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Archivio per Sociale

Benjamin H. Bratton – The Stack, On Software and Sovereignty | Neural


[Letto su Neural]

Nel libro The Stack, On Software and Sovereignty, Benjamin Bratton (professore di arti visive e direttore del Centro di Design e Geopolitica dell’Università della California di San Diego) elabora un programma stimolante e originale per rappresentare una vivace immagine del nostro mondo contemporaneo. Nel serio tentativo di rispondere a domande sollevate dalla realizzazione di infrastrutture computazionali di una portata tale che poche decine di anni fa non si poteva neppure immaginare, l’autore s’interroga sulle correlate dimensioni fisiche e digitali della nostra realtà. The Stack descrive in dettaglio i diversi moduli di una megastruttura accidentale che costituisce il nucleo della realtà in livelli materiali e virtuali; questo è importante perché la megastruttura citata prima è riplasmabile dalla geopolitica alla governabilità, dalla sovranità alla linguistica. La pubblicazione prende il suo nome dall’architettura hardware flessibile disposta come un cumulo su un’asse verticale, la pila. Queste unità parallele che operano simultaneamente vengono proposte come una potente metafora per sviluppare un progetto intricato del presente. Come la pila è descritta formata da sei livelli così il libro dedica un capitolo per delineare nel dettaglio ciascuno di esso. Bratton si focalizza partendo dalle più grandi formazioni, la Terra, e la Nuvola, ai concetti geografici più famigliari, la Città e l’Indirizzo, per concentrarsi alla fine su quelli che hanno bisogno di una maggiore analisi per essere descritti accuratamente, L’Interfaccia e l’Utente. Le questioni ontologiche e i problemi etici provenienti dalla teoria contemporanea in diversi campi sono accuratamente fusi insieme nel tentativo di trovare una spiegazione sul perché cambia quello che governano i governi e sul perché muta quello che gli scrittori scrivono. Ci sono quattro fronti su come il testo operi a un livello concettuale. Il libro può essere considerato come un Manifesto della Filosofia Politica perché studia in maniera approfondita la riconfigurazione socio-politica della nostra vita contemporanea. Potrebbe essere considerato come un libro sugli Studi dei Software per quanto esso si sforzi di capire le implicazioni del calcolo su scala planetaria. Può essere anche letto come un libro sulla Teoria dell’Architettura per quanto esso cominci chiedendo quale sia l’architettura per questo nuovo mondo; e la cosa più affascinante del libro riguarda il Design, in quanto il libro rinnova il ruolo del lettore, l’utente del libro in poche parole, illustrando le specifiche tecniche e invitando l’utente a proporre delle soluzioni possibili in tali scenari di progettazione. La complessa scrittura di Bratton, talvolta oscura, altre volte chiara, è generalmente creativa e provocante. È uno sforzo enorme di uno studioso che accetta la sfida di mettere ordine a vari discorsi intellettuali che articolano idee complesse e propongono i propri concetti. Il mio consiglio per il lettore: visto che molti di questi concetti nel libro possono essere nuovi, o perché sono neologismi o perché sono rivisitati nel loro significato tradizionale, iniziare la lettura dal capitolo del Glossario può essere una guida molto utile per navigare nel libro.

“Così va il mondo” secondo Noam Chomsky | BooksBlog


Su BooksBlog la segnalazione di un saggio di Noam Chomsky, assolutamente disturbante (perché vero) e chiaro per la sua visione della nostra società; parliamo di Così va il mondo, eccone un passo:

“In realtà non c’è mai stato nulla che potesse lontanamente assomigliare davvero al capitalismo. La verità è che le corporation insistono per avere governi che le proteggano, e la loro stessa esistenza è un attacco ai mercati. Tutto questo parlare di capitalismo e libertà è una menzogna deliberata”.

Secondo Chomsky, senza alcuna elezione o votazione democratica, un consesso di oligarchi si è sostanzialmente autonominato Senato del mondo in base al censo e alla classe sociale. Il ruolo del popolo è più o meno di ratificare, attraverso quello che si è ridotto a un rito formale – le elezioni – decisioni già prese e comunque separate dalle politiche economiche, che si muovono su binari diversi dalla politica vera e propria.

Noam Chomsky è un acuto conoscitore delle dinamiche del potere, e un infallibile premonitore dei mali che affliggono le società occidentali. Quasi trent’anni fa aveva predetto il disastro della speculazione finanziaria, che negli anni ha sostituito l’economia di investimento, e il progressivo sgretolamento delle democrazie da parte delle ricche élite che più di tutto odiano essere intralciate da istanze sociali.

IS THIS THE LIFE WE REALLY WANT? – RECENSIONE E TRADUZIONE DEI TESTI


Su PinkFloydItalia una bella recensione all’ultimo disco di Roger Waters, Is This The Life We Really Want?. Ne estraggo un passo, ma leggetela tutta che è molto interessante; in fondo al post, ci sono tutti i testi dell’album:

Alla fine, tutto ciò che conta, è se ti commuove o no“. Con questa frase Roger Waters commentava il capolavoro “The Dark Side Of The Moon”, ed è la prima cosa che mi è venuta in mente ascoltando l’ultimo disco “Is This The Life We Really Want?“. E Roger Waters ci ha beccato in pieno. Sono già state fatte molte recensioni su questo album, alcune negative ed altre, da parte di chi conosce veramente il valore di Roger, più positive. Da parte mia, posso solo dire che questo nuovo lavoro mi ha commosso veramente, la voce di Roger non sarà bella come quella di David Gilmour, non ci sono assoli di chitarra in grado di aprirti mente e anima, ma troveremo tutto quello che ha fatto dei Pink Floyd una delle band più importanti del pianeta: se sotto l’aspetto musicale il richiamo ai Pink Floyd è palese, sotto l’aspetto lirico troviamo un Roger Watars schierato e “incazzato” come non mai. Personalmente ho apprezzato in pieno questo disco, che a mio avviso necessita di più ascolti – come tutti i lavori floydiani e solisti – per essere apprezzato appieno.

 

Benvenuti nell’epoca 
del fascismo sociale – l’Espresso


Su L’Espresso un’intervista a Sousa Santos che indaga i disagi sociali tipici di quest’epoca, incolpandone il Liberismo sfrenato, inumano e senza regole se non l’ottenimento del guadagno stesso. Parliamo quindi di Fascismo sociale, uno Stato sulla carta democratico e progressista, intrinsecamente votato però al Liberismo più selvaggio e terrificante.

Situazioni pessime, quanto le religioni o le presunte tali, orride alla stessa stregua di chi uccide in nome di un presunto dio che ha i paramenti della politica e dell’economia. Siamo in un mondo davvero vomitevole.

Video Rai.TV – Rai Movie – Tanti futuri possibili – Omaggio a Renato Nicolini


Durante un tardo pomeriggio, Renato Nicolini attraversa a bordo di un mini-van il Grande Raccordo Anulare di Roma. Con il traffico alle spalle e l’incessante scorrere delle auto, in lui si attivano pensieri e riflessioni secondo libere associazioni di idee. Diretto da Gianfranco Rosi.

La parte più importante, però, quella SF e quantica, è negli ultimi dieci minuti, e lì ho avuto un mezzo colpo apoplettico perché ho riconosciuto la matrice surreale delle nostre fantasie connettive, come se noi fossimo innestati nel tessuto spaziotemporale contemporanea che è l’illusione stessa… Grazie a Giovanni De Matteo per la segnalazione; su ArchivioRAI.

Le radici pagane della rivoluzione biopolitica. | L’indiscreto


Su L’indiscreto un articolo di Riccardo Campa che riprende le idee espresse nel suo La rivincita del paganesimo, uscito un po’ di tempo fa per i tipi di D Editore. Il focus, questa volta, è sulla biologia e la nuova politica che ne deriverà, ovviamente il tutto è assai interessante e da divorare.

Oggi la Chiesa cattolica e i partiti conservatori insistono sul fatto che le radici dell’Europa sono cristiane. Insistono anche ossessivamente sul fatto che c’è un’unica bioetica “vera” ed è quella cristiana. Detta bioetica proibisce o limita fortemente un numero elevato di pratiche biomediche (aborto, eutanasia, eugenetica, procreazione artificiale, fecondazione eterologa, terapie geniche, cure con staminali embrionali, modifica della linea germinale, ecc.). Ma, allora, come si spiega la rivoluzione biopolitica in atto? Se è in atto una rivoluzione, è plausibile che ci sia un’altra irresistibile forza etica e spirituale che spinge in quella direzione.

Naturalmente i cristiani respingono questa tesi, ritenendo di avere il monopolio della spiritualità. Sostengono infatti che è Mammona, l’interesse, il denaro a spingere in quella direzione. Ma che si tratti di una lettura parziale e di comodo è piuttosto evidente. Anche l’aspetto “commerciale” esige una spiegazione. Perché ci sono tanti acquirenti di soluzioni biomediche? Perché si vogliono figli sani e non malati? Perché si vuole rallentare il proprio invecchiamento? Perché si affrontano con mezzi tecnici le malattie e le menomazioni? Perché si usano rimedi farmacologici per agire sulla propria psiche? Perché si cerca di migliorare innanzitutto questo mondo, la propria esistenza terrena, il proprio corpo, e si guarda con timore alla morte?

«Perché tutto questo è in vendita»: non è una risposta soddisfacente. Ci sono migliaia di prodotti che sono stati proposti sul mercato e poi ritirati perché non hanno suscitato sufficiente interesse.

Qualcuno risponde semplicemente: perché è il buon senso che ci dice che è preferibile essere sani, intelligenti, belli, forti, giovani e longevi, piuttosto che malati, stupidi, brutti, deboli, vecchi e moribondi. C’è qualcosa di vero in questo. Ma nemmeno questa è una risposta completa. Se la tradizione mistica giudeo-cristiana, che qualcuno vorrebbe egemonica in Europa e America, ci trasmette un messaggio del tutto diverso – volto a rivalutare la sofferenza e la carità in vista di un premio post mortem – donde deriva questo buon senso terrestre, questa etica alternativa?

Basta scavare ancora più indietro nella tradizione occidentale e si scopre che le radici della rivoluzione biopolitica sono proprio nel paganesimo europeo. Una tradizione millenaria che il cristianesimo ha inizialmente cercato di estirpare e, poi, nel Basso Medioevo e nel Rinascimento, di riassorbire parzialmente, nella speranza di poterne trarre qualche frutto. Sennonché, nella Modernità, la tradizione pagana è sfuggita del tutto al controllo della Chiesa ed è riemersa prepotentemente, diventando di nuovo egemonica. Se non nelle forme, almeno nei contenuti più profondi e autentici.

Le ceneri della memoria – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un sentito ricordo, che parte dal libro di Luigi Botta, Le ceneri della memoria, dedicato a Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti.

È una storia intima, di famiglie non necessariamente proletarie, ma che dalla fatica del lavoro quotidiano traevano sostentamento e rispettabilità, catapultate loro malgrado in una vicenda più grande e, per molti versi, così lontana dal loro immaginario. Da questo punto vista, piuttosto preziosa, anche per il valore di documento memoriale che assume, è l’introduzione al volume di Giovanni Vanzetti, nipote di Bartolomeo. Siamo qui proiettati in un dramma confidenziale, che irrompe in una famiglia mite e serena, cattolica e laboriosa, coinvolta in un destino che non aveva scelto ma che, con dignitoso contegno, non ha mai smesso di ricercare la verità sulla triste vicenda, caparbiamente determinata a trasformare un fatto privato in un discorso pubblico. È proprio ai familiari di Vanzetti che si deve la conservazione delle lettere (poi versate nei fondi dell’Istituto Storico di Cuneo), così come l’istituzione di borse di studio e di aule scolastiche attrezzate, intitolate alla memoria di Bart; una famiglia che, assai distante dal sovversivismo libertario, nel corso degli anni ha ospitato anarchici e solidali, studiosi e giornalisti, che arrivavano nel paesino di Villafalletto per conoscere i dettagli di quanto avvenne oltreoceano.
Al tempo stesso, il volume di Botta ci proietta nel mondo dell’emigrazione d’inizio secolo scorso, nelle sue tensioni e le sue speranze. È in questo ambiente sociale che i due protagonisti si immergono nel proletariato profondo e cosmopolita statunitense, legandosi e alimentando quella fitta rete informale e transnazionale che ha caratterizzato l’anarchismo italiano tra l’Ottocento e il Novecento. È il mondo di «Cronaca Sovversiva» di Luigi Galleani, di quegli anarchici antiorganizzatori che non disdegnano di far saltare Wall Street come di superare i confini a sud e partecipare, armi alla mano, alla rivoluzione messicana o di organizzare scioperi o, ancora, dare vita ad ambiti di studio e autoeducazione.
Un sovversivismo che dové fare i conti con la Red scare, l’involuzione autoritaria degli Stati Uniti d’America che, a partire dal 1917, vide i governi stelle e strisce covare un timore spasmodico nei confronti dell’iniziativa delle classi subalterne. Furono anni di repressione brutale, indiscriminata, di cui Sacco e Vanzetti furono due tra le tante, troppe, vittime. Il procedimento penale che li coinvolse fu infatti l’espressione di una debolezza profonda della democrazia americana così poco abituata a mediare la conflittualità sociale. Le vicende sono note: accusati di una rapina finita male, vennero coinvolti in un processo farsesco in cui, per esempio, il primo avvocato assunto dalla difesa era in realtà un collaboratore della parte d’accusa; i testimoni a loro favore furono maltrattati e denigrati, in buona sostanza non creduti. Insomma, i due anarchici venivano puniti non tanto per il fatto addebitatogli, ma perché sovversivi, rappresentanti di quel proletariato immigrato meno disponibile a chinare la testa. Il modo in cui si muore qualifica spesso la vita che si è vissuta e, fino all’ultimo, Sacco e Vanzetti tennero fede alle loro idee. Lo Stato americano mostrò invece tutte le sue paure, facendo presidiare militarmente il penitenziario, sciogliendo violentemente i comizi di solidarietà, rifiutando ogni supplica da parte dei parenti, vietando l’esposizione delle ceneri, ostacolando e provocando in ogni modo anche lo svolgimento del corteo funebre, del quale fece bruciare le pellicole così da evitare che si potesse tramandare la memoria di quell’indimenticabile manifestazione di massa (alcune fonti parlano di quasi mezzo milione di partecipanti) che accompagnò i feretri per un ultimo saluto. Ed è proprio il filmato del funerale che viene finalmente restituito nel dvd allegato al volume (su concessione della Sacco & Vanzetti Commemoration Society di Boston), descritto fotogramma dopo fotogramma dall’intervento di Jerry Kaplan, mentre Bob D’Attilio ne ripercorre il tortuoso recupero.

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Culture seriali

A X I S m u n d i

Rivista di cultura, tradizione, antropologia del sacro, storia delle religioni, esoterismo. A cura di Marco Maculotti.

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Chiara Prezzavento

editing, scrittura, lettura

the green path

… Dorothy si trova in un mondo colorato con delle piccole casette e una stradina dorata, in viaggio verso la città di smeraldo. Il mago di Oz (1939)

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«L'attualità tra virgolette»

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