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Animali come persone? – Free Animals, Loved & Respected


Condivido molto di questo post preso dal blog di Roberto Contestabile, ma non tutto.

È quindi sbagliato definirli simili a noi solo perché ci ricordano nell’espressione, o nelle note caratteriali, una determinata persona. Spesso è usanza farlo con i Cani, descrivendoli uguali ai loro “padroni” (brutta terminologia di possesso). I Cani (come ogni Animale) non hanno nulla da condividere, con nessuno, senonchè la loro dipendenza forzata con gli esseri Umani. Tipica è l’espressione con cui spesso si afferma: “Gli manca solo la parola!”. Niente di più sbagliato perché non sono loro che non riescono a comunicare…bensì il contrario, ovvero la nostra incapacità di ascoltarli e quindi capirli.

Gli esseri in questione hanno un grosso grado di empatia con i suoi possessori – ha senso dire padroni, perché i cani da soli generalmente si sentono persi, hanno quella necessità di amare un umano che li rende assai simili allo schiavo del rapporto BDSM. Tendono ad assomigliare, invece, al proprio umano prediletto e sì, a volte se parlassero sarebbero davvero uguali agli umani. Anzi, meglio, parecchio meglio. Quoto invece:

Attualmente gli unici esseri viventi dotati di tutela legale ed ogni diritto civile sono le persone Umane tramite pratiche inventate da loro stesse a difesa della propria incolumità. Nonostante ciò si continua a commettere una lunga serie di enormi atrocità, e questo la dice lunga in merito alla mancata consapevolezza della vita altrui, segno inequivocabile di un passaggio evolutivo alquanto controverso.

Artificial Afterlife, corpses, energy and apparatus | Neural


[Letto su Neural]

Tentativi di connessioni tecnologiche con l’aldilà sono frequenti e di solito frutto di predizioni (si veda, ad esempio, il catalogo Extra Fantômes recensito in questo stesso numero di Neural). “Artificial Afterlife” dell’artista Amy Whittle sposa perfettamente questo approccio, dando vita a un sistema che è tecnicamente efficiente ma che funziona anche simbolicamente. L’artista ha usato animali deceduti (donati da un locale centro di soccorso) al fine di creare un sistema di circuiti analogici. Questi circuiti fatti in casa offrono energia sufficiente per visualizzare tremolanti pattern rossi e blu su un monitor adiacente. L’intensità della sfarfallio e le estetiche mutevoli dei semplici modelli convergono nel visualizzare l’energia di ogni animale scelto. L’intero sistema tecnologico mistificante – che comprende un oscillatore e cavi colorati – è esposto. La disposizione contraddittoria diventa ancora più aperta a interpretazioni, tranne che per la dura realtà della carcassa animale, che giace ancora e rilascia un potere inaspettato.

Il dolore dei Pesci – Free Animals, Loved & Respected


Dal blog di RobertoContestabile, un post per ricordarci che il mutismo non indica un’assenza di sensi, indica molto spesso soltanto la impossibilità a comunicare secondo un media determinato, canonico: i pesci sono muti, ma non per questo privi di capacità di provare dolore, di essere spaventati dalla morte.

Posseggono gli stessi nostri cinque sensi e anche di più: dei ricettori sensoriali sui fianchi che gli consentono di percepire gli oggetti che hanno vicino.
Sebbene non possano urlare, se provassimo a guardarli mentre hanno un amo infilato nella carne o mentre si dimenano fuori dall’ acqua, riusciremmo a vedere il loro dolore.
I pesci sono in grado, esattamente come noi umani, di secernere endorfine, sostanze chimiche che entrano in gioco per ridurre la sensazione del dolore.
Esattamente come i mammiferi, posseggono nocicettori, i ricettori del dolore. Il paradosso è che buona parte di queste scoperte è stata fatta sottoponendo gli animali a test dolorosi e invasivi, come la somministrazione per bocca di veleno d’ ape o acido acetico e la successiva somministrazione di morfina.

Quei giovani che odiano gli animali – Il richiamo della Foresta – Blog – Repubblica.it


Suggerisco un giro di pene infernali da inquisizione medioevale per questi sadici del cazzo che torturano chi non può difendersi. Augurerei a queste persone un’ulcera perforante fino al loro cervello, in modo tale che nessuno di loro muoia prima di due anni di tormenti inenarrabili ma mai terminali… Dal blog di Repubblica, Il richiamo della foresta.

Ma che bella gioventù. Abbiamo visto decapitare e massacrare esseri umani cosicché, nella coscienza sociale, le sevizie gratuite inflitte agli animali rappresentano un male minore. Eppure, quanto accade con frequenza spaventosa anche in Italia, soprattutto a opera di ragazzi, deve preoccuparci molto.

Infatti, la ventenne russa di fresco accusata di uccidere brutalmente animali filmandone l’agonia non è da meno del giovanotto di Perugia il quale, un paio d’anni da, è stato trovato in possesso di una vasta gamma di strumenti di tortura con cui sezionava malcapitati gatti. E cosa dire dei massacratori calabresi di Angelo, abbracciati dall’omertà paesana dopo aver postato su facebook il video in cui il povero meticcio veniva bastonato e impiccato, o del seviziatore della povera pincher Pilù, la cui morte (anch’essa ripresa e pubblicata) si deve alla ripicca contro la fidanzata di un uomo di 27 anni.

Si tratta di azioni mostruosamente vili, con cui personalità disturbate danno sfogo alle proprie frustrazioni o cercano visibilità sui social che, in tal senso, accumulano pesanti responsabilità.

L’economia senza denaro – Free Animals, Loved & Respected


Dal blog di Roberto Contestabile un bel post – Articolo “L’economia senza denaro” tratto dal numero cartaceo Dicembre 2012 del mensile Terra Nuova, disponibile anche come eBook – che racconta di come il denaro sia tutt’altro che indispensabile. Io condivido davvero queste idee, sono le uniche che potrebbero salvarci nel lungo periodo.

“Togliamocelo dalla testa: in fondo nessuno di noi ha bisogno di soldi. Abbiamo tutti bisogno d’altro. Mangiare, dormire, riposare tranquilli. E poi amare, divertirci, realizzarci come individui e nella relazione con gli altri. Per ottenere tutto questo non bisogna inchinarsi per forza al dio denaro. Da qualche decennio ci siamo dimenticati che il denaro è solo un mezzo, una convenzione, creata con l’obiettivo originario di favorire lo scambio e le funzioni sociali. Fuori dai circuiti chiusi dell’euro oggi si scopre tutto un mondo pulsante fatto di relazioni, passioni, interessi comuni, sinergie impreviste e cariche di significato che possono arricchire la nostra vita. Gli strumenti sono la banca del tempo, il dono, il baratto o le monete locali. Di questa ricchezza a Bruxelles o a Wall Street non se ne parla. Ma i fautori della decrescita sono sicuri: i bisogni di una comunità possono venire soddisfatti più facilmente senza passaggi di soldi. Quante energie, quanti sentimenti e quante capacità abbiamo perso, riducendo tutto il nostro interagire a un freddo interscambio di banconote! A volte sono le piccole cose che fanno la felicità. Come qualcuno che stiri le tue camice, due ore di babysitter, un massaggio, una mano per montare un armadio. Servizi che potremmo scambiare con quello che sappiamo fare: una torta di mirtilli, una lezione di inglese, il taglio dell’erba in giardino. Nei mercatini del baratto, o negli orti condivisi, sembra risorgere «la creatività contro l’economia dell’assurdo», secondo un titolo profetico di Serge Latouche. Una teoria che si è già fatta realtà in molte località sparse per l’Italia. Realtà che sembrano frammentarie, vissute come sacche di resistenza, se non altro perché faticano a farsi conoscere. È facile immaginare i frequentatori di questi ambienti con camicioni a quadri, maglioni larghi e lunghe collane, tra le spire di incenso e il tam tam dei tamburi. Il fascino della reciprocità, invece, seduce anche le persone apparentemente più lontane dal mondo alternativo. Molti fanatici della moda oggi, a Milano come a Roma, rinunciano alle vetrine del corso per darsi agli «swap party», le feste dello scambio, in cui si barattano capi e accessori firmati. «Non vogliamo rottamare capi vecchi e consunti» si legge sulla pagina di Facebook di BarattaMi. «Proponiamo il recupero e il ri-uso intelligente di tutti quegli indumenti semi-nuovi che giacciono dimenticati nei nostri guardaroba». Della serie anche gli yuppie hanno un’anima.

Moby & The Void Pacific Choir – Don’t Leave Me


Pensateci, prima di addentare carne o pesce, prima di mangiare derivati industriali degli animali, prima di usufruire di una cura basata sulla vivisezione. Pensateci bene, che sono loro a soffrire, gli unici indifesi, quelli che vengono dilaniati dall’apocalisse iperliberista nei lager_allevamenti, in attesa di una morte straziante…

Filmhorror.com – Torna il Cyborg Film Festival!


Con colpevole ma parziale ritardo segnalo, dal sito FilmHorror.com, l’annuncio del Cyborg FilmFestival di quest’anno, che si è svolto nel weekend appena concluso e che avrà una reprise dal 2 al 4 settembre (stavolta a Roma, non più ad Anghiari in provincia di Arezzo).

Torna ad Anghiari (Arezzo) il Cyborg Film Festival, uno dei più innovativi festival italiani dedicati alla fantascienza. Tre giorni per conoscere il meglio del meglio delle produzioni europee e non solo. Tra gli ospiti ci sarà anche il nostro Francesco “DeadToday” Cortonesi per parlare di La Scimmia, il romanzo di fantascienza ucronica sulla vivisezione che sta scrivendo. La prima parte di La Scimmia è stata pubblicata a puntate su VerdeRivista e si può leggere a questo link.

Un grande grazie a Luisella Chiribini che è sempre infaticabile nell’organizzare questo imperdibile festival di SF particolare, lontana dal clamore delle sale commerciali. Tornerò presto lì, è una volontà la mia, il Connettivismo è sempre stato ben accolto e io mi sono trovato ogni volta a casa…

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