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Filmhorror.com – Marx contro il vampiro: “Sangue e Plusvalore” (recensione)!


Su FilmHorror la recensione a Sangue e plusvalore, romanzo di Luca Cangianti che affronta le analogie – non troppo visibili a occhio nudo – tra Marx e i vampiri. Considerate sempre questo attuale sistema economico come qualcosa di inumano, di occulto, e avrete la chiave di lettura giusta.

Parigi, 1870. La Comune sta per essere stroncata nel sangue con una ferocia inaudita. Daniel Pieper, fotografo venuto nella capitale per documentare l’avvenimento, nota che alcuni dei soldati della reazione non impressionano la lastra fotografica. Un giorno, sulle barricate, parlando con dei rivoluzionari, si trova a raccontare una strana storia in cui si è trovato coinvolto molti anni prima, a Londra. Era il 1858: Felice Orsini attentava alla vita dell’imperatore Napoleone III, le donne inglesi lottavano per il diritto di voto, lui faceva da segretario a un filosofo tedesco in disgrazia, tale Karl Marx, coinvolto assieme a lui in un terribile caso di vampirismo.

Marx contro un Dracula capitalista. Vi sembra strana l’idea? Eppure nel Capitale abbondano i riferimenti metaforici a vampiri, lupi mannari e altri mostri. È dunque un’idea filologicamente coerente quella di Luca Cangianti, che dimostra di conoscere benissimo il periodo storico, la vita di Marx, le sue teorie, persino le sue parole (molte espressioni del personaggio sono modellate su quelle che il pensatore di Treviri usava nella sua corrispondenza) e chiude il volume con foto d’epoca e abbondanti riferimenti bibliografici. Attenzione, però: Sangue e Plusvalore è un romanzo agile e divertente, fatto di indagini, colpi di scena, sopralluoghi notturni, scioperi, creature mai viste, agguati, morti violente e fughe precipitose.

Un doppio binario, dunque: da una parte il genere horror (avercene, di scene splatter come queste, nei film!) e dall’altra il tema dello sfruttamento e della lotta per i diritti dei lavoratori (ricordate di cosa si tratta?). I protagonisti si impegnano su entrambi i fronti, e si tratta in realtà della stessa battaglia, che ha come fine la sopravvivenza dell’umanità. “Perché quando si scopre che i mostri esistono anche fuori dagli incubi non si può tornare a casa, non si può condurre un’esistenza normale, sposarsi e aver figli facendo finta di nulla. Puoi cercare di nasconderti dietro il lavoro… Puoi ubriacarti, cercare conforto nella pornografia, nella religione, nelle passeggiate lungo il fiume… Oppure accettare il fatto che essi esistono e tu devi combatterli”.

Filmhorror.com – “Go Home – A casa loro” di Luna Gualano: migranti contro Zombie!


Su FilmHorror la segnalazione dell’inizio della raccolta fondi per Go Home – A casa loro, zombie movie italiano scritto da Emiliano Rubbi e diretto da Luna Gualano. Visibilità a quest’operazione perché:

A Roma, durante una manifestazione contro l’apertura di un centro d’accoglienza, si scatena un’apocalisse zombie: solo l’interno del centro sembra essere sicuro e gli ospiti faranno di tutto per restare in vita. Nel locale c’è anche Enrico, un ragazzo di estrema destra che si è imbucato mentendo sulla propria identità.

Come dare nuova linfa vitale al genere horror? Una strada da percorrere è sicuramente quella di raccontare la contemporaneità, fare i conti con temi, problemi e paure che ci toccano da vicino. Gli autori hanno le idee chiare: “L’odio e il razzismo che si respirano in questi tempi ricordano molto la fame cieca degli zombie” dice Luna Gualano in questa intervista. “I migranti sono dei cervelli in fuga, non c’è differenza tra loro e i ragazzi italiani che vanno all’estero per cercare nuove opportunità; anzi, loro hanno motivi più impellenti”. “Il razzista in Italia molto spesso non lo è in senso stretto, ma è una persona ignorante. È uno xenofobo, una persona che ha paura” spiega Emiliano Rubbi.

Come non essere d’accordo con gli autori? Io sicuramente lo sono…

La misura delle cose


Segnalo questo blog antropologico-religioso (nel senso di storico) tenuto da un contatto che affonda (io con lui) negli abissi del tempo cibernetico: La misura delle cose. Lo trovate anche nel blogroll, categoria Elettrocultura.

Un estratto da un post esemplificativo, tanto per capire di cosa si parla:

Stiamo vivendo nell’unico periodo della storia in cui è ritenuto elegante essere una strega. Anton La Vey così scherzosamente si esprimeva incoraggiando ogni donna a divenire una Satanic Witch (1971), la “perfetta strega” nella traduzione italiana, che conosce e padroneggia il suo potenziale femmineo e lo usa per i suoi scopi, tra piccoli accorgimenti estetici e la pratica della magia. Forma contratta di “witchcraft”, stregoneria, il termine deriva forse dal sassone “witche”, sottomettere e dare forma, in cui si rintraccerebbe una delle principali proprietà della magia che conosce e utilizza ogni elemento secondo le loro caratteristiche e reciproche correlazioni (cfr. norvegese “witke”, sciamana, veggente).

Dr. Myas and Sister Lade (Victoriana 25) – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la continua ricerca delle origini e risvolti del Fantastico, tramite la rubrica Victoriana, analizza approfonditamente pezzi di realtà passata, che poi non è molto diversa dall’attuale. Un estratto:

Ora, se il tema dell’identità costituisce una sorta di ossessione letteraria lungo tutto l’arco dell’epoca vittoriana (pensiamo solo alla sensation novel), in forme sempre più clamorose, in queste testimonianze ne cogliamo le trasformazioni ultime, già imbevute dei dubbi del Novecento; e del resto proprio Dion Fortune, coi suoi studi di psicologia e psicanalisi e i tentativi di sposare la tradizione ermetica alle moderne scienze umane (Freud, Jung) testimonia che il quadro sta cambiando.

Compton stesso argomenta del resto che una persona può conoscere per vie ordinarie una profonda modifica di personalità (a proposito di un impagabile personaggio, il dottor Vulsame, che da alcolista diventa militante dell’Esercito della Salvezza, sia pure senza perdere spiacevolezza); e lui stesso al termine dell’avventura si ritrova mutato parecchio rispetto all’uomo dell’incontro parigino del 1905. A fronte poi dell’ipotesi razionalista della doppia identità avanzatagli dall’amico dottor Habaden – Alice Lade crederebbe di ospitare in sé quella dell’ammiratissimo coniuge morto – e guardata da Compton con una certa avversione, resta da chiedersi se questo sia un narratore affidabile. Pirandello, potremmo dire, non è lontano. Ma la fecondità del linguaggio fantastico sta nell’imbarazzo che ci resta, nell’impossibilità di una risposta certa, e nel fatto che in fondo quel dubbio dal caso del singolo, sulla sua vera identità sessuale, dilaga a interpellare ansie e insicurezze, pregiudizi e nervi scoperti di un’intera società. Allora come oggi, fino – potremmo dire – agli sbarellamenti reazionari di certi dibattiti su gender & dintorni.

Anarchie naturali


Quando la distanza si  frappone alle complessità strutturali del continuum, si sfilacciano le coesini, le anarchie divengono più naturali.

Reflection


Una quantità di occhi blandiscono la mia attenzione, nel full-contact di intrusioni psichiche.

Cube house-scope – Ovvero, i precetti dell’Iperliberismo


Nelle strutture incastonate di iper-realtà, le esistenze assumono strutture ridondanti e ricordano come più ne produci, meno ti costa, più ci guadagni.

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