HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Letture

Strani giorni: Mescolanze


Ecco la poesia con cui Ettore Fobo è giunto finalista al Concorso Internazionale “Città di San Giuliano Milanese” Il Picchio 2017, nella sezione “Giuseppe Ungaretti”, per poesie a tema libero. La riporto perché mi ha conquistato, e quindi qui faccio ancora i miei complimenti a Ettore.

Mescolanze

Qui si viene per adorare un segno
per ardere senza nome nelle variazioni cromatiche dell’erba.
Questo verde che albeggia sotto l’azzurro dissonante.
Questa quercia che possiede la mia infanzia resa musica
di foglie agitate dal vento.
Qui si viene per dimorare nell’incertezza
di una parola che esplora lo spazio
lasciato incautamente libero dal silenzio.
Questo verde è un segno di un pittore fiammingo
lasciato spegnersi nel gelo,
sotto un grigio che ha divorato l’azzurro,
dove si mischiano le bufere e inizia il canto.

Annunci

Insanguinati e seminudi a Bologna #4: La sagra | VerdeRivista


Su VerdeRivista il reading di qualche settimana fa a Bologna, scritto e performato da Vinicio Motta. Lo trovate qui sotto.

Il paesello è in festa.
Lo si capisce dalle finestre buie, dai saloon chiusi e dal suono dei violini che si irraggia dalla piazza principale.
Smonto da cavallo e mi incammino verso i festeggiamenti, ho sete di birra. Mentre la musica comincia a stizzirsi, inganno il tempo leggendo i nomi delle vie. Mi fermo di colpo e mi sparo una sigaretta: una strada anonima ha attratto la mia curiosità.
Ha un nome, quella strada? E se sì, qual è?

«Se ci tieni alla pelle, sta lontano da quella via» mi dice, indicando la strada innominata, un pistolero disarmato e con un frisbee di legno nella mano destra. Getto la sigaretta mezza fumata e riprendo il cammino.
«Mi sparano, mi sparano» urla una voce maschile alle mie spalle, «aiutatemi!»
Mi giro e vedo un uomo seminudo e insanguinato correre scomposto nella direzione opposta alla mia.
Il pistolero scuote la testa e borbotta: «Non imparerà mai».
Faccio spallucce e raggiungo la festa.

La scenografia della piazza principale sprizza allegria… i volti dei presenti, invece, no, come se il paesello stesse smaltendo una recentissima tragedia collettiva.
Metto a fuoco l’orchestrina.
I violinisti suonano con foga.
Il loro entusiasmo, però, non sembra influenzare la pista da ballo, che rimane triste.
Mi avvicino al buffet e mi servo una birra, che trangugio d’un fiato.
Mentre mi accingo a riempire il boccale per un secondo giro, si palesa il pistolero disarmato, questa volta senza nemmeno il frisbee.
«Ehi» gli dico, «come butta?»
Risponde che si sta facendo tardi.
Sulla pista da ballo irrompe l’uomo seminudo e insanguinato di prima.

Il pistolero lo afferra per il collo e lo scaraventa a terra, sebbene con affanno. L’uomo si rialza e riprende subito la sua corsa, che poi termina, bruscamente, con la sua testa che sbatte contro uno degli stipiti che delimitano l’ingresso di un saloon. Non so come, ma mi ritrovo sull’uscio della strada innominata.
Nella mia mano destra, un frisbee di plastica.
La strada senza nome, improvvisamente, assume un’identità: Via Nicola Laurantoni.

«Tocca a te… cowboy» mi dice il pistolero. «Tra non molto» aggiunge, «l’uomo seminudo e insanguinato completerà il suo nuovo ciclo di devastazione. Sei pronto?»
«A fare cosa?» gli dico.
«Lo capirai».

Scorgo qualcosa, ma è nella mia testa… lo distinguo dalla realtà dei sensi – ho ancora tutte le mie facoltà mentali: il frisbee annuncia un’apocalisse semantica.
«Perfetto» mi dice il pistolero, per poi incamminarsi verso il mio cavallo.

L’uomo seminudo e insanguinato precipita ai miei piedi e mi chiede dove sia l’appartamento.
Non conosco la risposta che cerca…
Non sono tenuto a dargliela, in ogni caso.
La mia missione è fermarlo e basta, a tutti i costi.
Mi divincolo e lo colpisco con un calcio in faccia, stordendolo.
Lui mi guarda stralunato e inizia a scappare.
Mi preparo a lanciare il frisbee.
Prendo la mira…
Solo un po’ più a sinistra… Ecco!
Bye-bye, pezzo di merda.

InversionI | GeNeTiC SinapSyS v3.0


Un testo di Oblio, sul suo blog: ineffabile e sintetico, riuscito.

Di traverso

Ci crederesti
che quella polpa
nasconda ossa ?

Eppure sta nella trachea
a strozzare la parola
in un mandala d’Onan.

Occhi sbarrati
nei mesmerici voli di una mosca
aruspice di carcasse e feretri.

Frattali impotenti
privi d’entropia.

Compulsione tassidermica;
e così sia.

>>>RIMESCOLA<<<

Compulsione frattale.

Occhi sbarrati nello strozzare la parola. La mosca, a seguito di mesmerici voli, posa l’ala sull’aurispice cantilenante.
Così sia, Coitus Interruptus tra carcasse e feretri, impotente. Eppure sta entropia bloccata nella trachea, nascosta d’ossa e polpa e cartilagine tassidermica. Ci crederesti, figlio d’Onan?

Una francamente deplorevole avidità | VerdeRivista


Su VerdeRivista un bel racconto di Federico Flai, una ficcante storia che, burlandosi dei social network, ne mette in luce la loro terrificante potenzialità. Occhio…

ASH – Oblio


Dal blog di Oblio un post che copioincollo integralmente, un territorio metapsichico che ho frequentato a lungo e che tuttora amo. Buona lettura…

L’orizzonte continuava a perdita d’occhio interrotto qua e là da miraggi: bocche di vetro lucente che s’aprivano nel terreno come buchi spazio tempo; erano le fauci cristalline del pianeta rosso. Storie di millenaria colonizzazione sotto l’arroventato sguardo del Demone del Fuoco. Paranal: l’Alto nella montagna. E, dalla montagna, ne era disceso.
Gli scudi interpolavano l’irradiazione con un ticchettio iniziale simile a canne di bambù riversando suoni in modulazioni di frequenza scanditi da parole poco precise – le parole mai dette -. Amava camminarvi ma, per quell’arida terra, provava un sentimento di disgusto. Disgustava la terra e tutti gli esseri che la calpestavano.
Non c’era falsità nelle sue azioni semplicemente il menefreghismo della Divinità Solare CarboCeramica. Anni ed anni di passaggi sullo zenit bruciando – liquefacendo la vecchia umanità. Non era ammesso cedere al dolore della perdita, non era ammesso lacerarsi alla mercé del pensiero, non era ammesso filtrare l’universale virtù dell’ultra istinto. Essere – Divinità; abitante d’un mondo perfetto; elemento stesso d’imperfezione assoluta.
Il ricordo come veicolo del passato trasportante iterazioni malevole, votate all’annullamento del futuro stesso: percepiva tra le flange l’avvicendarsi della sottigliezza umana e del decadimento organico. Cronòtopo senza dimensione definita.
L’orizzonte continuava a perdita d’occhio interrotto qua e là da miraggi: brevi visioni di sogni mai nati, innalzate solo per esserne schiacciati. Scostò la mano e tutto fu fuoco. Tutto fu cenere.
Non sorrise.

Le poesie di Alda Merini più emozionanti da leggere | BooksBlog


Su BooksBlog un post che fa un po’ di biografia di Alda Merini e pubblica tre sue splendide poesie. Ne allego una, semplicemente interiore, intensa, bella.

Non ho bisogno di denaro

Non ho bisogno di denaro,
Ho bisogno di sentimenti.
Di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori, detti pensieri,
di rose, dette presenze,
di sogni, che abitino gli alberi,
di canzoni che faccian danzar le statue,
di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti…
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia le pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

Kenneth Krabat, Non un qualunque cappello fuori moda | PoesiaUltraContemporanea | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Sul blog PoesiaUltraContemporanea potete leggere una delle poesie che compongono la nostra pubblicazione ROSSO.NIENTE, di Kenneth Krabat. Un grazie a Sonia Caporossi per averci gentilmente ospitato.

La quarta

Poliedrico poeta danese, che scrive in lingua madre e contemporaneamente in inglese, Kenneth Krabat è una figura viva dell’underground di Copenaghen o, come direbbe lui stesso, di Købehavn, ed è inoltre un performer e un paroliere.
Mangiatore di vita, le sue poesie non sono altro che il risultato di ciò che ha ingurgitato, masticato, digerito e ributtato fuori. È la vita che è passata dentro di lui, dentro il suo corpo, lungo tutto il tubo digerente.
Krabat vive la contemporaneità, quell’insensata vita occidentale frenetica e apparentemente senza alcuno scopo se non l’accumulo, il ripetersi alienato del lavoro e le mille ipocrisie di una non-autenticità, vero paradigma della nostra epoca.
In ROSSO.NIENTE. Kenneth Krabat apre la finestra, respira l’aria del mondo e si getta fuori. Precipita senza alcun paracadute, senza alcuna protezione, cade e cade, sempre più velocemente e profondamente, nel reale della sua vita, delle sue esperienze, dei suoi sentimenti, del dolore, della morte, dell’amore, di ogni cosa.

Nella bella traduzione di Giovanni “Kosmos” Agnoloni, Versi Guasti ospita la prima edizione in italiano di una delle voci di punta della poesia danese.

Kenneth Krabat, Rosso.Niente.
Kipple Officina Libraria – Collana Versi Guasti – Pag. 58 – 0.95€
Formato ePub e Mobi – ISBN 978-88-98953-70-7
Traduzione di Giovanni Agnoloni
Copertina e fotografie interne di Cathrine Ertmann

Link

francesca del moro

La differenza tra prosa e poesia è che la prosa dice poco e ci mette molto tempo, la poesia dice molto in pochissimo tempo. C. Bukowski

Istanze & Fantasmi

poesie seminate, di Martina Campi

Astro-Sirio

Astra inclinant non necessitant

The Twittering Machine

Racconti di fantascienza (e altro) di Piero Schiavo Campo

Quel cinema invisibile...

Cinema was made to reunite the Visible and the Invisible

Crudo e Cotto

Blog di cucina vegana

Il Calamaio Elettrico

Versi di Mauro De Candia e influenze varie

ON THE ROAD

Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti

Evelyn

✨ Artistic spirit ✨ 👩‍🎨 26🌙 🇮🇹 🔮

Sull'amaca blog

Un posto per stare, leggere, ascoltare, guardare, ricordare e forse sognare.

Espedienti Editoriali

parlo di editoria e creo eBook

sabbiature

Culture seriali

A X I S m u n d i

Rivista di cultura, studi tradizionali, antropologia del sacro, storia delle religioni, folklore, esoterismo.

Gwynto

Aspirante scrittrice, lettrice avida, amante delle parole

Chiara Prezzavento

editing, scrittura, lettura

patrizia arcari

LIFESTYLE BLOG - appunti e brevi considerazioni su economia circolare, slow life, trasporto sostenibile, cucina del riuso e ... quantistica

PAROLE LORO

«L'attualità tra virgolette»

Ottobre

giornale dei lavoratori

Arte&Cultura

Arte, cultura, beni culturali, ... e non solo.

bertolinometalartist

GIACOMO BERTOLINO

Diario Esoterico

Un diario non è altro che un registro di viaggio.

mayoor

Questo blog è il mio taccuino personale, lo uso infatti per appuntare poesie che poi modificherò immancabilmente. Quindi siete avvertiti: quel che leggete oggi domani potrebbe essere diverso, o non esserci affatto.

kyleweatwenyen

Come un angelo da collezione.

Come mi va...

E si femò a raccontare le sue storie al mare e il vento

eliomarpa

Scrittore fantasma

Maelstrom

Un moto ondulatorio nel fluido e lineare scorrere dei miei pensieri

poesiaspontanea

improvvisazioni di poesia

di Ruderi e di Scrittura

Il blog di Gaetano Barreca

La Biblionauta

Chiacchiere sui libri e altre amenità

Archeocake

Torte del passato riviste in chiave moderna

VERDE RIVISTA

protolettere, interpunzioni grafiche e belle speranze

Il Canto delle Muse

Se ho provato momenti di entusiasmo, li devo all'arte; eppure, quanta vanità in essa! voler raffigurare l'uomo in un blocco di pietra o l'anima attraverso le parole, i sentimenti con dei suoni e la natura su una tela verniciata. Gustave Flaubert

ArcheoTime

il tempo dell'archeologia. il tempo di guardare, vedere, scoprire, conoscere, viaggiare nel tempo e nello spazio attraverso il tempo dell'archeologia

Laboratorio di poesia povera

Versi essenziali per cuori semplici

Somnium Hannibalis

L'ultimo dei Barca, la cenere e il sangue

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: