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Archivio per Alejandro Jodorowsky

Nameless – Neonomicon in space | PostHuman


Su PostHuman un articolo complesso, articolato tra immani interpretazioni cabalistiche, occulte, Lovecraft vs. weird, graphic novel contro il rock colto e stratificato nelle linee cognitive delle conoscenze arcaiche… Vi lascio a un brano della recensione di Mario Gazzola, tanto per dirvi che dovete leggere dalla prima all’ultima parola per precipitare nell’abisso del non reale, che io non saprei rendervi meglio.

Addentrarsi nel geniale e labirintico graphic novel di Grant Morrison disegnato da Chris Burnham (riedito da Saldapress in una lussuosa versione hard cover arricchita di tavole originali e ‘making of’, di cui a lato vedete la copertina e sopra una vignetta originale) è un po’ come dare l’assalto all’asteroide Xibalba al centro della trama, che minaccia di schiantarsi sul nostro triste pianeta (un po’ come nel “ciclo della meteora” che va a concludersi coll’attesissimo numero 400 di Dylan Dog): si rischia fortemente di smarrire senso della logica e senno del lettore in “un tesseratto ricorsivo di mille realtà convergenti, un ipercubo di cui ogni faccia porta con sé molteplici alternative potenziali”, definizione che prendiamo in prestito dalla recensione (a firma di Davide Scagni) pubblicata dal sito specializzato Fumettologica.

È un articolo piuttosto articolato e completo, solo non fatevi ingannare dalla frase all’inizio del terzo capoverso: “La trama in realtà è piuttosto semplice”, è ironica! Niente di più falso: in realtà quella trama è un vertiginoso gioco di specchi mentali, che conviene affrontare con l’aiuto delle chiavi di lettura inserite dall’autore medesimo nell’appendice intitolata Lavori Notturni, e che chiamano in causa l’immancabile Lovecraft (la remota guerra fra arcani dei affonda le radici nelle sue oscure cosmogonie), ma anche Arthur Machen (la ‘Pietra Sessanta’), l’altrettanto immancabile Burroughs (la sua Dreamachine sviluppata coll’amico Gysin), gli occultisti John Dee ed Edward Kelly, Castaneda, Piranesi e Le Corbusier, la cabala, l’epica Maya di Popul Vuh e non meno oscure divinità della mitologia babilonese e sumera, come Marduk, patrono della città di Babilonia e dio del Caos dai quattro occhi, da cui tra l’altro prende il nome l’omonima black metal band scandinava.

Il Senzanome del titolo è un “enigmatico e sfrontato esperto di occultismo in grado di muoversi a piacimento nella dimensione onirica” (definizione che invece viene dalla recensione di Pulp, scoperta grazie all’amico Giovanni De Matteo), sboccato e dalla moralità non cristallina come un John Constantine/Hellblazer, che “viene assoldato da alcuni eccentrici miliardari per guidare una squadra di dodici apostoli/astronauti nella missione di tentare di salvare il mondo dalla collisione col gigantesco asteroide” di cui sopra. Ascensione nello spazio che – spiega sempre Davide Carnevale su Pulp Libri – “rapidamente si capovolge in una vera e propria catabasi, una discesa agli inferi e nella profondità della psiche umana che non prevede ritorno”.

Ma in cui i fantarocker fra voi anche non iniziati alle delizie esoteriche di Alan Moore (con il cui ciclo Neonomicon/Providence la storia di Morrison presenta diverse assonanze) e Alejandro Jodorowsky (ciclo de L’Incal) scopriranno non poche chicche di occultismo musicale, ben oltre l’origine del band name degli svedesi Marduk e dai progressivi teutonici Popol Vuh, autori negli anni ’70 di diverse colonne sonore per film di Herzog (tra cui Nosferatu), ma anche dei loro colleghi doom Tiamat, pure svedesi, dal nome ispirato alla dea madre del cosmo e degli oceani, sempre nella mitologia babilonese.

L’ultima chicca si collega invece all’innesco stesso della vicenda: dice infatti il protagonista Nameless che sul mondo “ha iniziato a «piovere merda” nel 2001, “quando le Torri Gemelle sono crollate e Malkuth è saltato su Yesod” (ovvero la Terra è saltata sulla Luna, per tradurre gli elementi dell’Albero della Vita della cabala ebraica). “A quel punto si è rotto il confine tra realtà e immaginazione”, spiega ancora Scagni su Fumettologica.
Ma allora in questa storia, definita non a caso un mix di “Apollo 13 + L’Esorcista“, il viaggio spaziale s’è svolto davvero o è stato solo un’allucinazione, un tuffo nell’inconscio del povero Nameless, manipolato a propria insaputa dalla minacciosa Dama Velata?

Showman Killer, tutto il mercenario spaziale di Jodorowsky in volume unico


Su Fantascienza.com la segnalazione di un fumetto particolare, Showman Killer, ideato da Alejandro Jodorowsky e disegnato da Nicolas Fructus. Qui sotto una breve descrizione dell’opera, davvero molto intrigante:

Mercenario dello spazio, Showman è un superassassino nato dalla mente demoniaca di un genetista. Concepito per uccidere, è privo di emozioni e trova appagamento solo nell’oro o nell’estasi della distruzione. L’incontro con l’affascinante Ibis muterà quello che sembra il suo ineluttabile destino…

Jodorowsky e la doppia vita di Anibal 5 | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com si parla diffusamente di Alejandro Jodorowsky e della sua creatività atipica, libertaria, esoterica e surreale. Articolo da non perdere per chi non sa molto del Maestro e per chi lo adora, conoscenze viste attraverso la lente di un fumetto che ha avuto al centro proprio Jodorowsky: Anibal5.

Nell’autunno del 1966, un direttore editoriale della Novaro ediciones assiste con entusiasmo agli spettacoli teatrali del gruppo “Teatro di avanguardia del Messico”. Contatta dunque il regista, un cileno vagabondo collaboratore di Marcel Marceau, proponendogli di scrivere un serial di fantascienza per la divisione Editorial Temporae. Non sa in che pasticcio si sta cacciando. Non sa cosa l’aspetta. Non sa di dare il via a una produzione di comics innovativi e fuori di testa.

Tutto questo perché la miccia a cui sta dando fuoco è quella sensibilissima e dirompente di Alejandro Jodorowsky.

Il nostro è in Messico dall’inizio dei Sessanta, facendo la spola con Parigi dove ha studiato pantomima col maestro Étienne Decroux e conosciuto Marceau. Affascinato da filosofia e psicologia, dall’esoterismo e dall’ideologia anarchica, “Jodo” esplora da alcuni anni linguaggi vicini al surrealismo, fondando in uno dei tanti ritorni in Francia il “Movimento Panico” con Arrabal Topor, la cui poetica traghetterà anche nelle Fábulas pánicas del 1967.

Sonic Entanglement 2 – Carmilla on line ®


Su CarmillaOnLine un articolo a sei mani di Danilo Arona, Mario “Black M” Gazzola e Max Gasperini che segue un’intro di qualche tempo fa. Argomento: il Rock e l’occulto, e le sue connessioni quantistiche. Un estratto:

E cosa cercava dunque tutta questa gente nei pentacoli e nelle candele nere (o nelle canne)? Cercava l’Oltre, quel trascendere le comuni barriere del pensiero razionale (le huxleyane “Doors of Perception” che appunto davano nome alla band di Jim Morrison) per accedere a una dimensione ulteriore, di conoscenza illimitata, di fusione con il cosmo e le sue energie, ditela come volete ma l’idea era quella di piantar le tende in quella che Danilo (nel succitato “Rock – I delitti dell’uomo nero”) ha ottimamente definito “Terra di Colà”. Ciò che i Pink Floyd cercavano con la loro Interstellar Overdrive (in seguito scrutando anche il “lato in ombra della luna”). Calma, voi dite, qui ti sposti dal dominio dell’occulto a quello della fantascienza: sono due generi diversi. Adesso, perché il marketing culturale così li ha impacchettati, ma… allora no. Non quando Lovecraft scriveva i suoi racconti, fondamentali per entrambi i generi. né appunto nell’epoca della ricerca dell’Altrove sconfinato, l’epoca in cui gli Hawkwind si ispiravano al fantasy maturo di Michael Moorcock o ai fantamisticismi indianeggianti di Roger Zelazny, facendosi fare copertine “cosmiche” da Philippe Druillet. Fumettista autore (oltre che di qualche locandina per i film ero-horror di Jean Rollin) di opere fantapsichedeliche come “La Nuit”, “Lone Sloane”, “Mirage”. Riuscite ad immaginare visioni più lovecraftiane dei suoi graphic novel “Yragael” e “Urm”? O del “Necronomicon” precyberpunk di H.R. Giger?

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Trieste Science+Fiction, oggi verrà premiato Alejandro Jodorowsky ∂ Fantascienza.com


Un premio alla carriera culto di un regista assai particolare: Alejandro Jodorowsky. Ce ne parla Fantascienza.com ampliando il discorso a tutta la manifestazione in cui l’evento è compreso: il Trieste Science+Fiction.

Il regista cileno offrirà al pubblico del Trieste Science+Fiction la possibilità di assistere ad una sua conferenza/ spettacolo dal vivo nella tradizione del suo celebre Cabaret Mystique, esilarante e profondo intrattenimento. Lo spettacolo si articolerà attorno alla lettura del breve testo poetico “Idioma remoto”, da cui prende spunto l’intero film. Seguirà la proiezione di La danza della realtà. La data triestina fa parte dell’Alejandro Jodorowsky 2014 Italian Tour che avrà inizio a il 26 ottobre a Bari e toccherà alcune tra le principali piazze italiane (Roma il 28, Bologna il 29, Firenze il 30, Genova il 6 novembre, Napoli il 21 novembre) e in cui Jodorowsky accompagnerà personalmente l’uscita del film.

 La presenza di Alejandro Jodorowsky sarà un vero e proprio evento. Scrittore, fumettista, saggista, drammaturgo, regista teatrale, fondatore con Roland Topor e Fernando Arrabal del Movimento Panico, cineasta e poeta, ha firmato solo sette film in quarantacinque anni, ottenendo una fama indiscussa.

A completare l’omaggio all’autore, ci sarà l’anteprima nazionale del documentario Jodorowsky’s Dune (USA, 2013) di Frank Pavich in collaborazione con Disney Media Distribution: il film racconta il fantastico, incredibile e delirante mondo di Alejandro Jodorowsky e del suo progetto per realizzare un adattamento cinematografico di Dune, il capolavoro di Frank Herbert, in cui Mick Jagger, Orson Welles, Salavador Dalì, Moebius, H.R. Giger, Pink Floyd, Mike Olfield sono solo alcuni dei mancati protagonisti della pellicola che avrebbe cambiato per sempre l’universo della fantascienza. Frank Pavich sarà tra gli ospiti della kermesse.

Cose da brivido, un artista a tutto tondo che può, per la sua forza cerebrale e visionarietà, far squadra soltanto con David Lynch,

∂| FantasyMagazine | Una clip da Ritual – Una storia psicomagica


Su FantasyMagazine la segnalazione di un esperimento video, Ritual, di psicomagia, la disciplina che Alejandro Jodorowsky fondò letteralmente alcuni lustri fa. Prendendo dal post, vi incollo qui sotto alcuni passi; e anche se il trailer incluso non mi lascia pensare a cose pregevoli, posso dire che il concept mi affascina comunque, mi predispone a una ricerca maggiore dell’argomento.

La psicomagia è una forma “artistica” di psicoterapia che consiste in un’azione curativa diversa per ogni paziente, un atto simbolico che parla direttamente all’inconscio utilizzando il linguaggio dell’immaginazione, e cura ferite dovute a traumi passati. Alejandro Jodorowsky (autore di opere cult come El Topo, La Montagna Sacra) è il padre fondatore di questa disciplina, tanto quanto Freud è il padre fondatore della psicoanalisi. Le due discipline sono molto diverse: Jodorowsky sostiene che la psicoanalisi non cura realmente, ma blocca, congela il sintomo, così come fa un analgesico, mentre la psicomagia rimuove il trauma passato, guarisce realmente, sanando in maniera definitiva la ferita. La psicomagia è tratta da riti ancestrali sciamanici che derivano dalla tradizione popolare: Pachita, una curandera messicana, insegnò al regista cileno la sua pratica curativa, basata in gran parte sulla suggestione.

Tra gli obiettivi di Ritual vi è anche quello di riportare alla luce l’antico folclore della tradizione popolare veneta. Oggi in Veneto, come in gran parte d’Italia, a causa del cambiamento della struttura societaria e della scomparsa della generazione più anziana, sono andati persi (quasi totalmente) usi, costumi, mitologie e rituali propri della nostra cultura. Leggende legate a figure mitiche come l’Anguana e i Salbanei, o ancora riti come L’uovo di San Giovanni, sono rappresentati con cura e cognizione nel film, in più occasioni. Ritual vuole riportare l’accento sulla comune credenza nel magico, sul potere suggestivo dell’immaginazione, che un tempo serviva a spiegare gli eterni problemi del vivere e che oggi, con discipline come la psicomagia jodorowskiana, può curare le più profonde ferite dell’animo umano.

Nonostante l’interesse per i temi e gli studi di Alejandro Jodorowsky, Ritual non è un film surrealista e percorre scientemente una strada del tutto personale. Come dichiarano i due registi, Brazzale e Immesi: «Non era nostra intenzione emulare i film visionari del grande maestro cileno. Abbiamo voluto seguire, invece, un filo narrativo molto classico. Tuttavia Jodorowsky ha approvato la sceneggiatura, ha definito il film “terapeutico” e si è prestato per un cameo straordinario».

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Il Dune che non c’è mai stato ∂ Fantascienza.com


Alejandro Jodorowsky

Cover of Alejandro Jodorowsky

Confesso: non ho mai letto Dune né ho mai visto il film, ma a mia incompleta scusante posso affermare che so di avere un enorme tassello mancante nella mia cultura SF, che riempirò presto. Fantascienza.com ci fa sapere che un grande regista e non solo dei decenni scorsi, Alejandro Jodorowsky, nel 1974 aveva provato a farne una versione cinematografica, parecchio estrema, parecchio acida e al limite del megalomane, coinvolgendo artisti quali Pink Floyd o Salvador Dalì, in un crescendo lisergico che, a dirla tutta, mi intriga come poche cose al mondo.

“La mia ambizione era tremenda. Volevo realizzare qualcosa di sacro, un film che desse l’esperienza allucinatoria dell’LSD senza usare l’LSD, e cambiare le giovani menti di tutto il mondo.” Così Jodorowsky inizia il racconto di quel 1974, anno in cui, su proposta di un consorzio di produttori francesi guidato da Michel Seydoux, provò a visualizzare ciò che Herbert aveva scritto. Il risultato furono oltre tremila tra bozzetti, disegni e grafici che il documentario mostra ampiamente, e che definire psichedelici è poco. Nella sua mentalità rivoluzionaria, Jodorowsky aveva in mente un progetto grandioso, e per realizzarlo aveva raccolto intorno a sé il meglio che l’arte visiva e grafica esprimeva in quegli anni: da Moebius, che curò gran parte dei bozzetti, a H.R. Giger, che avrebbe dovuto occuparsi del design dell’intero set. E poi Dan O’Bannon per la sceneggiatura, e l’illustratore Chris Foss.

Per non parlare poi del cast che Jodorowsky aveva in mente: David Carradine nei panni di Paul Atredeis, Salvador Dalì in quelli dell’imperatore Shaddam, il grande Orson Wells e Mick Jagger (il cui ruolo, curiosamente, andò poi a un’altra rockstar, Sting). Il tutto condito da una colonna sonora originale dei Pink Floyd, per dare il massimo della psichedelia.

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