HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Passato

Apollo, Angelo dell’Abisso | Axis ✵ Mundi


Su AxisMundi la recensione di Giovanni Sessa al saggio di Marco Maculotti “L’Angelo dell’Abisso. Apollo, Avalon, il mito polare e l’Apocalisse”, in cui s’indagano le interazioni mitologiche, energetiche ed esoteriche di Apollo. Un largo estratto:

Il libro muove dalla condivisibile concezione che gli archetipi, compreso quello apollineo: «sono ancora vivi e vegeti, e aspettano solo di essere colti da chi sappia comprenderli e “svelarli” dalla patina storica con la quale sono stati così accuratamente offuscati» (p. VIII). Si tratta di un testo che, costruito tanto sull’analisi delle fonti antiche quanto sulla più accreditata letteratura critica, decostruisce il mito di un Apollo esclusivamente uranico, solare, prodotto tipico del neoclassicismo di Winckelmann e presenta un Apollo dal duplice volto, tanto solare, quanto ctonio.

Marcel Detienne, in uno studio ricordato da Maculotti, Apollo con il coltello in mano, ha sostenuto che il nome del dio rinvia al verbo apollunai, «far morire», significato che, con tutta evidenza, è sintonico alla dimensione tellurica. Eliade aveva colto nel dio della Luce qualità ambigue e nient’affatto riconducibili al mero ordine del reale e all’armonia cosmica. La potestas apollinea, infatti, in Attica era collegata a Pan e alle Ninfe, portatrici, come ben sapeva Calasso, delle «acque mentali» atte a indurre mania. Le Sibille vivevano in antri sotterranei e in essi, visitate dal dio, vaticinavano. Maculotti, in sostanza, sostiene che Apollo è dio della coincidentia oppositorum, nella sua figura divina convissero la dimensione polare e il daimon sotterraneo: «Una doppiezza che, tuttavia, si risolve proprio comprendendo l’essenza di quella dimensione assiale di cui Apollo è epifania, quell’Iperborea dalla quale proviene» (p. 6).

L’autore rileva, inoltre, che il culto apollineo sorse in stretta connessione con la tradizione sciamanica nordasiatica. Per questo i suoi sacerdoti, gli Iatromanti, come attestato da copiosa e verificata letteratura, compivano viaggi «in spirito» e immersioni nell’Ade. Essi, il più delle volte «vivevano e agivano da asceti solitarî, praticando una forma di religiosità che esulava nettamente dai riti e dai sacrificî su cui era imbastita la religione olimpica delle póleis» (p. 7). Sciamanesimo e culto apollineo trovarono una loro coerente elaborazione e sviluppo nella nascita della filosofia, stante la lezione di Colli e Tonelli. Il culto del Fuoco, così rilevante in Eraclito, rinvia al Fuoco-Luce quale arché che vive nei molti e dinamizza la physis. L’esperienza sciamanica è, del resto, presente in Empedocle. La sua morte, realizzata gettandosi nel cratere dell’Etna, rinvia a un’ascesi che si mostra solo successivamente alla pratica della «discesa agli inferi». Molte le testimonianze inerenti i Sapienti che narrano di pratiche estatiche atte a separare l’anima dal corpo, mentre altre testimoniano delle loro capacità medico-taumaturgiche.

 

Vitium nefandum: storia dei crimini sessuali e della pedofilia del clero cattolico – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione a In segreto. Crimini sessuali e clero tra età moderna e contemporanea, di Lorenzo Benadusi e Vincenzo Lagioia, uscito per i tipi di Mimesis.
Direi che posso lasciare il campo alla valutazione di Armando Lancellotti.

Dei cinque capitoli in cui si articola questo volume – due, insieme all’Introduzione, scritti dai curatori del libro e gli altri tre da Tommaso Scaramella, Vincenzo Lavenia e Marco Marzano – i primi quattro analizzano e studiano la questione degli abusi su minori e della pedofilia all’interno della Chiesa da un punto di vista storico, mentre il quinto segue l’approccio delle scienze sociali ad un problema che, negli ultimi vent’anni circa, a partire cioè dal caso Spotlight in poi e attraverso altre inchieste giornalistiche e vari casi giudiziari, ha calamitato l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale, esplodendo in tutta la sua gravità criminale e morale ed investendo in pieno una Chiesa ancora troppo restia ad aprirsi ad un serio ed approfondito confronto pubblico su questa piaga che attraversa la sua millenaria storia.

L’approccio sociologico a questo fenomeno – scrive Marco Marzano nell’ultimo capitolo – è reso difficile da alcuni fattori, in particolare dalla scarsa disponibilità di dati e materiali su cui esercitare l’analisi. Se, infatti, gli psicologi e gli psichiatri si avvalgono dei casi clinici da loro seguiti e gli storici delle carte dei tribunali (civili o ecclesiastici) del passato, delle cronache e, per l’epoca più recente, delle fonti di stampa, i sociologi, che tentino di comprendere se ci siano elementi strutturali dell’assetto organizzativo ed istituzionale della Chiesa e dei suoi organi di formazione che facilitino il compimento di abusi sessuali su minori da parte dei religiosi, si scontrano con la difficoltà di raccogliere in misura congrua dati, sia quantitativi sia qualitativi, a cui si aggiungono la sostanziale indisponibilità della Chiesa ad aprirsi ad effettive forme di collaborazione e la mancata istituzione di specifiche commissioni di inchiesta nazionali, eccezion fatta per alcuni paesi, soprattutto quelli anglosassoni.

Leggi il seguito di questo post »

Inside Out – La prima autobiografia dei Pink Floyd – Recensioni – SENTIREASCOLTARE


La segnalazione di questo articolo che avevo perso, su SentireAscoltare: InsideOut, la biografia dei Pink Floyd visti da Nick Mason, il loro batterista. Vi lascio alla segnalazione:

Inside Out, ovvero la prima autobiografia dei Pink Floyd, è un libro scritto da Nick Mason, batterista della band britannica nonché – a tempo perso – pilota di auto sportive. Il testo è uscito in origine nel 2004, ma la versione di cui vi parliamo in questa sede è quella pubblicata in inglese – aggiornata con gli eventi occorsi successivamente a quell’anno – nel 2017, e poi ristampata in italiano da EPC Editore a novembre 2018. Tanto per dire che nonostante di questo libro si sappia già molto, rimane comunque una lettura assai piacevole sia per i fan del gruppo che per i meno addentro alle questioni pinkfloydiane.

Pur essendo una “fonte diretta”, Inside Out non è un libro caratterizzato da un approccio enciclopedico: dentro non ci troverete ogni minuto vissuto – nemmeno troppo pericolosamente – dalla formazione britannica. Crediamo volutamente, visto anche l’aplomb tipicamente british con cui Mason tratta soprattutto le questioni più spinose legate alla storia dei Floyd (due su tutte: l’estromissione dal gruppo di Syd Barrett e la separazione conflittuale tra Roger Waters e il trio Mason/Wright/Gilmour più o meno da The Wall in avanti), evitando così di mettere in piazza troppi dettagli – del resto è lui stesso a informarci che una volta finito di scriverlo, il libro ha passato il vaglio e le aggiunte/correzioni dei compagni di lungo corso. I pregi di Inside Out stanno altrove, per esempio in una scrittura ironica e fluente capace di raccontare le fasi salienti dell’ascesa di uno dei gruppi più seguiti al mondo con una verve degna d’un romanziere, e come se fosse la storia di una formazione emergente qualsiasi salita alle cronache quasi per caso: sembra di vederlo, il buon Mason, mentre al pub, tra una pinta e l’altra, ti racconta sghignazzando di quando si spezzarono i tiranti che tenevano fermo il maiale gigante gonfiato a elio che si doveva fotografare per la copertina di Animals, e il suddetto viaggiò autonomamente per i cieli britannici evitando solo per pura fortuna di causare possibili incidenti aerei. Un po’ come se fosse stata una bravata da ragazzini, e non un evento che dimostra l’intraprendenza, il coraggio artistico di un gruppetto di inglesi interessato alla tecnica applicata a ogni campo – del resto i Nostri studiavano architettura – almeno quanto alla musica.

Leggi il seguito di questo post »

Il nuovo disordine mondiale / 20: Guerra santa (subito?) – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine considerazioni di Sandro Moiso sparse sullo stato attuale del consenso globale, da leggersi ognuna per suo conto ma sapendo che insieme forniscono il quadro mondiale della compressione liberista e politica. Vi lascio ad alcuni stralci, mentre sullo sfondo continua ad agitarsi la guerra:

«Accorrevano folle per farsi ipnotizzare dalla sua voce, dagli inni di partito, dalle parate alla luce delle torce […] Erano disposte in file e squadre, su sfondi elaborati, con vessilli color sangue e uniformi nere»5. Oggi le cattedrali del consumo, i social network, la Rete, i media riescono a ricreare solo in parte tale tipo di assembramento unitario. Vale per coloro che convocano su Facebook o TiKTok e WhatsApp manifestazioni e flash mob cui di solito non partecipa nessuno o pochissimi oppure si trasformano in assalti spettacolari ma privi di risultato alle istituzioni del potere, ma anche per le grandi reti di vendita di dati e merci che iniziano a dover licenziare i dipendenti a migliaia o decine di migliaia. Manca il collante comune, il minimo comune denominatore che la tanto decantata società aperta si è persa da qualche parte per strada.

La celebre massima di Margaret Tatcher, la società non esiste esistono solo gli individui, si è sostanziata nella realtà attuale, ma il risultato “politico” è stato che, mentre un tempo le grandi folle si radunavano per perdere la propria individualità in nome di un’identità comune, semplicemente, oggi le “masse” hanno perso qualsiasi tipo di identità, sia individuale che comune. Senza nemmeno trasformarsi in quelle moltitudini costituenti che han fatto gran parlare di sé fino a qualche anno or sono e senza alcun costrutto materiale. Se non l’esser fondato sulla costante e instancabile ricerca di un “nuovo soggetto” che ha sempre caratterizzato certe teorizzazioni dell’operaismo italiano (di derivazione più gramsciana che marxiana).

Leggi il seguito di questo post »

Se continua così (non finirà bene) | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di Se continua così, saggio di Mauro Gervasini edito da Mimesis; il tema? La distopia come misura di vita.

“Ciò che Truffaut e prima ancora Bradbury non avevano immaginato e forse non potevano immaginare è che nel loro futuro (cioè nel nostro presente) non ci sarebbe stato bisogno di roghi e pompieri. I libri sarebbero spariti da sé. Senza proteste. Senza resistenze. Senza nessuno che pensasse di impararli a memoria per preservarli”.

Questa amara considerazione di Gianni Canova, autore della prefazione del volume, ben introduce questo saggio di Mauro Gervasini sulla distopia, edito da Mimesis, che prende in considerazione naturalmente il cinema, di cui Gervasini, ex direttore di FilmTV e firma storica della rivista, è un grande esperto, ma anche la letteratura, toccando in particolare Philip Dick e il movimento cyberpunk.
Si affrontano la diverse varianti distopiche, quelle postatomiche, quelle “virali” (post-emipidemia), quelle ecologiche; si parte dai classici Huxley e Orwell e si arriva al cyberpunk, con una appendice per Valerio Evangelisti al quale il libro è dedicato.

L’argomento è naturalmente troppo vasto per potersi esaurire in centocinquanta pagine, ma il libro è certamente un ottimo punto di partenza per farsi una cultura di base sulla distopia. In fondo al volume c’è un utilissimo indice dei nomi.

La nostra recensione di “Vita (e morte) di un gentiluomo” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la recensione a un raccolta di saggi che analizzano la vita privata – e soprattutto quella finale – di HP Lovecraft: Vita (e morte) di un gentiluomo. Infanzia, gioventù, e ultimi giorni di Howard Phillips Lovecraft, a cura di Pietro Guarriello.

Nel libro troviamo, pubblicato per la prima volta in Italia, Diario di morte nella rielaborazione di Robert H. Barlow. Il diario originale di Lovecraft, che descrive in maniera cruda i sintomi e gli effetti della malattia che lo stava portando alla morte, è purtroppo andato perduto. Leggendo questo libro che racconta l’infanzia e la morte di Lovecraft, si comprende più profondamente il perché questo autore abbia conservato intatto il suo fascino.
Oltre al citato diario troviamo infatti alcuni scritti fondamentali come quelli a sfondo biografico di Kenneth W. Faig, uno dedicato ai genitori e l’altro alla sua giovinezza, che rappresentano un complemento indispensabile per chi ha letto la monumentale biografia Io sono Providence di S.T. Joshi, pubblicata in tre volumi per i tipi di Providence Press. Joshi stesso ha infatti ammesso di aver attinto dal lavoro capillare di Kenneth W. Faig, il cui unico limite era quello di essere un dilettante e quindi di scrivere in maniera sciatta. Ma, al di là dello stile, le informazioni che ci fornisce sui genitori e sulla vita giovanile di Lovecraft sono di importanza essenziale e smontano alcuni luoghi comuni.
Vorrei sottolineare poi che il saggio Howard Phillips Lovecraft. I primi anni (1890-1914) di Kennetth W. Faig contenuto in questo volume non era stato più ristampato dal 1974, e rappresenta dunque un’autentica rarità. Il ricordo più toccante contenuto in questo volume è, comunque, forse quello del suo amico Harold W. Munro: Lovecraft, il mio amico d’infanzia.
S.T. Joshi analizza invece la sua produzione giovanile mentre L. Sprague de Camp e John T. Dunn offrono un altro spaccato dei suoi primi anni. E ancora lo scritto di R. Alain EvertsMorte di un gentiluomo. Gli ultimi giorni di Howard Phillips Lovecaft, pur stilisticamente non perfetto, risulta essere un altro documento prezioso.
Ho poi trovato commoventi le testimonianze dei lettori di Weird Tales una volta appresa la notizia del suo decesso. Traspare, dai commenti riportati, la comprensione della scomparsa di un genio, di uno scrittore che, pur scrivendo su una rivista pulp come Weird Tales, è da considerare come il degno successore di Edgar Allan Poe.

Atlante dei paesi che non esistono più (Audible 2022)


Un piccolo atlante che copre anche – pur se in modo marginale – il mondo delle micronazioni: sul blog di Lucius Etruscus, Atlante dei paesi che non esistono più, audiolibro di Gideon Defoe letto da Roberto Marinelli. Un estratto:

Se cercate un’accurata ricostruzione storica non è il libro che fa per voi, se invece vi piace l’elencazione ragionata di curiosità incredibili e chicche pittoresche allora lo adorerete. L’autore rivela una curiosa usanza comune a un numero impressionante di Paesi la cui vita è stata molto più breve del tempo che ci vuole a raccontarli, e questa è usanza è quella della bandiera: la sensazione è che gli uomini fondino Paesi solo per il piacere di disegnare bandiere, visto che è il primo gesto compiuto in quelle occasioni, e spesso è l’unico in cui pongano impegno.
Ogni “Mito di Fondazione” deve crollare davanti all’innegabile evidenza per cui le nazioni nascono esclusivamente per il capriccio di qualcuno, per un suo delirio di onnipotenza, per non pagare le tasse o per altri motivi decisamente poco edificanti. Il sogno di unire una comunità per un futuro migliore stranamente non rientra in queste pulsioni fondatrici.
Da Regni durati un battito di ciglia a Paesi quasi secolari la cui scomparsa è stata la felice conclusione di una brutta faccenda, fatta di corruzione e violenza; da Imperi grandi quanto un’aiuola alla voglia recidiva di alcuni folli di aggiungere titoli al proprio nome, e non importa se siano titoli inventati sul momento. Un viaggio delizioso fra le debolezze umane e anzi specificherei “maschili”, visto che non risultano donne così pazze e vanesie da giocare ad inventare Paesi, Stati, Nazioni o altra roba fittizia, solo per il gusto di disegnarne la bandiera e attribuire onorificenze. Certe perversioni, ridicole e pericolose, causa di morte e dolore, sono prettamente maschili.
Una panoramica divertente e raggelante sulla sanguinaria vanità umana di disegnare mappe e pretendere che il territorio vi si adatti, stupendosi poi quando le loro creature amorfe smettono di esistere. Che ci faranno ora con le relative bandiere?

Breve storia della Cartagine romana (I sec. a.C.-VII sec. d.C.) | Tribunus


Su Tribunus un lungo articolo che ripercorre la storia della Cartagine romana, interessante da leggere nel dettaglio perché molti particolari sono poco conosciuti; un estratto:

Dopo la sua distruzione al termine della Terza Guerra Punica nel 146 a.C., la città (definita “gloriosissima” in età romana) è rifondata da Augusto, nel 29 a.C., con il nome di 𝘊𝘰𝘭𝘰𝘯𝘪𝘢 𝘑𝘶𝘭𝘪𝘢 𝘊𝘢𝘳𝘵𝘩𝘢𝘨𝘰, e prende il posto di Utica come centro amministrativo della provincia d’Africa. Un precedente tentativo di rifondazione era stato fatto già nel 122 a.C. da Gaio Gracco, col nome di 𝘊𝘰𝘭𝘰𝘯𝘪𝘢 𝘑𝘶𝘯𝘰𝘯𝘪𝘢 𝘊𝘢𝘳𝘵𝘩𝘢𝘨𝘰, ma senza successo.
La struttura della nuova città si configura proprio in età augustea. Uno schema urbanistico di tipo classico, con impianto ortogonale e isolati rettangolari. Il cuore monumentale della città, la collina di 𝘉𝘺𝘳𝘴𝘢, ospita il Foro, una basilica e alcuni templi.
Col tempo, Cartagine assurge a uno dei centri più importanti dell’impero, con opere monumentali che sfidano quelle delle altre grandi città romane: il circo di Cartagine è il terzo più grande dell’impero, superato solo da quelli di Antiochia e Roma, mentre il suo anfiteatro è il più grande di tutta l’Africa romana.

Alla metà del II secolo vengono edificate le imponenti terme di Antonino, affacciate sul mare, e a partire dal IV secolo la città vede l’edificazione di numerose chiese. I complessi di edifici più importanti sono però quelli legati alla sua natura di città portuale: oltre a un faro, la Cartagine romana ha ben due porti collegati tra loro, uno esterno di forma rettangolare e uno interno, grandioso e circolare, che ospita un isolotto circondato da colonne – il cosiddetto “Isolotto dell’ammiragliato”.
Cartagine diventa presto uno dei centri pulsanti del commercio all’interno del mondo romano, da cui parte e giunge un volume di merci enorme. In particolare, diventa il principale centro di esportazione di derrate alimentari, in particolare grano e olio, dirette verso Roma.
La città è talmente importante che per due volte, tra III e IV secolo, è il trampolino di lancio di due usurpatori, però di breve durata: Gordiano I (il figlio del quale, Gordiano II, muore in battaglia proprio nei pressi di Cartagine) e Lucio Domizio Alessandro, sconfitto da Massenzio tra il 309 e 311.
Nonostante la posizione apparentemente defilata rispetto alle minacce del V secolo, l’imperatore Teodosio II nel 425 ordina la costruzione anche per Cartagine di una cinta muraria, che difendeva un’area di 321 ettari, con una popolazione stimata intorno almeno ai 100.000 abitanti (alcune stime dicono addirittura fino a 300.000). Ma le recenti mura non sono sufficienti a proteggere la capitale della provincia d’Africa dalle nuove minacce. Nel 439 i Vandali riescono a impossessarsi della città, che resterà il centro del loro nuovo regno per circa un secolo.
Nonostante ciò che riferiscono gli autori antichi, il dato archeologico non lascia percepire danni o distruzioni ingenti – pochi edifici recano segni distruttivi, e alcuni sono solamente abbandonati.
Proprio durante la fase vandalica, tra la fine del V e l’inizio del VI secolo, viene abbandonato il porto circolare, il complesso più importante e rappresentativo della città.

I Romani, con la campagna vandalica di Belisario, tornano in possesso della città nel 533, e danno avvio a una risistemazione e rivitalizzazione del centro urbano. Vengono aggiunte delle mura alla collina di 𝘉𝘺𝘳𝘴𝘢, dove ora è il palazzo del governatore, e vengono restaurati monumenti importanti come le terme di Antonino e il porto. Sono inoltre costruite numerose nuove chiese. Dagli anni ’80 del VI secolo, inoltre, Cartagine diventa sede di uno dei due esarcati.
Nel VII secolo, Cartagine rischia addirittura di diventare capitale dell’impero. Con Costantinopoli pressata dai Persiani e la guerra in una fase ben poco propizia, nel 618 Eraclio pensa di fare della natia Cartagine la capitale dell’impero, poiché più lontana dal pericolo – è solo l’intervento del patriarca di Costantinopoli a farlo desistere.

Quando NON cade l’impero romano? Le cinque date sbagliate della caduta dell’impero – TRIBUNUS


Su Tribunus alcune date di presunta caduta dell’Impero Romano (e quindi del suo imperium) e dell’effettivo giorno che storicamente ha senso; ecco uno stralcio dal bellissimo articolo – con videopodcast in fondo:

Siete sicuri di sapere quando l’impero romano è caduto…e di quando non lo è? Se dico “caduta dell’impero romano”, sono certo che la maggior parte di voi penserà al 476, alle invasioni barbariche, Romolo Augusto e via dicendo…
Tuttavia, non solo questa data è sbagliata…ma non è nemmeno l’unico anno proposto per la fine dell’impero romano! Oggi quindi facciamo un po’ di chiarezza sull’argomento, e vediamo sia la vera data che ben cinque date che sono sbagliate e perché – e le ultime due potrebbero sorprendere molti di voi.
Vediamo prima di tutto qual è il vero anno della fine dell’impero romano – e se la risposta non sarà di vostro gusto, be’ mi spiace ma la Storia dice proprio questo, al di là di ogni stereotipo e visione sbagliata. L’impero romano termina naturalmente nel 1453, con la conquista ottomana di Costantinopoli e la morte in battaglia dell’ultimo imperatore romano, Costantino XI. Certo, poi le ultime sacche romane sono conquistate nel 1460 e 1461, ovvero la Morea, cioè il Peloponneso, e Trebisonda, sulla costa anatolica del Mar Nero, ma l’impero romano di per sé si può dare senz’altro per finito il 29 maggio 1453.

Bene, e ora che abbiamo visto la data giusta…vediamo finalmente le cinque date nelle quali l’impero romano sicuramente non è caduto.
La prima data l’abbiamo accennata prima: il 476. La storia a grandi linee la conosciamo tutti: il comandante Odoacre depone l’ultimo imperatore romano d’occidente, Romolo Augusto, lo confina in Campania e invia all’imperatore romano a Costantinopoli, Zenone, le insegne del potere imperiale, rivendicando per sé unicamente il titolo di patrizio e ponendosi almeno di facciata come suo sottoposto.
Ora, semplificando moltissimo la vicenda, non fa una piega, ma è evidente che l’impero romano non cada: proprio perché c’è ancora l’impero romano e un imperatore che lo governa. Anche nelle fonti dell’epoca non si parla di caduta dell’impero, ma del fatto che i barbari ora dominano le province e, casomai, della morte dell’imperium – che è generalmente tutt’altra cosa rispetto all’impero come lo intendiamo noi. Inoltre, dobbiamo tenere presente che Romolo Augusto non è affatto l’ultimo imperatore romano in occidente: infatti, ha usurpato il trono di qualcun altro…e questo ci porta alla nostra seconda data sbagliata.
La seconda data nella quale l’impero romano non cade è il 480, anno della morte di Giulio Nepote…e chi era costui? È a tutti gli effetti il legittimo imperatore romano in occidente dal 474, ed è costretto ad abbandonare l’Italia nel 475 con la sollevazione militare del patrizio Oreste, che mette sul trono il proprio figlio…cioè Romolo Augusto.
Giulio Nepote si rifugia in Dalmazia. Da qui, formalmente riceve la sottomissione di Odoacre nel 476, come richiesto da Zenone, ma Nepote sa che la realtà dei fatti è che se vuole davvero esercitare il potere, dovrà abbattere Odoacre e conquistare l’Italia. Peccato che muoia, assassinato, nel 480, proprio mentre sta preparando una campagna militare.

Sedici Elvis alternativi | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di “Alternative Elvis”, di Livio Horrakh, un romanzo che indaga sedici alternative alla morte del rocker americano Elvis Presley; chi conosce la prosa di Livio sa bene che questo è un altro di quei libri da non mancare…

Elvis è davvero morto? No, noi non lo crediamo, e non perché Presley oggi vivrebbe in una struttura segreta in stato vegetativo assistito da supporti meccanici, oppure sarebbe nascosto sotto copertura da qualche parte su questo pianeta, bensì a causa dell’interpretazione dei molti mondi. Secondo il fisico Hugh Everett-III, in ciascuna circostanza della realtà infiniti stati coesistono simultaneamente in una nube subquantica di possibilità indistinte, e infiniti mondi si attualizzano in ogni istante nel pluriverso. Così, in uno dei cosmi possibili attualizzati dalla caduta della funzione d’onda, la notte del 16 agosto 1977 Elvis è stato salvato in tempo dai sanitari dell’autoambulanza, mentre in un’altra linea dei mondi Presley è un camionista in pensione, e in un’altra ancora canta in una sala da ballo con il gemello e/o sta divorziando dalla quinta moglie, oppure e anche è un hobo sulle desolate terre del Nevada mentre le truppe del presidente Barry Goldwater sbarcano a Cuba per rovesciare il regime di Fidel Castro, il primo allunaggio della Nasa si è risolto in una tragica catastrofe e il primo radiosegnale di intelligenze extraumane viene captato dal telescopio di Palomar-II…

The Sage Page

Philosophy for today

° BLOG ° Gabriele Romano

The flight of tomorrow

Sobre Monstruos Reales y Humanos Invisibles

El rincón con mis relatos de ficción, humor y fantasía por Fer Alvarado

THE PRODIGY OF IDEAS

This blog is a part of my inner world. Be careful to walk inside it.

Gerarchia di un’ombra

La Poesia è tutto ciò che ti muore dentro e che tu, non sai dove seppellire. ( Isabel De Santis)

A Journey to the Stars

Time to write a new Story

Rebus Sic Stantibus

Timeo Danaos et dona ferentes

Decades

by Jo & Ju.

Paltry Sum

Detroit Richards

chandrasekhar

Ovvero come superare l'ombra, la curva della luna, il limite delle stelle (again)

AUACOLLAGE

Augusta Bariona: Blog Collages...Colori.

The daily addict

The daily life of an addict in recovery

Tiny Life

mostly photos

SUSANNE LEIST

Author of Paranormal Suspense

Labor Limae

- Scritture artigianali -

Federico Cinti

Momenti di poesia

Racconti Ondivaghi

che alla fine parlano sempre d'Amore

The Nefilim

Fields Of The Nephilim

AppartenendoMI

Ero roba Tua

ONLINE GRAPHIC DESIGN MARKET

An Online Design Making Site

Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

ADESSO-DOPO

SCIVOLO.

Unclearer

Enjoyable Information. Focused or Not.

Free Trip Downl Hop Music Blog

Free listening and free download (mp3) chill and down tempo music (album compilation ep single) for free (usually name your price). Full merged styles: trip-hop electro chill-hop instrumental hip-hop ambient lo-fi boombap beatmaking turntablism indie psy dub step d'n'b reggae wave sainte-pop rock alternative cinematic organic classical world jazz soul groove funk balkan .... Discover lots of underground and emerging artists from around the world.

boudoir77

"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

MITOLOGIA ELFICA

Storie e Leggende dal Nascondiglio

Stories from the underground

Come vivere senza stomaco, amare la musica ed essere sereni

Luke Atkins

Film, Music, and Television Critic

STAMPO SOCIALE

Rivista di coscienza collettiva

La Ragazza con la Valigia

Racconti di viaggi e di emozioni.

simonebocchetta

Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

TRIBUNUS

Duemila anni di Storia Romana

Alessandro Giunchi

osirisicaosirosica e colori

Dreams of Dark Angels

The blog of fantasy writer Storm Constantine

Bagatelle

Quisquilie, bagatelle, pinzillacchere...

HORROR CULTURA

Letteratura, cinema, storia dell'horror

Oui Magazine

DI JESSICA MARTINO E MARIANNA PIZZIPAOLO

Eleonora Zaupa • Writer Space

Una finestra per un altro mondo. Un mondo che vi farà sognare, oppure...

Through the Wormhole

“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

AI MARGINI DEL CAOS

un blog di Franco Ricciardiello

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: