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Archivio per Application Programming Interface

Lauren, the best possible AI assistant | Neural


[Letto su Neural]

Delegare alle macchine è una pratica crescente nei sistemi sociali occidentali. In tal senso le nuove app e i sistemi autonomi, agendo sul nostro comportamento, sono progressivamente pensati per controllare o gestire gli aspetti non così banali della nostra vita, inclusi I totemici Alexa, Siri, home e Cortana. Questi dispositivi definiscono una zona grigia, una frontiera dell’invasione della privacy che noi stessi concediamo ma senza conoscere veramente i limiti, piuttosto desiderosi di sperimentare I servizi propagandati. Lauren McCarthy mette alla prova i limiti umani nelle sue opere, generalmente con una buona dose di ironia. In “Lauren” agisce come i più sofisticati assistenti dotati di intelligenza artificiale installando una camera e controllando i dispositivi in casa di una persona. Invertendo l’equilibrio tra l’uomo e la macchina, per tre giorni si offre volontaria di tutto, oscurando le luci nel momento giusto per parlare e recitare. È la prova vivente del nostro assurdo che verrà delegato il più possibile. Quanto lontano si potrà spingere? Alla fine potremmo chiedere a Lauren…

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La crasi


Respiro mostrando arabeschi matematici di precisione, e poi una losanga di caratteri olografici che identificavano la base di 256 attitudini interiori.

Facelook | Fantascienza.com


Sul numero 196 di Delos un racconto di Graziano Delorda, Facelook. Interessante per le commistioni di suggestioni suggerite, interessanti e dotate di respiro, pur se incatenate in un breve lavoro che  rimandano inconsapevolmente ad alcune mie idee e creazioni recenti.

Uscendo dalla stanza incontrarono Lady D e Marilyn Monroe, entrambe con i grembiuli grigi, i guanti in lattice e le cuffiette azzurre, stavano riordinando le camere di quell’ala dell’albergo, approfittando della festa in terrazzo. Era, però, una Marilyn troppo robusta, i polpacci e le caviglie grasse finivano come tuberi nelle scarpe ortopediche scolorite, spingeva il carrellino dei detersivi con aria scocciata, tergendosi la fronte con un polso. Lady D, invece, aveva un fisico conforme a quello della principessa, ma quando tentò di sorridere alla bizzarra coppia uscita dalla 1208 le si scompose il volto, facendo riaffiorare per pochi istanti l’originale di una donna di colore in là con gli anni.
Le porte dell’ascensore si aprirono, Carl e Maria entrarono.

Mosse difficili


Poche mosse ancora per decidere le riservatezze ristrette dell’angoscia, per poterle poi redigere in formato olografico direttamente nella tua psiche incarnata.

Fine tuning


Sembra di assistere a un fine tuning del tuo cranio esasperato, eppure dovrebbe essere soltanto l’esasperazione del controllo sociale.

WiFi Tapestry, waves affecting objects’ nature | Neural


[Letto su Neural]

La visualizzazione di reti wi-fi è diventata un tema molto popolare per gli artisti di media art. Dalle ferite indotte di “Constraint City” di Gordan Savicic, alla luce generata in “Immaterials” di Timo Arnall, l’obiettivo è quello di rendere visibile qualcosa che come ogni altra onda elettromagnetica è invisibile. In particolare, l’onnipresenza di queste reti incoraggia la loro visibilità visto che i nostri corpi vengono attraversati da tali onde, che noi consideriamo essenziali per restare connessi. “WiFi Tapestry” di Richard Vijgen crea una visualizzazione diretta, attraverso sofisticati mezzi analogici. Utilizza un arazzo fatto di filati termocromici. I tredici canali dello spettro wifi vengono scansionati e quando viene rilevato un trasferimento, questo va ad influenzare i fili, facendoli cambiare colore da blu scuro a blu e viceversa, con pattern che prendono forma e si dissolvono. Questa visualizzazione influisce su un oggetto fisico ben noto, cambiando la sua natura nella stessa innaturale maniera in cui le onde agiscono sulle nostre vite.

Sophie-Carolin Wagner – Poietry: Challenging Solitude and the Improbability of Communication | Neural


[Letto su Neural]

Con le nostre identità diffuse, distribuite e rispecchiate attraverso i dispositivi digitali, rinforzate dalla propria bolla personalizzata, e minacciate da un flusso infinito di informazioni, continuiamo a dire a noi stessi che siamo pienamente consapevoli di noi e degli altri, e forse anche di più grazie a queste nuove tecnologie. Sophie-Carolin Wagner mette in discussione questa posizione nel libro grazie alla sua ricerca documentata, integrandolo con un’opera d’arte, e chiamandoli entrambi Poietry, un neologismo che unisce i due concetti di “poiesis” e “poietic”. Tenendo conto della teoria dei sistemi, il sistema psichico, la percezione della musica, di come la coscienza si applica alla comunicazione e considerando l’arte come medium lei affronta “l’improbabilità di connessione attraverso la comunicazione”. Il libro esplora in maniera sorprendente tutti i presupposti da sperimentare, incluso quelli relativi alla teoria e al neurologico. Include il codice di una patch Pure Data, parte dell’opera omonima. Questa mette in relazione due performer che interpretano le onde cerebrali di uno di loro in una sintesi delle cinque e mozioni base, poi vengono tradotte in un suono di un piano classico, stabilendo un non facile circolo vizioso. In questo modo l’individuo attraverso le sue manifestazioni interiori è esposto a questa esplorazione della solitudine, con mezzi tecnici e scientifici. Inserito in un contatto intimo fisicamente diretto e emanato dal cervello può sperimentare per sbaglio il vuoto della comunicazione. Wagner usa un paradosso rappresentato, con una convincente documentazione e teoria alle spalle, sfidando radicalmente il nostro mito di una comunicazione universale dei media.

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"C’è una sola cosa che si scrive solo per se stesso, ed è la lista della spesa. Serve a ricordarti che cosa devi comperare, e quando hai comperato puoi distruggerla perché non serve a nessun altro. Ogni altra cosa che scrivi, la scrivi per dire qualcosa a qualcuno." Umberto Eco

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