temi che si trovano nel Professionista ma anche di più. Sono tre romanzi brevi e tre racconti. In particolare ne Il luparo ho avuto modo di scrivere un vero noir tropicale, con una sfida tra due killer che un po’ mi ricorda molti polar francesi che ho amato moltissimo. Poi c’è l’inedito, Vulkan, che è un omaggio allo Sniper di Sergio Altieri che qui è associato al Professionista in una battaglia nelle Filippine.

Ma sei attivo anche in altri campi…

Sì, lo confesso. Ho una grandissima passione per il cinema e le arti marziali per cui mi sono lanciato in una nuova versione della mia guida al cinema di arti marziali, che riprende un po’ Dragons Forever da tempo esaurito. La Guida al cinema di arti marziali arriva sino ai giorni nostri e alle ultime tendenze. ed è illustratissima. una chicca per appassionati, targata Odoya.

Disponibile il secondo numero di “Zothique”, la rivista edita da Dagon Press | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione del secondo numero di Zothique, rivista horror curata da Pietro Guarriello per la Dagon Press. Molto interessante il contenuto, che va al di là dell’horror stesso:

Inizia con un saggio teorico sulla narrativa dell’orrore questo secondo numero di Zothique, ma il pezzo forte è un ampio ed esclusivo Dossier che fa il punto sullo scrittore Ambrose Bierce, di cui vengono presentati anche cinque racconti weird inediti in Italia, oltre a guide bibliografiche e saggi sulla sua figura e sulla sua narrativa. Si passa poi a Thomas Owen, uno dei padri del fantastico Belga, e dopo un saggio introduttivo seguono quattro sue storie tra il surreale e il fantastico, anch’esse in prima traduzione italiana.

Ma anche la narrativa nostrana è ben rappresentata, con un racconto di Francesco Brandoli che si rifà al mito della mater tenebrarum ed è un omaggio a Suspiria. Si passa quindi a Robert E. Howard, con la prima parte di un lungo saggio dedicato alla sua poetica. E per la serie Le donne del weird, che chiude il numero, questa volta il focus è sulla scrittrice Gertrude Atherton, presente anche con il classico racconto The Striding Place.

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