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Archivio per Antropologia

L’iniziazione sciamanica e le vie dell’Aldilà nella tradizione nordamericana – A X I S m u n d i


Su AxisMundi l’analisi di un mondo sciamanico che continua a sopravvivere, nei rivoli del non visto e del non sentito, tra le anime del nostro mondo trascendentale, sviluppando i germi di un’ascesi che non muore mai.

È risaputo come nella tradizione europea il periodo dell’anno della cosiddetta “crisi invernale”, che va indicativamente dall’inizio di novembre (Samhain/Halloween/Festa dei morti) a gennaio/febbraio, si contraddistingua per una serie di credenze e riti che hanno a che fare con l’Altro Mondo e l’iniziazione. Che si analizzino i Saturnali romani, le cerimonie celtiche o la Yule dei Norreni, oltre a una serie di rituali deambulatori che sono rimasti in vita nel periodo medievale per arrivare fino a noi (Calusari romeni, Krampus austriaci, ecc.), i topòi ricorrenti di questo periodo dell’anno sono sempre i medesimi: regresso momentaneo, in attesa dell’inizio dell’anno nuovo, ad una situazione di caos e di indeterminazione; confusione dei ruoli sociali; contatti tra il mondo dei morti e quello dei vivi; complesso cultuale “del visitatore”; iniziazione dei giovani alle confraternite segrete; processioni e danze con maschere che impersonificano i demoni e gli spiriti dei defunti, e via dicendo.

Meno conosciuto è il fatto che anche i popoli nativi dell’America settentrionale, la cui cultura religiosa è ascrivibile all’ambito dello sciamanesimo e dell’animismo, contemplano nello stesso periodo dell’anno credenze e pratiche rituali estremamente simili, che in questo articolo ci prefiggiamo di analizzare. Ci occuperemo innanzitutto delle cerimonie iniziatiche invernali, per poi cercare di inquadrare l’esperienza iniziatica vera e propria e il conseguente viaggio “in spirito” del neofita nel “villaggio degli spiriti”. In ultimo, tenteremo di definire le caratteristiche ascritte dalla tradizione nordamericana all’Altro Mondo e riporteremo alcune dottrine esoteriche riguardo la sopravvivenza dell’anima (o meglio, delle anime) alla morte fisica e al loro accesso conseguente a dimensioni altre.

Snow Crash: la HBO conferma la serie per il suo canale online | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com un articolo segnala l’adattamento di Snow Crash, romanzo seminale di Neal Stephenson, in serie TV. Ecco i dettagli.

È una sorta di cerchio che si chiude su sé stesso: nel gennaio di quest’anno il regista Joe Cornish (Attack the Block, Il ragazzo che diventerà re) raccontava a Syfy Wire come la Paramount lo avesse messo al lavoro su una sceneggiatura basata sul celebrato romanzo di Neal Stephenson Snow Crash, solo per poi cancellare il progetto perché ritenuto troppo sofisticato e costoso per essere realizzato. Ci sarebbero poi state voci di serie tv basate sul romanzo, ma doveva arrivare la HBO e il suo prossimo canale via cabo HBO Max per far partire il progetto e, ironicamente, mettendoci al lavoro proprio lo stesso Cornish.

Snow Crash è il secondo romanzo di Stephenson, pubblicato in origine nel 1992 (BUR Rizzoli 2017 da noi) che Bleeding Cool ha definito come un “di tutto e di più”: contiene storia, linguistica, antropologia, archeologia, religione, scienza informatica, politica, crittografia, memetica e filosofia all’interno di un folle contesto cyberpunk.

In quella che era all’epoca la visione del ventunesimo secolo, il mondo aveva subìto un non meglio identificato collasso economico e città come Los Angeles non erano più parte degli Stati Uniti ma erano state vendute, come altre zone del paese, alle multinazionali.

Hiro è un fattorino che consegna pizze nel mondo reale, ma (molto prima di Ready Player One) una principe nel mondo virtuale. Un giorno, in ritardo con una consegna, incontra una ragazza che si fa chiamare Y.T. (Yours Truly) e che parla di sé stessa in terza persona. Y.T. lo aiuta ad arrivare in tempo e tra i due si instaura un rapporto di scambio di informazioni tramite la rete. Nel metaverso il ragazzo incontra un uomo che si fa chiamare Raven, il quale gli offre un file dati chiamato Snow Crash che gli dice essere una droga informatica. Infatti, quando il suo amico Hacker Da5id prova ad analizzare il file soffre danni cerebrali nel mondo reale. Ed ecco arrivare l’ex ragazza di Hiro, Juanita, la quale gli fornisce un database contenente una enorme ricerca che collega il virus all’antica cultura sumera e la leggenda della torre di Babele.

Le ricerche congiunte del protagonista e di Y.T. portano a una organizzazione religiosa chiamata Pearly Gates e un magnate dei media chiamato L. Bob Rife e le due entità sono collegate a Snow Crash, che sembra essere in grado di programmare le funzioni cerebrali usando stimoli audio e un virus in grado di alterare il DNA. E questa sarà l’inizio di una lotta contro il tempo per impedire che Snow Crash invada le menti di tutti gli abitanti del metaverso e quindi di quello reale.

L’antica Roma era una città di immigrati, lo certifica il Dna – Repubblica.it


Con buona pace di tutti coloro che pensano che gli Italiano, i Romani e le etnie antiche dell’Italia fossero ben definite e pure. Da Repubblica.

L’Antica Roma era una città di immigrati, come New York: è stata fin dalle origini un crocevia di civiltà, con etnie anatoliche, iraniane e ucraine, rintracciate nel profilo genetico dei suoi primi abitanti, grazie all’analisi del DNA da 29 siti archeologici, che ha permesso di ricostruire 12.000 anni di migrazioni. La scoperta, a cui la rivista Science dedica la copertina, si deve al gruppo internazionale coordinato da Alfredo Coppa, antropologo fisico dell’università Sapienza di Roma, Ron Pinhasi, antropologo dell’università di Vienna, e da Jonathan Pritchard, genetista e biologo dell’università americana di Stanford. Grandissima la partecipazione italiana, con numerose università, Soprintendenze archeologiche e ministero dei Beni Culturali.

La tua espansione


Esposizioni di un luogo chiamato ancora dalle forze arcaiche, mai estinte, che puoi percepire ancora se solo chiudi gli occhi, poi ti espandi.

Contrafforte


Il contrafforte è designato dalle reminiscenze del fuoco, l’idea di cluster che nasce dalla paura e dalla forza, commistioni terrificanti di una manifesta inferiorità strutturale.

Quelle ballerine stregate baccanti | PostHuman


Su PostHuman Mario Gazzola confeziona un articolo molto ben strutturato tra la pellicola Climax di Gaspar Noé (ispirata anche a Dario Argento), il saggio Uomo diventa Lupo di Robert Eisler, e il Suspiria di Luca Guadagnino, analizzato da me.

Questo è l’incipit della mia analisi su Suspiria:

Suspiria è un’opera pervasa dal senso lurido e opprimente del Nazismo; di quello magico, di quello che a fatica viene riconosciuto come fondante di buona parte della inumana dottrina sociale ed economica attuale. Sbocciato circa cento anni fa, si ramificava nella società tedesca – ma non solo – partendo dai culti ancestrali delle antiche terre barbare centroeuropee, credenze che furono coltivate fin dal XVIII secolo per contrastare l’Illuminismo che scacciava via i culti irrazionali di un tempo lontanissimo, immemore, razionalmente mai esistito, frastagliati ricordi mitologici di teoremi risibili così balzani da provocare oggi un’ilarità irrefrenabile. Quell’accozzaglia di credenze ed epopee generò un mostro così spaventoso che a tutt’oggi la stessa parola che ne è nata, nazismo, produce un disgusto tale, una folle paura e rivoltante reazione da essere diventato un tabù semantico che Guadagnino, nelle sue manifestazioni più occulte, guarda dritto in faccia ed esorcizza usandone gli stessi percorsi magici.

L’incipit onnicomprensivo, invece, dell’analisi di Mario è questo:

Nei giorni scorsi è riapparso sugli schermi milanesi (prima in originale al Cinema Beltrade, poi doppiato anche all’UCI) Climax di Gaspar Noé, film che avevamo già recensito dopo il passaggio al Milano Film Festival, accostandolo al tedesco Luz, magari arbitrariamente (in quanto visti nello stesso contesto) ma forse significativamente, trattandosi quest’ultimo di un originale film di possessione.

Nessuna strega, nessuna invasione demoniaca nella controversa pellicola del provocatorio regista francese (anche se all’inizio uno dei ballerini parla di una “strana atmosfera” nella scuola della festa, legata forse a “strani rituali… sacrifici…”), se non l’invasamento causato da una sostanza psichedelica (presumibilmente Lsd) nella sangria bevuta dai ballerini di Climax durante una festa che quindi degenererà in un autentico sabba non privo di spargimenti di sangue “laicamente sacrificale” (tra cui quello del figlio della coreografa, alla fine suicida per senso di colpa) e orge da moderne baccanti di varia sessualità.

Non sono pochi ormai gli articoli (ad es. QUI) che hanno accostato lo psycho trip di Noé al classico Suspiria, che peraltro compare fra le Vhs accatastate sul lato destro dello schermo tv su cui scorrono le interviste coi ballerini protagonisti all’inizio di Climax, che peraltro al capolavoro di Argento erige un manifesto omaggio, nei violenti quadri monocromi ipersaturi in rosso e verde per rendere lo straniamento percettivo dei moderni danzatori “invasati” dallo stupefacente a liberare i propri lati reconditi meno presentabili (rabbia, violenza, omosessualità, incesto etc.).

Ma cosa c’entra una banda di ballerini drogati con una congrega di streghe celata dietro la rispettabilità di un’austera scuola di danza? Ce lo spiega il saggio Uomo diventa Lupo di Robert Eisler (Adelphi, 2019), osservando che i comportamenti dal Medioevo cristiano bollati come “stregoneria” in realtà affondano le loro radici nei selvaggi rituali orfici delle baccanti greche (da cui l’omonima tragedia di Euripide) o degli Isawiyya marocchini: “nel 1929 riuscii a dimostrare l’identità fra questo rito berbero e le orge bacchiche delle menadi o ‘donne furiose’, ricoperte di pelli di lince, di leopardo e di volpe (…); esse facevano a pezzi e divoravano crudi cerbiatti, capretti, agnelli, serpenti, pesci e perfino fanciulli”. “Come aveva realmente luogo l’orgia estatica degli accoppiamenti fra le ‘donne furiose’ e i maschi (…) ‘bevitori di vino’ (…) chiamati anche satiri, vale a dire uomini itifallici (…)” (pg 36). E “Solo dopo essersi saziati con il sangue e la carne delle loro vittime animali i cacciatori potevano accoppiarsi al termine di danze erotiche selvaggiamente eccitanti” (ibidem, nota 112, Baccanali, pg 152-3).

Pertanto, se la stregoneria antropologicamente non è che la persistenza di ataviche memorie di questi rituali della fertilità pagani ancestrali, e accettiamo che il rave scatenato a base di musica tribal-elettronica e sostanze psicotrope al posto del vino ne sia la rivisitazione moderna, ecco saldato il legame fra due situazioni narrative apparentemente distanti fra loro.

Piergiorgio Pulixi. L’isola delle anime | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine un’intervista a Piergiorgio Pulixi che narra della sua Sardegna arcaica nel romanzo L’isola delle anime. Meravigliosa immersione…

Si tratta di delitti rituali commessi nel giorno dei morti nei pressi di pozzi sacri, che rimandano al culto della Dea Madre. Nel mio romanzo il corpo delle vittime è posto in un pozzo sacro e hanno tutte sulla faccia una maschera di legno a forma di protome taurina, anche questa con un significato simbolico di controversa interpretazione. Ho fatto uno studio approfondito sulla simbologia dei luoghi e dei riti. Recenti scoperte archeologiche hanno portato alla luce grotte nuragiche con incisioni rupestri che raffigurano simboli sacri come, appunto, le protomi taurine e le pintaderas, una sorta di spirale simbolo dell’eterno ritorno.

Nella civiltà prenuragica venivano compiuti sacrifici di animali e forse anche umani per propiziarsi la divinità affinché allontanasse gli spiriti maligni e favorisse i raccolti. Poi ci sono le “domus de janas”, tombe ipogee considerate come luoghi di passaggio fra il mondo dei vivi e quello dei morti. Ancor oggi in certe zone interne la notte del 2 novembre nelle case vengono imbandite le tavole perché i morti potrebbero tornare nel mondo dei vivi e bisogna propiziarseli.

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