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NeXT Hyper Obscure

Archivio per Futuro

Asemic Languages, AI language vacuums | Neural


[Letto su Neural]

L’attuale dibattito sull’intelligenza artificiale e il suo futuro impatto sulla società e la cultura è spesso inquadrato più nei termini delle sue potenziali opportunità che non – al contrario – delle sue potenziali interferenze, una delle quali è di certo la nostra percezione dei contenuti ad arte prodotti seguendo modalità algoritmiche. In “Asemic Languages” gli artisti So Kanno e Takahiro Yamaguchi hanno costruito un sistema che produce una di queste idiosincrasie basate su software. Il duo ha raccolto dieci dichiarazioni di artisti internazionali scritte a mano e fra queste anche descrizioni di opere d’arte. Questi testi in forma manuale sono stati poi analizzati e “appresi” da un software di intelligenza artificiale. Il sistema ha ignorato qualsiasi tentativo di comprendere il significato dei testi e invece li ha interpretati formalmente utilizzando schemi e modelli. I risultati disegnati sono esteticamente un testo, dunque, seppure privo di significati. Il processo descrive perfettamente lo spazio invisibile e incerto dove l’intelligenza artificiale permea la nostra cultura pervasa da crude promesse eppure spesso carente della sensibilità, caratteristica essenziale tipica dei processi umani.

1000° post: adunanza connettivista a Torriglia! | NAZIONE OSCURA CAOTICA


Come detto sul blog della NazioneOscura, nel prossimo weekend i connettivisti si ritroveranno a “Villa Kremo”, presso Torriglia in provincia di Genova, nella residenza presidenziale del Presidente della Nazione Oscura ed editore di Kipple Officina Libraria, Lukha B. Kremo.

Come in tutte le cose complicate e articolate, i contorni di una e dell’altra entità si mischiano, così i connettivisti sono in buona parte nell’organico della NazioneOscura mentre essa ha nella sua linea governativa elementi esterni al Movimento; la casa editrice, poi, è un coacervo degli uni e degli altri, ma osserva una linea editoriale autonoma e spesso non coincidente con nessuna delle altre due entità artistico_creative_politiche.

In tutto ciò, nel prossimo weekend ci si ritroverà a numero chiuso per una sorta di NeXT-Con privata, da cui

da questi tre giorni usciranno le nuove decisioni prese, che saranno presto diramate.

Le decisioni, ovviamente, riguarderanno la triade di entità che nemmeno gli schizofrenici potrebbero gestire con giusta integrità referenziale e mentale; e sì, sarà un delirio tale che Villa Diodati impallidirà al solo confronto. KeepTalking!

I Simpson, 30 anni di agrodolci risate. Una rivoluzione (in giallo) che non ha confini – TV/Radio – Spettacoli – Repubblica.it


This image illustrates how to draw Lisa's head...

Su Repubblica la celebrazione dei trent’anni dei Simpson (qui), il celebre cartoon USA in cui una tipica famiglia americana, per alcuni tratti scema per altri geniale, si mostra per quello che è: un agglomerato di persone mediamente idiote ma assai diffuse in giro per il pianeta occidentale. A parte ciò, l’articolo è meritevole perché chiosa così:

Le infallibili previsioni dei Simpson. Che Matt Groening e compagnia siano dei novelli Nostradamus? Verrebbe quasi da pensarlo, scorrendo la lista di esempi che segue. In un episodio del 1994 è comparso in scena quel correttore automatico che sarebbe stato inaugurato sui devices tecnologici molti anni dopo. Nel 1996 è stato mostrato un aggeggio del tutto identico a quello che sarebbe diventato a breve l’iPod. Nel 2005 Marge ha sfornato una torta grazie a una stampante 3D, fatto che sarebbe stato possibile solo nel 2013. Nel 1998 Homer, nei panni di un improbabile ricercatore, ha stupito gli astanti planetari scrivendo sulla lavagna un’equazione che avrebbe predetto nientemeno che la formula del bosone di Higgs, la ‘particella di Dio’. In una puntata del 1997, Marge legge a Bart un libro intitolato Giorgio e il virus Ebola, di cui si sarebbe presa coscienza sedici anni più tardi. E nel 2000 i Simpson avevano preconizzato l’ascesa al trono di presidente degli Stati Uniti di Donald Trump. O meglio, in quell’episodio si divinava l’elezione nel 2030 alla Casa Bianca di Lisa Simpson, dopo una sconsiderata presidenza Trump che aveva prosciugato le casse…

Non c’è bisogno di dire altro, no? O forse, come hanno fatto i creatori dei Simpson a prenderci così diffusamente? Partiamo coi complotti?

Arthur C. Clarke spiega in un’intervista il concetto dell’ascensore spaziale | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Arthur C. Clarke, uno dei più grandi autori di fantascienza nella storia della letteratura, propose diversi concetti tecnologici, alcuni dei quali divenuti realtà, come ad esempio l’utilizzo dell’orbita geostazionaria per la comunicazione satellitare. Un altro di questi concetti, l’ascensore spaziale, è rimasto solo sulla carta, ma il concetto potrebbe un giorno rivelarsi fattibile: si tratterebbe di un sistema capace di trasportare merci e persone dalla superficie del pianeta allo spazio, senza l’utilizzo dei razzi. Nel video che segue, Clarke spiega in dettaglio la sua idea.

Che cos’è quella nuova e gigante macchia fredda su Giove? – OggiScienza


Il senso esotico della SpaceOpera e della vertigine da spazio profondo in quest’articolo su OggiScienza. Eccolo in buon parte e così, non vi vedete persi sul pianeta gassoso a cercare di sopravvivere mentre un barlume di comprensione sulle dinamiche del Gigante si fa luce in voi, prima dell’apocalisse?

Una gigantesca macchia fredda che si estende per 24 000 chilometri in lunghezza e 12 000 chilometri in larghezza è stata osservata in una parte dell’atmosfera di Giove, la sua termosfera. Se in quella regione le temperature sono generalmente comprese tra i 426 e gli oltre 726 gradi Celsius, la macchia è ben più fredda di circa 200 gradi. Il gruppo di scienziati guidati da Tom Stallard dell’Università di Leicester ha scoperto che si tratta di un gigantesco ciclone freddo, che cambia continuamente nella forma fino a sparire e poi ricomparire in tempi decisamente brevi, che vanno da pochi giorni a qualche settimana.

Che il pianeta gassoso e più grande del nostro Sistema Solare fosse interessato da un meteo piuttosto turbolento non è una novità, ma ora gli scienziati hanno annunciato di aver osservato oltre alla sua caratteristica Grande macchia rossa, la gigantesca tempesta che dura da almeno 300 anni, anche una Grande macchia fredda. La scoperta si deve alle immagini riprese dal Very Large Telescope, dell’Osservatorio Europeo Meridionale, che ha fornito la prima prova diretta della sua esistenza. I risultati dello studio condotto da Stallard e colleghi è stato pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters.

Gli scienziati osservano la macchia ormai da 15 anni e nel tempo il ciclone è scomparso alla vista dei telescopi salvo poi ricomparire, sempre con le stesse caratteristiche e nella stessa posizione. Un valzer che la macchia gigante, grande due volte il pianeta Terra, continua a danzare ormai da migliaia di anni e che potrebbe dipendere dai forti campi magnetici che interessano il pianeta, come spiega in un comunicato l’autore dello studio: “La Grande macchia fredda è molto più volatile rispetto alla Grande macchia rossa, tanto da cambiare completamente in forma e taglia in appena pochi giorni o settimane, ma è sempre riapparsa negli ultimi 15 anni. Questo ci suggerisce che si riforma di continuo e potrebbe essere antica come le aurore che l’hanno generata, quindi avere molte migliaia di anni”.

Secondo gli scienziati, a causare questa macchia a temperatura più bassa sarebbero gli effetti del campo magnetico del pianeta insieme alle massive e spettacolari aurore polari, che trasportano l’energia nell’atmosfera sotto forma di calore che scorre in tutto il pianeta. Proprio questi giganteschi flussi creano una regione raffreddata all’interno della termosfera, che separa l’ultimo strato atmosferico di Giove dal vuoto spaziale. Anche se non è stato possibile determinare i meccanismi che guidano questo fenomeno, i ricercatori ritengono che il raffreddamento produca vortici molto simili a quelli già osservati per la sua analoga Grande macchia rossa.

Gli astronomi si sono concentrati sullo studio delle emissioni spettrali degli ioni di idrogeno, che abbondano nell’atmosfera gioviana, mappandone le temperature e le densità delle diverse regioni usando lo strumento CRIRES del Very Large Telescope. I dati sono stati poi confrontati con quelli raccolti tra il 1995 e il 2000 dall’atmosfera dall’InfraRed Telescope Facility della NASA, che ha permesso di evidenziare la presenza di una regione più scura e quindi più fredda proprio nella termosfera.

La più grande sorpresa di questa scoperta, spiega l’autore, è che il sistema meteorologico di questa fascia dell’atmosfera di Giove è molto diverso da quello osservato e teorizzato per la Terra. Ci sono due differenze principali: la prima è che le aurore terrestri subiscono l’influenza fortissima del Sole, mentre le aurore di Giove sono dominate solo dai gas emessi dalla sua attività vulcanica e dalla sua luna Io. La seconda è che i flussi atmosferici generati dalle aurore terrestri possono distribuire velocemente calore attorno al pianeta, e quindi distribuirlo in modo omogeneo su tutta la parte più alta dell’atmosfera, mentre nel caso di Giove i flussi veloci intrappolano questa energia e calore nella zona più vicina ai poli.

“L’ULTIMO ANGOLO DI MONDO FINITO” su “La Poesia e lo Spirito” | Giovanni Agnoloni – Writing and Travelling


In relazione a una splendida recensione a L’ultimo angolo di mondo finito di Giovanni “Kosmos” Agnoloni, apparsa su LaPoesiaELoSpirito e che riporto in parte più sotto, è interessante anche la definizione di Connettivismo che ne dà l’estensore della rece:

La chiave di lettura per questa opera di vaste proporzioni è il connettivismo, movimento letterario che coagula suggestioni cyberpunk, futuristiche e crepuscolari. Agli scrittori che ne condividono l’impostazione il connettivismo offre l’opportunità di condividere una sensibilità di fondo senza peraltro sentirsene prigionieri, connotato com’è dall’urgenza di fondere in un’unica prospettiva la conoscenza scientifica e la visione umanistica. Si tratta di un intrigante progetto culturale, teso a ricuperare l’utopia dell’uomo integrale così come la sognarono i grandi del Rinascimento da Marsilio Ficino a Galileo.

Ecco invece uno stralcio della recensione:

“Romanzo fantascientifico, filosofico, catastrofico? In realtà, non avrebbe senso rinchiudere la Trilogia in uno schema. Per la sua tematica e per il modo in cui è gestita, l’opera di Agnoloni non tollera superficiali etichette. Il lettore avvertito non può fare a meno di ravvisare una personale interpretazione della struttura letteraria, del linguaggio, del significato complessivo della narrazione, e come ciascun elemento si integri armonicamente con gli altri.
Il linguaggio è una felice compresenza di neologismi informatici, precisione ed espressività. Lungi dal rincorrere i modi di un’avanguardia ormai decotta o gli altri usurati precedenti letterari, ci vengono risparmiati il flusso di coscienza, i giochini tipografici, gli sperimentalismi fine a se stessi. E meno male, perché la lingua di Agnoloni fluisce naturale, fresca, leggibilissima, il che conferisce una grande efficacia alle descrizioni.
La struttura, che richiama il classico schema del viaggio iniziatico, è articolata sui diversi percorsi dei “cercatori delle Sorgenti”, spinti ciascuno da diverse sollecitazioni: le pagine del romanzo visionario di una scrittrice scomparsa, il ricordo di un mentore/scienziato, il ricongiungimento con una sorella perduta. La suggestione sprigionata da questi stimoli orienta i personaggi nella loro ricerca: in assenza di internet, l’essere umano si ritrova svincolato da una dipendenza alienante e torna a fare uso di presentimenti, associazioni di idee, ispirazioni. Torna a ragionare, ricordare, percepire. Torna a vivere.” (CONTINUA QUI)

Eymerich | LE LIVRE DE POCHE pubblica il 19 aprile il secondo tomo di Tutto Eymerich. La recensione di TELERAMA


Il castello di Eymerich

Un intervento tutto francese per spiegare le origini del personaggio letterario dell’inquisitore Eymerich, nato dalla penna di Valerio Evangelisti la cui nuova avventura è di prossima uscita. Su Eymerich.com.

 

1. Perché Valerio Evangelisti ha rilanciato il romanzo popolare italiano.

Nicolas Eymerich è esistito. Fu inquisitore del regno d’Aragona per più di cinquant’anni, nel XIV secolo, e scrisse un celebre Manuale degli inquisitori. Ed è come personaggio storico che Valerio Evangelisti ha inizialmente incontrato questo feroce difensore della cristianità. Nato nel 1952, il futuro romanziere, ancora studente, si dà allo studio della storia e pubblica numerosi saggi sul Partito socialista rivoluzionario e la lotta di classe in Emilia Romagna.
Quando decide di dedicarsi alla narrativa, vede nel Medioevo l’epoca che permette di dischiudere un immaginario rutilante, e si imbatte nel personaggio di Eymerich. Nicolas Eymerich, inquisitore, il primo volume che pubblica nel 1994, ottiene il Premio Urania, il più noto dei premi popolari italiani. Il successo commerciale è immediato. Con 50 mila copie in media, il ciclo (dieci romanzi in tutto) fa rinascere con sé la fantascienza italiana e conquista un largo pubblico, ben al di là degli appassionati del genere. Capofila generoso, Valerio Evangelisti associa al suo successo tutta una nouvelle vague di autori, lieti di essere trascinati da una tale locomotiva.

2. Perché il matrimonio tra fantasy e storia vi è particolarmente fecondo.

Storico e uomo di cultura, Valerio Evangelisti si rituffa con la sua serie nelle delizie di gioventù: il romanzo horror alla Frankenstein e tutto un lembo del cinema italiano, quello di Mario Bava e di Riccardo Freda. Nascondigli bui, paure, oscurantismo, violenza: la sua grande riuscita è fare vivere un Medioevo in cui i dettagli storici sono veri e in cui tutto un mondo sotterraneo di spiriti, di fantasmi, di terrori prende vita senza cadere nei clichés della heroic fantasy. Ogni libro è costruito su tre racconti differenti, che si svolgono in epoche diverse: passato, presente e futuro.
Eymerich non si contenta di seminare il terrore nel suo tempo, scorrazza anche in quelli altrui, e questo va e vieni permette all’autore di allargare le sua finalità a una denuncia di tutte le dittature: la Romania di Ceausescu è la Spagna di Franco si uniscono ai fuochi del XIV secolo: “Il meccanismo inquisitoriale è antico: possedere il cervello più che il corpo. C’è una permanenza dell’orrore dell’Inquisizione nelle dittature attuali. Ma io non prendo partito: mi interessa di più cogliere un meccanismo che attaccare un individuo”, dichiara l’autore.
Da cui, senz’altro, la sottigliezza del personaggio e la sua evoluzione tranquilla di romanzo in romanzo. Mai Eymerich è una caricatura dispotica, ma sempre un essere umano che l’accanimento a compiere il proprio dovere non mette al riparo dai dubbi, né dal soccombere a umanissime tentazioni. Nicolas Eymerich, inquisitore riesce persino a suggerire una perturbante e astuta idea dell’origine delle divinità. Il grande quotidiano italiano La Repubblica ha pubblicato, nelle sue colonne, il quarto romanzo della serie – un assaggio, giustificato allo stesso tempo dall’arte del racconto, dalla qualità della scrittura e dalla grande audacia di Valerio Evangelisti nel giocare con i generi.

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