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Orrori immaginari, falsi ricordi, diritti calpestati e vite rovinate | Holonomikon


Giovanni De Matteo indugia sui percorsi della memoria citando opere SF ma non solo, dimostrando che costruire falsi ricordi alimenta i miti, anche e soprattutto quelli distorti. Dategli una bella letta, di questi tempi non fa mai male…

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Wonderland, Mario Gazzola – Puntata del 07/06/2019 su RaiPlay


Su RaiPlay è possibile vedere la puntata di Wonderland andata in odna ieri sera con Mario Gazzola ed Ernesto Assante ospiti speciali, a parlare del loro meraviglioso FantaRock. Buona visione 🙂

Delos 207 e l’IA


Su Delos 207 lo speciale dedicato all’intelligenza artificiale. Segnali questi tre link, uno più bello e interessante dell’altro: L’intelligenza artificiale è (già) tra noi, L’intelligenza artificiale: protagonista del nostro futuro e L’immaginario dell’Intelligenza Artificiale: intervista a Giovanni De Matteo. In particolare, l’intervista offre spunti stimolanti perché è il punto di vista di un autore letterario che si misura continuamente con l’immaginario, appunto, del futuro misto a tecnologia e Storia, anche contemporanea. Un estratto della chiacchierata:

Oggi le IA cosiddette deboli sono presenti nei telefoni cellulari o sono gli assistenti vocali delle nostre case. Sempre avendo come orizzonte il futuro, come interagiranno le IA nella nostra vita quotidiana, quella del tempo libero o comunque non legata al tempo del lavoro? 

Difficile prevederlo senza scadere anche qui nel pronostico facile da disattendere, ma personalmente auspico che il maggiore impatto derivi direttamente dall’ottimizzazione del nostro tempo lavorativo: un effetto benefico sull’efficienza ci aiuterebbe a evitare inutili sprechi, consentendoci contemporaneamente di riappropriarci di almeno una parte del nostro tempo “privato”, che è stato sempre più eroso e colonizzato dalle dinamiche del ciclo capitalista di produzione e consumo. Quando non produciamo consumiamo, e viceversa, che è l’assunto da cui parte l’illuminante studio di Davide Mazzocco da poco pubblicato da D Editore: Cronofagia. Mi piacerebbe essere smentito, ma a meno di cambiamenti radicali nel sistema economico su cui si regge la nostra società, gli avanzamenti in questo campo finiranno comunque per renderci consumatori più efficienti, piuttosto che il contrario. In questo scenario, mi accontenterei già di un agente in grado di aggiornare autonomamente in corsa gli impegni della giornata a fronte degli inevitabili cambiamenti di programma che vanificano qualsiasi possibile pianificazione: un’esperienza che sono sicuro condividiamo in molti da alcuni anni a questa parte.

Gli zombi del capitale. La “galera infame” della xenofobia in Go Home – A casa loro – Carmilla on line


Da CarmillaOnLine un nuovo rilievo – che prende spunto dal film Go Home – A casa loro, di Luna Gualano – dell’infinita identificazione tra zombie ed emarginati, un parallelismo assai evidente che da tempo annette questo tipo di immaginario horror all’analisi del sociale e dell’economia contemporanei.

Il diffuso odio per i migranti, per i ‘diversi’, per gli stranieri si muove in modo cieco e meccanico come una massa di zombi. La xenofobia e il razzismo rappresentano perciò dinamiche sociali scaturite dalla struttura capitalista, la quale, proprio come uno zombi – un essere bulimico che non mangia per nutrirsi ma per ripetere in modo pressoché infinito il suo atto – produce un consumo di merce finalizzato alla ripetizione del consumo stesso. L’odio razziale, quindi, è un meccanismo cieco, generato dagli scarti della società capitalistica, una sorta di malattia che si diffonde per contagio.

Sempre più spesso m’interrogo su come uscire da quest’impasse planetaria che, fortunatamente morti e sepolti da tempo, Thatcher e Reagan continuavano a postulare come inevitabile, ineluttabile, l’unica via da percorrere. Il Liberismo va combattuto con la Cultura, fino a trovare la strada per un nuovo tipo di mentalità e socialità che preveda la cooperazione, non la competizione. È davvero tutto un problema di Cultura, che manca? Lo spero, forse una soluzione semplice è ciò che davvero ci serve…

Il potere di una storia | Holonomikon


Sul blog di Giovanni De Matteo una considerazione netta e precisa che parte dal finale di Games of Thrones e che affonda nella percezione del reale, e dell’inner space, di ognuno di noi. Incollo il ragionamento:

“Cosa unisce le persone? Eserciti? Ricchezze? Vessilli? Storie. Non c’è niente di più potente a questo mondo di una buona storia. Niente riesce a fermarla. Nessun nemico può sconfiggerla. E chi può vantare una storia migliore di Bran Lo Spezzato? Il ragazzo che è precipitato dall’Alta Torre ed è sopravvissuto. È lui la nostra memoria, il custode di tutte le nostre storie. Chi meglio di lui può guidarci verso il futuro?”

Siamo – tutti, senza distinzione – le storie di cui ci nutriamo. In misura più o meno marcata sono le storie che guardiamo, che leggiamo, che ascoltiamo, a cui ci affezioniamo al punto da programmare le nostre giornate sugli orari degli spettacoli, da pensare alle nostre vacanze per vedere in prima persona i luoghi in cui si sviluppano o prendono forma, a definire chi siamo. Ed è un discorso sulla nostra identità che fa anche il paio con la memoria e con il futuro, perché ciò che tratteniamo dentro di noi dopo i titoli di coda finisce inesorabilmente per cambiarci.

Siamo le storie che ci vengono raccontate e possiamo farci ben poco. A parte sceglierle responsabilmente.

Siamo la nostra cultura, altresì, e non meravigliamoci se i tempi che stiamo vivendo siano così truci e atroci: cosa potrebbe scaturire, sennò, da momenti di trivialità, ignoranza, e decadenza delle nozioni storiche?

Creato in laboratorio un batterio con Dna completamente sintetico – Repubblica.it


Su Repubblica un articolo che per chi segue il Transumanesimo (e per i lettori cyberpunk) sfonda sì una porta aperta, ma che comunque la dice lunga su quali prospettiva ci aspettino da qui a venti anni, nei pressi della Singolarità: la sostituzione, nel DNA, di sezioni sintetiche alle parti naturali.

Come l’economia dell’attenzione indirizza le vostre vite | L’INDISCRETO


Su L’indiscreto un lungo articolo che tratteggia le caratteristiche business del design, nelle modalità assunte in questi ultimi decenni. Un estratto:

Tutto il design è ‘persuasivo’, in un senso lato dirige i nostri pensieri o azioni in un modo o nell’altro. Non esiste tecnologia ‘neutrale’: tutti i progetti incorporano certi obbiettivi e valori; tutto il design dà forma al mondo in qualche modo. Una tecnologia è neutrale quanto lo è un governo, e non a caso ‘cibernetica’ e ‘governo’ derivano entrambi dalla stessa radice greca: kyber, ‘reggere il timone’ o ‘guidare’, usato in origine nel contesto della navigazione marina ( e questa metafora nautica offre un’adeguata illustrazione di quello che intendo: l’idea di un timone ‘neutrale’ è incoerente: certamente un timone mantenuto dritto può aiutarti a tenere la rotta – ma non porterà la tua nave da qualche parte. Né, allo stesso modo, lo farà nessuna tecnologia).

In ogni caso, un certo design è ‘persuasivo’ in un senso ancora più stretto: ha una forma che deriva direttamente da una specifica rappresentazione dei pensieri o dei comportamenti degli utenti che il designer vuole modificare. Questa specie di design persuasivo non è in nessun modo tipico delle tecnologie digitali; gli esseri umani hanno da lungo tempo progettato ambienti fisici con scopi persuasivi. Considerate, per esempio, il posizionamento delle scale mobili nei centri commerciali, la musica nei supermercati o la disposizione delle città. Eppure, ciò che Churchill disse sull’architettura – “noi diamo forma ai nostri edifici, ed essi danno forma a noi” – è parimenti vero delle architetture delle informazioni in cui passiamo così tanta parte delle nostre vite.

Per la maggior parte della nostra storia il design persuasivo in senso stretto ha costituito un’impresa di natura più o meno artigianale, ha avuto il carattere di un’arte più che di una scienza. Di conseguenza non ci siamo preoccupati troppo del suo potere su di noi, ma abbiamo tenuto d’occhio il design coercitivo invece di quello persuasivo. Come ha notato Postman, ci siamo sintonizzati di più sulle minacce orwelliane alla nostra libertà che su quelle huxleyane.

Ma ora il vento è cambiato e, mentre eravamo distratti, la persuasione si è industrializzata. Nel Ventesimo secolo il settore pubblicitario moderno è maturato e ha cominciato ad applicare sistematicamente nuove conoscenze di psicologia umana e sui processi decisionali. In parallelo, l’ambito della pubblicità si è espanso al di là della mera fornitura di informazioni, per includere il modellamento dei comportamenti e delle attitudini. Alla fine del ventesimo secolo, nuove forme di media elettronici hanno offerto ai pubblicitari piattaforme e strategie per la persuasione, eppure la vera efficacia dei loro sforzi era ancora difficile da misurare. Poi è arrivato internet e ha posto termine al ciclo di retroazione delle misurazioni. È emersa rapidamente un’infrastruttura senza precedenti, formata da analitiche, esperimenti, messaggistica, personalizzazione e automazione, creata allo scopo di rendere possibili le pratiche di pubblicità digitale. Per di più, i computer stavano diventando sempre più portatili e connessi, e le persone ci passavano sempre più tempo. I designer hanno cominciato ad applicare tecniche e infrastrutture sviluppate per la pubblicità digitale allo scopo di portare avanti obbiettivi di persuasione nelle stesse piattaforme e nei servizi. La scalabilità e la maggiore fruttuosità della pubblicità digitale ha reso questo un modello di business, e dunque una struttura di incentivi, base per le piattaforme e i servizi digitali. Di conseguenza, gli obbiettivi e le metriche utili agli scopi della pubblicità sono diventati gli obbiettivi e le metriche dominanti nella progettazione dei servizi digitali. Nel complesso tali metriche implicavano la cattura di quanto più tempo e attenzione degli utenti fosse possibile. Pur di vincere la feroce concorrenza globale per la nostra attenzione, il design è stato costretto a rivolgersi ai nostri istinti più bassi e a sfruttare le nostre vulnerabilità cognitive.

Ecco come è cominciato il Ventunesimo secolo: con una persuasione sofisticata che si allea con una tecnologia sofisticata per spingere gli obbiettivi più insignificanti possibili nelle nostre vite. È cominciato con l’applicazione dell’IA che ha battuto il campione mondiale al gioco da tavolo Go ed è arrivato al sistema di raccomandazione di video che mi mantiene più a lungo fisso su YouTube.

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