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Archivio per ALTA

.:: Totally Lost – Parte 1° | PEJA TransArchitecture research


Il concetto di rovina, di maceria, è ben insito in Emmanuele “Peja” Pilia che indaga, con i suoi lavori, le molteplici sfaccettature delineate da questa particolare decadenza. Sul suo blog un post in questo senso, la parte prima.

Ma cos’è una rovina? Una delle definizioni più affascinanti è senz’altro quella di Franco Purini, che descrive la rovina come un’architettura che ha rinunciato a firmitas ed utilitas, per concedersi al regno della pura venustas. Non è difficile capire perché un autore che legge una tale poetica nella rovina non riesca a concepire l’intromissione della violenza e del dolore nell’architettura. In Percorsi dell’Architettura, Purini insisterà su quanto l’architettura sia «un’arte positiva, nel senso che essa non può mettere in scena il dolore, il disagio, la delusione, il rimpianto, il tragico, il nulla». Per quanto le trovi affascinanti, non riesco ad essere persuaso dalle parole di Purini: troppe eccezioni intaccano quella che sembra essere un bel corollario alla propria carriera di teorico. È la vita stessa a chiedere di esprimere il dolore, il disagio, la delusione, il rimpianto, il tragico, il nulla, e un’architettura che vuole essere espressione delle pulsioni e dei desideri degli uomini, non può non sporcarsi le mani.

Lebbeus Woods è stato uno degli autori che con maggiore decisione ha dedicato la propria carriera all’emersione del dolore, del disagio, della delusione, del rimpianto, del tragico, del nulla. E questo fin dagli esordi, quando pubblicò il suo primo lavoro teorico, Einstein Tomb. Ma è con Guerra e Architettura che Woods affronta di petto la questione, arrivando addirittura a sovrapporre i due soggetti che intitolano il libro.

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.:: La percezione dello spazio | PEJA TransArchitecture research


Emmanuele “Peja” Pilia illustra sul suo blog, in tre parti (uno, due e tre), la nuova pubblicazione della Deleyva Editore, l’appendice del laboratorio transarchitetturale ALTA: L’Architettura del Continuo di Lars Spuybroek.

La particolarità di questa pubblicazione è sintetizzata dall’incipit della completa relazione di Peja:

Nel 1982, Isaac Asimov, uno dei vati della fantascienza moderna, decise di dare nuovo respiro alla sua più fortunata serie di romanzi, il Ciclo della fondazione, con un romanzo dal titolo L’orlo della Fondazione. Nella prima parte del testo, Asimov descrive un particolare computer con cui uno dei protagonisti, Golan Trevize, avrebbe dovuto pilotare la sua astronave. Un computer che avrebbe risposto unicamente agli input del pensiero dell’operatore. Input trasmessi appoggiando le mani su un piano progettato appositamente.

Il cervello era unicamente il quadro di comando centrale, racchiuso nel cranio e lontano dalla superficie operativa del corpo, la superficie operativa era rappresentata dalle mani: erano le mani che tastavano e manipolavano l’Universo.
Gli esseri umani pensavano con le mani. Erano le mani la risposta alla curiosità intellettuale, erano esse a toccare, stringere, rivoltare, alzare, sollevare. C’erano animali dal cervello piuttosto grande, che però erano privi di mani, e la differenza era importante, molto importante.

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Tra architettura e transumanesimo « Philomath News


Intervista a Emmanuele “Peja” Pilia su Filomatinews; una bella chiacchierata sul filo del Transumanesimo e dell’architettura, bacini culturali e tecnici di cui Emmanuele è un validissimo rappresentante.

Da poco ha aperto ALTA, una associazione molto particolare…

Sì, ALTA è un’associazione che ho fondato assieme a Massimiliano Ercolani ed Emidio Battipaglia, ma i membri sono davvero molti, e non posso non citare Sara Forliti, Luca Marcotullio, Selenia Marinelli ed Elisa Morselli. La linea di azione di ALTA si può riassumere nell’indagine delle possibili sinergie tra gli sviluppi tecnici e artistici dell’architettura e l’evoluzione autodiretta dell’uomo, apparentemente avviato verso una mutazione in senso postumano. ALTA si interroga sulla possibilità di creare condizioni ambientali e urbane che possano risultare soddisfacenti sia per l’attuale uomo in fase di transizione (transumano) sia per il futuro essere senziente frutto della mutazione tecnologica (postumano), guidati dal principio che l’arte, l’architettura ed il paesaggio siano un’espressione della cultura, della storia e dell’identità di una comunità. L’Associazione avrà sempre fermo l’obiettivo che l’indole dell’uomo è trascendere se stesso, mutare incessantemente, porsi in eterno divenire, e per questo è necessaria la promozione di proposte progettuali che tentino di prefigurare le necessità che l’architettura dovrà soddisfare. Ma anche proposte che, tenendo per fermo che gran parte della nostra vita si svolge ormai nel ciberspazio, sfrutti tutte le potenzialità dello spazio virtuale, o ciberspazio, ove la trasformazione radicale e istantanea incontra minori limitazioni strutturali.  È molto importante sottolineare fin da subito che non si deve intendere il termine “TransArchitettura” come la contrazione di Architettura e Transumanesimo. bensì come qualcosa di molto più sottile: dalla radice di “trans”, che rimanda a un qualche al di là dell’oggetto in questione, ALTA si occuperà di studiare e riflettere sulle manifestazioni dell’architettura che trascendano la fisicità dei suoi prodotti. Non a caso l’acronimo ALTA rimanda al nome della città futura e fantastica nata dalla penna di Francesco Verso, dal suo libro Antidoti Umani. In concreto, oggetto di studio saranno l’immaginario architettonico, i rapporti tra architettura, cinematografia e letteratura, utopismi tra i più vari e colorati, le più eterogenee evoluzioni che la tecnologia permetterà di apportare agli edifici diffusi e alle emergenze. Insomma, tutto ciò che è realmente importante: l’etereo, il superfluo! Purché sia splendidamente futile…

Λ_ Guerra e Architettura in tour: Interno 14 | PEJA TransArchitecture research


Segnalo, riportando tutto il post perché è impossibile far meglio, la notizia sottostante che riguarda gli amici di ALTA e transumanisti, e della casa editrice specializzata in argomenti di transarchitettura Deleyva. Faccio i complimenti a Emmanuele “Peja” Pilia per il progetto in cui ha sempre creduto, un gran bel progetto da sostenere in ogni modo; ci vediamo all’evento sotto specificato.

Come molti di voi ormai sapranno, da qualche settimana, io, Alessia Roberta Paola Rinaldi, Massimiliano Ercolani, Emidio Battipaglia, Amalia Verzola, Riccardo Campa, Barbara Martusciello ed altri, siamo finalmente riusciti a dar vita ad un progetto che ci riempie di orgoglio: Deleyva Editore, con la quale stiamo cercando di portare avanti un sottile discorso legato all’immaginario tecnologico e le sue interazioni con l’architettura nella “Libreria di TransArchitettura”, la collana che ho l’onore di dirigere. Sono felice che il nostro lavoro stia dando i suoi primi frutti. Tra questi, un piccolo, prossimo evento che stiamo organizzando assieme agli amici dell’AIAC, l’Associazione Italiana di Architettura e Critica presieduta da Luigi Prestinenza Puglisi. Sarà un’occasione per conoscerci, per parlare di Guerra e Architettura, dei prossimi piani di Deleyva…

“Interno 14″, il nuovo spazio dell’AIAC – Associazione Italiana di Architettura e Critica, inaugura il giorno 8 Marzo 2013 alle ore 18,30 con un’iniziativa in partnership con Deleyva Editore ed ALTA Associazione-Laboratorio di TransArchitettura: “Guerra e Architettura”, performance-presentazione del libro di Lebbeus Wood in occasione dell’edizione italiana Deleyva Editore a cura di Massimiliano Ercolani.

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>°< Utopia e immaginario a Corviale « PEJA TransArchitecture research


Un bel post di Emmanuele “Peja” Pilia sul suo blog può capitalizzare le esperienze che ha fatto insieme a Francesco “Xabaras” Verso durante gli incontri che hanno interessato l’architettura di Corviale, in Roma, dibattiti svoltisi proprio in quel quartiere.

Corviale, per chi non è di Roma, è un muro abitativo monoblocco, 1200 alloggi senza apparente soluzione di continuità che hanno segnato l’edilizia popolare romana. Sono immediatamente intuibili i disagi che una vicinanza così esasperata di persone, di varia estrazione sociale e di provenienza variegata, hanno contraddistinto il quartiere, e ciò pone in diretto confronto l’immaginario del Futuro con le dinamiche sociali, quando l’umanità avrà magari preso una definitiva piega tecnologica tale da inglobarla intimamente nell’organismo.

Negli ultimi mesi il mio interesse per le relazioni tra architettura e fantascienza si è manifestato con una serie di post e di articoli che stanno affrontando il tema sotto molteplici prospettive. Lunedì 3 dicembre, grazie a Francesco Verso, vi è stata la possibilità di portare un po’ più avanti questa ricerca, assieme ad un buon numero di abitanti dello stesso Serpentone, così come è stato ribattezzato. L’aspetto che più mi ha colpito è stata la volontà di partecipazione e di comprensione dei condomini, che in qualche modo sono affascinati dal mostro, eppure non lo comprendono. Insieme a quegli abitanti abbiamo cercato di capire qual è l’immaginario che ha dato vita a Corviale, e di quale immaginario è stato vittima Corviale.

Deleyva Editore – LA SPECIE ARTIFICIALE – Produzioni Dal Basso


Segnalo questa interessante e meritevole iniziativa degli amici di ALTA che, tramite la loro casa editrice, la Deleyva, si stanno facendo largo nel mondo editoriale relativamente ad argomenti correlati col Transumanesimo e l’architettura della nuova umanità. Parliamo di esperimenti di crowdfunding, ovvero di finanziamento dal basso affinché una determinata opera veda la luce: finché non si raggiunge una cifra critica, l’opera non viene prodotta. L’opera in questione è un saggio di Riccardo Campa, presidente della AIT: La specie artificiale.

“La specie artificiale” è un libro che si propone di affrontare le tematiche bioetiche e biopolitiche secondo una prospettiva diversa. Lo scopo della ricerca non è argomentare pro o contro questa o quella biotecnologia, come fanno la maggior parte dei libri in circolazione, ma studiare da un punto di vista sociologico le varie posizioni in campo, tutte trattate alla stregua di “bioideologie”. Oltre che sociologico – ovvero descrittivo più che prescrittivo – l’approccio della ricerca è anche “neoantropologico” (da neoantropo-logia), perché parte dalla consapevolezza che l’interazione dinamica tra biotecnologie e bioideologie ha quale effetto finale l’evoluzione autodiretta dell’uomo, la continua generazione di un uomo nuovo. Assumendo questo punto di vista, la classica contrapposizione di campo tra “laici” e “cattolici”, pur essendo analizzata in dettaglio, passa in qualche modo in secondo piano, giacché una volta che le tecniche sono state forgiate, non importa se si è contrari o favorevoli: qualunque scelta determinerà l’evoluzione della nostra specie. Quello che davvero importa è capire da dove veniamo, dove stiamo andando, dove vogliamo andare. Ad ispirare le pagine di questa ricerca non è dunque l’orizzonte breve della politica, che piega queste problematiche all’interesse elettorale immediato, ma l’orizzonte lungo delle scienze umane.

>°< La fantascienza di Francesco Verso – Report PT.3 « PEJA TransArchitecture research


La terza parte dello speciale che Emmanuele “Peja” Pilia ha dedicato alla SF di Francesco “Xabaras” Verso e alle sue intuizioni di architettura trans e postumana. Qui la prima parte e qui la seconda.

>°< La fantascienza di Francesco Verso – Report PT.2 « PEJA TransArchitecture research


Ecco, come promesso, la seconda puntata de La fantascienza di Francesco “Xabaras” Verso (qui la prima) a cura di Emmanuele “Peja” Pilia, dove viene mostrato quale percorso architettonico hanno illustrato le fantasie futuristiche di Verso, ispirando anche il laboratorio di transarchitettura, per quando gli umani saranno trans e postumani:  ALTA.

>°< La fantascienza di Francesco Verso – Report PT.1 « PEJA TransArchitecture research


La prima parte di un articolo che Emmanuele “Peja” Pilia dedica alle opere di Francesco “Xabaras” Verso è comparsa sul suo blog. L’architetto Pilia mostra quale percorso architettonico hanno illustrato le fantasie futuristiche di Verso, ispirando anche il laboratorio di transarchitettura, per quando gli umani saranno trans e postumani:  ALTA. È un esperimento fondato sì sulla fantasia, che apre però la strada alle interazioni di un mondo possibile con il nostro continuum, interazioni che hanno il sapore del Fantastico e degli studi avanzati, come dire che tutto ciò che è teorizzato nelle righe precedenti potrebbe davvero realizzarsi; ciò è la cifra stilistica del Connettivismo e di Verso, ciò è quello che il Transumanesimo persegue. E allora, che si vada avanti così.

Il 12 ottobre si è svolta, presso il Centro Elsa Morante di Roma, la presentazione dell’edizione in formato ebook del romanzo vincitore del premio Urania E-Doll di Francesco Verso. L’occasione è stata sfruttata da Pier Luigi Manieri, il moderatore della serata, per spaziare in altri ambiti, intessere relazioni tra immaginario tecnologico e la realtà che ci circonda. Ovviamente, io mi sono trovato a parlare dei rapporti tra immaginario fantascientifico ed architettura. Punto su cui sto insistendo con una certa energia negli ultimi mesi. Con Francesco Verso il dialogo tra i rispettivi campi di interesse è aperto praticamente da quando ci siamo conosciuti, tanto che spesso mi sono trovato a cercare analogie tra l’immaginario utopico ed i set urbani progettati da Verso nei suoi libri.

.:: GUERRA E ARCHITETTURA di Lebbeus Woods | PEJA TransArchitecture research


Sarajevo, anni ’90. L’ultimo lacerante conflitto che è esploso in Europa è al centro del testo di Lebbeus Woods, Guerra e Architettura. La città di Sarajevo, posta sotto assedio dalle forze serbo-bosniache, divisa dal conflitto etnico, presidiata dai caschi blu dell’ONU, perde la propria identità di città europea, in grado di armonizzare la convivenza tra la cultura musulmana e quella cristiana. Edito per la prima volta nella serie Pamphlet Architecture nel 1993, il testo era accompagnato da una traduzione in croato: Guerra e Architettura è infatti dedicato apertamente ai cittadini di Sarajevo, a quelle stesse persone che, in quei drammatici giorni in cui il testo veniva pubblicato, erano costretti ad assistere e resistere all’assedio della propria città. Attratto dall’indagine dell’intimo rapporto che lega architettura e violenza, Lebbeus Woods ci consegna una testimonianza puntuale e commovente dell’effetto dei bombardamenti di Sarajevo, attraverso un viaggio affascinante tra le macerie della città. Il lettore, catturato da Lebbeus Woods, viene costretto a intraprendere un percorso che lo condurrà di fronte a degli interrogativi etici. Quale comportamento dobbiamo tenere di fronte alla visione della distruzione della civiltà? Quali ragioni ci portano a cancellare le ferite della storia che la città porta con orgoglio nella sua memoria? Possiamo davvero fingere che tutto ciò non sia mai avvenuto?

Questo è il nuovo progetto, anzi l’apripista del nuovo progetto, dei ragazzi di ALTA. Una casa editrice di idee architettoniche, sul suo immaginario, con le idee rivoluzionarie di chi è anche esponente transumanista; un calderone di volontà innovative e riformatrici che non ha paragoni nel panorama culturale contemporaneo. Vi lascio alle parole di Emmanuele “Peja” Pilia che illustrano molto meglio di me le idee che animano questo intenso gruppo di colti creativi.

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AERIA VIRTUS

"l'unico uccello che osa beccare un acquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'acquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

it takes a fool to remain sane

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

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