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Primi elementi di ballistica spaziale – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un’attenta analisi delle dinamiche del Capitalismo – o nella sua forma più recente, Liberismo – che, come credo di aver intuito da molto tempo ormai, accortosi che non potrà ingurgitare altro che se stesso, rivolge i suoi rigurgiti espansionistici verso lo spazio esterno, verso lo spazio siderale, da conquistare con le medesime modalità che hanno devastato il nostro pianeta e l’intero bioma vivente. Un estratto:

…l’urgenza di descrivere concretamente un nuovo ciclo del modo di produzione e di accumulazione capitalistica, quello “multiplanetario”. Un’urgenza che deriva dalla necessità di delineare scenari di espansione del tutto nuovi, destinati, nell’intento dei suoi promotori, a rompere quella contraddizione esistente tra un capitalismo potenzialmente illimitato nelle sue possibilità teoriche di espansione, ma finito all’interno dei limiti dello sferoide su cui fino ad ora si è appoggiato.

Non a caso il numero di privati interessati alla ricerca tecnologica e scientifica legata all’esplorazione spaziale si è notevolmente ingrandito a partire dagli anni 2000. Il recente annuncio di Elon Musk sull’avanzamento nella progettazione e realizzazione di un nuovo potentissimo razzo destinato a portare gli uomini sulla Luna e su Marte (qui) sembra far parte di questo allargamento della base di coloro che sono interessati e coinvolti nel progetto di espansione multiplanetaria del modo di produzione dominante, per ora, sul solo nostro pianeta.

E, non a caso, sempre il solito Musk ha sostenuto l’utilità di un bombardamento nucleare del pianeta rosso ai fini di una sua terraformazione e adattamento per una futura colonizzazione terrestre (qui). L’imprenditore americano, spesso definito come “visionario”, sembra infatti essere la punta di diamante di una ricerca di espansione degli investimenti destinati alla rivitalizzazione di un capitalismo, esattamente come le aziende dello stesso Musk, oggi piuttosto asfittico, almeno in Occidente.

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Su LA CITTA’ FUTURA Renato Caputo valuta l’opera di Valerio Evangelisti, a partire dal romanzo NOI SAREMO TUTTO – Eymerich.com


Splendida e dettagliata critica dell’opera sociale di Valerio Evangelisti, condensata mirabilmente nel ciclo Il sole dell’avvenire. Dal suo sito prendo questa segnalazione e la rilancio, incollando qui sotto alcuni passi presi da La città futura, a cura di Renato Caputo.

Il primo eccezionale merito di Evangelisti è che, con questi suoi più recenti romanzi, ha rilanciato alla grande – dopo decenni di costante demonizzazione da parte dell’ideologia dominante – il realismo socialista che rischiava altrimenti per finire definitivamente sepolto sotto le macerie del muro di Berlino. Le opere di Evangelisti, ricordate in questo articolo, sono tutte ottimi esempi di realismo socialista all’altezza delle sfide del ventunesimo secolo. Nel senso che Evangelisti è riuscito nella difficilissima impresa di superare dialetticamente il realismo socialista che si era venuto tortuosamente sviluppando nel corso del precedente secolo breve. In altri termini, questo eccezionale storico e romanziere è riuscito a recuperare quanto c’era di buono nel realismo socialista del ventesimo secolo, eliminando quanto c’era di caduco, di limitato e superato. In tal modo è riuscito a svilupparlo a un livello superiore, sintetizzando in queste sue opere la lezione del più grande critico letterario e studioso di estetica marxista, György Lukàcs, e del più grande scrittore marxista: Bertolt Brecht. Se dal primo Evangelisti ha ripreso e realizzato in diverse proprie opere la concezione più elaborata di realismo socialista, dal secondo ha ripreso due aspetti essenziali della poetica e dell’opera brechtiana: il dramma epico (didattico e dialettico) e l’effetto di straniamento.

In tutti i grandi romanzi sopra-citati è posta giustamente al centro degli eventi la lotta di classe, quale autentico motore del processo storico. Tanto la lotta di classe, quanto il processo storico sono sempre narrati nel modo più realistico e, quindi, dialettico, con personaggi tipici e storie particolari, che ci permettono però di rivivere dei momenti decisivi della nostra storia, ovvero la lotta del movimento dei lavoratori che, battendosi per la propria emancipazione, dà il contributo decisivo nella nostra epoca storica alla lotta per l’emancipazione dell’intero genere umano.

Perciò i citati romanzi di Evangelisti hanno un grande valore dal punto di vista didattico, in quanto da autentiche opere d’arte ci permettono, come metteva in evidenza già Aristotele, di comprendere meglio essenziali eventi storici, anche rispetto a molti libri di storia. Del resto la grandezza di Evangelisti è proprio questa di sviluppare delle autentiche opere d’arte sulla base di una profonda conoscenza storica. Infine, Evangelisti fa ampio uso dell’effetto di straniamento, i protagonisti dei suoi romanzi non consentono mai al lettore d’identificarsi acriticamente, ma lo lasciano sempre libero e lo spingono a riflettere criticamente sulla storia emblematica che gli viene narrata.

Per altro Evangelisti è un grande scrittore proprio perché è partigiano nel senso più alto e migliore del termine, nel senso gramsciano che porta a odiare gli indifferenti. Dunque, nella sua narrazione non vi è mai un distacco cinico (da cretino, direbbe Marx) dai grandi eventi narrati, né tantomeno si scade mai nel minimal-qualunquismo. Il narratore chiaramente non può essere indifferente a ciò che narra, anzi in questo caso è animato da una sana passione politica, ma al contempo estremamente razionale e critica. In tal modo il lettore non è mai ingannato, in quanto l’autore non nasconde la propria posizione etico-politica. Questo non significa, però, che ci dà una narrazione ideologica degli eventi, nel senso peggiore (marxiano) del termine. Per esempio anche in Noi saremo tutto Evangelisti prende parte decisamente per i comunisti e per chi porta avanti con spirito rivoluzionario la lotta di classe, senza però mai dare un’immagine edulcorata, apologetica e acritica di coloro per cui parteggia. Anzi è molto bravo a ricostruirne in modo realistico e dialettico la storia, mettendo in luce il contributo essenziale che hanno dato alla lotta per l’emancipazione del genere umano, senza nasconderne gli aspetti contraddittori e i limiti storici. Evidenziare questi ultimi è un aspetto essenziale per comprendere i motivi delle sconfitte storiche subite dalle forze che si battono in questa secolare lotta per l’emancipazione umana.

Introduzione di Jung contenuta negli I Ching – estratto


Il passo sottostante è preso dall’introduzione di Carl Gustav Jung agli I Ching, il libro cinese dei Mutamenti, un modo di praticare la divinazione con un procedimento che sfrutta la matematica booleana, avendo come base 8 bit e portando le proiezioni del possibile a 64 bit – gli attuale sistemi operativi dei computer operano proprio con 64 bit.
A parte ciò, mi pare interessante notare, dalle righe sottostanti, l’invito di Jung ad abbandonare il metodo galileiano, che ha portato a risultanze valide in laboratorio ma che nella vita comune, essendo depurate da ogni sfumatura del reale, tendono a diventare ideali. Intendiamoci, Galileo ha sviluppato tali metodologie in momenti in cui un potere temporale orribile come quello della Chiesa di Roma operava una vera e propria censura totale, oggi lo chiameremmo un regime totalitario; in questo Galileo è riuscito a togliere i fondamenti alle assurdità dottrinali cristiane, ma ha costruito involontariamente un’altra chiesa in cui i dati statistici assurgono a verità assolute, ovvero le nuove verità assolute. Su questa base, i moderni sistemi totalitaristici del Liberismo operano sistematicamente, credendo ciecamente nei modelli imperfetti da laboratorio o stocastici e opprimendo l’umanità con regole inumane, che possono benissimo essere i riflessi di qualcosa presente ben oltre le nostre dimensioni.

Leggete attentamente le righe sottostanti, e non meravigliatevi quando gli I Ching si apriranno ineffabilmente la strada nella vostra consapevolezza.

Io non conosco il cinese e non sono mai stato in Cina. Posso assicurare il lettore che davvero non è molto facile trovare il giusto accesso a questo monumento del pensiero cinese, così infinitamente diverso dai nostri modi di pensare. Per capire in generale di che cosa tratti un simile libro è imperativo buttare a mare certi pregiudizi della mentalità occidentale. È curioso che un popolo dotato e intelligente come i Cinesi non abbia mai prodotto ciò che noi chiamiamo “scienza”. La nostra scienza, però, si basa sul principio di causalità, e la causalità è considerata verità assiomatica. Ma un grande cambiamento è ormai avviato. Ciò che la Critica della ragion pura di Kant non ha potuto fare, lo sta facendo la Fisica moderna. Gli assiomi della causalità sono scossi nelle loro fondamenta: ora sappiamo che quelle che noi chiamiamo leggi di natura non sono altro che verità statistiche, costrette perciò ad ammettere delle eccezioni. Non abbiamo tenuto abbastanza conto del fatto che, per dimostrare la validità invariabile delle leggi di natura, abbiamo bisogno del laboratorio con le sue incisive restrizioni. Se lasciamo che la natura faccia da sé, vediamo un quadro ben differente: ogni processo subisce interferenze parziali o totali a opera del caso, e in misura tale che in circostanze naturali un corso di eventi che si conformi in tutto e per tutto a leggi specifiche, rappresenta quasi un’eccezione.
La mentalità cinese, quale io la vedo all’opera nell’I Ching, sembra preoccuparsi esclusivamente dell’aspetto accidentale degli eventi. Ciò che noi chiamiamo coincidenza sembra essere la cosa della quale questa peculiare mentalità s’interessa principalmente, mentre ciò che noi adoriamo come causalità passa quasi inosservato. Dobbiamo ammettere che qualche cosa si possa dire in favore dell’immensa importanza del caso. Una quantità incalcolabile di sforzi umani è rivolta a combattere e limitare i danni o i rischi rappresentati dal caso. Spesso le considerazioni teoriche su causa ed effetto appaiono pallide e polverose a paragone degli effetti pratici del caso. Va benissimo dire che il cristallo di quarzo è un prisma esagonale; è proprio vero – fintanto che si immagina un cristallo ideale. Ma in natura non si trovano due cristalli esattamente uguali, benché tutti siano palesemente esagonali. La forma reale, tuttavia, sembra sollecitare il saggio cinese ben più di quella ideale. La confusa congerie di leggi naturali che costituisce la realtà empirica contiene per lui un significato ben più importante che non una spiegazione causale degli eventi, che poi di regola devono essere separati l’uno dall’altro prima che si possa discuterne in maniera appropriata.

Lankenauta | Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo


Su Lankenauta la recensione a Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo, di Francesco Filippi. Pesco a pienissime mani dall’articolo, e dico da subito che certe cose andrebbero studiate non solo a scuola, ma soprattutto diffuse in ogni modo; dubito però che sia interesse farlo…

Francesco Filippi parta proprio dal web, da quella mitologia tutta internettiana che, soprattutto negli ultimi anni, sfrutta le potenzialità della Rete per rafforzare leggende positive ma senza fondamento nate attorno alla figura di Mussolini e alle sue fantomatiche gesta. Il meccanismo, come spiega Filippi nella premessa, è sempre lo stesso: “Ripetere una bugia cento, mille, un milione di volte, e diventerà una verità“, parole di Joseph Goebbels, ministro della propaganda del Terzo Reich.

In effetti su Internet questa dinamica sembra replicarsi senza particolari limiti e con una rapidità che Goebbels non avrebbe mai nemmeno osato sognare. Le bufale corrono veloci, rimbalzano da un social all’altro, da una piattaforma all’altra e smontarle appare uno sforzo del tutto vano perché altre bufale sono pronte a sovrapporsi a quelle precedenti e si procede in un vortice in grado di inghiottire ogni possibile smentita. Tra le innumerevoli falsità divulgate in Rete, quelle più dannose e pericolose sono quelle legate alla storia: “se le fake news sul presente fanno presa sulle opinioni che giustamente cambiano a seconda degli stimoli, le fake news sui fatti storici avvelenano l’immenso campo di esperienze, valori ed emozioni su cui costruire l’immagine del passato“. Il problema reale della divulgazione online di falsità storiche è rappresentato dal fatto che chi legge viene rassicurato a livello profondo, il lettore, spesso ignaro di quale sia la verità storica, si lascia convincere e accetta fiduciosamente quanto legge.

Filippi non fa che raccogliere alcuni tra i più diffusi luoghi comuni sul fascismo, quelli che attraverso il web attecchiscono in maniera preoccupante soprattutto tra chi non ha una grande formazione scolastica o storica, e li smantella abilmente attraverso analisi e dati precisi. Tra le false notizie che tanto piacciono agli ammiratori del Duce c’è, ad esempio, la leggenda secondo cui avrebbe pensato lui per primo ad assegnare una pensione agli italiani. In realtà il primo sistema previdenziale e pensionistico italiano è stato adottato nel 1895 dal governo Crispi. La prima cosa che fece Mussolini una volta arrivato al potere fu di abolire il Ministero del Lavoro e della Previdenza per accentrare le sue funzioni in mano ai fedelissimi e controllare direttamente ogni forma di aiuto sociale: “… il fascismo non inventò la previdenza sociale in Italia: se ne impossessò, semplicemente“. Inoltre Mussolini non si è mai inventato la tredicesima né la cassa integrazione, giusto per smentire un altro paio di fake news tanto care ai nostalgici.

L’altra storica menzogna che sulle piattaforme online trova grande slancio è quella legata alle fantasmagoriche operazioni di bonifica. “Ancor oggi, mentre tutte le altre presunte conquiste sono messe in discussione, quello della bonifica delle paludi è un capitolo della narrativa della bontà ed efficienza del regime“. Un mito che Filippi, dati alla mano, smantella pezzo dopo pezzo. In realtà la favola della bonifica servì al Duce per mere questioni di propaganda. I progetti annunciati furono faraonici, i tempi di attuazione non furono affatto brevi e le opere richiesero investimenti massicci. Confrontando le promesse fatte dal Duce con i risultati realmente ottenuti ci si rende conto che le operazioni di bonifica furono un totale fallimento sia dal punto di vista economico che dal punto di vista fattuale. “La bonifica se non poteva essere fatta, andava ben raccontata” e infatti venne raccontata così bene che ancora adesso in tanti credono a questa fandonia.

Le balle che circolano sul Duce sono davvero tante. In questo libro ne vengono esaminate parecchie e tutte, indistintamente, vengono smembrate e ricondotte a ciò che spesso sono: strumento di propaganda o banalissime favolette messe in giro per rafforzare il patetico principio che “quando c’era lui tutto funzionava meglio”. Mussolini non ha dato una casa a tutti gli italiani, Mussolini non è mai stato un fautore della legalità, Mussolini non fu mai un femminista: durante il suo regime la donna era considerata importante solo perché “fattrice” ossia capace di mettere al mondo figli da donare alla Patria. Mussolini non capiva niente di economia e non è mai stato un soldato modello: a diciannove anni preferì fuggire in Svizzera piuttosto che adempiere agli obblighi di leva. Insomma, i luoghi comuni su cosa abbia fatto Mussolini durante la sua dittatura, perché non va mai dimenticato che il suo fu un regime totalitario, sono numerosi, spesso del tutto infondati e in certi casi inventati di sana pianta. Se tante e tali bugie riescono ancora a trovare terreno fertile nelle coscienze degli italiani si deve soprattutto al fatto che in Italia non c’è mai stata un’autentica e onesta opera di defascistizzazione per cui ci sono persone (anche politici, purtroppo) che, ancora oggi, accarezzano l’idea che si possa tornare indietro nel tempo.

L’anticomunismo è sempre una bestialità reazionaria – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo di Giorgio Cremaschi che analizza la folle equiparazione, scaturita pochi giorni fa al Parlamento Europeo, tra Nazismo e Comunismo. La chiosa:

In sintesi europeisti e sovranisti hanno votato la stessa mozione anticomunista comune perché hanno la stessa comune ideologia liberista e guerrafondaia, più liberale nei primi, più sanfedista e reazionaria nei secondi. Europeisti e sovranisti in realtà hanno la stessa idea di società e non a caso oggi governano assieme la UE.

Il voto anticomunista comune di PD, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia e la pavida astensione del M5S, dimostrano che il nostro sistema politico è sostanzialmente composto da un grande centro destra anticomunista, diviso in vari partiti, ma con valori e ideologia comuni. È grazie a questa ideologia reazionaria che Salvini può mettere sullo stesso piano fascisti ed antifascisti, comunisti e fascisti, e affermare che sono tutte distinzioni superate dalla storia. Storia che però il Parlamento UE ha sentito il bisogno di riscrivere.

Si equiparano comunismo e nazismo per negare il ruolo del comunismo nella sconfitta del fascismo e soprattutto per negare il risultato politico e sociale di questa sconfitta: lo stato sociale. Nel 2013 l’ufficio studi della Banca J. P. Morgan scrisse un documento che protestava perché in Europa le riforme liberiste non avanzavano come dovuto, attribuendo la causa di questi freni alle Costituzioni antifasciste, fortemente influenzate dai comunisti e avverse al mercato. Il voto del Parlamento UE risponde a questo lamento della finanza ed è una negazione dei, e un attacco diretto ai, principi fondanti della nostra Costituzione. Ciò che il fiscal compact ha fatto in economia, il voto anticomunista della UE vuol fare in politica: mettere fuorilegge ciò che ostacola il dominio del libero mercato.

Il voto del parlamento UE è la sanzione ideologica di trent’anni di restaurazione e reazione europee, che sono giunte alla fine a far rinascere il fascismo. Quando l’Europa riscoprirà le radici antifasciste della sua storia migliore, ed il legame indissolubile di queste radici col socialismo e con il comunismo, allora capirà che l’anticomunismo è sempre una bestialità reazionaria e lo getterà nel posto che gli spetta nella pattumiera della storia.

Ecateo e i sacerdoti egizi (Hdt. II 142-144)


Girando per la blogosfera s’incontrano sempre – e dico sempre, a differenza dei social – articoli interessanti. Come questo degli StudiHumanitari, che riporta la saggezza millenaria degli Egiziani a confronto con la rampante protervia greca; parliamo di più di duemila anni fa, ovviamente, ma non vi ravvisate anche voi la stessa situazione attuale, dei saggi che cercano di arginare in qualche modo la rude fame di nulla dell’infinita crescita?

Racconta Erodoto che un giorno lo storico Ecateo, durante una dotta discussione con i sapientissimi sacerdoti egiziani di Tebe, si vantò di discendere da un dio nella persona del suo sedicesimo antenato. I sacerdoti si guardarono l’un l’altro sorridendo: credeva dunque, quel Greco ingenuo e spocchioso, che bastassero cinquecento anni o poco più, perché un essere mutasse radicalmente la propria natura? Con la consueta gentilezza, invitarono allora Ecateo a entrare nel tempio, e gli mostrarono una grande meraviglia, trecentoquarantacinque colossi di legno raffiguranti ognuno un sommo sacerdote, la cui carica era da sempre trasmessa di padre in figlio. Neppure uno di essi, gli spiegarono, era mai stato un dio o un eroe: troppo pochi undicimila anni – lontano, davvero lontano e insondabile il tempo in cui l’essere era passibile di trasformazioni, e la materia del mondo e della vita ancora si muoveva verso forme cangianti.

La posta in gioco/4 – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine quest’interessante articolo mostra come, nel frattempo che c’invischiamo in sovranismi, lotte fake all’immigrazione e principi ecologici imputati a impotenti politicanti mondiali, sviando così i nostri problemi idioti su binari morti, gli assoluti responsabili del delirio liberista mondiale operano in silenzio secondo principi inumani, aderenti soltanto al Business, smontando e ricostituendo a piacimento reti disincarnate di profitto e di disfacimento. Prendetevela con loro, con questo mondo irreale e ineffabile, con questo modello di vita folle e proiettato verso l’impossibile crescita infinita: abbattete nel vostro piccolo il principio liberista, se proprio davvero volete sentirvi nuovi e liberi. E sovversivi contro l’ipocrisia.

«Sempre più business leaders stanno prendendo coscienza che sostenibilità e profitto vanno insieme e che l’azione per il clima rappresenta la più grande opportunità commerciale dei prossimi decenni».

Credo che le parole di Anand Mahindra, presidente di una multinazionale indiana produttrice di SUV, rappresentino la sintesi migliore degli obiettivi del UN Climate Action Summit 2019, conclusosi a New York martedì scorso. Ovvero il tentativo di contrastare anche attraverso la Green Economy il rallentamento della crescita della produzione mondiale, e più in generale di rilanciare l’accumulazione e dare ossigeno al saggio di profitto.

Il summit ha visto la partecipazione di oltre 100 ‘business leaders’, che hanno aderito al movimento globale nato per allineare gli obiettivi dell’impresa a quelli definiti dall’accordo di Parigi, ripercorrendo le orme di altre centinaia che hanno fatto questo passo prima di loro.
Puntano su un mercato promettente, che risponde con nuove merci alla paura per la catastrofe che incombe. Un mercato aggiuntivo, perché l’aumento delle produzioni ‘green’ andrà a sommarsi, e non a sostituirsi, alla crescita in termini assoluti delle produzioni climalteranti.

Particolarmente sotto accusa per gli incendi forestali la brasiliana JBS, la più grande azienda di lavorazione della carne al mondo, coinvolta già in passato in processi per corruzione e per palesi violazioni della ‘Moratoria del bestiame’ voluta da Lula nel 2009, che impegnava le imprese a non acquistare carne bovina da allevamenti coinvolti nella deforestazione.
Proprio in prossimità degli impianti JBS sono stati riscontrati lo scorso agosto una miriade di focolai.

Non troveremo la JBS nella lista delle imprese virtuose, quelle che sottoscrivono impegni colmi di eticità durante i Climate Summit.
Ma le multinazionali che le garantiscono la sua rete di distribuzione sì.
Loro ci sono.

C’è l’olandese Ahold Delhaize, che ha intrattenuto affari con JBS per 113 milioni di dollari nel 2019.
C’è la francese Carrefour, che possiede le più grandi catene di supermercati del Brasile. Ha collegamenti significativi con la catena di fornitura della JBS, nonostante si sia impegnata a eliminare la deforestazione dai suoi prodotti entro il 2020. Ma la politica non si applica alla carne bovina congelata, proprio quella che JBS produce.
C’è Casino, un gigante francese dei supermercati, seconda catena di supermercati in Brasile.
C’è Walmart (USA), che ha condotto affari con JBS per un valore di 1,68 miliardi di dollari nel 2018.

Imprese che commercializzano tranquillamente merci che incorporano la distruzione di ecosistemi, specie viventi e comunità umane, per poi firmare dichiarazioni del tipo:
Recognizing the urgency of the climate challenge, I am pleased to confirm thatmy organization, is joining the global movement of leading companies aligning their businesses with the most ambitious aim of the Paris Agreement, to limit global temperature rise to 1.5°C above pre-industrial levels“.

Altri giganti della distribuzione, come Sysco e Costco, si limitano a decantare sui loro siti web l’eticità delle loro catene di forniture, sebbene la prima nel 2019 abbia fatto affari con JBS per 525 milioni di dollari, e la seconda per 1,43 miliardi di dollari.

Il corollario di tutto ciò è che esista o no una vera emergenza climatica determinata dall’uomo, il Liberismo ha trovato un modo per far proliferare un business più aggressivo e capace di dividere profitti ancora più stellari, sempre più inesistenti. E se è vero che un virus per sopravvivere non può uccidere tutto il suo continuum adiacente, allora mi viene il sospetto che tutto l’allarme climatico sia soltanto un clamoroso fake.

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