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Archivio per Alessio Brugnoli

Forma Urbis (Parte I) | ilcantooscuro


Alessio Brugnoli e la sua irrefrenabile passione per la Storia, vagamente grande quanto le sue conoscenze. In questo post che si svilupperà in due puntate, Alessio traccia un po’ la storia delle cartine stradali romane, sviluppate probabilmente fin dai tempi della Repubblica e perfezionate in epoca imperiale. Spettacolo, Alessio, spettacolo…

Per chi non la conoscesse, spero pochi, la Forma Urbis Severiana (anche Forma Urbis Romae, “Pianta marmorea severiana”, o Forma Urbis Marmorea) è una pianta della città di Roma antica incisa su lastre di marmo, risalente all’epoca di Settimio Severo. Realizzata tra il 203 e il 211, era collocata in una delle aule del Tempio della Pace (o “Foro della Pace”). Tuttavia, molti indizi fanno pensare che questa sia l’ultima di una lunga serie di piante monumentali, realizzate a partire dalla tarda età repubblicana: alcuni sono di natura “letteraria”, per cui anche legati all’impressione soggettiva, per esempio, quando leggo il brano in cui Varrone indica la posizione dei sacraria argei, la prima cosa che mi viene in mente è che stia scriva con sotto agli occhi una mappa, però magari altri potrebbero fornire delle spiegazioni forse più valide alla sua precisione topografica.

Altri più concreti sono legati a una serie di ritrovamenti avvenuti nel tempo, che mi accingo a elencare

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Origines | ilcantooscuro


Sul blog di Alessio Brugnoli un’approfondita analisi sulla genesi di Roma e sulle fonti antiche che, in qualche modo, hanno gettato sia luce che mitologia su quei lontanissimi tempi. Da bersi fino in fondo.

È possibile che la politica nella fase iniziale della vita dell’Urbe, sia stato condizionata dal rapporti, a volte collaborativi, a volte conflittuali, tra due gruppi gentilizi: il primo, che la tradizione considera di
origine sabina, a cui sono associate le figure semi mitologiche di Numa Pompilio e Anco Marzio, la cosiddetta gens Hostilia, con le figure di Osto e Tullio Ostilio; in particolare la storicità di quest’ultimo potrebbe essere confermata dalla oinochoe con l’iscrizione mi hustileia rinvenuta a Vulci, databile a questa età, e da riferire forse a scambi di doni tra i ricchi signori di Vulci e di Roma. Proprio al regno di Tullio, datato dalla tradizione al 672-640 a. C. è attribuita la ricostruzione il muro alle pendici del Palatino e la fondazione del primo pavimento del Foro, che comincia così il suo processo di monumentalizzazione.

 

Ricordando Luigi Luca Cavalli-Sforza | ilcantooscuro


Il buon Alessio Brugnoli segnala sul suo blog la scomparsa di Luigi Luca Cavalli-Sforza, e lo fa con il suo solito piglio di chi la sa lunga, e di chi sa che c’è un po’ troppa ignoranza in giro che diventa intolleranza, malcostume, attitudine alla prevaricazione. Un estratto:

In questi giorni, in cui il problema principale degli italiani sembra essere il destino dell’ora legale, è passata quasi inosservata la notizia della morte del grande genetista Luigi Luca Cavalli-Sforza. Forse perché, un uomo che affermava con vigore

La scienza fa paura agli ignoranti e quando non fa paura, la scienza delude: ma anche qui per ignoranza

è difficilmente apprezzabile dall’attuale onagrocrazia, governo degli asini, da cui è guidata l’Italia, che ha deciso di trasformare l’ignoranza in una virtù. Oppure perché, il suo pensiero, che ridotto all’osso è riconducibile a

Siamo tutti di origine africana e discendenti di migranti

può risultare ben poco digeribile a Salvini e ai suoi ascari pentastellati… Come affermava bene lo scienziato

I gruppi che formano la popolazione umana non sono nettamente separati, ma costituiscono un continuum. Le differenze nei geni all’interno di gruppi accomunati da alcune caratteristiche fisiche visibili sono pressoché identiche a quelle tra i vari gruppi e inoltre le differenze tra singoli individui sono più importanti di quelle che si vedono fra gruppi razziali.

La parola razza stava a significare un sottogruppo di una specie distinguibile da altri sottogruppi della stessa specie. Ma la distinguibilità è inapplicabile nella specie umana perché qualunque sottogruppo, anche un villaggio, è in media distinguibile da un altro, almeno in teoria, senza che ne derivi una gerarchia chiara che permetta di distinguerli. Le migrazioni frequentissime hanno creato una continuità genetica quasi perfetta

Finalisti del Premio ShortKipple 2018 | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

La KippleOfficinaLibraria annuncia, con rullo di tamburi e gran sfoggio di fiati, i finalisti del Premio ShortKipple 2018, concorso riservato ai racconti fantastici e SF inediti scritti in lingua italiana.

Community Zero, di Emiliano Maramonte
Cronotopo, di Raul Ciannella
NewCoin, di Alessandro Napolitano
Porta Alchemica, di Alessio Brugnoli
Torpore, di Matt Bryar
Undo, di Stefano Spataro

Rimanete connessi per conoscere, a breve, il vincitore del contest più rapido e iperbolico d’Italia. KeepTalking!

Bitcoin e computer quantistici | ilcantooscuro


Sul blog di Alessio Brugnoli una bella dissertazione sui Bitcoin e ciò che sottende alla loro esistenza nell’ambito quantico.

Su cosa si basa il valore di una criptovaluta? Domanda che sembra banale, ma nasconde una serie di spunti di riflessioni interessanti.

A differenza delle valute tradizionali, il suo valore non è legato a un paniere di beni o una banca centrale che ne garantisce la solvibilità, ma a tre componenti: la prima è legata alla speculazione, una sulla fiducia distribuita legata al meccanismo del blockchain e una sulla potenza computazionale utilizzata dai miner per aggiungere nuovi blocchi di tracciamento delle transazioni. In particolare, quest’ultima componente è quella più misurabile, dato che dipende sia da una serie di opex, banalmente le facility connesse ai server che svolgono i calcoli, su cui fa la parte del leone il pricing dell’energia e i capex legati all’infrastruttura hardware.

Relativamente all’energia, basti pensare che il tasso di hash della rete Bitcoin a fine 2017 era intorno a 10 exahash al secondo, il che fa stimare un consumo energetico pare a 27 terawattora, pari ai consumi dell’Irlanda. Mentre per l’hardware, basti pensare agli effetti che la fame di potenza computazionale sta avendo nel mercato delle schede grafiche. Per cui, per condividere tali costi e applicare il principio del meglio un uovo oggi che una gallina domani, ossia meglio avere un reddito piccolo ma stabile che un enorme guadagno forse ogni mille anni, i miner si sono associati in pool, per la maggior parte localizzati in Cina.

Questo scenario, apparentemente stabile, però è basato sul presupposto che non avvenga a breve un salto tecnologico tale da moltiplicare esponenzialmente la capacità computazionale: purtroppo, per i miner, non è così, dato che a breve potranno esordire sul mercato computer quantistici commerciali, che avranno effetti dirompenti sul blockchain.

Prima cosa, i computer quantistici permettono di saltare a piè pari tutti i meccanismi di sicurezza che garantiscono l’affidabilità dei blocchi, dato che permetterebbero di risolvere le hash con estrema efficienza e di violare in tempi rapidi i meccanismi in chiave pubblica e privata, minando alle basi il meccanismo di fiducia distribuita. Poi, un tizio con un computer quantistico con un centinaio di Qbit, a costi infinitamente inferiori e tempi di convergenza molto, molto più rapidi avrebbe una potenza computazionale ben superiore, nel risolvere hash, ben superiore ai pool di miner di Cina, Islanda e Giappone messi assieme. Di conseguenza, monopolizzerebbe il mercato e in tempi assai più rapidi del 2040 attualmente stimato, concluderebbe il mining dei blocchi. Al contempo, azzerando di fatto la componente di valore legata alla capacità computazionale, farebbe crollare il valore del bitcoin.

Per cui, come uscire da questo circolo vizioso ? Da una parte, ripensare la tecnologia blockchain, integrandola ad esempio con meccanismi di crittografia quantistica e ottimizzarne i protocolli di validazione in modo da aumentarne la scalabilità. Dall’altra, trovare un modo, per garantire una baseline stabile alle criptomonete, magari basata su una soluzione analoga al Tradecoin pensata dal MIT, con il consenso mantenuto da validatori designati, che legano il valore della criptomoneta un paniere di beni reali posti a garanzia della transazione.

L’Emirato di Puglia | ilcantooscuro


Altri scampoli del Medioevo italiano dalle parti di Alessio Brugnoli; stavolta si parla della Puglia, degli Arabi e, costante medioevale, dei Bizantini.

Ludovico II, detto il Giovane, Re di Italia co-Imperatore del Sacro Romano Impero, dopo aver ottenuto la riappacificazione, seppur breve, dei principi longobardi di Salerno e Benevento, nel 867 decise di liberare Bari dagli infedeli, ma senza successo, subendo una gravissima sconfitta. L’imperatore con il suo esercito occupò Venosa e Oria con lo scopo di tagliar fuori Taranto e Bari e mettere sotto assedio le due città con le sue imponenti macchine da assedio. In realtà i saraceni possedevano praticamente tutto il litorale pugliese e dunque gli Arabi avevano accesso via mare e dunque nessun assedio avrebbe potuto far capitolare tali città. Inoltre sia Salerno che Amalfi, seppur fedeli a Ludovico, erano in ottimi rapporti commerciali con il regno saraceno e dunque all’esercito franco mancava anche l’appoggio locale. Unica soluzione per Ludovico fu ricorrere all’odiato aiuto dei Bizantini, anche loro interessati a sconfiggere e fiaccare gli arabi. Nell’868 Ludovico convinse l’imperatore di Costantinopoli, Basilio, a inviare un’imponente flotta nell’Adriatico, guidata dal noto ammiraglio Niceta Orifa, con lo scopo di tagliare da mare i rifornimenti alla città. Ben quattrocento navi apparvero all’orizzonte della città di Bari, unione della flotta bizantina e dei paesi della Dalmazia, anch’essi preoccupati per il dominio arabo in Adriatico

E successe un mezzo disastro: i Bizantini, invece dell’esercito franco, trovano il deserto: Ludovico se ne è andato a Roma, a litigare con il Papa.

L’ammiraglio bizantino, dopo aver saggiato per un po’ le difese saracene, alzò i tacchi. Furioso. Tanti sforzi per niente. E tornò con la flotta a Corinto. Il giudizio bizantino sull’intera vicenda non poté che essere che i Franchi «erano buoni solo a perder tempo, in pranzi e feste».

Mangiare e bere a Ostia Antica – ilcantooscuro


Bella dissertazione di Alessio Brugnoli sulle taverne dell’antica Roma. È un po’ come regredire di duemila anni…

Qualche erudito, con piglio degno di un teologo bizantino, cerca di distinguere tra taberna vinaria, una sorta di pub dell’epoca, in cui si poteva bere vino e mangiare stuzzichini, le popinae, le antenate delle fraschette e le cauponae, le osterie vere e proprie, con locali per mangiare, camere per dormire, spesso associate a bordelli.

Ma in realtà, la plebe latina, di queste distinzioni, se ne fregava alquanto: usava tranquillamente queste parole come sinonimi… Tranne forse thermopolium, termine che ogni tanto fa capolino in qualche libro di latino: lo usa infatti il buon Plauto in una commedia dove si burla dell’usanza diffusa fra i suoi contemporanei di inventare parole grecizzanti per pedanteria!

In ogni caso, questi locali erano costituiti da una grande sala, che si affacciava su una strada affollata, con un bancone in muratura nei pressi dell’ingresso, decorato con lastre marmoree o di terracotta in cui erano incassate delle giare (dolia) o anfore e le pareti coperte di scaffalature, per conservare prosciutti, formaggi, vasi pieni di garum e di ogni altro ben di Giove, una cucina e nei locali più chic di un giardino interno (viridarium) con triclinio, per permettere agli avventori di mangiare all’aperto, all’ombra di
pergolati.

L’antico romano medio e alquanto affamato entrava, si avvicinava al bancone, dato che spesso non sapeva leggere, come in Cina e in Giappone, guardava le riproduzioni dipinte dei cibi in vendita, le indicava per ordinarle e pagava un prezzo differente nel caso decidesse se consumare le vivande a casa oppure direttamente nel locale.

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