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Archivio per Letture

Holmes & Watson (2018) Citazione scacchistica | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine un dialogo tra Sherlock Holmes e il dr. Watson sugli scacchi e sull’uso della logica ferrea che il gioco pretende. Meraviglioso.

Holmes: «Scacco matto!»
Watson: «Cosa? Non è neppure iniziata.»
Holmes: «Avreste aperto con il gambetto di Donna.»
Watson: «Be’, forse è una prima mossa affidabile.»
Holmes: «Vi avrei neutralizzato con la difesa slava.»
Watson: «Oh, una mossa audace, davvero imprevedibile.»
Holmes: «Sareste nel panico, con la Regina sotto assedio.»
Watson: «No, non la mia Regina!»
Holmes: «Vedere la Regina così esposta vi avrebbe costretto a difenderla.»
Watson: «Per forza, è il mio dovere, negli scacchi e nella vita.»
Holmes: «Ignorando così la mia Torre.»
Watson: «Ah!»
Holmes: «Scacco matto.»
Watson: «Proviamo un altro gioco? Magari morra cinese?»
Holmes: «Pietra, pietra, forbice, forbice, carta, carta, carta, pietra, forbice, forbice.»
Watson: «Al diavolo!»

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Una Tomba per gli alieni: Qualcosa come soffocare per sempre.


Nell’ultima macelleria della galassia ci sono esposte delle mucche di razza chianina, i loro corpi sono appesi a delle strutture metalliche, i loro corpi sono immensi, sproporzionati. Alcune sono vacche adulte altri sono giganteschi vitelli, gli occhi gonfi, scurissimi, che gli escono dalle orbite.
Rimango a fissarne una, deve avere pochissimi giorni, sul muso ha un’espressione di orrore e paura, una disperazione profonda, qualcosa di feroce, qualcosa come una fuga impossibile, qualcosa come soffocare per sempre.

Così scrive Uduvicio Atanagi. E pensateci la prossima volta che addentate un boccone di carne – o pesce – pensate alle immani sofferenze di un essere che era vivo. La paura di essere mangiati, è il terrore più grande per un essere vivente…

Una Tomba per gli alieni: La trasmissione dei fantasmi


Sul blog di Uduvicio Atanagi un suo brano che racconta una possessione occulta, molto ben dettagliata. I brividi, per chi sa…

Ci nutriamo di fantasmi, o forse sono loro a nutrirsi di noi.
I fantasmi originali, la forma zero potrebbero essere forme esterne, strutture cognitive che si muovono svuotate al di fuori di noi, o forse incluse, parte integrante della nostra struttura.
I fantasmi non sono eterni, alcuni di loro muoiono nel corso del tempo, la loro forza si spegne, si logora. Alcuni sono morti subito, mentre nascevano, alcuni ci trasformano in cimiteri viventi, condannati a portarne le carcasse svuotate, altri vivono fino a che trovano un organismo ospite, una cultura, una lingua dove abitare come gusci psichici.
Chi legge un fantasma gli permette di prendere forma, radicarsi nella sua struttura biologica, innestarsi nella sua struttura energetica.
Alcuni organismi ospite assumono il ruolo riproduttivo. Sono i medium, i sensitivi, coloro che cercano senza sporcare lo stampo, attenti a riportare tutto il possibile, attenti a non romperlo col loro ego.
Questi individui replicano il fantasma donandogli nuove incarnazioni, esponenziali possibilità di mutazione e riproduzione.
Boy, Pedro, Sebastian, Lucio, i nomi che gli diamo, non sono altro che involucri che li contengono. Un mezzo di trasmissione che gli permette l’innesto, e eventualmente la riproduzione.
Forse la nostra funzione è quella di servirli, forse loro vivono per noi e noi per loro. Forse senza di loro non saremmo niente. Finiamo per amarli più della nostra vita, la loro realtà scende come una nebbia, si addensa, si incastra alla nostra.
Ci dormono accanto, ci seguono per mano nei sogni.
Li definiamo e siamo a nostra volta definiti dalle loro forme spettrali, l’apparizione di un volto notturno, l’emergere di un pallore bendato dall’oscurità primordiale che abita il sonno, il dormiveglia, la paralisi, l’oobe.

Una Tomba per gli alieni: Santità


Ora li circondano i campi di grano, le spighe gravide, piene, le punte eccitate di fronte alle trebbiatrici che attendono come colossi metallici pronti a stuprare la terra, a penetrarla, straziarla.
Alla radio passano della musica nuova, ragazzi che cantano cose tristi su delle basi elettroniche, l’uomo vuole cambiare stazione ma la ragazzina scuote la testa, lei ascolta, il vento le smuove i capelli, ciuffi scomposti ondeggiano sopra le bende. Poggia il gomito allo sportello, prova a sentire l’aria che filtra attraverso le garze, poi drizza il collo.
Lungo la strada si vedono avanzare figure bianche, i cappucci ne negano i volti, camminano in fila, coperte di teli come fantasmi, sono decine, sbucano fuori dai campi, scendono dalle colline. I teli gli si adagiano addosso, lasciano intravedere protuberanze, forme mostruose, alcuni hanno delle gobbe che quasi strappano i tessuti, altri sono minuscoli, altri ancora sembra che striscino. Vanno avanti in silenzio, il sole li accende, ne allunga le ombre.
Chi sono quelli, chiede la ragazzina? L’uomo li osserva, si volta, le sfiora la mano. Ancora un’ora e arriveranno a Sepolta.

Un altro piccolo capolavoro di Udivicio Atanagi. Dal suo blog

Ultimi giorni per acquistare! – Nelle edicole Strani Mondi, un’antologia che farà storia | Fantascienza.com


ULTIMI GIORNI IN EDICOLA!

Su Fantascienza.com la segnalazione dell’Urania Millemondi di luglio, intitolato StraniMondi. Una raccolta di 17 autori e 15 racconti che segnano lo stato d’avanzamento della SF nostrana; a bordo mi trovo in ottima compagnia di molta crema attuale fantascientifica, come Lukha B. Kremo, Giulia Abbate ed Elena Di Fazio, Franci Conforti, Davide Del Popolo Riolo, Nicola Fantini, Clelia Farris, Lorenzo Fontana e Andrea Tortoreto, Maico Morellini, Piero Schiavo Campo, Dario Tonani, Claudio Vastano, Alessandro Vietti, Alain Voudì. L’iniziativa di Franco Forte, con la cover di Franco Brambilla e l’appendice di Silvio Sosio, testimonia l’impegno editoriale di chi crede nel genere, cui ognuno di noi autori coinvolti ha cercato di rispondere il più professionalmente possibile. Ora la parola passa a voi lettori, calatevi numerosi in questo strano mondo che vi aspetta, composito e tentacolare: è un momento importante per il genere, chi può risponda! Grazie a tutti, coinvolti editoriali e lettori.

Nell’articolo di Fantascienza.com sono riportati gli incipit di ogni racconto; qui sotto potete leggere parte del mio, ambientato nel metamondo Impero Connettivo. Permettetemi di vibrare di gioia…

La visione di una vallata rocciosa si aprì improvvisa sotto di lui. Il plenipotenziario Sillax si trovò impreparato nel gestire la vertigine di luce che lo abbacinò con violenza: la schermatura ionica della cabina di pilotaggio dell’Apostata non bastò a proteggere lui e l’equipaggio e vibrò di bassa frequenza per alcuni istanti, mentre Sillax se ne restava impettito in plancia. Non poté fare a meno di ammirare, per qualche fuggevole istante, la selvaggia suggestione del panorama desertico sottostante e poi, più in là, lo spazioporto che si apriva al loro attracco: sedici dimensioni quantiche erano avvolte in un lago di collasso frattalizzato e l’orizzonte si rincorreva nei suoi impianti craniali per istanti successivi, collazionati in landscape di matematica esoterica. Il vettore imperiale, l’Apostata, era uscito dalle officine dell’imperatore Totka_II e utilizzava la tecnica a induzione olografica, raffinata tecnologia all’avanguardia, anche se non così esasperata come ci si sarebbe aspettati da uno Stato di tale potenza, esteso su ogni magnificazione dell’illusorio reale. L’olografia, in un momento assai prossimo alla singolarità postumana, appariva come un esotismo tecnologico improbabile; ai tempi dell’Impero Connettivo, invece, era assurta a ostentazione tecnologica dell’élite governativa, un’estetica desueta da nomenklatura Soviet.
Mentre i pensieri degli impegni governativi occupavano gran parte della sua attenzione, Sillax si accorse che un meraviglioso senso di solitudine lo stava sopraffacendo: con il fiato interrotto, si stava lasciando rapire dall’impervia intensità del deserto di sabbia e luce, avvertibile ben oltre il trasudo degli schermi ionizzati. Le parole gli morirono in gola, il fascino della sopraffazione psichica che provò per qualche istante gli fece ripercorrere le gioie di lui bambino mentre con la madre, ancora entrambi umani in un ecumene già vasto di postumani, osservava le giostre disegnare giochi da baraccone. Erano spassosi e pregni di trucchi da realtà virtuale da quattro soldi, che però avevano il gran pregio di divertirlo e renderlo curioso, inestimabile risorsa mentale per un futuro che non avrebbe mai immaginato, ma nemmeno sospettato, di longevità.
«Potente, siamo in prossimità dello spazioporto, la prego di accomodarsi nella nicchia di decelerazione.»

Una Tomba per gli alieni: La seduta spiritica


Un estratto di Uduvicio Atanagi segnalato dal suo blog. Terribilmente bello.

La vecchia tentenna, piega la testa all’indietro e la testa fa chioc.
Le dita sembrano stecchi, le braccia scheletriche mostrano le vene sfinite, lo scialle nero ci ciondola sopra, fa trasparenze funeree, si adagia sui nervi.
La vecchia spalanca la bocca e inizia a sbrodolare una sostanza rossa, densissima, il sangue le cola sulle labbra avvizzite, le cade a litrate sui seni secchi, sulla collana, i gioielli.
Il sangue scivola sopra al tavolo, cade per terra scrosciando, le signore rabbrividiscono, tremano, gli uomini trattengono il fiato, il conte Anteluchi osserva in silenzio, porta una mano alla guancia cercando di nascondere la deformità dei suoi denti, quel molare gigante che si allunga, che gli spezza la faccia, rompe le forme aguzze del volto, la sua aria regale, l’alone, il potere che lo circonda come polvere nera.
La stanza è più buia, le luci si fanno flebili, ondeggiano, annegano nella tenebra. Adesso dal sangue iniziano a emergere i primi volti, la luce è loro, la luccicanza che li riveste. Escono protuberanze, ditina, linguine, escono bolle, gorgogli che sembrano voci.
La vecchia ha un conato, poi un altro, e sul tavolo si riversa un’ondata rossa, un plasma vivo vermirglio che sgorga dai margini, che scende come fontane, che mentre avanza gli uomini, le donne, le ragazzine e i bambini si avvicinano ai bordi del tavolo, aprono bocche, stringono labbra come cannucce, cominciano a bere.

Verso il “TimeWave Zero”: Psichedelia ed Escatologia in Terence McKenna – A X I S m u n d i


Bellissimo articolo, su AxisMundi, che traccia la via di Terence McKenna, storico punto di riferimento per la cultura psichedelica e trascendentale, che grazie alle sue idee rivelatrici ha saputo costruire attorno a sé un consenso ricco di rimandi allo sciamanesimo, all’esoterismo, alla filosofia e alle leggende antropologiche su fate, gnomi, esseri agenti di un mondo surreale che riemerge con l’esperienza psichedelica, ma non solo. Un estratto:

L’esistenza di questa dimensione invisibile dietro quella visibile, tema classico dello sciamanesimo di tutto il mondo, fu per McKenna una rivelazione strettamente connessa con le esperienze psichedeliche. Non solo: McKenna teorizzò anche che tale “mondo invisibile” si trovasse al di sotto o dietro le “barriere del linguaggio”, da ciò derivandone che, una volta oltrepassata la barriera linguistica “umana, troppo umana” si sarebbe sperimentato l’accesso a una dimensione trans-linguistica e trans-reale, quale era appunto quella spalancata dalle esperienze con la psilocibina o con il DMT:

« La capacità degli allucinogeni di annullare i confini disgrega le barriere del linguaggio. Queste piante ci mostrano che la superficie della realtà non è tale, ma è solo la superficie del nostro particolare linguaggio, che a quel punto sparisce svelando cosa c’è sotto. » 

McKenna collega questa sua teoria al fenomeno della glossolalia spontanea, particolarmente comune sotto l’effetto di sostanze psicotrope di quelle del tipo sopramenzionato:

« È come se la psilocibina fosse un feromone che stimola l’attività linguistica, un tentativo di connettere in qualche modo l’intenzionalità linguistica all’ontos dell’essere. Ed è come se le parole ti sgorgassero dalla bocca, si dà vita alle parole. E queste concrescenze di significato hanno poi creato quella specie di ambiente unitario che chiamiamo comprensione. »

Giunse quindi alla conclusione che, sotto la barriera del linguaggio, esistesse un “linguaggio” ordinariamente invisibile e al tempo stesso più reale del linguaggio stesso, una sorta di codice occulto che governerebbe tutti i fenomeni naturali, coscienziali e cosmici, qualcosa di simile a quanto sostenuto dagli alchimisti e dagli ermetici. Tale “linguaggio”, diversamente da quello normalmente utilizzato dagli esseri umani, più che udito deve essere visto:

« Ritengo che il linguaggio sia qualcosa che deve essere visto, non udito, e penso che ci evolveremo verso un linguaggio visibile, anche se al momento stiamo operando con questi codici acustici di qualità scadente. Credo che per certi versi la storia sia il processo che permette a questo linguaggio naturale di uscire, rivelarsi, definirsi, raffinarsi. »

Questa idea gli giunse osservando il fatto che gli sciamani amazzonici, dopo aver composto e cantato i propri Icaros (canti sacri donati dagli “spiriti dell’Ayahuasca”), li commentavano non secondo criteri uditivi, bensì secondo criteri visivi: capitava infatti che un membro della tribù commentasse che l’Icaro, pur essendo “variopinto” o “luminoso”, sarebbe stato migliore se fosse stato “più viola che blu”, o commenti di questo genere. In altre parole, gli sciamani Shuar descrivevano i propri canti più come opere pittoriche che come composizioni musicali.

anche-ombre

percorsi ombreggiati, riflessioni esauste, alcooliche, liberatorie

There was a vision…

… of an outstanding and individual concept, which would last for many years hence.

Giacomo Ferraiuolo

Avevo un sogno e l'ho realizzato.

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