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I quattromila e gli ottocento, un nuovo romanzo breve di Greg Egan in Odissea Argento | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di un nuovo romanzo breve per Greg Egan, I quattromila e gli ottocento, evento sempre massimo per la SF mondiale che, questa volta, ha anche implicazioni sociali dirette col nostro mondo e modo di vivere. La quarta:

Camille è chiusa nel suo bozzolo. Una bara metallica poco più grande del suo stesso corpo, ancorata a una roccia che viaggia nello spazio in direzione di Cerere. È il modo in cui i rappresentanti dell’organizzazione chiamata Giusta Parte hanno dovuto scegliere per fuggire dalla loro casa, da Vesta, dopo che le cose si sono messe al peggio. Qualcuno ce l’ha fatta. Altri sono ancora in viaggio, e i loro nemici sono decisi a impedirgli di arrivare in salvo. Gli abitanti di Cerere si vantano della loro democrazia e della loro libertà, ma sono davvero al riparo dal pericolo che anche da loro possa accadere ciò che è accaduto su Vesta?

Economia e finanza a Roma (III secolo a.C.-III secolo d.C.) – Ep. 50, testo completo – Storia d’Italia


Su ItaliaStoria un interessante saggio storico sull’economia che ha plasmato l’Impero Romano nel suo periodo aureo; sono riportati importanti riferimenti sociali e finanziari su come la potenza romana si è tradotta in un mercato che ha diversi punti di contatto col nostro mondo iperliberista e monetariamente evoluto. Un estratto:

La crisi del 33 dopo cristo è una crisi molto diversa da altre di cui abbiamo parlato: non è una crisi dovuta a un periodo di difficoltà per l’economia romana, ma sembra dovuta proprio all’esuberanza di una bolla finanziaria, la prima documentata in questi termini. Ovviamente si tratta di ricostruire un puzzle sulla base delle testimonianze degli storici romani, in primis Svetonio, Dione Cassio e Tacito, storici che non capivano assolutamente nulla di economia se non le basi più rudimentali. Ciò nonostante, è possibile farsi un quadro della vicenda, vi propongo la versione a mio avviso più realistica precisando che ovviamente c’è molta congettura a riguardo.

Tutto iniziò con una evidente scarsità di moneta: nell’impero era diventato più difficile procurarsi monete per le transazioni, le banche iniziarono ad essere riottose nel fornire moneta ai propri depositanti. I contemporanei diedero la colpa all’avarizia di Tiberio nella spesa pubblica, alcuni se la presero con i grandi proprietari delle miniere spagnole, evidentemente non stavano producendo una quantità sufficiente di moneta. Nessuno ai tempo poteva pensare che la scarsità di moneta può essere legata al boom dei prestiti, vediamo come.
Nei primi decenni dell’impero esplosero i traffici marittimi: eliminata la pirateria e gli scombussolamenti delle guerre civili, la pax romana permise uno sviluppo di una vera e propria economia a scala mediterranea, con prodotti anche di largo consumo prodotti in aree specializzate e poi spediti in tutto l’impero. La crescita dei commerci fece crescere naturalmente il prestito marittimo fino a che i banchieri notarono che una parte crescente dei loro profitti era legata a questi prestiti e pigiarono probabilmente sull’acceleratore, concedendo i prestiti più facilmente e a prezzi più bassi con il solo obiettivo di guadagnare più dei noiosi e regolamentati prestiti tradizionali. Per farlo i banchieri iniziarono a tagliare la quantità di monete d’oro mantenute in cassa per sicurezza: invece di 100 monete d’oro su 1000, tagliarono a 50, l’ingordigia ahimè batte quasi sempre la prudenza, oggi come allora. Il problema è che l’aumento dei prestiti fece crescere l’attività economica e le transazioni senza che aumentasse in modo considerevole la quantità di moneta circolante, portando ad un certo punto le persone a notare una certa difficoltà nel procurarsi le monete necessarie per le transazioni. Cosa fareste voi allora? Ma chiaro, andreste in banca a chiedere più monete. Ma la banca ora ha solo 50 monete d’oro in pancia, all’improvviso si ritrova con necessità giornaliere di 100, 150 monete d’oro che non ha. Inizialmente prova a farsele dare da altre banche, ma quando tutte iniziano ad avere lo stesso problema i nostri banchieri si ritrovano con un bel problema. Cosa fare? Ma ovvio, quello che le banche di ogni tempo e ogni luogo hanno sempre fatto: i banchieri chiedono il rientro dei prestiti più rischiosi o il rientro dei correntisti con uno scoperto, pratica questa documentata nell’antica Roma.

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Proposta di legge contro l’alienofobia e il terrestrismo | NAZIONE OSCURA CAOTICA


[Letto su NazioneOscura‘s blog]

Il presidente Lukha B. Kremo ha proposto un disegno di legge alla Nazione Oscura Caotica che prevede di punire la discriminazione e l’incitamento all’odio terrestrista contro tutte le forme di vita aliene. Sarebbe il primo caso al mondo.

 

Racconto di Pasqua – Carmilla on line


Vetriolo puro dalle righe di Alessandra Daniele, su CarmillaOnLine; perché la causa della pandemia siamo noi, con i nostri comportamenti liberisti che devastano l’intero pianeta, e siamo solo all’inizio con gli sconquassi sociosanitariecologici…

Ebenezer Scrooge si svegliò di soprassalto, e si vide davanti un enorme coniglio antropomorfo.
– Chi cazzo sei? – Chiese con la voce ancora impastata dal sonno.
– Sono il fantasma della Pasqua Futura.
– E perché indossi quel ridicolo costume da coniglio?
– E tu perché indossi quel ridicolo costume da uomo?
– Ma questa non è una battuta di Donnie Brasco?
– Donnie Darko, imbecille, Donnie Brasco è un film di mafia. Ma che te lo dico a fare.
Scrooge prese la pistola dal comodino, e gli svuotò il caricatore contro. Le pallottole lo attraversarono come nebbia.
– Sono un fan-tas-ma – Scandì il coniglio. Poi schioccò le dita.
Si ritrovarono in uno stanzone pieno di letti circondati da macchinari. Su ognuno un paziente intubato.
– Questi sono i tuoi operai. Si sono ammalati nelle tue fabbriche.
– Non è colpa mia. E se m’hai portato qui per cercare di convincermi del contrario è inutile.
– Non t’ho portato qui per convincerti, ma per lasciartici.
Scrooge fece spallucce.
– Tanto sono vaccinato.
– Ma qui siamo nel futuro. Questo coronavirus non è quello che conosci, è il prossimo.
Scrooge impallidi. Il coniglio aprì le braccia.
– Sorpresa – disse, e sparì.

ROGER WATERS: “THE BRAVERY OF BEING OUT OF RANGE” – VERSIONE 2021 | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia la segnalazione della partecipazione avvenuta ieri di Roger Waters a un evento politico, Live for Gaza, in cui ha performato un suo vecchio brano di trent’anni fa, per sottolineare che c’è necessità di impegno politico, per evidenziare che l’anno prossimo lui tornerà sulle scene col suo This is not drill, spettacolo militante di cui tutti abbiamo bisogno per metterci di traverso a un sistema inumano e votato solo al business. Shine on.

Roger Waters: “Sono davvero felice di far parte di questa serata di musica, amore e movimento. Assicuratevi un biglietto e sintonizzatevi questo sabato per assistere alla première mondiale di io e la band che suoniamo ‘The Bravery of Being Out of Range’ (inclusa una nuova strofa).Coglierò l’occasione per chiedere ai giocatori della English Premier League (EPL) di unirsi a me in una campagna internazionale per convincere la FIFA e la UEFA a vietare alla squadra di calcio nazionale di Israele e alle società calcistiche israeliane di prendere parte alle competizioni internazionali fino a quando Israele non interromperà le sue politiche razziste di apartheid”.

 

Il Cyberpunk è morto: lunga vita al Cyberpunk | AxisMundi


Su AxisMundi un articolo che è in realtà un posteditoriale alla pubblicazione Cyberpunk di Mondadori. Siamo sulle stesse lunghezze d’onda espresse in queste mesi un po’ ovunque da altre critiche evocate dal tomo Mondadori, il cyberpunk è stato un movimento che ha anticipato talmente tanto il basso futuro da divenire l’attualità. Alcuni estratti:

Bisognerebbe fare un listone della spesa solo per elencare le principali opere classificabili nella categoria cyberpunk e i suoi precursori. Blade Runner, Ghost in the Shell, Transmetropolitan, Nirvana… il cyberpunk è ovunque, ma questo non è necessariamente un bene. È un problema nel momento in cui si rapporta a una società troppo cyber e poco punk, che lo riduce a ennesimo oggetto di consumo e lo muta in agente della società dello spettacolo, teorizzata da Guy Debord nel 1967: Lo spettacolo è il cattivo sogno della società moderna incatenata, che non esprime in definitiva se non il suo desiderio di dormire. Lo spettacolo è il guardiano di questo sonno.

Con le tecnologie avanzate, le luci al neon e il Keanu Reeves di turno, lo spettatore viene trascinato nel cyberspazio delle infinite possibilità. Ma vi resta inerme. Così il cyberpunk sta vendendo l’anima al diavolo, in contraddizione ai principi che l’hanno fondato. Questa condizione paradossale è percepita soprattutto in riferimento al contesto italiano. Negli anni Novanta in Italia il cyberpunk era qualcosa di marcatamente politico. Per rendersene conto basta recuperare alcuni testi cult di quel periodo. La prefazione all’antologia Cyberpunk edita da Shake Edizioni Underground si apre con queste parole del curatore Raffaele Scelsi: La tensione politica di questo scritto è orientata difatti verso la riappropriazione della comunicazione da parte dei movimenti sociali, tramite la formazione di reti informatiche alternative, che possa finalmente impattare lo strapotere delle multinazionali del settore. Oggi tramite il cyberpunk si offre l’opportunità, a tutti gli operatori culturali e di movimento, di aprire un nuovo enorme campo di produzione di immaginario collettivo, capace di scardinare la tenace cappa immaginativa esistente, dalla quale da più tempo si è compressi. 
Non c’è partitismo, ma vengono affermati dei principi. L’autogestione, la democratizzazione dell’informazione e le potenzialità delle nuove tecnologie non sono slogan, come si legge all’inizio del volume: «Non esiste copyright su questa pubblicazione. Si diffidano però tutte quelle Società che lavorano per la costruzione e il mantenimento di una “società orientata verso una comunicazione di tipo chiuso”, a farne liberamente uso». Cyberpunk non come orpello ludico-letterario, ma sottocultura.

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Lankenauta | Bugiardi senza gloria


Su Lankenauta la segnalazione di un nuovo libro giornalistico di Marco Travaglio, interessante perché con documentazione inoppugnabile – prove processuali – l’autore dimostra come la classe politica italiana, manageriale e giornalistica sia allineata ai bisogni del business: la truffa, quella ideologica e/o concreta, affinché il Sistema del sopruso in nome del capitale si perpetui un altro po’. Bugiardi senza gloria:

Travaglio, che dirige un quotidiano chiaramente d’opinione, è noto per i suoi editoriali nei quali è tutto un perculare senza remore; e questo inevitabilmente qualche rodimento lo provoca. Il punto semmai è che il risentimento, almeno quella più profondo, ci sta nasca non tanto dalle opinioni e dallo scarso bon ton di Travaglio & C. quanto dai fatti e dalle inchieste proposte dal suo quotidiano.

Difatti “Bugiardi senza gloria” potremmo definirlo la seconda parte, aggiornata, del precedente “La scomparsa dei fatti”, feroce atto d’accusa nei confronti di una casta di giornalisti troppo appecoronata agli interessi del loro editore; che così esordiva: “I fatti separati dalle opinioni. Era il motto del mitico Panorama di Lamberto Sechi, inventore di grandi giornali e grandi giornalisti. Poi, col tempo, quel motto è caduto in prescrizione, soppiantato da un altro decisamente più pratico: Niente fatti, solo opinioni. I primi non devono disturbare le seconde. Senza fatti, si può sostenere tutto e il contrario di tutto. Con i fatti, no […] Oggi sono spesso le opinioni a trasformarsi in fatti” (pag. 1).

La sostanza di “Bugiardi senza gloria”, autentica enciclopedia di mistificazioni, spesso al limite del ridicolo, perpetrate ai danni dei lettori e quindi dell’opinione pubblica, può essere sintetizzata in queste parole: “Tutto parte ancora dai quotidiani ‘di carta’. Per questo continuano a uscire in edicola, anche se hanno quasi tutti i bilanci in rosso. Convengono ai loro rispettivi padroni. Non per i ricavi, spesso magri o inesistenti, anche con finanziamenti pubblici e/o gli introiti pubblicitari. Ma perché condizionano la percezione della realtà, dunque l’opinione pubblica, quindi la politica, l’economia la magistratura. I padroni dei giornali e delle tv non hanno nulla a che fare con gli editori, anche se si fanno chiamare così: usano i loro media come bastoni e carote. Bastoni per malmenare chi ostacola i loro interessi (in tutt’altri campi: quelli dei loro veri business). Carote per nutrire chi li asseconda e si mette al loro servizio” (pp.12). Tutto questo per dire che “In Italia il problema numero uno non è la politica, né l’economia, né la giustizia: è l’informazione”. E sugli episodi, spesso ridicoli, che “a colpi di censure, bugie, invenzioni, calunnie, doppiopesismi, giravolte, ipocrisie, hanno alterato la percezione di quel che accade sotto i nostri occhi” (pp.16), è stato ricostruito un repertorio davvero impressionante.

PartenoPunk – fragori dal Vesuvio


Su PostHuman una recensione di Roberta Guardascione ad Africani Marocchini Terroni, saggio di Davide Morgera che racconta la diffusione del punk a Napoli, negli anni a cavallo tra i ’70 e gli ’80, in un momento in cui la diffusione delle notizie non avveniva tramite Internet e in cui i concetti, le idee, venivano filtrati dalle distanze e barriere fisiche tra una città e un’altra, tra una nazione e le altre, tra un mondo e gli altri chiusi da barriere politiche e conservative. Un estratto:

Siamo nel settembre del 1979, l’Italia è una dimenticata colonia sul fondo dell’Europa, ancora provinciale e nel pieno degli anni di piombo, degli schieramenti politici e delle repressioni inflitte alla nuova generazione di “Kids”, che più di ogni altra cosa brama la libertà espressiva.
Il loro riscatto arriva con la benedizione di una sacerdotessa che, come in un rito religioso, porta in Italia il sacro fuoco del Rock, che esplodeva e mutava forma già da diversi decenni altrove, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. I due concerti che Patti Smith ha tenuto in quel fatidico mese a Bologna e a Firenze sono da considerare la scintilla che ha infiammato il fervore giovanile, assetato di scoprire nuovi eroi, nuovi suoni e un nuovo immaginario collettivo.

Tuttavia la colonizzazione del BelPaese da parte di questa forza esplosiva è stata lenta, in particolare al Sud. Nonostante il super concerto che Lou Reed aveva tenuto allo stadio Partenio di Avellino, facendo drizzare le orecchie ai punx meridionali – che probabilmente non sapevano neanche di esserlo – il Sud rimaneva sempre isolato geograficamente e culturalmente dal resto dell’Italia e dal mondo. Certe sonorità hardcore che si facevano largo tra la folla di ragazzini che desiderava metter su una band per imitare i Clash o i Sex Pistols erano ancora materiale alieno al di sotto di Roma.

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Vax Show – Carmilla on line


Vetriolo puro dalla penna di Alessandra Daniele, su CarmillaOnLine; non dite che non vi avevo avvisato, poi…

Benvenuti a Moriremo Tutti, il nuovo talk de La7 dedicato alla pandemia, perché Omnibus, Coffee Break, L’Aria che Tira, Tagadà, Otto e Mezzo, Non è l’Arena, Di Martedì e Piazzapulita non bastavano ancora.
Stasera parleremo di vaccini coi nostri esperti virologi, infettivologi ed epidemiologi, dei veri sommelier di sieri, ma ne parleremo anche con chi non ne capisce un cazzo, ma fa comunque numero in tutte le nostre trasmissioni, sottosegretari, opinionisti, editorialisti e tuttologi.
E direttori di giornali.
Giornali che nessuno legge più.
Giornali che nessuno ha mai letto.
Che esistono solo per la rassegna stampa dei Tg.
Che sono come i libri finti delle scenografie: scatole vuote.
Parleremo di contagi. Parleremo di movida. Non parleremo di fabbriche.
Discuteremo di vaccini per ore ed ore fino a notte, ripetendo cose che sono già state dette un milione di volte, e lo faremo nel modo più ansiogeno possibile.
Vi metteremo paura di vaccinarvi.
Vi metteremo paura di non vaccinarvi.
E se il Covid non vi spaventa abbastanza, approfittando dell’argomento vaccini parleremo anche di tetano, ebola, peste e vaiolo.
Perché per noi la paura è l’anima del commercio.
E adesso, pubblicità.

GLI SQUALLOR, L’ARTE TRA GIOCO E SATIRA – GIORNALE POP


Un po’ di storia e analisi filologica del lavoro degli Squallor che, va detto chiaro e tondo, in un’epoca bieca e bigotta come questa non avrebbero avuto la popolarità e il consenso che hanno invece riscontrato; il politically correct – mossa culturale volta a favorire il business, ca va sans dire – miete a mani basse ovunque ed è un po’ un resistere alla marmellata uniformante quello che siamo chiamati a fare, sappiamo che esiste il giusto e lo sbagliato, sappiamo che esistono le differenze, e tutto ciò va rimarcato invece che appianato senza che ciò significhi, ovviamente, infamare o denigrare: il rispetto del reale deve guidare, tanto per dire Destra e Sinistra non sono per niente equivalenti.
Su GiornalePop.

La politica italiana è sbeffeggiata tanto a destra quanto al centro e a sinistra. Gli amori omosessuali vengono palesemente ridicolizzati, ma la stessa sorte tocca anche alle relazioni etero.
La Chiesa è presa di mira in diverse occasioni, ma non mancano caricature dell’Islam o di Confucio. Insomma, un dissacrante anarco-nichilismo prende di mira un’intera società deridendo chiunque, a cominciare da loro stessi: gli autoironici Squallor. La totale dissacrazione del concetto di artista, la disintegrazione dei valori, la rinuncia assoluta a ogni logica e raziocinio, l’assenza di regole, il rifiuto del linguaggio logico-consequenziale, l’assurdo. Tutti questi elementi caratterizzano fin dagli esordi la poetica degli Squallor e ci riconducono all’aspetto dadaista a cui abbiamo accennato.

Ma quando è che la demenzialità si fa arte? Quando è capace di colpire sovrastrutture e schemi della mente, penetrando al di là di ogni barriera logica per creare un varco capace di aprire la strada a sensibili mutazioni nell’animo dell’ascoltatore. Anche lo shock estetico può essere in tal senso uno strumento. Il linguaggio anti-aristotelico di una narrazione «a-semantica» del primo periodo degli Squallor è riconducibile a quel novero di performances dell’assurdo che hanno caratterizzato più momenti nelle avanguardie artistiche del XX° secolo.
Emblematico in tal senso è il brano sperimentaleMarcia Longa(1974) che rappresenta forse l’apoteosi dell’avanguardismo squalloresco. Un’opera di per sé psichedelica ma che trascende il concetto stesso di psichedelia sfuggendo a ogni tentativo di categorizzazione. Marcia Longa è «teatro psichico», «flusso di coscienza», «terrorismo poetico».

È la straniante messa in scena del nonsense in uno spettacolo sonoro a due canali stereo.

ADESSO-DOPO

SCIVOLO.

J. Iobiz

Scrittore. In realtà, sono solo un personaggio di fantasia, ma di quale fantasia non ricordo più

Unclearer

Enjoyable Information. Focused or Not.

Free Trip Downl Hop Music Blog

Free listening and free download (mp3) chill and down tempo music (album compilation ep single) for free (usually name your price). Full merged styles: trip-hop electro chill-hop instrumental hip-hop ambient lo-fi boombap beatmaking turntablism indie psy dub step d'n'b reggae wave sainte-pop rock alternative cinematic organic classical world jazz soul groove funk balkan .... Discover lots of underground and emerging artists from around the world.

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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