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Archivio per Editoria

Storie intrecciate dentro storie intrecciate | Holonomikon


Giovanni De Matteo narra un po’ del suo racconto presente in Distòpia, il nuovo MilleMondi di Urania, scritto da un manipolo di grandi autori italiani di SF, in edicola questo mese. Ed è meraviglia, come sempre dalla sua penna e immaginazione. L’abbrivio del post – PS – E voi, il volume l’avete già preso/ordinato?

Come fa giustamente notare il curatore del volume Franco Forte (che ringrazio oltre che per aver messo in luce il modello, anche per avermi dato la possibilità di comparire ancora una volta in un libro con diverse autrici e autori per cui non ho mai fatto mistero di nutrire da lettore – e a volte anche, nel mio piccolo, da curatore – un apprezzamento incondizionato), sul mio racconto aleggia l’ombra di Sergio “Alan D.” Altieri. Alla fine i conti tornano, no? Anche lui forse avrebbe usato per questo racconto l’etichetta sci-fi action, che non so se merito, però mi avrebbe fatto senz’altro piacere.

Accanto a lui, altri riferimenti al mio personale pantheon letterario che fanno capolino tra le pagine sono meno scontati per un racconto di fantascienza quale Al servizio di un oscuro potere è, e in particolare penso a H. P. Lovecraft, Thomas Ligotti e Breece D’J Pancake.

Sherlock Holmes Society 3 | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine la segnalazione di un fumetto steampunk che ha come soggetto Sherlock Holmes: Sherlock Holmes Society, vol. 3. La quarta:

1935, l’Impero Britannico tiranneggia sul mondo conosciuto e solo pochi temerari osano sfidare l’ordine costituito. Uno di questi è il terrorista Liam Holmes, figlio di Sherlock che minaccia Londra con le sue bombe! Per questo motivo Giorgio V decide di inviare il suo miglior soldato nel passato per uccidere suo padre. Liam si ritrova costretto a inseguirlo.

Stross omaggia Asimov ed Heinlein: I figli di Saturno | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione dell’Urania di questo mese: I figli di Saturno, di Charles Stross. Intrigante, come ogni libro dell’autore:

Con la morte dell’ultimo essere umano avrebbe fine anche il retaggio dell’umanità? Non secondo Charles Stross.

Ne I figli di Saturno la razza umana si è estinta da tempo, lasciando il Sistema Solare del XXIII secolo in mano a una complessa società di intelligenze artificiali intente a replicare vizi e virtù della specie che li ha creati.

Oggi non siamo rimasti che noi robot. È questa la piccola sporca bugia ipocrita che sta alla base della nostra società: loro, i nostri defunti Creatori, ci hanno costruiti per servirli, e si sono dimenticati di affrancarci prima di morire.

Freya Nakamichi-47 è un’androide di vecchia generazione, una concubina robotica progettata per compiacere una razza che neanche esiste più. Modello di perfetta, obsoleta bellezza in un mondo dominato dagli aristo, sofisticate intelligenze artificiali che intendono la parola “robot” come un insulto, Freya accetta una missione apparentemente semplice: portare un misterioso pacchetto da Mercurio a Marte. Sarà questo l’inizio dei suoi guai…

Il romanzo, primo capitolo della serie Freyaverse, è dedicato alla memoria di Robert A. Heinlein e di Isaac Asimov ed è un dichiarato omaggio al lavoro dei due giganti della fantascienza, in particolare a Friday(Operazione domani, Classici Urania n. 227) di Heinlein, di cui è ritenuto una riscrittura in chiave satirica.

Humor e azione non mancano in questa space opera post apocalittica costellata di memorabili personaggi non umani.

Davvero, questo mese è particolarmente ghiotto per Urania, più del solito voglio dire…

Distòpia, da oggi in edicola il nuovo Millemondi italiano | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com continua il countdown per l’uscita del nuovo Millemondi di Urania, Distòpia, che… esce nelle edicole italiane proprio oggi! Numerosi ed eccellenti gli autori coinvolti da Franco Forte nel progetto; eccoli qui: Paolo Aresi, Valeria Barbera, Francesca Cavallero, Alberto Cola, Milena Debenedetti, Giovanni De Matteo, Linda De Santi, Valerio Evangelisti, M. Caterina Mortillaro, Simonetta Olivo, Giampietro Stocco, Nicoletta Vallorani e Andrea Viscusi che sfidano il destino, dietro una splendida copertina di Franco Brambilla.

Come immaginare il futuro della nostra specie? Quali declinazioni dare agli scenari possibili a cui l’umanità dovrà far fronte, dopo la scossa possente che è arrivata con la pandemia da coronavirus? Alcuni fra i migliori autori italiani di science fiction hanno provato a raccontare la loro distopia, i loro personali incubi futuri, e quello che ne è venuto fuori è una messe di storie che narrano meglio di tante altre ciò che siamo oggi, in attesa di percorrere le strade di quegli orizzonti distopici che solo noi, con le nostre azioni e la nostra volontà (o mancanza di volontà), siamo in grado di costruire per le generazioni che verranno.

Come aggiunge De Matteo, coinvolto anch’egli tra gli autori, ecco un dettaglio ancora più approfondito dei racconti presenti:

Tenetevi pronti a sognare agli scenari immaginati da alcuni dei migliori scrittori della fantascienza italiana, riuniti da Franco Forte, curatore dell’antologia.
Le loro visioni vi porteranno a incontrare un androide nelle gelide miniere di Plutone, a indagare insieme a una Nativa Mentale i segreti di un’Italia virtuale (o meglio “n’Italia”) post pandemia, ad aggirarvi sotto i tramonti oscuri della città di Morjegrad, preda di strani blackout.
Preparatevi a danzare con un’umanità mutilata dall’editing genetico, a inseguire ali di farfalla in un mondo prosciugato dalla vita, a far crepitare di raggi laser la neve grigia dell’inverno nucleare.
Tra le pagine di “Distòpia” scalerete i durissimi canoni estetici del riallineamento, sarete assordati dal frastuono del crollo dei grandi monumenti della Terra, andrete a caccia di emozioni forti in un mondo che ha sacrificato la privacy e il contatto umano a favore di un’inquieta sicurezza, andrete a caccia all’ispirazione insieme a uno scrittore disperato.
Potrete farvi inebriare dal fascino digitare di un/a Perfect Companion, colonizzare un pianeta meticcio e multispecie e persino perdervi in un futuro psichedelico governato da hashtag e captcha.

Devo dire che non vedo l’ora di leggere questo lavoro corale, è anche un modo per rendersi conto di quanto il nostro mondo sia davvero distopico…

Gli anni di NeXT


Qualche anno e numero dopo la fondazione di NeXT – bollettino in senso lato del Connettivismo, nato da un’idea di Giovanni De Matteo e che realizzammo nel 2005 assieme a lui e a Marco Milani – ho preso le redini della rivista che ho guidato, quindi, dal numero 9 (2007) fino all’ultimo – almeno finora – 18 (2013). Una corsa lunga alcuni frenetici anni in cui ho amato coordinare i tanti collaboratori che di volta in volta si affacciavano sull’orizzonte di NeXT; assai spesso, la massa critica dei loro scritti determinava il titolo e il senso di ogni iterazione. Una storia lunga quasi 20 numeri, cui ripenso di tanto in tanto, che ha segnato il mio modo di essere presente nel mondo editoriale e di cui ricordo in particolar modo il numero 0, un’avventura in ogni senso, la scoperta di un mondo che non sembrava possibile raggiungere.

NeXT è una rivista italiana di fantascienza e letteratura fantastica in generale, nata nel 2005 come bollettino ufficiale del movimento letterario del Connettivismo. I racconti pubblicati spaziano nell’intero spettro tematico della narrativa fantastica, mentre gli articoli tendono a privilegiare riflessioni critiche sullo stato della fantascienza e sul futuro, con rubriche dedicate alla scienza e alla tecnologia.

Fondata nel marzo 2005 da Marco “Pykmil” Milani, Giovanni “X” De Matteo e da me, la rivista che ora dirigo è stata capitanata prima da De Matteo, e si è attestata subito come uno dei più attivi laboratori di idee in seno alla fantascienza italiana; attraverso i suoi scrittori ha allacciato una intensa rete di collaborazioni incrociate con le più vitali realtà online del settore, come Continuum e Fantascienza.com. La pubblicazione si avvale di artisti grafici che cambiano di volta in volta e si distingue da altre riviste anche per la scelta di pubblicare tutti i contributi narrativi e saggistici usando lo pseudonimo dei rispettivi autori. La scelta, già espressa a suo tempo nel Manifesto del Connettivismo (dicembre 2004), è inquadrabile in un’esigenza di rottura con ogni logica commerciale o tendenza di mercato.

Il tutto si sposa allo spirito schiettamente anarchico che presiede alla nascita stessa del movimento, che si distingue come un tentativo anacronistico di avanguardia all’interno di un genere come la fantascienza, votato per natura alla sperimentazione e alla prefigurazione di scenari futuri. Nel 2009 la rivista ha visto nascere anche una versione estera, mentre nel 2011 ha vinto il Premio Italia nel settore “rivista non professionale“. Nello stesso anno è uscita anche una raccolta dei primi 15 numeri col nome di SuperNeXT. Nel 2014 Giovanni “X” De Matteo vince nella categoria Articolo su pubblicazione non professionale con il suo La mappa del futuro, apparso proprio su NeXT.

Dal sito della casa editrice Kipple è possibile scaricare la rivista in formato PDF cliccando su www.kipple.it/?s=NeXT. I files sono senza DRM e hanno il prezzo fissato a 1 € cadauno.

Federica Picaro esce nella collana Versi Guasti con “È così che ci incontriamo” | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Chi abita questi luoghi della famiglia? La risposta banale sarebbe la stessa famiglia, le persone a cui la poetessa è familiarmente legata. Ma è davvero così? Così semplice?
Questo è il concetto che guida la silloge di Federica Picaro, È così che ci incontriamo, edita da Kipple Officina Libraria nella ormai conosciuta collana Versi Guasti, curata da Alex Tonelli; la foto di copertina è di Luisa Sodomaco.
L’opera è disponibile in edizione digitale su sito della casa editrice www.kipple.it e sui market letterari online.

Dall’introduzione

Ricorre nelle poesie che compongono questo volume di VersiGuasti un luogo, uno spazio non definito da contorni geometrici, un’area che appare essere più delle emozioni che dello stare. Si tratta di quello che abbiamo voluto chiamare i luoghi della famiglia, una sorta di ontologia dei sentimenti. Non sono solo gli angoli della casa, gli spazi domestici in quanto tali, sono piuttosto i medesimi luoghi definiti e connotati dal loro essere vissuti, agiti, intrisi delle vicende e delle emozioni che l’abitarli porta con sé.
Sono luoghi della famiglia perché vissuti nella famiglia, posseduti dalla costante attività umana che è il vivere dentro casa insieme alle persone degli affetti. Questi luoghi non coincidono sempre nella poesia di Picaro con lo spazio fisico della casa, essi possono essere parchi, piazze e persino località solo ricordate ma sempre vissuti, intrisi della presenza della poetessa e del suo carico affettivo.
Luoghi che appaiono allora vivi, quasi che questa “contaminazione” osmotica porti alla vita gli oggetti inanimati.
Lo sguardo della poetessa illumina le immagini e i luoghi, spazi che sono portati alla vita dall’essere da lei vissuti. Essi sono già vivi prima ancora di essere raccontati in poesia, sono vivi perché da lei posseduti e la poesia non fa altro che metterli in luce, semplicemente narrarli.

La quarta

Esiste un legame fra l’opera d’arte e il suo autore? Leggendo le poesie di Federica Picaro si osserva una maturità della scrittura, una precisione nella composizione del verso, una cura del dettaglio, nell’accostamento delle singole parole intrise di una musicalità leggera che sembrerebbe raccontare di una maturità personale, di un lungo (e doloroso) cammino nella poesia e nella scrittura.

L’autrice

Federica Picaro, 5 giugno 1995, è nata a Napoli e studia Filologia Moderna presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Ha pubblicato per L’Universale Editore un saggio su Pier Paolo Pasolini, e ha collaborato con riviste nate in ambiente accademico. Alcune poesie sono circolate su blog letterari, in ultimo la pubblicazione di quattro inediti per il Journal of Italian Translation di NY.

La collana VersiGuasti

VersiGuasti è la collana di Kipple Officina Libraria diretta da Alex Tonelli interamente dedicata alla poesia e alla letteratura lirica in versione digitale, alla costante ricerca di connessioni e poetiche appartenenti al Connettivismo e non solo.

Federica Picaro, È così che ci incontriamo
Introduzione: Alex Tonelli
Fotografia di copertina: Luisa Sodomaco

Kipple Officina Libraria – Collana Versi Guasti – Pag. 27 – 0.95€
Formato ePub e Mobi – ISBN 978-88-32179-33-0

Link:

Intervista ad Alessandro Fambrini | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine c’è una bella intervista ad Alessandro Fambrini, traduttore e curatore dei testi usciti per Hypnos di autori weird tedeschi di circa un secolo fa. Uno stralcio della chiacchierata:

Ciao Alessandro, prima di tutto grazie mille per la tua disponibilità.
Partiamo innanzitutto ricordando che Lemuria è la terza opera che appartiene a un trittico che le Edizioni Hypnos hanno deciso di dedicare al fantastico tedesco; trittico che comprende anche l’antologia collettiva Der Orchideengarten e il romanzo Alraune di H.H. Ewers, tutti tradotti e curati da te, con la collaborazione di Walter Catalano che ha scritto per ciascun volume degli interessantissimi saggi.
Premesso che molti di questi autori non godono – e non godettero – della popolarità dei loro colleghi anglosassoni, trovo però che il loro approccio al fantastico sia piacevolmente atipico e, per certi versi, anche più audace.
Cosa ne pensi a riguardo?

AF: Diciamo subito, intanto, che il “trittico” di cui parli si inserisce in un progetto di più vasta portata, teso a una riscoperta del fantastico di lingua tedesca di inizio Novecento. Speriamo di avere le forze e l’opportunità di continuarlo e di allargare il panorama fino a comprendere altri autori e altre opere che sono lì, in attesa di essere riportate alla luce. E in effetti, per venire alla tua domanda: sì, il fantastico tedesco di quegli anni non è “popolare” nel senso in cui lo furono gli autori angloamericani e le riviste che li ospitavano. È, piuttosto, ambizioso, raffinato, sperimenta con la scrittura (gli anni Dieci del Novecento sono gli anni dell’Espressionismo, un movimento di avanguardia e di grande rivoluzione formale) oppure, al contrario, prende a modello i classici ottocenteschi o le ricercatezze del decadentismo. È questo il caso di Strobl, un autore che, nel suo periodo di maggiore vivacità creativa, più o meno fino al 1920, costruisce le sue opere su una nota di sensibilità estenuata, di maniacalità ossessiva, che funziona – quando funziona – come una musica ipnotica tesa a indurre uno stato stuporoso simile all’effetto dell’oppio. In questi spazi che si aprono al fantastico, in effetti, non ci sono confini: perciò l’impressione di audacia, che tu hai colto benissimo.
Le visioni di Strobl sono vertiginose, sfrenate, e non soggette a censura, piene di un erotismo traboccante: si pensi a un racconto giustamente famoso come ‘La testa’, in cui i cadaveri di un uomo e di una donna si fondono, e la coscienza maschile rivive con voluttà le esperienze amorose della sua partner. Ma non solo Strobl: la rivista ‘Der Orchideengarten’ (che peraltro vedeva proprio Strobl come direttore responsabile, benché il suo fosse un ruolo quasi puramente formale) presenta numerosi racconti sperimentali, molti dei quali estremamente trasgressivi, e ‘Alraune’ di Ewers scandalizzò il pubblico dell’epoca (e forse lo scandalizza ancora) per la sua sensualità esplicita al limite della pornografia, le scene di stupro, il sadismo, la pedofilia.
Comunque, a correggere parzialmente la tua affermazione, vi è da dire che alcuni autori tedeschi specializzati nel fantastico – tre in particolare: i già rammentati Ewers e Strobl, e Gustav Meyrink – godettero all’epoca di una notevole popolarità, anche al di fuori della Germania, e sono rimasti ancora oggi nel canone. Nel canone del fantastico, almeno.

Recensione a Lo sfasciacarrozze di Alessandro Pedretta, di Luca Falorni | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Riceviamo il parere di Luca Falorni sul romanzo Lo sfasciacarrozze di Alessandro Pedretta. Falorni è un videomaker livornese che ha documentato l’underground dei ’90 di Milano e Livorno; i suoi progetti ruotano intorno alla casa di produzione Ant Perk Produzioni; questa è la sua interpretazione del romanzo:

Premetto a questa breve recensione Il fatto che non sono un lettore di questo particolare genere di fantascienza, e in generale lo sono poco della SF contemporanea italiana, quindi devo confessare di non saperne darne una definizione precisa; mi sono però imbattuto in questo smilzo libretto, in questa narrazione ai confini tra il racconto lungo e il romanzo breve che è difficile, per un testo di una settantina scarsa di pagine, mettere con certezza nell’uno o l’altro contenitore di genere.

Mi sono trovato subito in una comunanza di atmosfere riconoscibili con quelle di James Ballard, quell’enorme scrittore mai troppo lodato ieri e oggi ancor di più, dotato di preveggenza nei confronti di un mondo che somiglia sempre di più ai suoi romanzi più angoscianti, tanto più dopo questa pandemia che potrebbe essere il quinto capitolo di un possibile prolungamento della sua tetralogia degli elementi. L’ispirazione ballardiana è netta nella storia di presenze aliene mutanti nelle periferie di una grande città italiana (abbastanza chiaramente quella dove agisce l’autore stesso, cioè Milano), dove un presente distorto e sconvolto s’incontra con variopinti elementi di un futuro oramai assolutamente prossimo, se non già d’immediata attualità; l’immaginario ballardiano è così sfruttato da poter correre facilmente il rischio di dare il senso dell’abusato, ma questo rischio viene gagliardamente evitato nella maggiore delle occasioni dall’autore grazie a quello che, secondo me, è il pregio maggiore della storia narrata – storia di cui non anticiperò nulla all’eventuale lettore ancora ignorante del testo per non guastargli la meritata sorpresa – cioè la ricostruzione, realista e lisergica insieme, della realtà di un territorio delle nostre grandi città, rispetto alla quale di solito nella narrazione mainstream (sia letteraria che televisiva o cinematografica) finisce per prevalere con una serie di dimensioni stereotipate, soprattutto riguardo ai personaggi e alla archetipica scenografia dei luoghi.

Cosa che invece non accade in questo testo, perché quella periferia che è già viva nella nostra vita reale quotidiana, già quindi un elemento di futuro nel presente, viene descritta con ricchezza di particolari e stralunata attenzione soprattutto nei confronti della fauna multicolore che la popola. Una fauna multirazziale prevalentemente, ma non solo, emarginata e deviante, in cui però l’accento non viene posto soltanto sull’essere tale (emarginata socialmente), ma sulla costruzione di una dimensione assolutamente altra del vivere quotidiano, che parte da un presente diverso per giungere, con breve tratto, a un futuro drammaticamente vicino, ma terribilmente irraggiungibile e incomprensibile per l’uomo che siamo stati appena ieri.

Il futuro inizia, come in un romanzo appunto di Ballard, da piccoli inquietanti particolari che finiscono per mutare noi stessi che lo attraversiamo e tutto lo scenario in cui ci muoviamo; ma quando ce ne accorgiamo, quando il protagonista sperduto nel futuro di un mondo per lui lontano e vicinissimo insieme se ne accorge, è oramai troppo tardi e c’è qualcosa che cova e sta per schiudere il guscio che lo nasconde, così come covano le uova e le fattrici dello Sfasciacarrozze di Alessandro Kresta Pedretta.

La quarta

Al concetto di postumano è associato un senso di concreto, di ipertecnologico; e se invece fosse il fiorire di deliri, visioni e mancanza di punti di riferimento spaziotemporali?
L’alieno che sbuca da una dimensione inaspettata porta all’estremo il paradosso di una società che plasma la materia e la rende vivente: trova le differenze col nostro attuale mondo…

L’autore

Alessandro Pedretta nasce nel 1975 e cresce nella periferia milanese. Operaio, poeta e narratore. Si alimenta fin da giovanissimo di filosofie controculturali, di letteratura underground, di autori della beat generation e del cyberpunk, dei grandi scrittori russi, inframezzando la poesia di Ungaretti, Rimbaud, Campana ai cut-up di William Burroughs, l’immaginario di Ballard e la disintegrazione sintattica di Céline.
Tra le sue ultime pubblicazioni: il romanzo Golgota souvenir – apostrofi dal caos (Golena Edizioni, 2014), la silloge poetica Dio del cemento (Edizioni Leucotea, 2016), il romanzo breve illustrato È solo controllo (Augh! Edizioni, 2017).
Nell’ottobre del 2018 fonda con altri soggetti poco raccomandabili la rivista web di cultura estrema “La nuova carne” e viene pubblicato il libro Carnaio – antologia di narrativa novocarnista, un’antologia con il meglio della rivista.

La collana

Avatar è la collana di Kipple Officina Libraria dedicata ai romanzi e grandi capolavori prettamente italiani del Fantastico e della SF, opere contraddistinte dalla cura meticolosa dei testi e dalle ampie visioni autoriali. Il logo della collana sintetizza perfettamente il circolo del tempo, delle conoscenze, degli eventi nascosti; l’iperbole del Fantastico per spiccare il volo nella fantasia più sfrenata e meravigliosa.

Alessandro Pedretta | Lo sfasciacarrozze
Copertina di 3quarks

Kipple Officina Libraria
Collana Avatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 148 – € 3.95 — ISBN 978-88-32179-17-0

Link

Dal 25 giugno arriva Stephen Hawking a fumetti | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di un fumetto su Stephen Hawking, biografia di uno scienziato che già da vivo era entrato nella Storia.

Questo libro, rigorosissimo e ricco di informazioni scientifiche, è uno spassionato atto d’amore nei confronti di una delle menti più interessanti e anticonvenzionali del Ventesimo secolo, ed è uno sguardo illuminante sul mondo della ricerca, tra l’immensamente piccolo e l’immensamente grande.

I due autori – Jim Ottaviani e Leland Myrick – ora si cimentano con la vita del celebre fisico, matematico e cosmologo britannico, che ha consacrato la vita allo studio dell’origine dell’universo e alla natura dei buchi neri, ed è mancato nel marzo del 2018.

Laurasia | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine si può leggere una presentazione dell’autore più esaustiva rispetto a quanto riportavo ieri su Laurasia, il lavoro di Alessandro Forlani che pone lo sguardo su avvenimenti mitologici avvenuti sulla Terra settecento milioni di anni fa. Notevole, davvero notevole…

Laurasia è un’antologia di nove racconti brevi collegati tra loro in modo che i fatti narrati nell’uno siano il preludio di quelli del successivo. Il lettore leggerà perciò un romanzo che si sviluppa in capitoli autoconclusivi e molteplici Punti di Vista.

L’azione si svolge sulla Terra del Triassico, continente Laurasia, dominato da tre popoli originari di un’altra galassia e insediatisi sul pianeta ormai da millenni. Lemuria è una civiltà caratterizzata da una cultura e un’estetica ispirate a quelle dell’estremo oriente; governata da “soficrati” il cui principale interesse e la cui principale occupazione è la speculazione mistica e filosofica. I lemuriani praticano la taumaturgia e varie forme di magia bianca. Borea è un regime di ispirazione socialista motivato dal principio che tutti sono uguali di fronte alla morte. La cultura e l’estetica boreana sono un incrocio tra quella norrena e quella meso-americana. L’ossessione per la morte porta i dirigenti dello stato boreano, detti “tanatarchi”, a interessarsi di negromanzia. Prolungando le loro già centenarie esistenze ricorrendo alla magia nera invalidano il principio di uguaglianza che è a fondamento della loro costituzione e, di fatto, instaurano una perpetua dittatura. Atlan è una dinamica repubblica liberista, la cui cultura ed estetica è ispirata a quella della Magna Grecia, o di come avrebbe potuto essere la Magna Grecia se fosse sopravvissuta tanto da entrare in contatto e avviare scambi culturali con i mercanti italiani, fiamminghi e anseatici del XV e XVI secolo. Le Gilde Mercantili controllano il paese. Gli Atlan praticano la cronomanzia, per l’indubbia utilità che una “magia del tempo” (per esempio: la previsione del futuro) ha nel commercio.

Lemuriani, Boreani e Atlan vivono molto a lungo, sono tutti dotati del Terzo Occhio e di facoltà ESP più o meno latenti e sviluppate da individuo a individuo. Appartengono alla stessa specie, ma ognuno ha sviluppato peculiari tratti fisici e somatici. I Lemuriani sono scuri di carnagione, i Boreani praticamente albini, gli Atlan hanno le pelle di una sfumatura azzurrina. Tutti hanno una criniera leonina al posto dei capelli. Il livello tecnologico di queste civiltà è quello che definiremmo “raypunk”, le armi bianche sono impiegate al pari di quelle a raggi, e i trasporti sono affidati a velivoli simili ai nostri elicotteri (i vimana della mitologia vedica), vascelli a propulsione solare ma anche carri trainati dai grandi rettili che popolano la Terra in quest’era geologica. La fonte energetica principale è il vril (che ovviamente ho preso in prestito, come in pratica ogni altro elemento del romanzo, da tanta tradizione esoterica e letteraria), i cui pericoli valgono i benefici.

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