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Il Connettivismo a Stranimondi: Bruce Sterling presenta “Nuove eterotopie” – MarcusBroadBean


Il buon MarcusBroadBean ha fatto un ottimo reportage del panel sul Connettivismo che si è svolto a StraniMondi domenica scorsa, con Bruce Sterling, Giovanni De Matteo, Silvio Sosio e me dietro la scrivania a parlare a un nutrito gruppo di ascoltatori dell’antologia Nuove Eterotopie. Vi riporto un estratto, in particolare le parole di Sterling, e così ringrazio Marco per l’ottimo lavoro svolto:

Sono un semplice osservatore esterno in questo caso, ma da autore del manifesto del cyberpunk mi sono subito interessato al Connettivismo, proprio perché anche in questo caso eravamo di fronte a un manifesto comune. Ed è raro che scrittori facciano insieme una dichiarazione di intenti del genere, mentre credo sia importante avere questo tipo di situazioni tra appassionati di fantascienza (ha detto proprio fantascienza, in italiano ndr).

Si ha magari paura di essere criticati se metti troppo in vista le tue idee e intenzioni, la gente spesso reagisce negativamente a questi intenti, mentre invece andrebbe vista come una piattaforma comune in cui sviluppare idee.

Quello che mi piace di più è che il Connettivismo è perfettamente cosciente di vivere nel 21° secolo. Voglio dire, sappiamo perfettamente che un disco volante non atterrerà mai a Lucca. E sappiamo cosa è stata la fantascienza in Italia per sessanta anni. Ma dobbiamo anche ammettere che la natura dell’editoria è cambiata. Non siamo più in una cultura basata sulla carta, ma in una basata sulla rete.

Il sistema editoriale di lingua anglosassone, è così vasto che non penseresti mai di poter fare delle cose in prima persona. L’editoria degli Stati Uniti è gestita da compagnie ricchissime con cui non è possibile fare veramente qualcosa insieme.  Anche nel movimento cyberpunk avevamo un gruppo di autori che proponevano idee tramite newsletter e fanzine (durata solo tre anni), ma per esempio non avevamo una casa editrice di riferimento. E nell’antologia “Mirros Shades“, eravamo soltanto 11 autori mentre qua ne abbiamo ben 16.

Non dico che il movimento cyberpunk sia stato un fallimento, anzi, però è stato proprio diverso il modo con cui si poteva comunicare attraverso i media e la società. Ma era praticamente impossibile portare in profondità alcune idee (vuoi anche perché ormai era entrato nella cultura popolare). Con il Connettivismo invece, puoi fare esattamente questo. Portare avanti idee e progetti interessanti. Che poi è quello che sto cercando di fare anche io.

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Il Nodo di Eymerich | scheggetaglienti


Alessandra Daniele analizza sul suo blog ScheggeTaglienti la narrativa di Valerio Evangelisti quando scrive dell’inquisitore Eymerich. Riporto integralmente e ringrazio per l’omaggio.

I romanzi Eymerichiani hanno sempre almeno tre livelli di lettura che possono essere risaliti come gradini d’un percorso di autocoscienza individuale e collettiva.

Al primo livello, quello narrativo, l’intreccio delle trame mescola fantascienza cybergothic e feulletton dumasiano in un’originale architettura piranesiana che trascende i generi.
Al secondo livello, quello metastorico, la ricostruzione puntuale e accurata degli eventi passati serve a esaminare la dinamica di quelli presenti che rispecchiano.
Al terzo livello, quello cosmologico, l’analisi della psiche di Eymerich svela la reale struttura dell’universo che l’inquisitore plasma a sua immagine. Il nostro.
Che la sua timeline si sia chiusa come un Ouroboro quindi non può che rimandare a riflessioni sulla natura ciclica della nostra realtà, e del nostro tempo.

La saga letteraria di Eymerich, come la sua stessa vita, adesso è un nodo di Moebius, che non ha bisogno d’un finale perché nello stesso tempo ce l’ha già, e non l’avrà mai.

Philip K. Dick: la stupenda intervista di Charles Platt | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Philip K. Dick è senza alcun dubbio uno dei più grandi (e originali) autori americani del secolo passato. Oggi vi presentiamo questa intervista, una delle poche che esistono dell’autore californiano, registrata nel 1979. Charles Platt intervista Dick, parlando di tanti argomenti diversi, dagli autori che lo hanno ispirato alle sue esperienze con sostanze allucinogene.

Campo di bocce


Ti sembra di essere soltanto un elemento vagamente impazzito, che si è perso in un mediocre campo di bocce a distendere i propri tendini in un sudario alieno, immorale, inutile; eppure, alcune di quelle leggi superiori valgono pure lì, e capisci di essere soltanto vittima di una nuova eterotopia.

Anche Bruce Sterling a Stranimondi | Fantascienza.com


A corredo della news di Kipple e Connettivismo a StraniMondi, ora c’è la certezza della presenza alla manifestazione di Bruce Sterling, autore di un meraviglioso romanzo breve inedito dedicato proprio ai connettivisti e scritto proprio per essere insenrito in Nuove Eterotopie, l’antologia finale del Connettivismo edita da DelosBooks, curata da Giovanni De Matteo e da me, copertina di Ksenja Laginja, postfazione di Salvatore Proietti… Il tutto verrà presentato proprio domenica 15 alle 12.30 con altri connettivisti e l’editore, in un appuntamento imperdibile e splendido, da ricordare negli annali.

Ceci n’est pas un Klingon: le polemiche su Star Trek Discovery | FantasyMagazine


Bell’articolone, su FantasyMagazine, a cura di Emanuele “Manex” Manco, dedicato al nuovo corso di StarTrek, che è tornato a essere serie televisiva e coinvolge in maniera diversa i Klingon, attori fondamentali dell’universo che, da cinquant’anni, è forse il polo maggiore di attrazione del fandom SF mondiale.

Segnalo l’articolo per i puristi, per coloro che pensano che la SF sia soprattutto questo; lo segnalo sia per omaggiare il gran bel lavoro di Emanuele, sia per segnare il mio distacco da tali tematiche: per quanto mi riguarda la SF è ben altro, è frontiera, è ricerca dell’inumano, in StarTrek non ravviso nulla di tutto ciò ma solo maniere per sentirsi di appartenere a un genere d’avanguardia, che tale non è.

Blade Runner 2049 | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com una bella recensione, a opera di Giovanni De Matteo, del film Blade Runner 2049. Devo andarci presto, devo vederlo subito… Un estratto:

Nei suoi 163 minuti Blade Runner 2049 regala così all’appassionato un’abbondanza di motivi per riprendere il filo di un discorso che per trentacinque anni non si è mai davvero spezzato. L’insieme fornisce un quadro organico e convincente, ma nelle singole parti la sinergia tra script, montaggio, scene e regia riesce a regalare attimi da brividi.

Memorabili sono la visita agli archivi della Tyrell Corporation scampati alla catastrofe e la progressiva presa di coscienza di K della vera natura dei suoi ricordi, per non dire dell’incontro tra Deckard e K in un casinò abbandonato, sulle note di Can’t Help Falling in Love suonate da un Elvis olografico.

Lo stesso discorso si applica anche alla fotografia di Deakins: sia che debba dare vita alla danza degli ologrammi per le strade di Los Angeles o riprodurre gli effetti della realtà aumentata, sia che venga chiamato a immortalare le gigantesche sculture dalle seducenti forme femminili abbandonate per le strade di Las Vegas, il maestro inglese ci regala campi lunghi di una perfezione pittorica. Istanti di pura, assoluta delizia per gli appassionati, che vedono gli sviluppi del film abbracciare anche due aspetti di grande interesse lasciati fuori da Blade Runner: il primo è il kipple, l’incontrollabile massa di rifiuti che era una delle intuizioni più geniali del romanzo di Dick, che viene qui trasfigurato nell’immensa discarica alle porte di Los Angeles che fa da sfondo a una delle tappe cruciali dell’indagine/regressione di K; l’altro è il movimento clandestino di liberazione dei replicanti, sottinteso nel film di Ridley Scott, una sorta di Underground Railway del futuro costruita per consentire ai replicanti di tornare sulla Terra e qui di costruirsi (o combattere per) una nuova vita.

En passant, è degno di nota il fatto che entrambi questi elementi comparivano nell’epocale videogioco omonimo sviluppato nel 1997 dai Westwood Studios.

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