HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Letteratura

∂| ThrillerMagazine | I dirimpettai


Su ThrillerMagazine la recensione a I dirimpettai, di Fabio Viola.

Un romanzo dissacrante ambientato in un appartamento confrotevole nella Roma bene, dotato di ufficio, palestra casalinga, dove il proprietario, chiamato “il dirimpettaio anziano” è un guru della Rai che abitua le sue domestiche a preparargli cene ipocaloriche e ad essere trattate come pezze da piedi. Il cinismo che lo connota si è fatto di granito dopo una vita di esperienze e conoscenze nel mondo dello spettacolo e gli fa dividere categoricamente il mondo in ciò che serve e ciò che inutile, secondo una prassi all’utilitas che ha dimestichezza con un certo tipo di potere, quello più invisibile e pervasivo:
«Sai cos’è il potere? Il potere è quando parlano di te senza neanche fare il tuo nome».

Ha un’opinione al vetriolo su tutto e sa ferire con quell’ironia tagliente che riversa soprattutto nei confronti del suo compagno, “il dirimpettaio più giovane”, un aspirante-qualcosa-purché-mediatico, che lo pappagalleggia con scarso successo e mostra, nella sua debolezza, nella sua impotenza, la parte umana che l’altro pare abbia perso non solo nei dialoghi, ma anche nelle espressioni facciali. Il dirimpettaio giovane vorrebbe emergere in quel mondo magico televisivo in cui il compagno l’aveva raccomandato anni prima, introducendolo ma senza dargli una spinta sufficiente per farlo spiccare. Del resto il ragazzo non è dotato di grandi talenti o attitudini o strategie, come gli viene rinfacciato quando quello pensa di riproporsi: «Sai chi li manda i curriculum? I terroni che sognano di scrivere le fiction Rai con cui sono cresciuti. I morti di fame che non hanno idea di come funziona il mondo del lavoro, figuriamoci la televisione. Italiana, per giunta. Me ne arrivano a pacchi. Li butto tutti senza leggerli. Non c’è niente di più umiliante che scrivere un curriculum».

Devo aggiungere qualcosa per invitarvi alla lettura di questo libro?

Le variazioni di Gernsback: storie di fantamusica ∂ Fantascienza.com


Fantascienza.com segnala una pubblicazione curata, tra gli altri, da Gian Filippo Pizzo: Le variazioni di Gernsback — Storie di Fantamusica.

Questa antologia comprende in tutto undici racconti scritti da autori italiani, fatta eccezione per tre che sono di autori stranieri del calibro di Michael Bishop, Robert Silverberg e Douglas Smith. Gli autori italiani sono Giulia Abbate, Danilo Arona, Giovanni Burgio, Stefano Carducci e Alessandro Fambrini, Elena Di Fazio, Loredana Pietrafesa, Franco Ricciardiello, Piero Schiavo Campo. La musica doveva avere un ruolo fondamentale nell’economia della storia e non doveva essere soltanto uno sfondo.

Nella “introduzione” i tre curatori hanno scritto: “abbiamo dunque racconti in cui la musica serve da deterrente contro pericoli alieni, racconti in cui computer e robot cercano di minare la creatività umana, riproposizione di spettacoli classici su altri pianeti, spiriti di musicisti scomparsi che si reincarnano, reunion di band in un presente ucronico, spettri che condizionano nel Bene o nel Male l’arte dei suonatori… e tanto di più.”

Un’opera di profondo interesse, dalla suggestione densa e foriera di immagini stimolanti. Da non perdere…

Miskatonic University consiglia: Strane Ferite ∂ HorrorMagazine


HorrorMagazine segnala il nuovo romanzo di Stefano Fantelli, Strane ferite:

In uno di quei vecchi appartamenti sul lungofiume, di quelli che affittano per poco, Daria, ancora mezza addormentata, si toglie il pigiama rabbrividendo e si infila in fretta un paio di jeans e un maglione. Accende lo stereo, preme play. I Bauhaus: “La passione degli amanti è per la Morte, dice lei, la passione degli amanti è per la Morte…”

I sogni neri e viscidi di Valentina, le canzoni paradossali di Alice, Fabrizio e il suo odio disperato per l’attrice Maya Murna, e ancora, un’astronave, un Babbo Natale telepatico e una bomba che sta per esplodere. In questa nuova favola dell’orrore dell’autore italiano più visionario degli ultimi tempi, un’umanità fatta a pezzi penetra le viscere della terra per risalire dall’inferno delle sue solitudini.

Un’introduzione assai accattivante, che sfruguglia ferocemente i sensi e getta le basi per l’immersione nel libro… Lo fa anche a voi?

Premio Europa 2015, Dario Tonani e Delos Digital tra le nomination ∂ Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione delle nomination di DelosBooks e Dario Tonani al Premio Europa 2015, che ha come fine il promuovere la fantascienza in Europa e la fantascienza europea nel mondo. I miei complimenti a Dario e a Silvio Sosio, in rappresentanza Delos, per il risultato, che contribuisce a rendere più internazionale l’editoria italiana di genere.

L’Antico, gli Antichi e il culto segreto – Carmilla on line ®


Su CarmillaOnLine un bell’articolo di Danilo Arona, volto a indagare le trame dell’occulto e di H.P. Lovecraft con il suo mondo trascendente e orrendo di potenza oscura, posto in una qualche dimensione adiacente alla nostra, da cui mi sento avvolto in questi giorni, mentre rileggo e progetto cose di e con Danilo, mentre i messaggi si susseguono uno sull’altro e la rete mi avvolge in uno splendido oblio complesso. Un estratto:

Lovecraft quindi come “strumento inconscio” per aprire una certa porta? Autore di una narrativa che mimetizza esperienze occulte realmente vissute e in grado di agganciare altri mondi paralleli? Nel mondo dell’occultismo contemporaneo, tutti gli “addetti ai lavori” sono ormai convinti che, per quanto prodotto di fantasia, il Necronomicon sia dotato di una sua sinistra e autonoma forma di esistenza e in grado di aprire quella porta e consentire agli esseri mostruosi dell’Altra Realtà di penetrare nel nostro mondo. In pratica, dicono, Lovecraft ne avrebbe intuito i contenuti in seguito a suggestioni inconsce da parte di entità ultraterrene, che avrebbero agito sulla sua mente senza che lui neppure ne fosse consapevole. All’origine di questa convinzione c’è anche il famoso occultista inglese Kenneth Grant, uno degli eredi del pensiero magico di Aleister Crowley. Quello che riportiamo è il brano cruciale dell’articolo con il quale Grant illustra e giustifica la sua opinione sull’origine “aliena” del Necronomicon:

Howard Phillips Lovecraft è morto nel 1937, ma i suoi “Miti di Cthulhu”, diffusi negli impareggiabili racconti d’orrore cosmico che hanno fatto di lui uno dei più grandi scrittori contemporanei del terrore, pongono ancora la questione se fossero una semplice creazione fantastica generata dalla mente allucinata di un (all’epoca) oscuro scrittore del New England, oppure se non adombrassero una sinistra “invasione occulta”. Secondo una tradizione esoterica ben radicata, quando Atlantide fu sommersa, non tutti gli abitanti vi perirono. Alcuni trovarono rifugio in altri mondi, in altre dimensioni; altri ancora sprofondarono in un “sonno” voluto e innaturale, e attraversarono sognando immensi eoni di tempo. Alcuni di questi si ridestarono: e oggi si annidano in abissi sconosciuti, occulte pieghe dello spazio. Il meccanismo fisico della coscienza umana è normalmente incapace di percepire le loro vibrazioni infinitamente sottili, ma c’è chi conosce i mezzi di far filtrare messaggi fino alla loro coscienza. Un’eco di questa tradizione forma anche una delle maggiori tematiche dell’opera di Lovecraft.

Quando Forlani si ispira a Lovecraft ∂ Fantascienza.com


Nuova uscita editoriale per Alessandro Forlani con i tipi della DelosBooks; parlo di M’rara, di seguito la sinossi presentata su Fantascienza.com:

La spettrofobia, che non ha nulla a che vedere coi fantasmi, è la paura degli specchi. Molti ne soffrono, magari in forma lieve, un leggero disagio. E se nello specchio apparisse qualcosa, sembra suggerire il nostro subconscio? E se il mio riflesso fosse diverso da me stesso? A volte la spettrofobia è il risultato di un trauma, o magari di un’esperienza paurosa legata agli specchi, come un film. O un racconto come M’rara di Alessandro Forlani, che ambienta un incubo in puro stile lovecraftiano in un cantiere in epoca fascista, dove durante gli scavi viene ritrovato qualcosa… che era meglio restasse sepolto.

Alessandro, grande scrittore, è noto per aver vinto contemporaneamente, con lo stesso romanzo, sia il Premio Urania che il Premio Kipple; seguitelo sul suo blog, è un piacere immenso leggerlo.

| Fernando Fazzari. Lavatrice e penna


Bella intervista a Fernando “BlackHoleSun” Fazzari, su Contempo, dove ha pubblicato nel recente passato alcuni suoi racconti. Un estratto:

La scorsa volta ci parlavi del movimento ‘connettivista’. Ne fai ancora parte e come sta crescendo?

Ne faccio ancora parte, certo. Gli ultimi anni sono stati molto produttivi, con i romanzi di Lukha B. Kremo, Sandro Battisti, Giovanni Agnoloni, Francesco Verso e Giovanni De Matteo. L’ultima iniziativa cui ho dato il mio contributo è stata “Next-Stream”, una raccolta di racconti pubblicata da Kipple Officina Libraria, in cui proviamo a portare in ambito mainstream le suggestioni del Fantastico e della Science Fiction di cui si è sempre nutrito il Movimento.

Ci sembra che la forma racconto negli ultimi tempi stia acquistando terreno anche in Italia. Nascono nuove riviste, siti web, approfondimenti. Sei d’accordo?

Hai ragione. Ma da qui a convincere certa editoria a scommetterci su, ce ne vuole.

Madri è il secondo racconto che pubblichi con noi. Raccontaci: com’è stato il lavoro di editing?

Utile, come ogni buon editing. Avere due editor – affiatati e con le idee chiare – al lavoro sul racconto mi ha permesso di passare al setaccio “Madri” in maniera efficace e nel minor tempo possibile.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 306 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: