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Culture e pratiche di sorveglianza. Il nuovo ordine mediale delle piattaforme-mondo – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo di Gioacchino Toni che recensisce in modo ragionato Le piattaforme mondo. L’egemonia dei nuovi signori dei media, di Luca Balestrieri. Un estratto per capire ci cosa si parla:

Attorno alla metà degli anni Dieci del nuovo millennio è emersa con forza l’importanza che nell’odierna economia globale sta assumendo il cosiddetto Platform Capitalism – analizzato pionieristicamente da studiosi come Nick Srnicek1 –, cioè quella particolare forma di business ruotante attorno al modello delle piattaforme web rivelatosi il paradigma organizzativo emergente dell’industria e del mercato grazie alla sua abilità nello sfruttare pienamente le potenzialità della cosiddetta quarta rivoluzione industriale.

In generale, quando si parala di “piattaforma” si fa riferimento a «uno spazio per transizioni o interazioni digitali che crea valore attraverso l’effetto network, il quale si manifesta tramite la produzione di esternalità positive» (p. 14). Visto che la creazione di valore deriva soprattutto dalla conoscenza dei clienti e del mercato, diventa fondamentale la capacità di estrazione e di interpretazione dei dati comportamentali dei consumatori. Essendo la piattaforma a organizzare i flussi di informazione all’interno del network, la sua forza risiede proprio in questa sua capacità di connettere e ottimizzare gli scambi di informazioni tra gli elementi che coinvolge che prima erano invece disseminati lungo una filiera lineare. Si tratta pertanto di una forma organizzativa meglio capace di sfruttare le potenzialità offerte dall’intrecciarsi di intelligenza artificiale, cloud computing e connessioni ultraveloci e che, strada facendo, ha dato luogo a quelle che l’autore definisce come vere e proprie “piattaforme-mondo”:

“ecosistemi che organizzano in rete produzione e consumi, sviluppano e gestiscono la tecnologia con cui governano i mercati e tendono a espandersi attraverso il controllo dei dati. La piattaforma diventa mondo, tende a dilatare sena limiti i suoi servizi e le opportunità che offre. È la versione dell’one stop shop sviluppata, con il massimo di rigore e coerenza, per le prime dalle grandi piattaforme cinesi. Una sorta di paese dei balocchi nel quale il consumatore, idealmente, non deve cercare altrove per soddisfare digitalmente ogni suo bisogno (p. 19)”.

Si sta parlando di colossi statunitensi come Alphabet (gruppo Google), Amazon, Facebook, Apple e Microsoft e cinesi come Baidu, Alibaba e Tencent. A un livello inferiore in questa gerarchia di potenza si collocano invece piattaforme come Netflix e Spotify in quanto impegnate in un segmento di mercato limitato, audiovisivo la prima e musicale la seconda. Per dare un’idea della potenza di fuoco di cui dispongono tali colossi si pensi che nel 2021 tra le dieci imprese a maggior capitalizzazione mondiale figuravano ben sette piattaforme-mondo.
Per comprendere come le piattaforme si siano evolute da semplici sistemi informatici nell’infrastruttura chiave dell’economia globale in grado di erodere le sovranità nazionali, sfruttando la capacità di ottenere ed elaborare dati, lo studioso ritiene sia necessario partire dalle “guerre dello streaming” per il controllo dell’industria audiovisiva statunitense che si sono scatenate negli anni Dieci del nuovo millennio. A una prima fase in cui le piattaforme S-VOD (sevizi video-on-demand richiedenti un abbonamento per una visione senza limiti dei contenuti) sferrano il loro attacco alla televisione multicanale uscendone vincitrici, succede una seconda fase in cui queste piattaforme si scontrano tra di loro per il dominio del mercato in una competizione giocata sul volume di dati raccolti e sull’ampiezza dei servizi che tali dati permettono di proporre in maniera profilata ai consumatori.

Per oltre un trentennio, a partire dagli anni Novanta del Novecento, il sistema della tv via cavo statunitense ha regnato sul sistema mondiale dei media grazie soprattutto alla sua indubbia capacità creativa (che ha portato a fare della serialità la narrazione privilegiata della contemporaneità e del suo immaginario) e all’aver messo in piedi un efficace sistema produttivo e di aggregazione di media company capace di integrare il comparto hollywoodiano tanto a livello creativo che organizzativo. Ne corso degli  anni Dieci le piattaforme streaming hanno dunque saputo assimilare e prendere il controllo tanto della creatività seriale che della base produttiva sviluppata nel frattempo dal sistema della tv via cavo. A risultare vincente, scrive Balestrieri, non è dunque il prodotto in sé (la serialità), che le piattaforme hanno trovato già strutturato dalle cable tv, ma il rapporto con il consumatore, che nello specifico significa la fruizione on demand e la valorizzazione della libertà di scelta. Quando compare Netflix, ad esempio, la cosiddetta complex tv2– la tv della complessità narrativa – era già un dato di fatto così come, almeno parzialmente, le sue innovative modalità produttive. Si potrebbe dire che Netflix arriva quando HBO ha già cambiato la serialità.

Radicalized di Cory Doctorow | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione che Urania Jumbo pubblica questo mese Radicalized, di Cory Doctorow, raccolta di quattro racconti a tema che possono essere più incisivi di un romanzo. La sinossi:

In questo volume sono raccolti quattro racconti di Cory Doctorow che, attraverso il filtro della fantascienza, gettano nuova luce su temi di scottante attualità… con la stessa delicatezza con cui si getta la benzina sul fuoco. Immigrazione clandestina, brutalità della polizia, malasanità, il controllo da parte delle grandi corporazioni su ogni aspetto della nostra esistenza: argomenti che sembrano usciti dai titoli dei giornali, si mescolano tra loro e danno vita a un cortocircuito esplosivo.

Nel primo racconto, ambientato in un futuro rigidamente diviso tra ricchi e poveri, dove l’uso di qualsiasi elettrodomestico è strettamente vincolato al proprio contratto con la rete di fornitura, e controllato tramite il sistema dei big data, una giovane rifugiata dalla fedina penale illibata si ritrova costretta dalla necessità ad hackerare prima gli elettrodomestici, poi gli ascensori di un intero condominio… con conseguenze inattese.

Il secondo racconto è dedicato al supereroe American Eagle, un campione di verità e di giustizia che ricalca da vicino la figura di Superman ed è osannato dalla gente. Almeno fino a quando non interviene per bloccare un brutale pestaggio della polizia ai danni di un uomo di colore, trovandosi catapultato in una prospettiva ribaltata dall’amaro sapore distopico.

Nel terzo racconto, un marito disperato si inabissa nel dark web per aiutare la moglie, colpita da un tipo rarissimo di cancro per cui l’assicurazione sanitaria rifiuta di pagare le cure. Scopre così che la disperazione unisce molte più persone di quanto non si creda, radicalizzandole e andando ad alimentare sentimenti di rabbia, con conseguenze estreme per una società “civile” da cui sono in tanti a sentirsi abbandonati.

L’ultimo racconto ci porta a un altro estremo: una fortezza nel deserto dove un ricco privilegiato geniale cerca rifugio dall’Apocalisse. Ma esiste davvero un luogo protetto da tutto e da tutti, da cui fuggire anche dalle conseguenze delle proprie azioni?

A Black Carol. A ghost story of fascism | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di A Black Carol. A ghost story of fascism, fumetto di Maria Chiara Gianolla, ispirato al Canto di Natale di Charles Dickens perché la guardia contro ogni tipo di fascismo deve essere sempre alta. La sinossi:

La giovane Marley è assorta nella sua amata lettura quando riceve la visita del Fantasma del fascismo passato. Lo spirito la rimprovera di venire continuamente evocato a sproposito dalla retorica della sinistra che intravede lo spauracchio del fascismo ovunque e senza motivo. Si tratta solo di una fantasia anacronistica, dice, poiché il fascismo è morto, dice.  Marley però si guarda intorno e osserva una società violenta, incattivita, razzista, repressiva e feroce e da quei retaggi di un fascismo passato, riscontrabili in tanti episodi che le accadono intorno, inizia il suo percorso nella società contemporanea, scandito dalle successive visite del Fantasma del fascismo presente e del Fantasma del fascismo futuro.

“Ci sono ancora tante, troppe, inequivocabili tracce che indicano che niente è cambiato e che tutto deve necessariamente cambiare. Prima che sia, di nuovo, troppo tardi”.

Rivisitando “Death Economy”


Riprendendo la carrellata delle ultime pubblicazioni che mi riguardano, Dopo Il sentiero dello sciamano, Schegge di ossidiana e Il sigillo imperiale, è il momento di ricordare la collana anomala che curo per DelosDigital: non -aligned object, contenitore di saggistica e narrativa con un preciso scopo politico, una scatola non allineata al pensare comune, alla sensibilità corrente, al modo e all’estetica che in questo scorcio temporale domina il mondo con orrende ombre politicoeconomiche che si allungano su esso.

In questo quadro va letta la riedizione di Death Economy, dell’indimenticato Sergio Altieri, un saggio ideologico, lucido, tagliente, che è senza mezzi termini di parte, ma che per questo è in grado di sciogliere le illusioni di un mondo iperliberista che fa del profitto, del guadagno infinito, dello sfruttamento delle risorse vegetali, minerali, antropiche e animali l’unica sua vera bandiera, che sventola all’impossibile vento della crescita infinita. Una testimonianza importante e ideologicamente potente, una canzone che viene tenuta fuori da ogni playlist globale in un mondo che esce dalla pandemia e trova gli attori iperliberisti agguerriti in modo ancora più atroce, affamato, crudele.

Le regole sicure della NOC contro la pandemia | NAZIONE OSCURA CAOTICA


Le regole antipandemia della NazioneOscuraCaotica, stato di cui mi pregio essere ministro dell’inumano nonché ambasciatore in Roma, espone le sue proposte antivirali:

La NOC, dopo le restrizioni emergenziali intraprese nel 20 ventoso 139 (10 marzo 2020 dC) (vedi qui), propone nuovi obblighi e restrizioni permanenti, in quanto non è possibile protrarre un’emergenza senza limiti.

Per i favorevoli al vaccino è obbligatorio il vaccino anti-Covid19 ogni 5 mesi, per sempre.

Per i contrari al vaccino è vietato vaccinarsi. Chi contravverrà a questa disposizione, sarà obbligato alla dose successiva.

Il tampone molecolare è obbligatorio ogni volta che si esce di casa, per tutti.

Rimane in vigore l'obbligo di un dispositivo di protezione a scelta tra: mascherina chirurgica, mascherina serie FFP, maschera di carnevale, casco, casco integrale, casco astronautico, respiratore facciale, maschera antigas, morso/pallina fetish.

Rimane in vigore il divieto di saluto, tranne quello a distanza, comunque sconsigliato.

Culture e pratiche di sorveglianza. L’era degli oggetti smart presuppone un’umanità altrettanto smart? – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la recensione estesa al concetto che c’è dietro il saggio Internet of Things. Gli ecosistemi digitali nell’era degli oggetti interconnessi, di Stefano Za. Si parla del controllo sociale o societario perpetrato da enti statali o privati, in modo massivo e spesso subdolo, sull’intera popolazione mondiale; in definitiva, va precisato però, non è la tecnologia stessa a essere il problema, bensì l’uso che se ne fa, che può essere meritorio o criminoso. Un estratto:

Visto che sin dal titolo viene fatto riferimento agli ecosistemi digitali, in apertura di volume l’autore tratteggia una definizione di essi. In generale con ecosistema si intende un insieme di componenti, viventi e non, in grado di influenzarsi vicendevolmente modificando l’ambiente in cui si trovano a operare formando così un unico sistema delineato. Nello specifico, un ecosistema digitale è costituito soprattutto, ma non solo, da “artefatti digitali”. Tale tipo di ecosistema «con le sue componenti e le loro interazioni, ha sia un’entità fisica (tradizionale/materiale) sia un’entità digitale (virtuale), racchiudendo le peculiarità di ciò che viene definito sistema cyber-fisico» (p. 11). Gli elementi smart costituiscono una componente importante di tali ecosistemi digitali e rientrano in quell’ambito di IoT in cui gli oggetti sono in grado di interagire tanto con altri oggetti o macchine quanto con esseri umani attraverso Internet.

Dopo aver ricostruito i passaggi storici dello sviluppo di Internet, Za si sofferma sulla nascita del fenomeno IoT: «una rete di oggetti interconnessi tra loro capaci di raccogliere e scambiare informazioni attraverso l’uso della rete, di Internet» (p. 33). IoT, sostiene lo studioso, assume un ruolo rilevante soprattutto grazie al suo intrecciarsi con il cloud computing, i big data e il machine learning. Nel primo caso si ha a che fare con tecnologie che consentono di elaborare, archiviare e memorizzare dati attraverso risorse hardware e software distribuite in rete. Possono essere software utilizzati dall’utente finale (Software as a Service – SaaS), o che consentono di amministrare la configurazione e le funzionalità di una piattaforma (Platform as a Service – PaaS), oppure server virtuali ove è possibile installare software di sistema e applicativi (Infrasrtucture as a Service – IaaS). In tutti i casi il cloud computing consente di avere in dotazione risorse a capacità computazionale in maniera flessibile senza essere in possesso di particolari hardware potendovi ricorrere ovunque sia presente una connessione Internet.

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Le sirene del Mercato


Rappreso nelle imprese di raccolta psichica ti sei impigliato, senza accorgertene, nelle maglie dell’abbaglio e ora sei prossimo all’asfissia cognitiva, perché ti sei fatto abbindolare dal Mercato

Dalla vendetta della politica sui colossi dell’hi-tech alla vera natura delle IA: il 2022 secondo Bruce Sterling – la Repubblica


Su Repubblica una bella intervista a Bruce Sterling che analizza il reale con gli occhi abituati al futuro e alla dissezione sociopolitica del tessuto del presente. Un estratto:

“Se durante il 2021 e in generale nel periodo della pandemia, le grandi compagnie della tecnologia hanno prosperato, penso che il 2022 sarà l’anno in cui ci vedremo molte reazioni al loro strapotere”, spiega Sterling. “È un processo che in Cina ha preso piede in maniera netta e che sto seguendo con molto interesse. Nonostante il grande successo di Alibaba, Baidu o Tencent, il governo è evidentemente molto preoccupato riguardo il loro modo di fare e ha approvato un numero rilevante di leggi per limitarne il potere. Di base si tratta di una sorta di bullismo di Stato in puro stile cinese. Ma è rilevante che un Paese che fino a ieri puntava tutto sull’essere iper-competitivo e così ansioso di calcare le scene internazionali, abbia ora deciso che bisogna intervenire contro le sue migliori compagnie hi-tech”.

Non pensa si tratta di un cliché già visto a Mosca, con il Cremlino che periodicamente rimette in riga i grandi oligarchi?

“Ci sono delle similitudini, ma non è la stessa cosa. Gli oligarchi russi sono pessimi uomini d’affari, potremmo quasi dire dei parassiti messi lì dal Cremlino stesso a gestire pezzi di industria che un tempo erano statali. Alibaba o Tencent al contrario hanno rivoluzionato il settore della tecnologia andando oltre i confini cinesi. Tutti pensavamo che il Governo di Pechino continuasse a sostenerli, come testa di ponte verso l’esterno. Ma sembra di capire che il Partito Comunista Cinese e in particolare Xi Jinping, abbia deciso che erano troppo potenti, ricchi e che questa loro forza andava contro l’interesse nazionale. Da noi Google, Amazon, Facebook, Apple e Microsoft non sono più popolari come un tempo, hanno iniziato a litigare fra loro e a ricevere multe sempre più consistenti. Anche in Occidente quindi i colossi dell’hi-tech dovranno affrontare difficoltà malgrado abbiano conservato il proprio potere economico. Eppure il segnale che arriva da Oriente è che non si tratta solo più di regolamentazione, ma di una precisa volontà politica di fermare certe realtà. La Cina da questo punto di vista è all’avanguardia. Altrove, in Danimarca e soprattutto in India, obbligano queste compagnie ad aprire uffici se vogliono operare in quei Paesi e Delhi promette di considerare responsabili i dipendenti in caso di condotte giudicate discutibili. Dalle multe alla minaccia della galera. In fondo, tornando alla Cina, è successa una cosa simile sempre nel 2021 con le criptovalute: avevano in casa la maggior parte delle miniere di Bitcoin e simili, ma le hanno chiuse benché le si potesse considerare un punto di forza”.

L’opportunità pandemica | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com, nell’ambito di Delos231, un mio articolo sulla situazione sociopoliticoeconomica globale, già apparso sul primo numero della rivista Silicio diretta da Stefano Spataro: L’opportunità pandemica.
Incollo integralmente:

Il quadro sociale che si delinea nello scorcio finale di questo 2021 è deprimente, ma per parafrasare una frase fatta, era una morte annunciata.
La recrudescenza del sistema liberista era ampiamente prevista, dopo uno stop di quasi due anni al suo unico motivo di esistenza, “il mercato si regolamenta da sé e non ha bisogno di norme, ma di una crescita infinita”, l’organismo economico che governa ogni nazione ha dovuto in qualche modo inchinarsi ai tempi e modi della pandemia da Covid-19, ma soltanto perché un’alta mortalità umana avrebbe seriamente compromesso la sua forza lavoro, e quindi la capacità di risollevarsi dalla depressione produttiva. Chi conosce la bestia socioeconomica liberista sapeva già che sarebbe stata solo una questione di tempo, e si sarebbe ripresa con gli interessi quello che a sua discrezione riteneva tempo e profitto perso.
Abbiamo sotto gli occhi cos’è successo nell’ultimo anno: la corsa spasmodica verso uno o più vaccini, al solo scopo di rendere di nuovo percorribile l’infinita produzione di beni e bisogni, e il ricorso a regolamentazioni di accesso ai luoghi di lavoro e del consumo affinché questi fossero sanificati e resi sicuri dal Covid. Soprattutto è evidente la corsa per riprendere e superare a qualsiasi costo, al più presto, i ritmi produttivi prepandemia, perché un’opportunità come quella della ripartenza il Mercato non l’avrà più per chissà quanto tempo.
Fine.

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Nino Martino questa volta è solarpunk | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di A coloro che verranno, interessante racconto lungo di Nino Martino che si colloca un po’ ai margini del SolarPunk ed edito da DelosDigital. La quarta:

Malgrado la profonda crisi dei combustibili fossili, il capitalismo industriale non si arrenderà senza combattere: cercherà di manipolare l’opinione pubblica tramite un ambientalismo di facciata, per distogliere l’attenzione dall’impatto della produzione sull’ecologia del pianeta. In particolare, una rete di “villaggi solariani” molto simile a una setta new age è la copertura di facciata che dovrebbe distogliere l’attenzione dall’attività predatoria dell’industria che la sponsorizza. Il capofila di questi eco villaggi, il Sole nascente, sorge vicino Arbatax sulla costa orientale della Sardegna ed è di non facile accesso. Oltre a dedicarsi a lavori agricoli, i suoi abitanti coltivano un’erba con poteri allucinogeni. In un albergo poco distante arriva un turista da Parigi: Mateo Koné, nativo del Mali, che si è liberato con la Grande Rivolta dalla dipendenza economica nei confronti dell’Occidente. Ha con sé un’intelligenza artificiale dalle capacità prodigiose, nascosta dietro le sembianze di un innocente zainetto da passeggio, ed è in contatto con la Rete della Scienza, organizzazione che combatte il greenwashing e che si appoggia sulla struttura della colonia lunare. Riuscirà a smascherare Ravi, il gran maestro dell’ecovillaggio? E Anna, la receptionist dell’albergo, che ruolo ha in questa operazione?

SUSANNE LEIST

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