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Archivio per Fantastico

I quattromila e gli ottocento, un nuovo romanzo breve di Greg Egan in Odissea Argento | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di un nuovo romanzo breve per Greg Egan, I quattromila e gli ottocento, evento sempre massimo per la SF mondiale che, questa volta, ha anche implicazioni sociali dirette col nostro mondo e modo di vivere. La quarta:

Camille è chiusa nel suo bozzolo. Una bara metallica poco più grande del suo stesso corpo, ancorata a una roccia che viaggia nello spazio in direzione di Cerere. È il modo in cui i rappresentanti dell’organizzazione chiamata Giusta Parte hanno dovuto scegliere per fuggire dalla loro casa, da Vesta, dopo che le cose si sono messe al peggio. Qualcuno ce l’ha fatta. Altri sono ancora in viaggio, e i loro nemici sono decisi a impedirgli di arrivare in salvo. Gli abitanti di Cerere si vantano della loro democrazia e della loro libertà, ma sono davvero al riparo dal pericolo che anche da loro possa accadere ciò che è accaduto su Vesta?

Continua la Guerra globale di Claude Lalumière | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di Il fronte utopista, racconto lungo di Claude Lalumière che ci porta in una Francia alternativa; la quarta:

Il mondo rotola verso la Seconda Guerra Globale. La situazione in Europa sembra calma, ma è una calma apparente, pronta a essere ribaltata da una serie di attentati terroristici. La colpevole, almeno secondo le autorità di Utopia, lo stato francese, è una ex amante del protagonista, che viene convocato proprio per mettersi in contatto con lei. Ma le cose non stanno come sembrano, e la situazione sembra precipitare.

BANDO PREMIO SHORT-KIPPLE 2021 | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Kipple Officina Libraria bandisce per l’anno 2021 la XI edizione del Premio Short-Kipple per il miglior racconto di genere fantastico

1) Sono ammesse solo le opere in lingua italiana inedite, mai pubblicate su carta, digitale e/o sul web, nemmeno parzialmente. I racconti devono avere la lunghezza minima di 5 cartelle dattiloscritte e massima di 20 cartelle (per cartella s’intende, all’incirca, una pagina da 60 battute di 30 righe, cioè 1800 caratteri spazi inclusi). Sarà tenuta conto una tolleranza del 10%.

2) Il contenuto deve essere esclusivamente fantastico.
I generi ammessi sono:
Fantascienza e distopia (hard science-fiction, ucronia, cyberpunk, steampunk, bio-punk, anticipazione, ecc.)
Weird (new weird, neo-noir, horror, urban fantasy, ecc.)
Testi di qualsiasi altra natura non verranno presi in considerazione.

3) È possibile partecipare con più opere.

4) La scadenza è fissata per il 15 settembre 2021.

5) La quota di partecipazione è fissata in 6 € per ogni opera, da accreditare entro il 15 settembre 2021:

a) tramite paypal, all’indirizzo: kol@kipple.it

b) con accredito sul conto corrente postale n° 43103274 con causale “Premio Short-Kipple 2021”

c) con bonifico alle coordinate bancarie: IBAN IT95W 07601 01600 000043103274 intestate a Gianluca Cremoni Baroncini con causale “Premio Short-Kipple 2021”

6) I racconti devono essere spediti in allegato all’indirizzo: kol@kipple.it indicando nel titolo dell’e-mail “Premio Short-Kipple 2021”.
Nel corpo della mail dovrà essere presente: il Titolo (o i titoli) dell’opera, l’Autore e la dicitura: “dichiaro che l’opera allegata non deriva da plagio e di essere in possesso di tutti i diritti a esso connessi; ai sensi del d.lgs. 30 giugno 2003 n.196” e “acconsento al trattamento dei dati personali da me forniti”.
In allegato dovrà esserci il testo salvato preferibilmente come “titolo opera” di “nome autore” (con nome dell’autore, il titolo dell’opera e un indirizzo email sul frontespizio della prima pagina) e deve essere presentato in formato elettronico .doc, .rtf, .odt o .docx e, sempre in allegato, la ricevuta del pagamento (o screenshot).

7) Il vincitore del Premio avrà diritto alla pubblicazione del racconto in formato digitale nella collana “Capsule”, distribuito su tutti i portali online (Amazon, Kobobooks, IBS, ecc.).

Riepilogo:

Lunghezza: min 5 max 20 cartelle
Scadenza: 15 settembre 2021
Invio a: kol@kipple.it in formato .doc, .rtf, .odt o docx
Quota di partecipazione: 6 € ogni racconto

Lankenauta | Il Dio Degli Incroci


Su Lankenauta la recensione a Il Dio Degli Incroci, saggio di Stefano Cascavilla che esplora l’affascinante mondo del genius loci, l’anima – o lo spirito – di un determinato luogo.

L’autore ha viaggiato parecchio intorno al globo, sempre alla caccia di questi spiriti e nelle pagine del libro ci sono molteplici riferimenti a luoghi, culture, popolazioni e tradizioni di tutti i continenti: Mali, Pakistan, Perù, Europa, ovviamente non manca l’Italia e in particolare Roma, la cui cultura fu una delle più ricche in termini di spiritualità legata ai luoghi. Insomma sembra quasi una sorta di viaggio attorno al mondo che ci fa scoprire come tutti gli esseri umani durante la storia abbiano cercato in qualche modo di spiegare quel legame che sentiamo in certi posti.
Questi brevi reportage di viaggio durano in genere un paio di paragrafi da cui l’autore poi prende spunto per argomentare un concetto specifico o un aspetto particolare riguardante gli spiriti dei luoghi. Forse queste sezioni del libro avrebbero potuto essere sviluppate un po’ di più, in modo da alternare meglio il “vissuto” con la “teoria”.
La parte teorica, infatti, assume l’aspetto di spiegazioni del pensiero di numerosi pensatori come, uno su tutti, il tedesco Jung, passando poi per Plotino, Goethe e molti altri. Alcune pagine sembrano in effetti un ripasso della filosofia imparata al liceo e hanno quindi il limite di poter risultare sia molto interessanti che molto noiose, dipende dal lettore.

Il sottotitolo forse ci rivela il messaggio alla base del libro, si tratta di una frase di Servio Mario Onorato, retore del IV secolo “nessun luogo è senza genio”, concetto ribadito anche alla fine del libro: “Potremmo comprendere finalmente che anche la collina, l’albero, il campo hanno un’anima e che, alla fine, quell’anima è anche la nostra.”
Un libro che spazia dal reportage di viaggio al manuale di filosofia, passando per molteplici altre materie tra cui storia, architettura, geografia, antropologia e psicologia.

Cut-Up Publishing presenta “Guida ai migliori 150 libri horror” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di Guida ai migliori 150 libri horror, saggio curato da Alessandro Manzetti; è una completa e ragionata pubblicazione immancabile per chi ha la passione dell’Horror e, certamente, di tutto il Fantastico. In uscita per Cut-Up.
La quarta:

Dal due volte vincitore del Bram Stoker Award una guida essenziale ai 150 migliori libri di narrativa horror, dark fantasy e weird pubblicati dal 1986 al 2020, con schede commentate e a punteggio per singola opera, con preziosi contributi di grandi autori, editor e critici internazionali.
Una Guida che non ha precedenti, un libro essenziale da tenere sul comodino, per tutti gli appassionati del genere e per chi vuole andare alla scoperta delle migliori opere del fantastico mondiale.

Negli oscuri meandri di Carcosa – A X I S ✵ m u n d i


Su AxisMundi un lungo articolo che setaccia, attraverso la pubblicazione Carcosa svelata, di Marco Maculotti,  la serie TV True detective, fonte di letture e riletture del reale che affondano nella trascendenza e nel kernel attuale del Fantastico. Un estratto:

In un’era in cui la produzione di serie tv è continua, persino asfissiante, ce ne sono poche che si prestano a essere analizzate a fondo. La prima stagione di True Detective è una di queste. Che il serial di Nic Pizzolatto sia strutturato su una profonda base filosofico-letteraria dal 2014 a oggi l’hanno capito in molti. Eppure, pochi hanno osato penetrarvi all’interno.
Svelare Carcosa, attraverso uno studio profondo dei misteri che le gravitano attorno, approfondendo simboli, influenze e richiami (più o meno espliciti) presenti nell’opera di Pizzolatto. Maculotti parla di appunti, ma il suo lavoro è molto di più: tredici capitoli, suddivisi in tre parti e accompagnati dalle perturbanti illustrazioni di Marco Sabbatani, in grado di trasportare il lettore all’interno della città perduta e nella mente dei suoi personaggi principali. Una lettura da compiere tutta d’un fiato, come se si partecipasse a un rito o si guardasse una serie tv. Ci sarà tempo poi per ritornare sulle singole parti, rimarcare i richiami interni e delineare nuove connessioni.

La struttura del libro è organica, ben articolata, ma anche sorprendente. Parlando di True Detective, ci si sarebbe potuti aspettare che la prima parte fosse incentrata su Thomas Ligotti, lo scrittore statunitense fonte di ispirazione principale del regista. Invece Maculotti stupisce, prendendo le mosse dai legami della serie con fatti reali e di rilevanza sociale. Parliamo dei parallelismi tra la Setta della Palude e il Bohemian Grove californiano, tra il «posto dove uomini ricchi vanno ad adorare il demonio» e i casi di cronaca nera avvenuti prima dell’uscita del serial, tra True Detective e altri prodotti cinematografici, da Rosemary’s Baby di Roman Polanski a Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick. Un primo capitolo agghiacciante, che presenta il sostrato narrativo e solleva inquietanti interrogativi sulla realtà.
Da qui la narrazione prosegue seguendo due filoni tra loro complementari: uno fantastico-letterario e un altro mitico-filosofico. Il primo viene trattato nella seconda parte. Qui Maculotti ripercorre le origini di Carcosa, la città perduta menzionata per la prima volta da Ambrose Bierce nel suo racconto del 1885 An Inhabitant of Carcosa e dieci anni dopo da Robert W. Chambers nella sua celebre raccolta The King in Yellow. Proprio nel racconto che apre l’opera, il narratore introduce il volume maledetto, di cui non si riesce a liberare, con queste parole:

Lessi e rilessi quelle pagine e piansi, risi e tremai in preda a un orrore che a volte mi assale ancora oggi. Ed è questo che mi turba, perché non posso dimenticare Carcosa, dove nel cielo risplendono stelle nere e dove le ombre dei pensieri degli uomini si allungano nel pomeriggio, dove i Soli gemelli affondano nel lago di Hali: la mia mente conserverò per sempre il ricordo della Maschera Pallida.

Elementi che troviamo, in forma rielaborata, in True Detective. Sia nei racconti di Bierce e Chambers che nella serie di Pizzolatto, Maculotti sottolinea come «chi sperimenta Carcosa durante una visione […] sembra improvvisamente condotto mentalmente a una preter-esistenza al di fuori del tempo, il cui ricordo causa un vero e proprio trauma emotivo». Una forma di pazzia derivata da un’esperienza estatica, tanto irresistibile quanto terrificante.

Oltre ai due autori di fine Ottocento, la trattazione spazia tra le innumerevoli connessioni letterarie con l’universo mitopoietico derivato dalla città perduta. In questo senso vengono richiamati, tra gli altri, i maestri del fantastico Howard Phillips Lovecraft e Abraham Merritt, ma è nel rapporto con Il grande dio Pan di Arthur Machen (di cui Maculotti è grande conoscitore) che l’analisi è particolarmente sottile. La pazzia estatica derivata dal Re in Giallo di Chambers sarebbe paragonabile, infatti, alla regressione protoplasmatica dovuta alla visione del Pan di Machen: entrambe esperienze che conducono al disfacimento fisico e psichico dei disgraziati beneficiari. In True Detective la tematica viene riproposta nell’ultimo capitolo, quando Rust Cohle rivela al collega Martin Hart la sua discesa abissale durante il coma:

C’è stato un momento in cui ho iniziato a scivolare nell’oscurità. Era come se fossi diventato un essere senza coscienza con una vaga consistenza nell’oscurità e sentivo che quella consistenza svaniva. Sotto l’oscurità c’era un’altra oscurità, un’oscurità che era più profonda, calda. Era come se fosse tangibile.

“OLTRE: Ufologia & Esoterismo”. Convegno Nazionale, I Edizione


Su AxisMundi la segnalazione del convegno Oltre: Ufologia & Esoterismo, che avverrà il 18 aprile su Youtube linkandosi direttamente al video qui sotto. Di cosa si parlerà?

La mia osservazione dell’Universo mi convince che ci sono esseri d’intelligenza e potere di gran lunga più elevati di qualsiasi cosa che possiamo concepire come esseri umani; che essi non sono necessariamente basati sulle strutture cerebrali e nervose che conosciamo, e che la sola ed unica possibilità per il genere umano di avanzare nell’insieme è che gli individui prendano contatto con tali esseri. (A. Crowley, 1944)

Come si pone oggi l’ufologia nel mondo dell’esoterismo?
Quando e perché le ricerche sui fenomeni Ufo si ritrovano all’interno di alcune società iniziatiche?
È possibile contestualizzare il fenomeno del contattismo in ambito magico-spirituale? L’ufologia è sicuramente uno dei temi più controversi e difficili da inquadrare socialmente e storicamente, nonché il “mito moderno” per eccellenza. Dagli odierni avvistamenti e incontri ravvicinati, fino alle enigmatiche pitture rupestri che sembrano ritrarre dischi volanti ed esseri alieni, l’argomento Ufo non si è mai esaurito, anzi, le ipotesi avanzate a riguardo comprendono varie e differenti branche di studio. In ambito magico ed esoterico la presenza di entità aliene sembra palesarsi via via più frequentemente. Partiamo dall’operazione Amalantrah di Aleister Crowley, che nel 1918 a New York avrebbe aperto un portale dimensionale, entrando in comunicazione con un’intelligenza aliena denominata LAM, a cui fece seguito la prima raffigurazione di un cosiddetto “grigio”, in un disegno. Passiamo all’Operazione Babalon a Pasadena, dove nel 1946 Jack Parsons e Ron Hubbard tentarono di aprire un altro portale basandosi sugli scritti di Crowley. Gli scritti di Jacques Vallée, in cui si ipotizza l’esistenza di una dimensione parallela quale luogo di provenienza di esseri alieni. Infine Kenneth Grant, che oltre a studiare approfonditamente l’entità LAM, tramite la pubblicazione “Portali Esterni” in particolar modo, elaborò un corpus di conoscenze al fine di poter operare a livello esoterico al di fuori dell’universo conosciuto. Durante il convegno indagheremo quindi questo tema dal punto di vista esoterico, storico, antropologico e fantastico, grazie a quattro relatori che esporranno i loro differenti punti di vista, per cercare di fare chiarezza sull’argomento Ufologia.

Il Terrore Cosmico da Poe a Lovecraft – Sandro Fossemò | Debaser


Su Debaser una recensione di Cesare Buttaboni allo splendido lavoro saggistico di Sandro D. Fossemò, Il Terrore Cosmico da Poe a Lovecraft. Un estratto:

H.P. Lovecraft, negli ultimi della sua vita, scrisse in un momento di sconforto una lettera dove sottolineava come nessuno scrittore di sua conoscenza (lui compreso) avesse mai raggiunto le vette di terrore cosmico di Edgar Allan Poe. Si tratta obiettivamente di un giudizio esagerato: Lovecraft d’altra parte ha sempre teso a sminuire il valore della sua produzione ma, nondimeno, questa lettera mette in luce ancora una volta uno dei concetti chiave della sua filosofia estetica. In base a tale riferimento diventa molto interessante sapere quali fossero i legami profondi tra il bostoniano e il Solitario di Providence. Per soddisfare la curiosità finalmente esce in e-book l’eccellente saggio di Sandro Fossemò intitolato “Il Terrore Cosmico da Poe a Lovecraft”, dedicato all’analisi dei differenti modi di esprimere il “terrore cosmico” nei due noti scrittori del fantastico.

Per Jacques Bergier, Lovecraft era un “Poe cosmico”. Si tratta di una definizione affascinante e a suo modo azzeccata. In realtà sono autori che partono da un background diverso: Poe è infatti imbevuto culturalmente dall’idealismo romantico, mentre Lovecraft parte dalle basi del materialismo scientifico. Ma, detto questo, Lovecraft considerava Poe il più grande di tutti soprattutto in virtù della sua sensibilità decadente e del suo stile che gli ha fatto raggiungere livelli di pura arte sublime (Lovecraft direbbe appunto :“terrore cosmico”) tanto da influenzare Baudelaire e tutto il simbolismo francese. Non a caso De Turris e Fusco inserirono il frammento di Poe “Il faro” nella vecchia edizione dell’antologia “I Miti di Cthulhu” (inspiegabilmente tolto nella recente ristampa negli Oscar Draghi Mondadori) per mettere in luce la connessione fra i due scrittori. Fossemò sottolinea acutamente come il terrore cosmico lovecraftiano, nonostante le varie differenze, (Borges lo considerava un involontario parodista di Poe) si trasforma da quello di Poe in un’affascinante e originale “evoluzione materialistica e mitologica”, fino a raggiungere una sorta di “fantascienza orrorifica” anche se, per essere più precisi, dobbiamo ricordare che il compianto Giuseppe Lippi parlava di “fantascienza nera”. Per Poe il terrore viene dall’anima ma per Lovecraft invece fuoriesce dal Caos Cosmico. Alla fine “il terrore dell’anima” di Poe sfocia nel terrore cosmico, basti pensare al terribile finale presente in racconti come “Metzengerstein” o “La caduta della casa Usher”. Al contrario Lovecraft fa, come dire, “esplodere” l’ orrore cosmico nel delirio dell’anima.

Non bisogna dimenticare a questo proposito il periodo storico in cui si trova a operare Lovecraft, in cui la scienza stava sgretolando le antiche certezze e aveva fatto intuire nuovi orrori che si nascondevano nel cosmo. Era anche il periodo di Freud e della psicanalisi con l’importante scoperta dell’inconscio e dei suoi fantasmi. Tuttavia Lovecraft disprezzava Freud e le sue teorie ritenute da lui puerili e, pur essendo ateo e materialista, non era però un positivista radicale oppure un arido scientista. Il grande merito di Lovecraft è stato quello di aver svecchiato i vecchi orpelli della narrativa gotica come vampiri, fantasmi e demoni, ma senza dimenticare in ogni caso il fondamentale influsso di Poe con il suo terrore dell’anima che si proietta verso l’esterno, fondendosi con un terrore metafisico e cosmico.
Oggi la situazione si è ribaltata e sembra che la narrativa horror tenda a recuperare i vecchi topos in una versione aggiornata che possiamo notare con il successo di Stephen King. A quanto pare i tempi di Lovecraft o di Poe non sono poi così lontani e il saggio di Sandro Fossemò ne è una prova.

I mille volti di Aleister Crowley | Wall Street International Magazine


Su WallStreetInternational una bella intervista a Franco Pezzini che tratteggia la sua passione letteraria e mitologica per Aleister Crowley, culminata nel recente saggio Le nozze chimiche di Aleister Crowley. Un estratto:

Non si contano le opere dedicate ad Aleister Crowley… uno dei personaggi più controversi ed affascinanti del secolo scorso. Tuttavia, il nuovo volume, a cura di Franco Pezzini, è da considerarsi uno spartiacque nell’affrontarne le mille sfaccettature accompagnando il lettore in un viaggio interdisciplinare, di cui siamo lieti di scoprire di più in questa lunga chiacchierata.

Qualche anno fa, scambiammo quattro chiacchiere a seguito della pubblicazione di Victoriana. Dopo tanta acqua sotto i ponti della tua scrittura, ci accingiamo a parlare del nuovo volume dedicato ad Aleister Crowley. Com’è nata l’idea di condurre il lettore attraverso questi itinerari letterari con la ‘grande bestia’?

Mah, diciamo che è emersa con la presa d’atto di un continente non proprio inesplorato (anche in italiano qualche articolo c’era) ma certo scarsamente percorso nella sua vastità. In questo senso il mio saggio è un avvio di mappatura, cui – passami la metafora – successive spedizioni altrui offriranno arricchimenti. Ma c’è stato un passo più concreto, quando per i miei corsi della Libera Università dell’Immaginario ho affrontato tre opere che m’interessavano – Il mago di Maugham, Moonchild di Crowley e The devil rides out di Wheatley – scoprendo la quantità di correlazioni. Io sono essenzialmente un mitologo, uno studioso dell’immaginario: e lì trovavo in pratica lo stesso mito letto alla luce della narrativa alla moda tra Otto e Novecento (la Parigi degli inglesi, tra artisti e ristorantini), di quella esoterica e della narrativa pop del “Principe degli scrittori thriller”. A intessere il mito di nozze chimiche tra una “bella” e la Bestia, finalizzata a qualche eclatante operazione magica… Un plot poi imitato da una quantità di altri narratori, anche se la nebulosa-Crowley va persino oltre.

Perché pensi che la figura di Crowley abbia influenzato e continui a influenzare cinema e letteratura? In cosa credi risieda la sua infinita contemporaneità?

Sesso & magia sono forse i due temi che oggi con più virulenza provocano fantasie pop: lui li ha abbinati. Poi per carità, Crowley è anche molto altro, per esempio, un interlocutore – in forma diretta o indiretta, tramite le sue opere – di un numero impressionante di icone della cultura tra l’età vittoriana (in Victoriana gli riservavo un cameo) e l’oggi tra musica e social. Mostra intuizioni a tutt’oggi non banali, come sulla capacità di porci domande su ciò che davvero desideriamo: certo, si può osservare che non c’è bisogno di Crowley o del Thelema per arrivarvi, ma in contesti dove alcune attenzioni non sono scontate anche tale tipo di provocazioni può risultare utile. E poi ovviamente c’è un Crowley della vulgata, anche banalizzato e facile, come in certi tipi di richiami alla trasgressione purchessia. Ma comunque la giriamo, di sicuro il mondo contemporaneo e il vecchio Aleister hanno molto da dirsi.

Il filo rosso che lega Crowley a W.S. Maugham è indissolubile. È stato il primo passo verso la stesura della tua opera? Cosa puoi dirci della tua ricerca sulle orme di Aleister?

Sì, sono partito da Maugham – anche di necessità, visto che è il primo a offrire a Crowley una dignità letteraria di personaggio tramite la figura fittizia del mago manipolatore Haddo, e a fornire le basi del plot di cui accennavo. In questo senso, echi di Maugham si avvertono ancora molto più tardi. Per dire: è appena uscita per Carbonio la riedizione dell’ottimo romanzo di Colin Wilson L’uomo senza ombra, sequel del magnifico Riti notturni, proposto da Carbonio nel 2019. Il mago Caradoc Cunningham con cui si relaziona il protagonista è una specie di calco di Crowley – peraltro citato come il suo maestro: la storia è molto diversa da quella di Maugham, ma le dinamiche (intriganti, molto divertenti) tra il giro di amici dove Cunningham sgomita finiscono col richiamare quella della piccola “colonia” inglese in cui impazza Haddo. Con tanto di interlocutori plagiati… Ovviamente mi sono appoggiato anche ad altre riedizioni – o prime edizioni italiane – recenti, che avevo via via recensito, come lo stupefacente volume intestato appunto a Fernando Pessoa e Aleister Crowley, La Bocca dell’Inferno, per i tipi di Federico Tozzi (Saluzzo, 2018) curato in modo mai abbastanza lodato da Marco Pasi.
Ma la ricerca ha implicato il considerare anche parecchi testi mai tradotti in italiano, di autori ancora ricordati o sostanzialmente ignoti (almeno da noi), quindi per me è stata una pista molto interessante da battere. Nonché, tornerei a usare l’aggettivo, divertente (spero) per il lettore, tra figure curiose, bizzarre e spesso sopra le righe. A proposito di The devil rides out di Wheatley ho anche presentato qualche suggestione coltivata attraverso un viaggio in Inghilterra sui siti delle nefandezze di un altro pessimo sosia di Crowley, il vilain Mocata, nel cuore del Wiltshire. Zona militare, a un certo punto ci siamo trovati di fianco un carro armato.

Nelle edicole Le cronache di Medusa | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione dell’Urania Jumbo attualmente in edicola: Le cronache di Medusa, romanzo lungo di Alastair Reynolds e Stephen Baxter che hanno mosso la loro creatività dal finale del romanzo breve di Arthur C. Clarke, Incontro con Medusa. La quarta:

Anno 2099. Howard Falcon è un pilota spaziale dal passato burrascoso. Precipitato con il proprio dirigibile in un orrendo incidente occorso molti anni prima, Howard è stato strappato dalla morte grazie a tecniche di chirurgia sperimentale che ne hanno fatto un cyborg.
Come primo e unico immortale, metà uomo e metà macchina, Falcon è destinato a grandi cose, dalle più pericolose esplorazioni spaziali a contatto con creature aliene, come le gigantesche “meduse” presenti nell’atmosfera di Giove, e con i robot, di cui la civiltà umana si avvale sempre di più e la cui coscienza si sta risvegliando…
Giove esercita un fascino potente su Falcon, che tra un viaggio nel Sistema Solare e l’altro si rivelerà un punto di incontro prezioso nell’imminente conflitto tra uomo e macchina.

“Le cronache di Medusa” (The Medusa Chronicles, 2016), è il seguito del celebre racconto di Clarke A Meeting with Medusa del 1971, un’avventura spaziale erede della Golden Age della fantascienza.

ADESSO-DOPO

SCIVOLO.

J. Iobiz

Scrittore. In realtà, sono solo un personaggio di fantasia, ma di quale fantasia non ricordo più

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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