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Entanglement | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la recensione di Giovanni De Matteo a Entanglement, romanzo di Vandana Singh edito dalla Future Fiction di Francesco Verso. Eccone un estratto:

Entanglement come denuncia fin dal titolo, è un intreccio di voci che raccontano gli effetti delle nostre scelte sul mondo di domani: un domani non così lontano come molti di noi si ostinano a credere, ma che già avrà riversato il peso incalcolabile degli interessi dei nostri debiti sulle spalle dei nostri figli e nipoti. Il cambiamento climatico è uno dei due assi di questo scenario. L’altro è rappresentato dal progresso tecnologico, trasfigurato in un’invenzione – appena accennata nelle prime quattro storie, ma di cui apprendiamo tutti i retroscena nella quinta – che suggerisce una nuova idea di social network, consentendo alle persone di questo futuro di entrare in contatto tra di loro a prescindere dalla distanza, sulla base solo del loro stato emotivo del momento. È quanto accade ai protagonisti di ciascun racconto, che grazie alla scienza e alla tecnologia apprendono ciò che “le popolazioni indigene del mondo già sapevano bene: che ogni cosa è connessa”, come riscopre Irene dopo un incidente che fa risvegliare in lei una persona che credeva scomparsa, la giovane inuit che andava a caccia di foche con suo nonno e che da lui si faceva chiamare Enuusiq.

“Tutto è connesso” ribadisce Yuan all’ultimo monaco sopravvissuto tra le rovine del monastero. “Capire questa verità, però, vuol dire soffrire. Ogni volta che so della morte di un innocente, una parte di me muore”. Ma è un passaggio necessario, l’unico in grado di dischiudere l’accesso a un livello di consapevolezza superiore e innescare la catena di eventi necessaria per realizzare il cambiamento. L’alternativa è rimanere ad aspettare il compiersi dell’irreparabile:

Inondazioni da una parte, siccità dall’altra, il tessuto della biosfera si stava strappando. Pensò alla foresta pluviale amazzonica, così spesso chiamata il polmone verde della Terra. Perfino alcune guide turistiche della città, che portavano nella giungla gruppi perlopiù composti da nordamericani, usavano quell’espressione. C’era qualcuno che sapeva cosa volessero davvero dire quelle parole? Le vennero in mente le proiezioni di molti modelli predittivi, secondo cui la grande foresta, attualmente un enorme dissipatore di anidride carbonica, poteva diventare una sorgente di CO2 se fosse stata eccessivamente rovinata da siccità e disboscamenti. Che sarebbe accaduto in tal caso?

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T H E : N e X T : S T A T I O N | Dove eravamo rimasti?


È online il numero 4 della webzine NeXT-Station.org, curato come sempre da Giovanni De Matteo e Salvatore Proietti. In effetti, come dice Giovanni stesso nell’editoriale, è passato un po’ di tempo dal numero precedente della zine, che non vuol dire che si è stati fermi, ma tutt’altro. Il risultato è in calce all’editoriale, con una serie di articoli e rubriche (qui e qui i miei contributi) che appianano un po’ l’abisso del tempo passato, e dopo che NeXT è in stasi forzata da un eone più o meno simile a quello di NeXT-Station, ritrovare la voglia di fare informazione organizzata sulle volumetrie di una rivista è qualcosa che ci mancava, che mancava pure a me. Datevi da fare, leggete le novità che abbiamo disseminato nel tempo e preparatevi al salto quantico connettivo, si prevedono emancipazioni cognitive notevoli.

Carmen e Amleto | ilcantooscuro


Sul blog di Alessio Brugnoli una riflessione postmoderna sulle rimappature cognitive proprie del Postmoderno. Tema dibattuto: Carmen e Amleto.

La mia piccola riflessione sulla Carmen, ha, in maniera inaspettata, scatenato un piccolo dibattito, con diversi interventi interessanti: il primo è di Lanfranco Fabriani, uno dei pezzi da novanta della fantascienza italiana. Tra l’altro, Lungo i vicoli del tempo è uno dei primi Urania che ho comprato..

Lanfranco affronta un tema molto importante, nel postmoderno, il rapporto tra originale e citazione.

Infatti, ci sono voluti quasi duecento anni per avere di nuovo uno Shakespeare fedele all’originale. Io vengo dall’epoca della filologia, in cui ci si danna per restituire l’esatto significato di ogni parola di un testo. Si può giocare con i testi, il postmoderno ce lo ha insegnato, lo faccio anche io, ma il gioco deve essere assolutamente riconoscibile e non coinvolgere l’originale.

Ragionando per assurdo, uno che non abbia mai visto la Carmen, e non ne conosca la storia (ed è possibilissimo che ciò accada, visto che si tratta di un’opera lirica) e l’avesse vista per la prima volta in quella circostanza, considererebbe ciò che ha visto come la vera vicenda illustrata dal testo di Meilhac e Halevy e musicata da Bizet?

E poi, proprio un appassionato di fantascienza che ha scoperto che per anni ha letto classici tagliati, parzialmente riscritti, a volte “migliorati” con traduzioni infiorettate e svolazzanti, tanto da non essere certo della paternità di quello che ha letto, dovrebbe condonare certe operazioni?

INTERNET È DURO A MORIRE | La legenda di Carlo Menzinger


Sul blog di Carlo Menzinger la recensione a L’ultimo angolo di mondo finito, di Giovanni Agnoloni. Un estratto:

L’atmosfera che si respira in queste pagine è difficile da descrivere. Definirla rarefatta o astratta sarebbe fare un torto ai numerosi precisi riferimenti geografici che vi compaiono e agli eventi descritti. Forse il termine “straniante” sarebbe più idoneo, per quanto impreciso. C’è un alone di mistero che avvolge ogni cosa in una nebbia sottile che fa quasi pensare alle atmosfere di certi fantasy, sebbene qui non vi sia magia ma solo tecnologia. Tecnologia malata, magari.

Rispetto a “Sentieri di notte”, l’altro volume della quadrilogia da me già letto, questo mi è parso più articolato e completo, sarà perché giunge dopo altri tre volumi di sviluppi e riflessioni e ci mostra un mondo più “(de)finito”.

Electric Dreams, i racconti di Philip K. Dick che hanno ispirato la serie di Amazon in libreria | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione del libro uscito per Fanucci Electric dreams, che contiene i racconti di P. K. Dick che animano la serie TV Philip K. Dick’s Electric Dreams, nella quale ogni episodio è tratto da un diverso racconto dell’autore statunitense.

Il più geniale tra gli innovatori del genere della fantascienza, dopo film ormai leggendari come Blade Runner e Minority Report e la serie The Man in the High Castle (tratta dal romanzo La svastica sul sole) presta ancora una volta la sua visione profetica alla rielaborazione filmica. In galassie e universi affascinanti, popolati di robot, mutanti, telepati, la cifra stilistica di Dick, sempre sospeso tra il perturbante e l’intimo, tra il nostalgico e il profetico, è inconfondibile. Nella serie TV, cast e produttori sono di altissimo livello, e nei vari episodi, indipendenti l’uno dall’altro, troviamo star del calibro di Bryan Cranston, Steve Buscemi, Geraldine Chaplin, Janelle Monàe, Vera Farmiga, Juno Temple e tanti altri.

Spettri digitali: storie dal lato oscuro del web – Quaderni d’Altri Tempi


Su QuaderniAltriTempi una recensione di Giovanni De Matteo a La Vita Segreta, di Andrew O’Hagan. Un romanzo di profonda realtà che si nutre del fantastico insito nei luoghi virtuali che viviamo ogni giorno, fino alle profondità più recondite di esso.

Ci sarebbero quindi stati modi anche molto diversi per raccontare l’effetto di internet sulle nostre vite, ma O’Hagan ha scelto queste che, senza alcuna pretesa di universalità ma presentando delle caratteristiche comuni, alimentano una riflessione organica su temi come il potere, il controllo, la trasparenza e la manipolazione dell’identità e allo stesso tempo ritraggono persone (forse sarebbe più appropriato definirli, come fa l’autore a un certo punto, “digividui”) che sono al contempo padroni e vittime di internet. Tre storie di fantasmi dei nostri tempi, quindi. Niente di più lontano dai pirati della consolle in qualche modo mitizzati dalla letteratura cyberpunk ed entrati nel nostro immaginario: in un ribaltamento spietato degli stereotipi, le storie di Julian, Satoshi e Ronnie finiscono per annullare l’epopea degli eroi della frontiera di internet partoriti dall’immaginazione di William Gibson e soci. E sanciscono il superamento di un altro topos a cui la fantascienza ha dato molto, da Philip K. Dick a Ghost in the Shell, passando per Blade Runner (e Blade Runner 2049): ci siamo ormai addentrati in un’epoca in cui l’artificialità è prerogativa dell’essere umano.
Anche senza arrivare ai livelli patologici di un Assange o un Craig Wright, il presunto creatore della blockchain e dei bitcoin nascosto dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, la nostra presenza in rete è veicolata da creazioni fittizie, ri-costruzioni di noi stessi, in parte simulacri e in parte riflessi della nostra vera personalità, a seconda di una lunga serie di fattori derivati da predisposizione, circostanze, opportunità, intenzioni o, più banalmente, capricci.

Mortal Engines: il primo stupendo trailer della nuova saga distopica prodotta da Peter Jackson | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Mortal Engines, diretto da Christian Rivers, è il titolo della nuova saga distopica dietro alla quale si nasconde il nome di Peter Jackson. Dopo colossal come Il Signore degli Anelli e King Kong, Jackson questa volta sembra aver deciso di dedicarsi al genere distopico con un film che immagina un mondo dove le città si muovono su ruote gigantesche e quelle più grandi – come Londra nel trailer – danno la caccia a quelle più piccole. Basato sulla serie di libri di Philip Reeve, lo script di Mortal Engines è stato infatti scritto da un team d’eccezione che include, oltre appunto allo stesso Peter Jackson, anche Fran Walsh e Philippa Boyens che con Jackson avevano scritto Il Signore degli Anelli. Vi lasciamo al trailer. Buona visione!

PS – Ho dei deja vu di Redemption Ark, di Alastair Reynolds e, di conseguenza, di Preacher Men, dei Fields of the Nephilim.

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