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Archivio per Letture

I vivi abitano la stessa terra dei morti – L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto è comparso un racconto di Matteo Trevisani, scritto recentemente in relazione alla pandemia da cui non siamo ancora completamente usciti. S’intitola I vivi abitano la stessa terra dei morti, e vi allego l’incipit, per capire il mood che Matteo esprime, la ricchezza della sua prosa.

È così che succede, mi sono detto. Sono morto. 

Era il decimo giorno di quarantena, poco prima dell’alba. Affacciandomi alla finestra sulla notte quieta ho percepito con esattezza di essere finito in un altro mondo. Non ero io a essermene andato – ero indubitabilmente vivo – ma anche se riconoscevo me stesso come facente parte dei vivi, mi davo una nuova cittadinanza, il mondo in cui abitavo aveva di colpo assunto tratti diversi, irriconoscibili.

Mi sono detto che era colpa della situazione che il mondo stava attraversando e che la soglia della suscettibilità si era abbassata per tutti, ma anche se le cose che componevano la realtà sembravano a un primo sguardo le stesse di sempre, a un’indagine più attenta mi accorgevo che differivano quel tanto che bastava per rendermele assolutamente estranee. Ma uno sguardo che si posi con troppa insistenza sulle cose finisce per deformarle e quello che non riuscivo a dirmi era che non si trattava di una sensazione del tutto nuova. Forse era così dal primo giorno del mondo e io non me ne ero mai accorto. 

Eppure eravamo vivi, potevo esserne certo. La mia compagna e mio figlio erano vivi e dai loculi della casa di fronte le solite ombre vaghe cominciavano il loro stentato vivacchiare mattutino. Ma nonostante la pallida alba di marzo la sensazione di essere finito nell’Ade non riusciva ad abbandonarmi, anzi, il giorno rendeva ancora più evidente quella dissonanza. Presto la città dei morti non fu solo una città: non si erano fatte le dieci che la sensazione di abitare nel Tartaro si era allargata fino a comprendere la nazione, e poi il continente, e a sera tutto il pianeta. Un pianeta in un cono d’ombra, figlio di nessun sole, che naviga al buio sballottato da forze gravitazionali alla cui lotta non giova nessuna orbita. Vivevamo su pianeta alla deriva, naufragato in un mare bianco come la sclera di un occhio che non si è mai visto chiuso.

Sole nero – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine il post del lunedì di Alessandra Daniele. Condivisibile, come sempre.

“Nessuna notte è così lunga da impedire al sole di sorgere”. Questa è una gran bella metafora consolatoria, che però funziona solo per i sistemi che ruotano attorno a una stella viva.
Al centro del nostro sistema socio-economico c’è un sole morto. Un buco nero capace solo di divorare e distruggere tutto quello che riesce a catturare nella sua orbita letale. Vite umane, specie animali, risorse planetarie, tutto finisce risucchiato nel gorgo cieco del profitto senza futuro dal quale niente sfugge, nemmeno il tempo.
Siamo nelle tenebre.
Quello che periodicamente ci viene spacciato come un’alba non è che il sinistro baluginio dell’orizzonte degli eventi. L’orlo del pozzo.
Quest’occhio oscuro che ci fissa tutti è ormai privo di maschera. Il Velo di Maya è stato definitivamente strappato dalla pandemia. E non c’è più nessuno che possa sostenere in buona fede il contrario.
Le miserabili risse dei politicanti suonano solo come un ronzio d’insetti, le loro menzogne non sono che carta straccia nel vento.
La verità ci fissa innegabile.
Dobbiamo scegliere adesso se tentare di raggiungere la velocità di fuga per scampare al sole morto, o finirne inghiottiti e schiacciati per sempre.

“L’amore al tempo del Covix-64” letto più di 200 volte


Il mio racconto L’amore al tempo del Covix-64, liberamente scaricabile in PDF qui, ha abbondantemente superato in una settimana le 200 letture, un vero free best-sellers

Il racconto è stato selezionato al contest del collettivo teatrale Grand Guignol de Milan e nei giorni scorsi ne ho postato il magistrale reading, proprio a cura di uno degli attori del GrandGuignol: Lorenzo Andrea Paolo Balducci.

Voglio davvero ringraziarvi tutti, a presto.

L’amore al tempo del Covix-64 – di Sandro Battisti


Il mio racconto L’amore al tempo del Covix-64 è liberamente scaricabile in PDF. Il racconto è stato selezionato al contest del collettivo teatrale Grand Guignol de Milan e nei giorni scorsi ne ho postato il magistrale reading, proprio a cura di uno degli attori del GrandGuignol: Lorenzo Andrea Paolo Balducci.

Qui quindi il libero download del racconto, il mio regalo per la Notte di Valpurga (o Calendimaggio). Grazie a tutti voi.

Ritorno a Villa Diodati #1: «L’amore al tempo del Covix-64» di Sandro Battisti


Sulla pagina FaceBook del Grand Guignol de Milan è possibile ascoltare e vedere l’interpretazione del mio racconto L’amore al tempo del Covix-64, selezionato al contest Ritorno a Villa Diodati del collettivo teatrale milanese. Magistrale lettura e interpretazione di Lorenzo Andrea Paolo Balducci. Presto altre notizie

Il mio intervento su Anticorpi Letterari


Ecco il video integrale del mio intervento di ieri sulla pagina Facebook di AnticorpiLetterari. Grazie ancora a Giovanni Agnoloni e a tutti coloro che sono intervenuti.

 

Gli scienziati tracciano il legame tra fauna selvatica e COVID-19 – ORME SVELATE


Interessante articolo su OrmeSvelate per quanto riguarda la possibile genesi del Covid-19. Consiglio una lettura attenta che – da non scienziato, quindi da persona che si affida a chi ne sa di più – mi sembra comunque convincente. Il Covid si conferma come il virus che uccide il Liberismo, causa della pandemia per i suoi istinti a predare tutto ciò che abbiamo intorno? È un’ipotesi – o meglio una mia lettura – che può risultare in qualche modo terribilmente affascinante, per questo incollo qui sotto tutto il post.

Mentre il mondo si muove sotto la crisi del coronavirus con il 50° anniversario della Giornata della Terra appena trascorso, la natura potrebbe cercare di dirci qualcosa? Gli scienziati dell’USC affermano che la pandemia COVID-19 e ulteriori focolai nell’ultimo decennio sono collegati alla fauna selvatica. Gli scienziati ritengono probabile che il coronavirus responsabile della pandemia in corso abbia avuto origine da animali selvatici e poi da persone infette. Ci viene ricordato dalla natura che stiamo giocando alla roulette russa con i virus là fuori. Gli umani stanno aumentando le probabilità che si verifichino malattie mentre ci spostiamo in aree selvagge e catturiamo animali selvatici. Abbiamo creato le circostanze in cui è stata solo una questione di tempo fino a quando non è successo qualcosa del genere, e sarà solo una questione di tempo prima che accada di nuovo. Gli scienziati non sono certi di come sia iniziato e diffuso l’ultimo focolaio, ma credono che il coronavirus abbia probabilmente avuto origine in popolazioni di pipistrelli a ferro di cavallo. Esistono forti prove di questa ipotesi ed è attualmente la migliore spiegazione. Hanno individuato un mercato a Wuhan, in Cina, come epicentro dell’epidemia, in cui il virus potrebbe aver prima infettato l’uomo e poi diffondersi in tutto il mondo. Mentre il mercato è stato identificato come un mercato di frutti di mare, vi sono stati venduti anche animali vivi, alcuni come animali domestici o per alimenti. Questa stretta vicinanza con animali infetti ha consentito la trasmissione del virus all’uomo. Focolai simili si sono verificati in precedenza, ad esempio con la sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS) e la sindrome respiratoria acuta grave (SARS) diversi anni fa. Le prove suggeriscono che la MERS si diffonde dai pipistrelli ai cammelli alle persone, mentre la SARS si è probabilmente verificata a seguito della trasmissione dai pipistrelli ai gatti civet agli umani. Si ritiene inoltre che i pipistrelli siano la fonte originale di focolai di virus Ebola che hanno infettato le persone in Africa dal 2014 al 2016 e nel 1976. Gli scienziati hanno trovato indizi genetici molto forti che COVID-19 ha avuto origine con i pipistrelli. Parte del codice genetico del coronavirus è molto simile ai virus presenti nei pipistrelli. C’è anche una firma che ricorda i virus del pangolino, ma non è chiaro se i pangolini abbiano un ruolo diretto nella trasmissione o siano stati anche vittime della trasmissione dai pipistrelli. Esistono centinaia di coronavirus e un gran numero di essi si trova nei pipistrelli. Sulla base di quanto accaduto in precedenza con SARS e MERS e ora COVID-19, gli scienziati sono molto preoccupati che un giorno altri virus faranno il salto dai pipistrelli agli umani. La protezione della salute umana e della fauna selvatica può dipendere da soluzioni tecnologiche, come l’intelligenza artificiale. Un ricercatore USC sta esercitando un’intelligenza artificiale per frenare il traffico di specie selvatiche, una pratica che consente alle epidemie di malattie animali di diffondersi alle persone. Il traffico di specie selvatiche è un grosso problema. Si stima che il commercio sia tra i 5 ei 23 miliardi di dollari annui in quanto gli animali vengono venduti come animali domestici, per le loro pelli o trasformati in cibo e medicine. Le scimmie, ad esempio, sono state trasformate in carne di animali selvatici. Le tigri sono state vendute come animali domestici o per le loro pelli e pangolini per le loro squame, così come pipistrelli, serpenti, elefanti, rinoceronti e uccelli esotici. Il traffico di animali selvatici si basa su reti di approvvigionamento illegali locali e transnazionali. Degrada le risorse ambientali e culturali, converge con altri gravi crimini, è legata alla violenza contro animali e umani, facilita le malattie zoonotiche come i coronavirus che possono infettare molte specie e compromettere gli investimenti nello sviluppo sostenibile. USC ha lanciato un progetto mirato alle rotte del traffico di specie selvatiche utilizzando l’IA. Utilizza dati per modelli e algoritmi per comprendere le catene di approvvigionamento del traffico di specie selvatiche, prevedere probabili nodi e rotte di traffico e decidere dove interdire e implementare le forze dell’ordine al fine di ridurre al minimo l’efficacia e la resilienza di queste reti di approvvigionamento illecite. L’intelligenza artificiale può essere utilizzata per creare modelli predittivi per individuare i punti caldi del bracconaggio della fauna selvatica e guidare le pattuglie dei ranger in modo più efficace per fermare i bracconieri e salvare gli animali. Questo è stato testato sul campo con buoni risultati in diverse aree protette in Cambogia e Africa. Il progetto coinvolge numerosi esperti in gestione della catena di approvvigionamento, criminologia, ricerca operativa e informatica di diverse istituzioni, tra cui lo Stato del Michigan e altre università. È finanziato dalla National Science Foundation. Ci sono anche altri vantaggi: il commercio di animali selvatici spesso coinvolge altri contrabbandieri, quindi c’è il vantaggio che in questo modo si contribuisce anche ad interrompere il traffico di droga. Inoltre, mentre le persone potrebbero non aver prestato molta attenzione in passato al commercio di animali selvatici, adesso vediamo il ruolo che svolge nella trasmissione delle malattie e che potenzialmente influenza tutto, poiché COVID-19 ha capovolto il mondo.

Gioventù etrusca #4: La Costellazione | La Nuova Verde


Sul blog LaNuovaVerde un bel racconto di Francesco Mila, La Costellazione, un esempio di come si possa coniugare la solitudine siderale tipica di certi rami del fantastico con il fluire quotidiano tipico del realismo mainstream. L’incipit del racconto:

Su come ho raggiunto il pianeta, sul tempo trascorso dal mio arrivo ho ipotesi vaghe. La navicella ovoidale al di qua del cancello, lo strato di muschio e licheni agli angoli degli oblò, sul tettuccio, nelle insenature delle quattro ruote – sgonfie – del carrello d’atterraggio, mi fanno pensare che qualche anno sia un tempo verosimile. La navicella non sono mai riuscito a perlustrarla; è chiusa, e il freddo e la notte perenne concorrono a farne l’interno più buio e insondabile. S’intravedono una specie di timone, i motivi offuscati della tappezzeria. E un alberello, minimo e senza spessore, che pencola per gli spifferi.
Le stelle di questo cielo sembrano sempre sul punto di spegnersi. Alcune scompaiono, diventano via via più rosse finché una notte, svegliandomi, al loro posto ne trovo altre. Più giovani, di un lucore meno scarlatto. Poi anche queste s’ingrossano, ricordano un rubino o un’emorragia. Ho cercato di localizzare un sistema, una galassia. Impossibile: la condizione di questi soli è troppo precaria; nessun nome, nessun punto di riferimento.
Ad alcune stelle m’affeziono. Un certo modo di ammiccare – ma forse sarebbe più corretto “agonizzare” –, la lascivia di quelle che muoiono nel rettangolo di cosmo che osservo dalla finestra della mia camera: finisco per prenderle in simpatia, do loro un nome e nello spazio fioriscono il timo, l’erica, la piracanta; le ho chiamate come le piante in cortile – piante che per qualche ragione sopravvivono alla scarsità di luce.

*

D’inverno il cielo è buio, quasi nero; il silenzio è assoluto e grilli, rane (c’è un piccolo stagno, a Sud della casa), ogni insetto, ogni animale ammutolisce; rimango l’unico a produrre rumore. Per lo più tosse, starnuti; dal mio arrivo avrò avuto una dozzina di raffreddori. Col tempo, ho adottato diversi sistemi per non ammalarmi: mi avvolgono tre strati di lana, sotto la maglia termica che non tolgo mai; esco, mi lavo solo se necessario. Dopo, per esempio, che ho gettato la spazzatura nell’atmosfera. Quando, per esempio, l’odore dei vestiti sporchi mi inibisce il sonno. Oltre a me, in casa non abita nessuno. Ma qualcuno dev’esserci stato. E libri, e stufa, e scorte me lo testimoniano. Forse, ipotizzo, la persona che ha scoperto il pianeta, che ha apposto la targa sul muro del capanno in cortile.
Della vita di prima – se mai è esistita, prima, una vita – non ho memoria. Tempo fa avevo cominciato a pensare che forse potevo essere nato qui. Ma in tutto il pianeta non avevo ancora trovato l’ombra di un genitore. Nel capanno, comuni attrezzi da giardinaggio; sotto, nello scantinato, un remo, un albero di limone, scorte alimentari e grossi sacchi di truciolato: neppure un capello, un’unghia che non fosse riconducibile a me. Non ricordavo un passato, un’infanzia, una famiglia. Poi una notte avevo deciso di avere comunque diritto a queste cose. Avevo cominciato a misurare la mia altezza, appuntavo i regressi a matita sullo stipite della porta. Dalla prima misurazione ho perso dieci centimetri – e pensavo che mia madre, mio padre, pure se morti potessero dirsi orgogliosi.

Chiamate telefoniche – 2 – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un tipico esempio della paranoia montante in situazioni di panico generale, quando ragionare diventa difficile e così si perdono dettagli di un reale e di dinamiche psicologiche e sociali che sfociano nel delirio. Un estratto del racconto, ma che è così realistico da far temere una cronaca:

Aguzzi la vista dottore, che ora inizia il complotto, ora inizia il delirio. Ma stia tranquillo. Sono un internato senza permesso di uscita. Giusto questo vecchio arnese mi danno. Non sanno che con questo posso sapere ciò che voglio e andare dove voglio. Ora ho deciso di svegliare lei. Che è uno non proprio ottuso come la quasi totalità degli psichiatri, ma è comunque pure lei abbastanza ottuso. Ma le do una possibilità. Non se la lasci sfuggire.
Ci sono varie ipotesi.

Una: è che non è letale il virus ma i vaccini con cui hanno indebolito, qualche mese prima, le persone. Le vaccinazioni di massa antiinfluenzali e antimeningococciche.

Altra possibilità: le decine di migliaia di antenne 5G disseminate soprattutto a Wuhan, in Lombardia, a New York. Dove ci sono le antenne, dove c’è questo elettromagnetismo mai visto prima, le persone sono deboli, immunodepresse, non resistono al virus.

Altra concausa: le polveri sottili, che vicariano le goccioline di Flügge, più efficaci e durature delle Flügge. Sono loro i vettori del virus. Potrebbe essere questa la ragione per cui il virus ha viaggiato più veloce in Pianura Padana, il particolato atmosferico fa da carrier, da vettore di trasporto e diffusione per molti contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus. I virus da bravi parassiti si attaccano al particolato atmosferico, costituito da particelle solide o liquide in grado di rimanere in atmosfera anche per ore, giorni o settimane, e che possono diffondere ed essere trasportate anche per lunghe distanze. Per lo stesso motivo che questo pulviscolo sottile è più fitto a New York che a Kansas City che moriranno molte più persone a New York che a Kansas City.

Il coronavirus è un’arma biologica di distrazione di massa per preparare il mondo, a qualcosa di più grave, tremendo, e definitivo.

Nel giro di pochi mesi il contagio esploderà. Soprattutto nei grandi conglomerati. Lombardia New York Madrid. Le nazioni instaureranno il coprifuoco continuo. Le mascherine saranno rese obbligatorie. La stretta di mano e i contatti ravvicinati aboliti. Le persone potranno uscire solo per lavorare, i pochi a cui sarà concesso di lavorare. Anche i ricorsi all’ospedale progressivamente aboliti. Le persone si doteranno, tutte, di armi da fuoco, adottando il modello americano. Le persone inizieranno a spararsi per uno starnuto o per un colpo di tosse. Le scuole saranno definitivamente soppresse, tranne che per alcuni studenti scelti, tra poco le dirò quali. I lavori, dicevo, progressivamente quasi tutti aboliti, non serviranno più, perché la popolazione si eliminerà da sola, esponenzialmente. Gli ospedali non saranno più necessari. Le persone moriranno in casa o poco fuori il perimetro di casa. Sopravviveranno solo i reparti psichiatrici e le rianimazioni. Anche la professione medica sarà progressivamente assottigliata a due sole specialità: psichiatri e anestesisti rianimatori. Questi ultimi saranno necessari, non tanto per la capacità di rianimare, come uno potrebbe credere, data l’epidemia virale, macché, sarà necessaria la loro capacità di mandare i degenti all’altro mondo. L’università sopravviverà solo per due materie: giurisprudenza e medicina (medicina per le sottobranche di psichiatria e rianimazione, abbiamo detto). Giurisprudenza per due classi di lavoratori: giudici e poliziotti. Le persone si elimineranno da sole, no? Per uno starnuto uno finirà freddato e l’altro condannato all’ergastolo, ergastolo che però si trasformerà in morte agevolata da un rianimatore. E così, ogni volta due piccioni con una fava saranno eliminati. La popolazione si scremerà all’essenziale. L’economia risorgerà splendidamente. L’unico lavoro sicuro e diffuso e capillare sarà il poliziotto. L’Europa l’America la Cina la Russia saranno un grande apparato poliziesco. Le scuole solo per pochi scelti. A sei anni gli psichiatri faranno il test a tutti i non-ancora-persone per capire chi scolarizzare e chi potrà restare a casa coi genitori a fare la quarantena ad libitum in attesa di una morte precoce. Il test spacchetterà i seienni in tre cluster di caratteri (secondo le teorie di Fromm, che per eterogenesi dei fini diventeranno appannaggio di uno stato di polizia): i conformisti, i ribelli e i rivoluzionari. I rivoluzionari, che sono i più pericolosi, verranno subito segnalati, di modo che entro pochi anni (entro l’ottavo anno al massimo) possano cominciare un’aggressiva e demolitiva terapia con psicofarmaci del genere antipsicotico di terza generazione, e dopo verranno trattati con ricoveri ed eventuale galera, in caso di iniziale insubordinazione, e infine rianimazione, contaminazione, estinzione. I conformisti, che saranno la fetta più grossa, avranno il futuro assicurato: un futuro in polizia o nella medicina (psichiatria e rianimazione). I ribelli saranno i più fortunati perché, si sa, essi detestano esser comandati, ma amano il comando, non accettano imposizioni da nessuno e sono perciò perfetti per rappresentare la classe dirigente del futuro, perché bisognerà pur pensarci a come governare gli anni, i secoli che verranno, essi saranno i giudici, i ministri, i capi di stato. Solo i ribelli potranno studiare, come vorranno, tutto ciò che vorranno, senza limiti. Ma saranno pochi, ogni anno si conteranno sulle dita di due mani.

Mi scusi è arrivata la cena. Mi farò vivo di nuovo. A presto. I miei ossequi. Ah, dimenticavo di presentarmi. In realtà lei già mi conosce, o meglio non conosce me ma il mio avo, sono il pronipote di Carlo Cafiero, Carlo Cafiero junior.

Penso alla sua teoria. Di solito i paranoici, i complottisti, che hanno le antenne aguzze, su qualcosa ci prendono, non su tutto, indovinano poche tessere del puzzle, poi però siccome hanno l’ansia di completare il puzzle, le altre tessere le mettono a cazzo, e la teoria fa acqua, e loro passano per paranoici, o complottisti. Io però volevo capire quali fossero, tra le molte, le tessere giuste, quelle che il pronipote di Cafiero aveva imbroccato.

L’attività continua a languire. Chiamate in pronto soccorso oggi zero. Apro e chiudo porte coi gomiti. Alzo e abbasso la mascherina.

Alabarde Spaziali – Storie di Fantascienza a Est | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione delle iniziative del TriesteScience+Fiction Festival di Trieste per tenere su l’attenzione e il morale dei sostenitori del fantastico in questo periodo di Covid: Alabarde Spaziali – Storie di Fantascienza a Est. Nel dettaglio:

Dall’introduzione di Roberto Furlani:

Cari amici del TS+FF, nel nostro eremo marziano i maxischermi sono spenti e da qui non si vede un raggio fotonico fino ai bastioni di Orione. Ma noi non demordiamo e, in attesa del prossimo Festival, abbiamo pensato di proporvi tanta altra fantascienza per tenervi compagnia in queste giornate casalinghe.

Trieste è una città che, oltre al cinema, ha una solida tradizione nella narrativa di genere. Qui sono nate importanti riviste come Il Re in Giallo, Terzo pianeta, Fantastique e Continuum, e qui abbiamo da sempre un sacco di bravi narratori che scrivono storie ai confini della Galassia.

Non li nominiamo perché alcuni di loro li ritroverete in questa rubrica: un appuntamento nel quale i nostri scrittori vi intratterranno con alcuni racconti del vostro genere preferito. Speriamo vi divertano.

Restante con noi… Si parte!

Finora sono usciti i racconti di Lorenzo Davia, Simonetta Olivo, Fabio Aloisio, Roberto Furlani; ma presto ne seguiranno altri. Splendida iniziativa, come sempre, quella della Cappella Underground.

Dreams of Dark Angels

The blog of fantasy writer Storm Constantine

Bagatelle

Quisquilie, bagatelle, pinzillacchere...

HORROR CULTURA

Letteratura, cinema, storia dell'horror

Fuliggine

“The books gave Matilda a comforting message: You are not alone." Roald Dahl

Oui Magazine

Per me cultura significa creazione di vita. (Cesare Zavattini)

Nerxes.com

– writings around life, mankind, reality, nature & existence.

Eleonora Zaupa • Writer Space

Una finestra per un altro mondo. Un mondo che vi farà sognare, o...

Through the Wormhole

“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

AI MARGINI DEL CAOS

un blog di Franco Ricciardiello

COINCIDENZE

Guardati intorno

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Arte altra e altrove.

La Nuova Verde

Protolettere, interpunzioni grafiche e belle speranze

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per gli amanti del macabro e del grottesco nell'arte moderna

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Almeno un film al giorno, come il caffè.

Alessandro Rolfini

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Remember! Once warmth was without fire.

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e le altre poesie in ordine sparso by MerMer

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Sognatore è chi trova la sua via alla luce della luna... punito perché vede l'alba prima degli altri. [Oscar Wilde]

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percorsi ombreggiati, riflessioni esauste, alcooliche, liberatorie

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Avevo un sogno e l'ho realizzato.

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Per informarsi su fumetti, film, serie tv, cartoni, musica e tutto ciò che è pop

Inchiostro e Sanguenero

È impossibile non comunicare. (Primo assioma della comunicazione. Scuola di Palo Alto)

Stregherie

“Quando siamo calmi e pieni di saggezza, ci accorgiamo che solo le cose nobili e grandi hanno un’esistenza assoluta e duratura, mentre le piccole paure e i piccoli pensieri sono solo l’ombra della realtà.” (H. D. Thoreau)

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La Sindrome del Colibrì

The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

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"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso" Daniel Pennac

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Cambiare il modo di vedere il mondo per migliorare sé stessi

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E’ un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa. (Henri Cartier-Bresson)

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recensioni di film horror, thriller, gialli, poliziotteschi, sci-fi, exploitation, erotika

I tesori di Amleta

Qualcosa appare e scompare tra tanto buio e luce

VOCI DAI BORGHI

Laudabunt alii claram Rhodon aut Mytilenem...

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