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Sette disegnatori italiani interpretano La forma dell’acqua di Guillermo del Toro | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di un progetto iconografico relativo al film La forma dell’acqua, in uscita in questi giorni, regia di Guillermo del Toro.

Celebri disegnatori italiani hanno voluto reintepretare, attraverso il loro riconoscibile tratto e la loro creativa sensibilità, le atmosfere de La forma dell’acqua – The Shape of Water, la pluripremiata pellicola di Guillermo del Toro candidata a 13 Oscar ed in questi giorni nelle sale distribuita da 20th Century Fox.

In sette hanno deciso di cimentarsi in una esclusiva interpretazione dell’opera del regista messicano, che ha deciso di raccontare su grande schermo una straordinaria e inedita favola d’amore.

Un momento d’intensa catarsi, di bellezza da favola.

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La storia di Pollice, un racconto al tempo dei Cro-Magnon | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di una nuova uscita editoriale per Delos Digital: James Patrick Kelly, autore del racconto La storia di Pollice. Come sempre, un’uscita di questo calibro è da segnalare, ho letto un po’ di Kelly, tanto da farmelo apprezzare fin dai tempi di trent’anni fa circa, quando era presenta nel tomo Cyberpunk, curato da Piergiorgio Nicolazzini per la Editrice Nord. Ecco, invece, cos’è La storia di Pollice:

La civiltà umana è cominciata con la guerra? È un po’ l’idea alla base della parte iniziale di 2001: Odissea nello spazio, intitolata L’alba dell’uomo, in cui un australopiteco viene “illuminato” dal monolito e la prima cosa che fa con la nuova conoscenza è spaccare la testa al capo di un gruppo rivale. Un’idea simile è in questo racconto di James Patrick Kelly, Luck, che esce nella collana Robotica di Delos Digital nella traduzione di Marco Crosa e con la copertina di Franco Brambilla, sotto il titolo La storia di Pollice. Anche qui in qualche modo conoscenza e guerra sono legate.

Un collegamento in effetti c’è, anche se un po’ diverso: la guerra è nata quando l’uomo ha cominciato a formare comunità stanziali legate all’agricoltura. Se le tribù nomadi potevano semplicemente andarsene quando entravano in conflitto con altre, con l’agricoltura questa scelta diventava troppo cara e valeva quindi la pena di combattere fino in fondo. Con l’agricoltura sono nate le città, la scrittura, la matematica, l’astronomia, in definitiva la civiltà. E anche la guerra.

Il Terrore Cosmico da Poe a Lovecraft – Parte prima | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la prima parte di una ricerca sul Fantastico, che coinvolge i concetti del terrore cosmico, da Poe a Lovecraft. Eccone un estratto:

Quando il maestro della ghost story M.R. James legge il  saggio L’orrore soprannaturale in letteratura (Supernatural Horror in Literature) di Lovecraft  non coglie il significato profondo del termine “cosmico” e finisce ingenuamente nel ridicolizzarlo a un amico. James commette un errore clamoroso perché non si rende conto che quell’aggettivo è la chiave per accedere proprio al cuore  della letteratura fantastica in cui l’uomo deve spesso fronteggiare, solo con le proprie forze, un mondo terribilmente caotico e quindi  difficilmente comprensibile dalla razionalità umana. Come scrive giustamente Roger Caillois, nel suo saggio Dalla fiaba alla fantascienza, il fantastico «rivela uno scandalo, una lacerazione, un’invasione insolita, quasi insopportabile nel mondo reale.[..] Con il fantastico affiora uno smarrimento nuovo, un panico sconosciuto.» In una tale situazione, vale a dire drammatica e  psicologicamente decentrata, la realtà è incognita e diventa  indomabile a causa di  forze, non sempre   soprannaturali, che la governano a discapito del sistema cosmico o terreno che noi crediamo strutturato e razionale, appunto.  Pertanto, a causa di un ambiente alieno e avverso, viene a determinarsi una lacerazione psichica che per Edgar Allan Poe emerge dall’anima malata e per Lovecraft dall’universo impazzito ma, per entrambi, questo squarcio interiore è una porta verso l’orrore diretta a chiudersi con la morte o il delirio psicologico.

Vita e la coppa della resurrezione | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di una nuova puntata, scritta da Alessandra Cinardi, di una saga incentrata sull’antico Egitto e sui possibili intrecci lovecraftiani. Molto interessante.

Vita, Gandolfo, Lilith ed Ercole sono riusciti a superare indenni infide prove nei quattro gironi mortiferi della Duat, l’inferno egizio, sottraendo il Sacro Libro dei Morti, il Necronomicon, al malvagio dio egizio del Caos, Seth, che voleva impadronirsene per resuscitare dal Regno dei Morti dove il fratello Osiride lo ha imprigionato per l’eternità da eoni di tempo. Finalmente di ritorno alla Paranormal High School, la scuola interrata nel sottosuolo della Città Eterna, i quattro ragazzi dovranno apprendere i rudimenti di nuove discipline magico-esoteriche e paranormali per fermare nuovamente Seth. Il potente dio del Male egizio, difatti, vuole sempre risorgere a vita semiumana, ma immortale. Seth ha un nuovo astuto piano e stavolta si avvarrà dell’aiuto di una temibile alleata per la sua escalation al potere: Ammit, la Divoratrice per Milioni di anni, a capo della Setta delle Ombre anch’esse al soldo del dio, pronto a mettere in atto il suo nuovo piano di rinascita. Riuscirà Seth a impadronirsi della Coppa della Resurrezione?

Ray Bradbury Shadow Show | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione di Emanuele “Manex” Manco a Ray Bradbury Shadow Show, opera che ho già segnalato pochi giorni fa e che un omaggio a fumetti al grande maestro SF. Un estratt:

Ray Bradbury Shadow Show è la versione italiana della raccolta in un solo volume delle cinque uscite della miniserie Shadow Show: Stories in Celebration of Ray Bradbury, contenente fumetti ispirati all’opera dell’autore de Il popolo dell’autunno, Cronache Marziane e Fahrenheit 451.

Curata da Sam Weller e Mort Castle, l’antologia non propone pedisseque trasposizioni di racconti, bensì delle opere che più che altro ne traggono ispirazione. Il senso è abbastanza chiaro a mio avviso: raccontare delle storie pensate per essere raccontate a fumetti, piuttosto che limitarsi a un passaggio di media. Non che questa non potesse essere una strada percorribile, ma in questo caso se n’è scelta un’altre, anch’essa più che legittima.

Un’idea che si esplica nel raccontare i mondi di Bradbury testimoniandone il lascito con alcuni moderni narratori, che a lui vogliono rendere un tributo.

Ray Bradbury Shadow Show, preso a se stante, è un buon libro di racconti a fumetti, che non fa rimpiangere il tempo speso per la lettura. Se non conoscete Bradbury è l’occasione per schiudere uno scrigno ancora più ampio, ossia andare alla ricerca delle fonti d’ispirazione originali. Potete considerarlo una mappa per intraprendere un viaggio che, ve lo posso assicurare, sarà pieno di soddisfazioni. Se conoscete Bradbury scoprirete con piacere come sia stato un punto di riferimento per scrittori che, pur compiendo un proprio percorso, non dimenticano il loro retaggio.

Molti e prestigiosi gli artisti coinvolti nel progetto; vi bastino due o tre nomi, intanto: Joe Hill (o King, come lo volete chiamare), Neil Gaiman e Harlan Ellison.

Clelia Farris autrice del mese, in sconto tutti i suoi libri | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione del fuori tutto su Clelia Farris.

Questo mese Delos Digital ha voluto indicare proprio Clelia Farris come autrice del mese, come è consuetudine promuovendone i libri con un sostanzioso sconto: 99 centesimi tutte le versioni ebook, 50% di sconto per le versioni cartacee.

I due romanzi iniziali, Rupes Recta e Nessun uomo è mio fratello, usciranno presto dal catalogo Delos Digital per scadenza dei diritti, e rimarranno quindi irreperibili per un po’ di tempo. Sarebbe un peccato, quindi, perdere l’occasione per procurarseli subito a buon prezzo.

Ecco una breve storia dell’autrice e del rapporto che la Delos ha avuto con lei, davvero unico e prestigioso per entrambi.

Era il 2004 quando per la primo volta emergeva nel mondo della fantascienza italiana il nome di Clelia Farris. Emergeva col romanzo Rupes Recta, un giallo ricco di idee e dallo stile unico, che vinceva il premio Fantascienza.com, seconda edizione. L’anno dopo il romanzo sarebbe uscito nella collana di libri con lo stesso nome, ricevendo grande consenso. Cinque anni dopo, ancora con Delos Books, Clelia Farris avrebbe vinto il premio Odissea, e con quella collana il suo nome sarebbe arrivato in tutte le librerie con Nessun uomo è mio fratello.

Poi altre uscite, altri premi (con Kipple i due romanzi del ciclo egizio), per poi tornare nel mondo Delos con La madonna delle rocce e poi con Necrospirante.

L’occasione è davvero ghiotta, quindi, non lasciatevela sfuggire per nessun motivo!

PICNIC A HANGING ROCK di Joan Lindsay PICNIC A HANGING ROCK di Joan Lindsay – Cynthia Collu


Sul blog di Cynthia Collu un lungo post dedicato a Picnic a Hanging Rock, il celebre romanzo e film che apre le porte dell’impossibile all’immaginario Positivista d’inizio ‘900 – la storia è stata scritta, in realtà, negli anni ’60 e getta un occhio a ciò che è stato un tempo, nemmeno troppo tempo fa, nella società umana. Lascio a voi le parole della Collu, chi conosce la trama sa di cosa si parla, chi non la conosce ed è incuriosito, si documenti, che è imperdibile.

Il romanzo “Picnic at Hanging Rock” fu pubblicato nel 1967 dalla scrittrice australiana Joan Lindsay che, spinta dall’editore, rimosse l’ultimo capitolo, che conteneva la soluzione dell’enigma della storia, e diede disposizioni affinché venisse tenuto segreto fino alla sua morte e pubblicato postumo. Il libretto contenente il 18° capitolo uscì nel 1987 sotto il titolo di “The Secret of Hanging Rock” – inedito in Italia – ed è ora fuori commercio.

Del fatto che esistesse una soluzione al caso qualcuno ebbe il sospetto perché l’autrice disseminò – forse intenzionalmente – all’interno del terzo capitolo alcune tracce per instradare i lettori.

Il film di Peter Weir tratto dal romanzo (piccolo capolavoro che ne riproduce con fedeltà i colori, le atmosfere e le suggestioni) ed uscito nelle sale nel 1975 rispetta appieno il volere dell’autrice e lascia gli spettatori liberi di darsi delle risposte su una soluzione che sembra sempre incombere ma di fatto non arriva.

Secondo la versione ufficiale il vero finale del romanzo non sarebbe piaciuto, a parer dell’editore, ai lettori e i particolare al pubblico australiano. Cosa spinse effettivamente Joan Lindsay a troncare una parte della propria opera?

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