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Ventitré modi per sopravvivere di Ksenja Laginja – Recensione su L’EstroVerso


Su L’EstroVerso è comparsa una nota critica di Sebastiano Adernò a Ventitré modi per sopravvivere, silloge poetica di Ksenja Laginja uscita per i tipi della collana VersiGuasti, diretta da Alex Tonelli ed edita da KippleOfficinaLibraria. Un estratto:

Ventitré chiavi del numero ventitré che nella silloge diventano ventitré poesie capaci di illuminare proprietà numeriche, alchemiche, matematiche, materiali, simboliche, filosofiche, storiche, biologiche, fisiche, geometriche…e così avanti. Ho utilizzato volutamente il verbo illuminare riferendomi ai testi, che perlopiù si presentano brevi ed incisivi. Immaginando il passo e la fiamma di chi per primo entra in una caverna dove vede e tocca misteri che non si possono spiegare. Così è la poesia di Ksenja, coraggiosa, ferma ed oggettiva, che non ha bisogno né di aggiungere né di togliere qualcosa al segreto che sta andando a svelare. Perché la rete di correlazioni, questo fil rouge che passa nella cruna dei ventitré modi ha origini cosmiche e segrete come quelle dei cromosomi, per farvi partecipi di un piccolo esempio, che nel codice genetico sono suddivisi in ventitré coppie. Per chiudere consiglio la lettura di questo libro che si sostiene su una bellissima ricerca di poesia dotta e sapienziale.

LA QUARTA
I ventitré testi qui raccolti nascono dall’aver posseduto il numero ventitré, dall’averlo tenuto con sé, invocato, dominato, masticato, sfiorato e odiato per ventitré volte. Sono declinazioni del numero 23, delle sue proprietà numeriche, alchemiche, matematiche, materiali, simboliche, filosofiche, storiche, biologiche, fisiche, geometriche, geografiche, teologiche, astronomiche, linguistiche e qualcuna in più, fino proprio a ventitré. È il mantra della preghiera. Il modo di sopravvivere di Ksenja Laginja. Ventitré canti di un’unica grande invocazione che avvolge la poetessa e la protegge.

L’AUTRICE
Ksenja Laginja è nata a Genova, vive e lavora tra la sua città e Roma dove alterna alla sua attività letteraria e pubblicitaria una ricerca sull’illustrazione legata al mondo del Fantastico. Ha esordito con Smokers Die Younger (Annexia edizioni, 2005), a cui ha fatto seguito Praticare la notte (Ladolfi Editore, 2015). Nel 2020 ha vinto i premi “Europa in Versi” e “Arcipelago Itaca”, nella sezione inediti. Suoi testi sono presenti su antologie poetiche, blog e riviste letterarie. Co-organizza la rassegna di poesia e musica elettronica Poème Électronique.

LA COLLANA
VersiGuasti è la collana di Kipple Officina Libraria diretta da Alex Tonelli interamente dedicata alla poesia e alla letteratura lirica, in costante ricerca di connessioni e poetiche appartenenti al Connettivismo e non solo.

Ksenja Laginja, Ventitré modi per sopravvivere
Introduzione: Alex Tonelli
Copertina: Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria – Collana Versi Guasti
Formato ePub e Mobi – Pag. 42 – 0.95€ – ISBN 978-88-32179-46-0
Formato cartaceo – Pag. 44 – 8.00€ – ISBN 978-88-32179-47-7

Link:

Il segreto del ventriloquio | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la recensione di Cesare Buttaboni a Il segreto del ventriloquio, raccolta di racconti weird di Jon Padgett edita dalla sempre attenta Edizioni Hypnos. Un estratto:

Jon Padgett probabilmente non è ancora molto conosciuto in Italia dagli appassionati di letteratura weird.
Ha esordito nel 2016 con l’antologia Il segreto del ventriloquo, considerata dalla rivista Rue Morgue Magazine “Best Fiction Book Of The Year”. Ora le Edizioni Hypnos la rendono disponibile con 2 racconti in più.

Padgett negli ultimi anni ha in realtà avuto un ruolo sotterraneo ma, allo stesso tempo, molto importante nella diffusione del weird. È stato fra i fondatori del leggendario sito web di Thomas Ligotti oltre a essere redattore capo della Grimscribe Press. Inoltre cura anche la rivista di critica letteraria Vastarien: A Literary Journal in cui tratta di scrittori non necessariamente afferenti all’horror ma che hanno in ogni caso influenzato l’immaginario “ligottiano”.
Padgett ha raccontato come proprio I canti di un sognatore morto di Ligotti sia stato il libro che lo ha spinto a scrivere letteratura weird. Non a caso Il segreto del ventriloquo è introdotto proprio da Ligotti.

Interessanti le sue riflessioni sugli aspetti della qualità e della quantità all’interno della produzione horror. Ligotti cita T.E.D. Klein, secondo cui basterebbe un solo racconto per garantire a un autore l’immortalità, e anche Borges che sosteneva che il meglio di un autore lo si ritroverebbe in una mezza dozzina di racconti circa. Forse sono esagerazioni ma è indubbio che, delle volte, la moneta buona scaccia quella cattiva.

A questo punto qualcuno potrebbe anche pensare, visto i numerosi riferimenti, di trovarsi di fronte a una copia, magari sterile e poco ispirata, dello stesso Ligotti invece Padgett ha una sua voce originale. Imitare la scrittura “ligottiana” è un rischio, in quanto riprodurne lo stile barocco non è facile se non si ha il suo talento, ma Padgett dimostra di avere un suo linguaggio personale piazzando almeno un paio di racconti (confermando quanto si diceva nell’introduzione) che possono essere considerati da subito come dei classici dell’horror contemporaneo. La sua è una scrittura melmosa e sporca che ci porta in una zona nebbiosa. Si avverte come un’atmosfera di lenta decomposizione nei suoi scritti. Una delle caratteristiche di questa raccolta è quella di essere una sorta di concept: tutti i racconti sono infatti collegati in qualche modo fra di loro tramite riferimenti più o meno oscuri.

Lucio Besana: Storie della serie Cremisi – Ver Sacrum


Su VerSacrum la recensione di Cesare Buttaboni a Storie della serie Cremisi, raccolta weird di Lucio Besana uscita per Edizioni Hypnos. Un estratto (mirabile, come l’opera):

Non si tratta di storie di presa immediata tuttavia, una volta entrati nell’universo “besaniano”, le soddisfazioni sono assicurate. Besana scrive molto bene: il suo stile onirico e ipnotico deve sicuramente qualcosa a Thomas Ligotti. Lo stesso autore ha dichiarato di recente come proprio Teatro Grottesco di Ligotti gli abbia aperto molte porte. Questo non significa in ogni caso che ci troviamo di fronte ad una copia sterile o di maniera dello scrittore di Detroit. Per la verità l’influenza “ligottiana” l’ho notata in particolare nella prima parte dei racconti della serie Cremisi. In Un viaggio nella Matamonia di Esagro Noroi e nel successivo Subotica (che i più attenti già conoscono per averlo letto sulla rivista Hypnos) siamo dalle parti, a mio avviso, di una fantascienza distopica che deve qualcosa a un film come Stalker. Ci ritrovo infatti l’ossessione per la presenza di uno “spazio” irreale (come “la zona” nel citato Stalker) ma che, nello stesso tempo, è reale e connesso alla realtà circostante. Una stagione al Teatro della Scena Rossa è forse il capolavoro di questa raccolta. Non mancano i riferimenti al Ligotti più evanescente con la sua ossessione per i manichini e per le maschere. Ma rimane una storia che si regge in piedi da sola al di là dei possibili paragoni con Teatro Grottesco. La vicenda narra la storia di un uomo che viene assunto al Teatro della Scena Rossa, un luogo non-luogo che forse esiste solo nella sua testa ma che potrebbe fa parte di un universo parallelo. Non è dato sapere quale sia la verità ma il brivido metafisico che rimane nel lettore alla fine non lascia indifferenti. La primavera della Città itinerante è molto onirico e pazzesco nel suo svolgimento: la comparsa di una città mobile che invade lo spazio circostante è qualcosa di realmente perturbante così come non si possono dimenticare i becchini, strani figuri che bussano alle porte delle abitazioni reclamando sempre qualcosa e portando sconforto e disperazione negli abitanti. Ronda è invece un racconto più classicamente horror (ma sempre un horror “sui generis”): la protagonista è una bambina che si troverà a mettere in discussione i confini della sua quotidianità: la casa in cui abita diventa una sorta di labirinto “borgesiano” in cui entrare in un’altra dimensione. L’autore ci mette in guardia di come la realtà prosaica che viviamo tutti i giorni nasconda delle crepe e delle fessure in cui è possibile guardare in faccia l’Abisso. Veglia ha un’atmosfera apocalittica da fine del mondo: un padre scava ossessivamente una fossa dopo la morte della figlia mentre all’esterno il mondo circostante muta in maniera inquietante. Il conclusivo Zucchero (ispirato ai fatti accaduti nella cittadina di Dryden in America) è un altro piccolo gioiello horror: la vicenda descrive una donna che, giunta in una cittadina dove tutto sembra tranquillo e quasi irreale, finisce per stabilirvisi dimenticandosi della sua esistenza precedente. Ma le apparenze sono in realtà ingannevoli: un sogno ossessivo ed inquietante costituisce la chiave per farle capire la vera natura di quel posto inesplicabile che nasconde una serie di orribili segreti in apparenza dimenticati. Un racconto da cui si potrebbe trarre un film horror notevole.

Delos Digital presenta “Lo scopritore di talenti” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Lo scopritore di talenti, racconto weird di Elìa Giovanaz in uscita nella collana InnsMouth di DelosDigital. La quarta:

Chi è Sigmund Meyer? Un semplice turista tedesco dalla testa simile a quella di un gufo, o un essere spregevole, dotato di un misterioso potere, implicato in numerosi delitti per i quali nessuno è mai riuscito ad incriminarlo? Anna e Mattia, due giovani studenti universitari vincitori di un premio letterario, lo scopriranno a loro spese e la sera della premiazione si trasformerà in un incubo senza fine.

L’importanza de “La casa sull’abisso” di Hodgson nell’evoluzione dei Miti di Cthulhu – Ver Sacrum


Su VerSacrum la recensione di Cesare Buttaboni a uno dei pilastri della letteratura fantastica mondiale: La casa sull’abisso, di William Hope Hodgson.
Perché questo testo è così importante? Perché è uno dei primi esempi di cross-over tra generi, weird e SF si danno la mano in un compendio che prevede anche le future incursioni di Lovecraft, dove l’oscurità è sì un luogo dell’anima, ma anche fisico, siderale, un incubo…

La casa sull’abisso è un romanzo “incubo” che descrive le angosciose vicissitudini di un “Recluso”, abitante, assieme alla sorella e al cane Pepper, di una casa irlandese sperduta, situata in una regione ignota alle cartine geografiche nei pressi del villaggio di Kraighten: la casa diventa il fulcro dove si scatenano allucinanti e diaboliche potenze extra-cosmiche che assumono la forma di orripilanti creature dall’aspetto suino, simbolo dei fantasmi che si annidano nella psiche umana portati alla luce da Freud, dimostrazione dell’estrema modernità dell’opera “hodgsoniana”. La casa, con le sue stanze, è una sorta di metafora dell’essere umano: la parte superiore aspira al cielo e al Paradiso mentre la cantina simboleggia invece il lato più oscuro in cui si annidano gli inferni personali che celano i mostri nascosti nell’inconscio.

L’atmosfera che si respira è di una solitudine metafisica assoluta che rende l’opera unica nel suo genere: il Recluso si dedica allo studio e passa molto del suo tempo nello scrittoio. Un giorno la sorella viene attaccata dalle misteriose creature suine: è l’inizio di un assedio spietato in cui il Recluso si difenderà con ogni mezzo prendendo a fucilate i mostri. A questo punto inizia un’accurata esplorazione dei dintorni della casa: scopre che la casa è sospesa per mezzo di una roccia su un pozzo di una profondità insondabile: un vero e proprio Abisso. Esplora poi le cantine dove scopre una botola di quercia che protegge la casa da un enigmatico pozzo: scoprirà poi che si tratta di un prolungamento dell’Abisso.

Nel corso delle sue disavventure il Recluso avrà delle terrificanti “visioni” in cui la casa viene riprodotta su scala gigantesca ed è assediata da un enorme essere suino di colore verde. In un’altra allucinazione “vede” – in un vero e proprio viaggio al di là del tempo e dello spazio – il collasso del sistema solare e della terra e verrà catapultato al centro dell’universo dove si troverà di fronte due soli, uno nero e uno verde: questa “visione” rappresenta qualcosa di realmente incredibile: è l’essenza stessa dell’orrore cosmico e prefigura e supera molta fantascienza successiva. Dal sole verde si staccano dei globi in cui riesce a penetrare e a ”vedere” la sua” amata” e a trovare la pace in una sorta di limbo chiamato “mare del sonno”. Da quello nero fuoriescono globi oscuri che lo proiettano in una sorta di Inferno denominato “La pianura del silenzio” dove vede la casa assediata dalla creatura gigantesca e vi entra all’interno. Qui termina il suo viaggio “iniziatico”, ricco di simbolismi a cui alludeva lo stesso Hodgson all’inizio del testo. Il viaggio metafisico e temporale del protagonista è quello che si definisce un vero e proprio “viaggio astrale”. Non è così sorprendente questo aspetto “occulto” del romanzo tenendo conto che queste tematiche erano all’epoca molto diffuse: basti pensare alla notorietà di un personaggio come Crowley e alla celebre Golden Dawn, società segreta basata sulla Qabalah di cui però Hodgson, a differenza di Arthur Machen e altri nomi celebri, non ha mai fatto parte.

Gli abissi che si celano sotto la casa da cui fuoriescono gli esseri extra-terrestri sono una metafora degli insondabili segreti dell’inconscio umano.  La casa sull’abisso è un’opera ricca di riferimenti ermetici ed esoterici: il libro può essere “letto” sia su un piano microcosmico che su quello macrocosmico. Non a caso il celebre critico Jacques Van Herp l’ha definito “un piano d’interpretazione di altri piani”, definizione quantomai calzante che coglie in pieno l’atmosfera “incubica” del romanzo. La casa si trova “on the borderland” ovvero sul confine su altre dimensioni ignote del reale. L’edificio rappresenta il microcosmo, sorta di “piccolo Inferno” personale del protagonista mentre il modello gigantesco dell’edificio nella Pianura del Silenzio che il Recluso scorge nella sua “visione” simboleggia il macrocosmo. La struttura dei diversi “piani” e modelli della casa sembrano riflettere le parole del grande Ermete Trismegisto: “ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per fare i miracoli della realtà una”.

Stranimondi 2021: 2 cose da sapere sulla settima edizione – Fantasy Voice


Su FantasyVoice la notizia che circolava già da un po’: Ksenja Laginja sarà ospite alla manifestazione del Fantastico StraniMondi, che si tiene a Milano quest’anno l’11 e il 12 settembre. Ma Ksenja non sarà solo ospite…

La prima ospite a essere annunciata per il 2021 è Ksenja Laginja, poetessa e artista che ha firmato le copertine di numerosi libri editi dalle case editrici Kipple Officina Libraria e Delos Digital. Per Kipple nel 2021 è uscita con la raccolta di poesie Ventitré modi per sopravvivere.
Laginja, inoltre, sarà la prima artista donna a dare vita alla locandina di Stranimondi. Prima di lei, infatti, si sono alternati dal 2015 a oggi (in ordine cronologico): Franco Brambilla (2015, 2019), Maurizio Manzieri (2016), Paolo Barbieri (2017), Max Bertolini (2018) e Ivo Torello (2020).

Dario Tonani vince con Kipple Officina Libraria il Premio Italia | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Come riportato da Fantascienza.com e da altre testate web, sono state rese note della classifica del Premio Italia 2021, riservato agli operatori del Fantastico italiano e non solo. Le categorie coperte dal Premio, si sa, sono molte, ci piace quindi dar risalto a quella dove si votano il Racconto di autore italiano su pubblicazione professionale, dove ha vinto Dario Tonani con Un fiore per Gregorius Moffa, contenuto nell’antologia dedicata a Sergio Altieri, Cronache dell’Armageddon, edita da KippleOfficinaLibraria nell’ambito della collana k_noir diretta da Andrea Vaccaro.
L’antologia, curata da Giovanni De Matteo e Alessio Lazzati, ha raccolto molti autori uniti per Sergio, e ci fa ancora più piacere ricordare il compianto Altieri con questo Premio, davvero meritato, che Dario ha raccolto nel suo contributo all’opera del Lupo, rendendo ancora viva la sua presenza tra noi.

La quarta

Venti contributi tra narrativa e realtà, tra omaggio e memento lungo i sentieri tracciati da Alan D. Altieri. Autori, colleghi, amici e familiari ricordano il bardo dell’Apocalisse, l’esploratore del vuoto. Der Wolf. Sergio Altieri.

Gli autori

Racconti di Danilo Arona, Barbara Baraldi, Umberto Bertani, Italo Bonera, Sandro Battisti, Andrea Carlo Cappi, Gianluca D’Aquino, Alessandro Defilippi, Giovanni De Matteo, Alessio Gallerani, Giuseppe Genna, Lukha B. Kremo, Luca Mazza & Jack Sensolini, Valeria Montaldi, Gianfranco Nerozzi, Andrea Novelli & Gianpaolo Zarini, Claudia Salvatori, Dario Tonani.

La collana k_noir

k_noir è la collana di Kipple Officina Libraria, diretta da Andrea Vaccaro, dedicata alle contaminazioni noir con le espressioni più innovative del weird, alle sue mutazioni e ai furori che esplorano i confini della narrativa più esasperatamente umana e, contemporaneamente, più disumana che esista.

Aa. Vv., Cronache dell’Armageddon
Curatela e introduzione a cura di Giovanni De Matteo e Alessio Lazzati
Prefazione di Franco Forte
Ricordi di Valeria Montaldi, Dario C. Altieri e Adrian D. Altieri
Postfazione di Alessio Lazzati
Copertina di Franco Brambilla

Kipple Officina Libraria – Collana k_noir
Formato ePub e Mobi – Pag. 316 – 3.95 € – ISBN 978-88-32179-28-6
Formato cartaceo – Pag. 324 – 15.00 € – ISBN 978-88-32179-27-9

Link

Presentazione di “Internet. Cronache della fine”, di Giovanni Agnoloni


Oggi 19 luglio, alle 19.00, sarò presente come relatore alla presentazione di Internet. Cronache della fine, di Giovanni Agnoloni (qui l’evento FB aperto a tutti, qui la diretta su Anticorpi letterari).
 
La prima presentazione in Rete sulla fine della Rete. Si parlerà di “Internet. Cronache della fine”, la raccolta completa dei quattro libri della saga distopica di Giovanni Agnoloni appena uscita per Galaad Edizioni in volume unico aggiornato, con la prefazione della critica letteraria e autrice Sonia Caporossi. Parteciperanno all’evento lei stessa e gli scrittori Carlo Cuppini e Sandro Battisti, co-fondatore del movimento connettivista.
 
UPDATE: qui il video della presentazione.

Edizioni Hypnos presenta “Storie della Serie Cremisi” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Storie della Serie Cremisi, racconti di Lucio Besana editi da EdizioniHypnos. Interessante la descrizione che se ne fa nell’articolo:

Siete pronti ad assistere allo spettacolo che vi attende nel Teatro della Scena Rossa? Riuscirete a ritrovare l’imprevedibile Città Itinerante, la città che compare e scompare all’improvviso? Vi siete procurati un biglietto valido per l’ingresso al Museo dei Neri Crateri di Subotica? Quali disturbanti scenari ci aspettano nel viaggio nell’arida Matamonia di Esagro Noroi? Chi sono i misteriosi Becchini?
Dall’autore dei film The Nest e A Classic Horror Story, ecco Storie della Serie Cremisi, una raccolta di racconti interconnessi, storie dal carattere weird in una cornice distopica, tappe di un percorso unitario in cui si incontrano orrore, stupore e malinconia, in un mondo dove la realtà e l’identità sono fragili e aleatorie, dove la deformità è normale e la normalità deforme, ai confini dell’apocalisse.

 

Transiti Poetici: I “ventitré modi per sopravvivere” di Ksenja Laginja


Su TransitiPoetici una recensione a Ventitré modi per sopravvivere, silloge poetica di Ksenja Laginja edita da Kipple Officina Libraria nella sua collana VersiGuasti diretta da Alex Tonelli. Un estratto:

Ma perché poi 23 modi per sopravvivere, secondo la nostra Autrice?
Il fatto è che il numero 23 è davvero singolare! Si adatta, e in molti casi ne è il simbolo, a tantissimi fenomeni scientifici, matematici, biologici, eccetera. Ora, la peculiarità sta, non tanto nel fatto che la nostra brava Ksenja sia riuscita, con la sua vasta cultura in proposito (e non solo in questo!), a individuare, a scoprire che tale numero sia davvero significativo, quanto poi a costruirci attorno un progetto poetico davvero rilevante, eccezionale nella sua applicazione e formulazione.
La “sopravvivenza” è dunque legata in un certo qual modo a questi fenomeni, a queste “leggi” di natura (si consideri ad esempio, come Ksenja recita in un suo testo, il numero di coppie cromosomiche umane, che sono giusto 23), alle quali inevitabilmente e ineluttabilmente dobbiamo sottostare, accettando il fatto che possano gestire la nostra quotidianità!
Ognuno dei 23 (guarda caso!) testi di questa silloge si riferisce ad un particolare fenomeno che richiama o si rifà al numero stesso. Ksenja ha un dettato poetico essenziale, quasi epigrammatico, immediato, come è nel suo stile. Sono testi intensi, che celano all’interno, in filigrana, il tema inerente al numero evocato, ma che nello stesso tempo ampliano l’orizzonte con allusioni e rimandi significativi. L’originalità sta pure nel riportare, in calce a ciascun brano (noi per comodità l’abbiamo riportato in parentesi alla fine del testo), l’argomento preciso al quale il testo si riferisce.
Un libro curioso, interessante, colto, che induce a riflettere e a ricercare oltre l’assunto, oltre il dato, oltre tutto quello che, normalmente, si dà per scontato! La poesia, anche qui, e in particolare la poesia di Ksenja Laginja, è maestra di apprendimento, oltre che di emozioni.

CRESCENDO

Cosicché io raggiunga la meta, finalmente

AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

it takes a fool to remain sane

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

ADESSO-DOPO

SCIVOLO.

Jakob Iobiz

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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