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Quella volta in cui Stanley Kubrick spiegò il finale di 2001: Odissea nello spazio | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la spiegazione che Stanley Kubrick diede al finale di Odissea 2001. Quando si dice dell’inumano, no?

Nei giorni scorsi il sito Cinephilia & Beyond ha riportato alla luce un lungo documentario realizzato nel 1980 dal regista giapponese Jun’ichi Yaoi, il quale stava compiendo un’investigazione sugli eventi sovrannaturali avvenuti sul set di Shining. Quello che rende interessante il video, che potete vedere in fondo all’articolo, è una telefonata tra il regista giapponese e Kubrick, durante la quale l’autore spiegava il finale di 2001.

Kubrick racconta che ha sempre cercato di evitare di spiegarlo, perché temeva che l’idea suonasse folle a parole, facendo perdere l’effetto drammatico da lui voluto. L’idea, era che Bowman (Keir Dullea) fosse stato preso da queste entità semi-divine, creature di pura energia e intelligenza e senza alcuna forma. Lo prendono per metterlo in questa specie di zoo per studiarlo. Bowman passa tutta la sua vita all’interno di quella stanza. Solo che per lui il tempo non ha più senso e gli eventi si sviluppano alla stessa velocità vista nel film.

La stanza

Le entità scelgono quella stanza, che era una replica non accurata dell’architettura francese (volutamente non accurata), perché loro volevano dargli qualcosa che Bowman avrebbe potuto trovare bello ma senza esserne sicuro:

Un po’ come negli zoo, quando cerchiamo di ricreare l’ambiente naturale degli animali ma non siamo così sicuri di esserci riusciti.

Semidio

Quando hanno finito con lui, come accade in molti miti e culture nel mondo, Bowman viene trasformato in una super entità e rimandato sulla Terra, trasformato in una sorta di superuomo:

Possiamo solo immaginare cosa accadrà una volta tornato, è lo schema di molte mitologie e qualcosa che abbiamo cercato di suggerire.

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Su Millemondi la seconda parte di Year’s Best Science Fiction | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com il commiato da Gardner Dozois, il grande curatore Fantastico morto recentemente negli States. Da Urania Millemondi…

Eccoci al secondo volume della Year’s Best Science Fiction n. 34, di cui nel precedente Millemondi abbiamo presentato una succulenta prima parte, con alcuni fra i migliori racconti di fantascienza dell’anno (in questo caso il 2016). Dato che le raccolte del meglio della sf curate da Gardner Dozois, nato nel 1947 e scomparso mentre stavamo andando in stampa con questa antologia, non contano mai meno di 800 pagine in originale, da qualche tempo abbiamo dovuto suddividerle in tre volumi, ma viste le opere rappresentate e gli autori che condiscono ogni fascicolo, si può ben dire che i Millemondi delle Year’s Best siano una vera e propria chicca per gli appassionati, che possono riscoprire i grandi talenti della science fiction con le loro opere brevi più recenti, oppure affrontare un viaggio entusiasmante negli scenari costruiti dagli scrittori di fantascienza dell’ultima generazione. E in questo volume ne troverete parecchi di entrambe le categorie.

Pulphagus, esplode la rivoluzione | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione della nuova uscita per il ciclo di Pulphagus®, il mondo futuribile nato dalla penna di Lukha B. Kremo che, dopo il Premio Urania, si è sviluppato in un arco di racconti editi da DelosDigital, con le copertine disegnate da Ksenja Laginja. La quarta:

Dopo l’alleanza, Raskal e i capi di Pulphagus® inviano degli emissari su Vupolb, la più grande sede del gruppo utopistico ribelle del 3A, per compiere un boicottaggio epocale. Grazie al coordinamento tra un raid via terra e i satelliti artificiali controllati dalla PulphagusCo™, si colpisce il cuore della GoogleAndroidLine™, la linea che divide i territori standard di LaTerra® in quattro zone. L’operazione sembra avere un grande successo, finché un evento troppo umano sconvolge tutti i piani.
Continua la celebrata serie derivata dal romanzo vincitore del Premio Urania!

“The Handmaid’s Tale” e altri capolavori della distopia novecentesca portati sullo schermo – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo molto dettagliato, a cura di Gian Filippo Pizzo, sulla distopia, su cosa significa e cosa coinvolge. Da non perdere.

Il capolavoro assoluto, ancora oggi, dell’utopia negativa è 1984 (1949) di George Orwell, che al contrario del precedente ha una trama sviluppata e persino coinvolgente, visto che narra le sventure di Winston Smith, impiegato addetto a correggere i vecchi libri e giornali per adeguarli all’ideologia revisionista della dittatura del “Grande Fratello”, in un’Inghilterra che fa parte di Oceania, uno dei tre blocchi in conflitto tra loro in cui si è divisa la geopolitica dopo una catastrofe atomica, gli altri essendo Eurasia e Estasia. Smith, contrario al regime ma tranquillo, conosce Julia che fa parte di un’organizzazione segreta, diventano amanti e rivoluzionari, si incontrano clandestinamente, vengono scoperti, imprigionati, sottoposti a tortura e, infine, al lavaggio del cervello: usciti di galera si incontreranno per caso in un parco, si confesseranno di essersi traditi a vicenda ma comunque ormai sono diventati sostenitori del “bispensiero” del regime. Indipendentemente che si tratti di un’opera anticomunista, come sostengono alcuni, o semplicemente anti totalitaria, come dice la maggior parte dei critici, 1984 è un apologo contro i regimi, contro la manipolazione del pensiero, la pubblicità  e la falsificazione dei fatti storici, ma non va trascurata la splendida caratterizzazione della psicologia del protagonista, che molti non evidenziano.

Ebbe tre trasposizioni per lo schermo, la prima nel 1954 in un adattamento televisivo BBC di Nigel Kneale (il creatore di Quatermass) che suscitò polemiche e interrogazioni parlamentari perché il contenuto fu giudicato eversivo; segue la trama pur con qualche inserimento non sempre necessario e qualche lungaggine di troppo, ma è ancora oggi fruibile e apprezzabile anche per l’ottima interpretazione di un giovane Peter Cushing (chi sa l’inglese può trovarlo su Youtube). La seconda nel film diretto da Michael Anderson distribuito in Italia come Nel 2000 non sorge il sole (1956), molto fedele al romanzo eccetto che per il finale in cui i due ribelli vengono fucilati, ma con un tono molto cupo che esalta la drammaticità della vicenda in maniera eccessiva e pesante. La versione migliore è la terza, distribuita in Italia come Orwell 1984 proprio nel fatidico anno, con due eccezionali John Hurt e Richard Burton alla sua ultima interpretazione; fedelissima al romanzo sia come trama che come essenza  – per questo il regista Michael Redford fu accusato di mancanza di creatività – ne rende visivamente in ogni scena il disagio esistenziale del protagonista e l’orrore di un futuro totalizzante. Orwell aveva già scritto nel 1945 anche La fattoria degli animali, anche questo portato sugli schermi, una parabola che in quanto tale non mi sembra rientrare appieno nel discorso, come del resto il successivo Il signore delle mosche (1954) di William Golding.

Attengono parzialmente al tema Fahrenheit 451 (1953) di Ray Bradbury e Arancia meccanica (1962) di Anthony Burgess, parzialmente perché non ci danno un quadro complessivo della società futura: il primo ci dice soltanto che i libri saranno odiati e proibiti, tanto che i pompieri invece di spegnere gli incendi sono preposti a bruciare i libri, provocando la ribellione del pompiere Montag che alla fine si rifugerà in una comunità in cui membri imparano a memoria i capolavori della letteratura per poterli tramandare (lo splendido film omonimo fu girato da François Truffaut nel 1966). Il secondo descrive una Londra in cui i giovani “drughi” si danno impunemente a ogni sorta di nefandezza, compresi stupri e “ultraviolenza”, ma la cura riabilitante cui verrà sottoposto il protagonista Alex lo ridurrà una larva incapace di agire: l’epocale film dallo stesso titolo fu diretto da Stanley Kubrick nel 1971. Solo una breve citazione per Largo! Largo! (1966) di Harry Harrison, da cui è stato tratto nel 1973 il film 2022: i sopravvissuti di Richard Fleischer con Charlton Heston e un commovente Edward G. Robinson, perché si tratta di opere – sia il libro che il film – non particolarmente impegnate ma di intrattenimento: la sovrappopolazione costringe la società a eliminare gli anziani, ma quello che il popolo non sa è che l’alimento base della nutrizione chiamato Soylent Green non è fatto di “soia e lenticchie” ma dai cadaveri degli eliminati…  Quasi stesso discorso per La fuga di Logan (1967) di William F. Nolan e George Clayton Johnson – il film di Michael Anderson e la serie televisiva omonimi sono rispettivamente del 1976 e 1977-78 – dove il limite dell’esistenza è fissato addirittura a soli 21 anni, così Logan diserta da poliziotto e decide di fuggire assieme a coloro che prima cacciava.

Pulpaghus®: fuga all’inferno, la seconda puntata del serial ebook | NAZIONE OSCURA CAOTICA


Sul blog della NazioneOscura un post per rendere nota l’uscita della seconda puntata del ciclo di racconti ambientati nel mondo di Pulphagus®, romanzo di Lukha B. Kremo editore di Kipple Officina Libraria e vincitore del Premio Urania di due anni fa. Fuga all’inferno è edito da DelosDigital e ha la copertina illustrata di Ksenja Laginja. Buona lettura!

“Lo smaltimento dei rifiuti è al collasso. Come può sopravvivere il genere umano?”

Raskal viene fatto evadere e condotto su Pulphagus®, dove Hadu e Psyphone, i coniugi proprietari del planetoide, rinnovano l’alleanza con lui e la Marlin™.
Durante il soggiorno obbligato, Raskal scopre gli inquietanti misteri del planetoide, le strategie segrete dei loro capi e le assurde leggende legate a un essere semivivo chiamato Golem. Qui conoscerà Taitù, una prostituta stafari che gli racconterà di essere stata posseduta da un Golem. Nessun terrestre crede a queste leggende, così Raskal decide di ricercarne le prove. E la rivelazione sarà sconvolgente.

Futuro in bilico, storia della distopia | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di Il futuro in bilico, storia della distopia tracciata da Elisabetta Di Mincio. Intrigante, no?

Il futuro in bilico riflette sulla distopia nell’orizzonte della finzione letteraria, fumettistica e cinematografica, quanto nei percorsi storici e socio-politici degli ultimi 150 anni.

Attraverso lo studio di opere fondamentali come 1984, Il mondo nuovo, Fahrenheit 451, Kallocaina, Il racconto dell’ancella e V per Vendetta, il testo parte dall’immaginario distopico e fantascientifico per svelare provocatoriamente i sistemi di violenza e controllo e i processi di manipolazione e repressione che caratterizzano la società contemporanea, sia in contesti totalitari/autoritari, sia in realtà democratiche. L’analisi comprende un’indagine sulle ragioni della violenza psicofisica a cui l’autorità distopica sottopone i suoi cittadini, sull’uso del linguaggio, della cultura e dell’informazione come strumento di condizionamento, sui processi di sacralizzazione della politica e sulla trasformazione dello spazio in un mezzo di propaganda o intimidazione.Il saggio è accompagnato dalle tavole di alcuni illustratori di fama nazionale e internazionale (Bryan Talbot, Gary Erskine, David Tallarico ecc.).

Premio Odissea IX Edizione: il vincitore | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione del vincitore del IX Premio Odissea, indetto da Delos Digital ogni anno e riservato a romanzi di Fantascienza. Il vincitore, anzi i vincitori, sono Emanuele Boccianti e Luca Persiani, che con Futuro invisibile hanno convinto la giuria; inoltre, la stessa giuria fa i complimenti anche agli altri finalisti, ovvero Karma City Blues di Giovanni De Matteo, Korchin e l’odio di Lukha B. Kremo, Zona d’ombra di Matteo Barbieri e Il viaggio di Lea di Giorgia Simoncelli. I primi due, Karma City Blues e Korchin e l’odio, saranno pubblicati in autunno in Odissea Digital Fantascienza.

Complimenti ai vincitori e complimenti anche ai finalisti, romanzi che personalmente fremo già di leggere.

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