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Davide Del Popolo Riolo ha vinto il Premio Urania | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com una bella notizia: Davide Del Popolo Riolo ha vinto il Premio Urania 2019. Ne sono davvero felice, Davide è un amico e uno che sa scrivere davvero bene: complimenti!

Ha vinto il Premio Odissea e il Premio Vegetti con De Bello Alieno, il Premio Kipple con Non ci sono dei oltre il tempo, il premio Viviani con Breve manuale di conversazione con i morti, il Premio Cassiopea con Erasmo. Ora a questo medagliere aggiunge anche il prestigiosissimo Premio Urania. È Davide Del Popolo Riolo il vincitore del Premio Urania 2019 col romanzo Per sempre i giorni, che verrà pubblicato a novembre sul periodico di Mondadori col titolo Il pugno dell’uomo.

Avvocato cuneese, vorace lettore e scrittore prolifico, Davide ha pubblicato vari romanzi – grande successo per l’ultimo, Übermensch, a sua volta finalista all’Urania un paio d’anni fa e quest’anno tra i finalisti che si contendono il Premio Italia – e numerosi racconti, su Robot e altre testate e in ebook con Delos Digital.

“L’amore al tempo del Covix-64” letto più di 200 volte


Il mio racconto L’amore al tempo del Covix-64, liberamente scaricabile in PDF qui, ha abbondantemente superato in una settimana le 200 letture, un vero free best-sellers

Il racconto è stato selezionato al contest del collettivo teatrale Grand Guignol de Milan e nei giorni scorsi ne ho postato il magistrale reading, proprio a cura di uno degli attori del GrandGuignol: Lorenzo Andrea Paolo Balducci.

Voglio davvero ringraziarvi tutti, a presto.

Filmhorror.com – “Videodrome: il ritorno della carne” – articolo di Maico Morellini


Su FilmHorror una lunga disquisizione di Maico Morellini sull’opera di David Cronenberg. L’incipit:

Mentre tutto il mondo stava ormai da un anno con il fiato sospeso nell’attesa di scoprire quale sarebbe stato il destino diHan Solo, David Cronenberg dava la sua versione cupa e pulp dei poteri mentali tanto cari ai Jedi. Era il 1981, anno di uscita di Scanners. Fu in quel periodo che l’uomo del momento, un barbuto regista di Modesto (California) capace di ipnotizzare il mondo intero raccontando le gesta del giovane Luke Skywalker, si rivolse a Cronenberg per coinvolgerlo nella regia de Il Ritorno dello Jedi. Ma il regista canadese aveva altri progetti per quel fatidico 1983, e nessuno di questi aveva a che fare con orsetti pelosi, caccia stellari o principesse in bikini.

Ogni artista mette un pezzo di sé nelle storie che racconta; nel momento in cui Cronenberg iniziò a tratteggiare la sceneggiatura di Network of Blood decise di attingere dalla sua infanzia. In particolare a quando, da ragazzino, riusciva a intercettare segnali televisivi provenienti da Buffalo (New York) che si intrufolavano nella banda canadese una volta terminate le trasmissioni tradizionali. La possibilità di incappare in qualcosa di proibito, di imbattersi in qualche trasmissione che doveva restare inaccessibile al pubblico ma che per qualche misterioso motivo trovava la strada verso il suo televisore, era fonte di grande preoccupazione per il piccolo David. A tal punto che molti anni dopo (nel 1983 Cronenberg avrà quarant’anni) parte della catarsi per quelle nottate insonni si completerà con la sceneggiatura di Network of Blood, alias Zonekiller alias, finalmente, Videodrome.

Lankenauta | Solaris parte seconda


Su Lankenauta la recensione al seguito di Solaris, il celebre romanzo di Stanislaw Lem che è stato continuato da Sergej Roić. Un estratto:

Se il romanzo di Lem ci aveva raccontato la storia di Kris Kelvin, psicologo inviato sulla stazione orbitale gravitante attorno al pianeta, sul grande mare senziente in grado di sconvolgere la psiche degli astronauti con cui entra in contatto e che tentano di studiarlo, e che finisce anch’egli preda dei sogni e delle presenze che emergono dal proprio subconscio, Roić ci propone però una seconda parte che, pur ponendo Solaris ancora al centro della vicenda narrativa, non ne è una semplice continuazione quanto un libro a sé, parallelo e complementare, e che di questo mondo ammaliante e lontano e dei suoi misteri mira a fornire una propria interpretazione.

In linea con l’amore di Lem per le questioni filosofiche, anche in Roić sono frequenti i richiami diretti a Platone, a Hegel, a Kant, esposti all’interno di una trama assolutamente non lineare in cui passato, presente e futuro si mescolano e si intrecciano, si sovrappongono con grande facilità. Due sono le vicende principali, che si rispecchiano l’un l’altra: quella dello scrittore Petar Bogut che, assieme a una donna misteriosa conosciuta per caso a Milano, si mette sulle tracce di un libro altrettanto misterioso che narra di un pianeta molto simile a Solaris, e che con l’aiuto dell’amico filosofo Gabriele cerca di attingere a ciò che non è conoscibile, di avvicinarsi al tutto omnicomprensivo, proposito realizzabile solo rinunciando al proprio antropocentrismo, alle categorie interpretative usate dagli umani, cioè azzerando le conoscenze già acquisite e alienandosi da se stesso (“Mi ritrovarono in un casolare abbandonato in cima a una collina. Non parlavo, non dicevo nulla. Non stavo né bene né male (…) Non ci fu una diagnosi precisa. Dissero (non battevo ciglio) che mi si era spento il cervello. Tutte le funzioni neurovegetative erano intatte, ma il mio cervello era disconnesso dal mondo reale. Ero stato azzerato.“); e quella del pilota solariano Petar Bogut precipitato con un razzo nel gran mare senziente che, sempre accompagnato dal gatto Schrödinger (il famoso gatto del paradosso omonimo, che contro ogni senso comune lo presenta, in uno stato di sovrapposizione quantistica, contemporaneamente sia vivo che morto: “Infine mi disse che, se un giorno fossi arrivato a considerare il paradosso del gatto di Schrödinger, avrei potuto comprendere che esistono sempre almeno due possibilità di vivere contemporaneamente vite diverse.”), persegue fortemente l’”atto supremo del conoscere“, un tipo di approccio che “è rappresentabile in potenza ma non in concreto, dato che il nostro sguardo (tatto, gusto, udito e olfatto) non è in grado di eludere il mondo sensibile.“, il che ci rivela come “quanto è essenziale alla ragione è raggiungibile unicamente tramite un’esperienza che si distacca dalla realtà, l’esperienza mnemonica o sognante; quest’ultima è limitata, tuttavia, dal principio di irrealizzabilità pratica.“

L’amore al tempo del Covix-64 – di Sandro Battisti


Il mio racconto L’amore al tempo del Covix-64 è liberamente scaricabile in PDF. Il racconto è stato selezionato al contest del collettivo teatrale Grand Guignol de Milan e nei giorni scorsi ne ho postato il magistrale reading, proprio a cura di uno degli attori del GrandGuignol: Lorenzo Andrea Paolo Balducci.

Qui quindi il libero download del racconto, il mio regalo per la Notte di Valpurga (o Calendimaggio). Grazie a tutti voi.

L’Alone di Greg Egan, in ebook su Robotica | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di Alone, racconto di Greg Egan pubblicato da DelosDigital e ambientato nell’universo del romanzo Incandescence. Chi ama Egan, sa cosa lo attende, e onestamente anche io non vedo l’ora di tuffarmi in quella vertigine hardSF.

Ci sono due tipi di specie nella Galassia: i Cercatori e gli Spargitori. Le prime sono quelle che indagano, studiano, approfondiscono la conoscenza. Le seconde sono quelle che la usano per espandersi, diffondere la loro presenza ovunque possibile.

I Niah erano una specie di Cercatori. Nei tre milioni di anni la loro civiltà aveva approfondito in modo straordinario la conoscenza della matematica; poi erano scomparsi. Sul loro mondo ora prosperava una specie di Spargitori, i Noudah. Due studiose terrestri, Joan e Anne, vanno sul pianeta per cercare di salvare i resti di quell’antica civiltà. Ma riusciranno a superare la diffidenza dei Noudah?

Gioventù etrusca #4: La Costellazione | La Nuova Verde


Sul blog LaNuovaVerde un bel racconto di Francesco Mila, La Costellazione, un esempio di come si possa coniugare la solitudine siderale tipica di certi rami del fantastico con il fluire quotidiano tipico del realismo mainstream. L’incipit del racconto:

Su come ho raggiunto il pianeta, sul tempo trascorso dal mio arrivo ho ipotesi vaghe. La navicella ovoidale al di qua del cancello, lo strato di muschio e licheni agli angoli degli oblò, sul tettuccio, nelle insenature delle quattro ruote – sgonfie – del carrello d’atterraggio, mi fanno pensare che qualche anno sia un tempo verosimile. La navicella non sono mai riuscito a perlustrarla; è chiusa, e il freddo e la notte perenne concorrono a farne l’interno più buio e insondabile. S’intravedono una specie di timone, i motivi offuscati della tappezzeria. E un alberello, minimo e senza spessore, che pencola per gli spifferi.
Le stelle di questo cielo sembrano sempre sul punto di spegnersi. Alcune scompaiono, diventano via via più rosse finché una notte, svegliandomi, al loro posto ne trovo altre. Più giovani, di un lucore meno scarlatto. Poi anche queste s’ingrossano, ricordano un rubino o un’emorragia. Ho cercato di localizzare un sistema, una galassia. Impossibile: la condizione di questi soli è troppo precaria; nessun nome, nessun punto di riferimento.
Ad alcune stelle m’affeziono. Un certo modo di ammiccare – ma forse sarebbe più corretto “agonizzare” –, la lascivia di quelle che muoiono nel rettangolo di cosmo che osservo dalla finestra della mia camera: finisco per prenderle in simpatia, do loro un nome e nello spazio fioriscono il timo, l’erica, la piracanta; le ho chiamate come le piante in cortile – piante che per qualche ragione sopravvivono alla scarsità di luce.

*

D’inverno il cielo è buio, quasi nero; il silenzio è assoluto e grilli, rane (c’è un piccolo stagno, a Sud della casa), ogni insetto, ogni animale ammutolisce; rimango l’unico a produrre rumore. Per lo più tosse, starnuti; dal mio arrivo avrò avuto una dozzina di raffreddori. Col tempo, ho adottato diversi sistemi per non ammalarmi: mi avvolgono tre strati di lana, sotto la maglia termica che non tolgo mai; esco, mi lavo solo se necessario. Dopo, per esempio, che ho gettato la spazzatura nell’atmosfera. Quando, per esempio, l’odore dei vestiti sporchi mi inibisce il sonno. Oltre a me, in casa non abita nessuno. Ma qualcuno dev’esserci stato. E libri, e stufa, e scorte me lo testimoniano. Forse, ipotizzo, la persona che ha scoperto il pianeta, che ha apposto la targa sul muro del capanno in cortile.
Della vita di prima – se mai è esistita, prima, una vita – non ho memoria. Tempo fa avevo cominciato a pensare che forse potevo essere nato qui. Ma in tutto il pianeta non avevo ancora trovato l’ombra di un genitore. Nel capanno, comuni attrezzi da giardinaggio; sotto, nello scantinato, un remo, un albero di limone, scorte alimentari e grossi sacchi di truciolato: neppure un capello, un’unghia che non fosse riconducibile a me. Non ricordavo un passato, un’infanzia, una famiglia. Poi una notte avevo deciso di avere comunque diritto a queste cose. Avevo cominciato a misurare la mia altezza, appuntavo i regressi a matita sullo stipite della porta. Dalla prima misurazione ho perso dieci centimetri – e pensavo che mia madre, mio padre, pure se morti potessero dirsi orgogliosi.

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Eleonora Zaupa • Writer Space

Una finestra per un altro mondo. Un mondo che vi farà sognare, o...

Through the Wormhole

“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

AI MARGINI DEL CAOS

un blog di Franco Ricciardiello

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Non siamo soli

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Arte altra e altrove.

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Protolettere, interpunzioni grafiche e belle speranze

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