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Archivio per Letture

ROCK CRIMINAL #24: TERRY KNIGHT | VERDE RIVISTA


Su VerdeRivista un bel racconto di Sergio Lacavalla, che esplora le paranoie mitopoietiche legate spesso alla morte di artisti o stelle del pop mondiale; in questo particolare scorcio, si specula gustosamente sulla nota presunta morte di Paul McCartney, che sarebbe avvenuta nel ’69. Da leggere tutto d’un fiato…

ODRZ legge “Limbo” (da “Nessuno nasce pulito”) | N I G R I C A N T E


Sul blog di Michele “DottoreInNiente” Nigro è apparsa la segnalazione di una rivisitazione di una sua poesia da parte degli ODRZ; lascio alle sue parole e al video sottostante la descrizione minuziosa del tutto. Bravi, tutti.

Rispondendo all’appello “Leggi una poesia: in regalo una copia del libro…”, lanciato tempo fa su questo blog e su altri social, il gruppo musicale Industrial Noise degli ODRZ ha allestito un video reading, in perfetto stile noise music, della poesia “Limbo” tratta dalla raccolta “Nessuno nasce pulito” (ed. nugae 2.0) pubblicata nel 2016.

È sempre interessante, oltre che emozionante, assistere alla reinterpretazione artistica e alla decostruzione mediale di un proprio componimento: infatti ad essere “messi in discussione” non sono le singole parole o i versi che compongono la poesia, che restano sostanzialmente invariati, bensì i supporti comunicativi classici della poesia. Non più solo lettura lineare ma rimodulazione in chiave futurista del testo: il differente ritmo dei versi, il tono della voce adulterato dagli strumenti, la ripetizione di alcune parole (a volte anche gridate!) come a volerle sottolineare e incidere nell’acciaio, il tutto su un tappeto sonoro “rumoroso”.

Grazie ODRZ per questa esperienza!

ODRZ53

ODRZ interpretano Limbo, poesia di Michele Nigro tratta dalla sua raccolta Nessuno Nasce Pulito. Avvolti in un ambiente industriale e accompagnati da una colonna sonora cupamente incantatrice, ODRZ affrontano il testo esprimendosi in una intrigante visione schizofrenica, sottolineando alcuni passaggi in maniera ipnotica. Un Limbo assoluto.

Musiche: ODRZ

Regia: Edoardo Deluca

BUIO PESTO@TODO MODO#1: ESTINZIONE | VERDE RIVISTA


Su VerdeRivista un racconto breve di Luca Marinelli, ché mi sembra qualcosa di molto simile alla poesia e all’introspezione oscura, un senso di torpore sul palato. Molto bello…

A Pompei (mio racconto) | Fantascienza.com


Nell’ambito di Delos 190 è uscito questo mio racconto inedito, A Pompei. Buona lettura…

Una Tomba per gli alieni: Appena prima di sanguinare – Palude, Estratto


L’essenza oscura e psichicamente orrorifica del BDSM. Ce la racconta Uduvicio “LeoBulero” Atanagi.

Quando mio padre mi frusta io guardo l’orizzonte e all’orizzonte vedo Palude intera che si prostra ai nostri piedi. La frusta è un oggetto unico, speciale, mentre mi colpisce, mi chiedo chi l’abbia immaginata e a quale forza, a quale idea abbia attinto per pensarla. Quale fonte di idee può nascondere la frusta, in quali profondità la mente deve scendere per pensare questo schiocco sublime, il sibilo dell’aria che viene tranciata come carne, il dolore improvviso, l’impatto, il fuoco, l’arrossarsi lento del sangue come succo dell’anima che lentamente sale in superficie bagnandosi contro l’aria fredda.

È un insieme di sensazioni, un dolore perfetto, la pelle si prepara a ricevere il colpo, a volte basta il suono, il semplice suono a farti vibrare tutto il corpo dai denti alle palle. E allora mi chiedo chi l’ha immaginata? Dove? In quale sogno perverso e senza luce è stata afferrata quella forma, quell’utilizzo. E quale Dio può governare un mondo dove l’uomo si immerge negli abissi dell’intelletto e ne esce fuori grondante sangue con in mano una frusta schioccante?

Il dio dei polli – Free Animals, Loved & Respected


Dal blog di Roberto Contestabile la segnalazione di un racconto “a tema” di Francesco “DeadToday” Cortonesi, che è un piacere rileggere. Copioincollo il suo contributo, Il dio dei polli, che è breve e molto suggestivo.

“Il sole si acquatta lentamente dietro la collina. Le nuvole, venate di rosso sembrano vascelli ancorati alle montagne che circondano l’insenatura della valle. Nel sacco nero che Osvaldo porta sulle spalle, i pulcini si agitano disperati prigionieri di un cielo buio senza stelle. Gli alberi ondeggiano leggermente nella brezza e sembrano fantasmi che danzano al tramonto. Osvaldo getta a terra il sacco, prende la pala e inizia a scavare.
Ogni mese fa questo lavoro. Trenta, quaranta, cinquanta pulcini maschi, li chiude in un sacco e li seppellisce, poco lontano dalla fattoria. I pulcini maschi sono inutili alla produzione di uova, quelli che nascono vanno smaltiti. Questa comunque potrebbe essere l’ultima volta che fa così. La prossima settimana dovrebbe infatti arrivare il tritacarne e allora non dovrà far altro che metterli in una scatola e poi rovesciarli direttamente nell’imbuto che porta alle lame che riducono, in una manciata di secondi, i pulcini in tanti minuscoli granelli ottimi come mangime. Osvaldo scava, settanta, ottanta, novanta centimetri. Scava e fischietta. Poi prende il sacco e lo butta nel buco. Lo ricopre velocemente, mentre i pulcini si agitano nel sacco, scalpitano, pigolano. Osvaldo non li schiaccia più come faceva un tempo, la pala si macchia di sangue e tocca lavarla. Del resto, dopo l’ultima palata di terra, i pulcini tacciono. Osvaldo si ferma un istante a guardare il tramonto, a contemplare la campagna. Pensa a sua moglie, ai suoi due figli, Giovanni e Carolina. Quanto è fortunato si ripete, forse per la milionesima volta, quella è la vita che ha sempre desiderato. Una fattoria. Lontano dalle ansie. Lontano dalle angosce della città. Una bella famiglia, un bel lavoro. L’allevamento. Non molto grande. Abbastanza. Osvaldo torna verso la fattoria, non vede l’ora di mettersi a tavola. E’ ora di cena. Sta facendo buio. Tra le frasche che come muri di foglie e arbusti costeggiano il sentiero improvvisamente però sente qualcosa. Un rumore di passi, come di qualcuno che lo segue, forse un Animale. Osvaldo si ferma, si volta, non vuole mettersi a correre, non è nel suo carattere scappare e poi se fosse un Animale che vuole attaccarlo, un Cane selvatico mettiamo, probabilmente lo inseguirebbe. Vede le frasche muoversi. Oramai qualsiasi cosa sia è molto vicino, gli è quasi addosso. Osvaldo impugna la pala con due mani. Il mese scorso all’allevamento di Bernardo, giù a valle hanno rubato duecento Maiali. Ladri di bestiame. Puah. Se sono loro ne vuol lasciare almeno uno in terra. Sono ladri da poco, disperati, mai armati, organizzati a volte, ma non pericolosi. Ma cosa potrebbero mai volere da lui? Il borsello? L’orologio? Osvaldo si prepara a colpire. Tende i muscoli, alza la pala. Ora però è tutto silenzio. Osvaldo aspetta. Un minuto. Due. Cinque. Niente. Se era un Animale se ne è andato. Un Cinghiale sicuramente. Quelli appena sentono odore di uomo scappano a gambe levate, pensa Osvaldo, poi sorride della sua paura. Si sente uno sciocco. Osvaldo si volta e si riavvia verso casa. Fa qualche passo, cinque, dieci, quindici forse. Poi sente di nuovo le frasche agitarsi. Si ferma. Ma non ha certo intenzione di farsi prendere dalla paura come prima. Lentamente si avvicina al bordo del sentiero. Con una mano abbassa le frasche. Improvvisamente un colpo di becco potente come una picconata lo colpisce in piena fronte. L’osso del cranio si rompe. L’ultima cosa che Osvaldo intravede è un ombra.
Gli sembra quella di un pollo.
Un pollo gigante.
Poi Osvaldo cade a terra e muore.
Arriva l’alba e Osvaldo è ancora al centro del sentiero, disteso con le braccia larghe, come crocifisso e il cranio spaccato. Non lo hanno ancora trovato. Ci vorranno ancora due ore, ma lo stanno cercando. Così come nella stessa zona stanno cercando uno Struzzo scappato da un circo.”

Château Macron – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine, l’imbattibile Alessandra Daniele. Copio e incollo:

Il 66% raccolto da Emmanuel Macron alle presidenziali francesi dice poco del suo reale consenso nel paese. Al primo turno aveva totalizzato il 23%, e sono quelli gli unici elettori che davvero l’avrebbero voluto presidente, tutti gli altri si sono tappati il naso per evitare la Le Pen, e di certo non credono che l’aristocratico banchiere li proteggerà da tutti i mali come ha promesso nel suo discorso della vittoria davanti alla Piramide, che ricordava “La cura” di Battiato.
Il compito assegnato dall’establishment a Macron in realtà è rinsaldare l’asse politico economico UE Francia-Germania a spese anche dell’Italia, e questo rende particolarmente patetico l’entusiasmo lecchino di politici e opinionisti italiani per la sua vittoria.
Da Renzi a Padellaro, da Augias a Berlusconi, tutti s’arruolano nell’armata del giovane Monti con la mascella dei Kennedy, e l’appoggio dei Rothschild. Dall’Alpi alla Piramide, è tutto un Banca, Banca, Banca, Macron, Macron, Macron.
Tutti fedeli all’Europa, anche quando l’Europa non c’è, perché l’UE della quale favoleggiano non è mai esistita, e l’elezione di Macron non la rende più reale, anzi.
L’UE di Macron è un castello carolingio, una cittadella fortificata la cui prima cerchia sarà ristretta a Francia e Germania, e la seconda solo a qualche vassallo.
Una fortezza che innalza anche i muri al proprio interno, fra le classi, e che si prepara all’inasprimento della guerra (non solo) commerciale con Trump, e Putin.
Il conte Gentiloni in questo contesto è appena un maggiordomo. Eppure Renzi lo invidia, trama ogni giorno per fargli le scarpe, riprendersi la poltrona che è stato costretto a cedergli, e questo meschino contorcersi come uno scarafaggio schienato dà la misura del suo fallimento, personale e politico.
Mentre si sbraccia per applaudire “l’amico Macron”, e sgomita per farsi i selfie a pagamento con Obama come un turista coi centurioni del Colosseo, Matteo Renzi continua quindi a spedire i suoi fedelissimi a caccia di voti fascisti.
Basata sullo stesso principio giuridico delle leggi razziali, la tesi della Serracchiani che uno stupro sia più grave se commesso da un profugo immigrato non è certo una gaffe isolata, ma parte d’una tattica precisa, insieme alle retate di Minniti, e alle grottesche leggi sulla licenza di uccidere notturna.
La deriva fasciorazzista giova a tutte le oligarchie, perché sposta il fuoco della rabbia popolare dai veri colpevoli – le classi dirigenti – a un facile capro espiatorio già completamente emarginato, e privato di qualsiasi potere e di qualsiasi diritto.
Sacrificabile.
La Storia ci ha insegnato che non c’è nessun crimine di massa davanti al quale i padroni del Castello si fermino pur di mantenere il loro potere e i loro privilegi.
La Storia ci ha anche insegnato che in fondo alla strada sulla quale stanno trascinando ormai l’intero pianeta c’è l’abisso.

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A X I S m u n d i

Rivista di cultura, tradizione, antropologia del sacro, storia delle religioni, esoterismo. A cura di Marco Maculotti.

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Un diario non è altro che un registro di viaggio.

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Questo blog è il mio taccuino personale, lo uso infatti per appuntare poesie che poi modificherò immancabilmente. Quindi siete avvertiti: quel che leggete oggi domani potrebbe essere diverso, o non esserci affatto.

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E si femò a raccontare le sue storie al mare e il vento

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