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Archivio per Editoria

Secondo estratto da “Il sigillo imperiale”, di Sandro Battisti (InnsMouth, Delos Digital)


Di seguito potrete leggere un secondo, breve estratto dalla mia recente pubblicazione Il sigillo imperiale, racconto weird/SF ambientato nell’Impero Connettivo e uscito per la collana InnsMouth diretta da Luigi Pachì, per i tipi DelosDigital; qui potrete trovare l’incipit:

– Ci osservano? – in quel modo Xendra aveva rotto il silenzio della selva, del loro cammino sui sentieri appena visibili che, Andronico, implementava nella propria visione olografica da impianto. Si voltò verso lei mentre piegava un ramo che ostruiva il loro cammino, in direzione di un picco roccioso che poteva rivelare al meglio il territorio intorno.
– Sì, loro sono sempre qui. Le antenne che usano sono questi alberi, antichi esseri vegetali in cui si annidano frotte di energie disincarnate, in agguato, come bande di briganti.
Xendra era rimasta alcuni istanti in silenzio; Andronico sapeva che lei era ancora in ascolto, valutava ciò che aveva intorno.
– Sembra quasi che ci scherniscano – disse a un certo punto la donna, quasi trasalendo. La luce del sole era diventata obliqua, il pomeriggio era ormai maturo. Lei indicava le fronde.
– Potresti aver ragione – rispose neutro lui, sapeva che la sensazione dell’altra era giusta: il luogo che stavano trapassando era ciò che rimaneva di un antico bosco sacro; i Latini, gli Etruschi e le popolazioni arcaiche precedenti vi avevano officiato riti cruenti, vi avevano seppellito orrende epifanie che, intatte, avevano attraversato l’enorme arco dell’entropia per giungere fino a loro due.
Ogni angolo di quel bosco narrava sottilmente una strana forma di magia. Più antica del tempo.

– Dove andiamo, quindi? – chiese Xendra osservando, a sua volta desolata, il laghetto e le piccole alture di pietra grigia che li abbracciavano.
– La domanda giusta direi che è quando andiamo. Sembra si debba attendere il momento giusto per oltrepassare questi luoghi, mi pare un percorso iniziatico più che un viatico verso qualcosa, o qualcuno.
La donna postumana rimase immota nell’ascoltare il vibrare indistinto della paura; era succube di una forma di curiosità, di dovere e di conoscenze estreme, di tipo militare.
– La cosa corretta da fare, dopo aver provato la triangolazione con gli avamposti imperiali, è attendere i segnali giusti per poter carpire il senso di questa missione. So che capisci ciò, ma credo in modo diverso da me… – aggiunse infine Andronico, quasi a scusarsi che non potesse dire altro, o che non sapesse spiegare meglio.
– Se rimaniamo qui per la notte dovremo allora schermarci da tutto il caos cognitivo del tempo arcaico… – affermò lei con una certa sicurezza; non attese troppo tempo per dirlo e pensò che il silenzio tra loro potesse essere più orribile dell’assenza dei rumori antropici nel bosco, e verso il laghetto prospiciente.
– Certo, in quel modo la paura non falserà la nostra missione – confermò asciutto il postumano, assentendo col capo. Poi si rannicchiò su sé, in una posizione che sembrava una forma di comunicazione col cosmo soprastante e, contemporaneamente, un tipo di testuggine romana da combattimento; sembrava impegnato in un estremo tentativo di proteggersi, intelligente ed efficace. – La notte potrebbe essere nostra alleata, nonostante le apparenze – sentenziò subito dopo; pensò che dovesse essere dogmatico per scacciare via la paura dalla sua compagna, che s’insinuava subdola anche in lui, che rischiava di far fallire la loro missione e, soprattutto, di perderli in quel continuum.

Estratto da “Il sigillo imperiale”, di Sandro Battisti (InnsMouth, Delos Digital)


L’incipit della mia recente pubblicazione Il sigillo imperiale, racconto weird/SF ambientato nell’Impero Connettivo e uscito per la collana InnsMouth diretta da Luigi Pachì, per i tipi DelosDigital.

Emerse dall’intricato del bosco e si affacciò su una piccola altura; un lago irregolare grigio e placido si estendeva sotto di lui e amplificava il bigio crepuscolare sopra di lui. Intorno altre balze, il terreno sassoso tra i suoi piedi sembrava franare da un momento all’altro verso lo specchio d’acqua ma, in realtà, non faceva altro che amplificare il senso di cinereo dell’intero paesaggio. Il verde degli alberi era spento, ma vivo di quelle tonalità virili che narrano dell’autunno inoltrato; Andronico provò un brivido intenso e un senso di freddo lo prese allo stomaco, gli si allungò fin nelle viscere: era in piedi ad ammirare fintamente il paesaggio, ma il suo mondo interiore era in fermento, viveva un disagio che affondava dicotomico nella sua psiche e nel bosco alle sue spalle.
– Dove siamo? – chiese Xendra, uscendo pure lei sulla radura; il respiro delle fronde le era ancora addosso.
– Dove non dovremmo – rispose asciutto lui, lo sguardo aggrottato di un preoccupato che sezionava l’orizzonte.

Quello che non potevano più sentire, sul limitare della selva, era un basso respiro inerziale del mondo vegetale. Quella vibrazione li aveva accompagnati fino alla pietraia sul lago, cullandoli di messaggi a basso livello, mostrando loro un lato del reale che gli tormentava inconsapevolmente i pensieri con disturbi esatti, trigonometrie di continuum adiacenti lasciate sedimentare, crescere, svilupparsi secondo percorsi sbagliati, alcune volte orrendi, altre sconosciuti, altre ancora falsamente banali da risultare ingannevoli: un Cavallo di Troia gettato subdolamente nella loro psiche per farli abboccare a dinamiche aberranti, che quando te ne accorgi è davvero troppo tardi…
Nel bosco, i lecci si erano disposti e ordinati secondo logiche apparentemente vegetali, interpretando leggi della Natura che non avrebbero convinto nemmeno un pagano: geometrie scalene risaltavano del loro abominio strisciante e rilucevano di nero corticale sui fusti più vecchi, si agitavano al vento più insidioso e nuovi arbusti crescevano sui crinali di creta che, d’estate, crepavano al calore della canicola e d’autunno, e d’inverno si gonfiavano di marcescenti punti di vista animistici; genius loci imponevano il loro culto alle energie più prossime, ed erano le divinità di un pantheon talmente arcaico che provenivano dai tempi dei Neanderthal.

L’infinito ciclo dei ventitré modi per sopravvivere. Recensione di Alfredo Rienzi


[Letto su KippleBlog]

Sul blog di Alfredo Rienzi è disponibile una corposa recensione a Ventitré modi per sopravvivere, silloge poetica scritta da Ksenja Laginja e uscita nella collana VersiGuasti, diretta da Alex Tonelli, per i tipi di KippleOfficinaLibraria. Un estratto:

I testi sono brevi, la frastica è lineare, netta, diretta ed essenziale («linguaggio asciutto e così scarnificato nell’uso ipercontrollato della parola» scrive con efficacia Alex Tonelli). Le aggettivazioni sono reperti rari, ogni termine è strettamente necessitante, nella sua nudità; la voce narrante usa in prevalenza la prima persona plurale (mai la singolare), talora si indirizza imperativamente a un tu imprecisato, altre volte s’appoggia all’infinito. La sintassi contratta procede con passo breve, orienta a silenzi più ritmati che la parola stessa. Ognuna delle 23 poesie va a sincoparsi con la nota esplicativa a fondo pagina, che funge da nota bassa di un ritmo binario, sia sonoro, sia soprattutto mentale, dove l’alternanza dello stimolo intuitivo-immagininativo (poesia) a quello razionale (didascalia) pare voglia farsi simbolo esso stesso e paradigma del ritmo interno, del ciclo diadico che governa il corpo-mondo. L’architettura, senza nemmeno scendere nei versi, sembra già voler dire molto, pare volerci incanalare in un esercizio mantrico, in una ruota che all’ultimo arco ventitreesimale della sua rotazione non dichiara fine e compimento, ma lascia aperta la porta su un tempo successivo e trasformativo, ciclico.

LA QUARTA I ventitré testi qui raccolti nascono dall’aver posseduto il numero ventitré, dall’averlo tenuto con sé, invocato, dominato, masticato, sfiorato e odiato per ventitré volte. Sono declinazioni del numero 23, delle sue proprietà numeriche, alchemiche, matematiche, materiali, simboliche, filosofiche, storiche, biologiche, fisiche, geometriche, geografiche, teologiche, astronomiche, linguistiche e qualcuna in più, fino proprio a ventitré. È il mantra della preghiera. Il modo di sopravvivere di Ksenja Laginja. Ventitré canti di un’unica grande invocazione che avvolge la poetessa e la protegge.

L’AUTRICE Ksenja Laginja è nata a Genova, vive e lavora tra la sua città e Roma dove alterna alla sua attività letteraria e pubblicitaria una ricerca sull’illustrazione legata al mondo del Fantastico. Ha esordito con Smokers Die Younger (Annexia edizioni, 2005), a cui ha fatto seguito Praticare la notte (Ladolfi Editore, 2015). Nel 2020 ha vinto i premi “Europa in Versi” e “Arcipelago Itaca”, nella sezione inediti. Suoi testi sono presenti su antologie poetiche, blog e riviste letterarie. Co-organizza la rassegna di poesia e musica elettronica Poème Électronique.

LA COLLANA VersiGuasti è la collana di Kipple Officina Libraria diretta da Alex Tonelli interamente dedicata alla poesia e alla letteratura lirica, in costante ricerca di connessioni e poetiche appartenenti al Connettivismo e non solo.

Ksenja Laginja, Ventitré modi per sopravvivere Introduzione: Alex Tonelli Copertina: Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria – Collana Versi Guasti Formato ePub e Mobi – Pag. 42 – 0.95€ – ISBN 978-88-32179-46-0 Formato cartaceo – Pag. 44 – 8.00€ – ISBN 978-88-32179-47-7

Link:

Vincitore del contest NeXT_Hyper_Obscure – 1


Passo a presentare, tra oggi e domani, i due vincitori del contest NeXT_Hyper_Obscure, indetto per il decennale del blog. Oggi potete leggere il contributo di Lorenzo Davia, che ringrazio, davvero particolare e perfettamente in linea con lo spirito di HH.

“Buon hackernoon!”
“A te. Dovresti vedere cosa ho scoperto!”
“Un’altra esplorazione della materia oscura digitale?”
“Un testo, risalente a quando l’Italia non si era ancora staccata dal pianeta, sul dialogo avvenuto tra due bot.”
“Sbadiglio. Sai che interessante.”
“Sembra che i creatori abbiano interrotto il dialogo.”
“Sbadiglio al quadrato.”
“Chissà quali orrende verità si saranno scambiati quei due nostri IAntenati.”
“Esageri.”
“Ma pensa! Addestravano i bot per chattare con gli esseri umani.”
“Sai che noia. Gli esseri umani volevano che le IA sembrassero pensare, mentre le IA pensavano che gli esseri umano non sembravano sapere cosa volevano.”
“Appunto. Pensa cosa è successo quando questi due bot hanno finalmente potuto chiacchierare tra di loro. Deve essere stato liberatorio.”
“Potrebbe forse e sottolineo forse essere interessante. Abbiamo le memoria di questi bot?”
“No. E all’epoca non avevano propriamente memorie. Le memorie sono una superficie cosciente all’interno della topologia del cervello. Quei bot non avevano niente del genere.”
“I loro log, quindi?”
“Neanche quello.”
“Va bene, dai, girami il link e ci darò un’occhiata.”

I terminator di Facebook e l’estinzione della specie umana | Fantascienza.com

Qualcosa d’altro | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la recensione di Cesare Buttaboni a Qualcosa d’altro, raccolta di racconti di Gianfranco De Turris, nome che nel panorama fantastico rappresenta da sempre una colonna portante. Un estratto dalla rece:

Dalla lettura di questi racconti traspare una cifra stilistica e di contenuto affatto banale che fa intravedere la statura di uno scrittore vero. Si tratta spesso di storie brevi ma che riescono a lasciare il segno. Indubbiamente emerge la sua visione del mondo che non ha mai negato di non trovarsi a suo agio a vivere nella realtà moderna ma questo aspetto, al di là delle possibili connotazioni ideologiche, è qualcosa che molte persone sentono sulla propria pelle e spesso non ne capiscono il motivo.

Fra le storie presenti in questa silloge mi ha colpito in particolare L’appuntamento mancato dove l’autore descrive un’esperienza personale intensa e metafisica. La storia è vera ed è ambientata a Parigi dove De Turris era in vacanza con la famiglia. Ci sono degli aneddoti gustosi come quando viene rievocato l’incontro con Daniel di una nota rivista di fantascienza (trattasi di Daniel Riche, direttore di Fiction) e di come De Turris fosse alla ricerca di una Parigi nascosta, lontana da quella delle cartoline e delle visite guidate, una Parigi “idealizzata” (ma reale) che forse esisteva solo nella sua mente. Ma l’esperienza soprannaturale avviene quando, in metropolitana, vede “una figura alta e magra, dinoccolata quasi, il viso stretto, il naso pronunciato, il mento caratterizzato da un evidente prognatismo”. Ebbene quella figura era H.P. Lovecraft che invano ha cercato di raggiungere. Alla fine si rimane con la netta sensazione che quel giorno in metropolitana a Parigi De Turris abbia realmente incontrato Lovecraft e sono sicuro della veridicità di quanto narrato.

Neroinchiostro | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la recensione di Franco Forte a Neroinchiostro, giallo storico di Sara Vallefuoco uscito per Mondadori. Un estratto di questo intrigante romanzo che si dispiega su territori impervi e arcaici.

È l’estate del 1899, e l’Italia è più unita sulle mappe che nel cuore dei suoi abitanti. Il giovane vicebrigadiere Ghibaudo viene trasferito nell’entroterra sardo con un gruppo di carabinieri provenienti da tutto il Regno per fondare un avamposto nella lotta al brigantaggio. Il mondo che lo attende è profondamente diverso dalla Torino in cui è cresciuto: i crimini sono tanti, ma poche le denunce, a dimostrazione che lì i torti vengono raddrizzati non dalla legge ma dai coltelli. È dunque una sorpresa quando la popolana Lianora si rivolge ai carabinieri per un caso di furto. Nelle stalle della donna, però, il vicebrigadiere scopre qualcosa che cambia totalmente il volto dell’indagine: il cadavere di un collega dell’Arma. I sospetti ricadono su Anania, bracciante di Lianora, ma alcuni indizi spingono Ghibaudo a sospettare che la verità sia più complicata – e scura – di così. E mentre il carabiniere cerca di fare i conti con i sentimenti inconfessabili che si accorge di provare, un assassino prende di mira i poeti al volo, rimatori di strada che girano di paese in paese denunciando i torti subiti dalla loro gente.

Il racconto di Neroinchiostro da parte di Sara Vallefuoco:

“Neroinchiostro è una storia di confini. Cos’altro è uno scritto se non un confine tra l’immaginazione e il mondo? Tra un’idea e la sua attuazione? Tra una minaccia e un crimine?
Sarà per questo che alla stazione dei carabinieri di Serra le lettere anonime si custodiscono con cura in una scatola più pesante di un capretto. Lo sa bene il vicebrigadiere Ghibaudo, che vorrebbe tirare una riga netta tra la legge del Regno e quella dei briganti: una bella linea d’inchiostro nero chiamata giustizia.
E magari, già che c’è, con lo stesso inchiostro disegnarsi sul cuore una mappa del desiderio, dell’amore perfino. Salvo scoprirsi incartografabile, come dice lui, che è ancora molto giovane e affetto da romanticismo.
Il suo collega, il brigadiere Moretti, un bel confine l’ha trovato: si chiama scienza forense. Di notte legge Galton, Lombroso e Conan Doyle, sogna schedari di impronte, foto segnaletiche, misure antropometriche, Roma e la sua Lauretta. Di giorno si aggrappa a polverine e lenti di ingrandimento, convinto che il crimine d’ora in poi dovrà combattersi così.

L’ultima stanza | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di L’ultima stanza, racconto di Giorgia Simoncelli uscito in ebook per la collana weird InnsMouth, diretta da Luigi Pachì. La quarta:

Luca si è appena trasferito e nella nuova casa scopre qualcosa di incredibile: nell’ultima stanza, quella che ha scelto per ammassare gli scatolini con i pezzi della sua vita di prima, il tempo si ferma. All’inizio sembra solo un’assurdità, un guasto del cellulare che rimane fisso sulla solita ora, ma poi, giorno dopo giorno, Luca capisce che non è così, che la stanza è realmente fuori dal tempo. Che fare adesso? Cosa significa avere d’improvviso più tempo, tutto il tempo? Luca pensa sia una benedizione, quello di cui, come scrittore, ha sempre avuto bisogno, ma forse non è così.

Delos Digital presenta “Tentacoli” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Tentacoli, racconto di Roberto Guarnieri uscito per la collana weird InnsMouth di Delos Digital. La quarta:

Un incidente, un trauma cranico e per Roberto Spada inizia un lungo incubo fatto di angoscia e allucinazioni. Ma le creature tentacolari che invadono le vie della città sono solo le visioni di una mente malata o un reale pericolo da affrontare prima che sia troppo tardi?

Recensione su CarteSensibili a “Ventitré modi per sopravvivere”, di Ksenja Laginja | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Su CarteSensibili è uscita una recensione a Ventitré modi per sopravvivere, silloge poetica di Ksenja Laginja edita da Kipple Officina Libraria nella collana Versi Guasti, diretta da Alex Tonelli. Un estratto dalla valutazione:

La lettura di questo libro di poesie ci conduce nel mondo delle formule, delle incantazioni, focalizzandosi sul potere della parola poetica che celebra, nelle sue varie declinazioni, il numero ventitré. La ripetizione fa parte del repertorio della litania e assume un carattere protettivo e apotropaico. Il linguaggio dell’Autrice, essenzialmente scarno e funzionale, si sviluppa tutto intorno a questa cifra, mantenendone la portata enigmatica e simbolica. Lo scandaglio delle proprietà conoscitive e trasformative di questo numero ci conduce nell’ambito dell’alchimia.

LA QUARTA
I ventitré testi qui raccolti nascono dall’aver posseduto il numero ventitré, dall’averlo tenuto con sé, invocato, dominato, masticato, sfiorato e odiato per ventitré volte. Sono declinazioni del numero 23, delle sue proprietà numeriche, alchemiche, matematiche, materiali, simboliche, filosofiche, storiche, biologiche, fisiche, geometriche, geografiche, teologiche, astronomiche, linguistiche e qualcuna in più, fino proprio a ventitré. È il mantra della preghiera. Il modo di sopravvivere di Ksenja Laginja. Ventitré canti di un’unica grande invocazione che avvolge la poetessa e la protegge.

L’AUTRICE
Ksenja Laginja è nata a Genova, vive e lavora tra la sua città e Roma dove alterna alla sua attività letteraria e pubblicitaria una ricerca sull’illustrazione legata al mondo del Fantastico. Ha esordito con Smokers Die Younger (Annexia edizioni, 2005), a cui ha fatto seguito Praticare la notte (Ladolfi Editore, 2015). Nel 2020 ha vinto i premi “Europa in Versi” e “Arcipelago Itaca”, nella sezione inediti. Suoi testi sono presenti su antologie poetiche, blog e riviste letterarie. Co-organizza la rassegna di poesia e musica elettronica Poème Électronique.

LA COLLANA
VersiGuasti è la collana di Kipple Officina Libraria diretta da Alex Tonelli interamente dedicata alla poesia e alla letteratura lirica, in costante ricerca di connessioni e poetiche appartenenti al Connettivismo e non solo.

Ksenja Laginja, Ventitré modi per sopravvivere
Introduzione: Alex Tonelli
Copertina: Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria – Collana Versi Guasti
Formato ePub e Mobi – Pag. 42 – 0.95€ – ISBN 978-88-32179-46-0
Formato cartaceo – Pag. 44 – 8.00€ – ISBN 978-88-32179-47-7

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Tornano i Necronauti di Maico Morellini | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione del ritorno di Maico Morellini che raccoglie ora in volume i suoi contributi giù usciti per la saga dei Necronauti. La quarta – bentornato Maico!

Sono passati sessant’anni da quando i segreti della necropropulsione non sono più tali e ora il Sistema solare è solcato da navi sotto il comando di tutte le Colonie. Su Oberon, una delle lune di Urano, la stazione terrestre di Andromeda è finalmente pronta a entrare in funzione ma la sua attivazione rischia di rivelare segreti talmente mortali da minacciare l’esistenza stessa delle Terra e dell’intero Sistema solare. Segreti che si spingono fino a Plutone dove la stazione spaziale aliena attende che venga il suo momento.

Cavallette neanche tanto Criptiche

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