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Il sigillo occulto di Remoria | Holonomikon


Giovanni De Matteo fa un’operazione di emersione, una sorta di negromanzia in stile urban fantasy; ed è così che rinasce il mito occulto del GRA, il Grande Raccordo Anulare di Roma, a metà strada tra mito della Fondazione e un’ulteriore rivisitazione dello stesso, da quadrato a circolare, da borgo di pastori a metropoli che richiama ogni forma dell’occulto e suoi collegati. Bello, da leggere tutto d’un fiato, anche nella sua incarnazione più vasta su QuaderniDaltriTempi.

Remoria. La città invertita è l’ultimo libro di Valerio Mattioli, la persona a cui devo l’idea e la spinta per questo articolo sulla fantascienza del nuovo secolo che ancora oggi continua a essere tra i più letti, menzionati e considerati tra le mille e passa cose che ho scritto. Remoria è un oggetto narrativo non identificato, per dirla alla Wu Ming, che mescola cronaca, memoir, filosofia, sociologia, esoterismo e psicogeografia, in un distillato di etnografia urbana stupefacente in tutti i sensi. La lettura è ipnotica, tiene incollati alla pagina, come se un rito di negromanzia risucchiasse il lettore nel centro di gravità permanente rappresentato dal Grande Raccordo Anulare.

Questi sono alcuni passaggi, per darvi un’idea del tono, dello stile e, se non fossi stato chiaro a sufficienza, del tema.

Il GRA è un immane ouroboros d’asfalto lungo sessantanove chilometri complessivi a quattro corsie per senso di marcia. È una delle autostrade più trafficate d’Europa, eppure le sue origini restano avvolte nella bruma dell’enigma e del simbolico, dell’occulto e dell’arcano. A dirla tutta, sono origini che appaiono semplicemente inspiegabili. [pag. 15]

La natura totemica del GRA lo ha trasformato quasi istantaneamente in un attrattore di leggende, culti e aneddoti strani: storie di motociclisti senza testa che scorrazzano tra le uscite Aurelia e Boccea, di cadaveri seppelliti nei piloni dello svincolo Tiburtina, di coccodrilli che attraversano impunemente la strada… Il particolare che più colpisce l’immaginazione, è però il nome dell’ingegnere capo dell’Anas a cui si deve il progetto originario: Eugenio Gra. Il fatto che il suo cognome coincida con l’acronimo ufficiale dell’opera suggerisce da solo che siamo in presenza di un sigillo, forse addirittura di una firma magica. Tutto, nel GRA, odora assieme di incenso e di zolfo, di messaggi criptati e allegorie per iniziati. «La sua unica cosa certa», dirà Renato Nicolini, «è l’assolutezza del cerchio». [pag. 17]

Per Nicolini, il GRA rappresentava un oggetto di immenso fascino, oltre che un gigantesco punto interrogativo tracciato sui terreni argillosi dell’ormai ex agro romano. Più che un’opera di ingegneria infrastrutturale, l’anello progettato dall’Anas era per lui «un’espressione del tardo surrealismo» che rimandava alle «macchine celibi» di Marcel Duchamp: un dispositivo «definitivamente incompiuto» dai meccanismi bizzarri e senza finalità apparente, una sorta di giocattolo privo di scopo e, appunto, inutile.

Stacho Quzbic. Il viaggiatore – di Marco Milani


Per la Watson Edizioni è appena uscito il nuovo romanzo di Marco Milani, Stacho Quzbic. Il viaggiatore. Finalista al Premio Urania 2017, il romanzo esplora con la brillante verve propia dell’autore lo spaziotempo del passato correlato al futuro. La quarta:

L’avventura inizia ad Aquileia, 1643 d.C., si allunga con diversi/stessi protagonisti avanti e indietro in futuri recenti e lontani, si sposta su altri mondi e fino al limitare dell’universo, con l’Intraverso a fare da raccordo negli spostamenti. Stacho Quzbic è un viaggiatore tempo-spazio, al suo primo incarico e quindi con una missione facile da compiere. Scopre quasi subito che nulla è come sembra: la missione facile è in realtà un complesso piano a più livelli organizzato da lui stesso per fare in modo che Stacho Quzbic diventi lo Stacho consumato VTS e spina nel fianco ai detrattori di mezzo universo conosciuto. Qualcuno ha intenzione di impedirlo, con ogni mezzo, dispiegando infide trappole e agguati lungo il tempo-spazio. La parola d’ordine diventa combattere e sopravvivere.

Ciò che conta per una macchina | L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto una discreta disquisizione sulle frontiere attuali dell’intelligenza artificiale, dove ci si domanda se la potenza di calcolo è tutto oppure se ci sono altri parametri – tipo la capacità d’imparare – che possano fare, nel futuro, la differenza con l’attuale stato dell’arte. Un estratto:

“D’accordo”, disse Deep Thought. “La Risposta alla Domanda fondamentale…” “Sì…?” “Sulla Vita, l’Universo e Tutto Quanto…”, disse Deep Thought. “Sì…?” “È…”, disse Deep Thought, e fece una pausa. “Sì…?” “È…”. “Sì…???” “Quarantadue,” disse Deep Thought, con infinita calma e solennità. […] “Quarantadue!”, urlò Loonquawl. “È tutto quello che hai da dirci dopo sette milioni e mezzo di anni di lavoro?” “Ho controllato con grande minuziosità”, disse il Computer, “e questa è la risposta veramente definitiva. Credo che, se devo essere franco, il problema stia nel fatto che voi non avete mai realmente saputo quale fosse la domanda”.

Come nelle migliori battute, si cela qualcosa di profondo in questo scambio tra il computer più veloce dell’universo e i suoi creatori, nel libro di Douglas Adams Guida galattica per autostoppisti. Siamo perennemente alla ricerca di risposte senza però peritarci di comprendere davvero le domande, o se siano quelle giuste. Nelle mie conferenze sulla relazione uomo-macchina cito spesso Pablo Picasso, il quale durante un’intervista disse: “I computer sono inutili. Sanno dare soltanto risposte”. Una risposta implica una fine, un punto, e per Picasso non c’era mai una fine, solo nuove domande da scandagliare. I computer sono ottimi strumenti per generare delle risposte, ma non sanno come porgere le domande, almeno non nel senso in cui le fanno gli esseri umani.

Nel 2014 mi fu sollevata un’interessante osservazione allorché feci quest’affermazione. Nemmeno i più forti programmi scacchistici del mondo sono in grado di spiegare la logica delle loro mosse brillanti, a parte le elementari sequenze tecniche. Giocano una mossa forte semplicemente perché hanno valutato che sia la migliore, non perché usano quel tipo di ragionamento applicato che è comprensibile da un essere umano. Ovviamente, è utilissimo avere una macchina molto forte contro cui giocare e con la quale fare le proprie analisi, ma per un non esperto è un po’ come chiedere a un calcolatore di fargli da insegnante di algebra.

Il commento che mi fu fatto arrivò al cuore del problema altrettanto bene della frase di Picasso e del dialogo di Douglas Adams: “I computer – disse – sanno come porre le domande. Però non sanno quali sono quelle importanti”. Adoro questa frase, perché contiene diversi livelli di significato, e ciascuno di essi fornisce utili spunti di riflessione.

Il Continuum di Omnibus – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine il brano del lunedì di Alessandra Daniele. Caustico e chirurgico, individua con cinismo le cause dei nostri mali sociali; lo incollo integralmente.

“Stiamo per subire un altro genocidio” dice la combattente curda, in collegamento con La7. Il conduttore di Omnibus l’interrompe: “Dobbiamo mandare la pubblicità”.
È successo davvero.
La denuncia d’un imminente genocidio non cambia niente. Deve aspettare. La priorità è la merce.
Automobili, frullini, merendine, materassi.
“Chi dice che le vacanze finiscono a settembre?”
Chi deve tornare a lavorare.
“Con soli 240€ potrai acquistare Evolatex”.
Il materasso eugenetico.
“Non seguire, fatti seguire”.
Da uno bravo.
Skyline scintillanti, chirurghi olografici, sorrisi perfetti.
È il Continuum di Gernsback dell’hard sci-fi anni ’30, di cui parla William Gibson nel suo racconto omonimo.
Il futuro fittizio ancora adoperato per piazzarci tutte quelle variopinte stronzate, col riso e senza lattosio, che ci tengono buoni nelle nostre gabbiette.
Giocattoli per bambini decrepiti ma incapaci di crescere, bambini vampiri.
Vittime e complici d’un modello socio-economico che non ammette eccezioni. Non ammette eresie, come quella curda.
Un modello basato sul genocidio.
La priorità è la merce.
Sono stata nel ventre della Bestia. Ci siamo stati tutti. Supermarket, Superstore, Shopping center, Centro commerciale di gravità permanente: ha centinaia di nomi, e miliardi di fauci, fisiche e virtuali.
Ha miliardi di occhi, che ci guardano dagli schermi che teniamo in mano.
Ci ha ingabbiato in un timeloop, come criceti nella ruota, con uno scintillante futuro irraggiungibile appeso davanti al naso. E una pistola alla testa.
Stiamo per subire un altro genocidio.
Ma prima, pubblicità.

Sensorium – Presentazione al Mangiaparole di Roma dell’8 giugno ’18


In occasione della prossima tappa del SensoriumTour a Trieste, il 29 ottobre, pubblico un estratto dalla presentazione di Roma, al Mangiaparole, avvenuta l’8 giugno 2018.

Il SensoriumTour è il tour promozionale di Sensorium, antologia di miei racconti di sesso quantico editi da DelosDigital e illustrati da Ksenja Laginja. Alcune date sono già state presentate, siamo partiti da Genova per approdare poi due volte a Roma e dintorni, infine a Reggio Emilia; vi aspettiamo per questo quinto appuntamento in un luogo di frontiera, così come lo è l’argomento del sesso quantico, posto a cavallo tra le dimensioni psichiche e fisiche.

Sette voli senza rete nel mondo dell’eros del futuro, del transumanesimo, del postumanesimo, dell’eterotopia connettivista. Dove il godimento si alterna all’acuto dolore puro e dilaga tormentosamente in ogni vibrazione quantistica dell’essere. Il sesso quantico: un piacere che risuona nel continuum. Dal vincitore del Premio Urania Sandro Battisti, il più lirico tra gli autori del movimento Connettivista, una collezione di brevi racconti erotico-fantastici.

Annunciato il programma di BookCity | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione del programma del prossimo BookCity, a Milano, dove si cercherà con la forza della Cultura di coltivare la civiltà, spaziando tra i generi e non generi, dando la sensazione che solo la Cultura è in grado di sconfiggere l’oscurantismo dell’ignoranza e della violenza, sia fisica che mentale.

Preservando una tradizione ormai consolidata, la prossima edizione di BookCity ha selezionato un tema principale su cui porre il massimo dell’attenzione, da esplorare in ogni sua derivazione e sfaccettatura. Quest’anno la scelta è ricaduta sull’Africa, argomento quanto mai puntuale e contemporaneo, ottimo trampolino per trattare con maturità la questione migratoria, ma anche per conoscere i mille volti di un continente storicamente e culturalmente poco vicino alle nostre preoccupazioni.

Grande attenzione è stata manifestata anche nei confronti dell’annoso problema della povertà di lettori che macchia il nostro Paese. In Italia solo il 41% degli abitanti può dire di aver letto un libro nell’ultimo anno, una statistica che ci mette in coda alle classifiche europee, superando solamente Cipro, Romania, Grecia e Portogallo. Secondo Giuseppe Sala, questo malcostume sarebbe legato a una discrepanza tra educazione infantile e adolescenziale, si rende quindi necessario “avvicinare i ragazzi alla letteratura” per aprirli a mille curiosità. In tal senso BookCity cerca di promuovere il rapporto tra giovani e libri con una serie di eventi “Young”, oltre che a una presenza attiva in scuole e università.

Ovviamente le offerte si estendono ben oltre alla sfera giovanile: storia, poesia, narrativa, filosofia, arte, natura, editoria in senso esteso. Tematiche ad ampio spettro che coprono ogni zona della metropoli, accessibili a ogni persona in via del tutto gratuita.

Pulphagus® non sarà più come prima / E il Karma si fece carta


Segnalo due importanti uscite per Delos, due volumi cartacei a cui sono particolarmente affezionati perché conosco assai bene gli autori. Parlo di Giovanni De Matteo e Lukha B. Kremo, che finalmente escono sul mercato cartaceo con le loro opere Karma City Blues e Korchin e l’odio, il primo ambientato nell’universo napoletano che ha permesso a Giovanni di vincere a suo tempo l’Urania, per Kremo invece una sorta di sequel del vincitore Urania di pochi anni addietro.

Ecco. Due seguiti di libri vincitori del Premio Urania. Basta questo per delineare l’intera questione. Ho detto tutto. Grazie Giovanni e Kremo, son cose da festeggiare a lungo.

Alessandro Rolfini

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… of an outstanding and individual concept, which would last for many years hence.

Giacomo Ferraiuolo

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