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Archivio per Letture

Einstein | VERDE RIVISTA


Su RivistaVerde un piccolo racconto che rende bene il senso di alienato che verso la fine dei ’70 aleggiava nei Floyd, complice la paranoia psichiatrica che Roger Waters stava vivendo in quel momento. Un gioiello minuto davvero, eccovi un estratto:

Io mi guardai intorno, stupita. C’erano tantissime persone a vederli – ma non è questo il punto. Il punto è che erano tutti intenti a riprendere con il telefono. Stavano riprendendo il concerto di una cover band.

Le riprese dei telefoni erano identiche a quelle di quelli che riprendevano il concerto di Roger Waters allo stadio Olimpico anni prima: fumo, luci rosse, triangoli che si muovono sullo sfondo, gente che urla, schitarrate. Allora la teoria della relatività, allora. Allora Roger Waters non esiste. O meglio, il suo essere Roger Waters non dipende da lui come persona, ma dalla posizione dell’osservatore, dall’atteggiamento dell’osservatore e dalla curvatura dello spazio tempo. Voglio dire che in quel momento, partendo esclusivamente dal punto di vista dell’osservatore, non c’era nessun presupposto per negare il fatto che loro fossero i Pink Floyd.
I quesiti che mi posi anni fa, comunque, erano gli stessi.

Il gruppo salutò, dichiarando che la loro formazione esiste dal ’74. Questo significava che loro erano una cover band dei Pink Floyd ufficialmente da pochissimo dopo che esistessero i Pink Floyd. E se loro, ufficiosamente, fossero una cover band dei Pink Floyd da prima dell’esistenza dei Pink Floyd giungendo così alla conclusione che i Pink Floyd non esistano come Pink Floyd ma nascano come cover band dei Pink Floyd?

Pensai anche che la cosa incredibile era che, per la teoria della relatività, non stava cambiando nulla, perché dalla posizione e dalle reazioni degli osservatori (il pubblico) quelli comunque erano i Pink Floyd.

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Idiocracy – Carmilla on line


Post del lunedì di Alessandra Daniele, su CarmillaOnLine. Strettamente legato al momento politico italiano e internazionale, apprezzo la chiosa, anche se la estenderei un po’ a tutti i popoli più o meno sovrani; noto in lei però la disperazione strisciante, il dubbio che un giorno si possa stare meglio, ed è un sentimento che condivido appieno e intimamente.

Impareranno mai gli italiani a non affidarsi ogni volta a un arrogante cazzaro, il cui inevitabile fallimento dia la scusa ai nostri veri padroni di stringere ulteriormente il guinzaglio attorno al nostro collo?
Non ci resta che sperare che lo scioglimento dei ghiacciai alzi il livello del mare abbastanza da trasformare l’Italia in un arcipelago di isolotti indipendenti.
Dobbiamo augurarci la dissoluzione dello Stato italiano, non solo marxiana, ma proprio fisica.
Siamo un popolo di inutili idioti.
L’effetto serra è la nostra unica speranza.

Happy birthday, William


Alcune righe intense di William Butler Yeats, di cui oggi è il compleanno. Lasciatevi andare alle surreali vibrazioni della mistica oscura…

Ti porto con mani religiose
i libri dei miei sogni innumerevoli,
o bianca donna che la passione ha consumato
come la spiaggia bigia consuma la marea,
e con cuore più vecchio del corno
colmato dal pallido fuoco del tempo:
o bianca donna dei sogni innumerevoli,
ti porto le mie rime di passione.

Cherudek – IV rilettura


Rileggo per la quarta volta Cherudek. Ed è sempre più bello e intrigante, magistrale la capacità di scrittura e d’immersione nella trama, nelle immagini evocate, nelle mimiche facciali, escogitate dal Magister

Estetiche interattive | L’indiscreto


Su L’Indiscreto un estratto di Datacrazia, opera curata da Daniele Gambetta e uscita per D Editore; uno dei temi trattati all’interno di Datacrazia è su come la raccolta dei dati e l’interattività hanno influenzato l’arte contemporanea. Vi lascio a uno stralcio del piccolo saggio scritto da Tommaso Campagna.

In che modo possiamo relazionare l’analisi dati con il mondo estetico, affinché lunghe stringhe di numeri e lettere possano essere analizzate da un punto di vista artistico?
L’utilizzo delle piattaforme digitali e la conseguente creazione di identità virtuali hanno permesso di raccogliere e analizzare informazioni sempre più dettagliate sui singoli utenti.

L’utilizzo di questi dati è diventato fondamentale per qualsiasi previsione e analisi di stampo politico, economico e sociale. Poter osservare graficamente i flussi che i singoli utenti creano è molto utile per capirne i gusti, i comportamenti e ogni altro parametro legato alla personalità.

Informazioni fondamentali per creare un’offerta che non sia soltanto statisticamente più vantaggiosa, ma che possa provare a soddisfare ogni singolo utente, rendendolo parte attiva del processo. All’interno della rete, quindi, ogni componente del sistema ha un ruolo che è di importanza proporzionale alla quantità di informazioni cedute. Questo rapporto intimo tra offerta e utente permette, però, al singolo fruitore di avere un grado di intervento e di coscienza non sempre soddisfacente. Se tramite la rete, infatti, la consapevolezza di far parte attivamente di un processo collettivo aumenta, è al contrario sempre più difficile avere il controllo di come le nostre informazioni vengono utilizzate esternamente.

Le implicazioni di questo fenomeno, potenzialmente rivoluzionario ma con un alto grado di pericolosità, sono diventate un importante campo di indagine teorica e tecnica. Nel mondo dell’arte questo fenomeno si va ad inserire in un processo che però ha basi molto più lontane.

La volontà di assegnare un ruolo, non soltanto al mittente di un determinato messaggio ma anche al suo ricevente, è un tema che nella storia dei media è spesso ripreso e che basa la propria idea di creatività sulla messa in comune degli strumenti del comunicare.

“Un’opera interattiva è infatti, per definizione, un insieme di possibilità, un processo più che un’opera: l’opera viene creata volta in volta proprio dall’intervento finale del visitatore o dello spettatore/partecipante. Si potrebbe addirittura pensare che l’interattività possa essere uno strumento per ricomporre la frattura fra arte e società prodottasi nella fase matura della modernità […]. I lavori che rivelano un approccio più interessante al rapporto uomo-macchina però sono forse quelli che non basano la loro interattività esclusivamente sulle scelte consapevoli del visitatore, ma su una combinazione di scelte consapevoli e di segnali emessi inconsapevolmente, e a volte solo su questi ultimi, escludendo ogni forma di attività da parte del fruitore, e spesso con l’utilizzo di sensoristica biomedica”

Questo estratto proviene dal saggio L’inconscio della macchina di Antonio Caronia, filosofo, critico letterario e saggista. Con queste parole, scritte più di dieci anni fa, il critico genovese ci ha consegnato un’interessante definizione del concetto di arte interattiva. Caronia ha dedicato gran parte della sua attività di ricerca allo studio di quello che oggi potremmo definire il virtuale e più in particolare al ruolo che le soggettività hanno al suo interno, a partire dall’interazione tra il corpo e la macchina.

Magnetar | VERDE RIVISTA


Il ritorno di Domenico Mastrapasqua su VerdeRivista. Da leggere tutto d’un fiato, da solo giustifica la lettura della webzine verde…

Prima di tutti gli esseri ci fu l’Abisso Sbadigliante, poi la Realtà dal largo seno.
Gli abissi moderni, che si manifestano anche attraverso l’oscurità dei giramorte, sono causati dall’estrema sensibilità del nostro cosmo alle sue condizioni iniziali, cosicché una piccola variazione in tali condizioni può condurre a esiti imprevedibili.
Chăos in fabula.
GG me l’ha ricordato.

I miei occhi non vedono rovine, ma figure di rovine che significano altre rovine.
Ho bisogno di chiarezza, la predica di GG mi ha destabilizzato più del previsto.
Madama Iride, con la sua vista pandimensionale, è forse l’unica persona, nell’universo da me conosciuto, in grado di spezzare questo mio stallo psicosomatico.
La domanda che le farò dovrò formularla con estrema cura, non ne avrò a disposizione altre.
Ordino alla Voidorstest di portarmi subito da lei.

MADAMA IRIDE

Dicono di essere nati sul pianeta
La mia resistenza al loro attacco è un portento che non so spiegarmi.
Riflettendo, non sono neanche sicura che quella che io chiamo “resistenza” non sia, in realtà, qualcos’altro, magari una forma di autoinganno che mi protegge da una sconfitta che non vedo o che non voglio vedere – le mie iridi non sono più affidabili.
Mi manca già, la bellezza.
I canali di Marte, l’oceano nascosto di Europa, la geografia interiore di una civiltà estinta. Mi mancano tutti.
La mia risposta alla tua domanda, mio purtroppo deluso visitatore, non può quindi che essere un’altra domanda: di che colore è, il cuore del tuo nemico?

Iride è morta, si è suicidata. La sua tomba è la stella magnetica 4U 0142+61.
Di che colore è, il cuore di GG?
La risposta non può che essere successiva alla sconfitta del mio nemico, dunque inutile.
Speravo che Iride mi aiutasse per davvero, senza regalarmi domande impossibili. La pace sia comunque con lei.
Cancello dalle priorità le sue ultime parole, benché, conoscendone il mittente, probabilmente celano un aiuto concreto – i giramorte hanno un vantaggio troppo alto.
Frustrato, mi ubriaco di brutto con della vodka norvegese che pensavo di non avere e inizio a barcollare per i corridoi della Voidorstest come un metronomo impazzito.
Mi siedo sul pavimento, la testa mi gira troppo.
Bla bla. Sto ripetendo non so quali parole come un disco rotto.
Mentre vomito l’anima, la Voidorstest dice che la destinazione è stata raggiunta.
«Dove siamo?» biascico a bassa voce, lo stomaco di nuovo lindo.
«Come da te richiesto» dice la Voidorstest. «Sul pianeta Terra, nella città di Westlake, negli Stati Uniti d’America».
Cosa ci faccio in Ohio?
Un passo indietro: prima di ubriacarmi marcio, alla mia astronave non ho chiesto né ordinato nulla. Ma durante la sbronza, invece? Probabilmente sì. E magari si tratta di una cazzata per la quale non vale la pena sprecare del tempo. Però sono curioso e così domando alla Voidorstest quale ordine abbia ricevuto prima che le chiedessi “dove siamo”. La nave dice che le ho chiesto di portarmi dove si trova il cuore di GG. Interessante. A questo punto le domando se, per caso, mentre ero controllato dalla vodka, io non abbia innescato la Leva del Caos. La Voidorstest risponde di no.
Spero che a Westlake facciano un caffè decente.

Nazismo o Fina(n)zismo? | NAZIONE OSCURA CAOTICA


Sul blog della NazioneOscura una citazione di Franco Bifo che s’interroga – anche lui – sul momento sociopolitico attuale, con un lucido respiro europeo e mondiale, citando forse le forze oscure di qualche Grande Antico che era dietro, probabilmente, anche al Nazismo. Che sembra riproporsi, come i peperoni, e intanto l’ombra della RACHE si allunga terrificante sul nostro prossimo futuro.

“Comunque vada a finire l’imbarazzante spettacolo della terza repubblica, netta è la sensazione che la svolta italiana del 4 marzo, oltre a seppellire per sempre la sinistra liberista, sia il colpo definitivo all’ordine globalista e alla democrazia liberale. Cosa accadrà nei prossimi mesi in Italia lo vedremo, ma intanto siamo entrati definitivamente nell’epoca del dopo. Le sparpagliate truppe democratiche si azzuffano tra di loro e pateticamente si illudono che la loro democrazia ritornerà: ma il vecchio ordine liberal-democratico è andato, e il nuovo ordine è questo. Il risentimento della società impoverita e umiliata si esprimerà a lungo nella forma della vendetta nazionalista. Anche se la vendetta nazionalista non smonterà l’automa finanziario.
Come definire il nuovo ordine? La parola “populista” mescola la rabbia sociale di coloro che hanno un salario decurtato dalle politiche liberiste, e il nazionalismo aggressivo che nasce dall’umiliazione inflitta dalla gabbia finanziaria. Queste due questioni vanno distinte. La parola populismo è un pudico eufemismo storicamente impreciso.
Il nome tecnico di quel che sta accadendo in tutto l’Occidente è: nazional-socialismo. Non è una parola nuova? Lo so e me ne dispiace, ma questo è quello che passa il convento. Lo stesso nome per lo stesso fatto, per la stessa dinamica sociale, e probabilmente anche per lo stesso esito. Ma questo lo vedremo.
Intanto facciamoci alcune domande: riuscirà la diarchia dove fallì Syriza nel 2015? Riusciranno Salvini e Di Maio a rompere la gabbia del capitalismo finanziario cui Tsipras dovette piegarsi pur avendo il 62% dei voti al referendum di luglio? Tsipras, che piaccia o no, (a me non piacque) si comportò da persona responsabile. Tentò di proteggere il suo popolo dalla violenza predatoria del sistema finanziario. Che poi ci sia riuscito è un altro discorso, ma fu costretto a piegarsi al volere del più forte.
Salvini non avrà gli stessi scrupoli, anche perché lui sa bene di avere il coltello dalla parte del manico. L’Italia ha un peso economico e politico di gran lunga superiore alla Grecia, e tra il 2015 al 2018 l’Unione Europea si è ridotta a un cadavere di cui resta solo lo scheletro: la governance finanziaria, il sistema di automatismi che hanno depredato la società riducendo i salari, precarizzando il lavoro, abbattendo strutture dello stato sociale. L’Unione Europea è una finzione, un organismo politico che non può decidere niente, un castello di interdizioni reciproche: i nordici interdicono ulteriori cessioni di sovranità, i Visegrad interdicono la redistribuzione dei pochi migranti che arrivano sulle coste del sud. Ma il paradosso europeo consiste proprio nel fatto che, per quanto l’Europa non esista più, nessuno può liberarsi dall’euro e dal sistema di obblighi che esso comporta, chiamato Fiscal Compact e inserito nella Costituzione con un atto di violenza criminale.
Ma perché l’Italia dovrebbe pagare il suo debito ora se negli ultimi dieci anni l’ammontare del debito è aumentato in maniera astronomica proprio perché gli italiani hanno accettato di pagarlo? L’avevamo capito fin dal principio: se paghiamo il debito il debito crescerà, perché l’anno prossimo la produzione si sarà ridotta e l’imponibile si sarà ridotto di conseguenza, e dovremo aumentare il debito per poterlo pagare. Ma la sinistra liberista non ha voluto ascoltare ragioni, ci ha portati a questo punto e ora finalmente scompare.
E poi?
E poi ne riparliamo domani.”

27-5-’18

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