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Archivio per Aborym

Intervista a Fabban / Aborym – Ver Sacrum


Su VerSacrum un’intervista di Cesare Buttaboni a Fabban, degli Aborym – ciao Fabbb, ci si vede presto 😉

Siete prossimi al compimento di trent’anni di attività, un periodo di tempo così lungo è sicuramente segnato da cambiamenti, positivi ma anche drammatici. Per molti giungere a questo traguardo si rivela utopico, ma non per voi. Chi “erano” gli Aborym a inizi novanta?

Eravamo tre ragazzini vogliosi di fare musica a tutti i costi, inesperti, impreparati e con pochissimi mezzi a disposizione. All’epoca vivevo a Taranto e in quei tempi sopravvivere musicalmente in una città come quella era praticamente impossibile. Riuscii a prendere in affitto una sala per provare e li iniziò tutto. Li dentro ci suonavo, ci mangiavo, ci portavo le ragazze e ci dormivo quando litigavo con i miei. Quel posto è stato importantissimo per me: mi teneva lontano dalla strada e dai pericoli che a Taranto in quegli anni non erano pochi. Taranto stava affogando nei problemi. Fatta eccezione per l’Ilva (all’epoca Italsider) trovare lavoro era praticamente impossibile, in giro circolava droga e girare di notte rappresentava un serio pericolo. C’era tanta povertà, criminalità e le persone tendevano a vivere raggruppate in lobby, dei micro-sistemi, completamente tribalizzati. I ragazzi come noi venivano attaccati in strada praticamente ogni volta che mettevano il naso fuori di casa, e questo a causa del nostro essere “alternativi”… ti lascio immaginare in che condizioni vivevamo il tutto a livello musicale. Risse e scazzottate praticamente ogni sera… Sono stati anni bui e difficili ma nonostante tutto mi mancano quegli anni; si viveva alla giornata, in modo semplice… Niente internet, zero telefonini… eravamo tutti uniti e tutto questo si riversava nella musica, nella scena musicale, c’era supporto e quando c’era un concerto eravamo sempre tutti presenti. E la musica era di qualità, era più vera, più sentita. In tutti i generi. Avevamo le palle in quegli anni… e l’ho capito quando mi sono trasferito a Roma, una città molto più grande, dove pensavo di poter vivere meglio… invece mi sono reso conto di quanto la gente fosse diversa in capitale. Aborym sono nati a Taranto, di questo vado molto fiero.

Una finestra ampia che vi consente di valutare e giudicare anche i mutamenti che il panorama musicale cosiddetto “alternativo” ha vissuto. Stili che si sono consolidati, tecniche che si sono affinate. Quanto questi hanno influito sulla vostra maturazione artistica?

Si, come dicevo prima, aver vissuto trasversalmente tra gli anni 90, il 2000 e i decenni successivi è stato in qualche modo importante per capire da dove venivamo e dove volevamo arrivare. Ho avuto modo di vivere sulla mia pelle le mutazioni stilistiche, i cambiamenti, l’avvento della tecnologia, internet… Ho avuto modo di tirare una linea e valutare cosa era giusto e cosa era sbagliato. Negli anni mi sono sempre più appassionato allo studio degli strumenti che viaggiava di pari passo con l’evoluzione tecnologica e in qualche modo ogni album di Aborym è stato un conduttore dei progressi tecnologici in campo musicale, parlo di strumenti, ma anche di software, di plug-in, effetti, tutto ciò che ruotava intorno al mondo della musica sperimentale, compresi i miei ascolti e le mie preferenze musicali. Il ventaglio di alternative diveniva sempre più aperto anno dopo anno e questo per me è stato importantissimo se non fondamentale per iniziare a cucire su Aborym il vestito più adatto a questa band. Così come fondamentali sono stati gli incontri che negli anni ho potuto fare con altri artisti, musicisti, tecnici del suono, produttori o semplicemente con persone che mi hanno indirizzato musicalmente verso qualcosa che non conoscevo. È stata altresì fondamentale la predisposizione all’apertura mentale verso qualcosa che non conoscevo. Io lo chiamo DNA.

Hostile | Aborym | ABORYM


Su BandCamp è disponibile per l’ascolto e l’acquisto il nuovo lavoro degli Aborym. Amici da molto tempo, hanno in sé i germi dell’energia, dell’oscuro, della potenza. Hostile

Precarious (The Long Goodbye) | ABORYM ft. Macelleria Mobile di Mezzanotte


Brano degli amici Aborym in cui performa anche MacelleriaMobileMezzanotte, praticamente un cocktail esplosivo di amici che amo frequentare. L’abisso di liquida oscurità racconta della sua natura inumana…

ABORYM “Unpleasantness” (Freak remix by ABV – Marco Rosati)


Gli Aborym all’ennesima potenza!

Lankenauta | Black metal. Il sangue nero di Satana


Su Lankenauta la recensione a Black metal. Il sangue nero di Satana, saggio di Vincenzo Trama che indaga il mondo del BlackMetal scandinavo – e non solo, visto che tocca anche gli Aborym italiani, e attenzione agli stereotipi. Un estratto:

“Black metal. Il sangue nero di satana” è stato quindi scritto con l’intento di raccontare la storia, opere, l’evoluzione e, in certi casi, i crimini perpetrati da componenti di band e microgruppi che hanno preso vita in Norvegia nei primi anni ’90 e poi si sono diffusi soprattutto nel resto della Scandinavia. L’aspetto che emerge molto chiaro nelle pagine di Vincenzo Trama, sempre molto libertario e disinvolto e a suo agio nell’evidenziare la violenza sonora – e non solo sonora – dei satanisti metal, le tecniche vocali dei frontmen black (growl e scream), è che quanto accaduto non rappresenta soltanto un gioco delle parti “come esattamente ai tempi di Alice Cooper od Ozzy Osburne” (pp.352): in altri termini non stiamo parlando di puri travestimenti o di pose sataniche imbastite per acchiappare l’attenzione di adolescenti brufolosi. La realtà di molte band (non di tutte), soprattutto quelle degli esordi, legate in particolare al negozio di dischi “Helvete”, a Euronymous e ai i suoi Mayhem, ha voluto dire in tutto per tutto far prevalere l’ideologia di fronte alla musica in quanto tale, misoginia, paganesimo, riti di sangue, anticristianesimo, blasfemia, satanismo, aggressioni, suicidi, luoghi di culto vandalizzati, a volte gesti e testi che richiamavano l’ideologia nazionalsocialista: “È chiaro, per certi versi, che il black metal possa essere inteso come un moto di ribellione adolescenziale, sfociato poi, per mezzo di alcuni casi delittuosi, in un fenomeno che ha visto coinvolti alcuni ragazzi in modo più diretto e viscerale con qualcosa di più morboso e maligno del semplice fare musica” (pp.117).

Lo stesso Trama, pur appassionato di metal estremo, non si fa scrupoli nell’ammettere il superamento di ogni limite e di conseguenza, accanto a “sublime” e “capolavoro”, l’uso di parole come malsano e malato – nonché “suggestioni provocate da un assalto di gelida crudeltà”, pp.104 – abbonda in ogni dove: “Ormai era chiaro a tutti che non si stava parlando di sola musica, ma di una vera e propria crociata satanista, anti-cristiana e in modo deviato nazionalista, perpetrata non soltanto con la produzione di una musica malsana come mai prima di allora era stata realizzata, ma con azioni criminali che destavano sgomento, angoscia e paura” (pp.72).

AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

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CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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