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Archivio per Adolf Hitler

Lankenauta | H. Come Hitler vedeva i suoi tedeschi


Su Lankenauta la recensione a H. Come Hitler vedeva i suoi tedeschi, romanzo di Johann Lerchenwald che indaga la parte umana di Hitler, in una complessa operazione che viaggia sul filo del rasoio di una continua bestemmia verso la razza umana ma che, in fondo, è un’operazione necessaria per capire che il mostro è sempre dietro l’angolo, ed è sempre pronto a riemergere e a reincarnarsi in una persona diversa, con la stessa pericolosità del passato.

Preceduto da un’acuta prefazione di Franco Cardini che pone l’accento sull’approccio del tutto nuovo che ci viene proposto, che mira ad offrirci l’immagine inusuale di un Hitler “umanamente comprensibile” e vero (che non vuol dire che vada assolto e perdonato per ciò che ha fatto ma che la forma narrativa può forse renderlo meglio decifrabile), questo breve romanzo di Johann Lerchenwald infrange a veder bene più di un tabù: innanzitutto quello della figura dell’invincibile condottiero promossa dalla propaganda di regime e dallo stesso dittatore, che nelle pagine lascia il posto invece a un uomo fragile, timido, spesso abulico e contraddittorio, con la testa piena di idee confuse, che gioisce, per esempio, per essere riuscito a farsi dichiarare inabile alla leva austriaca e che poco dopo corre ad arruolarsi volontario in Germania pur di dare un senso ai propri giorni; a un uomo quasi sempre tormentato, disperato, in più occasioni aspirante suicida, che, non avendo ancora un piano né un obiettivo accattivante da presentare al proprio uditorio, ma volendo porsi a capo di un movimento di massa, cerca le idee migliori nei comizi dei partiti democratici, tedesco-nazionali e tedesco-popolari per il programma politico della nascente DAP (poi NSDAP), ma anche a un cinico opportunista, estremamente abile nell’indovinare di volta in volta ciò che il pubblico vuole sentirsi dire, che riesce incredibilmente ad impressionare gli altri per la fermezza con la quale afferma di avere soluzioni per tutti i problemi, benché la sua vita sia contrassegnata da continue esitazioni ed incertezze (che non visitò mai, per capirci, un campo di concentramento per la paura di non reggerne la vista e sentirsi male), cioè in estrema sintesi a un astuto profittatore, che seppe bene come sfruttare a proprio vantaggio il meglio e il peggio del popolo tedesco.

Lerchenwald, in capitoli brevi ed essenziali, ne ripercorre la vita momento per momento, partendo dall’infanzia: da quando, umiliato e ferito dalla furia selvaggia e insensata di un padre che lo picchiava con una violenza di cui non riusciva a darsi spiegazione, si ripromise di ucciderlo non appena fosse diventato adulto perché violentava davanti ai suoi occhi l’amata madre, al noto episodio della mancata ammissione all’accademia di belle arti viennese, che sembrò precipitarlo in un disorientamento devastante; al fascino esercitato su di lui, sempre negli anni della sua permanenza a Vienna, dalle idee del pangermanista Schönerer e dal sindaco Lueger, “il re senza corona“, con i suoi rituali e le sue bizzarre pretese, le sue idee antisemite, “la sua istintiva capacità di captare gli umori popolari e di coniare seduta stante gli slogan corrispondenti“, alla permanenza nel ricovero per i senzatetto e al trasferimento a Monaco grazie all’eredità paterna ottenuta chissà come, e così via, di episodio in episodio, fino all’epilogo che noi tutti conosciamo.

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Lankenauta | La via dei topi. Sulle tracce dei nazisti in Argentina


Su Lankenauta la recensione a La via dei topi, di Emilio Barbarani, romanzo storico che ha molto del verosimile. Un estratto della valutazione:

Il protagonista della vicenda, voce narrante del romanzo, può essere serenamente associato allo stesso Barbarani. Il personaggio principale de “La via dei topi” è un diplomatico, proprio come l’autore. Si tratta, infatti, di un console italiano giunto da pochissimo a Buenos Aires, in Argentina. Siamo nel 1974 e l’uomo, fin dai primi giorni di permanenza nel Consolato d’Italia in Argentina, si rende conto che la sua vita e la sua professione non saranno affatto semplici né sicuri. Fin da subito i colleghi, e non solo, gli suggeriscono di stare molto attento a non dare confidenza agli sconosciuti. Lo invitano a non parlare troppo, a non far capire cosa fa, a non intrattenere rapporti con persone poco note: il Paese è poco sicuro e chiunque potrebbe dimostrarsi tutto il contrario di ciò che dice di essere. Il clima di sospetto e ambiguità pervade tutto il romanzo e anche una bella ragazza conosciuta in un bar potrebbe rivelarsi una spia al soldo della polizia cittadina.

Il console italiano viene presto a conoscenza di una misteriosa figura di cui molti gli parlano con grande circospezione. Si tratta dell’Ufficiale. Una persona dall’identità enigmatica che i poteri forti locali, di palese ispirazione conservatrice e di destra, stanno cercando con impegno. L’Ufficiale, infatti, sembra essere una delle figure più eminenti e sfuggenti della sinistra presenti in territorio argentino. I militari, la polizia e gli uomini al potere sono legati a una matrice ideologica ben definita e lottano forsennatamente contro quelli che per loro rappresentano il nemico. Basta poco a scatenare sparatorie per strada, forme di giustizia sommaria, rapimenti che finiscono per lo più con interrogatori, torture e omicidi. La scomparsa di giovani prelevati dalla polizia è quasi la regola, i desaparecidos sono sempre più numerosi.

“La via dei topi” non è solo il titolo del romanzo ma anche il tragitto che, forse pochi conoscono, percorso da molti gerarchi nazisti, tecnici tedeschi e scienziati al soldo del Terzo Reich per giungere fino in Argentina alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1962 lo stesso Eichmann venne rintracciato in Argentina dal Mussad che lo rapì e lo portò in Israele per processarlo. Ma dove sono finiti questi gerarchi? Dove sono finiti gli scienziati e i materiali pericolosi che questi portarono con sé durante la fuga in Sud America? Quale progetto avevano in mente di allestire una volta finita la Guerra? I misteri della storia, i poteri nascosti, le strane manovre finanziarie hanno mantenuto viva e attiva una piccola e pericolosa enclave nazista sopravvissuta in un luogo segreto in Cile. “Oggi la preoccupazione di americani e europei, russi inclusi, è sapere dove si sono rintanati le migliaia di fuoriusciti nazisti che sono giunti in Argentina con il beneplacito delle Forze Armate locali, e cosa stiano facendo“.

Barbarani sfiora argomenti storici che, ancora oggi, rimangono un tabù. Come, ad esempio, la vera morte di Hitler che, secondo la storia qui narrata, non sarebbe avvenuta nel famoso bunker a Berlino ma, dopo una fuga rocambolesca e ignota ai più, si sarebbe verificata in Argentina nel 1962. Personalmente non reputo accettabile questa versione, ma riconosco che, se parliamo di invenzione narrativa, tutto, o quasi, diventa plausibile. Ognuno fa letteratura a proprio modo.

L’angelo di Monaco | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la segnalazione di L’angelo di Monaco, romanzo di Fabiano Massimi che rievoca un fatto non troppo noto, ma ancora inquietante. La quarta:

Monaco, settembre 1931. Il commissario Sigfried Sauer è chiamato con urgenza in un appartamento signorile di Prinzregentenplatz, dove la ventiduenne Angela Raubal, detta Geli, è stata ritrovata senza vita nella sua stanza chiusa a chiave. Accanto al suo corpo esanime c’è una rivoltella: tutto fa pensare che si tratti di un suicidio.
Geli, però, non è una ragazza qualunque, e l’appartamento in cui viveva ed è morta, così come la rivoltella che ha sparato il colpo fatale, non appartengono a un uomo qualunque: il suo tutore legale è «zio Alf», noto al resto della Germania come Adolf Hitler, il politico più chiacchierato del momento, in parte anche proprio per quello strano rapporto con la nipote, fonte di indignazione e scandalo sia tra le file dei suoi nemici, sia tra i collaboratori più stretti. Sempre insieme, sempre beati e sorridenti in un’intimità a tratti adolescenziale, le dicerie sul loro conto erano persino aumentate dopo che la bella nipote si era trasferita nell’appartamento del tutore.
Sullo sfondo di una Repubblica di Weimar moribonda, in cui si avvertono tutti i presagi della tragedia nazista, L’angelo di Monaco è un thriller in miracoloso equilibrio tra inoppugnabile realtà storica e avvincente finzione, un viaggio all’inseguimento di uno scampolo di verità in grado, forse, di restituire dignità alla prima, vera vittima della propaganda nazista: la giovane e innocente Geli Raubal.

Übermensch, il nuovo straordinario romanzo di Davide Del Popolo Riolo | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione del nuovo romanzo di Davide Del Popolo Riolo: Übermensch. Tematiche diverse, questa volta, per Davide, che affronta l’oscuro prendendolo per la gola.

La Germania nazista ha vinto la Seconda guerra mondiale. Un’ipotesi che si può ormai definire “classica” per il genere della Storia alternativa, a partire dal capolavoro di Philip K. Dick, The Man in the High Castle. Ma nel mondo descritto da Davide Del Popolo Riolo gli eventi hanno preso una strada diversa per una ragione molto particolare; l’inserimento nell’equazione della storia di una variabile inattesa, l’Eroe Ariano, che ha spazzato via i nemici di Hitler.

Narrato su diverse linee narrative, intrecciate con le cronache calcistiche e i rapporti militari tedeschi, il romanzo di Davide Del Popolo Riolo fonde storia e mito con una forza straordinaria, affascinando il lettore a ogni pagina. Fino alla conclusione in quell'”Alto castello” che assumerà tutto un altro significato.

Sandro Pertini – Sul fascismo e sulla libertà | Iannozzi Giuseppe – scrittore e giornalista


Dal blog di Giuseppe Iannozzi. In tema con la giornata; un estratto di alcuni frasi di Sandro Pertini:

– Il fascismo per me non può essere considerato una fede politica. Sembra assurdo quello che dico, ma è così: il fascismo a mio avviso è l’antitesi delle fedi politiche, il fascismo è in contrasto con le vere fedi politiche. Non si può parlare di fede politica parlando del fascismo, perché il fascismo opprimeva tutti coloro che non la pensavano come lui.

Mussolini si comportò come un vigliacco, senza un gesto, senza una parola di fierezza. Presentendo l’insurrezione si era rivolto al cardinale arcivescovo di Milano chiedendo di potersi ritirare in Valtellina con tremila dei suoi. Ai partigiani che lo arrestarono offrì un impero, che non aveva. Ancora all’ultimo momento piativa di aver salva la vita per parlare alla radio e denunciare Hitler che, a suo parere, lo aveva tradito nove volte.

– L’Italia desidera riaffermare la sua totale opposizione ai principi dell’”apartheid” tuttora vigenti, con attenuazioni sino ad ora del tutto insufficienti. (dal discorso in occasione del “Giorno dell’Africa”, 5 giugno 1984)

– La borghesia nostrana – la più gretta, egoistica e meschina di tutte le borghesie d’Europa, ostile a ogni rinnovamento sociale, aggrappata ai residui della feudalità – non esita a spingere il fascismo, uscito da una sanguinosa avventura nazionalistica, contro la classe operaia nella insensata idea di arrestarne l’ascesa.

– Oggi, dopo le tristi esperienze subite, noi tutti sappiamo che la società contemporanea rimane sempre esposta al virus totalitario: l’arco dei mezzi di persuasione e di dominio del consenso a disposizione del potere è amplissimo, le possibilità di corruzione delle libere coscienze sono infinite, la tecnologia più raffinata consente ora l’uso della violenza dolce e silenziosa, laddove nell’evo antico e nell’età più prossima funzionava la violenza bruta e l’annientamento fisico del dissidente.

– Per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile: non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà. Ecco, se a me socialista offrissero la realizzazione della riforma più radicale di carattere sociale, ma privandomi della libertà, io la rifiuterei, non la potrei accettare. […] Ma la libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana. Mi dica, in coscienza, lei può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero. Sarà libero di bestemmiare, di imprecare, ma questa non è la libertà che intendo io. (da un’Intervista – Centro Espositivo Sandro Pertini)

– Oggi la nuova resistenza in che cosa consiste. Ecco l’appello ai giovani: di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato; di difendere la Repubblica e la democrazia. E cioè, oggi ci vuole due qualità a mio avviso cari amici: l’onestà e il coraggio. L’onestà… l’onestà… l’onestà. […] E quindi l’appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto: la politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c’è qualche scandalo. Se c’è qualcuno che da’ scandalo; se c’è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato! (dal discorso del 31 dicembre 1983)

Le orrende creature


C’è qualcosa di profondamente sbagliato in questa foto, qualcosa di estremamente disturbante. Credo siano i sorrisi, la gioia straniante, qualcosa di così prossimo al Male che tuttavia lascia esistere la loro parte umana, completamente votata a un surreale transfert con l’occulto inumano di proporzioni quasi lovecraftiane. Come stare davanti a delle orrende creature ghignanti pronte a dilaniarti vivo, a mangiarti le carni ancora pulsanti di vita; perché tu sei il nulla.

Facelook | Fantascienza.com


Sul numero 196 di Delos un racconto di Graziano Delorda, Facelook. Interessante per le commistioni di suggestioni suggerite, interessanti e dotate di respiro, pur se incatenate in un breve lavoro che  rimandano inconsapevolmente ad alcune mie idee e creazioni recenti.

Uscendo dalla stanza incontrarono Lady D e Marilyn Monroe, entrambe con i grembiuli grigi, i guanti in lattice e le cuffiette azzurre, stavano riordinando le camere di quell’ala dell’albergo, approfittando della festa in terrazzo. Era, però, una Marilyn troppo robusta, i polpacci e le caviglie grasse finivano come tuberi nelle scarpe ortopediche scolorite, spingeva il carrellino dei detersivi con aria scocciata, tergendosi la fronte con un polso. Lady D, invece, aveva un fisico conforme a quello della principessa, ma quando tentò di sorridere alla bizzarra coppia uscita dalla 1208 le si scompose il volto, facendo riaffiorare per pochi istanti l’originale di una donna di colore in là con gli anni.
Le porte dell’ascensore si aprirono, Carl e Maria entrarono.

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“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

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