Uscito anni fa da Stampa Alternativa era ormai introvabile da tempo l’antologia di Ted Chiang, Storie della tua vita (Stories of Your Life and Others, 2002). Ritornerà a novembre da Frassinelli, marchio di Sperling & Kupfer di proprietà del gruppo Mondadori, giusto in tempo per l’uscita nel nostro paese di The Arrival, il film di Denis Villeneuve tratto dal racconto che dà il titolo all’antologia, Story of Your Life.

L’annuncio è arrivato qualche giorno fa sulla pagina Facebook di Frassinelli, “condito” però con un blurb, una di quelle frasettine che vengono estratte da recensioni per promuovere i libri, che ha fatto irritare gli appassionati di fantascienza:

“Ted Chiang non scrive fantascienza. Scrive letteratura, e per farlo usa brillantemente la scienza.” (Booklist)

Verrebbe la tentazione quasi di discolpare Frassinelli (che sarebbe comunque responsabile, avendola scelta) dando la colpa a Booklist, rivista americana di recensioni librarie. Ma possibile che gli americani, che di sicuro non hanno questo “prurito” che porta a esorcizzare la fantascienza di cui sono spesso vittime gli editori italiani, abbiano scritto una cosa del genere? Infatti non l’hanno scritto. La frase di Booklist era:

He puts the science back in science fiction—brilliantly

La cui traduzione, a noi sembra, non fa differenza tra letteratura e fantascienza, ma anzi classifica Chiang come fantascienza vera e propria: Chiang rimette la scienza nella fantascienza, in modo brillante.

È una polemica vecchissima. 2001 non è fantascienza perché è troppo intelligente. Philip Dick? no, sembra ma non è, lui scrive di temi universali. Altri autori via via ci sono passati; ora è il turno di Chiang.

Qualcuno osserva: in un’era in cui alla “fantascienza” si associano film come Avengers o Star Wars com’è possibile pensare che Chiang sia la stessa cosa? Di sicuro tornerà difficile farlo se quando viene pubblicato Chiang, o Dick, o Ursula Le Guin, ci si affanna a negare che questa sia fantascienza. La fantascienza è stata fin dai suoi albori avventura escapista come pure letteratura con basi scientifiche. C’era Verne che sognava di viaggi sulla luna e c’era Wells che si poneva domande sul futuro dell’umanità. C’era Flash Gordon e Buck Rogers e c’erano Asimov ed Heinlein. Il problema nasce quando chi scrive queste cose non sa realmente di cosa sta parlando. Quando nella mente di chi scrive la parola fantascienza risveglia solo qualche immagine di spade laser. O, peggio ancora, quando chi scrive queste cose sa benissimo cosa sia la fantascienza, ma è anche convinto che se usa quel termine il libro venderà molto meno di quanto si aspetta. E questa forse è la cosa più triste.