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L’importanza de “La casa sull’abisso” di Hodgson nell’evoluzione dei Miti di Cthulhu – Ver Sacrum


Su VerSacrum la recensione di Cesare Buttaboni a uno dei pilastri della letteratura fantastica mondiale: La casa sull’abisso, di William Hope Hodgson.
Perché questo testo è così importante? Perché è uno dei primi esempi di cross-over tra generi, weird e SF si danno la mano in un compendio che prevede anche le future incursioni di Lovecraft, dove l’oscurità è sì un luogo dell’anima, ma anche fisico, siderale, un incubo…

La casa sull’abisso è un romanzo “incubo” che descrive le angosciose vicissitudini di un “Recluso”, abitante, assieme alla sorella e al cane Pepper, di una casa irlandese sperduta, situata in una regione ignota alle cartine geografiche nei pressi del villaggio di Kraighten: la casa diventa il fulcro dove si scatenano allucinanti e diaboliche potenze extra-cosmiche che assumono la forma di orripilanti creature dall’aspetto suino, simbolo dei fantasmi che si annidano nella psiche umana portati alla luce da Freud, dimostrazione dell’estrema modernità dell’opera “hodgsoniana”. La casa, con le sue stanze, è una sorta di metafora dell’essere umano: la parte superiore aspira al cielo e al Paradiso mentre la cantina simboleggia invece il lato più oscuro in cui si annidano gli inferni personali che celano i mostri nascosti nell’inconscio.

L’atmosfera che si respira è di una solitudine metafisica assoluta che rende l’opera unica nel suo genere: il Recluso si dedica allo studio e passa molto del suo tempo nello scrittoio. Un giorno la sorella viene attaccata dalle misteriose creature suine: è l’inizio di un assedio spietato in cui il Recluso si difenderà con ogni mezzo prendendo a fucilate i mostri. A questo punto inizia un’accurata esplorazione dei dintorni della casa: scopre che la casa è sospesa per mezzo di una roccia su un pozzo di una profondità insondabile: un vero e proprio Abisso. Esplora poi le cantine dove scopre una botola di quercia che protegge la casa da un enigmatico pozzo: scoprirà poi che si tratta di un prolungamento dell’Abisso.

Nel corso delle sue disavventure il Recluso avrà delle terrificanti “visioni” in cui la casa viene riprodotta su scala gigantesca ed è assediata da un enorme essere suino di colore verde. In un’altra allucinazione “vede” – in un vero e proprio viaggio al di là del tempo e dello spazio – il collasso del sistema solare e della terra e verrà catapultato al centro dell’universo dove si troverà di fronte due soli, uno nero e uno verde: questa “visione” rappresenta qualcosa di realmente incredibile: è l’essenza stessa dell’orrore cosmico e prefigura e supera molta fantascienza successiva. Dal sole verde si staccano dei globi in cui riesce a penetrare e a ”vedere” la sua” amata” e a trovare la pace in una sorta di limbo chiamato “mare del sonno”. Da quello nero fuoriescono globi oscuri che lo proiettano in una sorta di Inferno denominato “La pianura del silenzio” dove vede la casa assediata dalla creatura gigantesca e vi entra all’interno. Qui termina il suo viaggio “iniziatico”, ricco di simbolismi a cui alludeva lo stesso Hodgson all’inizio del testo. Il viaggio metafisico e temporale del protagonista è quello che si definisce un vero e proprio “viaggio astrale”. Non è così sorprendente questo aspetto “occulto” del romanzo tenendo conto che queste tematiche erano all’epoca molto diffuse: basti pensare alla notorietà di un personaggio come Crowley e alla celebre Golden Dawn, società segreta basata sulla Qabalah di cui però Hodgson, a differenza di Arthur Machen e altri nomi celebri, non ha mai fatto parte.

Gli abissi che si celano sotto la casa da cui fuoriescono gli esseri extra-terrestri sono una metafora degli insondabili segreti dell’inconscio umano.  La casa sull’abisso è un’opera ricca di riferimenti ermetici ed esoterici: il libro può essere “letto” sia su un piano microcosmico che su quello macrocosmico. Non a caso il celebre critico Jacques Van Herp l’ha definito “un piano d’interpretazione di altri piani”, definizione quantomai calzante che coglie in pieno l’atmosfera “incubica” del romanzo. La casa si trova “on the borderland” ovvero sul confine su altre dimensioni ignote del reale. L’edificio rappresenta il microcosmo, sorta di “piccolo Inferno” personale del protagonista mentre il modello gigantesco dell’edificio nella Pianura del Silenzio che il Recluso scorge nella sua “visione” simboleggia il macrocosmo. La struttura dei diversi “piani” e modelli della casa sembrano riflettere le parole del grande Ermete Trismegisto: “ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per fare i miracoli della realtà una”.

Proviene dalla Seconda Frontiera


Respiri ancora, mentre le precisioni del tuo lemma energetico si aggravano di infinitesime sfumature quantiche provenienti dalla Seconda Frontiera.

Meccanismi psichici e quantici


Non succede nulla senza la concomitanza sistemica delle istanze sincroniche, se tu segui il filo della Volontà potrai comprenderne i sottili meccanismi psichici e quantici.

Volontà – analisi minuta


Le perfidie sono richiami sottili all’arte delle strix, pensando e parlando si modifica il continuum e con forte volontà si ottengono i risultati voluti. Che poi tornano come boomerang (Gravità quantistica docet).

“OLTRE: Ufologia & Esoterismo”. Convegno Nazionale, I Edizione


Su AxisMundi la segnalazione del convegno Oltre: Ufologia & Esoterismo, che avverrà il 18 aprile su Youtube linkandosi direttamente al video qui sotto. Di cosa si parlerà?

La mia osservazione dell’Universo mi convince che ci sono esseri d’intelligenza e potere di gran lunga più elevati di qualsiasi cosa che possiamo concepire come esseri umani; che essi non sono necessariamente basati sulle strutture cerebrali e nervose che conosciamo, e che la sola ed unica possibilità per il genere umano di avanzare nell’insieme è che gli individui prendano contatto con tali esseri. (A. Crowley, 1944)

Come si pone oggi l’ufologia nel mondo dell’esoterismo?
Quando e perché le ricerche sui fenomeni Ufo si ritrovano all’interno di alcune società iniziatiche?
È possibile contestualizzare il fenomeno del contattismo in ambito magico-spirituale? L’ufologia è sicuramente uno dei temi più controversi e difficili da inquadrare socialmente e storicamente, nonché il “mito moderno” per eccellenza. Dagli odierni avvistamenti e incontri ravvicinati, fino alle enigmatiche pitture rupestri che sembrano ritrarre dischi volanti ed esseri alieni, l’argomento Ufo non si è mai esaurito, anzi, le ipotesi avanzate a riguardo comprendono varie e differenti branche di studio. In ambito magico ed esoterico la presenza di entità aliene sembra palesarsi via via più frequentemente. Partiamo dall’operazione Amalantrah di Aleister Crowley, che nel 1918 a New York avrebbe aperto un portale dimensionale, entrando in comunicazione con un’intelligenza aliena denominata LAM, a cui fece seguito la prima raffigurazione di un cosiddetto “grigio”, in un disegno. Passiamo all’Operazione Babalon a Pasadena, dove nel 1946 Jack Parsons e Ron Hubbard tentarono di aprire un altro portale basandosi sugli scritti di Crowley. Gli scritti di Jacques Vallée, in cui si ipotizza l’esistenza di una dimensione parallela quale luogo di provenienza di esseri alieni. Infine Kenneth Grant, che oltre a studiare approfonditamente l’entità LAM, tramite la pubblicazione “Portali Esterni” in particolar modo, elaborò un corpus di conoscenze al fine di poter operare a livello esoterico al di fuori dell’universo conosciuto. Durante il convegno indagheremo quindi questo tema dal punto di vista esoterico, storico, antropologico e fantastico, grazie a quattro relatori che esporranno i loro differenti punti di vista, per cercare di fare chiarezza sull’argomento Ufologia.

I mille volti di Aleister Crowley | Wall Street International Magazine


Su WallStreetInternational una bella intervista a Franco Pezzini che tratteggia la sua passione letteraria e mitologica per Aleister Crowley, culminata nel recente saggio Le nozze chimiche di Aleister Crowley. Un estratto:

Non si contano le opere dedicate ad Aleister Crowley… uno dei personaggi più controversi ed affascinanti del secolo scorso. Tuttavia, il nuovo volume, a cura di Franco Pezzini, è da considerarsi uno spartiacque nell’affrontarne le mille sfaccettature accompagnando il lettore in un viaggio interdisciplinare, di cui siamo lieti di scoprire di più in questa lunga chiacchierata.

Qualche anno fa, scambiammo quattro chiacchiere a seguito della pubblicazione di Victoriana. Dopo tanta acqua sotto i ponti della tua scrittura, ci accingiamo a parlare del nuovo volume dedicato ad Aleister Crowley. Com’è nata l’idea di condurre il lettore attraverso questi itinerari letterari con la ‘grande bestia’?

Mah, diciamo che è emersa con la presa d’atto di un continente non proprio inesplorato (anche in italiano qualche articolo c’era) ma certo scarsamente percorso nella sua vastità. In questo senso il mio saggio è un avvio di mappatura, cui – passami la metafora – successive spedizioni altrui offriranno arricchimenti. Ma c’è stato un passo più concreto, quando per i miei corsi della Libera Università dell’Immaginario ho affrontato tre opere che m’interessavano – Il mago di Maugham, Moonchild di Crowley e The devil rides out di Wheatley – scoprendo la quantità di correlazioni. Io sono essenzialmente un mitologo, uno studioso dell’immaginario: e lì trovavo in pratica lo stesso mito letto alla luce della narrativa alla moda tra Otto e Novecento (la Parigi degli inglesi, tra artisti e ristorantini), di quella esoterica e della narrativa pop del “Principe degli scrittori thriller”. A intessere il mito di nozze chimiche tra una “bella” e la Bestia, finalizzata a qualche eclatante operazione magica… Un plot poi imitato da una quantità di altri narratori, anche se la nebulosa-Crowley va persino oltre.

Perché pensi che la figura di Crowley abbia influenzato e continui a influenzare cinema e letteratura? In cosa credi risieda la sua infinita contemporaneità?

Sesso & magia sono forse i due temi che oggi con più virulenza provocano fantasie pop: lui li ha abbinati. Poi per carità, Crowley è anche molto altro, per esempio, un interlocutore – in forma diretta o indiretta, tramite le sue opere – di un numero impressionante di icone della cultura tra l’età vittoriana (in Victoriana gli riservavo un cameo) e l’oggi tra musica e social. Mostra intuizioni a tutt’oggi non banali, come sulla capacità di porci domande su ciò che davvero desideriamo: certo, si può osservare che non c’è bisogno di Crowley o del Thelema per arrivarvi, ma in contesti dove alcune attenzioni non sono scontate anche tale tipo di provocazioni può risultare utile. E poi ovviamente c’è un Crowley della vulgata, anche banalizzato e facile, come in certi tipi di richiami alla trasgressione purchessia. Ma comunque la giriamo, di sicuro il mondo contemporaneo e il vecchio Aleister hanno molto da dirsi.

Il filo rosso che lega Crowley a W.S. Maugham è indissolubile. È stato il primo passo verso la stesura della tua opera? Cosa puoi dirci della tua ricerca sulle orme di Aleister?

Sì, sono partito da Maugham – anche di necessità, visto che è il primo a offrire a Crowley una dignità letteraria di personaggio tramite la figura fittizia del mago manipolatore Haddo, e a fornire le basi del plot di cui accennavo. In questo senso, echi di Maugham si avvertono ancora molto più tardi. Per dire: è appena uscita per Carbonio la riedizione dell’ottimo romanzo di Colin Wilson L’uomo senza ombra, sequel del magnifico Riti notturni, proposto da Carbonio nel 2019. Il mago Caradoc Cunningham con cui si relaziona il protagonista è una specie di calco di Crowley – peraltro citato come il suo maestro: la storia è molto diversa da quella di Maugham, ma le dinamiche (intriganti, molto divertenti) tra il giro di amici dove Cunningham sgomita finiscono col richiamare quella della piccola “colonia” inglese in cui impazza Haddo. Con tanto di interlocutori plagiati… Ovviamente mi sono appoggiato anche ad altre riedizioni – o prime edizioni italiane – recenti, che avevo via via recensito, come lo stupefacente volume intestato appunto a Fernando Pessoa e Aleister Crowley, La Bocca dell’Inferno, per i tipi di Federico Tozzi (Saluzzo, 2018) curato in modo mai abbastanza lodato da Marco Pasi.
Ma la ricerca ha implicato il considerare anche parecchi testi mai tradotti in italiano, di autori ancora ricordati o sostanzialmente ignoti (almeno da noi), quindi per me è stata una pista molto interessante da battere. Nonché, tornerei a usare l’aggettivo, divertente (spero) per il lettore, tra figure curiose, bizzarre e spesso sopra le righe. A proposito di The devil rides out di Wheatley ho anche presentato qualche suggestione coltivata attraverso un viaggio in Inghilterra sui siti delle nefandezze di un altro pessimo sosia di Crowley, il vilain Mocata, nel cuore del Wiltshire. Zona militare, a un certo punto ci siamo trovati di fianco un carro armato.

Le nozze chimiche di Aleister Crowley – Club GHoST


Sul blog del Club GHoST una mia breve recensione al saggio di Franco Pezzini, Le nozze chimiche di Aleister Crowley – Itinerari letterari con la Grande Bestia.

Aleister Crowley è un personaggio tra i più conosciuti del ‘900. Controverso, dannato, condannato in alcuni casi – dal Duce, che lo costrinse ad andar via dall’Italia, da quella Cefalù dove aveva fondato l’Abbazia di Thelema, cucendogli addosso l’infamia di persona non gradita – è ormai identificato in modo eterno dall’aggettivo di uomo più malvagio del mondo. La sua attitudine maggiore era la notevole capacità di studio e pratica dell’occultismo, tanto da farlo diventare uno dei più grandi maghi che abbiano attraversato la storia dell’umanità, insieme a John Dee, Ermete Trismegisto e poche altre figure simili; Crowley però si trascinava dietro – e trascina anche oggi – interi mondi, complessità sociali e cognitive che attingono al passato più remoto della nostra storia e che sono state sviluppate durante le epoche, mistiche e filosofie in cui s’intrecciano, inevitabilmente, le energie sessuali.
Franco Pezzini, nel suo saggio Le nozze chimiche di Aleister Crowley – Itinerari letterari con la Grande Bestia, edito da Odoya, traccia le coordinate letterarie di quello che è diventato, in qualche modo, un mito. Le traccia seguendo le ispirazioni che la figura del Nostro ha impresso nel XX secolo in opere letterarie – e non solo – che altri autori hanno prodotto pensando proprio alle bieche caratteristiche di Crowley; quello che Pezzini svolge è un lavoro enorme, certosino, attento e colto, in cui la sensibilità per la materia trattata – da non equivocare con l’idolatria – emerge spesso con la stessa chiarezza cristallina del Mago, l’identificazione del punto di vista di un uomo con elevate capacità di collegare punti che a molti sfuggono, che possedeva la giusta dose di cinismo e voglia di sperimentare in cui, forse, il vuoto interiore dei sentimenti che verosimilmente provava non poteva costituire remore o creare in sensi di colpa.
Il volume è corredato da un elevato numero di schede che identificano gli argomenti chiave del trattato, aspetti che vengono spesso posti in relazione col nostro presente e che tracciano le coordinate di un’evoluzione culturale – a volte anche cultuale – in cui è possibile riconoscere il perché di alcune estetiche, che diamo come scontatamente innocenti o legate solo al business, affondino in realtà nei fondamenti delle arti legate con l’occulto, lì dove regna la visione crowleyana dell’energia (fumetti, gaming, musica Rock, Cinema, sessualità e molto altro).

Piranesi, di Susanna Clarke – Club GHoST


Sul Club G.Ho.S.T. è disponibile una mia piccola recensione a Piranesi, di Susanna Clarke, romanzo che ho adorato. Per quanto mi riguarda, questa recensione rappresenta un altro dei miei ritorni in casa ghost”, a sort of homecoming che dopo venti anni ha il sapore del piacere puro.

Complice una segnalazione captata in giro per la Rete mi sono incuriosito del romanzo Piranesi, di Susanna Clarke. Devo essere sincero: non conoscevo l’autrice però la quarta, potentissima, mi ha subito sedotto e in un momento in cui mi sentivo un po’ deluso dalla SF che si legge in giro, leggere le righe sottostanti mi ha fatto sentire l’impeto della creazione, della folgorazione, mi ha dato la sensazione di un’opera d’arte.

Piranesi vive nella Casa. Forse da sempre. Giorno dopo giorno ne esplora gli infiniti saloni, mentre nei suoi diari tiene traccia di tutte le meraviglie e i misteri che questo mondo labirintico custodisce. I corridoi abbandonati conducono in un vestibolo dopo l’altro, dove sono esposte migliaia di bellissime statue di marmo. Imponenti scalinate in rovina portano invece ai piani dove è troppo rischioso addentrarsi: fitte coltri di nubi nascondono allo sguardo il livello superiore, mentre delle maree imprevedibili che risalgono da chissà quali abissi sommergono i saloni inferiori.
Ogni martedì e venerdì Piranesi si incontra con l’Altro per raccontargli le sue ultime scoperte. Quest’uomo enigmatico è l’unica persona con cui parla, perché i pochi che sono stati nella Casa prima di lui sono ora soltanto scheletri che si confondono tra il marmo.
Improvvisamente appaiono dei messaggi misteriosi: qualcuno è arrivato nella Casa e sta cercando di mettersi in contatto proprio con Piranesi. Di chi si tratta? Lo studioso spera in un nuovo amico, mentre per l’Altro è solo una terribile minaccia. Piranesi legge e rilegge i suoi diari ma i ricordi non combaciano, il tempo sembra scorrere per conto proprio e l’Altro gli confonde solo le idee con le sue risposte sfuggenti. Piranesi adora la Casa, è la sua divinità protettrice e l’unica realtà di cui ha memoria. È disposto a tutto per proteggerla, ma il mondo che credeva di conoscere nasconde ancora troppi segreti e sta diventando, suo malgrado, pericoloso.
Susanna Clarke, autrice fantasy fra le più acclamate, torna in maniera trionfale con un nuovo, inebriante romanzo ambientato in un mondo da sogno intriso di bellezza e poesia.

Ordinarlo in libreria e poi averlo finalmente tra le mani è stata una questione di soli due giorni. Fremevo, avevo la netta sensazione che quel libro lì sarebbe stata l’occasione per respirare di nuovo la sospensione dell’incredulità, quella che solo i capolavori sanno donarti, cambiandoti un po’ anche la vita.
In duecentocinquanta pagine circa la Clarke fa precipitare il lettore in un mondo surreale, o forse parallelo, staccato dal flusso temporale della nostra quotidianità. Un mondo delimitato da una casa sconfinata, ma non infinita, in cui un unico abitante, Piranesi, si aggira per le sue stanze, per i suoi piani, per la sua strana monumentalità che lascia trasparire la domanda di fondo: perché lui vive lì? Dov’è il resto del mondo e perché c’è un unico contatto con il reale, questo “Altro” non meglio definito e che opera le sue strane manovre con intenti che appaiono via via sempre più bizzarri?
Ho avuto solo un momento di dubbio: dopo un po’ che avevo iniziato a leggere, la successione monotona della situazione casalinga descritta mi aveva fatto quasi demordere, poi però un improvviso colpo di scena mi ha catturato e definitivamente trascinato dentro quella sorta di ipercasa, dove gli eventi indoor che esplodono lasciandoti senza fiato mi hanno illustrato un orizzonte degli eventi catartico, una sorta di magia che funziona come una trasgressione, come un teorema psicologico che si apre su realtà dimensionali possibili. Leggevo e il senso di un filtro immaginifico, pari alle oscure song ipnotiche dei Coil, si è applicato alla realtà inglese dei nostri anni, lasciandomi annusare il senso di un occulto che apre ogni via…
Altro che SF urlata e strombazzata, corretta e noiosa oppure figlia di hippy che pensano positivo ma poi confermano il fetido business del nostro mondo! Qui, leggendo Piranesi, non ci sono le plastiche avventure di supereroi e nulla appare narrativa vuota come gusci di noce lasciati alla mercè dei ghiri: il senso vertiginoso del Fantastico è potentemente presente nel romanzo di Clarke ed è, sì, un po’ come leggersi L’oceano in fondo al sentiero, di Neil Gaiman, quando ci si sente connessi a ogni particella del reale e del possibile, di ogni universo.

Intervista a Franco Pezzini: A caccia della Bestia – Pulp libri


Su PulpLibri una bella intervista di Walter Catalano a Franco Pezzini, prevalentemente sul tema crowleyano, che è stato motivo di indagine da parte di Pezzini in un suo recente saggio uscito per Odoya: Le nozze chimiche di Aleister Crowley. Itinerari letterari con la grande Bestia. Un estratto:

Veniamo dunque a Crowley. Perché hai scelto proprio lui? È stata davvero una figura così importante del ’900 la sua?  Ha scandalizzato i contemporanei ma ha affascinato i posteri. Forse in entrambi i casi ben oltre i suoi reali meriti (e demeriti). Da Yeats ai Beatles, da Maugham ai Led Zeppelin, da Pessoa a Kenneth Anger, Crowley ha attraversato l’immaginario del secolo breve mettendo in pratica davvero il motto di Oscar Wilde: che si parlasse di lui, sempre e comunque, bene o male non importa. E infatti ancora ne parliamo. Perché?

Crowley è stato un’icona dell’eccesso, e già questo basterebbe a ben collocarlo mediaticamente; ma occorre riconoscergli una statura culturale non banale. Coltissimo, capace di colossali sintesi (basti pensare a quella summa che è Magick), dotato di energie impressionanti e capace di interloquire con un gran numero di artisti e intellettuali, ha colpito un po’ tutti. Devo premettere che non sono partito tanto da una fascinazione personale per l’uomo Crowley o per la sua dottrina, quanto da quella per l’ambiente e per la rete di relazioni attorno a lui: in particolare da quel filo rosso che corre tra Il mago di Maugham, Moonchild di Crowley e The devil rides out di Wheatley, dove in pratica lo stesso mito viene letto alla luce della narrativa alla moda, dell’esoterica e di quella pop. Ma quello è solo un tassello, utile come interruttore per accendere la ricerca e suggerire una chiave – le nozze chimiche con una donna “plagiata” in vista di un risultato magico – a sempre più frequenti comparsate del Nostro. A livello più generale, è un fatto che la portata della provocazione di Crowley – la magia, il sesso, la ribellione alle agenzie di formazione riconosciute… – abbia svelato una forza eversiva almeno simile a quella che un secolo prima aveva avuto la dottrina di un altro impresentabile, Sade: e per capire alcuni fenomeni dell’oggi, occorre tener presenti entrambi questi terroristi culturali. Una certa genialità a Crowley occorre riconoscerla, anche se le sue rielaborazioni si nutrono di una quantità di materiali già presenti sulla piazza.

Crowley è stato un occultista e un “mago”, ha addirittura inventato una religione, Thelema, che come tutte le religioni si è rivelata grazie ad un preteso intervento extraumano: Mosè parla direttamente con Yahweh, Maometto con l’Arcangelo Gabriele, Crowley si accontenta di Aiwass, emanazione dell’Arpocrate degli Antichi egizi, o qualcosa del genere. Ne esce fuori il Liber Legis, un testo di scrittura automatica, come tanti prodotti nelle sedute spiritiche o nel channeling della New Age, che sembra una riscrittura – peggiore – di Nietzsche. Insomma non stiamo ad arrovellarci tanto su una banale impostura? Se Crowley non fosse stato un tale personaggio, così scandaloso, perverso, provocatorio, perderemmo ancora tempo a occuparci di Thelema?

La domanda è interessante, e penso si possano considerare due livelli della questione. Premesso che io ho affrontato il tema in chiave laica, volutamente lontano da intenti agiografici o invece demonizzanti, il fatto che per l’Occidente i contenuti della dottrina di Crowley tocchino punti tanto caldi dice qualcosa dell’Occidente stesso, dei suoi idoli, dei suoi “valori”: il che forse rende il tutto meno banale, e torniamo al discorso sull’immaginario e le sue urgenze. Ma questa è una riflessione di fatto. A un secondo livello, va considerato che il rapporto delle entità di Crowley con le profondità interiori dell’uomo in quanto tale viene da lui teorizzato: in sostanza, è difficile parlare di impostura nel senso a noi contemporaneo. In età vittoriana, l’impostore è però figura di ben altra potenza, in qualche modo anticristica (pensiamo ai Tre impostori di Machen, all’arcimpostore Dracula di Stoker autore di Famous Impostors): e qui Crowley si ritroverebbe… Diciamo però che mi pare una buona chiave affrontare Crowley e i suoi dei con l’aiuto di Jung. Poi, chiaramente, l’effetto scandalo ha potenziato il tutto.

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Il disagio elettrico si eleva a perfezione elegante e flessuosa, fascinazione oscura di linee di codice sessuale in condotte magiche dissimulate.

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"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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