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Livorno Città Aperta caccia gli intolleranti dalla città | NAZIONE OSCURA CAOTICA


[Letto su NazioneOscura‘s blog]

In occasione della tappa del tour elettorale di Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia), in piazza Garibaldi, a Livorno, nel quartiere popolare di Sant’Andrea, alcuni manifestanti le hanno cantato “Bella ciao” e intonato cori come “Livorno è antifascista”. I contestatori hanno anche esposto un cartello con la scritta “Livorno i fascisti non li vuole. Meloni vattene!”

Il commento di Lukha B. Kremo: “Intolleranti con gli intolleranti, ma io non gli avrei cantato Bella Ciao.”

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I quit, social mirroring | Neural


[Letto su Neural]

“Perché sono uscito dai social media?” L’artista francese Thierry Fournier mostra una serie di video da trentadue minuti di persone che hanno spontaneamente deciso di abbandonare o disabilitare i propri account su Facebook, Instagram o Snapchat in quanto essi risultano essere troppo dannosi e fonte di pericolosa distrazione. Questo sembra comportare una rinascita, piena di nuove facoltà cognitive, tanto tempo, grandi emozioni. Tuttavia tale progetto possiede una narrativa paradossale: queste testimonianze non sono state raccolte “offline” ma sono una semplice sequenza di video pubblici su Youtube realizzati da chi ha preso questa decisione difficile. Perché uscire dai social media dichiarandolo su un social media? L’installazione è progettata intorno a questo circolo vizioso, con una proposta estetica simbolica e significativa. Infatti la selezione di video è proiettata in un piccolo specchio rotondo, quel genere che si usa di solito per la cura del viso, che riflette le immagini sul muro dello spazio espositivo. Questo meccanismo di doppia riflessione fisicamente e ironicamente rappresenta un paradosso. L’esposizione di se stessi ai social media pare essere un processo di validazione e di consapevolezza definitiva della decisione presa, spostando il piano di coscienza da un piano intimo e individuale (lo specchio da bagno) a quello di sovraesposizione agli altri (la finestra di Youtube).

Le lontane origini del Carnevale sardo – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un post antropologico – avevate dubbi? – sul Carnevale (in dettaglio quello sardo) e sulle implicazioni religiose, discorso che fa da gancio ad altre considerazioni sul modus operandi del Cristianesimo degli inizi e non solo, sul suo sostituirsi sistematicamente ai riti pagani dell’antichità, e che comunque costituiscono solo la partenza di un’interessante disquisizione sulle origini del Carnevale isolano.

Iniziamo con alcune considerazioni storiografiche (si, saranno le uniche, ve lo garantisco) che ci aiuteranno ad inquadrare meglio quello che andremo a vedere assieme. Le origini del carnevale sardo risalgono ad almeno a 3.000 anni fa e hanno subito, nei secoli, tutta una serie di infiltrazioni, contaminazioni, rivoluzioni e sovrapposizioni culturali da parte dei tanti popoli venuto da oltremare. Il colpo più grosso, da un punto di vista antropologico, venne sferrato in seguito all’affermarsi del Cristianesimo, che come sua consuetudine cercò di sovrapporsi e di inglobare la tradizione pagana, “addomesticandone” le parti più in contrasto con i suoi principi e svuotando del senso originario gesti e rituali.

Fu un compito lungo, durato generazioni e generazioni, ma non impossibile. Questo perché il Cristianesimo poteva avvalersi di dotti e sapienti che scrivevano e annotavano tutto. Potevano facilmente trasferire informazioni, disposizioni e regole, a cui univano un sistema di amministrazione vasto, potente, ricco e centralizzato. Dai primi Concili di Nicea (325 d.C.), di Efeso (431 d.C.) e Calcedonia (451 d.C.), seguiti poi dalla prassi delle bolle papali del Medioevo, tutto venne codificato, archiviato e studiato. Un sistema ben più solido e organizzato rispetto alle tradizioni orali del Paganesimo classico e misterico.

La procedura era semplice e relativamente indolore. Il Vescovo, che stava in una città grande e popolosa dove il proselitismo era più semplice, iniziava ad informarsi dei culti agresti dedicati a Dioniso, Demetra, Diana e migliaia di altri, spesso legati ai cicli della natura e delle stagioni, oppure delle acque o ancora della fertilità. A questo punto era solo un’operazione di creatività prima e di propaganda poi. Si trovava un Santo – meglio ancora un bel martire – locale, gli si attribuiva un miracolo connesso con il culto che si praticava nel santuario pagano e lo si associava alla festa locale. Spuntarono quindi santi e sante che avevano fatto miracoli legati alle piogge nei Pozzi o nelle Fonti Sacre, o altri che curavano specifiche malattie dove i pagani credevano si potesse ottenere fortuna e salute e ancora alcuni capaci di tutelare i raccolti dove si venerava Cerere e divinità a lei affini e via dicendo.

La Difesa della Razza – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine il fulminante pezzo del lunedì di Alessandra Daniele. Lucido e cinico, come è la realtà.

“La percezione del problema immigrazione è dieci volte superiore ai dati reali”.
Alessandra Ghisleri, sondaggista
“Chi controlla la percezione della realtà, controlla la realtà”.
Philip K. Dick

Si stava parlando un po’ troppo di tasse, argomento sul quale gli italiani sembrano giustamente non credere più a nessuna delle iperboliche promesse dei cazzari.
La strage razzista tentata dal suprematista marchigiano ha riportato la campagna elettorale sul terreno più congeniale alle tre destre in corsa: la caccia al capro espiatorio, i migranti.

Sappiamo benissimo che se Pamela Mastropietro fosse stata vittima d’un italiano, a nessuno sciacallo sarebbe fregato niente di lei.
Si sarebbe parlato di “Cultura dello sballo”, e quegli stessi bollettini di propaganda che adesso la sfruttano come giustificazione per il terrorismo neofascista l’avrebbero incolpata della sua stessa sorte.
In Italia c’è un femminicidio al giorno.
Se questo caso è diventato il tragico pretesto per la prima tentata strage italiana in stile USA è esclusivamente per motivi razziali.
Di tutte le cazzate raccontate in questa ripugnante campagna elettorale fatta solo di cazzate, una delle più false è che l’Italia non sia un paese razzista.
L’Italia è un paese profondamente razzista.
È il paese del colonialismo stragista, delle leggi razziali fasciste, dei cori da stadio che inneggiano ad Auschwitz e all’Etna, della Risiera di San Sabba e dei campi di concentramento in Libia.
Delle centinaia di aggressioni e omicidi razzisti che ogni anno i media mainstream ignorano o minimizzano per l’etnia delle vittime.
L’Italia è il paese che in 157 anni ha avuto una sola carica pubblica nazionale ricoperta da un’italiana di colore, la ministra Kyenge, che durante il suo brevissimo mandato è stata definita “un orango” dal vicepresidente del Senato.
E il Parlamento non l’ha ritenuto un insulto razzista.
L’Italia è macerata da un razzismo endemico che l’ha portata ad essere l’unico paese occidentale nel quale agli immigrati viene consentito di “integrarsi” solo come schiavi, sfruttati dall’imprenditoria legale come dalle mafie.

Come l’LSD condiziona il linguaggio – ORME SVELATE


Sul blog di Daniele Corbo una segnalazione di studi sull’LSD, che sembrano dar risalto a piani di comprensione – legati alla parola – più liberi, associativi, d’impronta galileiana. Probabilmente è un approccio giusto, ma in casi come questi non vanno dimenticati gli aspetti cosiddetti irrazionali del composto lisergico, che come fa rilevare Graham Hancock sul suo Sciamani, erano in grado di mettere in connessione la parte antropica del nostro essere col cosmo surreale, mistico, popolato di energia superiore. Credo che lo studio metta semplicemente in risalto un aspetto minore della enorme questione psichedelica, i mondi surreali che premono sul nostro non vengono nemmeno presi in considerazione, e questo è fondamentalmente giusto dal ristretto lato della realtà sottoposta al nostro dominio sensoriale.

In questo studio, la dott.ssa Neiloufar Family, post-doc dell’Università di Kaiserslautern, indaga su come l’LSD possa influire sulla parola e sul linguaggio. Ha chiesto a dieci partecipanti di nominare una sequenza di immagini sia sotto placebo che sotto gli effetti dell’LSD, a una settimana di distanza. I risultati hanno dimostrato che mentre l’LSD non influenza i tempi di reazione, le persone sotto LSD hanno commesso più errori che erano simili alle immagini che hanno visto. Per esempio, quando le persone hanno visto un’immagine di un’auto, avrebbero accidentalmente detto “autobus” o “treno” più spesso sotto LSD che sotto placebo. Ciò indica che l’LSD sembra influenzare le reti semantiche della mente, o come le parole e i concetti sono memorizzati in relazione l’uno con l’altro. Quando l’LSD rende più forte l’attivazione della rete, vengono in mente più parole della stessa famiglia di significati. I risultati di questo esperimento possono portare a una migliore comprensione delle basi neurobiologiche dell’attivazione della rete semantica. Questi risultati sono rilevanti per la rinnovata esplorazione della psicoterapia psichedelica, che si sta sviluppando per la depressione e altre malattie mentali. Gli effetti dell’LSD sulla lingua possono portare a una cascata di associazioni che consentono un accesso più rapido a concetti lontani memorizzati nella mente. I molti potenziali usi di questa classe di sostanze sono oggetto di dibattito scientifico, così come gli effetti collaterali. L’aumento dell’attivazione delle reti semantiche può portare a pensieri e concetti distanti o persino inconsci. Questi risultati sono coerenti con un effetto “entropico” generalizzato sulla mente. Sarebbe il caso di incorporare misure di neuroimaging diretto in studi futuri e di impiegare misure più naturalistiche di elaborazione semantica che possano migliorare la validità ecologica.

Harvest, clean cryptocurrencies for climate change | Neural


[Letto su Neural]

Julian Oliver, uno dei più importanti autori del manifesto “Critical Engineering”, non ha mai smesso di creare opere d’arte con un aspetto solido, sia universalmente valide che in grado di aprire uno spazio di conoscenza e senso di contraddizione nel pubblico. “Harvest” ancora una volta possiede queste qualità. Utilizza una turbina a vento 2m collegata ad un computer (resistente alle intemperie), il quale è connesso ad internet attraverso 4Guplink. L’energia ottenuta dal vento e dalle tempeste alimenta i requisiti del computer per estrarre una criptovaluta (Zcash). I soldi incassati quindi vengono donati alle organizzazioni di ricerca sul cambiamento climatico senza scopo di lucro. Viene definito dall’autore un’opera di “arte ambientale computazionale”, Harvest è un breve circuito semiotico. Il valore associato con i simboli utilizzati cambiano tra i diversi sistemi, mentre passano attraverso, e sono in un circuito. Come in una poesia, essi sono entrambi opinabili e condivisibili. Alla fine ciò che rimane è la struttura del sistema e il suo esito che suona come un’evidenza astratta.

Il mondo magico islandese, tentativi di disciplinamento – La misura delle cose


Su LaMisuraDelleCose un lungo articolo che indaga le origini del mondo magico e dei termini associati nati sull’isola islandese. In particolare, è evidente come il popolo fatato viene trattato in modo diverso soprattutto dopo le classificazioni che Carlo Linneo fece agli esseri viventi, catalogazioni che non potevano tener conto della natura appartenente all’immaginario degli esseri fatati (ma non per questo immaginari, se portiamo a escludere gli influssi settari del Positivismo).

Il sistema di classificazione scientifica applicato alla materia fluida della tradizione popolare non ha prodotto però i risultati sperati di sistematizzazione e ordine, a causa soprattutto della confusione attorno a certi termini che non vengono sempre usati con la stessa accezione e possono comprendere anche categorie diverse tra loro. Per esempio, nella letteratura medievale dei secoli XIII e XIV il termine “troll” sembra avere un significato molto ampio: può essere chiamato così, infatti, non solo il gigantesco orco abitatore delle montagne (significato che andrà consolidandosi appunto nel XIX secolo), ma anche una strega o un altro essere non umano o non corporeo. E proprio perché ormai tendiamo a leggere le categorie della tradizione medievale attraverso questa terminologia più recente, se ne è persa gran parte del significato originale, più esteso e indefinito.

Altro esempio di questa indeterminatezza dei vocaboli si trova in una raccolta di inni pubblicata nel 1589 dal vescovo luterano Guðbrandur Þorláksson, nel quale si esortava a «sradicare le rime sui troll e sugli antichi», volendo richiamare con questo, probabilmente, ad astenersi non solo dal tramandare favole sugli irsuti e brutali orchi, ma piuttosto da ogni forma di racconto popolare che avesse come protagonista qualsiasi specie di essere soprannaturale.

I troll non sono stati gli unici, nell’antico norreno, a subire questa “costrizione semantica” da un significato più ampio a uno via via più specifico. Anche gli elfi (álfar) hanno attraversato un processo linguistico simile: prima che nella collezione di Árnason, compaiono con il termine álfr in molte fonti medievali inclusa l’Edda poetica e in narrazioni dai contenuti più o meno leggendari come la Saga degli Islandesi e la Sturlunga saga, dove sembra ricoprire un significato più ampio rispetto a quello che assumerà in seguito. Gli álfar medievali erano in generale esseri soprannaturali senza distinzione di specie o razza, destinatari di un culto e di rango di poco inferiore agli Æsir veri e propri, inclusi i Vanir e altre tipologie di personaggi. A loro modo anche gli elfi contemporanei sono diversi da quelli della letteratura folklorica del Sette-Ottocento: gli elfi di Árnason per esempio sono descritti come simili agli umani anche nella statura, quasi dei loro “doppi”, mentre gli elfi del XXI secolo, complici anche certe fortunate trasposizioni letterarie e cinematografiche, tendono a essere immaginati più piccoli ed essenzialmente diversi per natura e qualità.

L’articolo è ben più vasto e articolato di quanto ho segnalato, a chi interessa ne consiglio caldamente la lettura, per indagare altri livelli cognitivi dell’argomento.

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