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Archivio per Presentazioni

Strani giorni: Presentazione di “Canti d’Amnios”


Chi è in zona, stasera, non si tiri indietro e vada – parola di Ettore Fobo 😉

Sabato 21 gennaio dalle ore 16 alla Biblioteca di San Giuliano Milanese, in Piazza della Vittoria, Ettore Fobo e Matteo Gennari dialogheremo a proposito dei nostri rispettivi libri: “Canti d’Amnios” e il romanzo “Helena”. Veniteci a trovare, se potete.

Inventarium – Collettiva a Barcellona | Daniele Cascone


Un bell’evento attende Daniele Cascone, dal 2 febbraio a Barcellona: una mostra collettiva, Inventarium, in cui figura accanto a nomi prestigiosi e intriganti. Segnalo anche la presenza di Fabio Timpanaro, artista particolarissimo e sempre sull’orlo di un’affilata e disturbante realtà alternativa.

Il 12 gennaio presentazione romana del “Diario elettrico” di Paolo Di Orazio | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Giovedì 12 gennaio, alle ore 19, Paolo Di Orazio presenterà il suo Diario elettrico, romanzo edito nella collana K_noir da Kipple Officina Libraria dove l’autore si misura con le suggestioni della SF, declinate però alla sua maniera oscura.
L’evento si svolgerà presso la libreria MrIbis, in via Luigi Filippo de Magistris 91, Roma. Oltre all’autore, sarà presente in veste di moderatore uno degli editor di Kipple, Sandro Battisti. Ci vediamo lì?

Roma, 1978. Un mondo vicino al nostro eppure ormai lontanissimo, un abisso di consuetudini e tecnologia a dividerci da allora. Gordon Kane è un corrispondente del quotidiano Sun di Londra, la sua vita è stravolta prima dai sogni, poi dalla realtà che sembra scaturita da essi: chi è l’uomo senza volto che lo perseguita in casa, che modifica le sue abitudini e gli impone nuovi modi di vita e di comunicazione? In una delle pagine più belle del weird distopico, Paolo Di Orazio ci illustra la sconvolgente paranoia tecnologica che ci attende se solo non saremo scaltri e attenti a modificare i nostri obiettivi.

Podcast con Carlo Lucarelli | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la segnalazione di un podcast natalizio con Carlo Lucarelli, che racconta le origini del pupazzo rosso natalizio in termini un po’ diversi dall’usuale:

Babbo Natale, un personaggio magico, di quelli che si trovano nelle favole della buona notte. Tuttavia, se sapessero chi era il vero Babbo Natale, i bambini non farebbero bei sogni, ma incubi terribili.
L’origine di Babbo Natale viene solitamente fatta risalire alla storia di San Nicola, ma non è lui il vero Babbo Natale. In America, il Santo vestito da vescovo si trasforma nell’uomo corpulento con la barba bianca e il sacco pieno di regali che i bambini amano. Ma nemmeno lui è il vero Babbo Natale. Quello vero era molto diverso, aveva un gran paio di corna a cui erano appesi uomini impiccati: era un vecchio gigante dalla lunga barba e con un gran paio di corna a cui erano appesi uomini impiccati, chiamato “Joulupukki”.

Che cosa si nasconde fra le trame delle fiabe che tutti conosciamo e che da bambini abbiamo ascoltato centinaia di volte? Come si combinano realtà e fatti di cronaca con le atmosfere delle favole? A queste e ad altre domande rispondeva In compagnia del lupo. Il cuore nero delle fiabe, un programma televisivo  televisivo condotto da Carlo Lucarelli, andato in onda sul canale Sky Artee. Ideata da Carlo Lucarelli e Mauro Smocovich, e creata da Carlo Lucarelli, Beatrice Renzi, Sara Olivieri e Antonio Monti, la serie televisiva si avvale della regia di Antonio Monti.

PRESENTAZIONE online di “Grammatiche delle Oscillazioni”, di Yanuk Lurijame | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Mercoledì 21 dicembre, alle ore 21.00, nel pieno del momento solstiziale, verrà presentata su Facebook l’opera di Yanuk Lurijame – edita da Kipple Officina Libraria –  Grammatiche delle oscillazioni.

In diretta streaming dall’evento Facebook, l’autrice sarà in video con la redazione Kipple e incontrerà i lettori, illustrando le forti peculiarità della sua opera sciamanica uscita recentemente per l’etichetta eXoth: vi aspettiamo 🙂

SINOSSI

Le chiavi per passare da un sistema a un altro sono nel manoscritto stesso, il quale non è stato creato per essere letto o per istruire, essendo uno strumento per entrare e uscire dagli snodi cosmici delle esistenze.
Il continuo succedersi di universi ed eventi connessi tra loro rende la nitida immagine di mondi talmente arcaici da non essere comparabili con ciò di cui abbiamo memoria; le dinamiche del mondo sottile hanno una loro logica imperscrutabile dalla mente umana, e sono risultanze di energie e potenze deificate in cui gli stessi sciamani rivestono il pallido compito di messaggeri, o appendici di un volere che non è commensurabili dai nostri algoritmi.
Yanuk Lurjiame rende il fantastico intessendolo di trascendenza mistica e fisica quantistica, spiegandola senza specificarne l’essenza di domini dimensionali, abitati da svariati ordini di grandezza cognitiva.

LA QUARTA

Un grimorio intesse le reti sottili di anime, stringe i nodi fra i mondi di un’archeologa umana, di un imperatore metafisico e il suo reame, e quelli di un bardo viaggiatore dell’oltretomba, creando un unico tessuto connettivo alla base di un nuovo cosmo.

Kipple Officina Libraria – Collana eXoth
Formato Digitale — Pag. 113 — 3,99€ – ISBN 978-88-32179-70-5

Link:

Tutte le prossime città, a partire da Torino | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di una Mostra organizzata dal MuFant di Torino, che si svolgerà il 12 e 13 novembre: Prossime città, una prospettiva futura ambientata nelle città italiane più importanti.

In occasione di Biennale Tecnologia 2022 il MUFANT presenta la mostra Prossime Città e propone una rassegna di appuntamenti diffusi fra il Politecnico di Torino e il Museo dedicati al tema della città del futuro nell’immaginario della fantascienza. Le più note e iconiche città così come sono state rappresentate nella grande letteratura, nel grande cinema e nella serialità di genere fantascientifico.
La “città del futuro” non è uno dei tanti temi della fantascienza, è la fantascienza. Presentando mondi mai visti prima, il racconto fantascientifico li deve costruire dal nulla, senza potersi riferire a realtà già note. Fra questi “mondi dal nulla”, la città – del futuro o dell’altrove – è sempre metafora di una società possibile, alternativa – in meglio o in peggio – a quella attuale.

L’idea di “Città del Futuro” come la conosciamo attraverso la fantascienza si definisce nel secondo Ottocento, quando il diffuso interesse per le meraviglie prodotte dal progresso scientifico e tecnologico, facilita la nascita delle “utopie scientifiche”, racconti che illustrano, con l’escamotage del futuro, come a rendere possibile la realizzazione degli ideali utopici siano proprio le innovazioni tecnologiche.

MUFANT, Piazza Riccardo Valla 5 Torino.

L’inaugurazione della mostra Prossime Città presso il Museo è prevista per sabato 12 novembre  dalle ore 15.30 alle ore 19.00.
Illustrazioni, prime edizioni librarie, toys vintage e rarità dall’Ottocento a oggi raccontano le città del futuro della fantascienza in confronto ad alcuni dei più visionari e innovativi progetti di urbanisti e architetti fra passato e presente. In esposizione l’opera ispirata all’immaginario di Star Trek dell’artista torinese Luisa Valentini. In mostra anche One Connection della mosaicista  Giorgia Palombi e Le torri di  Marco Tursi.

La mostra è realizzata con il sostegno di Città di Torino-Bando React. Progetto realizzato nell’ambito della risposta dell’Unione alla pandemia Covid-19.

A Bologna c’è Alphaville, in ricordo di Valerio Evangelisti | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la segnalazione di una presentazione particolare, in un luogo particolare: Bologna, l’8 novembre alle ore 18 a Piazza coperta della Biblioteca Salaborsa, verrà presentato ‘Le strade di Alphaville. Conflitto, immaginario e stili nella paraletteratura’, curato da Alberto Sebastiani (edizioni Odoya); verrà ricordato, in sostanza, l’immaginario e l’autore Valerio Evangelisti, scomparso ormai già da sei mesi:

Gli scrittori Loriano Macchiavelli e Lorenza Ghinelli dialogheranno con Alberto Sebastiani (docente e autore tra gli altri di ‘Nicholas Eymerich il lettore e l’immaginario di Valerio Evangelisti’) per illustrare l’importanza dell’opera di Valerio Evangelisti. L’evento è organizzato grazie alla collaborazione di Biblioteca Salaborsa nell’ambito del del Patto per la lettura del Comune di Bologna.

‘Le strade di Alphaville. Conflitto, immaginario e stili nella paraletteratura’, curato da Alberto Sebastiani (edizioni Odoya) è una raccolta di scritti sulla letteratura di genere in cui Evangelisti riflette sulla (sua) scrittura e sulla ricezione che le opere fantasy, di fantascienza, horror e noir hanno avuto in Italia.

“Poiché produco narrativa di genere, tanti interlocutori che non mi hanno mai letto (giornalisti, intellettuali, scrittori di “rango”, operatori dei media, dirigenti editoriali eccetera) sono a priori convinti che io sia un mezzo scemo […] da coinvolgere nelle esperienze più bislacche”.

Così Evangelisti introduce i suoi scritti in difesa della “paraletteratura”, da sempre considerata “minore”, tracciandone storia e storie: dai classici più o meno contemporanei (Lovecraft, Dick) ai libri di Lupin, Fantômas e Sandokan. Spesso considerata marginale e trascurabile, la letteratura di genere rappresenta in realtà un’intrigante chiave di lettura dei tempi in cui è scritta, uno specchio esplicito, fantasioso, creativo, a volte sgarrupato e caotico del sentire sociale visto dal basso, raccontato con ferocia, immediatezza, proiezioni nel futuro o immaginarie riletture del passato. Non un semplice excursus sulla letteratura di genere, bensì una riflessione intelligente e acuta sul valore della paraletteratura come critica sociale e come strumento di lotta politica, nel conflitto per il controllo dell’immaginario, vero e proprio campo di battaglia per Evangelisti.

Sydney, Head On Photo Festival / The inner room | Daniele Cascone


Sul sito di Daniele Cascone la notizia di una sua ennesima Personale; stavolta all’estero:

La mia mostra personale “The inner room” sarà visitabile all’interno dell’Head On Photo Festival 2022, a Sydney, presso la sede dell’Istituto Italiano di Cultura.

Daniele Cascone, “The inner room”
Dal 5 novembre al 5 dicembre 2022
Istituto Italiano di Cultura
Level 4, 125 York St, Sydney
Ingresso gratuito

 

L’ansia della comunicazione @ Nino Martino


Nino Martino è stato a StraniMondi di quest’anno uno dei relatori del panel “Verba Aliena”:

Cosa accade quando l’alieno è veramente alieno? Quando confrontarsi con lui/esso/loro diventa un mettere in discussioni le basi stesse della nostra percezione del mondo? È possibile una comunicazione con l’alienità radicale, e quanto questo può insegnarci/trasformarci? La fantascienza può provare a immaginarlo.

Quello che segue è parte del suo intervento, che Nino ha riportato su carta elettronica; vi lascio alle suggestioni che suscita, invitandovi a un profondo ripensamento di ciò che è umano, e quindi ritenuto superiore, con ciò che viene ritenuto di più basso grado, perché potreste sbagliarvi.

Io sono un umano e ho l’ansia della comunicazione. Non c’è niente da ridere. Noi umani abbiamo un vantaggio enorme sulle altre specie di vita terrestri: sappiamo comunicare fra noi, ci tramandiamo esperienze, sappiamo tradurre in simboli i versi che facciamo con la bocca, abbiamo elaborato teorie simboliche sulla realtà come la matematica e la fisica e scriviamo formule e altri leggono, imparano, costruiscono questa bellissima società pensante.
Come dite? Anche le altre specie di vita sanno comunicare? Beh, sì, un pochettino, mica tanto. Ho visto aironi maschi corteggiare aironi femmine con un rituale che equivale a comunicarle che è lei che piace proprio a lui e che quindi se volesse… Ma è poca roba. Non sanno parlare, non sanno scrivere, non sanno leggere. Noi invece sì.
E mi viene l’ansia della comunicazione. Se vi incontro e vi conosco emetto suoni, gesticolo, comunico. E mi viene l’ansia. Parlare, dire, comunicare. Anche voi comunicate con me. Poi se ci vediamo al bar facciamo chiasso, tanta è la comunicazione verbale.
Entriamo in un biblioteca e ci sono file e file di volumi che contengono informazioni su ogni cosa. Io leggo di tutto, mi informo di tutto. C’è un flusso costante di informazione tra me e voi. Dalla finestra guardo in strada e vedo scorrere macchine e ogni automobile ha persone a bordo, che a volte parlano tra di loro, a volte siedono rigide senza dire niente. Ma anche questa corrente continua di auto che porta persone da un posto all’altro di fatto porta informazione, ciascuno di loro si sposta per parlare, per fare, per collegarsi a un ufficio dove comunicare i propri bisogni e dove un addetto comunicherà che se la devono scordare quella cosa che chiedono. Oppure fornisce fogli su fogli, che vanno riempiti di simboli, di comunicazione, di informazioni.
Una vera e propria ossessione, lo so. La specie umana tutta ha l’ansia della comunicazione. E quando ci guardiamo intorno e vediamo animali, cani, gatti, subito cerchiamo di comunicare con loro. Il cane scodinzola. Noi gli parliamo, gli diciamo a cuccia, seduto, dammi la zampa. Lui lo fa! Ecco, abbiamo comunicato, lui è felice e noi siamo felici. Con il gatto è un po’ più difficile, se lui non vuole, ma questa è un’altra storia.
Le vere rivoluzioni, come ebbe modo di dire Franci Conforti, sono i salti nei mezzi di comunicazione. Dallo scalpello faticosissimo sulla pietra agli ssd, a internet, a…
Ok, mi fermo. Anzi no.
Quando abbiamo incominciato a capire quanto sarebbe strano che solo in un minuscolo e insignificante pianeta di un piccole sole giallo-verde di una media galassia di una supergalassia di una rete di galassie si fosse sviluppata la vita, ci è venuta subito l’ansia. Se c’è altra vita fuori della nostra terrestre bisogna subito comunicare. Abbiamo subito messo in piedi un’organizzazione il METI (Messaging ExtraTerrestrial Intelligence), la controparte “attiva” del SETI, che si occupa di comunicare con forme di intelligenza aliena. Abbiamo persino lanciato un messaggio verso la stella GJ273 perché pare che abbia un pianeta abitabile (abitabile?! E che vuol dire? Abitabile da chi?). Un nostro vicino: solo 12,4 anni-luce (la luce per andare da noi a lì impiega solo una quindicina d’anni, insomma è dietro l’angolo).
Il messaggio è scritto in linguaggio matematico, considerato universale. Se c’è una specie intelligente sicuramente la matematica la sa. Sapere la matematica, scrivere di formule matematiche, esaltarsi davanti alla bellezza del Π è sintomo di intelligenza. Come? Non sapete molta matematica? Be’, sì ci sono diversi gradi di intelligenza, lo so… Ma se sono alieni e sono in grado di recepire il nostro segnale sono intelligenti e capiranno che da un’altra parte dell’universo esistono degli intelligenti come loro e che come loro hanno l’ansia del comunicare.

 

Costruttori di civiltà – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un intervento di Valerio Evangelisti, datato novembre 2021, in cui si può apprezzare l’impressionante analisi acuta dei movimenti e della lotta di classe in Emilia Romagna avvenuta nello scorso secolo, un omaggio a questa terra che ha dato la nascita alle più diverse esperienze di sovversivismo politico e sociale; il contesto è una prefazione che Valerio ha scritto a Nel vento, come zingari felici, dialoghi tra Luciano Vasapollo e Lorenzo Giustolisi. Un estratto, in cui si possono ritrovare le sostanziali differenze tra socialismo, anarchismo, comunismo, sindacalismo:

Il tema che vorrei trattare è il cambiamento radicale che episodi di conflittualità hanno portato all’interno di una regione specifica, l’Emilia Romagna. Bisogna pensare alla Romagna di fine Ottocento come a una regione completamente diversa da quel che ci appare oggi, fatta di cespugli, intrichi di boschi, caratterizzata da una forte umidità che permetteva il mantenimento di larghe risaie. La popolazione, anch’essa selvaggia come la natura circostante, partoriva anche briganti, di una tipologia particolare. infatti, poco assomigliavano all’immagine del brigante meridionale: il più crudele e il più feroce in assoluto si chiamava il Passatore, soprannominato poi Cortese a seguito di una nota poesia, ma cortese non lo era affatto. Tuttora possiamo trovarlo sulle etichette dei vini, quali il Sangiovese, rappresentato con un improbabile cappello di taglio calabrese, con folta barba; immagine che si discosta totalmente dalla realtà.

Il Passatore visse a metà dell’Ottocento, portava un cappellino, aveva la barba molto corta che faceva crescere per nascondere le numerose ustioni che portava in viso. Definito crudele perché, oltre ai furti e al largo ricorso alla tortura per indurre a confessare il nascondiglio del patrimonio della malcapitata famiglia di turno, riuscì a conquistare il famoso teatro di Forlimpopoli. Una vicenda presentata come un episodio particolarmente brillante della sua carriera. In realtà la sorella del celebre gastronomo Pellegrino Artusi impazzì, perché fu violentata dai briganti del Passatore che tanto buono non era, patriota men che mai. In Emilia Romagna c’erano quindi i briganti, che provenivano dalla miseria più cruda. Si pensi che nel 1880, in occasione di un allagamento, c’erano braccianti – chiamiamoli così per il momento – che rifiutavano di essere salvati, perché preferivano annegare piuttosto che continuare a condurre la vita precedente. La povertà dilagava: fenomeni come le ripetute guerre e la miseria strutturale avevano ammassato nella regione una quantità di gente, dal lavoro impreciso. Proprio per questo avevo posto precedentemente riserve sul termine braccianti, perché lo erano occasionalmente. Si trattava di persone che in realtà erano disposte a fare un qualsiasi lavoro. L’agricoltura assorbiva gran parte di questa manodopera, ma il fatto è che i lavori agricoli non durano più di cinque o sei mesi, per cui costoro rimanevano disoccupati per buona parte dell’anno. In quei periodi si riducevano a far di tutto pur di poter mangiare: dagli spazzacamini a incaricati dello sgombro delle strade dalla neve durante l’inverno, lavoro prezioso che fornivano le municipalità. Gente, pertanto, che aveva ben poche prospettive di sviluppo davanti. Si trattava, più che di braccianti, di precari o di operai che lavoravano in un contesto agricolo, ed erano completamente diversi da altre figure tipiche delle campagne come i mezzadri, o boari come venivano chiamati in provincia di Ferrara. Costoro erano personaggi effettivamente legati alla terra, vivevano sparsi, per lo più isolati gli uni dagli altri e facevano il loro lavoro con una notevole disciplina, anche perché la piccola quota che riuscivano ad accumulare durante l’anno la usavano con inevitabile parsimonia. La contessa Pasolini di Ravenna, che ha lasciato note molto importanti sulla vita nelle campagne, in special modo nella sua tenuta, elogia al massimo i mezzadri come esempio di famiglia modello, mentre tratta i braccianti come poco di buono. Questo comporta una serie di trasformazioni sul piano sociale.

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