HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Ambient

VORTEX live at Phobos (dark ambient concert)


Le profonde empatie degli abissi sensoriali, lì dove le dimensioni sono tutt’altro.

LoopKlängeNoise by Magnetica Ars Lab and Maurizio Bianchi MB


 

Promo di un po’ di tempo fa per un lavoro che conosco bene solo oggi: LoopKlängeNoise – verses without words (2013) music by Magnetica Ars Lab and Maurizio Bianchi MB (extract from the album: LoopKlängeNoise – verses without words, 2013 – www.magnetica.org). Un paio di recensioni in giro per la Rete per questo disco sublime, in oscillazione perenne tra Industrial e Dark Ambient: qui e qui (dell’amico di vecchia data, mai troppo citato, Carmine Mangone). Disco da non perdere, per nessun motivo, per nessuna errata congiuntura dell’energia cosmica (grazie, Arnaldo).

Dark City Ambient


Oceani siderali di magmatica oscurità matematica, aliena, in formazione psichica.

Dead Melodies – Glades


Residui di civiltà labiali, al limite dell’inconoscibile.

Eraldo Bernocchi & Chihei Hatakeyama – Solitary Universe | Neural


[Letto su Neural]

Per molti compositori contemporanei e soprattutto negli alvei della sperimentazione più tendenziosa e concettuale, dopo la sbornia audio-video tra la fine degli anni novanta e le prime due decadi del Nuovo Millennio, sembra adesso essere arrivato il momento di un retour à l’ordre. Ciò avviene spesso a latere di progetti musicali piuttosto astratti e in conseguenza di molteplici suggestioni e immagini. Quest’ultime sono di frequente decisamente statiche, fotografiche e più tradizionali di quelle viste “in movimento” nelle stagioni passate. È un fiorire ultimamente di tutta una serie di uscite presentate con in aggiunta corposi book, nell’apoteosi d’un ritorno alla stampa, che come qualcuno ha bene sottolineato, evidentemente non è mai morta. È uno stato in attesa (”Waiting”), esattamente come il titolo della prima traccia che parte dal nostro lettore CD, quello di simili post-avanguardie, che qui sono splendidamente rappresentate da Eraldo Bernocchi, compositore, musicista e produttore discografico dalle molte influenze e Chihei Hatakeyama, chitarrista ambient giapponese, altrettanto eclettico e a suo agio fra risonanze, loop dilatatissimi, cambi di volume e quietismi. Pure il titolo della seconda traccia, “Those Glorious Days”, ci suggerisce sibilline concatenazioni fra quello che è impresso nei solchi e discorsi di più ampio respiro sulla situazione oggi della musica di ricerca, sul suo pubblico e su come sopravviveranno forme artistiche non più “monolitiche” – pur se di nicchia – come un tempo. L’album nel suo complesso è certamente elegantissimo e ben confezionato, impressivi sono l’artwork di Petulia Mattioli e le immagini di Yasushi Miura, calibrata la miscela fra suoni inanimati e più beatifiche sequenze, lungo le cinque tracce presentate, usando perlopiù chitarre ed effetti, sollecitando strutture ariose e meditative. Sono paesaggi inorganici quelli di “Shapeless Buildings” e riportano a qualcosa di non più abitato, senza oramai una funzione precisa o un destino. Così in “The Mistakes Box” o prima di chiudere con “Unopened Letters”, quest’ultima appena più ariosa e serena rispetto alle altre del cespo. Aleggia sempre un pizzico di malinconia latente, evidentemente parte imprescindibile della cifra stilistica voluta in essere dal duo, resa pienamente fra bianco e nero e colore anche nelle foto di Miura, un coacervo di spazi metropolitani ed elementi più tradizionali, di artefatti e natura, momenti intimi e scatti più enigmatici.

Amantra vs Submerged ‎– Lost Direction | Neural


[Letto su Neural]

Ripetizioni sintetiche e atmosfere rituali, un po’ cupe e chiesastiche, c’accolgono fin dai primi solchi, facendosi man mano più spaziali, vibranti e cosmiche. Un tremore continuo, come frutto d’una meditazione delirante ed euforica pervade gli spazi, riempiendo d’una presenza misterica tutta la prima traccia di oltre sedici minuti. Thierry Arnal e Ohm Resistance, che qui si presentano sotto i moniker di Amantra e Submerged, tengono a mantenere alta la tensione, disponendo di tentacolari ganci elettronici e sviluppando un apparato quasi sinfonico, ipnotico e potente, stemperato solo in alcune parti della seconda registrazione (di poco più d’un minuto lunga rispetto alla prima). La brutalità e crudezza delle sequenze viene rabbonita nel complesso da centellinati inserimenti eclettici che incorporano anche elementi melodici, industrial o folk, infondendo un’incertezza sulle fonti d’ispirazione, che evidentemente si preferiscono mantenere celate o comunque non esplicite, vergate soprattutto da un gusto personale e mai in linea con sottogeneri precisi. Alla Kvitnu, etichetta viennese che vanta molti estimatori nelle enclave elettroniche internazionali, un simile approccio multiforme immaginiamo sia assai gradito. Dmytro Fedorenko e Kateryna Zavoloka, ai quali si deve la direzione artistica della label, non fanno mistero, infatti, di amare sia le sperimentazioni più radicali e concettuali che le scene tecnoidi, essendo inclini a suggestioni esotiche e melodiche, ma certo non disprezzando concatenazioni ultra-futuribili e macchiniche, muovendosi quindi in zone liminari della ricerca musicale contemporanea. Non ci stupiremmo nemmeno se qualcuno parlasse in questo caso di post-rock o di distorsioni elettroniche che ricordano certi assoli della psichedelia anni ’60, o se altri tirassero in ballo fra le possibili assonanze i Mogwai e la loro carica visionaria, iterata ed epica. L’ampia varietà di suggestioni stilistiche tiene viva l’attenzione, nei procedimenti utilizzati e nella narrazione tentacolare, nelle intime e strane pieghe delle registrazioni, intense, oniriche e sensibilissime. L’assenza di ritmo non sembra essere un problema per gli autori, vista la matrice cinematica delle sequenze, che esprimono tutta la loro forza imponendo un ciclo temporale decisamente oscuro e immanente, orchestrale ed oppressivo. Oblique manipolazioni ambientali, sperimentalismi assortiti, sintetizzatori ed effetti, una potenza lenta e inarrestabile: è questo il costrutto a disposizione, lancinante e crescente, mentre i minuti passano coinvolgendo l’ascoltatore in maniera sempre più fisica, sorprendente e malsana.

Glo – The Beginning


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