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Archivio per Alberto Sebastiani

Una massimalista proposta di satira per il futuro – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo di Alberto Sebastiani che analizza cos’è la satira, come va usata e quali sono i suoi orizzonti attuali e futuri. Da scolpire bene a mente, in quest’epoca di oscurità sfuggenti e insidiose come il Mercato.

Il ridicolo, insegna il Trattato dell’argomentazione, è di norma «legato al fatto che una regola è stata trasgredita o combattuta in modo incosciente, per ignoranza sia della regola stessa, sia delle disastrose conseguenze di una tesi o di un comportamento», ma è anche un’arma potente di cui dispone l’oratore, che può evidenziare il ridicolo. Se l’ironia è uno strumento senz’altro utile, con la satira non solo si indebolisce l’avversario, ma si intende modificare l’atteggiamento dell’uditorio, coinvolgendolo in un ragionamento che, proprio evidenziando il ridicolo, ne faccia prendere coscienza, ne mostri l’inaccettabilità e porti ad agire di conseguenza. Non si tratta solo di prendere in giro, ma di far riflettere per cambiare. E c’è un bersaglio: il potere, che sia il potente, un costume, la norma. Attaccare un ordine costituito, dimostrandone il ridicolo, individuando però la trasgressione di una regola che non ha a che fare necessariamente con la legge. Per intenderci: non è detto che quanto sia normale, o magari anche legale, sia giusto. Nella satira c’è quindi anche una tensione etica. In fondo, la satira è un modo di (ri)mettere in ordine le cose. Offre prospettive per leggere i fatti, uno sguardo diverso per far vedere altre verità. Per questo, qualunque forma abbia, la satira dovrebbe essere aggressiva e distruttiva, ma anche costruttiva, propositiva. Non basta dire che il re è brutto, e nemmeno urlare che è nudo. Oggi peraltro il potente dice alla luce del sole di essere nudo: ha distrutto la sua aura, è uno di noi, come noi, coi nostri difetti, in cui possiamo riconoscerci, o in cui ci rifiutiamo di farlo. Anche da qui deriva l’attuale polarizzazione politica rispetto ai leader, e viene in mente Douglas Adams, la Guida galattica per gli autostoppisti: ancora negli anni Settanta, immagina che il Presidente del Governo Galattico Imperiale sia in realtà un prestanome, e che venga scelto il più spregevole figuro possibile per ricoprire quel ruolo, perché la sua unica funzione è attirare su di sé l’attenzione, e lasciare a chi di dovere la gestione silenziosa del potere. Non è poi tanto distante da quanto Pasolini scriveva pochi anni prima sulle «maschere funebri» o «teste di legno» democristiane di cui il «potere reale», altrove il Potere, ormai non aveva più bisogno.

In Italia, come in tanti altri paesi del mondo, grazie alla rete la satira sta vivendo grande successo. Tra i numerosi esempi possibili, forse uno dei più noti al momento è il sito Lercio.it. Nato nel 2012 come blog personale di Michele Incollu, diventa collettivo col gruppo satirico “Acido Lattico” e oggi fa satira su politica, sesso, società, religione, cattivo giornalismo. Produce “fictional news”, che non sono “fake news”, come spiega nel 2016 la redazione di Lercio sul sito di Parole O_Stili, nato per proporre forme di comunicazione non ostile sul web: «l’intenzione della bufala è proprio quella di essere creduta vera. Per questo viene presentata in modo più simile possibile alle notizie dei quotidiani. Nei nostri articoli invece cerchiamo di abbondare con i particolari iperbolici e inverosimili, facendo la parodia del giornalismo 2.0. Le bufale poi non hanno un bersaglio satirico, anche quando sono pubblicate “contro” qualcuno, spesso sono semplicemente diffamatorie». La differenza è fin dal titolo: una fake news dirà I vaccini pediatrici arricchiscono Big Pharma e provocano l’autismo, un titolo di Lercio: Big Pharma: “Pronto il vaccino contro i vaccini”. La forza e il successo sui social di Lercio è proprio nei titoli. Focalizzando la politica, nei giorni della crisi italiana di fine estate 2019 abbiamo ad esempio, tra gli “ultim’ora”: “È giallo-rosso!” “No, è rosso-giallo!”, Pd e M5S litigano sul colore del nuovo governo; Pensionato preme per sbaglio un banner sulla Piattaforma Rousseau e si ritrova Ministro dell’Economia; Luca Parmitano pubblica dallo spazio la foto dei coglioni di Mattarella; Troppi passi indietro: Matteo Salvini ritorna spermatozoo; Accordo di governo, Pd: “Dopo il vicepremier pronti a rinunciare anche agli elettori”. Sul profilo Facebook titoli come Di Maio presenta una lista di congiuntivi a lui sgraditi ottengono circa 2000 like in un’ora. Il successo è dettato dall’efficacia della brevitas, che come nella migliore tradizione satirica da giornale (cartaceo o online) ha come requisito fondamentale la conoscenza delle notizie reali da parte dell’uditorio. Su di esse, attraverso un titolo, viene costruito un discorso che mostra il ridicolo di una particolare situazione. Nei casi citati: la litigiosità tra Pd e M5S per la costruzione del governo Conte-bis, l’inaffidabilità della piattaforma Rousseau, la pazienza di Mattarella di fronte alle difficoltà per la formazione di un governo, i tentativi di Salvini per recuperare l’alleanza con il M5S, la costante disponibilità del Pd a trattare, le continue richieste di Di Maio. Lo schema è il medesimo dei titoli dei giornali comuni: divisi in due parti, una individua l’oggetto del discorso, l’altra offre l’elemento nuovo, nel nostro caso la seconda suscita il riso commentando l’oggetto, ovvero la notizia di riferimento. A ben vedere è una costruzione analoga a tutta la satira contemporanea che si muove sulla brevitas (comoda anche per la diffusione sui social, twitter in primis), il problema, però, è se il riso susciti nell’uditorio una riflessione. E se tale riflessione provochi un cambiamento.

Il bersaglio della satira, che vuole essere distruttiva e propositiva, con una tensione etica, non può che essere lui. Sarebbe forse meglio allora abbandonare i simulacri della politica, legati alla cronaca, quindi all’inscalfibile presente e al suo virtuale, e andare alla sua sostanza (alla sua struttura?). Così la satira offrirebbe prospettive diverse per leggere i fatti, per far vedere altre verità, per (ri)mettere in ordine le cose. Altroché dire che il re è brutto, o nudo. Ignoriamo il re! Il re non conta niente! È il Presidente del Governo Galattico Imperiale! Non servono detournement ironici del presente rivolti a lui, serve un’aggressione alla struttura che ne sveli la trappola. Tutto ciò che attacca il contingente non può altro che rafforzare lo status quo. La satira in quanto tale deve volere davvero un cambiamento, quindi non può che essere rivoluzionaria e deve riuscire ad affrontare la «distopia capitalista». Parlare dell’economia, dei processi produttivi, dei rapporti di proprietà, ridare coscienza per bloccare il futuro virtuale e lottare per quello possibile. E c’è ben poco da ridere.

Dal 12 novembre in libreria i tre volumi di Titan EYMERICH, il ciclo completo e annotato dell’inquisitore – Eymerich.com


Da oggi sono disponibili in libreria i volumi che raccolgono i romanzi sull’inquisitore Eymerich, saga scritta dal magister Valerio Evangelisti; l’editore è ovviamente Mondadori! Dal sito di Evangelisti copio e incollo:

In tre lussuosi volumi l’intero ciclo di Eymerich, composto da tredici romanzi (vi è stato aggiunto Metallo urlante, per il racconto Venom), a cura di Alberto Sebastiani. Questa la presentazione dell’editore:

Nicolas Eymerich, l’inquisitore generale d’Aragona creato dalla penna di Valerio Evangelisti e protagonista di un ciclo di romanzi che fondono fantascienza, poliziesco, thriller, romanzo storico, gotico e horror, è un integralista determinato a reprimere quanto si oppone all’unico ordine che ritiene concepibile, quello della Chiesa. Lo fa con ogni mezzo, ed è pronto a distruggere tutto ciò che non si omologa alla sua visione del mondo. Non vuole sconfiggere i suoi avversari – si tratti di creature mostruose fantastiche, come zombie, golem o lupi mannari, oppure di ribelli all’ideologia, gli eretici. Vuole annientarli. E con loro eliminare il ricordo, ogni traccia della loro esistenza, cancellare i loro simboli, bruciare i loro libri. Eymerich conosce bene il dettato del Grande Fratello orwelliano secondo cui «chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato». E anch’egli vuole imporre il proprio immaginario, la propria visione del mondo su ogni pensiero divergente. La Storia sembra dargli ragione. Eppure la disobbedienza persiste.

Con l’occasione, Mondadori ripubblica a sé anche Metallo urlante, un caposaldo della letteratura fantastica italiana.

Carmillafest 2019: ecco il programma! – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine il programma completo del CarmillaFest, evento annunciato un po’ di tempo fa che si svolgerà a Bologna al Vag61 – Spazio libero autogestito (via Paolo Fabbri 110) il 19 e 20 ottobre. Dibattiti, musica e gastronomia popolare dedicata all’immaginario d’opposizione. Ecco qui sotto quindi il programma riportato integralmente: gli ospiti sono stratosferici, chi può vada (e non è escluso che riesca a farci un salto anche io).

SABATO 19 OTTOBRE

11.00-13.00
Immaginari alterati
Introduce e modera: Valerio Evangelisti

Presentazione di:
– AA.VV., Immaginari alterati, Mimesis, 2018
– Sandro Moiso, La guerra che viene. Crisi, nazionalismi, guerra e mutazioni dell’immaginario politico, Mimesis, 2019

Intervengono: Sandro Moiso, Franco Pezzini, Gioacchino Toni

13.30-15.00
Pranzo sociale (non immaginario)

Il mostro allo specchio: identità e alterità
Modera: Gioacchino Toni

15.00-16.30
Presentazione di:
– Paolo Lago, Il vampiro, il mostro, il folle. Tre incontri con l’Altro in Herzog, Lynch, Tarkovskij, Clinamen, 2019
– Franco Pezzini, Tutto Dracula, Odoya, 2018-2019
– Luca Cangianti, I morti siete voi, Diarkos, 2019
– H.G. Wells, O. Welles, WWWW. Wars of the Worlds of Wells and Welles, a cura di Filippo Luti, Tessere, 2018

Intervengono gli autori e i curatori dei libri

16.30-18.30
Proiezione del film Go home – A casa loro, regia di Luna Gualano, Italia, 2018

18.30-20.30
Italia Fantastica
Modera: Franco Pezzini

Il ciclo di Eymerich: Alberto Sebastiani dialoga con Valerio Evangelisti

Presentazione di:
– Walter Catalano, Gian Filippo Pizzo, Andrea Vaccaro, Guida ai narratori italiani del fantastico. Scrittori di fantascienza, fantasy e horror made in Italy , Odoya, 2018

Dibattito con: Walter Catalano, Valerio Evangelisti, Nico Gallo, Gian Filippo Pizzo.

20.30-22.00
Cena fantastica

22.00
Concerto di Marco Rovelli

DOMENICA 20 OTTOBRE

11.00-13.30
Pagine nere – letteratura noir e sociale
Modera: Walter Catalano

Presentazione di:
– Mauro Baldrati, Io sono El Diablo, Fanucci, 2018
– Walter Catalano (a cura di), Guida alla letteratura noir, Odoya, 2018

Dibattito con: Walter Catalano, Leopoldo Santovincenzo, Pasquale Pede, Mauro Baldrati

13.30-15.00
Pranzo sociale

15.00-16.15
Il viaggio rivoluzionario dell’eroe
Narratologia, movimenti sociali, soggettività
(a cura del Gruppo di Studio Penequo)
Modera: Fabio Ciabatti
Interventi di: Luca Cangianti, Gabriele Guerra, Mazzino Montinari, Maurizio Marrone

Lavoro, letteratura, dignità
16.15-17.30
Modera: Alexik

Presentazione di:
– Valerio Monteventi, Mala Brocca. Storia di ultimi e di dignità, Pendragon, 2019
– Giovanni Iozzoli, L’Alfasuin, Sensibili alle Foglie, 2018

Intervengono gli autori

Fantasie che mordono. Carmillafest 2019 – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la segnalazione del prossimo Carmillafest 2019, che si svolgerà a Bologna il 19 e 20 ottobre prossimo. Di cosa si parla? Ecco qui la descrizione dell’evento; da esserci assolutamente, è un atto di Resistenza!

L’immaginario d’opposizione, che quotidianamente si manifesta su questa webzine, il 19 e il 20 ottobre prossimo attraverserà la porta interdimesionale e prenderà corpo a Bologna in una due giorni di dibattiti, musica, proiezioni e gastronomia popolare, ospitata dal Vag61 – Spazio libero autogestito (via Paolo Fabbri 110).
Possiamo riassumere il focus di questa iniziativa con una citazione tratta dal libro Immaginari alterati al quale hanno partecipato alcuni redattori di “Carmilla”: «L’immaginario è un dispositivo di gestione del potere e parimenti di esercizio dell’opposizione. Vampiri, fantasmi e zombie non costituiscono mere maschere di un escapismo pilotato, ma sono metafore potenti incorporate in teorie critiche e in pratiche antagoniste.»

Pubblicheremo il programma completo a settembre, ma possiamo già anticipare la presenza di Valerio Evangelisti che presenterà, insieme ad Alberto Sebastiani, la raccolta critica in tre volumi del ciclo di Eymerich. Saranno inoltre dibattuti con i rispettivi autori le seguenti opere di recente pubblicazione:

Immaginari alterati. Politico, fantastico e filosofia critica come territori dell’immaginario di Luca Cangianti, Alessandra Daniele, Sandro Moiso, Franco Pezzini, Gioacchino Toni (Mimesis, 2018);
La guerra che viene. Crisi, nazionalismi, guerra e mutazioni dell’immaginario politico
di Sandro Moiso (Mimesis, 2019);
L’Alfasuin di Giovanni Iozzoli (Sensibili alle Foglie, 2018);
Il vampiro, il mostro, il folle. Tre incontri con l’Altro in Herzog, Lynch, Tarkovskij di Paolo Lago (Clinamen, 2019);
Il Conte Incubo. Tutto Dracula di Franco Pezzini (Odoya, 2019);
I morti siete voi di Luca Cangianti (Diarkos, 2019);
El Diablo di Mauro Baldrati (Fanucci, 2018);
Guida ai narratori italiani del fantastico. Scrittori di fantascienza, fantasy e horror made in Italy di Walter Catalano, Gian Filippo Pizzo, Andrea Vaccaro (Odoya, 2018);
Guida alla letteratura noir di Walter Catalano (Odoya, 2018).

Come immedesimarsi nel “cattivo”, come uscirne e perché | Segnali


Su L’indiceOnLine, Franco Pezzini analizza l’ultima fatica letteraria di Valerio Evangelisti, Il fantasma di Eymerich, mettendola in relazione col genere weird. Un estratto:

“‘Padre Nicolas, cosa fate qui?’ Si lasciò baciare la mano. ‘Ammirate questi splendidi palazzi imperiali?’. La definizione, riferita al Campidoglio e ai suoi dintorni, era paradossale. La facciata del palazzo municipale e senatoriale, a due piani con finestroni, era scrostata e solcata da fessure incise dall’incuria e dai terremoti. Gli ornamenti erano catene, ruote, battenti e altri ammennicoli strappati ai nemici in battaglie dimenticate. C’erano anche resti arrugginiti dell’antico Carroccio milanese”.

In questo scenario, con un occhio agli studi storici e uno a certa quotidianità a noi nota (il corsivo è mio), Valerio Evangelisti conduce il suo antieroe intelligentissimo e cattivissimo, l’inquisitore Nicolas Eymerich, nella sordida Roma dove è tornato il papa, dove in tempi rapidi si consuma il Grande Scisma d’Occidente e dove un culto antico pagano pare rialzare la testa. Con l’affresco impietoso di beghe tra cardinali, isterismi, misticismi dal sapore d’insopportabile buonismo e allegre crudeltà, Il fantasma di Eymerich (pp. 266, € 20,00, Mondadori, Milano 2018) è tra le puntate più maliziosamente divertenti di una saga senz’altro “popolare” che scintilla di cultura e intelligenza. E ad indagarla con passione giunge ora il denso saggio Nicolas Eymerich. Il lettore e l’immaginario in Valerio Evangelisti di Alberto Sebastiani, pubblicista e docente presso l’università di Bologna (pp. 237, € 18, Odoya, Bologna 2018). Articolato in cinque capitoli, lo studio parte da una riflessione sul senso della ricerca, l’incalzare gli indizi di un disegno generale che corre in tutta l’opera dell’autore bolognese – il “One Big Novel”, a usare un titolo del suo Ciclo Americano – a “far ragionare su un discorso impegnativo: la storia dell’uomo moderno e il suo futuro”.

In effetti nella saga di Eymerich non entrano solo vicende del Trecento, ma altre connesse di secoli dopo, stranianti paradossi temporali e riflessioni che rimandano alla fantascienza; e nel cap. 2 Sebastiani ne analizza il “canone” e le “estensioni”, con attenzione a composizione (1994-2018) e cronologia interna (in genere sparigliata su tre livelli, cioè il “tempo base” dell’inquisitore, un “livello 1” tra il XX e XXI secolo, e un “livello 2” esteso anche molto oltre, nel futuro). Proprio in merito a tale struttura peculiare il cap. 3, Decolonizzare l’immaginario, accantona anzi come inutile una questione che ha suscitato un certo dibattito sul web e che merita una parentesi: cioè la funzione classificatoria del termine weird, dalla storia lunga e nobile anche in chiave pop. Si pensi solo alla leggendaria rivista pulp americana Weird Tales (1923-1954).

Approssimativamente traducibile come “strano, misterioso” – poco in comune con lo “strano” di Todorov –, il vocabolo si trova attestato fin dal 1400 da wierd, inglese antico wyrd, “fato, destino”, cfr. norreno urðr, “fato, una delle tre Norne”: un’origine cui richiama la nota definizione Weird Sisters per le streghe del Macbeth (appunto tre come le Norne: in realtà tramite le Chronicles di Holinshed, 1587, perché Shakespeare usa weyward e non weird) e che veicolerà un significato di “strano, disturbantemente diverso”. Sia come sia, weird fiction è ormai una dicitura d’uso nel mondo anglosassone per un sottogenere di speculative fiction con origini nel tardo Ottocento: e sempre più – si veda il dibattito sul new weird e il lavoro di Ann e Jeff VanderMeer – trova utilizzo per quel tipo di opere del fantastico al crocevia tra un genere canonizzato e l’altro (fantascienza, fantasy, horror…). In un pezzo-monstre a più firme comparso l’anno passato sul sito “Not” (Il canone strano. Da Calvino a Evangelisti, da Buzzati a Moresco: per una possibile storia della weird fiction in Italia, 8 maggio 2018, il curatore Carlo Mazza Galanti ricordava che “tra i viventi, autori di riferimento sono considerati abbastanza unanimemente China Mièville e il più anziano M. John Harrison; Mervyn Peake è riconosciuto come un predecessore importante, e dietro tutto questo ci sono i grandi precursori Kafka e Lovecraft (e dietro ancora Poe e Hoffmann); a partire da queste non troppo definite coordinate è stato costruito una specie di canone anglosassone attuale comprendente, oltre ai suddetti, autori come Michael Moorcock, Thomas Ligotti, lo stesso VanderMeer”.

Eymerich si scrive da sinistra | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com il resoconto della presentazione del Fantasma di Eymerich, ultimo romanzo della saga ideata da Valerio Evangelisti, svoltasi il mese scorso a Bologna.

“Questo studio arriva in un momento particolare, in cui torna Eymerich. Ma il ciclo dell’inquisitore è l’ossatura di un progetto molto più ampio, uno One Big Novel: un unico, grandissimo discorso politico svolto attraverso la letteratura. Una narrazione distribuita tra i secoli, dal medioevo di Eymerich al far west dello stregone Pantera, dai pirati del ciclo di Tortuga fino alla trilogia socialista de Il sole dell’avvenire, che arriva infine al nostro presente del “realismo capitalista”, quello del motto there is no alternative. Non c’è però solo il discorso politico, ma anche il bello di scoprire perché il lettore si innamora di un personaggio negativo come Eymerich. Certo non si tratta di un mostro monolitico, è un individuo che cambia nel corso della sua vita letteraria. C’è un viaggio dell’eroe esterno ma ce n’è anche uno interno, psicanalitico”.

Vi ritroviamo, nel romanzo, un Eymerich più stanco.

“Perché io sono più stanco: ho un rapporto quasi autobiografico col mio personaggio, che è la parte peggiore di me. Un cattivo, come è stato detto, ma un cattivo affascinante. Anche nella serie televisiva The Man in the High Castle, tratta da La svastica sul sole di Philip Dick, il personaggio più interessante è un nazista. Chiaro che non per questo uno diventa nazista; anzi, da un certo punto di vista può riflettere sul nazismo. Anch’io fin dall’inizio ho voluto creare il male affascinante. Eymerich non è sadico: è duro, inflessibile (anche con se stesso), gioca con la crudeltà, rappresenta l’autoritarismo e la volontà di inquadrare il prossimo”.

Da Eymerich a Pantera: il viaggio del lettore – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine una breve recensione a Nicolas Eymerich. Il lettore e l’immaginario in Valerio Evangelisti, di Alberto Sebastiani. Un estratto:

Se leggiamo uno dei tredici romanzi del Ciclo di Eymerich, inaugurato da Valerio Evangelisti nel 1994, ci capiterà molto probabilmente di divertirci e dopo l’ultima pagina ci rimarrà ancora l’appetito. Se ne leggiamo due, oltre alla voglia di passare al terzo, ci suonerà sicuramente un campanello di allarme, e al successivo non avremo più dubbi. Qui non stiamo solo seguendo una dopo l’altra le avventure di un inquisitore intelligente, colto, scaltro, crudele, misogino, entomofobico e soprattutto schizoide, ma siamo al cospetto di un’unica monumentale opera, un “One Big Novel” che sconfina in tutta la produzione letteraria dello scrittore e in cui convergono paraletteratura, gotico, horror, space opera, cyberpunk, poliziesco, western, romanzo storico e di formazione. Oltre lo stile chiaro e scorrevole, senza sperimentazioni linguistiche, emerge così una trama complessiva che si articola su vari piani temporali: il XIV secolo di Nicolas Eymerich da vivo, le ambientazioni successive dove incontriamo lo scienziato Marcus Frullifer, le astronavi psitroniche, i tre stati nordamericani dotati di un solo esercito, i nazicomunisti della RACHE in eterno conflitto con Euroforce, la facciata politica di Eurobank. In questo contesto una guida come quella di Alberto Sebastiani, Nicolas Eymerich. Il lettore e l’immaginario di Valerio Evangelisti, ci offre la possibilità di fortificare il piacere della lettura aiutandoci a cogliere l’ordito profondo di una poetica radicale e militante.

Nicolas Eymerich è un inquisitore domenicano realmente esistito, ma la trasposizione letteraria di Evangelisti ne fa un personaggio con uno spessore psicoanalitico e filosofico straordinario. Il Magister risolve a ogni appuntamento un enigma e riporta l’ordine reazionario della Chiesa laddove l’eresia e la sovversione rischiano di attecchire. Tuttavia, a differenza di molti eroi popolari, romanzo dopo romanzo, egli subisce una trasformazione interiore. Rifacendosi alla struttura del Viaggio dell’eroe di Chris Vogler (per altro commentata dallo stesso Evangelisti), Sebastiani sostiene che il domenicano è «al tempo stesso l’eroe del Ciclo e ombra del potere che non ammette diversità né discussione… L’inquisitore evoca inoltre un altro archetipo: “il guardiano della soglia”. È però tale non per un altro eroe all’interno della narrazione, ma per il lettore che deve risolvere l’enigma. È infatti egli stesso che lo ostacola, non vuole farlo entrare nel discorso complessivo, profondo, dell’opera di Evangelisti. Il lettore che deve indagare e ricostruire il disegno generale diventa così un personaggio, l’eroe, e si ritrova di fronte un guardiano della soglia, Eymerich. Questi agisce addirittura come un “trickster” e lo inganna: lo fa immedesimare in sé, lo rende partecipe delle sue avventure, lo fa tifare per un eroe spietato, negativo, e gli ostacola la visione della verità, il vero volto dell’Inquisizione, che non è quello di investigatore dell’eresia, ma di alfiere del potere. E mascherando il proprio ruolo, inganna il lettore.»

La resistenza non è mai inutile e c’è sempre qualcuno che “resta umano”. Da questo punto di vista è interessante un altro eroe creato da Evangelisti: il pistolero messicano Pantera, una figura antitetica a quella dell’inquisitore, anche se ne condivide alcuni tratti. Mentre Eymerich è pronto a eliminare chiunque metta in discussione il potere, Pantera è al soldo di chi lo ingaggia, ma per un insopprimibile senso di giustizia insorge contro coloro che commettono soprusi ai danni dei più deboli.
Se quindi il principio della ribellione è resiliente rispetto a quello del potere, l’arma di cui dispone è la stessa della reazione: l’immaginario, che in questo caso serve a concepire un futuro diverso. Questo è, secondo Sebastiani, «il cuore massimalista della fantascienza del Ciclo: la possibilità di uscire dal realismo capitalista.» Ecco quindi qual è il ruolo della narrativa nella poetica militante di Evangelisti: le storie, e in particolar modo quelle della letteratura popolare, evocano archetipi, consentono ai lettori di viaggiare insieme, ricreano il legame sociale distrutto dal capitalismo. Questo spirito politico ed estetico analizzato da Sebastiani in maniera attenta, partecipata e mai didascalica, si riversa nella sua monografia fino a fonderla con lo stesso oggetto studiato, il One Big Novel. «I puntini sono uniti», conclude la guida, «il discorso complessivo disegna un quadro inquietante, ma è ancora uno specchio in cui il lettore si riflette. Se non gli piace quel che vede, deve trovare il modo di cambiarlo. Non ha che una possibilità: deve ribellarsi a Eymerich, nelle forme e nei modi che ha a disposizione, o che ritiene opportuni. Magari diventando Pantera.»

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