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Water Printer, description | Neural


[Letto su Neural]

La storia dell’uomo attraverso i secoli ha visto il susseguirsi di molte epoche, scoperte, successi e fallimenti. La crescita del genere umano è sempre andata di pari passo con la crescita dei consumi, dei profitti, delle comunicazioni, della tecnica e della scienza, senza particolari eccezioni. Protagonista assoluta degli ultimi secoli è indubbiamente la macchina. Esaltata dal futurismo e trasformata dall’elettronica e dall’elettrotecnica, essa è permeata in tutti gli ambiti dall’industria al quotidiano rinnovandosi e cambiando forma, fino alla maturata complicità con l’informatica. Nell’immaginario collettivo la macchina, più di ogni altra cosa, è sinonimo di utilità ed efficienza. L’artista californiano Daniel Watkins ha costruito una macchina con lo scopo di sovvertire queste convinzioni, lasciando spazio alla riflessione: una sfida al concetto di futuro basato sulla validità dei processi. Water Printer è una macchina a cui viene deliberatamente affidato un compito impossibile: stampare sulla superficie dell’acqua. Una operosa testina viaggia sul proprio binario, sfiorando la superficie di un piccolo specchio d’acqua intenta a fallire nello stampare parole e frasi, concetti, forse. Niente di tutto questo si concretizza in una vera stampa, ciò che resta dei testi – universali testimoni del sapere – è un brulicare di increspature d’acqua illuminate da un vecchio schermo a tubo catodico, unico testimone di qualche forma di comunicazione. In questa installazione la macchina viene sottratta ai suoi compiti. Tutti i cavi restano ben esposti, per non nascondere la natura della macchina. Non c’è nessuna ricerca di design, nessun abbellimento, solo la distruzione delle aspettative riposte nella tecnologia.

Arthur C. Clarke spiega in un’intervista il concetto dell’ascensore spaziale | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Arthur C. Clarke, uno dei più grandi autori di fantascienza nella storia della letteratura, propose diversi concetti tecnologici, alcuni dei quali divenuti realtà, come ad esempio l’utilizzo dell’orbita geostazionaria per la comunicazione satellitare. Un altro di questi concetti, l’ascensore spaziale, è rimasto solo sulla carta, ma il concetto potrebbe un giorno rivelarsi fattibile: si tratterebbe di un sistema capace di trasportare merci e persone dalla superficie del pianeta allo spazio, senza l’utilizzo dei razzi. Nel video che segue, Clarke spiega in dettaglio la sua idea.

Faccia da Trump – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine questo post di Alessandra Daniele, che incollo integralmente anche se non sento di condividere del tutto l’analisi, più che altro perché qualcosa ancora mi sfugge. Ma Alessandra ha spesso dimostrato di aver ragione, quindi a futura memoria tutto ciò:

Del suo blitz sulla Siria, Donald Trump non ha avvertito nessuno.
Ha scavalcato il Congresso, ha ignorato l’ONU, se n’è fottuto dell’Europa.
C’è un solo leader che è stato avvertito preventivamente dalla Casa Bianca.
Putin.
Il quale a sua volta ha allertato la base siriana, che è stata sgomberata in tempo per subire danni minimi, e tornare operativa il giorno dopo.
Dei 59 missili lanciati sulla base soltanto un terzo ha raggiunto il bersaglio.
Di recente c’è stato un rimpasto alla Casa Bianca, e gli imperialisti hanno riguadagnato terreno, ma dal blitz sulla Siria non hanno ottenuto nessun reale vantaggio nell’area, né tattico, né strategico.
L’attacco durante la cena con Xi Jinping è stato essenzialmente un avvertimento alla Cina, bersaglio dei nazionalisti, proprio come le immediatamente successive manovre navali attorno alla Corea, e la teatrale superbomba mollata nel deserto.
Chi accusa Trump d’un voltafaccia ai danni di Putin non considera questo elemento, ma soprattutto non ne considera un altro molto più importante.
Trump non ha la faccia.
E proprio in questo consiste l’autentica svolta rappresentata dalla sua presidenza.

Trump è un trafficone che si barcamena fra la lobby nazionalista che l’ha portato al trono, e quella imperialista che vorrebbe cacciarlo.
È un boss del Queens ai materassi in una guerra di mafia planetaria, che non si combatte tanto fra stati quanto fra ideologie e corporazioni, e che oggi spacca la stessa Casa Bianca.
È un supercazzaro che ha fatto un milione di promesse irrealizzabili, ma sa che non può tradire impunemente quella fatta a Putin.
Trump è un fascista, un satrapo, uno squalo che non può fermarsi o muore, e tutto quello che è si vede.
Chiaramente.

Chi controlla la percezione della realtà, controlla la realtà.
Non è una cosa nuova della cosiddetta Era dell’immagine. La Chiesa ha dominato il mondo per un millennio controllando gli uomini dall’interno delle loro coscienze.
Hollywood ha riscritto la Storia dell’umanità dando a ogni eroe, ogni genio, ogni profeta, reale o immaginario, passato, presente e futuro, un volto, un sistema di valori, e un accento americano.
Da Spartacus a Siddharta, da Leonardo da Vinci a Motoko Kusanagi di Ghost in the Shell.
La Faccia dell’impero è la sua forza, la sua arma più potente, il suo scudo.
La faccia del Presidente ne è sempre stata un tassello fondamentale.
E quella faccia, quella maschera, oggi non c’è più.

Oltre lo Specchio | scheggetaglienti


[Letto su ScheggeTaglienti]

Considerato da sempre uno sdolcinato classico natalizio, il film La vita è meravigliosa contiene in realtà una rivelazione terrificante.
Quando il protagonista George Bailey, un gioviale benefattore che s’oppone a Potter, un rapace banchiere palazzinaro, decide di suicidarsi per debiti perché incastrato da Potter, l’angelo Clarence lo dissuade mostrandogli una realtà alternativa nella quale non è mai nato, e che per questo è molto diversa da quella che conosce.
Bailey ritrova così al posto del suo idilliaco paesello un sobborgo di baracche e bordelli, vessato da polizia brutale, mafia, e capitalismo selvaggio. E completamente controllato dall’odioso banchiere.
Pottersville.
L’infernale dimensione parallela nella quale George Bailey non è mai nato o non è sopravvissuto, e nessuno ha fermato la devastante ascesa del palazzinaro è il mondo in cui viviamo.

Siamo dalla parte sbagliata dello Specchio.

Mezzo secolo dopo, Ritorno al Futuro II ce l’ha ricordato, raccontando e profetizzando l’ascesa di Biff Tanner, cioè Donald Trump.
Non è quindi la Federazione di Picard ad aspettarci nel nostro futuro, ma l’Impero fascista del Mirror Universe.

Cave Bacchus, Joseph Nechvatal, Black Sifichi, Rhys Chatham – Destroyer of Naivetés: Computer Virus 1.0 | Neural


[Letto su Neural]

Le liriche di Joseph Nechvatal, artista digitale post-concettuale e teorico dell’arte, avvezzo anche a inconsuete opere pittoriche e animazioni computer-assistite, spesso utilizzando virus informatici creati all’uopo, assumono in questo Destroyer of Naivetés: Computer Virus 1.0 le forme di una narrazione molto ovattata e passionale, adagiata su un tappeto di droni e strati sonori di matrice improvvisativa, non lontane da certe modulazioni jazz assai sperimentali ed evocative. Se il sottofondo sonoro evolve successivamente in più tenui e minimali cesure – semplici accordi di chitarra ripetuti – la voce rimane alquanto salmodiante e i testi ispirati da sregolate e dissolute enunciazioni. Si echeggia in qualche modo alla letteratura erotica seppure qui i temi trattati – ad essere precisi ­– sono quelli di sette storici dipinti dell’autore, risalenti al 1993 e compresi nel suo HyperCard Computer Virus Projec, un’opera che metteva in relazione l’epidemia di virus dell’AIDS e la crescente e prevedibile preoccupazione per l’aumento esponenziale dei virus informatici. Se gli immaginari della cultura hacker e il milieu nel quale certe azioni si concretizzavano o erano represse sono ancora caldi presso il grande pubblico dopo ben venticinque anni – si pensi al successo di una serie come Mister Robot – altrettanto si spera, forse, che a certe latitudini artistico-filosofiche le fascinazioni per temi burroughsiani come l’invasione virale, o baudrillardiani come il terrorismo internazionale e la cyber-pirateria, possano avere il loro definitivo colpo di coda. Il virus, ricorda Joseph Nechvatal, “è anche alla base di un processo creativo” e produce nello specifico bellezza e interesse dal punto di vista della storia della pittura. Riuscire a rendere questa visionarietà in una dualistica sovrapposizione di musica e testo forse oggi è volutamente una operazione fuori dai tempi, se alle parole (e diremmo anche alle idee) sono stati sostituiti procedimenti automatizzati, complessi e socialmente spesso poco controllabili. L’effetto finale all’ascolto è comunque fascinoso e ci riporta a una tradizione di testualità sperimentale e musica della quale avevamo perso le tracce.

Nemico (e) immaginario. Da dove diavolo vengono e cosa accidenti sono tutti questi zombi? – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine si analizzano le semantiche degli zombie, mettendole in relazione con la nostra società che, per antonomasia, genera il mito degli zombie stessi. Un estratto significativo:

Dai ribelli haitiani al Manifesto di Marx ed Engels fino al desiderio di un apocalittico isolamento radicale

«Il morto mostra come saremo; lo zombi ci mostra come siamo, o quantomeno, a seconda se si è più o meno pessimisti, come rischiamo di diventare […] È questo il sogno ultimo del capitalismo: scongiurare l’apocalisse comunista, reintegrare i lavoratori fuoriusciti, assorbirli all’interno del sistema e non doverli neppure nutrire. L’ideale capitalista è avere lavoratori parzialmente morti» Cateno Tempio

«Il desiderio sotteso all’immaginario zombi è […] un desiderio di isolamento radicale, che ha come presupposto l’apocalisse» Tommaso Ariemma

«la nostra vita è rosa al suo interno dalla (propria) immagine omonima […] quell’immagine presto o tardi ci raggiungerà e […] allora noi saremo solo immagine, cioè non saremo “noi” e nemmeno “saremo”, senza per questo essere un nulla» Rocco Ronchi

«Lo zombi è una figura endemica della nostra epoca e si è diffuso proprio come l’epidemia che lo vede di solito protagonista: in maniera capillare, in ogni angolo del mondo, cangiante, pervasivo, inquietante, senza lasciare via di scampo» (p. 92). L’epidemia zombi, sappiamo, fa la sua comparsa al cinema nei primi anni Trenta grazie a Victor Halperin per poi esplodere sui grandi schermi nel 1968 con il primo film-zombi di George Romero ma, sostiene Cateno Tempio nel suo Dalla parte degli zombi, si potrebbe affermare che la figura dello zombi sia nata ben prima di assumere i connotati di figura horror propria dell’età contemporanea. «Pare infatti che la dialettica servo-padrone della Fenomenologia hegeliana sia compenetrata di spirito haitiano. La rivoluzione di Haiti fu quasi un corollario di ciò che avevano dimostrato i francesi nel 1789. O forse ne fu un effetto collaterale indesiderato, visto che alla fine si ritorse contro l’impero coloniale francese e a farne le spese fu in qualche modo addirittura Napoleone, che nel 1802 vi aveva mandato un contingente militare guidato dal cognato Leclerc. Gli schiavi neri s’erano ribellati e ambivano all’abolizione della schiavitù e all’indipendenza di Haiti, che finalmente, dopo proteste, manifestazioni e ribellioni a partire sin dal 1790, fu ottenuta nel 1804» (p. 93).

Tracciare i corpi oltre l’umano. Dal mostro di Frankenstein a noi cyborg | L’indiscreto


Su L’indiscreto un viaggio tra i miti del Fantastico alla ricerca della continua ridefinizione del copro umano e delle sue funzioni. Un estratto:

Le vicende del dottor Victor Frankenstein e della sua innominata creatura sono, infatti, riportate da Walton, un testimone, uno spettatore, attraverso delle lettere alla sorella. Con il suo sguardo terzo coglie insieme il creatore e la creatura, il loro rapporto intimo e conflittuale. Questo sguardo terzo ci restituisce a pieno il dispositivo moderno dell’immaginario: la possibilità di cogliere la rottura dell’ordine quotidiano da distanza di sicurezza. Che rottura sia, lo mostra l’immagine della creatura: di una bruttezza ripugnante, terribile, orrenda che provoca un sussulto profondo nel creatore: “un orrore e un disgusto soffocanti mi opprimevano il cuore” osservando “il miserabile mostro che avevo creato”, “con quegli occhi acquosi, quasi dello stesso colore delle orbite bianche e spente che li contenevano, e con quella pelle avvizzita, e quelle labbra nere e tirate” (Shelley, 1818: 70, 69). E la stessa creatura non è esente dal riconoscersi come una rottura della normalità, come causa di disordine da cui deriveranno calamità: “quale fu l’orrore quando vidi la mia immagine riflessa in una pozza limpida! […] Quando mi convinsi pienamente di essere in realtà il mostro che sono, fui pervaso da un’amarissima sensazione di sconforto e vergogna. Ahimè! Ancora non conoscevo per intero le conseguenze fatali di questa triste deformità” (Shelley, 1818: 140). Dunque il corpo del mostro è l’oggetto scandaloso con cui si confronta la società borghese dell’epoca pre-vittoriana. Un corpo assemblato rappezzando pezzi anatomici di cadaveri, attraverso un commercio con il-già-morto, con membra destinate alla putrescenza.

Gwynto

Aspirante scrittrice, lettrice avida, amante delle parole

Chiara Prezzavento

editing, scrittura, lettura

the green path

… Dorothy si trova in un mondo colorato con delle piccole casette e una stradina dorata, in viaggio verso la città di smeraldo. Il mago di Oz (1939)

The Darkest Art

A journey through dark art.

Parole Loro

"L'attualità tra virgolette"

Ottobre

giornale dei lavoratori

Arte&Cultura

Arte, cultura, beni culturali, ... e non solo.

Diario Esoterico

Un diario non è altro che un registro di viaggio.

mayoor

“Non so niente della coscienza”, disse Suzuki. ” Io cerco solo d’insegnare ai miei studenti ad ascoltare il canto degli uccelli”.

kyleweatwenyen

Come un angelo da collezione.

Come mi va...

E si femò a raccontare le sue storie al mare e il vento

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Scrittore fantasma

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Un moto ondulatorio nel fluido e lineare scorrere dei miei pensieri

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La storia di Esma cirith

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Se ho provato momenti di entusiasmo, li devo all'arte; eppure, quanta vanità in essa! voler raffigurare l'uomo in un blocco di pietra o l'anima attraverso le parole, i sentimenti con dei suoni e la natura su una tela verniciata. Gustave Flaubert

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