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Estrattivismo pandemico/4 – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine una nuova puntata dedicata ai disastri ambientali che hanno un’unica origine: il liberismo. Disastri che non si sono fermati ma che subito dopo il lockdown hanno ripreso a distruggere a nastro il nostro ecosistema, coadiuvati da una legislazione che chiude tutti e tre gli occhi a beneficio del Profitto. Come qui in Italia…

Come da manuale, la recessione che viene – la peggiore, secondo l’OCSE, dal dopoguerra – sta imprimendo un nuovo impulso all’aggressione del profitto contro i territori.
L’illusione che la crisi pandemica potesse portare ad un ripensamento sull’assurdità di questo modello di sviluppo si è dissolta molto in fretta, a fronte della capacità del capitale (infinitamente maggiore della nostra) di trasformare le crisi in opportunità.
Sul piano normativo le conseguenze di tale aggressione si traducono in forma di deroghe alle tutele ambientali, provvedimenti a sostegno delle attività estrattive o dell’agroindustria, deregulations degli appalti per le grandi opere, rilancio del finanziamento pubblico di infrastrutture devastanti.

È una tendenza generale e molto chiara che ha preso corpo, seguendo modalità differenti, dall’Australia alle Americhe, dall’Indonesia al Belpaese.
Iniziamo dunque questo excursus  sulle ultime controriforme a partire dalle deregulations di casa nostra, che verranno trattate un po’ più nel dettaglio, visto che ci riguardano da vicino.

Il 14 settembre è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la conversione in legge del Decreto Semplificazioni1, che “al fine di far fronte alle ricadute economiche negative a seguito delle misure di contenimento e dell’emergenza sanitaria globale del COVID-19” stabilisce alcune cosette, del tipo:

– che gli affidamenti di appalti pubblici di lavori fino alla soglia di rilevanza comunitaria (5.350.000 ) che abbiano iniziato il procedimento entro la fine del 2021 possano svolgersi senza gara2.

– che “gli interventi infrastrutturali caratterizzati da un elevato grado di complessità … o che comportano un rilevante impatto sul tessuto socio – economico” possano essere affidati alla gestione commissariale anche al di fuori dei casi di straordinaria necessità  ed   urgenza.

– che fino alla fine del 2023 per le grandi opere infrastrutturali si possa derogare alle procedure del dibattito pubblico, previste dal Codice dei contratti pubblici alla voce “Trasparenza”3, con tanti saluti ad ogni residuo simulacro di “democrazia partecipativa”.

– che le sentenze definitive del TAR che bloccano un’opera per vizi emersi negli atti autorizzativi o nella valutazione di impatto ambientale, possano essere bypassate.

–  che i gasdotti godano di procedimenti autorizzativi semplificati, con buona pace dei proclami sulla lotta ai cambiamenti climatici.

– che le procedure semplificate valgano anche per l’esplorazione e lo stoccaggio geologico di biossido di carbonio, esentando – fra l’altro – dalla valutazione ambientale gli stoccaggi di CO2 fino a 100.000 tonnellate.

– che per le opere realizzate in variante dei piani portuali e aeroportuali non sia più obbligatoria la Valutazione Ambientale Strategica (VAS)

– che i Comuni non possano introdurre limitazioni generalizzate (se non intorno a siti sensibili) alla proliferazione di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche, o incidere sui limiti di esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici. Previsione chiaramente rivolta a bloccare il moltiplicarsi di ordinanze comunali contro l’installazione del 5G, e che impedisce l’adozione da parte degli enti locali di una maggior tutela da tutte le forme di inquinamento elettromagnetico.

Questa panoramica, non esaustiva, sui punti salienti del provvedimento avrebbe  potuto essere ancora peggiore, se 170 gruppi e associazioni non ne avessero denunciato il contenuto in tempo utile, riuscendo a bloccare ulteriori nefandezze previste nella prima stesura4.

Ma anche così emendato il decreto, che ora è legge è, nel suo genere, un “capolavoro”.
Con un solo provvedimento il governo giallo rosa è riuscito infatti ad ampliare a dismisura la discrezionalità nella scelta del contraente negli appalti pubblici, e con essa le potenzialità per le assegnazioni di tipo nepotistico/politico/mafioso/clientelare, depotenziando al contempo le responsabilità degli amministratori per abuso d’ufficio e danno erariale.

Della serie, ci meritiamo un’apocalisse, perché sarà l’unico sistema per spazzare via questo rivoltante miscuglio di opportunismi, liberismo, distruzioni senza soluzioni di continuità in nome di un profitto impossibile e irrispettoso in senso lato, asfaltature dei nostri bisogni non indotti, coltivazioni di condotte immorali, tipiche di un fascismo economico inumano. Ecco, l’ho detta tutta…

La voce del padrone – Carmilla on line


Alessandra Daniele torna a graffiare su CarmillaOnLine. Riporto integralmente il post, condividendolo ideologicamente su ogni parola espressa.

Nella pubblicità le banche sono generose. Il prosciutto è dietetico. La plastica è ecologica. La Chiesa Cattolica è povera.
Nella pubblicità le automobili si materializzano in un attimo, sbucando direttamente dalla realtà virtuale, mentre i biscotti vengono preparati a mano uno per uno personalmente dal fornaio.
Nella pubblicità tutti hanno un lavoro sicuro e gratificante, e un giardino enorme dove pranzare all’aperto in trenta.
La pubblicità mente, e nessuno s’indigna.
C’è qualche segnalazione di “pubblicità ingannevoli”, ma in realtà tutta la pubblicità è ingannevole.
E nessuno si aspetta il contrario.
Nessuno s’aspetta che uno spot dica “Questo petto di pollo non è un petto di pollo. È una specie di polpetta fatta al 20% di carcasse macinate, il resto è farina di mais e olio di palma. Il pollo sei tu, se la mangi”.
Nessuno chiede alla pubblicità di essere sincera.
Eppure questo flusso inarrestabile di suadenti cazzate che ci scorre addosso costantemente, che invade ogni spazio mediatico, che interrompe, frantuma e disarticola ogni programma TV che guardiamo, che ha sempre la precedenza su qualsiasi argomento in discussione, che non si ferma neanche durante le peggiori crisi, e anzi ne approfitta, le sfrutta, se ne serve, questo flusso è la spina dorsale del drago.
È il volto del vero nemico.
La pubblicità è l’unico programma che non può essere interrotto.
La pubblicità è tassativa.
È la voce del padrone.

Estrattivismo pandemico – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine una gelida analisi – ma è quello che ci vuole – per decrittare gli eventi che si sono succeduti in questi mesi, visti con l’ottica dell’ambiente e delle aberrazioni liberiste che affliggono il sistema vivente di questo pianeta, in senso lato. Un estratto:

Ci avevamo sperato, dal chiuso delle nostre case, osservando sorpresi l’aria della pianura padana tornare trasparente, la biodiversità riapparire e la fauna selvatica avventurarsi, timida, attraverso il cemento degli spazi urbani.
Toccavamo con mano, durante il lockdown,  la dimostrazione di come sarebbe bastato fermare questo sistema di produzione, questo modello di mobilità, questo consumo insensato di roba inutile, perché la natura cominciasse a riprendersi ciò che è suo.
Avevamo sperato che fosse diventata chiara a tutti la possibilità concreta di un cambiamento radicale, ma sapevamo, in cuor nostro, che avevamo vissuto solo una fragile tregua nell’aggressione del capitale agli ecosistemi e ai territori, un rallentamento che precede la rincorsa.
E anche che come tregua aveva fin troppe eccezioni.

Segnali provenienti da tutto il mondo ci avvertivano che gran parte delle attività di maggiore impatto sull’ambiente e sulle comunità non solo stavano proseguendo ‘as usual’, ma approfittavano della pandemia per espandersi e riorganizzarsi.
Segnali che andavano tutti nella stessa direzione, delineando una dimensione mondiale del fenomeno, con una serie di caratteristiche ricorrenti, come  – per esempio – l’inclusione sistematica nell’elenco dei ‘servizi essenziali’ di attività ad altissimo impatto ambientale e sociale.

Molti settori impattanti non hanno conosciuto fasi di arresto, ed hanno continuato ad operare anche quando si sono trasformati in fulcri di contagio, trasmettendolo  alle comunità dei territori dove operavano.
Il lockdown non li ha colpiti, ma piuttosto li ha sottratti al controllo delle popolazioni e dei militanti, costretti in casa e privati della libertà di  movimento, e sempre più soggetti ad aggressioni favorite dal coprifuoco: violenze poliziesche, arresti arbitrari e, soprattutto in America Latina, esecuzioni extragiudiziali.
In generale la militarizzazione dei territori, dispiegata in tutto il mondo con il pretesto della pandemia, è stata un poderoso deterrente per le proteste sociali e ambientali, facendo da copertura per la violenza selettiva contro gli attivisti, dispensando cariche e sgomberi su presidi e manifestazioni.
Una violenza che non potrà che intensificarsi, perché ciò che si prepara per il futuro è un ulteriore salto di qualità nello sfruttamento della Natura, che ci verrà venduto come l’unica scelta possibile per ‘riattivare l’economia’ di fronte alla recessione mondiale che viene.

La devastazione ambientale è … un “servizio essenziale”?

Una molteplicità di governi ha esentato dal blocco della produzione per l’emergenza Covid le imprese estrattive, minerarie e petrolifere, la costruzione di grandi opere e di infrastrutture per il trasporto degli idrocarburi o per la produzione di energia, sebbene non abbiano nulla a che fare con il soddisfacimento dei bisogni immediati delle popolazioni colpite dalla pandemia.

In Italia è stata inserita fra i ‘servizi essenziali’ la costruzione del  gasdotto TAP/Snam, grazie alla libera interpretazione del dettato del DPCM del 22 marzo, che dava il via libera al proseguo delle attività di trasporto e distribuzione del gas.
Una misura che, a buon senso, si riferiva alle reti distributive già esistenti e funzionanti, ma che con una evidente forzatura è stata estesa anche ai cantieri in corso d’opera.
Sulla “essenzialità” di un nuovo gasdotto, va detto che nel solo mese di aprile 2020 i consumi di gas in Italia sono calati di oltre il 23%,  circa 1,3 miliardi di metri cubi in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, seguendo un forte trend negativo  già visibile dal novembre scorso.
Comunque,  in piena pandemia, i lavori di avanzamento nelle province di Lecce e di Brindisi sono continuati a pieno ritmo, spiantando altri uliveti, aprendo voragini, attingendo dal sottosuolo enormi quantità di acqua, inquinando le falde, e tuttora continuano in spregio ad ogni normativa visto che il 20 maggio scorso al TAP è scaduta anche l’Autorizzazione Unica.

Civil War – Carmilla on line


Cosa si muove nel mondo. Dalla nostra inviata di CarmillaOnLine, Alessandra Daniele.

Gli USA bruciano, e stavolta non è un film.
L’ennesimo efferato omicidio d’un afroamericano, George Floyd, assassinato da poliziotti bianchi è stato il detonatore, ma l’esplosivo s’accumula da secoli, e il catastrofico decorso della pandemia di Covid-19 – già oltre 100.000 morti e 40 milioni di disoccupati – ne è diventato parte integrante.
Donald Trump, sempre più rabbioso e grottesco, s’aggrappa ancora ai tipici rampini della destra, l’esercito – che però gli sfugge – e la Bibbia, sperando che lo stato d’assedio e il clima da seconda guerra civile distragga l’opinione pubblica dalle sue colpe nella gestione criminale della pandemia, e spaventi abbastanza la cosiddetta maggioranza silenziosa da consegnargli una rielezione che vede altrimenti diventare ogni giorno più improbabile.
In realtà gli eventi precipitano così velocemente e con tale violenza da far sembrare velleitario e preistorico ogni calcolo politico di stampo tradizionale.
Dal suo bunker presidenziale Trump ha minacciato i manifestanti twittando “Se si avvicineranno, troveranno i cani più feroci mai visti”. Si riferiva a se stesso e ai suoi soci. Cani da guardia del capitale, arrivati alla Casa Bianca anche grazie al voto di fin troppi appartenenti alle classi sfruttate, che però la prossima volta difficilmente rifaranno lo stesso errore.
La rabbia sociale cresce in tutto il mondo, e supera ormai anche la paura del virus.
Le piazze tornano a riempirsi, ed è un contagio che nessuna mascherina sembra più in grado di fermare.

Sole nero – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine il post del lunedì di Alessandra Daniele. Condivisibile, come sempre.

“Nessuna notte è così lunga da impedire al sole di sorgere”. Questa è una gran bella metafora consolatoria, che però funziona solo per i sistemi che ruotano attorno a una stella viva.
Al centro del nostro sistema socio-economico c’è un sole morto. Un buco nero capace solo di divorare e distruggere tutto quello che riesce a catturare nella sua orbita letale. Vite umane, specie animali, risorse planetarie, tutto finisce risucchiato nel gorgo cieco del profitto senza futuro dal quale niente sfugge, nemmeno il tempo.
Siamo nelle tenebre.
Quello che periodicamente ci viene spacciato come un’alba non è che il sinistro baluginio dell’orizzonte degli eventi. L’orlo del pozzo.
Quest’occhio oscuro che ci fissa tutti è ormai privo di maschera. Il Velo di Maya è stato definitivamente strappato dalla pandemia. E non c’è più nessuno che possa sostenere in buona fede il contrario.
Le miserabili risse dei politicanti suonano solo come un ronzio d’insetti, le loro menzogne non sono che carta straccia nel vento.
La verità ci fissa innegabile.
Dobbiamo scegliere adesso se tentare di raggiungere la velocità di fuga per scampare al sole morto, o finirne inghiottiti e schiacciati per sempre.

Be seeing you – Carmilla on line


Alessandra Daniele su CarmillaOnLine graffia come la soda caustica, e scopre i nervi delle stronzate liberiste. Incollo integralmente.

A maggio potremo visitare i familiari. Ma senza riunioni.
A giugno potremo mangiare al ristorante. Ma con la mascherina.
A luglio potremo andare al mare. Ma dentro box di plexiglass.
E potremo comprare abbigliamento. Ma tutti i vestiti che ci proveremo in negozio andranno subito disinfettati.
Le direttive e le proposte per la cosiddetta “Fase di convivenza col virus” sono finora degne d’uno sketch dei Monty Python.
Una cosa è certa: saremo costantemente sorvegliati, schedati, tracciati, controllati e pedinati, e se oltrepasseremo i confini prestabiliti, se usciremo dai binari, un drone ci inseguirà per farci immediatamente riacchiappare, magari da uno sferoide gommoso che ci inghiottirà, come il Numero 6 di The Prisoner.
Intanto migliaia di aziende, fabbriche, empori, cantieri saranno padroni di riaprire subito, e con una semplice comunicazione alla prefettura migliaia non hanno mai chiuso. Perché quei binari devono continuare a portarci al lavoro, come droni telecomandati. Oppure lasciarci a telelavorare da casa, cioè a cottimo.
Chi non riuscirà a riaprire, finirà sbranato e digerito da quello stesso sistema cannibale di cui fa parte.
Mentre ogni giorno di Covid-19 si continua a morire a centinaia, alla Tv, via Skype da casa, la classe dirigente delle librerie bianche incita tutti alla Ripartenza. E a cantare dal balcone, Fratelli D’Italia, Bella Ciao, o entrambe.
Nella notte fra il 18 e il 19 aprile è andato in onda in mondovisione l’One World Together at Home. Pubblicizzato come un concerto, è stato in realtà una mesta videoconferenza nella quale alcune popstar, Lady Gaga (l’organizzatrice) Paul McCartney, Stevie Wonder, Elton John, Celine Dion, Andrea Bocelli e pochi altri si sono a turno collegati per cantare una canzone al pianoforte delle loro ville. Qualcuno, come Beyoncé, non ha neanche cantato, ma s’è limitato ai soliti discorsi di rito, ripetuti anche da Bill Gates, Oprah Winfrey, Laura Bush e Michelle Obama, su immagini di moltitudini in mascherina. L’unica cosa a somigliare vagamente a un concerto è stata la session a distanza degli immarcescibili Rolling Stones.
Per tutto il resto, è stato uno spettacolo profondamente malinconico e sinistro.
Il ritratto d’una civiltà di miliardari blindati nei loro castelli, circondati da masse disperate.
Una civiltà morente.
E non solo di Coronavirus.
Questi sono tempi apocalittici, cioè di rivelazione, ma ciò che abbiamo scoperto in fondo lo sapevamo già.
Il capitale se ne fotte della vita umana.
Se ne fotte della nostra vita.
Siamo criceti che corrono dentro a una ruota, per far girare la dinamo che serve a tenere accesi i lampadari di cristallo ai piani alti.
Quanti di questi criceti vengano travolti e schiacciati ogni giorno, ai piani alti non frega, gli basta solo che nella ruota ne restino sempre a sufficienza da continuare a farla girare.
Lo sapevamo già.
Non possiamo più fingere di non saperlo.

Hanno la faccia come il Covid – Carmilla on line


Il lunedì di Alessandra Daniele su CarmillaOnLine. A voi i commenti, qui sotto un estratto delle frasi salienti.

È la Ripartenza. Mentre gli esperti embedded blaterano di plateau come cuochi, e si continua a morire a centinaia nella Lombardia dell’orrore degli ospizi-lazzaretto, e in tutto il Nord dove non c’è mai stato nessun reale lockdown delle attività produttive, già Confindustria e Confcommercio scalpitano per riaprire anche quel poco che è stato chiuso, con la complicità di politici ed esperti embedded che hanno la faccia da Covid di attribuire i dati negativi a fantomatici “contagi avvenuti in famiglia”.

Bisognerà smettere di citare I Promessi Sposi, le epidemie vere non finiscono come la Peste manzoniana, non sono i Don Rodrigo a morire, nessun Innominato si pente, piuttosto continuano a curare i loro affari insieme, mentre l’Azzeccagarbugli si dedica alle conferenze stampa in Tv.

Bisognerà smetterla con questa anosmia che ancora a troppi impedisce di sentire tutta la puzza delle stronzate d’una classe dirigente di scarafaggi stercorari, e d’un sistema socio-economico di merda che ci sta letteralmente soffocando a morte.
E che strozzerà i superstiti con la recessione. Usando il distanziamento e il tracciamento anti-contagio come strumenti di controllo sociale.
Bisognerà imparare a salvarsi da soli.
E poi, ci chiameranno Provvidenza.

“– What genre is this?
– It’s reality, man”
Westworld, 3X05

Business as usual – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine il lunedì di Alessandra Daniele. Ecco il copiaincolla; come non essere d’accordo?

L’Italia va a puttane di default.
Anche quando non c’è nessuna particolare emergenza, l’Italia va comunque a puttane di suo.
I ponti crollano, i fiumi esondano, le mafie prosperano, le fabbriche esalano fumi cancerogeni e colano gli operai nell’acciaio fuso.
I politici istigano all’odio razziale o cantano Bella Ciao solo per rastrellare voti, e una volta eletti fanno esclusivamente gli interessi dei loro padroni, nazionali e internazionali.
E vanno a puttane.
In Italia milioni di persone sono costrette all’eroismo quotidiano per sopravvivere a un sistema socio-economico che mette la vita umana all’ultimo posto della sua lista – dopo “varie ed eventuali” – e da una classe dirigente di scarafaggi stercorari che ad ogni emergenza s’arrampica sul tricolore, e fa appello all’orgoglio e alla coesione nazionale.
“Siamo tutti sulla stessa barca”.
Cazzate.
C’è chi ha ricevuto il tampone per la diagnosi del Covid-19 al primo sternuto, e chi è morto soffocato dopo settimane di abbandono in un ospizio-lager.
C’è chi fa la lagna via Skype perché gli manca la movida, e chi ogni mattina è costretto a rischiare il contagio per andare a produrre o cercare di vendere carabattole che adesso non ci servono, e che forse non ci serviranno mai.
Gli italiani sognano di tornare alla normalità, ma non dovrebbero.
La normalità fa schifo.
La normalità sono le fabbriche cancerogene, le formiche negli ospedali, i cravattari delle banche e dell’Unione Europea, il precariato a vita, i manganelli dei Decreti Sicurezza, i tagli sanguinosi a Sanità e Ricerca.
La normalità è quello che ha prodotto questa emergenza come tutte le altre, e che cercherà di sfruttarla a suo uso e consumo. Nella Fase 2 si potrà tornare a circolare, ma solo nei binari, come tram: divieto di qualsiasi assembramento non finalizzato alla produzione di beni e servizi.
Una vita da droni.
“Ci salveremo tutti insieme”.
Cazzate.
Con questa classe dirigente di parassiti sulla schiena non ci salveremo mai.
Se non di Covid-19, moriremo di Covid-21, di cancro, di acciaio fuso.
Ci beccheremo una fucilata accidentale dal vigilante davanti al discount.
“Andrà tutto bene”.
Cazzate.
Se continueremo ad accontentarci della normalità, andrà tutto a puttane.

FAHRENHEIT Covid/19 – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine l’analisi distopica – ma quanto distopica? – di Alessandra Daniele, su queste settimane da reclusi in cui sta accadendo un po’ di tutto: e quanto di quello che accade non si vede?

Oltre 10 mila morti accertati. Più d’un terzo delle vittime globali.
Il tragico record italiano della polmonite virale Covid-19 non è una catastrofe naturale, è una strage, che ha dei colpevoli: in primis coloro che hanno avuto responsabilità di governo, sia a livello nazionale che locale, e che in questi decenni hanno tagliato fondi alla Sanità pubblica, chiudendo ospedali, negando attrezzature e presidi indispensabili, eliminando posti letto e posti di lavoro in nome d’una spending review che dà più valore al pareggio di bilancio che al bilancio delle vittime.  
E oggi, i padroni che tengono aperti stabilimenti, fabbriche e cantieri anche in tutto il Nord, lasciando che continuino a diffondere il contagio proprio nell’epicentro del bio-sisma.
Chi gliene chiederà conto, e quando?
Per citare Maurizio Landini, quand’è che la paura della gente diventerà rabbia? E in quale direzione?
Qualche segnale già c’è, come un paio di tentati assalti ai supermercati alimentari, ma sono tutti al Sud, dove il numero di vittime e la conseguente paura del contagio sono ancora molto minori. Nelle zone maggiormente colpite per adesso la pandemia sta ottenendo perlopiù l’effetto contrario.
Dopo l’inevitabile estinzione spontanea delle manifestazioni di piazza, si moltiplicano le ansiose richieste di controllo sociale, sia con mezzi tradizionali come polizia ed esercito, che tecnologici come droni guardiani e app di tracciamento e localizzazione.
Il tricolore sventola sui balconi, i vicini denunciano chi esce di casa senza autorizzazione, lo sciopero è considerato diserzione.
Nessuno strumento repressivo convenzionale sarebbe mai potuto essere così efficace. Covid-19 è il ministro dell’Interno che il sistema stava aspettando.
Un ministro invulnerabile alla satira e alla magistratura.
Un ministro contro il quale non si può manifestare in piazza senza fargli letteralmente un favore.
Un ministro dell’Interno che può vietare qualsiasi assembramento, chiudere scuole e università, sospendere le elezioni sine die, e abolire il diritto di sciopero nei settori “essenziali”, nell’obbedienza della nazione terrorizzata.
La stretta securitaria dei domiciliari di massa, e il lavoro forzato nelle fabbriche-lager stanno funzionando di fatto come due articolazioni interconnesse dello stesso meccanismo a tenaglia, che sbriciola definitivamente la massa in uno sciame di individui isolati, smarriti, autorizzati a uscire di casa soltanto per andare a lavoro o a fare la spesa, se possono.
È l’ultimo stadio del capitalismo totalitario, il tetro capolinea al quale ci ha condotto.
Come droni telecomandati.
Covid-19 è il suo ministro dell’Interno, e dall’interno, e non se lo lascerà scappare facilmente.
È ancora in atto la prima ondata della pandemia, e già si parla di possibile seconda ondata autunnale in stile Spagnola 1918, quando il virus prima assaggiò gli umani uccidendo i più debilitati, per poi tornare con una mutazione più potente a sterminare anche milioni di giovani.
Nei prossimi mesi estivi la tensione potrà allentarsi, come e quanto lo pretenderà l’Economia.
L’emergenza dei Coronavirus – plurale – però non sarà mai davvero finita. L’allarme non rientrerà mai del tutto.
Nelle intenzioni dell’establishment non saranno mai più da considerarsi davvero sicuri nessun assembramento, nessuna manifestazione, nessuno sciopero non autorizzati. Questo è l’unico sistema che gli è rimasto per cercare di evitare le prevedibili rivolte sociali conseguenti alla recessione mondiale, che era già cominciata prima dello scoppio della pandemia, e far pagare il conto della crisi ancora una volta ai lavoratori.
Ci sarà sempre questo, o un altro Coronavirus dormiente in agguato. L’establishment terrà questa spada di Damocle appesa sulle nostre teste per tutto il tempo che potrà.
La democrazia è morta, uccisa da una brutta polmonite. D’altronde era già molto debilitata.

La Grande Guerra – Carmilla on line


Su CarmillaOnline l’articolo del lunedì di Alessandra Daniele. Il tema, nemmeno a dirlo, la pandemia in cui siamo immersi fino alla cintola – per arrivare al collo c’è ancora molto tempo.

E vietato ammalarsi, perché il nostro sistema sanitario non può curarci tutti, non ha i fondi, il personale, le attrezzature, i posti letto.
Se ci ammaliamo in troppi, ai medici toccherà scegliere chi salvare, come in tempo di guerra.
Come siamo arrivati a questo punto?
Un passo alla volta.
Un taglio alla volta.
Una Sanità pubblica dissanguata dai tagli al bilancio, trattata per decenni come una Bad Company da rottamare.
Rifiuto in nome del Mercato.
Guai ad ammettere le inevitabili conseguenze di decenni di politiche criminali.
Guai a spaventare i turisti, gli investitori, la Borsa.
Poi golpe bianco, mentre il contagio è già fuori controllo, e l’Europa ci sbatte la porta in faccia, nel vano tentativo di evitare una sorte analoga che gli sta già capitando.
Golpe “necessario”, ben riconoscibile sotto la mascherina, ma che in pochi osano contestare apertamente, perché l’alternativa fa più paura.
Pestilenza.
Il Cavaliere dell’Apocalisse che governa il mondo in una coalizione di larghe intese con Guerra, Carestia e Morte.

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