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Limitless | scheggetaglienti


Sublime ennesima puntata da una magniloquente “Epopea del Cazzaro”. Dal blog di Alessandra Daniele.

L’uomo gli mostra la pasticca, tenendola fra il pollice e l’indice.
– Eccola, come ti avevo promesso. Questa ti consentirà di superare tutti i limiti fisiologici del tuo cervello.
– Diventerò super-intelligente? – Chiede il candidato premier.
– No. Diventerai un supercazzaro.
– In che senso?…
– Non ci saranno più limiti alle cazzate che saprai inventarti per guadagnare consenso e rastrellare voti. Prometterai a tutti praticamente tutto quello che vogliono, anche prima che sappiano di volerlo, e lo farai in modo così convincente che nessuno riuscirà a sbugiardarti. Sarai eletto con una percentuale da plebiscito, diventerai premier d’un monocolore senza opposizione, e sarai acclamato da tutti i media, che ti proclameranno l’incarnazione della leadership del terzo millennio.
Il candidato fissa la pillola con occhi sognanti. Poi chiede.
– Effetti collaterali?…
– Nessuno, a parte un po’ di pancia gonfia – l’uomo sorride – ma le donne adorano la pancetta negli uomini di potere.
Il candidato afferra la pasticca.
– La prendo.
– Non t’ho ancora detto il prezzo.
– La prendo comunque – si ficca la pillola in bocca, e l’inghiotte.
Qualche secondo dopo tossisce con violenza. Si piega in avanti. S’accorge di sputare sangue.
– Cosa m’hai dato? – Chiede rauco.
– Una tossina. Mortale.
– Ma mi avevi detto…
L’uomo sorride.
– Ho mentito.

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Il Museo delle Navi di Nemi: cattedrale dell’assenza – Nemora


Da Nemora segnalo quest’articolo che per qualche motivo mi era sfuggito ed è in relazione con la visita che ho fatto quest’estate al Museo della Navi Romane, quelle di Caligola affondate sul Lago di Nemi. Quello che si dice nell’articolo corrisponde a realtà, io stesso ho avuto le stesse impressioni e sensazioni.

Una parte di noi arriva inevitabilmente a chiedersi “Non sarebbe stato meglio lasciarle nel fondo del lago?”. Indubbiamente ora sarebbero ancora intatte, sicuramente sarebbero state preservate.
Ma camminando fra le strade di Nemi, lungo la riva del lago, nei pressi di questo tempio marcescente, tutto desta un senso che nel suo generarsi assume fattezze ancora più grandi di quelle che avrebbero avuto i due scafi sani e salvi davanti ai nostri occhi: il senso della tragedia e la brama del perduto. La glorificazione del bello non avviene non con il suo manifestarsi, ma si verifica con la sua rovinosa caduta. Ed è in queste ferite che si innesta la memoria più ostinata, alla quale si accostano l’esaltazione e l’innalzamento di un elemento non presente.

Che passeggiata di notte con la tua assenza al mio fianco:
mi sta accanto il sentire che non vieni con me.

Così recitava Pedro Salinas ne La Voce a Te Dovuta ed è in questa ottica che mi piace intendere la visita di questo luogo: il Museo delle Navi Romane è un omaggio a un’assenza che accompagna.

Oltrepassi la mano in bronzo, sposti il pesante portone. Uscire all’esterno è come riemergere in superficie, dopo una lunga apnea subacquea.
Questo è il tempio dell’evocazione, uno scrigno di vuoti. Un luogo che custodisce e incripta le presenze.
Tornando, in un gioco di specchi e rottura delle barriere fisiche, ci si sorprende nell’incontrare se stessi persi ancora sul fondale quieto, nell’ombra proiettata dallo spettro di un relitto.

Interviste Svelte – Ksenja Laginja


Interviste Svelte pubblica su Facebook una bella intervista a Ksenja Laginja. Vi lascio a uno stralcio della chiacchierata, interessante e sull’onda di una sensibilità particolare.

1. Tre parole per descriverti: aggettivi o no, motiva brevemente la tua scelta.

Energetica: ho molta energia che diffondo in tutto quello che faccio, cosa che pratico anche nelle relazioni con gli altri.
Sognatrice: sono spesso alla ricerca di qualcosa, che sia un’idea, una suggestione o una parola.
Notturna: le migliori idee mi arrivano nella tranquillità della sera o della notte, quando c’è più silenzio e mi allontano dalla vita frenetica di tutti i giorni.

2. Ksenja ci parli del tuo rapporto con la luce e con le ombre? Quanto il tuo lavoro ha a che fare con l’esplorazione dell’inconscio e delle sue zone oscure? Osservando i tuoi lavori poetici e artistici emerge l’idea di un lume nato nel buio, piuttosto che di un’illuminazione che il buio voglia nascondere.

Cara Valeria, direi che tutto il mio lavoro ha a che fare con l’esplorazione, soprattutto dell’inconscio e della sua trasposizione, tradizionalmente su carta o con tecniche digitali. Da sempre prediligo un’indagine di tipo psicologico, dell’oscurità e di tutte le sue sfumature, cosa che applico giornalmente a ogni aspetto della vita. Il buio alla fine non nasconde nulla, ne cambia solo la percezione, questa per me è la differenza. Il lume è una speranza che si accende sulle difficoltà del vissuto personale, prezioso strumento d’indagine.

3. Ci regali una tua poesia?

Questa tua richiesta è un bellissimo privilegio che accolgo con piacere.

È strano come la pioggia
li faccia sparire tutti.
Un colpo per alzarli
un altro per farli cadere.
Qui abitiamo la terra
senza conoscerne il nome
esonerati dall’assenza
ma è lì che dovremmo scavare
piantare semi nella notte
per colmare i vuoti col buio.

Distopia Salvini | KippleBlog


Un racconto di PeeGeeDaniel comparve circa due anni fa su KippleBlog. Riproporlo ora sembra attualità, ed è questa la magia del Fantastico, della distopia, quando si parla di un mondo che non c’è e che invece, è proprio dietro le righe

Fa un caldo porco da quelle parti, in balia di quel sole cocente, quaranta e passa gradi centigradi e un tasso d’umidità nell’aria che pare di bere dalle narici, mica di respirare. Poi, ammassati tutti quanti là dentro, come tante bestie, sotto un tetto di lamiera che si arroventa già ai primi albori e trattiene il calore fino a notte fonda per irradiarlo durante l’intera giornata contro le teste madide di chi ci sta sotto.

Ci ristagna un fetore di ascelle rancide, misto ad aliti corrotti dall’eccessivo consumo di piatti a base di soffritti all’aglio e al puzzo di piedi mal lavati. Ma la cosa in assoluto peggiore, da questo punto di vista, sono le zaffate cariche di odore di urina che di tanto in tanto si levano dagli angoli dello stanzone (sfornito di cessi chimici), verso cui gli occupanti corrono ogni qual volta si vedano costretti a liberare la vescica.

Lui sta lì, piazzato in mezzo a due cristoni dai capelli biondo-rossicci, la pelle che neppure quel gran sole sempre incazzatissimo è riuscito ad abbronzare, ma ha reso paonazza e lucida come il budello di un wurstel cotto troppo a lungo che sia lì lì per scoppiare. Uno dev’essere un crucco, l’altro uno slavo. Borbottano, ogni tanto gli cade uno sguardo di sufficienza su di lui, messo tra loro come Cristo tra i ladroni. Lui zitto. Inghiotte a vuoto e guarda avanti, verso il fondo semibuio del locale. Ogni tanto si asciuga la fronte marcia di sudore con la manica della camicia ormai molle come una bustina da tè usata, resa quasi trasparente dall’abbondante traspirazione.[]

Arriva in libreria Romolo – Il primo Re, il romanzo di Franco Forte e Guido Anselmi che racconta la fondazione di Roma


Su FantasyMagazine viene presentato il romanzo Romolo – Il primo Re, scritto da Franco Forte e da Guido Anselmi, cui – sempre su FantasyMagazine – viene fatta una bella intervista. Ma di cosa tratta il romanzo?

Racconta in modo crudo e disincantato la straordinaria storia della fondazione di Roma, che in bilico fra realtà, mito e leggenda, ci riporta nell’epoca primitiva che ha visto la lotta fra due gemelli per la nascita di una stirpe che avrebbe segnato l’inizio di una delle più importanti civiltà della Storia.

In una terra selvaggia e primordiale, ammantata di storia e superstizione, un vomere traccia il solco di una città: nessuno immagina che è appena nata Roma, la Città Eterna. La storia dietro quell’attimo fatale è però molto diversa dalla leggenda che tutti conosciamo, perché avviene in un tempo di fame, freddo e carestie, dove la sopravvivenza è spesso sinonimo di sopraffazione. E la lupa non è affatto quella che i miti ci hanno tramandato. Perché la fondazione di Roma è un’avventura cruda e disperata, un’epopea di resilienza, un solco di sangue tracciato nel nostro passato che racconta la sfida primordiale fra due gemelli consacrati dagli dèi, e il suo doloroso esito, che ne ha proclamato il vincitore: Romolo, il bambino sopravvissuto alla morte, il ragazzo che ha combattuto nel fango e nel dolore, l’uomo che per realizzare il suo sogno ha piegato un mondo ostile, brutale e dominato dalla violenza, dando così inizio alla più gloriosa potenza antica che la Storia ricordi. Romolo, il primo re.

Su ThrillerMagazine è possibile leggere l’incipit del romanzo.

Inediti di Ksenja Laginja | Poetarum Silva


Su PoetarumSilva sono state pubblicate alcune poesie inedite di Ksenja Laginja. Vi lascio ai suoi versi, allo sciogliersi delle parole.

Qui abitiamo la terra
senza conoscerne il nome
esonerati dall’assenza
ma è lì che dovremmo scavare
piantare semi nella notte
per colmare i vuoti col buio.

Una volta c’era la casa
e tutto quello che portavamo dentro
poi c’era il tavolo senza le sedie
e sotto i libri le nostre vite appese.
Li usavamo per scaldarci
ma il più delle volte non bastavano
così ci toccava uscire tra i lupi
strappare le radici infilate nei denti
bruciarle vive.

Green Screen – Carmilla on line


L’opera di defacing del reale che opera la SF è lampante, geniale, in questo breve pezzo di Alessandra Daniele, su CarmillaOnLine. Lo riporto qui sotto, in tutto il suo splendore:

Il giovane vicepremier del Movimento inizia la diretta Facebook con un ampio sorriso.
– Buon anno! Come vedete, oggi vi parlo dal futuro – indica lo skyline avveniristico alle sue spalle – grazie alla nostra stampante 3D tachionica mi sono teletrasportato nel 2020, per constatare di persona gli effetti della Manovra del Popolo, e sono davvero fantastici – Il sorriso s’allarga – povertà e vecchiaia sono state abolite per sempre…
L’immagine alle sue spalle sparisce improvvisamente, sostituita da quella d’un tramonto sul mare con palmizi in controluce. Il vicepremier si blocca con aria perplessa. Traffica sulla tastiera fuori campo. Poi ricomincia.
– L’emergenza inquinamento e le conseguenti alterazioni climatiche sono state completamente risolte dall’introduzione del nostro eco-bonus…
Lo sfondo cambia di nuovo, trasformandosi in un cielo stellato.
Il vicepremier esita. Smanetta nervosamente sulla tastiera. Poi riparte.
– Spazio! Ultima frontiera! Coi fondi tagliati dagli stipendi dei parlamentari, il Movimento ha finanziato la prima missione interplanetaria tutta italiana, raggiungendo Marte. Incaricato della terraformazione il ministro ai teletrasporti Toninelli…
L’immagine stellata svanisce. Al suo posto una rapida sequenza di sfondi per il desktop.
Selfie assortiti del viceministro con amici e parenti.
Meme e vignette.
Qualche foto porno.
Alla fine, uno sfondo completamente verde.
Il vicepremier pesta sulla tastiera con aria stizzita. Poi torna a guardare verso l’obiettivo. Stira un sorriso forzato.
– E tutto questo è possibile grazie al Contratto di Governo col nostro leale partner, la Lega.
Continua a sorridere. L”immagine della sua faccia si congela. Poi si contorce in una serie di scatti alla Max Headroom.
Si freeza un’altra volta.
Si dissolve, lasciando solo lo schermo verde.

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