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Archivio per Antropologia

Le cinque vie | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione del nuovo romanzo di Sergio Mastrillo, Le cinque vie, in uscita per Tabula Fati; la quarta:

Le Cinque Vie è un viaggio verso l’ignoto, sia fisico che spirituale. La storia di Murdot-Hal, un monaco Arcano, eroe atipico, che abbandona il monastero per scoprire il segreto che nasconde il Fuoco Caduto dal Cielo.
Un libro sul destino, sulle entità superiori che governano l’apparente caos dell’universo, un diario postumo di storie intrecciate alla sorte del mondo secondario in cui è ambientato. Le Cinque Vie è un antico tomo custodito nel Monastero di Nurdeb, un testo sacro che i monaci aggiornano da millenni e che Murdot-Hal userà per cercare un senso in tutto ciò che lo circonda, non solo nell’ambito della divinazione e degli strani eventi che stanno accadendo. Schopenhauer diceva: “Certo che l’uomo può fare ciò che vuole, ma non può volere ciò che vuole”. Questo è il concetto che si trova alla base del romanzo.

L’istinto e l’indole seguono trame prestabilite? Siamo certi del libero arbitrio? Si può interferire sull’ineluttabilità? Lo potrete scoprire durante questo viaggio verso terre sconosciute. Un itinere tra le montagne e la steppa insieme ai Figli del Vento, popoli in lotta che adorano più di ogni altra cosa i loro cavalli. E poi c’è il piano intermedio, il mondo dei sogni, veri e propri messaggi premonitori che si fondono alla realtà spietata della natura umana. Quei sogni che Mordot-Hal cercherà di interpretare per dare una valenza divina alle sue scelte. Se siete appassionati di filosofia, antropologia e teologia, in questo libro troverete quello che cercate.

La geopolitica e il mondo del fantastico esplorati in AnthropoChains. Distopie geopolitiche nella fantascienza | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di AnthropoChains. Distopie geopolitiche nella fantascienza, di Damiano Greco. Ma che cos’è? Ecco la quarta:

Il mondo contemporaneo risulta essere sempre di più difficile lettura e il domani con più incognite che certezze. Ma come è possibile interpretare le attuali dinamiche e intuire i possibili sviluppi?
Il volume intende indagare – attraverso la lente di ingrandimento della fantascienza – la stretta correlazione esistente tra i molteplici aspetti tra loro incatenati (Chains) ripercorrendo la complessità dei mutamenti politici, sociali, culturali e ambientali (Anthropo) che hanno rapidissimamente rivoluzionato l’organizzazione della nostra società. Passato, presente e futuro si fondono grazie a una lettura approfondita del dibattuto genere narrativo mediante la geopolitica.
Per comprendere le più raffinate opere Sci-fi è infatti indispensabile conoscere gli avvenimenti storici e il nostro presente antropocentrico (contraddistinto in maggior misura dalle decisioni prese dall’uomo capaci di ripercuotersi sugli ecosistemi naturali e di conseguenza su tutti noi). Solo così sarà possibile individuare non solo il messaggio principale che queste opere intendono trasmettere, ma ogni loro minima sfaccettatura donando una nuova percezione alla categoria, liberandola, infine, da facili e superficiali preconcetti.

Cristianesimo psichedelico (parte I): Maria Sabina e l’«eucarestia fungina» – Axis ✵ Mundi


Su AxisMundi operazioni di sincretismo tra cattolicesimo e sciamanesimo, applicati in uno dei territorio più istintivi della Terra: il Messico (ma non solo lì, il discorso poi si sposta anche altrove, ed è tutto un fiorire vegetale). Un estratto:

Il titolo che si propone per questo intervento può sembrare una provocazione bella e buona, un attentato alla sacralità stessa della religione cattolica. Tuttavia, passato il comprensibile trasalimento, proviamo a spiegare le limpide ragioni che ci hanno portato ad adottare una così inconsueta titolazione per presentare questo lavoro. L’idea di questo intervento è nata dalla volontà di proporre un breve ed essenziale ritratto di un’esperienza spirituale, nata dopo la prima metà del secolo scorso, che ha coinvolto in maniera totalmente inaspettata una sciamana mazateca, una “Sabia” (e non una “semplice” curandera come si riporta in alcune biografie), la celebre Maria Sabina. In quelle terre, oltremodo oltraggiate da una predazione secolare, era da tempo in atto un processo sincretistico in cui gli elementi propri dello sciamanesimo dell’area, che ha forti e ovvie comunanze con tutto lo sciamanesimo centro e sud americano ed in cui l’uso delle “piante degli dèi” era elemento costitutivo della consultazione o, comunque, della liturgia, si sono commischiati con il provato cattolicesimo di Maria Sabina che, nonostante l’insorgere della sua vocazione sciamanica e la pedissequa pratica che da certi eventi scaturì, mai smise di partecipare attivamente al processo di apostolato presso il suo popolo, mantenendosi parte attiva di un paio di confraternite, quale, ad esempio, quella del Sacro Cuore di Gesù. In alcune foto la si vede ritratta mentre procede ad incensare i “funghi bambini” (di cui subito dopo si parlerà), prima della seduta di Velada (veglia notturna) a dimostrazione che non v’era contraddizione tra la sua fede e la sua pratica scamanica. V’è da dire, a premessa di tutto, che quindi Lei, come altri sciamani locali, non fece mai opera di proselitismo di una religione basata su un ipotetico “culto del fungo”, non propose revivals nativi, piuttosto Maria Sabina spese i sui naturali e/o soprannaturali talenti, lasciando libero l’interprete di qualificarli secondo il proprio orientamento, in una instancabile opera di soccorso e guarigione rivolta ai suoi conterranei afflitti da numerosi malanni che, da tempo immemorabile, li perseguitano.

Non ho mai visto i demoni, anche se per andare là dove devo andare, attraverso i domini della morte. Mi sprofondo e arrivo fino in fondo. So cercare nelle ombre e nel silenzio. In questo modo, arrivo là dove le malattie si nascondono. Molto in fondo.

Un altro elemento essenziale deve essere preso in considerazione le piante sacre, deità, in sé, agiscono in virtù delle loro proprietà mistiche; cioè non è la pianta propriamente detta che guarisce, ma la divinità, una parte della divinità, o il potere magico con essa nascosto. Affinché la pianta conservi questo potere, e indispensabile adottare tutto un complicato rituale, sia per la raccolta che per la preparazione e la somministrazione; se questo rituale non viene rispettato, essa non ha alcun effetto curativo, poiché non sono le proprietà farmacologiche delle piante che agiscono, ma le loro proprietà mistiche.”

Il profumo dello stramonio | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la recensione a un romanzo di Nicola Verde ambientato, ancora una volta, in Sardegna. Si narra di nuovo di antichissimi riti religiosi e di persone che si muovono perfettamente in quella tradizione; un estratto che parla quindi, di Il profumo dello stramonio.

Nicola Verde ci ha abituati negli anni alla discreta e tenace presenza del maresciallo dei Carabinieri Carmine Dioguardi, personaggio della sua serie dei polizieschi sardi. Verde non è sardo, ma conosce perfettamente gli antichissimi miti e leggende della Sardegna interna e quindi selvaggia e violenta.

Ne“Il profumo dello stramonio – Il richiamo della strega. Storie sarde del mistero” – l’autore ci regala un testo di antropologia sarda in forma di raccolta di racconti del mistero inteso in senso lato.
Il titolo è molto appropriato: la datura stramonium è una pianta dalle proprietà narcotiche e allucinogene, detta anche era del diavolo o della strega. I dodici racconti, intervallati da intermezzi, preceduti da un prologo e seguiti da un epilogo, sono tenuti insieme dalla figura di un unico narratore, Salvatore Pinna, un vecchio dell’entroterra sardo, che incontra il nuovo maresciallo dei Carabinieri appena trasferito sull’isola.

Corrono gli anni Sessanta: alcuni elementi di modernità dal continente sono arrivate sull’isola, che però mantiene ancora gelosamente uno zoccolo duro di antiche credenze e tradizioni popolari. Il maresciallo si trova a indagare sulla sparizione di un bambino, l’ultimo di una lunga serie. Altri bambini in un lontano passato sono spariti… inghiottiti dal nulla.Inizia così il racconto di storie di una terra senza tempo, con i suoi miti orrorifici, di cui fanno parte mostri marini, il mistero celato nelle antichissime domus de janas, streghe vere o presunte che tornano da un lontano passato, tori che annunciano la morte, guardiani della terra che dormono sotto i nuraghi, e altri misteri fuori dal tempo e dallo spazio. Per chi vuol conoscere tanti aspetti della cultura sarda arcaica, è un testo imperdibile dallo stile scorrevole.

Stati di allucinazione – Axis ✵ Mundi


Su AxisMundi un lungo articolo che analizza il film “Stati di allucinazione”, di Ken Russell, in cui il protagonista era William Hurt, recentemente scomparso. Vi lascio a un estratto che chiarisce bene verso quale parte si è indagato:

Ispirato alla vita del ricercatore e psichiatra statunitense John LilllyAltered States racconta la storia del professore di medicina Eddie Jessup (William Hurt), che insieme al collega e amico Arthur conduce alcuni esperimenti sugli stati alterati di coscienza usando una vasca di deprivazione sensoriale, ovvero un ambiente isolato che gli permetta di ottenere la completa assenza di percezioni esterne: isolando ogni elemento di distrazione Eddie intende compiere un viaggio esplorativo negli abissi della propria coscienza e del proprio traumatico passato. Nel frattempo, durante una festa a casa da Arthur, quest’ultimo gli presenta Emily (Blair Brown), una studiosa di medicina molto rinomata nel suo ambiente che diventerà, dopo qualche resistenza iniziale, sua moglie. Eddie però è troppo preso dalle sue ricerche e, dopo due anni di matrimonio e altrettanti figli, i due si separano. Nel frattempo Eddie incontra un altro collega che lo invita a prendere parte alle sue ricerche in Messico, dove da qualche anno ha iniziato a studiare a livello scientifico l’utilizzo di alcuni funghi allucinogeni da parte degli sciamani della zona, discendenti dagli antichi Toltechi, i quali si dicono convinti che tale utilizzo possa conferire agli assuntori la capacità di perlustrare a fondo la propria coscienza e di scandagliare una sorta di memoria ancestrale collettiva. Partito alla volta delle giungle mesoamericane, Eddie prova sulla sua pelle l’esperienza psichedelica e la sua vita cambia per sempre. Una volta ritornato in patria, entusiasta dell’esperienza occorsagli, continua i suoi esperimenti assumendo la droga all’interno della vasca di deprivazione sensoriale, spinto dalla convinzione che gli atomi di ogni singolo essere umano abbiano in realtà milioni di anni e che ogni singolo individuo abbia insita dentro la propria coscienza l’intera storia ancestrale del cosmo, dal Big Bang ad oggi.

Questi esperimenti tuttavia si spingono troppo oltre e durante uno di questi qualcosa va storto: Eddie viene estratto esanime nella vasca di deprivazione sensoriale da Arthur e per quattro ore, a causa di un’improvvisa afasia, non riesce a pronunciare una singola parola. Le lastre dimostreranno poi che per la durata dell’esperimento la sua struttura genetica era mutata momentaneamente — precisamente aveva sviluppato in modo inspiegabile una sacca laringea, atavismo tipico dei primati. I suoi colleghi pensano che qualcosa di terribile si stia manifestando e fanno di tutto per porre fine agli esperimenti, ma Eddie prosegue imperterrito le sue ricerche nottetempo per aggirare i loro controlli. Durante l’ennesimo esperimento si trasforma addirittura in un primate e, dopo aver ucciso una capra e una guardia notturna dello zoo cittadino, si addormenta in una gabbia per poi risvegliarsi nudo e con pochi confusi ricordi la mattina successiva. È chiaro a tutti che Eddie si è spinto troppo oltre e che, continuando i suoi esperimenti, rischia di mettere in serio pericolo la sua stessa vita. Nel mezzo dell’ennesimo esperimento egli si trasfigura addirittura nella “materia prima” del cosmo, cioè nel cosiddetto protoplasma, sperimentando traumaticamente una completa disintegrazione della propria individualità: in una visione totalizzante e terrifica egli vede il Caos supremo — e terribile nella sua abnormità — dell’universo al momento iniziale del Big Bang e capta un grido di disperazione proveniente dagli abissi cosmici che gli fa comprendere come solo l’amore possa dare un senso a una realtà altrimenti vacua e priva di significato. Il film si conclude con l’immagine di Eddie e la moglie Emily riappacificati e uniti in un abbraccio cosmico.

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Convegno: “Psychic Landscape. Psichedelia, Magia e sviluppo della Coscienza” – A X I S ✵ m u n d i


Su AxisMundi la segnalazione del convegno Psychic Landscape. Psichedelia, Magia e sviluppo della Coscienza, che verrà tenuto domenica 27 febbraio a partire dalle 17.00 sul canale youtube LSDZ; vi lascio ai contenuti dell’evento:

“Ritengo che il linguaggio sia qualcosa che deve essere visto, non udito, e penso che ci evolveremo verso un linguaggio visibile, anche se al momento stiamo operando con questi codici acustici di qualità scadente. Credo che per certi versi la storia sia il processo che permette a questo linguaggio naturale di uscire, rivelarsi, definirsi, raffinarsi”. – Terence McKenna

Le sostanze psichedeliche nell’ultimo secolo sono state oggetto di grandi controversie da un punto di vista prima mediatico e poi sociale. È solo grazie ad alcuni grandi pionieri della ricerca antropologica ed etnobotanica, come Mircea Eliade e Terence McKenna, e in un secondo momento ad altri ricercatori in campo scientifico come Albert Hoffmann ed Eric Strassman, che l’occidente inizia a vedere queste sostanze sotto una luce diversa.

“È come far cadere una goccia di inchiostro in una tazza d’acqua pulita, improvvisamente le correnti convettive dell’acqua limpida diventano visibili, perché le particelle di inchiostro tratteggiano le dinamiche dell’acqua stagnante che prima erano invisibili. La mente è esattamente così, e gli psichedelici sono simili a un colorante gettato in questo sistema acqueo.”

Partendo da questo assunto esploreremo i mondi delle sostanze enteogene, cercando di metterli in relazione con quell’aldilà popolato di esseri ed entità di cui parlano i maghi e gli sciamani di tutte le ere. Per affrontare questo viaggio nel mondo degli psichedelici abbiamo pensato di coinvolgere ospiti nazionali e internazionali, passando dalla ritualità sciamanica messicana e andina, ai moderni approcci occidentali sviluppati dai pionieri della psiconautica come Peter J. Carrol ed altri esponenti della Chaos Magic. Sarà Julian Vayne a guidarci in questo ultimo argomento, con oltre trent’anni di esperienza nel campo della Chaos Magic e di studi sulle sostanze enteogene.

Walls of Time (Shakuhachi & Ambient) ft. Rodrigo Rodriguez


Nel senzatempospazio di una fortezza antropica.

Per una lettura antropologica del “Viaggio nella Matamonia di Esagro Noroi”, di Lucio Besana


Su AxisMundi una recensione o lettura antropologica degli scritti di Luciano Besana, uno degli autori italiani del nuovo weird più in vista del momento. Vi lascio a un breve estratto della trattazione:

Credo, a rischio di equivoci, sia possibile attribuire al nome Esagro Noroi una precisa volontà autoriale sottesa a evidenziare la natura di questo particolare personaggio. È bene quindi scomporre il nome in due parti, Es + Agro, ed analizzarli entrambi. L’Es nella psicologia freudiana rappresenta la voce della natura dell’uomo, l’istinto primordiale non assimilabile dalle leggi della società. Rappresenta il nucleo primitivo, che nel caso del Reggente è sinonimo della suo essere quasi divino, capace di rappresentare una furia primordiale in contrasto con la razionalità, rappresentata dall’avanzata tecnologia, della vecchia Matamonia: «Terrorizzati all’idea di perdere il privilegio e la vita, i reggenti di allora avevano inviato le loro macchine da guerra nel vano tentativo di impedire la sua avanzata».

Il contrasto natura/progresso è sintetizzato anche nel secondo composto, Agro, derivato dal latino, e di cui ci possono essere numerose traduzioni: campo, terreno, podere, terra, territorio. Il cognome Noroi, toponomastico preso dal villaggio di nascita, ad una ricerca in rete, corrisponde all’equivalente di fango in lingua rumena, materiale d’eccellenza per la costruzioni dei villaggi primitivi. E in effetti è quello che è il Reggente, un costruttore di senso. Infine, la connotazione naturale è insita nello stesso nome della Matamonia che rimanda, per un gioco di allitterazioni, alla nostra reale Patagonia, instillando fin da subito nel lettore l’aspettativa di un viaggio esotico, magari utilizzando cronotopi narrativi simili a quelli de Le Montagne della Follia di H.P. Lovecraft, per innestare un cornice horror/weird. Invece fin dall’arrivo, essa si presenta come una città di grattacieli uniformi e spettrali, dove l’unica impronta della natura, lasciata dallo stesso reggente, è il Sentiero dei Fiori Rossi.

Presentazione di «AXIS mundi» agli Stati Generali della Psichedelia in Italia 2020 – A X I S ✵ m u n d i


Su AxisMundi un lungo articolo di Marco Maculotti che aiuta a inquadrare l’essenza stessa del sito, il motivo per cui esiste e gli obiettivi che i tenutari si sono prefissati. Un estratto, non esaustivo ma significativo:

Inquadrare «AXIS mundi» in una categoria ben definita non è semplice. Pur essendo incentrato su tematiche apparentemente molto accademiche come la storia delle religioni, l’antropologia del sacro, l’etnografia e il folklore, in realtà le pubblicazioni riguardano spesso anche argomenti più difficilmente inquadrabili in una prospettiva accademica, come tutte quelle dottrine che vengono solitamente definite “esoteriche”, pratiche rituali e “magiche”, e non ultima la letteratura del fantastico.
Il “filo rosso” che unifica tutte queste tematiche eterogenee trattate sulle pagine di «AXIS mundi» in realtà, definizioni ed etichette a parte, è molto chiaro, e si può rintracciare nella credenza nell’esistenza di un mondo ulteriore dietro quello di cui facciamo esperienza tutti i giorni con i sensi ordinari: un mondo occulto e normalmente invisibile, decifrabile alla stregua di un codice segreto, cui l’individuo può accedere eccezionalmente durante le esperienze estatiche e mistiche e di cui la storia delle religioni e le dottrine etnografiche ci hanno dato innumerevoli testimonianze attraverso i millenni della storia dell’umanità.
A livello accademico l’antropologia non si è mai concentrata, purtroppo, su questa prospettiva interpretativa dell’esperienza cultuale e religiosa. Quando nacque nel XIX secolo, l’antropologia era considerata nelle università una disciplina quasi interamente incentrata sul profilo razziale. Nella seconda metà del XX secolo si è poi passati a una prospettiva nominalmente “culturale”, ma in realtà più incentrata su tematiche di tipo sociologico, e non sulle tradizioni sacre stricto sensu. Io invece ritengo che, se vogliamo davvero studiare la storia dell’homo religiosus attraverso i millenni, dobbiamo mettere al centro della nostra analisi proprio l’esperienza sacra in sé, e tutta la visione del mondo che nelle società tradizionali stava dietro e rendeva possibile, collettivamente e individualmente, questa esperienza.

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La Corsica onirica di Dorothy Carrington – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un lungo articolo incentrato sulla figura di Dorothy Carrington, autrice di un weird particolare – e già il weird è un genere particolare – in cui prende vita lo scenario prossimo al primordiale, anche dal punto di visto etnico, della Corsica, in cui l’autrice è vissuto per molto tempo e da cui ha estrapolato alcune immagini e potenti suggestioni. Un estratto:

“La Corsica mi apparve al levare del sole. La sua silhouette incolore, dai contorni incerti, sembrava galleggiare nella bruma del mattino, ectoplasma immateriale di un mare in stato di trance. Questa prima visione mi permise di comprendere i sentimenti del Capitano Cook nel momento in cui scopriva qualche isola meravigliosa, sperduta nel Pacifico. Le montagne s’innalzavano verso il cielo in catene che si susseguivano le une a ridosso delle altre, culminando in file irregolari di cime, picchi e protuberanze quadrate che sembravano denti giganteschi. I loro fianchi, interamente ricoperti dalla vegetazione, parevano disabitati ed inaccessibili. Che cosa avrei trovato laggiù, oltre a rocce e foreste? Mano a mano che ci avvicinavamo alla costa, la nostra attenzione era attratta da nuovi particolari: poche le opere fatte dall’uomo, sparse le case ed i campi coltivati, ancora più rare le strade. Solo un faro ed una torre d’avvistamento si levavano dalle Sanguinarie, una sfilza di isolette deserte protese dalla baia come i bastioni di un avamposto. Fu allora che alle nostre narici giunse il primo sentore della boscaglia, portato da una leggera brezza dell’entroterra. È il profumo della Corsica tutta, un’essenza dolce amara, che richiama l’incenso, inebriante dopo la pioggia, come una droga. La macchia è una giungla inestricabile di piante e arbusti aromatici: corbezzoli, mirti, cisti, lentischi, rosmarino, lavanda e timo. Ricopre quasi tutto il paesaggio, ad eccezione delle foreste e degli orti. Non è mai servita a granché, se non come rifugio ai banditi e ai patrioti che durante la turbolenta storia della Corsica si sono opposti agli oppressori di turno. Ma rappresenta un incanto potente e continuo. Ci si addormenta e ci si sveglia con un profumo senza eguali. Negli ultimi giorni della sua vita, durante l’esilio a Sant’Elena, Napoleone lo rammentava con nostalgia: il suo orgoglio ferito trovava conforto non nel ricordo dei palazzi e dei trionfi, ma nelle fragranze del bosco della sua infanzia.”

Quella tratteggiata in queste righe è una vera e propria dichiarazione d’amore per l’isola di granito, che accoglie Dorothy tra le sue ruvide braccia e non la abbandonerà mai più, diventando la patria d’elezione della giovane scrittrice. “In Corsica – dirà molti anni dopo – credo di aver trovato l’assaggio di assoluto che cercavo fin da bambina”. I primi tempi della  sua nuova vita non sono affatto facili. Il marito, bisognoso di un riconoscimento sociale assai diverso da quello che poteva offrirgli l’austera esistenza isolana con le sue ristrettezze, parte presto per altri lidi. Dato che il patrimonio familiare, dilapidato da uno zio biscazziere e sciupa femmine, è evaporato in un batter d’occhio, la ragazza si trova a dover provvedere a se stessa.

Nel 1953 prende dimora in un minuscolo appartamento nel cuore di Ajaccio messole a disposizione da un amico e sbarca il lunario reinventandosi come guida turistica per i (pochi) visitatori stranieri. Un’occupazione che certo non le consente gli agi di una volta, costringendola a fare della povertà una questione di stile, come lei stessa ammetterà, ridendo, durante una celebre intervista televisiva, ma le permette di vivere libera e di esplorare la Corsica a piedi in lungo e in largo. Capelli corti, pantaloni alla corsara, anfibi e zaino in spalla, Dorothy conserva, nella postura e nei tratti del viso, il fascino sfrontato e sbarazzino dell’aristocratica disinibita che negli anni Trenta posa nuda nello studio di Fernand Léger ma, a suo agio ovunque, come ben si addice a una Lady inglese, si arrampica come uno stambecco per tratturi e mulattiere, dorme negli ovili, s’intrattiene con marinai dall’oscuro passato e pescatori filosofi che discettano con lei sui massimi sistemi, parla con donne che leggono il futuro in bacinelle ricolme d’olio. La visione dei maestosi megaliti antropomorfi di Filitosa, nel sud dell’isola, segna per la scrittrice il punto di non ritorno.

Si rende conto che la Corsica è uno scrigno e, dietro le sparute vestigia napoleoniche, cela un giardino segreto ricolmo di meraviglie senza tempo, accessibile solo a chi sa guardare nella giusta direzione ed ha un orecchio allenato ad ascoltare il sibilo del vento tra i rami, le mille voci del bosco e l’urlo disperato del mare in tempesta. Scopre una società pastorale fedele alla terra e alla legge del sangue, avulsa dal turbinio insensato della Modernità, consumata da rancori inestinguibili e passioni funeste, rabbiosamente ancorata ad un senso ancestrale dell’onore che non disdegna il ricorso alla vendetta come mezzo di risoluzione delle controversie. Dorothy s’inoltra in questo Paradiso perduto senza più guardarsi indietro.

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