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Archivio per 11 settembre

La società della sorveglianza e le profezie della scienze fiction | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com l’editoriale di Carmine Treanni per il nuovo numero di Delos; si parla di distopia, di controllo sociale attraverso l’uso massivo e perverso della tecnologia. Imperdibile…

Il Novecento è stato più volte definito come il secolo del trionfo delle immagini. La preponderanza delle immagini (in movimento e non) prodotte – a partire dalla fotografia, passando per il fumetto e il cinema, fino alla televisione – ha fatalmente marchiato il secolo scorso. Il nuovo millennio, però, si è aperto con un cambio di rotta decisivo e spiazzante: la produzione e, soprattutto, la diffusione a livello globale di immagini e video, non è più esclusivo appannaggio di fotografi, registi, disegnatori, distributori cinematografici, ma di ognuno di noi. Basta dotarsi delle giuste tecnologie, ormai a basso costo, e chiunque è in grado di produrre una foto o un video e di condividerlo, grazie a Internet, con chiunque sia dotato di un computer o di un telefono cellulare.

Questo proliferare d’immagini pone, ovviamente, enormi questioni in tema di privacy, di libertà individuali. Per un verso il diffondersi delle tecnologie legate alla sorveglianza e al controllo ha raggiunto un sviluppo inimmaginabile solo qualche anno fa; dall’altro verso, l’uso di tale tecnologia ha modificato sempre più lo stesso concetto di sorveglianza e di privacy.

Del resto, i moderni telefoni cellulari ormai hanno la possibilità sia di effettuare fotografie sia video. Ma non solo. Con la app giusta si possono montare dei video, così come modificare singole immagini, in altre parole manipolare. Quello che una volta era un gadget fantascientifico dell’agente segreto James Bond – una macchina fotografica nascosta nell’astuccio di un apparente portasigarette – è ormai un accessorio ad appannaggio di tutti. E poi, basta puntare e schiacciare.

La sorveglianza delle nostre città – guarda caso attuata proprio con l’occhio elettronico delle telecamere –, i reality show che impazzano per le televisioni di tutto l’Occidente, la voglia di voyeurismo che dilaga su Internet (vedi il fenomeno degli yotuber) sono tre fenomeni sociali, solo apparentemente dissimili, ma che in realtà sono profondamente legati e rappresentano le facce di una stessa realtà: stiamo – senza essere catastrofici o apocalittici – dirigendoci verso un’era da Grande Fratello di orwelliana memoria. Molti studiosi avvertono i pericoli di tale fenomeni. Scrive, ad esempio Stefano Rodotà (Tecnopolitica, Editori Laterza, Bari 2004):

Bisogna, quindi, definire le condizioni necessarie per evitare che la società della sorveglianza si risolva nel controllo autoritario, nella discriminazione, in vecchie e nuove stratificazioni sociali produttive di esclusione, nel dominio pieno di una logica di mercato che cerca una ulteriore legittimazione proprio nella tecnologia. Questo esige processi sociali, soluzioni istituzionali capaci di tener fermo il quadro della democrazia e dei diritti di libertà. È vano confidare nella sola autodifesa dei singoli: le speranze non possono essere affidate alle «strategie da bracconiere» che ciascuno di noi può cercar di praticare. L’impresa può apparire disperata. Non i catastrofisti, non gli apocalittici avversari delle tecnologie, ma i loro convinti apologeti hanno certificato, ben prima della svolta dell’11 settembre, la morte della privacy e, con essa, l’avvento di una società della sorveglianza in cui scompare la speranza del rispetto delle libertà e della dignità della persona.

Colonia | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione a Colonia, film che narra i giorni convulsi a seguire l’11 settembre 1973. In Cile. Quando ci fu il golpe Pinochet guidato dalle occulte manovre CIA.

I protagonisti di Colonia sono Lena (Emma Watson) e Daniel (Daniel Brühl) due giovani tedeschi che si trovano in Cile proprio nel 1973. Daniel in particolare è molto impegnato nel sostegno al governo di Allende, mentre Lena, pur ammirando la passione politica del suo amore, non è particolarmente coinvolta.

Quando il giorno del colpo di stato Daniel viene imprigionato come oppositore politico, Lena scoprirà che il ragazzo è stato portato a Colonia Dignidad, una sorta di congrega religiosa, comandata da una sorta di santone, Paul Schäfer (Michael Nyqvis), che gode di ampie complicità nel nuovo governo cileno. La giovane Lena decide quindi di trascurare il suo sicuro lavoro di assistente di volo alla Lufthansa per presentarsi alla colonia come aspirante adepta, allo scopo di trovare un modo di portare Daniel via di lì e scoprirà che la colonia non solo è più di un ritiro spirituale di una setta, ma che ha un ruolo importante nel regime che vige in Cile.

Lena e Daniel non sono il numero 6, Schäfer non è il numero 2, pur tuttavia Colonia e la vera storia di Colonia Dignidad dimostrano quanto fosse azzeccata la metafora del profetico Il Prigioniero.

Filmhorror.com – Ucronia, terrorismo, vivisezione: LA SCIMMIA, nuovo romanzo di Francesco Cortonesi!


Su FilmHorror la segnalazione (già evidenziata in passato su queste pagine) del nuovo lavoro di Francesco “DeadToday” Cortonesi: La scimmia. Ecco un passo della segnalazione attuale:

Cortonesi descrive La Scimmia come una sorta di romanzo di fantascienza ucronica lisergica postmoderna e postatomica che rilegge l’11 settembre con l’intenzione di parlare di vivisezione. Difficile dire cosa abbia veramente in mente il Nostro, ma le sedici puntate uscite fino a oggi sono davvero intriganti.

Due parole sulla trama: all’interno di una delle due Torri Gemelle, ricostruite dopo quella che sembra essere stata una catastrofe nucleare, un ex agente di sicurezza si interessa a un caso decisamente anomalo: una scimmia è stata uccisa al 91esimo piano. Inizia da qui una vera e propria discesa agli inferi porterà il protagonista a scoprire una terribile verità. Un avvertimento: la trama non è per niente lineare. Il nostro consiglio quindi è quello (in attesa di poter leggere il romanzo completo) di scegliere una puntata a caso e provare a vedere che effetto vi fa. Attenzione però, può dare dipendenza.

MULTINODE_METAGAME, Reconstructing History Is Not A Game | Neural


[Letto su Neural.it]

11 Settembre 1973. Palacio de la Moneda, Santiago del Cile. Durante il sanguinoso golpe appoggiato dagli Stati Uniti e guidato dal futuro dittatore del Paese, il generale Pinochet, l’allora presidente in carica, Salvator Allende, si toglieva la vita con un colpo di fucile. Con questo ultimo, estremo atto di coerenza politica non moriva “soltanto” l’Allende uomo, ma la politica democratica del Cile e l’intero, vasto programma di riforme che egli stesso aveva avviato e fortemente voluto. Il programma comprendeva numerosi progetti, sia culturali che politico-economici e, tra questi, Cybersyn. L’idea alla base del progetto era quella di razionalizzare l’economia del Paese creando un sistema dinamico che coordinasse la produzione, lo stoccaggio e il trasporto delle merci, integrandoli con la domanda e i reali fabbisogni. Il tutto “on line”, grazie ad una struttura neuronale artificiale. L’installazione interattiva MULTINODE_METAGAME degli artisti cileni Catalina Ossa Holmgren e Enrique Rivera Gallardo, ricostruisce la futuristica interfaccia della Opsroom, la ex sala di controllo di Cybersyn e ridà vita al concetto di interconnettività, di comunicazione in tempo reale tra più sistemi grazie all’uso della tecnologia informatica. MULTINODE_METAGAME è concepito come un film documentario interattivo dove i visitatori possono creare il proprio percorso narrativo per comprendere il progetto, la comunicazione tra gli impianti e contribuire con le proprie testimonianze. E’ possibile, infatti, interfacciarsi con l’installazione muovendosi all’interno di tre livelli temporali: il “Passato”, che attinge alle informazioni dell’originario progetto Cybercyn; il “Presente” nel quale si può comunicare con gli altri utenti dell’installazione attraverso un flusso video in tempo reale e il “Futuro”, dove l’utente può estendere i dati dell’installazione con la propria conoscenza.

PostPopuli L’11 SETTEMBRE DEL CILE


Oggi è l’11 settembre e PostPopuli ce lo ricorda non con l’undicesimo anniversario delle Torri Gemelle, ma con il trentanovesimo del colpo di Stato in Cile, che costò la vita a Salvador Allende e a moltissimi cileni. Cosa di cui gli USA non sono stati certo incolpevoli spettatori (come nemmeno molti altri Stati del mondo, inclusi quelli religiosi).

Il nuovo presidente Salvador Allende mise subito mano alle riforme, colpendo duramente gli interessi stranieri, che facevano capo a industrie statunitensi, ma il suo programma politico avanzato non toccò soltanto gli interessi delle grandi multinazionali: con l’annullamento delle sovvenzioni alle scuole private e l’introduzione del divorzio gran parte dei sostenitori cattolici gli voltò le spalle, e le nazionalizzazioni di settori produttivi chiave come le ferrovie, i trasporti, le assicurazioni e le banche rimasero indigeste a larghi strati della media e alta borghesia.

Con l’appoggio esterno degli Stati Uniti – che non organizzarono direttamente il golpe del 1973 ma cercarono fin dalla sua nascita di soffocare il governo Allende nella culla, foraggiando i suoi oppositori per rovesciarlo prima democraticamente e poi con un colpo di stato – le forze ostili al programma riformatore di Allende cominciarono a farsi sentire con sempre maggior forza, precipitando il paese nel caos. Se nel primo anno del suo mandato la politica economica di Allende favorì la crescita e il sensibile miglioramento del tenore di vita delle classi più povere, il presidente cileno si trovò a dover fare i conti con il prosciugamento degli aiuti da parte degli Stati Uniti e con il crollo del prezzo del rame, che determinò la crisi delle esportazioni e l’annullamento degli aumenti salariali a causa dell’inflazione.

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-10 RUINS AREN’T HERE – Comunicato Stampa | ALTA


wtc

Image via Wikipedia

[Letto su AltaProject.com]

Sabato 15 ottobre 2011, alle ore 18,00, presso la galleria trecinque 3)5 Arte Contemporanea di Rieti, si inaugura -10: RUINS AREN’T HERE, prima mostra del ciclo di 11 eventi tesi a indagare il rapporto tra rovine e contemporaneità. Un rapporto paradossale, che vede proprio nell’ora della distruzione totale la scomparsa delle rovine come realtà e come memoria.

L’iniziativa si propone di dare una rilettura di natura estetica ad alcuni ruderi creati dall’uomo ma assenti in forma fisica: esse sono rovine appartenenti più alla sfera comunicativa che a quella dell’architettura, dell’arte o dell’archeologia.

Protagonista di questo primo incontro è Fabio Fornasari, architetto e artista da anni impegnato in una ricerca sul ruolo delle immagini nella contemporaneità.

Sarà proprio la sostituzione della rovinaimmagine ad essere al centro della riflessione della mostra: a distanza di dieci anni non rimane infatti alcun resto fisico che permetta di ricordare il tragico evento dell’11 settembre 2001. Le montagne di funeste macerie delle due torri del World Trade Center di New York create della potenza dello schianto dei due aerei sono state sostituite da una moltitudine di rovine virtuali, da rappresentazioni fruibili unicamente tramite uno schermo. La memoria è stata, così, rimpiazzata dalle immagini.

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I vampiri dell’11 settembre – 11-9-2011: il sogno esploso?


Due articoli usciti oggi sul network Delos mi hanno colpito, sia perché l’argomento è comune (11 settembre) sia perché sono ben fatti. Il primo è a firma di Giovanni “X” De Matteo ed è reperibile qui. All’interno del post una lucida disamina di cosa è stato l’evento che dieci anni fa ha sconvolto il mondo tutto e a cosa ha portato oggi; il post contiene anche gli stati d’animo di Giovanni che si sono succeduti da allora, con relative modifiche alle proprie convinzioni politiche interventiste, che portano alla domanda finale:

Quindi, se i vostri sentimenti verso l’11 settembre 2001 restano gli stessi di dieci anni fa, per me può voler dire solo due cose: o eravate nel giusto fin da allora, oppure questi dieci anni non vi hanno insegnato granché. In entrambi i casi, non avete avuto bisogno di celebrare la ricorrenza, come non ce l’ha avuto chi ha capito qualcosa di nuovo nel corso di questo decennio. Ovvero che la memoria si propaga e perpetua giorno per giorno. E che è lo strumento necessario per contrastare la diffusione senza quartiere dell’odio.

Per quanto mi riguarda non ho avuto grandi bisogni di celebrare la ricorrenza, né ho notato miei cambiamenti di posizione rispetto a quello che pensavo allora; certo, in quei giorni ero sconvolto anche io da quanto stava succedendo, ma non reputo che ciò che ora mi risulta ingiusto all’epoca incontrasse i miei favori. Credo che la chiosa più interessante a questo discorso sia contenuto nella recensione (e qui cito il secondo articolo) a I vampiri dell’11 settembre, apparsa su ThrillerMagazine.it:

Ma la finzione narrativa e il dipanarsi degli accadimenti è solo un velo impalpabile dietro il quale, per mezzo di una narrazione ironica e irriverente, Farjeon propone un critica, senza remore e senza appello, del potere e della sua corruzione. Le teorie del complotto divengono il mezzo attraverso il quale riaffermare la centralità dell’individuo e l’amministrazione Bush (con i vari Henry Kissinger e Condolleza Rice) diviene attraverso la sua penna l’emblema stessa del disfacimento umano, di un disfacimento che genera mostri. E allora il vampiro si trasforma in allegoria, ridente e crudele, dell’oscurità dell’animo umano, un’oscurità densa e avvolgente che trascina l’uomo verso l’abisso.

Alessandro Rolfini

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