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Archivio per Alieni

Asemic Languages, AI language vacuums | Neural


[Letto su Neural]

L’attuale dibattito sull’intelligenza artificiale e il suo futuro impatto sulla società e la cultura è spesso inquadrato più nei termini delle sue potenziali opportunità che non – al contrario – delle sue potenziali interferenze, una delle quali è di certo la nostra percezione dei contenuti ad arte prodotti seguendo modalità algoritmiche. In “Asemic Languages” gli artisti So Kanno e Takahiro Yamaguchi hanno costruito un sistema che produce una di queste idiosincrasie basate su software. Il duo ha raccolto dieci dichiarazioni di artisti internazionali scritte a mano e fra queste anche descrizioni di opere d’arte. Questi testi in forma manuale sono stati poi analizzati e “appresi” da un software di intelligenza artificiale. Il sistema ha ignorato qualsiasi tentativo di comprendere il significato dei testi e invece li ha interpretati formalmente utilizzando schemi e modelli. I risultati disegnati sono esteticamente un testo, dunque, seppure privo di significati. Il processo descrive perfettamente lo spazio invisibile e incerto dove l’intelligenza artificiale permea la nostra cultura pervasa da crude promesse eppure spesso carente della sensibilità, caratteristica essenziale tipica dei processi umani.

Elementi di matematica aliena


Italiano: Cammini di scattering in un cluster ...

Nel frontespizio bidimensionale sono allocati i germi della matematica iperdimensionale, ma tu non puoi vederli perché coincidono col punto monodimensionale.

Autopsy | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione al film Autopsy, di cui ne abbiamo già parlato qui. Una pellicola claustrofobica, aliena, orrorifica, qualcosa che mi attira molto.

Nel seminterrato di una villa dove si è consumata una strage feroce e inspiegabile viene trovato il cadavere di una giovane donna semisepolta che, all’apparenza non ha alcun rapporto con gli altri morti. L’autopsia viene affidata a Tommy Tilden e suo figlio Austin, due medici legali che esercitano nel laboratorio che si trova sotto la loro casa. Da subito però capire le cause della morte di questa sconosciuta Jane Doe sembra impossibile, perché se esternamente il corpo non presenta alcun trauma, in realtà la ragazza pare essere stata seviziata in maniera terribile. I due patologi cercano di dare una spiegazione razionale a tutte queste stranezze, mentre nell’obitorio iniziano a manifestarsi presenze inquietanti.

State alla larga stomaci deboli: Autopsy non fa per voi. André Øvredal, il regista norvegese che in carriera vanta solo la precedente e singolare pellicola Trollhunter, mette da subito le cose in chiaro divertendosi un mondo a mostrare allo spettatore del gore asettico da vivisezione di cadavere. Il film infatti è un riuscitissimo ping pong tra l’esibito di viscere, intestini e seghe craniche, e il celato con sagome di mostri assassini che emergono tra fumo e nebbie.

Autopsy, tutto girato all’interno di un obitorio in uno scantinato, è anche soprattutto un film claustrofobico, con una regia attenta anche ai più piccoli dettagli in grado di creare la giusta suspense, con giochi di specchi davvero da brividi. Questa dualità si riflette anche nella storia stessa, con una prima parte in cui è il giallo a tenere banco, e dove la domanda di spettatore e personaggi è: come è morta Jane Doe? La seconda parte, forse quella più debole, invece è più basata sulle azioni che i nostri devono fare per salvarsi la pelle.

Passaggio mancante


La consapevolezza di essere una consistenza gelatinosa di alienità senziente mi riempie l’anima di nulla, mi manca l’aspetto trascendentale.

Autopsy. Il trailer del film horror dall’8 marzo al cinema | FantasyMagazine


Da FantasyMagazine la segnalazione di un trailer del film horror Autopsy. A me ha colpito, e a voi? Ecco la quarta del film:

Tommy Tilden (Brian Cox) è un esperto medico legale e gestisce con suo figlio Austin (Emile Hirsch) un obitorio in Virginia. Un giorno lo sceriffo del posto arriva con un caso di emergenza, il cadavere di una donna sconosciuta ritrovato in un seminterrato a seguito di un pluriomicidio. Sembra un caso come tanti, ma nel corso dell’autopsia i due professionisti vengono man mano turbati da nuove, terrificanti scoperte. Il corpo della donna è perfettamente conservato all’esterno, ma all’interno è stato smembrato e rimangono segni di cicatrici e bruciature, come se fosse stata vittima di un orribile e misterioso rituale di tortura. Mentre padre e figlio cercano spiegazioni scientifiche plausibili a queste scoperte raccapriccianti, cose sempre più inspiegabili sembrano succedere nell’obitorio…

Alla ricerca di Brian Stableford


Semplici estati trascorse lontano dal giogo logico antropomorfo, alla ricerca di nanobot siderali assassini.

Arrival è al cinema | FantasyMagazine


Quando un misterioso oggetto proveniente dallo spazio atterra sul nostro pianeta, per le susseguenti investigazioni viene formata una squadra di élite, capitanata dall’esperta linguista Louise Banks. Mentre l’umanità vacilla sull’orlo di una Guerra globale, Banks e il suo gruppo affronta una corsa contro il tempo in cerca di risposte – e per trovarle, farà una scelta che metterà a repentaglio la sua vita e, forse, anche quella del resto della razza umana.

Questa è, in sostanza, la storia raccontata da Arrival, il film di Denis Villeneuve che esplicita le cerebralità espresse da Ted Chiang con la sua raccolta di racconti Storie della tua vita:

«Siete quelli che devono scavare nella volta celeste?»

«Sì, siamo noi.»

Lo studio di una lingua aliena, un ormone che aumenta l’intelligenza a dismisura, un mondo funestato dalle apparizioni angeliche, il mito del­la Torre di Babele e quello del golem, una rivista scientifica del futuro, un ritocco al cervello che rende indifferenti rispetto alla bellezza, una rivo­luzionaria dimostrazione matematica che finisce per negare il concetto stesso di matematica.

Questi sono i soggetti degli otto racconti che han­no fatto conoscere al mondo Ted Chiang, ormai diventato un vero autore di culto per tutti gli ap­passionati di fantascienza, e non solo.

In Storia della tua vita, il più celebre e il più lungo dei racconti, vincitore del prestigioso Premio Ne­bula, e che ha ispirato a Denis Villeneuve il film Arrival, Ted Chiang fonde in modo magistrale le due dimensioni di una donna, la dottoressa Louise Banks: quella privata, e dolorosa, segnata indelebilmente -dalla morte della figlia, e quella professionale, che la vede impegnata nel tentativo di interpretare la lingua degli alieni e instaurare con loro una forma di comunicazione.

E in questa, come in tutte le altre storie della raccolta, Chiang riesce con la sua ironia, la sua intelligenza affilata, il suo stile coinvolgente e il suo sapere enciclopedico, a rendere metaforici e universali i suoi racconti e a rappresentare pla­sticamente che cosa significa vivere in un mondo segnato dalla continua incertezza, dal senso co­stante di cambiamento, ma sempre anche dalla bellezza e dalla meraviglia.

Sempre su FantasyMagazine, la recensione del film.

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