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Chiamate telefoniche – 2 – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un tipico esempio della paranoia montante in situazioni di panico generale, quando ragionare diventa difficile e così si perdono dettagli di un reale e di dinamiche psicologiche e sociali che sfociano nel delirio. Un estratto del racconto, ma che è così realistico da far temere una cronaca:

Aguzzi la vista dottore, che ora inizia il complotto, ora inizia il delirio. Ma stia tranquillo. Sono un internato senza permesso di uscita. Giusto questo vecchio arnese mi danno. Non sanno che con questo posso sapere ciò che voglio e andare dove voglio. Ora ho deciso di svegliare lei. Che è uno non proprio ottuso come la quasi totalità degli psichiatri, ma è comunque pure lei abbastanza ottuso. Ma le do una possibilità. Non se la lasci sfuggire.
Ci sono varie ipotesi.

Una: è che non è letale il virus ma i vaccini con cui hanno indebolito, qualche mese prima, le persone. Le vaccinazioni di massa antiinfluenzali e antimeningococciche.

Altra possibilità: le decine di migliaia di antenne 5G disseminate soprattutto a Wuhan, in Lombardia, a New York. Dove ci sono le antenne, dove c’è questo elettromagnetismo mai visto prima, le persone sono deboli, immunodepresse, non resistono al virus.

Altra concausa: le polveri sottili, che vicariano le goccioline di Flügge, più efficaci e durature delle Flügge. Sono loro i vettori del virus. Potrebbe essere questa la ragione per cui il virus ha viaggiato più veloce in Pianura Padana, il particolato atmosferico fa da carrier, da vettore di trasporto e diffusione per molti contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus. I virus da bravi parassiti si attaccano al particolato atmosferico, costituito da particelle solide o liquide in grado di rimanere in atmosfera anche per ore, giorni o settimane, e che possono diffondere ed essere trasportate anche per lunghe distanze. Per lo stesso motivo che questo pulviscolo sottile è più fitto a New York che a Kansas City che moriranno molte più persone a New York che a Kansas City.

Il coronavirus è un’arma biologica di distrazione di massa per preparare il mondo, a qualcosa di più grave, tremendo, e definitivo.

Nel giro di pochi mesi il contagio esploderà. Soprattutto nei grandi conglomerati. Lombardia New York Madrid. Le nazioni instaureranno il coprifuoco continuo. Le mascherine saranno rese obbligatorie. La stretta di mano e i contatti ravvicinati aboliti. Le persone potranno uscire solo per lavorare, i pochi a cui sarà concesso di lavorare. Anche i ricorsi all’ospedale progressivamente aboliti. Le persone si doteranno, tutte, di armi da fuoco, adottando il modello americano. Le persone inizieranno a spararsi per uno starnuto o per un colpo di tosse. Le scuole saranno definitivamente soppresse, tranne che per alcuni studenti scelti, tra poco le dirò quali. I lavori, dicevo, progressivamente quasi tutti aboliti, non serviranno più, perché la popolazione si eliminerà da sola, esponenzialmente. Gli ospedali non saranno più necessari. Le persone moriranno in casa o poco fuori il perimetro di casa. Sopravviveranno solo i reparti psichiatrici e le rianimazioni. Anche la professione medica sarà progressivamente assottigliata a due sole specialità: psichiatri e anestesisti rianimatori. Questi ultimi saranno necessari, non tanto per la capacità di rianimare, come uno potrebbe credere, data l’epidemia virale, macché, sarà necessaria la loro capacità di mandare i degenti all’altro mondo. L’università sopravviverà solo per due materie: giurisprudenza e medicina (medicina per le sottobranche di psichiatria e rianimazione, abbiamo detto). Giurisprudenza per due classi di lavoratori: giudici e poliziotti. Le persone si elimineranno da sole, no? Per uno starnuto uno finirà freddato e l’altro condannato all’ergastolo, ergastolo che però si trasformerà in morte agevolata da un rianimatore. E così, ogni volta due piccioni con una fava saranno eliminati. La popolazione si scremerà all’essenziale. L’economia risorgerà splendidamente. L’unico lavoro sicuro e diffuso e capillare sarà il poliziotto. L’Europa l’America la Cina la Russia saranno un grande apparato poliziesco. Le scuole solo per pochi scelti. A sei anni gli psichiatri faranno il test a tutti i non-ancora-persone per capire chi scolarizzare e chi potrà restare a casa coi genitori a fare la quarantena ad libitum in attesa di una morte precoce. Il test spacchetterà i seienni in tre cluster di caratteri (secondo le teorie di Fromm, che per eterogenesi dei fini diventeranno appannaggio di uno stato di polizia): i conformisti, i ribelli e i rivoluzionari. I rivoluzionari, che sono i più pericolosi, verranno subito segnalati, di modo che entro pochi anni (entro l’ottavo anno al massimo) possano cominciare un’aggressiva e demolitiva terapia con psicofarmaci del genere antipsicotico di terza generazione, e dopo verranno trattati con ricoveri ed eventuale galera, in caso di iniziale insubordinazione, e infine rianimazione, contaminazione, estinzione. I conformisti, che saranno la fetta più grossa, avranno il futuro assicurato: un futuro in polizia o nella medicina (psichiatria e rianimazione). I ribelli saranno i più fortunati perché, si sa, essi detestano esser comandati, ma amano il comando, non accettano imposizioni da nessuno e sono perciò perfetti per rappresentare la classe dirigente del futuro, perché bisognerà pur pensarci a come governare gli anni, i secoli che verranno, essi saranno i giudici, i ministri, i capi di stato. Solo i ribelli potranno studiare, come vorranno, tutto ciò che vorranno, senza limiti. Ma saranno pochi, ogni anno si conteranno sulle dita di due mani.

Mi scusi è arrivata la cena. Mi farò vivo di nuovo. A presto. I miei ossequi. Ah, dimenticavo di presentarmi. In realtà lei già mi conosce, o meglio non conosce me ma il mio avo, sono il pronipote di Carlo Cafiero, Carlo Cafiero junior.

Penso alla sua teoria. Di solito i paranoici, i complottisti, che hanno le antenne aguzze, su qualcosa ci prendono, non su tutto, indovinano poche tessere del puzzle, poi però siccome hanno l’ansia di completare il puzzle, le altre tessere le mettono a cazzo, e la teoria fa acqua, e loro passano per paranoici, o complottisti. Io però volevo capire quali fossero, tra le molte, le tessere giuste, quelle che il pronipote di Cafiero aveva imbroccato.

L’attività continua a languire. Chiamate in pronto soccorso oggi zero. Apro e chiudo porte coi gomiti. Alzo e abbasso la mascherina.

Alabarde Spaziali – Storie di Fantascienza a Est | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione delle iniziative del TriesteScience+Fiction Festival di Trieste per tenere su l’attenzione e il morale dei sostenitori del fantastico in questo periodo di Covid: Alabarde Spaziali – Storie di Fantascienza a Est. Nel dettaglio:

Dall’introduzione di Roberto Furlani:

Cari amici del TS+FF, nel nostro eremo marziano i maxischermi sono spenti e da qui non si vede un raggio fotonico fino ai bastioni di Orione. Ma noi non demordiamo e, in attesa del prossimo Festival, abbiamo pensato di proporvi tanta altra fantascienza per tenervi compagnia in queste giornate casalinghe.

Trieste è una città che, oltre al cinema, ha una solida tradizione nella narrativa di genere. Qui sono nate importanti riviste come Il Re in Giallo, Terzo pianeta, Fantastique e Continuum, e qui abbiamo da sempre un sacco di bravi narratori che scrivono storie ai confini della Galassia.

Non li nominiamo perché alcuni di loro li ritroverete in questa rubrica: un appuntamento nel quale i nostri scrittori vi intratterranno con alcuni racconti del vostro genere preferito. Speriamo vi divertano.

Restante con noi… Si parte!

Finora sono usciti i racconti di Lorenzo Davia, Simonetta Olivo, Fabio Aloisio, Roberto Furlani; ma presto ne seguiranno altri. Splendida iniziativa, come sempre, quella della Cappella Underground.

Pupi Avati: «Vivo questo tempo sospeso con gli occhi chiusi. La Rai ne approfitti per farci crescere»


Sul Corriere una lettera aperta di Pupi Avati che, lucidamente, analizza questo momento storico del Covid-19 e ne apprezza le possibilità culturali, che normalmente non sarebbero colte. L’estratto finale:

Ecco questo tempo che sto vivendo che non somiglia a niente, è un pezzo della mia vita che vivo con gli occhi chiusi, in attesa di poterli riaprire. E quel mondo che si sta allontanando, che non tornerà più ad esserci, che non piaceva a nessuno, del quale tutti si lamentavano, eppure temo che di quel mondo proveremo una crescente nostalgia. E allora mi chiedo perché in questo tempo sospeso fra il reale e l’irreale, come in assenza di gravità, i media e soprattutto la televisione e soprattutto la Rai, in un momento in cui il Dio Mercato al quale dobbiamo la generale acquiescenza all’Auditel, non approfitti di questa tregua sabbatica di settimane, di mesi, per sconvolgere totalmente i suoi palinsesti dando al paese l’opportunità di crescere culturalmente. Perché non si sconvolgono i palinsesti programmando finalmente i grandi film, i grandi concerti di musica classica, di jazz, di pop, i documentari sulla vita e le opere dei grandi pittori, dei grandi scultori, dei grandi architetti , la lettura dei testi dei grandi scrittori, la prosa, la poesia, la danza, insomma perché non diamo la possibilità a milioni di utenti di scoprire che c’è altro, al di là dello sterile cicaleccio dei salotti frequentati da vip o dai soliti opinionisti.

Perché non proporre quel tipo di programmazione che fa rizzare i capelli ai pubblicitari ! Perché non approfittiamo di questa così speciale opportunità per provare a far crescere culturalmente il paese stravolgendo davvero i vecchi parametri, contando sull’effetto terapeutico della bellezza ? Il mio appello va al Presidente, al Direttore Generale, al Consiglio di Amministrazione della RAI affinché mettano mano a un progetto così ambizioso e tuttavia così economico. Progetto che ci faccia trovare, quando in cabina finalmente saranno stati in grado di aggiustare la pellicola, migliori, più consapevoli di come eravamo quando all’improvviso si interruppe la proiezione . E potremo allora riaprire gli occhi.

Coronavirus? È il capitalismo bellezza!


Su lottobre, un’analisi molto attenta a ciò che sta succedendo in questi giorni sull’intero pianeta, invaso da una pandemia i cui contorni sociali; una crisi che ha le sue case, se non strettamente sanitaria, sicuramente sistemiche, in Italia ma spessissimo anche all’estero, dove vige la stessa modalità liberista. Un estratto:

La crisi che il coronavirus (COVID-19) ha messo in luce dal suo esplodere, formalmente in Italia il 20 febbraio scorso, non è – come ovvio che sia – dovuta soltanto all’aggressività del virus che fin’ora ha mietuto un migliaio di vittime e costretto il governo a misure draconiane di salute pubblica, nonostante il ridicolo traccheggiare iniziale, ma è una crisi dovuta al sistema capitalistico. Una crisi che parte dalle criticità messe a nudo dal sistema sanitario, quasi giunto al collasso specialmente nelle province più colpite, e che estende i suoi tentacoli sul resto dell’intera società.

Il decadimento che a bella posta è stato inflitto alle strutture sanitarie pubbliche si è logicamente tradotto in un poderoso aumento della spesa dei cittadini in sanità privata. Secondo un rapporto di Censis del 2019, il 44% degli italiani ha dovuto almeno una volta ricorrere alle strutture private pagando di tasca propria, dovendo quindi obtorto collo rinunciare al sistema sanitario nazionale. Inoltre la spesa sanitaria privata sarebbe aumentata del 7,3% rispetto a cinque anni fa, raggiungendo negli ultimi due anni cifre come 37 miliardi e 42 miliardi di euro [6], una vera cuccagna per cliniche private, convenzionate o no.

Tutto ciò non è dovuto né all’efficienza del privato, né, va da sé, al povero coronavirus, ma, ripetiamo, al taglio degli investimenti nel pubblico, e allo scientifico decadimento inflitto a esso. Con estenuanti liste d’attesa, e soprattutto, alla spesa cosiddetta “out of pocket” (cioè le prestazioni comunque a pagamento all’interno del pubblico – nel 2016 ben un quinto della spesa totale) [7], il sabotaggio del pubblico a vantaggio del privato è presto spiegato. In un paese in cui il diritto universale alla salute non è più di fatto garantito a tutti, la prospettiva di una progressiva americanizzazione del sistema sanitario non è più un fantasma lontano.  Certo, è possibile che lo shock provocato dall’emergenza coronavirus faccia cambiare qualche nefasta traiettoria ma già si levano alti i latrati dei cani da guardia del più retrivo capitalismo liberista che già richiamano il sempiterno Moloch della spesa pubblica, i più audaci addirittura ci dicono che il guaio della crisi del coronavirus è proprio il pubblico! Pornoliberisti. La razionalità, stando così le cose, imporrebbe, proprio all’opposto, la necessità di una forte spinta popolare che richieda a gran voce il diritto ad una sanità universale e gratuita per tutti, al di là della censo e della geografia.

La crisi del coronavirus non ha soltanto gridato a tutti che il re è nudo per quel che riguarda la sanità pubblica, ma lo ha fatto anche col mondo del lavoro, con la considerazione che i padroni hanno nei confronti dei loro lavoratori, semmai servisse ulteriore prova. Si moltiplicano gli scioperi e le proteste dei lavoratori in tutta Italia, soprattutto in fabbrica, per la scelta dei capitalisti di non chiudere le aziende (non ci riferiamo alla produzione e alla distribuzione di generi alimentari, medicine e beni di prima necessità) e di lasciare i dipendenti in balìa del contagio, nonostante il governo, con decreti sempre più stringenti, intimi a tutti di stare in casa e abbia imposto la chiusura alla maggior parte degli esercizi commerciali e uffici. Gli scioperi si propagano a macchia d’olio da FCA a Pomigliano alla Piaggio di Pontedera, da Fincantieri di Palermo a Marghera, o ArcelorMittal di Cornigliano, dove addirittura la proprietà ha preso la palla al balzo per mettere in cassa integrazione 84 operai [8]; problema questo non di certo isolato, infatti molti padroni e padroncini stanno approfittando del coronavirus per licenziare i propri dipendenti [9].

Ci sarà sicuramente chi nelle file della borghesia addossa tutte queste situazioni di sfruttamento al coronavirus o addirittura alla necessità di “continuare a produrre per salvare l’economia”, non dimentichiamoci di come la Confindustria si sia messa di traverso in ogni modo, e lo fa tuttora, alle azioni del governo per garantire la salute pubblica. E se i tempi degli slogan de “l’Italia non si ferma” si sono volatilizzati come gli aperitivi d’incoraggiamento di politicanti in cerca d’autore, il padronato più bieco continua a prendere sottogamba la salute e le condizioni dei propri lavoratori. È tutto ciò colpa del coronavirus? No, il responsabile è lo sfruttamento capitalistico! Mettere in primissimo piano, e senza ridicole pantomime, la salute dei cittadini, dei lavoratori, è l’imperativo principale, anche perché se ciò fosse stato fatto sin dall’inizio senza ritrosie e ambiguità probabilmente l’uscita della crisi potrebbe essere più rapida. La Cina, certo un’economia diversa per sostanza e numeri dalla nostra, avrebbe comunque dovuto dare l’esempio di come affrontare questa situazione.

Cosa sta dimostrando questa crisi? Che il coronavirus non è la peste ma nemmeno una semplice influenza, un’emergenza sanitaria che è riuscita a mettere in crisi il sistema con facilità, dimostrandone fragilità e criticità. Ci dimostra altresì che queste non sono solo dovute alla virulenza dell’infezione ma ai tagli dovuti alle esigenze di profitto del capitalismo predatorio, e alla negazione dei diritti (conquistati e da conquistare) che quotidianamente la realtà del capitalismo ci ricorda. Cosa ci può insegnare questa crisi? Che il movimento comunista dovrebbe denunciare, mettere a nudo e organizzare la lotta ripartendo anche dal diritto universale gratuito per tutti alla salute, dal diritto alla sicurezza nei luoghi di lavoro, il diritto a non dover temere ogni giorno di perdere il posto per questa o quella crisi, grande o piccola che sia, o per il capriccio del padrone.

World War V – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine una carrellata, di Alessandra Daniele, su quello che decenni di letteratura apocalittica ci hanno insegnato sui virus. E a forza di dir bugie, si va per niente lontani dalla verità…

Virus, ci siamo: è arrivato il momento di ripassare quello che abbiamo imparato sull’argomento da decenni di film, romanzi, fumetti, videogiochi e serie tv.

1 – Il governo mente
Se all’inizio l’allarme viene esagerato per imporre arbitrari coprifuoco, quando poi la crisi si rivela davvero grave si passa a minimizzare, tacitare, nascondere, ridurre i controlli, truccare le statistiche, troncare e sopire in nome della difesa dal danno economico e d’immagine. Intanto chi può cerca di lasciare il paese.

2 – Gli scienziati sbroccano
Non ce ne sono due che siano d’accordo. Qualcuno non è d’accordo neanche con se stesso.

3 – La quarantena non regge
Il virus in realtà è già diffuso ben oltre le “zone rosse” isolate, che finiscono per fungere da incubatori (come la nave Diamond Princess) finché i confini non cedono, spargendo ulteriormente il contagio.

4 –  La Sanità collassa
Chi ha chiuso ospedali, e tagliato fondi e posti letto per anni, se la prende coi medici.

5 – Gli esseri umani sono più pericolosi dei virus
Chi cerca di approfittare dell’epidemia per imporsi come leader, di solito è un criminale psicopatico. Chi promette soluzioni facili, cure miracolose o rifugi incontaminati, di solito è un cannibale. In senso metaforico, come gli spacciatori di mascherine inutili e gel disinfettante che moltiplicano i prezzi. E quando i supermercati si svuotano, anche in senso letterale.

6 – È già troppo tardi
Che il virus sia ruspante, o che sia stato creato e diffuso intenzionalmente come arma batteriologica, l’epidemia è comunque destinata a sfuggire al controllo. E dopo il numero dei morti, bisogna preoccuparsi di quello dei non morti.

ॐ क्रीं कालिकायै नमः | ˈGŌSTRAK


Incollo qui sotto un post di Vinicio Motta, uno dei tanti artisti che agitano dall’interno il mondo connettivo; vi evidenzio lo stile e i contenuti, e la carica estetica innovativa, quasi lessicale, contenuti nel testo: a voi il senso stellare del tutto.

Il fuoco ammalia… ti ammalia. Perfettamente naturale, ma per fortuna anche reversibile. Sono sempre stata al mio posto… al tuo fianco, a tenere fede al nostro patto di carne. Godi ancora, quando ricordi la nostra unione? Facciamo tutto nel Suo nome, non dimenticarlo mai… Perché se dimentichi tutto, se non rimani sul sentiero che abbiamo tracciato con le nostre carni, beh, tutto sarà stato vano… l’allucinazione diventerà la nuova legge e a quel punto nessuno di noi potrà più nulla… nemmeno Lui, che, per quanto inibito, incatenato, rimane comunque al di sopra di tutto. Ti ho visto suonare, ho visto la tua chitarra cadere. So perché l’hai lasciata andare. Ma Inana è solo un mezzo. Stavolta il guardiano è duale e le tue mani, pertanto, dovranno essere quattro.

Previsioni del tempo perduto | scheggetaglienti


Il buon anno di Alessandra Daniele. Mi associo.

Il primo ventennio del duemila è trascorso.
Dovremmo aver già terraformato Marte, invece ci stiamo ancora scannando per Gerusalemme.
Siamo una specie fallita.
Interverrà la Troika dell’Unione Galattica.
La Terra verrà chiusa, e divisa in good company, cioè il pianeta, e bad company, i terrestri.
La good company sarà riassegnata a una specie più meritevole di quella umana, tipo i bacherozzi.
La bad company sarà resa sterile con un virus mutageno, e lasciata morire di vecchiaia.
Dopo un primo periodo di panico generale, l’umanità si dividerà in cinque fazioni basate sui cinque stadi dell’elaborazione del lutto:

Rifiuto
Vestiranno da neonati i loro cani, dichiarandoli in definitiva preferibili ai bambini veri perché meno costosi e più disciplinati. La comunità, molto legata alle tradizioni natalizie, si spaccherà sulla scelta di mettere nella mangiatoia del presepe vivente un cucciolo di yorkshire, anziché di chihuahua. Scoppierà una guerra di religione senza superstiti.

Mercato
Provando ogni tipo di manipolazione genetica nel tentativo di rendere di nuovo fertile la razza umana, produrranno un ibrido umano-maiale di nome Harvey, portatore d’un virus d’influenza suina che li sterminerà.

Ira, terroristi nichilisti, e Depressione, Anonima suicidi, troveranno un accordo, e si faranno saltare in aria tutti insieme la notte di capodanno.

Accettazione
Grazie alle loro enormi ricchezze, i multimiliardari continueranno a godersi la vita mentre l’umanità si estingue, più o meno come hanno fatto finora. Dopo qualche decennio però, non avendo più nessuno da sfruttare, si ritroveranno a dover provvedere a se stessi con le loro sole forze. Questo ne ucciderà la maggior parte.
I sopravvissuti si rifugeranno nelle loro fortezze private, dove finiranno sepolti dai loro stessi rifiuti.

Mentre la Terra si ricopre di bacherozzi, l’ultimo geriarca rimasto, il bicentenario erede dell’impero Disney, si ritirerà nel suo bunker personale, un piccolo asteroide scolpito a forma di testone di Mickey Mouse, dove passerà i suoi ultimi mesi scrivendo la Storia dell’umanità come se la ricorda. Ne uscirà un incrocio fra Game of Thrones e House of Cards. Un Game of Cards.
Un solitario.
Poi la specie umana si estinguerà.
Not with a bang, ma con una scorreggia silenziosa.
Infine, l’orbita del meteorite comincerà a decadere, e il capoccione di Mickey Mouse precipiterà disintegrandosi nell’atmosfera, come una stella cadente in una notte d’agosto.

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