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Komplex, 29 A Tekno Tale | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Komplex 29 è una short weird tale sul potere della musica e sulle manipolazioni dei poteri occulti attraverso tecnologie esotiche e stravaganti e nasce come esperienza urbana in Realtá Aumentata presso i Cantieri Culturali della Zisa di Palermo. Seguito di Komplex 28, Komplex 29 ha ancora una volta la magica voce di Enrico Di Troia (James Woods in Italia). Il video è raggiugibile cliccando qui. Per più informazioni è possibile invece visitare il sito Komplex, Live Cinema Group.

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Autobiografia di Carmilla 1/2 – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la prima di due puntate che racconta la redazione della rivista online più performante e intrigante d’Italia. Un estratto:

  • Si può ancora parlare di rivista militante, di rivista che abbia una funzione sociale, politica, o è un retaggio novecentesco? Che funzione ha oggi per voi l’oggetto rivista?

Sebbene gran parte del retaggio politico e culturale del ‘900, almeno per quanto riguarda i suoi aspetti dogmatici, possa essere messo in soffitta, non c’è dubbio che per quanto spetta alle riviste, a patto che queste non vogliano intendersi come magazine e semplici strumenti di intrattenimento per pallidi e anemici appetiti intellettuali, il discorso militante resta inalterato.

Occorre però naturalmente intendersi sul significato dell’aggettivo militante.

Se con questo si vuole rivendicare una chiara scelta di schieramento politico o partitico è chiaro che non può costituire il caso di Carmilla. Se, invece, si intende il significato più ampio di impegno nel campo della conoscenza, dell’interpretazione dei fenomeni culturali e politici che l’attuale società produce allora il termine può essere perfettamente  calzante per il ruolo che Carmilla sembra rivestire all’interno del web.

Il termine opposizione che compare nella sua testata, accompagnando quelli di cultura, letteratura e immaginario, già di per sé definisce il compito che la rivista si è data fin dai suoi esordi: quello di essere luogo di dibattito, confronto e proposizione di idee e interpretazioni, oltre che di produzione letteraria, caratterizzato però dal non voler scendere a patti con la visione culturale, politica e letteraria mainstream oggi dominante, anche in siti troppo spesso accomunati per ruolo e funzione alla stessa. Per questo, ad esempio, Carmilla non fa distinzione di merito tra cultura alta e bassa, tra cultura dotta e cultura di massa: sia per la  letteratura che per il cinema e la musica. Ciò che conta è la vivacità e la qualità della proposta che può animare le diverse opere e i diversi approcci. Così come, per quanto riguarda la memoria storica, ritiene importante tanto rivangare la storia per disseppellire ciò che è stato rimosso, soprattutto delle esperienze generate dai movimenti antagonisti del passato, quanto per dare degna sepoltura alle celebrazioni, ai riti e ai miti che hanno contribuito a mantenere in vita gli aspetti peggiori del presente.

È un ruolo, che potremmo quindi definire di risveglio delle coscienze e degli intelletti, che Carmilla rivendica, rifacendosi, in questo senso sicuramente, alla grande tradizione novecentesca delle riviste artistiche, letterarie e culturali che sceglievano di essere motivo di rinnovamento del sapere e delle interpretazioni del mondo e delle rappresentazioni della società, oltre che di provocazione intellettuale.

Estetiche del potere. La dimensione mediologica del politico-brand – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione a Imagocrazia. Miti, immaginari e politiche del tempo presente, di Guerino Nuccio Bovalino. Un estratto significativo:

Primo frammento. Barack Obama che, nel suo presentarsi come profeta in grado di fidelizzare l’intero pianeta con i suoi discorsi, posa vicino a una statua di Superman.

Secondo frammento. Marine Le Pen che riferendosi al pamphlet-denuncia La France Orange Mécanique (2015) di Laurent Obertone sul livello di violenza raggiunto in Francia lo definisce “il libretto arancione”, creando così una sorta di cortocircuito tra immaginari distanti tra loro come il libretto rosso di Mao e il film di Kubrick.

Terzo frammento. L’Isis che nei suoi video propagandistici in cui decapita gli “infedeli” ricorre a modalità espressive che fanno il verso tanto agli action movie hollywoodiani che all’immaginario dei reality show, facendo della morte cruenta e reale uno spettacolo trasmesso in mondovisione.

È con questi tre frammenti esemplificativi della dimensione post-politica caratterizzante la contemporaneità che Guerino Nuccio Bovalino, in apertura del suo libro Imagocrazia. Miti, immaginari e politiche del tempo presente (Meltemi, 2018), palesa la dimensione mediologica assunta ultimamente dal politico, dalla tweet-crazia di Trump ai populismi digitali che esondano dal web, proponendosi di indagare quell’immaginario mitico e mediale che rappresenta il territorio sul quale si sviluppa. L’obiettivo del volume è quello di «costruire un’indagine sul politico, che della politica costituisce l’essenza, prendendo in esame le immagini e i simboli sui quali si costruisce la dimensione esistenziale del soggetto e della società, che sono d’altronde le unità minime di più complesse costellazioni dalle quali derivano forme differenti di immaginari, che consentono a loro volta di rappresentarsi come espressioni di singoli individui e di costruire in questo modo una rappresentazione condivisa della società e del mondo» (p. 16).

Bovalino interpreta il politico come «uno dei tanti aspetti della vita quotidiana: una tela di suggestioni e immagini, di parole e sentimenti (elementi che chiamano tutti in causa gli aspetti irrazionali ed emotivi della politica). Ogni atto ritenuto politico si crea, vive e si alimenta tramite immaginari e miti sedimentati, riferimenti culturali alti quanto bassi. Il politico è compreso interamente nelle dinamiche dell’industria culturale. La crisi delle ideologie e la fine della dicotomia destra-sinistra sono concetti attualmente interiorizzati nelle analisi politiche degli esperti, consci più che mai di non poter prescindere da tali verità ormai affermatesi con evidenza. Il nodo culturale e politologico di uno studio che vuole risultare incisivo sta nello sciogliere la complessità che presenta un’indagine sui processi tramite cui si crea oggi il consenso per un leader anziché un altro; e soprattutto individuare quali idee modellano, contrapponendosi, le nuove fratture che spingono l’elettore a polarizzare le proprie scelte verso un determinato schieramento» (p. 17).

Possibilità, potenza e potere, secondo Bifo | L’indiscreto


Su L’indiscreto una bella intervista a Bifo, da parte di Francesco D’Isa. Un estratto:

La “tempesta di merda” con cui si apre il libro non è una novità; già in passato le tecnologie dell’informazione hanno innescato degli eventi per via della semplice interazione con la psicologia individuale e di gruppo. Per fare un esempio, la caccia alle streghe è stata probabilmente un effetto collaterale della diffusione della stampa e delle incisioni popolari. In ambito economico, l’importanza delle informazioni negli scambi commerciali è ben documentata già dal 1300 e a cambiare, più della struttura del sistema, è la velocità con cui si attua. In questo caso credi che una differenza quantitativa porti inevitabilmente a una differenza qualitativa?

Non sono d’accordo con l’inizio della domanda. Insisto che la tempesta di merda è una novità. È vero come tu dici che le innovazioni tecnologiche della comunicazione hanno sempre prodotto dei mutamenti nelle modalità del pensiero, e particolarmente dell’opinione pubblica. Il caso delle tecnologie di stampa lo dimostra: la diffusione del testo scritto rese possibile una diffusione della critica come facoltà cognitiva di massa. Ma in quel caso si verifica il contrario di una tempesta: dalla diffusione della scrittura a stampa, dalla riproduzione tipografica della parola discese nei secoli moderni un ordinamento logico del pensiero collettivo.

È anche vero che questo ha reso possibile la formazione di flussi irrazionali nel pensiero, come mostra il rapporto tra immagini demoniache popolarizzate e caccia alle streghe. Ma l’effetto complessivo della scrittura e della diffusione a stampa della scrittura è quello di un ordinamento del mondo, di una uniformazione delle attese. Il contrario accade per effetto della moltiplicazione elettronica dell’informazione. E penso senz’altro che una trasformazione quantitativa della velocità, dell’intensità e della pervasività della produzione semiotica produce effetti di sovraccarico mentale che ridefiniscono le modalità cognitive di ricezione. Il sovraccarico blocca la critica, oltre un certo livello di intensità. È questa la tempesta di merda.

La tempesta di merda è il passaggio verso un’altra velocità della mente umana? Può darsi, ma per il momento è una condizione di azzeramento della capacità di ordinamento della mente collettiva.

Il fiato del drago – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un bell’articolo di Giovanni Iozzoli sul sindacalismo, e sulle dinamiche sottese al Liberismo che tutto mangia, anche se stesso. L’ombra di qualcosa d’inumano che agita tutto dietro alle quinte è estremamente palese.

Oh, il mistero arcano della creazione di valore.
Oh, il mistero ancora più occulto della creazione di coscienza: i produttori di valore davanti all’incantesimo della merce, della ricchezza astratta, della potenza produttiva dispiegata. E della loro indecifrabile condizione dentro questa fantasmagoria.

Ne Il Gigante Sepolto, Ishiguro Kazuo (nobel per la letteratura) racconta la leggenda di un vecchio drago, il cui alito pestilenziale diffonde nell’aria una nebbiolina infida che cancella i ricordi, confonde le memorie, intorpidisce le coscienze. È un incantesimo che ha attribuito al fiato della bestia questo potere. E così tutti gli abitanti di quelle contee vivono cupamente, nella smemoratezza, nella fallace percezione di sé, nel tran tran quotidiano dove il passato è cancellato e quindi il futuro è inimmaginabile. Questa grama condizione sospesa è il prezzo da pagare per la pacificazione della Britannia.
Il drago del racconto finirà ucciso e la storia – terribile, dinamica e sanguinaria – si rimetterà in moto.
Il nostro drago è ancora all’opera, esala i suoi effetti a ogni sospiro, mentre le nebbie circondano cantieri, capannoni, magazzini, si insinuano attraverso le orecchie dentro la testa della gente. Il drago, probabilmente, giace nascosto dentro una qualche cavità naturale, nel cuore della pianura padana, qui nel centro esatto del nuovo triangolo industriale. È la sua nebbia che ti fa sentire debole, impotente, impedisce la presa d’atto della realtà, la consapevolezza. L’incantesimo continua. La pacificazione regge.

Diciamolo in italiano: l’intervista esclusiva | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine una bella intervista di Lucius Etruscus ad Antonio Zoppetti, curatore del blog Diciamolo in italiano e fautore di iniziative inerenti la lingua italiana.

Sia il tuo blog che il tuo libro più recente si intitolano “Diciamolo in italiano”: quando hai sentito il bisogno di denunciare la rinuncia degli italiani a “dirlo in italiano”?

Qualche anno fa volevo scrivere un libro sull’italiano del Nuovo millennio, e ho cominciato a studiare e raccogliere materiale per capire cosa stava cambiando. Inevitabilmente, ho dovuto affrontare il problema degli anglicismi, ma all’epoca ero convinto della validità delle argomentazioni di Tullio De Mauro e dei principali linguisti. Credevo che la lingua italiana non fosse in pericolo, che gli anglicismi fossero soggetti a forte obsolescenza e passassero di moda rapidamente, che fossero perlopiù tecnicismi non in gradi di intaccare la lingua comune. Invece, approfondendo la questione mi sono accorto che molti dei dati citati risalivano agli anni Ottanta, che tra i “tecnicismi” c’erano parole che conoscevano anche i bambini, come mouse, password, scanner, laser… che non esistevano dati sugli anglicismi usciti dalla lingua e regrediti. Insomma, le cose non tornavano e avevo bisogno di compiere nuove ricerche.

La mia fortuna è stata che nel 1992 avevo curato il riversamento in CD-Rom del primo completo dizionario digitale messo in commercio in Italia, il Devoto Oli. Quel lavoro fu il prototipo dei dizionari digitali che circolano ancora oggi, avevamo inserito la possibilità di ascoltare in audio la pronuncia di 20.000 parole e soprattutto avevo “smontato” il dizionario per ricostruirlo in oltre un centinaio di indici: i linguaggi settoriali e gli ambiti, gli indici grammaticali, etimologici… Tra questi c’erano anche i forestierismi, divisi lingua per lingua, tra cui 1.600 parole inglesi. Questo primo lavoro pionieristico non ebbe all’epoca una grande circolazione e oggi non lo conosce quasi nessuno, eppure si è rivelato fondamentale per me, perché era il primo dizionario digitale che permetteva l’estrazione dei dati per parole chiave. Prima di allora non era possibile conteggiare gli anglicismi ed estrapolarli dai dizionari, se non leggendo tutto il volume.

Recuperate tute queste informazioni, non restava che confrontarle con quelle di oggi. E allora, con grande stupore, facendo un confronto “all’americana” tra il Devoto Oli 1990 e quello del 2017, mi sono accorto che gli anglicismi erano passati da 1.600 a 3.500. Confrontando gli elenchi è stato facile rendersi conto non solo dell’aumento, ma anche del fatto che le nuove entrate erano sempre meno tecnicismi. Poi, visto che non esistevano statistiche, mi son messo a contare gli anglicismi usciti dal dizionario del 1990, e ho scoperto che erano meno di 70, di fronte a un’entrata di quasi 2.000 nuovi. Contando e facendo ricerca mi sono accorto che l’anglicizzazione dell’italiano in trent’anni non solo era innegabile, ma era anche enorme.

Dunque, abbandonato il progetto iniziale, ho lavorato solo sugli anglicismi, e ne è uscito il libro che hai citato che contiene dati e ricerche prima assolutamente inedite. Subito dopo ho aperto un sito personale per divulgare e approfondire le mie tesi.

Futuro invisibile, la rivolta contro il sistema non sarà come te la aspetti | Fantascienza.com


Viviamo in un’epoca di grandi cambiamenti, un’epoca in cui la tecnologia è sempre più pervasiva e la nostra identità, la nostra vita, sempre meno private. Entriamo in un negozio e dopo qualche minuto Facebook ci propone pubblicità dei prodotti che erano in vendita in quel negozio. Ci tracciano, ci ascoltano, sanno tutto di noi e noi diciamo loro tutto, tramite i social, tramite le nostre tracce elettroniche. Allora forse la vera rivolta, il vero sovvertimento del sistema non sarà opporsi alla globalizzazione, opporsi alla finanza, opporsi all’autorità, ma semplicemente sparire. Diventare invisibili al sistema, non lasciare più tracce, costruirsi una vita non solo fuori dagli schemi, ma proprio del tutto fuori dal sistema.

È un po’ l’idea alla base del romanzo Futuro invisibile, di Emanuele Boccianti e Luca Persiani, un testo ricco di idee, di spunti sociali e filosofici, di teorie, in parte mutuate da fonti reali e in parte originali, che esce oggi in versione ebook (arriverà la versione cartacea in tempo per Stranimondi, dove il libro sarà presentato sabato 6 ottobre) e che ha vinto la nona edizione del Premio Odissea.

C’è da aggiungere altro? Io sono intrigato in un modo spaventoso. La news è su Fantascienza.com.

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