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La fine di Scipione | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la segnalazione di La fine di Scipione, romanzo storico scritto da Santiago Posteguillo. Ecco la sinossi per illustrare il contenuto del libro che, visto con gli occhi dell’appassionato di Storia e amante del periodo trattato da Posteguillo, m’incuriosisce molto.

Publio Cornelio Scipione sa di essere arrivato alla fine. È il 190 a.C. La crisi siriaca è al suo culmine, e Roma, anche se sfinita da anni di guerra, ha deciso di fronteggiare il re di Siria, Antioco, costante minaccia ai confini orientali della Repubblica. Scipione è tra i legati inviati in Grecia a negoziare la pace, e anche se la missione è un successo, che porta a Roma di fatto l’incontrastato dominio del mar Egeo e ricchezze inestimabili, Publio Cornelio non viene salutato da Roma come crede di meritare. Lontano dall’essersi arricchito, è tuttavia accusato, insieme al fratello Lucio, di aver accettato doni e denaro da Antioco, per una negoziazione giudicata da Roma troppo mite. È così che Scipione l’Africano, l’uomo che aveva sottratto l’Africa ad Annibale, e che aveva fatto di Roma la sua ragione di vita, decide di ritirarsi a Liternum, in Campania, dove la morte lo coglierà nel 183 a.C.

Scopa mi aveva detto che sconfiggere i catafratti era impossibile. Che per fermare l’avanzata di una cavalleria corazzata di tale portata non c’era altro modo che possederne una identica da opporle. Se il re Antioco, sostenuto da Annibale, avesse utilizzato abilmente le proprie armi, saremmo stati annientati. O forse no. Man mano che ci addentravamo in Asia pensavo solo a come affrontare quella potentissima arma del nemico. A Zama riuscimmo a fronteggiare gli elefanti in campo aperto, cosa che mai nessuno prima era riuscito a fare. Nel fondo della mia anima albergava la speranza che prima del combattimento finale sarei riuscito a elaborare una strategia che ci avrebbe permesso di ottenere la vittoria. Solo pochi giorni prima del grande evento, in preda alle febbri che avevano nuovamente preso possesso del mio corpo, mi si delineò una soluzione. Non era una decisione definitiva, né nulla di nuovo. Ero stato talmente soggiogato dalla mia vanità da cercare disperatamente una maniera innovativa e originale per sconfiggere i catafratti, mentre avrei dovuto guardare al passato, poiché la soluzione era lì e, proprio come era accaduto in passato, il successo dell’impresa poteva ripetersi. Mi venne in mente una lezione del nostro antico pedagogo, Tindaro, che mio padre aveva assunto per istruirci durante l’infanzia. È curioso come la necessità possa farci rammentare tanto nitidamente qualcosa vissuto tanti anni prima. Chissà, forse fu proprio la febbre ad aiutare la mia mente a schiarirsi, a mettere insieme i tanti pezzi che dovevano completarsi per comporre il grande mosaico di manovre che avremmo dovuto seguire per sconfiggere un esercito magnificamente armato che ci raddoppiava in numero. La chiave era rappresentata dai catafratti, ma ciò che davvero mi preoccupava era di non avere abbastanza forze per condurre la battaglia. Dovevo cedere il comando a Lucio e avevo due timori: che non fosse all’altezza del compito e che i legionari si sentissero traditi nel vedermi ripartire in direzione del mare. Tuttavia, le febbri mi avevano lasciato invalido e non c’era altra possibilità. Però, avevo incastrato le tessere del mosaico anche in modo tale da eliminare Gracco, l’uomo di Catone nella campagna, approfittando delle manovre che le legioni avrebbero seguito. Quella fu una mossa meschina della quale non vado affatto orgoglioso. Non ripeterei mai una simile azione. Anche chi ha saputo ottenere grandi cose rimane consapevole del fatto che avrebbe potuto fare di meglio, che molti errori potevano evitarsi. Solo un illuso, un superbo, ripeterebbe le proprie azioni passate nello stesso identico modo. Ci sono filosofi che avrebbero molto da insegnare su questo tema.

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D Editore – Promozione fulminante per festeggiare i 5.000 like su FaceBook


D Editore fa una promozione eccezionale: su tutto il catalogo, fino al 30 giugno, sconto del 25% per festeggiare i 5.000 like su FacciaLibro. Approfittatene, Datacrazia è soltanto l’ultimo di una serie di titoli estremamente interessanti, che vanno dall’Architettura al Transumanesimo, fino a indagare appunto gli strali dell’attuale controllo sociale. Quelli della D Editore sono tipi molto, molto in gamba. E fighi…

Coerenti esempi


Tormenti di una realtà fittile vengono scavati continuamente, resi di nuovo reali dalle estensioni ipnagogiche degli archeologici, coerenti esempi del ricordo ignaro.

Il tradimento di Roma | ThrillerMagazine


Intrigante romanzo storico di Santiago Posteguillo, che ha scritto modellandosi sulla figura di Scipione l’Africano, Il tradimento di Roma. Vi lascio alle note dell’articolo, aggiungendo che quella in uscita è soltanto la prima di due parti del romanzo, la seconda la troverete sul mercato probabilmente in questo stesso anno con il titolo La fine di Scipione. Su ThrillerMagazine.

Il mio nome è Publio Cornelio Scipione. Sono stato due volte console, censore e princeps senatus di Roma. Ho servito la mia patria con orgoglio e lealtà. Devo ammettere che mai avrei pensato di scrivere le mie memorie. Nella mia vita ho ottenuto successi encomiabili, alcuni di essi celebrati da poeti, pensando che sarebbero rimasti senza dubbio nella storia, ma per via delle circostanze attuali mi vedo costretto a lasciare per iscritto i miei sentimenti riguardo a tutto ciò che è accaduto a Roma negli ultimi anni: un periodo in cui la nostra città, dall’importante centro in Italia che era, si è convertita nella capitale di un immenso impero, un impero del quale io ancora non intravedo i confini. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza di me. Il mio lavoro è stato epico, il mio sforzo improbo, il prezzo che ho dovuto pagare desolante. Ho perduto mio padre e mio zio, le due persone che mi formarono, per colpa di una lunghissima guerra alla quale io posi fine. Ho conosciuto l’orrore della guerra attraverso la mia stessa famiglia. Dopo di che, ho finito col contrastare proprio coloro che mi amavano, e a tutti loro ho recato danno. È questo, inevitabilmente, ciò che più mi ferisce.

È l’anno 201 a.C. Nel lungo ritorno a Roma, Scipione è acclamato in ogni porto per le sue vittorie contro Annibale. Ma dietro tanta adulazione, si celano i sospetti e il tradimento. Roma non sembra volergli tributare tutti gli onori che merita, e il Senato si trincera dietro una freddezza che sa di congiura. In questo penultimo volume della saga di Scipione l’Africano, l’uomo che piegò Annibale e conquistò gli immensi territori africani, Santiago Posteguillo, come sempre, fa rivivere con straordinaria forza i giorni più epici della storia di Roma.

In partenza il SensoriumTour


Sta per partire il SensoriumTour (l’hashtag FaceBook è qui), una serie di tappe itineranti per l’Italia per presentare Sensorium, la mia raccolta di racconti di sesso quantico splendidamente illustrati da Ksenja Laginja, edita da DelosDigital in ebook e in cartaceo.

La prima tappa, vi preannuncio, si svolgerà nei prossimi giorni a Genova, seguita poi da almeno una data romana; il tour che Ksenja e io perfomeremo proseguirà successivamente in autunno con altre date sparse per lo Stivale. A ogni presentazione potrete apprezzare accorgimenti sinestetici e olografici per arricchire il coinvolgimento degli spettatori: rimanete sintonizzati per i prossimi imminenti aggiornamenti. KeepTalking!

Sette voli senza rete nel mondo dell’eros del futuro, del transumanesimo, del postumanesimo, dell’eterotopia connettivista. Dove il godimento si alterna all’acuto dolore puro e dilaga tormentosamente in ogni vibrazione quantistica dell’essere. Il sesso quantico: un piacere che risuona nel continuum.

Dal vincitore del Premio Urania Sandro Battisti, il più lirico tra gli autori del movimento Connettivista, una collezione di brevi racconti erotico-fantastici.

Il cibo nell’antica Roma; dal puls alla cena di Trimalcione – RomaVerso


Spaccato storico e unico quello che RomaVerso ci dà sul cibo e sull’antica Roma, una passione che si tramanda anche oggi e che nasce dall’opulenza imperiale, un’ombra lunga che oscura i sensi non solo nella Città Eterna, ma anche nel resto del mondo globalizzato.

Roma e cibo è un connubio antichissimo. Ecco alcuni essenziali e celebri esempi di come l’alimentazione fosse importante nei costumi dell’antica Roma, dall’età arcaica al periodo imperiale.

Orazio (I a.c.), nell’VIII Satira descrive una Roma mangiona. Il suo Nasidieno a mezzogiorno fa un antipasto di cinghiale lucano per proseguire con tordi allo spiedo, frutti di mare, ventresche di rombo, murena con gamberi in guazzetto, cosce di gru, fegato d’oca, spalle di lepre, piccioni e uva passa.
Una dieta davvero esotica e poco ecosostenibile.

Il Trimalcione di Petronio (I d.c.), nel Satyricon riesce se possibile anche a superarlo per ingordigia offrendo ai convitati: antipasto di asinello, ghiri cosparsi di miele e papavero, salsicciotti con susine di Siria e chicchi di melagrana. Molto curato e ben descritto, nella celebre cena di Trimalcione, è l’impiattamento realizzato per stupire i commensali:

dinanzi a noi, che eravamo ancora all’antipasto, fu collocato un vassoio con sopra una cesta, in cui c’era una gallina di legno con l’ali aperte a cerchio, come stanno di abitudine quando covano.
Si accostano subito due schiavi, che in un concerto assordante prendono a frugare tra la paglia e tiratene fuori uova di pavone, le dividono tra i convitati (…)
Riceviamo dei cucchiaini da mezza libra almeno e rompiamo quelle uova rivestite di pasta frolla (…) Ma poi, quanto sento da un commensale di vecchia data «Qui dev’esserci qualcosa di buono », frugo con la mano dentro il guscio e trovo immerso nel tuorlo pepato un beccafico bello grasso.

Il singolare menu prosegue con un impiattamento dedicato ai dodici segni zodiacali:

sull’Ariete ceci arietini, sul Toro un pezzo di manzo, sui Gemelli testicoli e rognoni, sul Cancro una corona, sul Leone un fico d’Africa, sulla Vergine una vulvetta, sulla Libra una bilancia, con una focaccia al cacio in un piatto e una al miele nell’altro, sullo Scorpione un pesciolino di mare, sul Sagittario un occhiofisso, sul Capricorno un’aragosta, sull’Acquario un’oca, sui Pesci un paio di triglie.

E questo è ancora solo l’inizio del copioso pasto imbandito dal personaggio petroniano. Tanta abbondanza scaturisce dagli effetti dell’immensa ricchezza accumulatasi in età imperiale tra le gentes più potenti. Un fatto di costume epocale, estraneo ai ceti più umili, sottolineato da autori ed eruditi dell’epoca.

Potremmo non essere stati i primi (e non saperlo mai) | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com un articolo controverso sulle possibile teorica presenza di una civiltà evoluta terrestre prima dell’avvento dell’umanità. Ciò lascia la porta aperta a ipotesi che nel passato hanno significato l’avvento di pericolose ideologie, tuttavia l’abisso temporale in cui affonderebbero tale civiltà dimenticate è troppo profondo per essere escluso a priori. Ma avremo mai una certezza al riguardo?

La Terra ha quattro miliardi e mezzo di anni, e già mezzo miliardo di anni dopo o poco più le prime forme di vita sguazzavano nell’oceano primordiale. I vertebrati sono arrivati circa mezzo miliardo di anni fa. È un sacco di tempo, così vasto da essere difficile da concepire, ma ci si può fare un’idea considerando che corrisponde a duecentocinquantamila volte la durata della nostra civiltà e a duemila volte l’intera esistenza della specie umana.

Il climatologo della NASA Gavin Schmidt e l’astrofisico Adam Frank si sono posti una domanda: se durante questo lunghissimo passato fossero esistite altre civiltà come la nostra, sviluppata da altre specie (rettili, dinosauri, altri mammiferi o addirittura altri ominidi) ne sarebbe rimasta qualche traccia?

Il lavoro dei due scienziati, diffuso sull’International Journal of Astrobiology, è suggestivo già a partire dal titolo: L’ipotesi Siluriana: sarebbe possibile trovare una civiltà industriale nelle passate ere geologiche?. Il termine “Siluriano” è stato mutuato dalla specie rettiliana della serie Doctor Who, una  razza di umanoidi con attributi caratteristici dei rettili che avrebbe dominato la Terra ai tempi dei dinosauri.

Schmidt e Frank non sostengono che siano esistite realmente antiche civiltà. Il loro lavoro non è tanto quello di cercare fantastiche civiltà del passato, ma di chiedersi quale impatto ha una civiltà industriale sul pianeta e se può avere una lunga durata. La prima cosa a cui si pensa sono i fossili, ma la realtà è che i fossili sono in effetti rarissimi, e le specie che conosciamo tramite essi sono solo una piccolissima parte.

I due scienziati partono dal presupposto che le attività di qualsiasi civiltà, influenzando significativamente la biosfera, si “registrano” nei sedimenti geologici, lasciando così tracce che possono essere trovate e studiate.

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